Vado a Lourdes non per guarire: perché Lourdes attira le persone malate

Molte persone arrivano a Lourdes senza chiedere una guarigione fisica, ma per trovare pace, forza, speranza, conforto e un modo nuovo di guardare alla propria malattia. A Lourdes, infatti, la sofferenza non viene nascosta né emarginata: gli ammalati sono messi al centro, accolti dai volontari e accompagnati in un’esperienza di preghiera, condivisione e ascolto.

Andare a Lourdes non significa avere la certezza di guarire, né trasformare la fede in uno scambio con Dio. Per alcuni la guarigione può essere fisica; per altri è spirituale, morale o interiore. Molti partono per incontrare la Vergine Maria, respirare spiritualmente, uscire dalla solitudine e ricevere il coraggio necessario per continuare il cammino quotidiano.

Perché una persona malata sceglie di andare a Lourdes

Trovare una risposta comune sarebbe pressoché impossibile, perché ciascuno si sente chiamato per motivi diversi. Però, potremmo dire che l’esperienza a Lourdes ruota attorno a tre dimensioni principali, che ti segnano nel profondo e ti fanno tornare a casa con la sensazione di essere cambiato.

La prima dimensione è sicuramente la cura verso gli ammalati. Da questo punto di vista, Lourdes appare quasi come un mondo al contrario: tutte le persone che normalmente nella società sono più emarginate, o addirittura abbandonate a loro stesse, in questo luogo sacro vengono messe al centro e i volontari di ogni nazionalità accorrono ad aiutarle, a farle sentire meno sole.

Questa attenzione nei confronti dell’altro dà speranza in un mondo come il nostro che sembra dominato dall’egoismo e dall’individualismo. Sempre quest’ottica di servizio ci insegna a guardare l’altro con occhi d’amore, ad andare oltre le apparenze e a scoprire che ciascuno di noi è un dono di Dio, anche se esso talvolta può celarsi dentro un corpo infermo o affaticato.

La seconda dimensione è quella ecclesiale, che ci fa sentire parte di una Chiesa universale, in grado di superare qualsiasi confine linguistico e culturale. Il pregare insieme, come durante la messa internazionale, ci ha fatto riflettere sull’importanza della pace che viene chiesta a gran voce per i Paesi attualmente in guerra e che può essere veramente raggiunta partendo dal sentirci una comunità, unita nella fratellanza e fondata sull’amore sincero verso il prossimo.

L’ultima dimensione è l’esperienza più personale, il dialogo raccolto e silenzioso con noi stessi e con Dio, che Lourdes è in grado di suscitare. È quest’ultimo livello che, con l’aiuto dei primi due, ci ha permesso di sostare, scavarci dentro e cambiare prospettiva di fronte alle prove che la vita ci pone.

Non è sempre facile lasciarsi provocare dalle domande, e non è facile nemmeno darsi il tempo per cercare delle risposte, però questa esperienza è stata come una boccata d’aria fresca che ci ha permesso di respirare profondamente e di trovare uno spazio per noi e il nostro cammino di fede.

pellegrini malati davanti alla Grotta di Lourdes

Lourdes, quando sei malato, per credere nell’impossibile

Dalla terrazza dell’Accueil Notre-Dame, dove è alloggiata nel Santuario, Sasha, una ragazza americana di 26 anni malata terminale per un cancro al cervello, osservava impotente l’innalzarsi del livello del Gave di Pau durante l’alluvione che avrebbe devastato Lourdes e la sua regione.

Il 18 giugno 2013 la Grotta si trovò sommersa da due metri d’acqua. Trascorsero due giorni di forte attesa per Sasha, che teneva gli occhi fissi sulla Grotta: sarebbe riuscita a raggiungerla e baciare la roccia prima della fine del suo soggiorno?

Questo era il suo unico desiderio, il suo ultimo desiderio prima di morire: per questo aveva attraversato l’Atlantico e raccolto quel poco di forza ancora rimaste. Il declino era iniziato.

Beneficiando di un’autorizzazione speciale, la sera prima della partenza, Sasha venne portata in sedia a rotelle alla Grotta. Baciò la roccia della Grotta e meditò in silenzio. Furono solo pochi minuti, ma quanto furono intensi!

Sasha lasciò Lourdes con la certezza di aver realizzato il suo ultimo desiderio. “Sono una scienziata, diceva, ho sempre creduto nella medicina più che nei miracoli. Ma, nel mio caso, la medicina non può fare altro, quindi…”

Lourdes, quando sei malato, per trovare la pace

“Sono stata vicina alla morte per tre volte, testimonia Sylvie Huchet, francese di 44 anni, originaria della Vandea, e ospite regolare dell’Accueil Notre Dame. Una volta venni a Lourdes “macinata come un chicco di grano”. Ero in supporto vitale, sdraiata su una barella con una pompa di morfina.

Quando arrivai alla Grotta chiesi una cosa sola: “Madre Maria, portami in Paradiso!” “Nel profondo di me, però, volevo ancora vivere, ma non avevo più la forza di sopportare il dolore. Volevo trovare la pace… eterna.

Nel 1992, a seguito di un incidente stradale, Sylvie aveva contratto una malattia nosocomiale, la “malattia ospedaliera”. “Sono una portatrice di stafilococco, ci spiega. Ho subito 44 interventi chirurgici. Oggi sono riuscita a dimenticare la malattia… ma non il dolore!”

Continua: “Ho bisogno di venire a Lourdes, ho fede. Ogni volta che vado alle piscine, piango. Un giorno qui ho ricevuto una vera guarigione: avevo un nodo nel cuore ed è stato trafitto.

Dovevo perdonare e finalmente ho potuto farlo: ho ricevuto una grazia di pace.”

Lourdes, quando sei malato, per respirare spiritualmente

Situato vicino alla porta San Giuseppe del Santuario, l’Accueil Marie Saint-Frai, gestito dalle suore, è un altro luogo di accoglienza per i pellegrini malati. È qui che alloggia Claire Abou Karam, una donna libanese di 30 anni.

“Colpita da una malattia neuromuscolare, sono potuta venire da Beirut a Lourdes, in aereo, con l’Ordine di Malta, confida. Non sto cercando la guarigione. Sono qui per fare un passo indietro rispetto alla mia vita, meditare la Parola di Dio e incontrare la Vergine Maria nel suo Santuario.”

La sua felicità nella vita viene dalla sua fede e dalla sua famiglia: madre, sorella e fratelli, senza dimenticare il padre, Edouard, che ora è in Cielo e al quale si sente molto vicina, a Lourdes, nella comunione dei santi.

Aggiunge con un sorriso: “L’amore non muore mai.”

Lourdes, quando sei malato, per uscire dalla solitudine

Anche i malati mettono le valigie negli hotel. È il caso, ad esempio, di Dominique Gardeil, 65 anni. Questo francese, originario di Grenoble, soggiorna quest’anno all’hotel Arcades.

È venuto a Lourdes partecipando al pellegrinaggio del Parkinson. “Un giorno volevo firmare un assegno e non potevo farlo”, spiega. Questo è stato il primo sintomo della malattia.

Due mesi dopo è stata fatta la diagnosi neurologica: Parkinson. Ho potuto beneficiare di un’operazione di stimolazione cerebrale profonda, quattro anni fa. Ha rallentato il processo distruttivo della malattia”.

Dominique è felice di essere ancora “vivo e indipendente”. Divenuto presidente dell’associazione che organizza il pellegrinaggio, vede Lourdes come un’opportunità per vivere un momento molto speciale con gli amici.

Spiega: “Il pellegrinaggio mi dà coraggio e forza per affrontare la quotidianità. Ora, grazie all’esperienza di Lourdes, so di non essere più solo.”

pellegrinaggio Parkinson a Lourdes

La storia di Maria: partire senza credere nei miracoli

Maria Stefani, 45 anni, era una vivace insegnante di scuola elementare a Milano. Amava il suo lavoro, faceva jogging nei parchi cittadini e trascorreva i fine settimana facendo escursioni sulle Alpi.

"La mia vita era piena di energia e progetti," ricorda Maria con un sorriso nostalgico.

La diagnosi devastante

Nel freddo gennaio del 2017, Maria iniziò a notare una debolezza nelle gambe. Dopo mesi di esami, arrivò la diagnosi che le cambiò la vita: una rara malattia neurodegenerativa.

"Il neurologo mi guardò negli occhi e disse: 'Mi dispiace, signora Stefani, ma entro due anni potrebbe perdere l'uso delle gambe", racconta Maria. "In quel momento, ho sentito il pavimento sparire sotto i miei piedi."

I successivi cinque anni furono una battaglia quotidiana. Maria passò dal bastone alla sedia a rotelle. Il dolore cronico divenne il suo compagno costante.

Nonostante il sostegno della famiglia e degli amici, la depressione si insinuò nella sua vita. "Avevo perso non solo la mobilità, ma anche la speranza," confessa.

La decisione di andare a Lourdes

Fu Anna, una collega e amica di lunga data, a suggerire il pellegrinaggio a Lourdes. "All'inizio, rifiutai," ammette Maria. "Non credevo nei miracoli e temevo di rimanere delusa."

Ma dopo una notte insonne, Maria cambiò idea. "Non avevo nulla da perdere, se non la mia incredulità," dice ora con un sorriso.

Il viaggio fu impegnativo, ma l'arrivo a Lourdes fu sorprendente" L'atmosfera era. diversa. Pacifica, nonostante la folla," descrive Maria.

I primi due giorni li trascorse osservando, partecipando alle funzioni, sentendosi parte di qualcosa di più grande.

Maria alle piscine

Maria si recò alle piscine con scetticismo Il 12 maggio 2022 iniziò come gli altri. Maria si recò alle piscine con scetticismo.

"L'acqua era gelida, quasi dolorosa," ricorda. "Ma poi, qualcosa è cambiato. Ho sentito un calore, come una corrente elettrica che attraversava il mio corpo."

Quella sera, nel silenzio della sua stanza d'albergo, Maria si accorse di poter muovere le dita dei piedi senza dolore. "Ho pianto tutta la notte," confessa.

Nei giorni seguenti, il miglioramento continuò. Prima riuscì a stare in piedi, poi a fare qualche passo.

Al rientro a Milano, il suo neurologo, il Dottor Brandini, rimase sbalordito. "In 30 anni di carriera, non ho mai visto nulla di simile," afferma.

Seguirono mesi di test e verifiche. "Cercavamo una spiegazione scientifica," spiega il Dr. Rossi, "ma la rapidità e l'entità del miglioramento sfidavano ogni nostra conoscenza medica."

Il caso di Maria è stato presentato al Bureau Médical di Lourdes. Il processo di verifica è lungo e rigoroso.

"Non sappiamo se verrà mai riconosciuto come miracolo ufficiale," spiega il Dott. Alessandro Conte, membro del Bureau. "Ma casi come questo ci ricordano quanto ancora abbiamo da imparare sul corpo umano e sulla mente."

"So solo che a Lourdes ho ritrovato non solo la salute, ma anche la speranza. E forse, questo è il vero miracolo."

La trasformazione interiore

Il viaggio spirituale di Maria non si è concluso con la sua guarigione fisica. 'Prima di Lourdes, la mia fede era tiepida, quasi assente,' confessa Maria. 'Ora, vivo ogni giorno con un senso di gratitudine e meraviglia.'

Maria racconta di aver sviluppato una pratica quotidiana di preghiera e meditazione. 'Non si tratta solo di ringraziare per la mia guarigione,' spiega, 'ma di connettermi con qualcosa di più grande di me.'

Il parroco di Maria, Don Giuseppe, nota un cambiamento profondo: 'Maria è diventata un pilastro della nostra comunità. La sua esperienza ha toccato molte persone, anche quelle che erano scettiche sulla fede.'

Tuttavia, Maria ammette di lottare ancora con domande esistenziali. 'A volte mi chiedo: perché io? Perché sono stata guarita mentre altri soffrono ancora?'

Queste riflessioni l'hanno portata a impegnarsi nel volontariato, assistendo altri malati. 'La mia guarigione fisica è stata un miracolo,' dice Maria, 'ma la vera trasformazione è stata interiore. Ho scoperto una forza e una pace che non sapevo di avere.'"

Le guarigioni fisiche e le guarigioni del cuore

L'esperienza di Maria, per quanto straordinaria, non è unica a Lourdes. Il santuario ha documentato 70 guarigioni miracolose ufficialmente riconosciute dalla Chiesa, e migliaia di altre non ufficiali ma significative.

Jean-Pierre Bély, un francese paralizzato dalla sclerosi multipla, sperimentò una guarigione improvvisa nel 1987, riconosciuta come il 67° miracolo ufficiale di Lourdes nel 1999.

'Come Maria, non cercavo un miracolo,' ha dichiarato Bély. 'Ma la mia vita è cambiata completamente.'

Nel 2008, Serge François, un uomo con una gamba paralizzata da 39 anni, riacquistò improvvisamente la mobilità dopo un bagno nelle acque di Lourdes.

Il suo caso, il 68° miracolo ufficiale, presenta similitudini sorprendenti con quello di Maria.

Non tutte le storie riguardano solo guarigioni fisiche. Anna, una donna inglese, racconta: 'Non ho sperimentato una guarigione del corpo, ma a Lourdes ho trovato una pace interiore che ha cambiato la mia vita.'

Il Dott. Alessandro Conte del Bureau Médical di Lourdes sottolinea: 'Ogni caso è unico, ma vediamo pattern ricorrenti: un'apertura spirituale, un'esperienza di pace profonda, e spesso un impegno rinnovato verso gli altri.'

La guarigione non è una promessa automatica

Anche tu credi nelle apparizioni e nei miracoli? Sì, ma non baso la mia fede solo su questo. Il rischio altrimenti è di mercanteggiare con il Signore

La bisnonna è molto malata. Ieri mio padre ha detto che dovremmo portarla a Lourdes. È vero che lì guarirà? che Cosa ha di speciale questo posto?

Lourdes è una città della Francia. Si trova sui Pirenei, la catena montuosa al confine con la Spagna.

Fra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858 si sono verificate delle apparizioni della Madonna. Diciotto in tutto.

C’era una ragazza che si chiamava Bernadette Soubirous e che all’epoca aveva 14 anni. Un giorno era con le sue amiche a Massabielle, poco fuori Lourdes e vicino a un corso d’acqua.

Le amiche volevano guadare il torrente, ma lei che aveva la tosse e una salute cagionevole non le seguì e rimase seduta ad aspettare.

Accanto c’era una grotta e lì improvvisamente apparve una bella signora che le parlò e le chiese di pregare.

Per Bernadette fu una dolcissima esperienza, che le lasciò una grande nostalgia di rivedere quella bella signora.

E tutte le volte che questa donna misteriosa le chiedeva di andarla a trovare, Bernadette faceva di tutto per rispettare l’impegno.

Piano piano si sparse la voce, ben presto la gente si convinse che la bella signora altri non era che la Madonna. Perciò a ogni nuovo appuntamento la folla aumentava.

La cosa ingigantiva. La fede di quelle persone veniva rinvigorita.

Un giorno la Madonna chiese a Bernadette di scavare in un certo punto del terreno e nel giro di qualche ora scaturì una piccola sorgente, attiva ancora oggi.

Si dice che quell’acqua sia miracolosa, perché in molti casi ha guarito le persone affette da mali diversi.

Ecco, quindi, spiegato il perché della battuta di tuo padre. Anch’io sono stata a Lourdes ed è stata per me un’esperienza molto dolce.

Ho visto tanta gente che si recava lì con la fiducia di trovare la guarigione. Immagino che ognuno sia tornato a casa esaudito, anche se a volte le guarigioni più grandi sono quelle che non comportano segni fisici palesi, perché hanno a che fare con l’anima.

Quindi tu credi nelle apparizioni della Madonna, nei miracoli e tutte queste cose qua? Sì, ci credo.

Però non baso la mia fede solo su questo. Penso che ci sia un pericolo legato alla devozione di questi luoghi ed è il fatto di accettare di credere in Dio solo dopo aver riscontrato un miracolo concreto, di quelli cioè che hanno un’evidenza fisica.

Come se mercanteggiassimo con il Signore e gli dicessimo: io credo in te se mi dai delle prove.

La fede invece si basa sulla fiducia, sulla convinzione di essere voluti e amati da Dio, non su un rapporto del tipo: io ti do se tu mi dai.

Ma credo anche che il Signore usi tanti modi per conquistare il cuore degli uomini. Si dice che le vie del Signore sono infinite ed è vero: se serve un miracolo per “catturare” la fiducia di qualcuno, Dio non lesina sulla grazia.

La Grotta, la fonte e le pratiche del pellegrinaggio

A Lourdes, i pellegrini possono bere o immergersi nelle acque della fonte, partecipare alla processione serale con le fiaccole, confessarsi, e assistere alla Santa Messa presso la Basilica di Nostra Signora del Rosario o nella vasta Basilica sotterranea di San Pio X.

La Grotta di Massabielle è il luogo in cui la “bella Signora” era apparsa diciotto volte a una giovane analfabeta di nome Bernadette per confermare che Lei era “l’Immacolata Concezione”.

Durante queste apparizioni, le fu rivelata la fonte di acqua che ora è al centro del culto a Lourdes.

La Vergine chiese preghiera e penitenza per la conversione dei peccatori, e istruì Bernadette a scavare nel terreno, da cui sgorgò la fonte miracolosa.

Grotta di Massabielle e fonte di Lourdes

Quando l’ammalato diventa testimone e volontario

Molte sono le persone che partecipano al pellegrinaggio per chiedere la guarigione fisica che tanti ricevono. Ma, davanti alla grotta, ricevi l’abbraccio di Maria, che dona la forza, il coraggio e la speranza di andare avanti nonostante gravi malattie e problemi.

Davanti alla grotta senti il calore dell’amore di Dio che porta alla guarigione del cuore, alla conversione.

Si arriva a Lourdes pensando che sia una meta da raggiungere, ma spesso diventa un punto di partenza verso un cambiamento che avviene dentro di noi.

La mia prima volta a Lourdes fu circa 18 anni fa; partii pensando di andare a donare qualcosa agli altri. Preciso che per me era importante andare a fare volontariato, perché, attraverso la malattia di mia suocera e l’amicizia con persone diversamente abili, avevo scoperto l’importanza e la bellezza della solidarietà e della condivisione.

Per me andare a fare volontariato in ospedale o a Lourdes era la stessa cosa; l’importante era stare con gli ammalati.

Mia suocera mi parlava spesso di Lourdes dove si era recata anni prima; quando ne parlava scuoteva la testa e con voce rotta dall’emozione mi diceva: «Non te lo posso spiegare cosa è Lourdes…»

Da parte mia non capivo, pensavo che la Madonna si potesse pregare in qualsiasi luogo.

Dopo qualche anno dalla sua morte, per caso ascoltai la testimonianza di una mia compaesana che si era recata a Lourdes per accompagnare gli ammalati e capii che era l’occasione giusta per poter partire.

Capii in seguito il progetto di Dio. A Lourdes ho sentito forte la vicinanza e l’amore della Madonna come non mai; ho assaporato cosa sarà il paradiso; sono cambiate le priorità e il modo di vedere la vita; ho capito che Dio mi amava e che voleva altro da me.

Lourdes è un cammino di fede che si compie ogni giorno, è condivisione vera. Lourdes è contraddittoria perché si incontra la sofferenza, ma nello stesso tempo la gioia vera.

A Lourdes realizzi che nulla è scontato; anche un semplice gesto è un dono.

A Lourdes non si distingue più chi è l’ammalato e chi è il volontario, perché scopriamo che siamo tutti ammalati nel corpo o nell’anima e tutti abbiamo bisogno di amore; molto spesso è l’ammalato ad aiutarti.

Nascono amicizie sincere che durano negli anni, perché condividere certi momenti forti ti lascia un segno scolpito nel cuore che nessuno può togliere.

In quei momenti capisci che tutti facciamo parte di un disegno più grande di noi.

La conversione di Giovan Battista Tomassi

Ne è esempio il nostro fondatore Giovan Battista Tomassi che, affetto da una grave malattia degenerativa che l’aveva portato a stare in carrozzina, nel 1903 decide, sentendo parlare di miracoli e guarigioni, di partecipare a un pellegrinaggio a Lourdes con l’intento di spararsi davanti la grotta, qualora la Madonna non l’avesse guarito.

Arrivato a Lourdes fu colpito dall’amore vicendevole tra ammalati e volontari e il suo cuore cambiò e così consegnò la pistola che aveva con sé al sacerdote che l’aveva invitato a partire.

E rivolgendosi alla Madonna disse: «Ha vinto lei».

Tornato in Italia ha fondato la nostra associazione “Unitalsi”, composta da soci volontari, ammalati e pellegrini.

Tutti insieme formiamo una grande famiglia.

In questi anni di servizio nell’Unitalsi tante sono state le persone che ho visto partire con il volto preoccupato e lo sguardo basso di chi si porta dentro i propri affanni, volti che vedi cambiati al ritorno, con sguardi pieni di luce serenità e speranza che solo la Mamma Celeste può dare.

La guarigione di Mamie: non era partita per chiedere nulla

Erano trascorsi alcuni anni dalla sua conversione e Mamie voleva andare a Lourdes. È vero che era ammalata da ventisette anni, con quel problema lombare che la limitava tanto e le causava tanto dolore; lei non voleva andare a Lourdes per chiedere la sua guarigione, ma per visitare Nostra Madre.

Per questo non si unì ad alcun pellegrinaggio per ammalati - quello che si è soliti chiamare “il treno della speranza” - che sicuramente sarebbe stata la cosa più prudente visto lo stato della sua schiena e l’evoluzione della sua malattia.

François, suo marito, accettò e comprò i biglietti del treno per andare come pellegrini normali. Josefine, la giovane amica di Mamie, si unì al pellegrinaggio.

Dovettero attraversare tutta la Francia da Nord a Sud fino ad arrivare alla loro destinazione.

Una volta arrivati a Lourdes, alloggiarono nell’Hotel La Basilique, molto vicino al Santuario.

Le persone alla reception la videro arrivare appoggiata a suo marito e all’amica e percorrere - quasi trascinata - gli ultimi passi che la portarono fino alla sua stanza.

Lì poté, finalmente, riposare. Appena si riprese, camminarono assieme fino alla Grotta che gli abitanti di Lourdes chiamano “Massabielle”.

Poi si unirono alla lunga coda di coloro che aspettavano di immergersi in quella fonte benedetta dal Cielo che ad alcuni concede la salute dell’anima e ad altri - in base a quanto dispone la Provvidenza - anche quella del corpo.

Quando arrivò il suo turno, le volontarie dell’Ospitalità di Lourdes la accolsero e la aiutarono.

Quanto tutto finì, Mamie ricordava solo delle scene sparse. Era entrata nell’acqua pregando un’Ave Maria e, prima di uscire, aveva baciato un’immagine della Madonna posta sul fondo della piscina.

Il ricordo successivo era l’uscita dalle piscine ormai vestita, camminando senza aiuto.

Non sapeva che cosa le era successo nel frattempo, neppure era consapevole di star camminando senza aiuto.

Reagì quando vide i volti stupefatti di François e Josefine che le domandavano: “Ma che cosa è successo alle tue gambe?”.

“Alle mie gambe?”. Se le toccò con un gesto quasi istintivo e iniziò a capire ciò che era successo.

Attorno a lei, la gente iniziò a circondarla gridando: “Miracolo, miracolo. Questa signora è guarita”.

A Mamie non piaceva essere al centro dell’attenzione in nulla, e la situazione la faceva sentire estremamente scomoda.

Si allontanò in fretta con l’intenzione di rifugiarsi nella stanza del suo hotel. Anche lì la ricevettero con facce stupefatte.

Era il 7 luglio 1962. Era guarita.

Una guarigione ricevuta senza essere richiesta

Il 7 luglio 1962 Mamie si immerse nelle piscine di Lourdes con la sua colonna vertebrale seriamente danneggiata e un elevato grado di paralisi alle gambe.

Quando uscì, era guarita. Dopo ventisette anni di malattia, ritornò - sulle sue gambe e senza che nessuno l’aiutasse - alla sua stanza dell’Hotel La Basilique, situato nei dintorni del Santuario.

Nella sua mente risuonavano ancora le espressioni di gioia dei pellegrini che la circondavano nel rendersi conto dell’accaduto: «Miracolo, miracolo! Questa signora è stata guarita!».

Vergognosa per la commozione generale che aveva provocato involontariamente, si era aperta un varco tra la gente che cercava di trattenerla per congratularsi con lei, senza dare spiegazioni di quanto era successo.

Una volta sola, cominciò a riflettere. Mamie non si era recata a Lourdes per chiedere la sua guarigione.

Era abituata alla sofferenza e accettava i suoi limiti con la semplicità che la caratterizzava: «Accetto le cose come vengono», era solita ripetere.

Era andata in pellegrinaggio fino alla Grotta di Massabielle per offrire un atto d’amore alla Madonna, un atto d’amore puro, in cambio del quale non aveva chiesto nulla.

E, nonostante ciò, c’era un fatto: era guarita.

Suor Remedios Rodríguez, ricordando le conversazioni avute con Mamie al riguardo, spiega: «Lei capiva che quel miracolo era avvenuto per la gente, non per lei».

In quel momento, Mamie non trovava altra spiegazione: la sua guarigione era un segno per gli altri.

E, certamente, ottenne che molte persone sperimentassero la potenza di Dio.

Dalla guarigione al servizio degli ammalati

Vicini e amici conoscevano la malattia di Mamie. E, all’improvviso, se la trovarono che puliva i vetri e faceva tante cose che fino a prima di quel viaggio non poteva fare.

Tutti si domandavano sorpresi: «Ma quella signora non era paralitica? Che cosa è successo?».

Anche i clienti di suo marito erano ugualmente scioccati.

Mamie lavorava come segretaria nella fabbrica di viti e bulloni di François.

I clienti sapevano che dovevano ritirare le fatture e tutta la documentazione dei loro ordini non nella fabbrica, ma nella casa dei Treuttens.

Lì, diverse volte, c’era Mamie a servirli, da un letto trasformato in ufficio grazie a un tavolino dotato di ruote su cui poteva lavorare.

Finché un giorno se la trovarono in piedi, ad aprire loro la porta, muovendosi senza problemi e in perfetta salute.

Il miracolo le permise di dare testimonianza dell’amore di nostra Madre verso i Suoi figli.

Ma, contemplando la sua vita in prospettiva, non posso smettere di pensare che ci sia stato qualcosa in più.

Non mi sembra insensato credere che Mamie recuperò la sua mobilità e autonomia in funzione di una missione a cui il Signore la stava preparando e che, in quel momento, non poteva nemmeno immaginare: la maternità spirituale di tanti sacerdoti, che nostra Madre le avrebbe affidato non molto tempo dopo, e la nascita del Focolare della Madre.

La scuola della sofferenza aveva preparato il suo cuore a comprendere il cuore delle tante persone sofferenti che avrebbe incontrato per il resto della sua vita.

Ora riprendeva a camminare, non per un suo beneficio, ma per potersi mettere nelle mani di nostra Madre e diventare un Suo strumento.

Dopo la sua guarigione nelle piscine di Lourdes, il 7 luglio 1962, Mamie ritornò a casa sua a Bruxelles.

Aveva 54 anni, ma inaugurava una nuova vita. Aveva trascorso esattamente la metà della sua vita - a partire dai 27 anni - limitata per la paralisi.

Ma adesso era guarita.

Ormai in casa, mentre recuperava la normalità e le emozioni si calmavano, un’idea maturò nel suo intimo: tornare a Lourdes per ringraziare.

Ma non le sembrava sufficiente tornare come pellegrina. Guarita dalla sua malattia, ella tornò per servire gli ammalati perché, come si dice in Spagna, «le opere sono amore e non buone ragioni».

L’ospitalità come risposta alla grazia

Sicuramente a Lourdes gli ammalati occupano un posto molto speciale. Fin dal primo momento era come se nostra Madre li chiamasse presso la Sua Grotta.

Incoraggiati dalle prime guarigioni, presto iniziarono a organizzare da tutte le parti della Francia, dell’Europa e del mondo i cosiddetti «Treni della speranza», con i quali migliaia di ammalati arrivavano a Lourdes chiedendo un miracolo.

Alcuni sono stati sicuramente guariti. E a tutti nostra Madre ha offerto la salute dell’anima, la consolazione e la possibilità di trovare in Cristo Crocifisso il senso delle loro sofferenze.

Attorno a queste comitive di sofferenti nacque la Ospitalità di Nostra Signora di Lourdes.

Nel corso della ormai benemerita storia di questa associazione di volontari, migliaia di ospitalieri e di ospitaliere hanno facilitato il pellegrinaggio degli ammalati a Lourdes grazie al loro spirito di carità e servizio.

Contemplando il loro esempio, Mamie fece una promessa. Si sarebbe recata ogni anno a Lourdes come ospitaliera, per servire per un mese gli ammalati, pagandosi lei stessa tutte le spese.

Questo sarebbe stato il suo generoso e concreto modo di ringraziare nostra Madre per la grazia che le aveva concesso.

In questi viaggi era solita accompagnarla la sua cara amica, e testimone della sua guarigione, Josefine Rossi.

Una volta arrivata a Lourdes, Mamie indossava l’uniforme delle ospitaliere - grembiule e velo bianco, che conserviamo ancora adesso - e si metteva a disposizione della Casa di Accoglienza dove alloggiava la maggior parte degli ammalati.

Iniziò a lavorare in cucina, ma quel compito non le riusciva bene. La passarono allora alla sala da pranzo, per servire il cibo agli ammalati, ma non seppe svolgere bene neppure quel compito.

Ma le buone suore che si prendevano cura della casa ben presto compresero qual era il posto di Mamie.

Con il suo carattere gentile e accogliente e con le sue conoscenze di tedesco, inglese e italiano, le affidarono il compito di ricevere la gente e di accertarsi che gli ammalati fossero ben sistemati nella Casa di Accoglienza.

In quel servizio Mamie poté dare il meglio di sé: il suo grande cuore con tutta la sua capacità di amare e di consolare.

Andava dall’uno all’altro, con il suo sorriso e il suo buon umore, con la parola adatta ad ogni momento.

Gli ammalati la trovavano sempre disponibile ad ascoltare, con quella sua capacità così speciale di comprendere il dolore in tutte le sue manifestazioni.

P. Rafael Alonso ricorda: «Io conobbi delle suore, Suor Bernardette e Suor Bernarda, sue grandi amiche, che ricordavano con estremo piacere i tempi trascorsi assieme mentre si prendevano cura degli ammalati, in un lavoro di volontariato silenzioso ma efficiente».

La sua fedeltà, anno dopo anno, fu premiata dalla Ospitalità di Nostra Signora di Lourdes con la medaglia al merito per il suo servizio agli ammalati.

La testimonianza di chi accompagna gli ammalati

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Liistro Buon giorno, mi chiamo Gaetano Liistro, ho 41 anni, abito a Floridia, in Provincia di Siracusa, faccio parte della mia Parrocchia MARIA S.S. DEL CARMELO e svolgo il servizio come ministro straordinario della santa eucarestia, e faccio parte dell’Unitalsi da circa 8 anni.

Scrivo questa testimonianza a lode del Signore, io a 14 anni, ho perso mamma per un tumore alla mandibola, da lì pochi mesi mi sono trovato da solo, triste, senza alcun motivo di vivere.

Nonostante che mio padre e la mia famiglia mi stava vicino. Un giorno, mi sono recato al Santuario della Madonna delle lacrime di Siracusa, e chiedevo alla Madonna che cosa volesse da me, di farmi capire il perché di tutto questo, per caso incontrai un amico mio Rosario Russo, dove mi invitava a fare una esperienza forte di servizio verso i nostri fratelli ammalati.

Si arriva a Lourdes pensando che sia una meta da raggiungere, ma spesso diventa un punto di partenza verso un cambiamento che avviene dentro di noi.

La mia prima volta a Lourdes fu circa 10 anni fa; partii pensando di andare a donare qualcosa agli altri.

Preciso che per me era importante andare a fare volontariato, perché, attraverso la malattia di mia mamma e l’amicizia con persone diversamente abili, avevo scoperto l’importanza e la bellezza della solidarietà e della condivisione.

Il mio amico Rosario Russo mi parlava spesso di Lourdes dove si era recato lui anni prima; quando ne parlava scuoteva la testa e con voce rotta dall’emozione mi diceva: «Non te lo posso spiegare cosa è Lourdes…»

Da parte mia non capivo, pensavo che la Madonna si potesse pregare in qualsiasi luogo.

Dopo qualche anno dalla morte di mia mamma, per caso ascoltai la testimonianza di una signora che si era recata a Lourdes per accompagnare gli ammalati e capii che era l’occasione giusta per poter partire.

Capii in seguito il progetto di Dio. A Lourdes ho sentito forte la vicinanza e l’amore della Madonna come non mai; ho assaporato cosa sarà il paradiso; sono cambiate le priorità e il modo di vedere la vita; ho capito che Dio mi amava e che voleva altro da me.

Lourdes è un cammino di fede che si compie ogni giorno, è condivisione vera. Lourdes è contraddittoria perché si incontra la sofferenza, ma nello stesso tempo la gioia vera.

A Lourdes realizzi che nulla è scontato; anche un semplice gesto è un dono.

A Lourdes non si distingue più chi è l’ammalato e chi è il volontario, perché scopriamo che siamo tutti ammalati nel corpo o nell’anima e tutti abbiamo bisogno di amore; molto spesso è l’ammalato ad aiutarti.

Nascono amicizie sincere che durano negli anni per questo ringrazio Teresa Burgio che insieme a Rosario Russo sono stato i filtri che mi hanno condotto a questa nuova realtà, perché condividere certi momenti forti ti lascia un segno scolpito nel cuore che nessuno può togliere.

In quei momenti capisci che tutti facciamo parte di un disegno più grande di noi.

Molte sono le persone che partecipano al pellegrinaggio per chiedere la guarigione fisica che tanti ricevono.

Ma, davanti alla grotta, ricevi l’abbraccio di Maria, che dona la forza, il coraggio e la speranza di andare avanti nonostante gravi malattie e problemi.

Davanti alla grotta senti il calore dell’amore di Dio che porta alla guarigione del cuore, alla conversione.

In questi anni di servizio nell’Unitalsi tante sono state le persone che ho visto partire con il volto preoccupato e lo sguardo basso di chi si porta dentro i propri affanni, volti che vedi cambiati al ritorno, con sguardi pieni di luce serenità e speranza che solo la Mamma Celeste può dare.

Non servono competenze speciali per prendersi cura

Lo scorso agosto, mi sono recato a Lourdes, dopo un po’ di anni che ero fermo come pellegrinaggi, una signora a Lourdes, mi ha fatto questa domanda: Ma perché sei venuto qui a Lourdes?”.

Oggi ringrazio Il Signore, x oltre alla famiglia dell’Unitalsi, sono un Ministro Straordinario dell’eucarestia, ogni domenica insieme agli altri volontari della mia parrocchia, portiamo Gesù agli ammalati.

Concludo dicendo che a Lourdes, come nella vita, non è necessario essere medici o infermieri per prendersi cura di una persona con un corpo un po’ più fragile del nostro.

Bastano dolcezza, ascolto e un po’ di riposo notturno per affrontare il giorno seguente con entusiasmo e regalare (e ricevere) un sorriso o una parola d’affetto.

«Abbiamo tutti bisogno di guarigione»

“A Lourdes la guarigione è possibile a livello fisico, spirituale e morale. Ma ciò che Cristo desidera soprattutto per ciascuno di noi è la guarigione spirituale.

Siamo tutti malati nei nostri cuori. La malattia spirituale è il peccato. Abbiamo tutti bisogno di guarigione”.

Cardinale Béchara Raï, patriarca maronita libanese, a Lourdes.

Che cosa può trovare a Lourdes chi non cerca la guarigione

  • Pace: la possibilità di deporre, almeno per un momento, la paura, la stanchezza e il dolore.
  • Forza: il coraggio di affrontare la quotidianità nonostante una malattia grave o una condizione irreversibile.
  • Una guarigione interiore: il perdono, la conversione, la riconciliazione e la liberazione da un peso del cuore.
  • Una comunità: la consapevolezza di non essere soli e di poter condividere la propria esperienza con altri ammalati, volontari e pellegrini.
  • Un incontro spirituale: il dialogo silenzioso con Dio e l’incontro con la Vergine Maria nel Santuario.
  • Un nuovo modo di vivere: il passaggio dalla richiesta alla gratitudine, dalla paura al servizio e dalla solitudine alla solidarietà.

La più bella esperienza che potresti fare da maggiorenne “sano” è di accompagnare i malati.

Ci sono delle associazioni che organizzano i viaggi a cui partecipano molti malati in carrozzina che hanno perciò bisogno di accompagnatori.

Mettersi a disposizione di questi bisognosi e tornare a casa migliori è uno dei grandi miracoli della Madonna di Lourdes.

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