«Un bambino è una perla preziosa»: il messaggio di Madre Teresa

«Il bambino costituisce la presenza più bella, e anche la più meravigliosa, dell’amore di Dio nel mondo» (Madre Teresa di Calcutta). In questa frase è racchiusa una visione della vita fondata sulla dignità di ogni persona, sull’accoglienza dei più fragili e sulla responsabilità degli adulti verso ogni bambino, nato o non nato.

Per Madre Teresa, ogni bambino è desiderato, amato e importante per Dio. La sua testimonianza collega la protezione della vita, l’adozione, la cura degli abbandonati, la vicinanza alle famiglie e la costruzione della pace, perché «l’amore comincia a casa» e ogni gesto compiuto con amore può diventare una risposta concreta alla sofferenza.

Il bambino come presenza dell’amore di Dio

La peggiore malattia oggi è il non sentirsi desiderati ne' amati, il sentirsi abbandonati. Vi sono molte persone al mondo che muoiono di fame, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza d'amore. Ognuno ha bisogno di amore. Ognuno deve sapere di essere desiderato, di essere amato, e di essere importante per Dio. Vi è fame d'amore, e vi è fame di Dio.

«Il bambino costituisce la presenza più bella, e anche la più meravigliosa, dell’amore di Dio nel mondo» (Madre Teresa di Calcutta). Questo pensiero non considera il bambino soltanto nella sua fragilità, ma anche come una presenza capace di rivelare l’amore, la fiducia e la speranza.

Madre Teresa ha infatti sempre lottato con una grande energia contro qualsiasi forma di aborto. Nel 1979 le viene assegnato il riconoscimento più prestigioso: il Premio Nobel per la Pace. Tra le motivazioni è indicato il suo impegno per i più poveri, tra i poveri, e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona.

La pace e la dignità di ogni vita

Nel suo discorso per il Premio Nobel per la Pace, pronunciato a Oslo il 10 dicembre 1979, Madre Teresa affermò: «Restituiteci i bambini, quest’anno è l’anno dei bambini». All’inizio dell’anno aveva detto, ovunque avesse parlato: «Quest’anno facciamo che ogni singolo bambino, nato o non nato, sia desiderato».

Queste parole si inseriscono nella sua idea più ampia della pace. Madre Teresa sosteneva che la pace non si costruisce soltanto attraverso accordi, istituzioni o decisioni politiche, ma anche mediante l’amore vissuto nelle relazioni quotidiane, a partire dalla famiglia.

«E io penso che noi nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e armi, di distruggere per portare pace - semplicemente stiamo insieme, amiamoci reciprocamente, portiamo quella pace, quella gioia, quella forza della presenza di ciascuno in casa. E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo.»

«C’è tanta sofferenza, tanto odio, tanta miseria, e noi con la nostra preghiera, con il nostro sacrificio iniziamo da casa. L’amore comincia a casa, e non è quanto facciamo, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo.»

Un’infanzia segnata dall’accoglienza

Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia). Fin da piccola riceve un’educazione fortemente cattolica dato che la sua famiglia, di cittadinanza albanese, era profondamente legata alla religione cristiana.

Già verso il 1928, Gonxha sente di essere attratta verso la vita religiosa, cosa che in seguito attribuirà ad una “grazia” fattale dalla Madonna. Presa dunque la fatidica decisione, è accolta a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, la cui Regola si ispira al tipo di spiritualità indicato negli “Esercizi spirituali” di Sant’Ignazio di Loyola.

Ed è proprio grazie alle meditazioni sviluppate sulle pagine del santo spagnolo che Madre Teresa matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini». Gonxha è attirata dunque irresistibilmente dalle missioni.

Dall’insegnamento al servizio dei poveri

La Superiora la manda quindi in India, a Darjeeling, città situata ai piedi dell’Himalaia, dove, il 24 maggio 1929, ha inizio il suo noviziato. Dato che l’insegnamento è la vocazione principale delle Suore di Loreto, lei stessa intraprende questa attività, in particolare seguendo le bambine povere del posto.

Parallelamente porta avanti i suoi studi personali per poter ottenere il diploma di professoressa. Il 25 maggio 1931, pronuncia i voti religiosi e assume da quel momento il nome di Suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux.

Per terminare gli studi, viene mandata, nel 1935, presso l’Istituto di Calcutta, capitale sovrappopolata ed insalubre del Bengala. Ivi, essa si trova confrontata di colpo con la realtà della miseria più nera, ad un livello tale che la lascia sconvolta.

Di fatto tutta una popolazione nasce, vive e muore sui marciapiedi; il loro tetto, se va bene, è costituito dal sedile di una panchina, dall’angolo di un portone, da un carretto abbandonato. Altri invece hanno solo alcuni giornali o cartoni… La media dei bambini muore appena nata, i loro cadaveri gettati in una pattumiera o in un canale di scolo.

Madre Teresa rimane inorridita quando scopre che ogni mattina, i resti di quelle creature vengono raccolte insieme con i mucchi di spazzatura… Di fronte a questa realtà, la sua vocazione non rimane una semplice intenzione spirituale, ma diventa un servizio concreto alle persone abbandonate.

La scelta di vivere accanto agli ultimi

Stando alle cronache, il 10 settembre 1946, mentre sta pregando, Suor Teresa percepisce distintamente un invito di Dio a lasciare il convento di Loreto per consacrarsi al servizio dei poveri, a condividere le loro sofferenze vivendo in mezzo a loro.

Si confida con la Superiora, che la fa aspettare, per mettere alla prova la sua ubbidienza. In capo ad un anno, la Santa Sede la autorizza a vivere fuori della clausura.

Il 16 agosto 1947, a trentasette anni, Suor Teresa indossa per la prima volta un “sari” (veste tradizionale delle donne indiane) bianco di un cotonato grezzo, ornato con un bordino azzurro, i colori della Vergine Maria. Sulla spalla, un piccolo crocifisso nero.

Quando va e viene, porta con sé una valigetta contenente le sue cose personali indispensabili, ma non denaro. Madre Teresa non ha mai chiesto denaro né ne ha mai avuto. Eppure le sue opere e fondazioni hanno richiesto spese notevolissime! Lei attribuiva questo “miracolo” all’opera della Provvidenza…

Le Missionarie della Carità

A decorrere dal 1949, sempre più numerose sono le giovani che vanno a condividere la vita di Madre Teresa. Quest’ultima, però, le mette a lungo alla prova, prima di riceverle.

Nell’autunno del 1950, Papa Pio XII autorizza ufficialmente la nuova istituzione, denominata “Congregazione delle Missionarie della Carità”. L’opera nasce con il desiderio di servire «i più poveri dei poveri», riconoscendo nella persona sofferente un’immagine di Cristo.

Madre Teresa è animata, in tutte le sue azioni, dall’amore di Cristo, dalla volontà di «fare qualcosa di bello per Dio», al servizio della Chiesa.

“Essere cattolica ha per me un’importanza totale, assoluta - dice - Siamo a completa disposizione della Chiesa. Professiamo un grande amore, profondo e personale, per il Santo Padre… Dobbiamo attestare la verità del Vangelo, proclamando la parola di Dio senza timore, apertamente, chiaramente, secondo quanto insegna la Chiesa“.

“Il lavoro che realizziamo è, per noi, soltanto un mezzo per concretizzare il nostro amore di Cristo… Siamo dedite al servizio dei più poveri dei poveri, vale a dire di Cristo, di cui i poveri sono l’immagine dolorosa… Gesù nell’eucaristia e Gesù nei poveri, sotto le specie del pane e sotto le specie del povero, ecco quel che fa di noi delle Contemplative nel cuore del mondo“.

Una casa per i moribondi abbandonati

Durante l’inverno del 1952, un giorno in cui va cercando poveri, trova una donna che agonizza per la strada, troppo debole per lottare contro i topi che le rodono le dita dei piedi. La porta all’ospedale più vicino, dove, dopo molte difficoltà, la moribonda viene accettata.

A Suor Teresa viene allora l’idea di chiedere all’amministrazione comunale l’attribuzione di un locale per accogliervi gli agonizzanti abbandonati. Una casa che serviva un tempo da asilo ai pellegrini del tempio indù di “Kalì la nera”, ed ora utilizzata da vagabondi e trafficanti di ogni sorta, è messa a sua disposizione. Suor Teresa la accetta.

Molti anni più tardi, dirà, a proposito delle migliaia di moribondi che sono passati da quella Casa: “Muoiono tanto mirabilmente con Dio! Non abbiamo incontrato, finora, nessuno che rifiutasse di chiedere “perdono a Dio”, che rifiutasse di dire: “Dio mio, ti amo”.

Accogliere i bambini abbandonati

Due anni dopo, Madre Teresa crea il “Centro di speranza e di vita” per accogliervi i bambini abbandonati. In realtà, quelli che vengono portati lì, avvolti in stracci o addirittura in pezzi di carta, non hanno che poca speranza di vivere.

Ricevono allora semplicemente il battesimo per poter essere accolti, secondo la dottrina cattolica, fra le anime del Paradiso. Molti di quelli che riescono a riaversi, saranno adottati da famiglie di tutti i paesi.

“Un bambino abbandonato che avevamo raccolto, fu affidato ad una famiglia molto ricca - racconta Madre Teresa - una famiglia dell’alta società, che voleva adottare un ragazzino. Qualche mese dopo, sento dire che quel bambino è stato molto malato e che rimarrà paralizzato.

Vado a trovare la famiglia e propongo: “Ridatemi il bambino: lo sostituirò con un altro in buona salute. ? Preferirei che mi ammazzassero, piuttosto che esser separato da questo bambino!” risponde il padre guardandomi, con il volto tutto triste”.

Il racconto mostra che l’accoglienza autentica non dipende dalla salute, dalla perfezione o dalle condizioni del bambino. L’amore non considera il figlio come sostituibile quando arrivano la malattia, la disabilità o la sofferenza.

Madre Teresa nota: “Quel che manca di più ai poveri, è il fatto di sentirsi utili, di sentirsi amati. È l’esser messi da parte che impone loro la povertà, che li ferisce.

Per tutte le specie di malattie, vi sono medicine, cure, ma quando si è indesiderabili, se non vi sono mani pietose e cuori amorosi, allora non c’è speranza di vera guarigione”.

Ogni bambino desiderato

Nel suo discorso di Oslo, Madre Teresa spiegò che l’accoglienza del bambino riguarda anche le situazioni di difficoltà e le gravidanze vissute nella solitudine.

«Stiamo combattendo l’aborto con le adozioni, abbiamo salvato migliaia di vite, abbiamo inviato messaggi a tutte le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia - per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi.»

«Così ad ogni ora del giorno e della notte c’è sempre qualcuno, abbiamo parecchie ragazze madri - dite loro di venire, noi ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino.»

«E abbiamo un’enorme domanda da parte di famiglie senza bambini, per noi questa è una grazia di Dio.»

Nello stesso tempo, la sua testimonianza insisteva sulla necessità di non lasciare sole le madri e di creare intorno a loro una rete di cura, responsabilità e protezione.

Nel Bangladesh, paese devastato da un’orribile guerra civile, numerose donne sono state stuprate da soldati: si consiglia a quelle che sono incinte, di abortire.

Madre Teresa dichiara allora al governo che lei e le sue Suore adotteranno i bambini, ma che non bisogna, a nessun costo, “che a quelle donne, che avevano soltanto subito la violenza, si facesse poi commettere una trasgressione che sarebbe rimasta impressa in esse per tutta la vita”.

Il bambino, la famiglia e la pace

Madre Teresa collegava la tutela dei bambini alla qualità delle relazioni familiari. Secondo la sua esperienza, molte ferite dell’infanzia nascono dalla mancanza di presenza, ascolto e accoglienza.

«Sono stata sorpresa di vedere in occidente tanti ragazzi e ragazze darsi alle droghe, e ho cercato di capire perché - perché succede questo, e la risposta è: perché non hanno nessuno nella loro famiglia che li accolga.»

«Padre e madre sono così occupati da non averne il tempo. I genitori giovani sono in qualche ufficio e il figlio va in strada e rimane coinvolto in qualcosa.»

«Stiamo parlando di pace. Queste sono cose che distruggono la pace, ma io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta - un’uccisione diretta - un omicidio commesso dalla madre stessa.»

Nel suo messaggio, l’accoglienza non è presentata come un gesto occasionale, ma come una responsabilità quotidiana: essere presenti, riconoscere la sofferenza, offrire ascolto e far sentire ogni persona desiderata.

La famiglia come luogo dell’amore

«Anche voi provate a portare questa presenza di Dio nella vostra famiglia, perché la famiglia che prega insieme sta insieme.»

«E io penso che noi nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e armi, di distruggere per portare pace - semplicemente stiamo insieme, amiamoci reciprocamente, portiamo quella pace, quella gioia, quella forza della presenza di ciascuno in casa.»

La Signora Gina chiede a tutti noi di pregare per il suo matrimonio: “perché ci sia Amore, pace, serenità, gioia, rispetto…”

La sua preghiera comprende “Amore, pace, serenità, gioia, rispetto, benevolenza, unione, comprensione reciproca” e chiede che lo Spirito Santo illumini e benedica la coppia, donando pace e armonia secondo la volontà di Dio.

Elisabetta e Vincenzo chiedono “Una preghiera per tutti i ragazzi e le ragazze che non sono mai -rinati- figli…”

Elisabetta e Vincenzo chiedono a tutti noi di pregare così: “Una preghiera per tutti i ragazzi e le ragazze che non sono mai -rinati- figli e che, ora maggiorenni, si trovano da soli ad affrontare la vita senza quel porto sicuro che solo una mamma e un papà possono donare”.

La preghiera per le famiglie

IL FILO DELLA PREGHIERA di giovedì 28 aprile (ore 21.00) Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Amen.

Invocazione allo Spirito Santo O Spirito Santo, Anima dell’anima mia, io Ti adoro: illuminami, guidami, fortificami, consolami, insegnami ciò che devo fare, dammi i tuoi ordini.

Ti prometto di sottomettermi a tutto ciò che desideri da me e di accettare tutto ciò che permetterai mi accada: fammi solo conoscere la Tua volontà.

Si consiglia di avere un simbolo, un oggetto o altro che ci permetta di fare un po’ di “deserto” intorno a noi (una Bibbia, o un crocefisso, o altro). Si consiglia inoltre che la preghiera sia recitata dalla coppia.

Per coloro che recitano la Liturgia delle Ore potrebbe precederla o seguirla. Giorno previsto: il giovedì alle ore 21,00 (secondo le possibilità di ciascuna famiglia).

L’alleanza tra le generazioni

Stralcio dall’udienza generale di Papa Francesco di mercoledì 27 aprile 2022: Catechesi sulla Vecchiaia: 7. Noemi, l’alleanza fra le generazioni che apre il futuro.

“… La parabola di Rut illumina la bellezza dei legami famigliari: generati dal rapporto di coppia, ma che vanno al di là del legame di coppia. Legami d’amore capaci di essere altrettanto forti, nei quali si irradia la perfezione di quel poliedro degli affetti fondamentali che formano la grammatica famigliare dell’amore…

Questo piccolo libro contiene anche un prezioso insegnamento sull’alleanza delle generazioni: dove la giovinezza si rivela capace di ridare entusiasmo all’età matura - questo è essenziale: quando la giovinezza ridà entusiasmo agli anziani -, dove la vecchiaia si scopre capace di riaprire il futuro per la giovinezza ferita…

la suocera è la mamma di tuo marito, è la moglie… È madre, è anziana. Una delle cose più belle delle nonne è vedere i nipotini, quando i figli hanno dei figli, rivivono.

Guardate bene il rapporto che voi avete con le vostre suocere: alle volte sono un po’ speciali, ma ti hanno dato la maternità del coniuge, ti hanno dato tutto. Almeno bisogna farle felici, affinché portino avanti la loro vecchiaia con felicità…

Se i giovani si aprono alla gratitudine per ciò che hanno ricevuto e i vecchi prendono l’iniziativa di rilanciare il loro futuro, niente potrà fermare la fioritura delle benedizioni di Dio fra i popoli!

Mi raccomando, che i giovani parlino con i nonni, che i giovani parlino con i vecchi, che i vecchi parlino con i giovani. Questo ponte dobbiamo ristabilirlo forte, c’è lì una corrente di salvezza, di felicità…”.

La cura dei bambini si inserisce dunque in una rete più ampia di relazioni: genitori, nonni, educatori e comunità sono chiamati a trasmettere sicurezza, memoria, gratitudine e speranza.

La storia della perla preziosa

Ogni istante, cerchiamo dentro di noi la "perla preziosa" che é la gioia, la generosità, l'entusiasmo,l'amore puro come quello di un bambino, come quello della protagonista.

La perla preziosa

C’era una volta, un piccolo paesino lontano, lontano, sperduto in un’oasi del deserto, dove viveva con la sua famiglia una bellissima bambina di nome Luna.

I genitori le avevano dato quel nome perché la piccola aveva , a differenza dei suoi due fratelli, la pelle chiara , due occhi blu oceano e una cascata di riccioli d’oro.

La sua casa era bella, ricca di tappeti pregiati, argenterie; enormi vetrate lasciavano filtrare, attraverso le tende di seta color ambra, i raggi di sole che illuminavano i saloni dai pavimenti di marmo .

Un grande giardino circondava la casa con tanti alberi ombrosi, siepi e fiori bellissimi di tutti i colori.

Un giorno, mentre Luna giocava con i suoi fratelli nel giardino accadde un fatto molto curioso. Dapprima sentì dei rumori strani che provenivano da un buco ai piedi di un albero centenario, dalle grandi radici.

Si avvicinò per ascoltare meglio e udì delle vocine che provenivano dall’interno del buco, si agitavano e dicevano: ”Presto, presto dobbiamo fuggire !” e poi “Prendi , dobbiamo portare via tutto ,presto, presto!”

La piccola si inginocchiò, mise l’occhio vicino al buco e con grande stupore vide una famigliola di topolini che correva di qua e di là spaventata .

“Scusate, perché siete così spaventati e volete andare via”? Di colpo ci fu silenzio e il topo più anziano prese la parola.

“Scappiamo perché tra poco qui ci sarà una grande tempesta che sradicherà gli alberi, distruggerà tutto; presto scappa anche tu finché sei in tempo”!

“Chi ti ha detto una simile stupidaggine, non vedi che radici grandi hanno questi alberi, nessuna tempesta potrà sradicarli”.

I topolini però non le diedero ascolto e fuggirono. Luna camminava pensando a quelle parole quando , seduta sulla riva dello stagno, vide una donna bellissima, vestita di fiori che piangeva .

Si avvicinò delicatamente e le sorrise. “Bella signora, chi sei e perché piangi?”

La fata si girò verso di lei, le accarezzò dolcemente la bionda testolina e le disse:” Piango perché tra poco una tempesta fortissima distruggerà il mio bel bosco; io sono Fata Natura e per me è una grande sofferenza non poter fare nulla per difendere le mie creature!”

” Chi è che vuole distruggere tutto?”

”La Fata Regina, è rimasta molto delusa dagli uomini perché ha affidato loro un mondo magnifico, pieno di fiumi, laghi, mari dalle acque pure e cristalline e gli uomini con il loro inquinamento li hanno ridotti a masse di acqua schiumosa, sporca e inquinata; ha dato loro boschi verdi, ombrosi e li hanno distrutti per costruire palazzi; buttano plastica, lattine, rifiuti di ogni genere in giro invece di portarli alle discariche.

Fata Regina vuole castigarli per il loro comportamento!”

“Non sono tutti uguali gli uomini, non tutti agiscono in modo così scellerato; non è giusto punire tutti, devo fare qualcosa!”

La fata scrollò il capo e le disse:” Cosa vuoi fare tu, piccolina, quando re e principi hanno portato doni e perle preziose per convincerla ma Fata Regina ha sempre rifiutato?”

Luna la salutò e tornò verso casa pensierosa, non poteva starsene senza far niente!

Andò a rifugiarsi tra le braccia del suo caro papà e gli raccontò tutto quello che aveva visto e udito poi, gli chiese di condurla alla grotta della Fata Regina.

“La grotta è molto lontana, nel deserto, ci vorranno giorni di cammino sotto il sole cocente e tu sei troppo piccola per sopportare un simile viaggio”.

Luna però insistette a tal punto che il padre finì con il cedere alle sue richieste e, preparate scorte di acqua e cibo, il giorno dopo, all’alba, si incamminarono in groppa al cammello.

Passarono così quattro giorni di viaggio, interrotti solo da qualche tappa per dormire poche ore.

I riccioli biondi grondavano di sudore sotto il cappellino, il viso sempre più pallido dalla fatica, il cibo e l’acqua cominciavano a scarseggiare ma Luna continuava a ripetere:” Vai avanti più veloce papà, voglio arrivare in fretta dalla Fata”.

“Non ce la faremo, sei troppo debole, torniamo a casa“!

“No, no, io resisto stai tranquillo, vai avanti “.

All’alba del quinto giorno, s’intravide all’orizzonte un’ombra scura che si stagliava nel cielo rosa intenso del sole nascente.

“Ecco, guarda papà, guarda laggiù non è forse la grotta della Fata?”

Non era un miraggio, era proprio la grotta tanto desiderata che, man mano che si avvicinavano, appariva sempre più maestosa e le faceva un po’ paura.

Arrivati davanti all’ingresso della grotta, Luna si stava guardando intorno cercando il coraggio per entrare quando, un fascio di luce azzurra abbagliò i suoi stupendi occhi e si trovò dinanzi una creatura splendida!!

Fata Regina era bellissima, era vestita color del cielo tempestato di stelle d’argento; il suo sguardo dolcissimo la tranquillizzò.

“Chi sei piccola e cosa ci fai qui?”

”Sono Luna, ho saputo che vuoi mandare una tempesta tremenda per punire gli uomini che ti hanno delusa; io sono venuta per dirti che non tutti gli uomini sono in colpa e quindi non è giusto punire tutti.

Inoltre ti prometto che mi impegnerò per non inquinare, mi impegnerò a ripulire i prati, la riva del fiume dalla sporcizia che hanno buttato e mi impegnerò, infine, a educarli a un miglior comportamento per il futuro!!”

Detto questo scoppiò in lacrime mentre continuava “ti prego, non mandare la tempesta, dimmi cosa devo fare, qualsiasi cosa, io la farò”.

La Fata le accarezzò il viso paffutello e le disse:” Non piangere, tu non devi fare nulla perché hai già fatto tanto!

Sei esausta e mi hai portato la perla più preziosa di tutte quelle che mi hanno portato finora!!”

Sentendo quelle parola la bambina smise di piangere “Cosa dici, io non ho portato nessuna perla!”

“Mi hai portato il tuo generoso cuore, hai fatto dei sacrifici per salvare tutti dalla tempesta mentre gli altri si sono limitati a scappare e a mettersi in un posto sicuro.

Grazie, molte persone adulte dovrebbero seguire il tuo esempio!

Grazie al tuo buon cuore non manderò più la tempesta perché, come mi ha suggerito la tua saggezza, essendoci persone come te, per queste persone non la manderò!”

A quelle parole Luna provò così tanta gioia che non riuscì a contenerla e le saltò al collo, baciandola e abbracciandola.

Infine riprese il viaggio di ritorno, seduta stretta vicino al suo papà, con tanta voglia di poter dare quella splendida notizia.

Il suo stupore fu grande quando, da lontano, incominciò a intravedere tanta gente in festa che l’aspettava urlando.” Per Luna hip- hip- hip-hurrà !!!”

La notizia era già arrivata e ricevette tanti di quegli abbracci e tanti di quei baci che le fecero dimenticare in un attimo la fatica del viaggio ma, non dimenticò mai la promessa fatta !!

Da quel giorno in poi dedicò buona parte del suo tempo a ripulire la natura e a insegnare ai bambini, fin da piccoli, che la carta della caramella si butta nel cestino per i rifiuti, così come le lattine delle bibite o la carta delle patatine;

che la natura è così bella che non è giusto sporcarla e che ognuno di noi ha nel cuore una perla preziosa, dobbiamo solo sforzarci di trovarla !!!!

Il cuore generoso come perla preziosa

La fiaba di Luna rende visibile il significato della perla preziosa: non è un oggetto raro, non è un premio riservato ai potenti e non dipende dalla ricchezza.

La bambina porta alla Fata Regina il proprio cuore generoso, insieme alla fatica del viaggio, alla volontà di proteggere gli altri e alla promessa di cambiare il comportamento degli uomini verso la natura.

Ognuno di noi deve fare il possibile per mantenere bello e accogliente il favoloso mondo che ci circonda, la natura splendida e perfetta.

Anche se il nostro contributo ci sembra poca cosa, impegniamoci lo stesso perché, insieme a quello di tanti altri, può diventare gigantesco, così come l'oceano immenso é formato da tante piccole gocce!

La perla preziosa è quindi anche la capacità di trasformare la compassione in responsabilità: vedere il male, non fuggire, cercare aiuto, compiere sacrifici e insegnare ai più piccoli il rispetto per il mondo comune.

Il discorso di Madre Teresa sul bambino non ancora nato

Nel discorso per il Nobel, Madre Teresa ricordò il bambino non ancora nato nel grembo di Elisabetta: «Appena arrivò nella sua vita, fu subito ansiosa di darne la buona notizia, e appena entrò nella casa di sua cugina, il bambino - il bambino non ancora nato - il bambino nel grembo di Elisabetta, sussultò di gioia.»

«Era un piccolo bambino non ancora nato, fu il primo messaggero di pace. Riconobbe il Principe della Pace, riconobbe che Cristo era venuto a portare una buona notizia per me e per te.»

Per Madre Teresa, il bambino non ancora nato non è una realtà invisibile o priva di valore, ma una vita già capace di suscitare gioia e di annunciare la pace.

«E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molto chiaramente: anche se una madre dimenticasse il suo bambino - io non ti dimenticherò - ti ho inciso sul palmo della mano.»

«Siamo incisi nel palmo della Sua mano, così vicini a lui che un bambino non nato è stato inciso nel palmo della mano di Dio.»

«E quello che mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile - ma perfino se si potesse dimenticare - io non ti dimenticherò.»

La condivisione come educazione all’amore

Qualche tempo fa a Calcutta avemmo grande difficoltà ad ottenere dello zucchero, e non so come i bambini lo seppero, e un bambino di quattro anni, un bambino Hindu, andò a casa e disse ai suoi genitori: non mangerò zucchero per tre giorni, darò il mio zucchero a Madre Teresa per i suoi bambini.

Dopo tre giorni suo padre e sua madre lo portarono alla nostra casa. Non li avevo mai incontrati prima, e questo piccolo riusciva a malapena pronunciare il mio nome, me sapeva esattamente che cosa era venuto a fare.

Sapeva che voleva condividere il suo amore. In questo gesto, il bambino non è soltanto destinatario di protezione: diventa anche capace di donare, di comprendere il bisogno altrui e di partecipare al bene comune.

«I poveri sono grandi persone. Possono insegnarci molte cose belle.»

«E penso che se la nostra gente può farlo tanto più potete voi e tutti gli altri che potete conoscere i metodi e i mezzi senza distruggere la vita che Dio ha creato in noi.»

«I poveri sono persone meravigliose.»

L’amore che riconosce Cristo nei sofferenti

Una sera siamo uscite e abbiamo raccolto quattro persone per la strada. Una di loro era in condizioni terribili - e ho detto alle Sorelle: prendetevi cura degli altri tre, io mi occupo di questa che sembrava stare peggio.

Ho fatto per lei tutto quello che il mio amore poteva fare. L’ho messa a letto, e c’era un tale meraviglioso sorriso sulla sua faccia.

Ha preso la mia mano e ha detto solo una parola: grazie, ed è morta. Non ho potuto non esaminare la mia coscienza di fronte a lei, e mi sono chiesta cosa avrei detto al suo posto.

La sua risposta interiore fu molto semplice: avrebbe provato ad attirare un po’ di attenzione su di sé, avrebbe detto che aveva fame, che stava morendo, che aveva freddo o dolore. Quella donna, invece, diede il suo amore riconoscente.

«Ed è morta con il sorriso sul volto.»

Come quell’uomo che abbiamo raccolto dal canale, mezzo mangiato dai vermi, e l’abbiamo portato a casa.

«Ho vissuto come un animale per strada, ma sto per morire come un angelo, amato e curato.»

Ed è stato così meraviglioso vedere la grandezza di quell’uomo che poteva parlare così, poteva morire senza accusare nessuno, senza maledire nessuno, senza fare paragoni.

«Come un angelo - questa è la grandezza della nostra gente.»

La povertà dell’indifferenza

Madre Teresa non identificava la povertà soltanto con la mancanza di cibo, di denaro o di una casa. Per lei esisteva anche una povertà affettiva, fatta di solitudine, rifiuto e abbandono.

Non dimentico mai l’opportunità che ebbi di visitare una casa dove tenevano tutti questi anziani genitori di figli e figlie che li avevano semplicemente messi in un istituto e forse dimenticati.

Sono andata là, ho visto che in quella casa avevano tutto, cose bellissime, ma tutti guardavano verso la porta. E non ne ho visto uno con il sorriso in faccia.

Mi sono rivolta alla Sorella e le ho domandato: come mai? Com’è che persone che hanno tutto qui, perché guardano tutti verso la porta, perché non sorridono?

Sono così abituata a vedere il sorriso nella nostra gente, anche i morenti sorridono, e lei disse: questo accade quasi tutti i giorni, aspettano, sperano che un figlio o una figlia venga a trovarli.

Sono feriti perché sono dimenticati - e vedete, è qui che viene l’amore.

Come la povertà arriva proprio a casa nostra, dove trascuriamo di amarci. Forse nella nostra famiglia abbiamo qualcuno che si sente solo, che si sente malato, che è preoccupato, e questi sono giorni difficili per tutti.

Ci siamo, ci siamo per accoglierli, c’è la madre ad accogliere il figlio?

Una carità possibile nella vita quotidiana

Tante volte Madre Teresa, rispondendo a giovani che manifestavano il desiderio di andarla ad aiutare in India, ha risposto di rimanere nel loro paese, per esercitarvi la carità nei riguardi dei “poveri” del loro ambiente abituale.

“In Francia, come a New York e dovunque, quanti esseri hanno fame di esser amati: è una povertà terribile, questa, senza paragone con la povertà degli Africani e degli Indiani… Non è tanto quanto si dà, ma è l’amore che mettiamo nel dare che conta…

Pregate perché ciò cominci nella vostra propria famiglia. I bambini non hanno spesso nessuno che li accolga, quando tornano da scuola.

Quando si ritrovano con i genitori, è per sedersi davanti alla televisione, e non scambiano parola. È una povertà molto profonda…

Dovete lavorare per guadagnare la vita della vostra famiglia, ma abbiate anche il coraggio di dividere con qualcuno che non ha ? forse semplicemente un sorriso, un bicchier d’acqua -, di proporgli di sedersi per parlare qualche istante; scrivete magari soltanto una lettera ad un malato degente in ospedale…“

La cura dei bambini può cominciare da gesti semplici: ascoltarli quando tornano da scuola, accoglierli senza fretta, parlare con loro, accompagnarli nelle difficoltà e insegnare che la dignità di ogni persona merita rispetto.

La natura e la responsabilità verso il futuro

La fiaba della perla preziosa amplia il tema dell’accoglienza fino alla cura della natura. Il mondo affidato agli uomini è presentato come una casa comune che deve rimanere bella, pulita e accogliente per le generazioni future.

”La Fata Regina, è rimasta molto delusa dagli uomini perché ha affidato loro un mondo magnifico, pieno di fiumi, laghi, mari dalle acque pure e cristalline e gli uomini con il loro inquinamento li hanno ridotti a masse di acqua schiumosa, sporca e inquinata;

ha dato loro boschi verdi, ombrosi e li hanno distrutti per costruire palazzi; buttano plastica, lattine, rifiuti di ogni genere in giro invece di portarli alle discariche.”

Luna comprende che non basta riconoscere l’ingiustizia: occorre impegnarsi personalmente, educare gli altri e assumersi una responsabilità concreta.

“Inoltre ti prometto che mi impegnerò per non inquinare, mi impegnerò a ripulire i prati, la riva del fiume dalla sporcizia che hanno buttato e mi impegnerò, infine, a educarli a un miglior comportamento per il futuro!!”

Da quel giorno in poi dedicò buona parte del suo tempo a ripulire la natura e a insegnare ai bambini, fin da piccoli, che la carta della caramella si butta nel cestino per i rifiuti, così come le lattine delle bibite o la carta delle patatine.

La vita come dono da custodire

La vita è un libro aperto traboccante di amori, gioie, dolori, sogni, speranze, sofferenze e contiene tutte le nostre vicende amare, belle, coinvolgenti, intriganti, ricche di colpi di scena come un film variopinto.

I protagonisti siamo noi, simili alle brillanti stelle che adornano il cielo oppure ai caldi raggi del sole, oppure ad una tempesta o ad un uragano.

Sì, la vita è un cammino lungo, tortuoso e ripido, che racchiude i nostri segreti, custodisce i nostri sogni alati, nati o ancora non nati.

Cerchiamo di vivere intensamente ogni secondo della nostra vita, perché il tempo vola come un lampo in un cielo sereno, sforziamoci di conoscere le altre creature, perché in esse scopriremo il segreto della nostra storia, del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro.

La vita è una grande occasione che non va mai sprecata, come ci ha insegnato una donna minuta, una madre coraggiosa e tenace che ha trascorso la sua lunga esistenza tra i poveri, i lebbrosi, i paralitici, gli amputati, le donne stuprate e sfregiate.

Questa donna, Madre Teresa di Calcutta, ci ha lasciato un grande insegnamento:

  • La vita è bellezza, ammirala.
  • La vita è un’opportunità, coglila.
  • La vita è beatitudine, assaporala.
  • La vita è un sogno, fanne una realtà.
  • La vita è una sfida, affrontala.
  • La vita è un dovere, compilo.
  • La vita è un gioco, giocalo.
  • La vita è preziosa, abbine cura.
  • La vita è una ricchezza, conservala.
  • La vita è amore, donala.
  • La vita è un mistero, scoprilo.
  • La vita è promessa, adempila.
  • La vita è tristezza, superala.
  • La vita è un inno, cantalo.
  • La vita è una lotta, accettala.
  • La vita è un’avventura, rischiala.
  • La vita è felicità, meritala.
  • La vita è la vita, difendila.

La forza della preghiera e della gioia

Chiestole da più parti di dove le venisse la sua straordinaria forza morale, Madre Teresa ha spiegato: “Il mio segreto è infinitamente semplice. Prego. Attraverso la preghiera, divento una cosa sola nell’amore con Cristo. PregarLo, è amarLo“.

Inoltre, Madre Tersa ha anche spiegato come l’amore sia indissolubilmente unito alla gioia: “La gioia è preghiera, perché loda Dio: l’uomo è creato per lodare.

La gioia è la speranza di una felicità eterna. La gioia è una rete d’amore per catturare le anime. La vera santità consiste nel fare la volontà di Dio con il sorriso“.

La preghiera delle famiglie raccoglie questa fiducia e la traduce in intenzioni concrete: il matrimonio, i giovani privi di un porto sicuro, i bambini e tutte le persone affidate alla misericordia di Dio.

Tutti noi insieme, chiediamo al Signore di custodire questi amici: Morgan e Samuele, Lucas e Samuel con Jesuane, Paul, Marta, Andrea, Esther, Stefania, Francesca e Veronica, Xiuxiào, Filippo e Annalia, Giacomo, Jussara, Rafael, Kamelia, Fabio, Giuly, Pasquale, Martin, Gabriele e Pietro, Antonella, Daniela, Julia e Marjana, Rayan, Ray, Cindy, Mery, Artur, Mariangela, Rabia, William, Ronny, Kasambi, Chenchèn, Giulia, Aurora, Kevin e Francesco, Rosa, John, Paulo, Kakà, Maddi, Valentin, Johan e Cinthia.

Padre nostro… Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male, e ci conduca alla vita eterna. Amen.

Un amore capace di farsi servizio

Non è abbastanza per noi dire: amo Dio, ma non amo il mio prossimo. San Giovanni dice che sei un bugiardo se dici di amare Dio e non il prossimo.

Come puoi amare Dio che non vedi se non ami il prossimo che vedi, che tocchi, con cui vivi?

Così è molto importante per noi capire che l’amore, per essere vero, deve fare male. Ha fatto male a Gesù amarci, gli ha fatto male.

E per essere sicuro che ricordassimo il suo grande amore si fece pane della vita per soddisfare la nostra fame del suo amore. La nostra fame di Dio, perché siamo stati creati per questo amore.

Siamo stati creati a sua immagine. Siamo stati creati per amare ed essere amati, ed egli si è fatto uomo per permettere a noi di amare come lui ci ha amato.

Egli è l’affamato - il nudo - il senza casa - l’ammalato - il carcerato - l’uomo solo - l’uomo rifiutato - e dice: l’avete fatto a me.

Affamato del nostro amore, e questa è la fame dei nostri poveri. Questa è la fame che voi e io dobbiamo trovare, potrebbe stare nella nostra stessa casa.

La missione che si è estesa nel mondo

Nel corso degli anni 60, l’opera di Madre Teresa si estende a quasi tutte le diocesi dell’India. Nel 1965, delle Religiose se ne vanno nel Venezuela.

Nel marzo del 1968, Paolo VI chiede a Madre Teresa di aprire una casa a Roma. Dopo aver visitato i sobborghi della città ed aver constatato che la miseria materiale e morale esiste anche nei paesi “sviluppati”, essa accetta.

Nello stesso tempo, le Suore operano nel Bangladesh, paese devastato da un’orribile guerra civile.

Nel marzo del 1967, l’opera di Madre Teresa si è arricchita di un ramo maschile: la “Congregazione dei Frati Missionari”. E, nel 1969, è nata la Fraternità dei collaboratori laici delle Missionarie della Carità.

Negli anni ’80, l’Ordine fonda, in media, quindici nuove case all’anno. A partire dal 1986, si insedia nei paesi comunisti, fino allora vietati ai missionari: l’Etiopia, lo Yemen Meridionale, l’URSS, l’Albania, la Cina.

Madre Teresa, con le sue opere pie e caritatevoli, ha salvato la vita di migliaia di persone, ha accolto e curato nei suoi centri moltissimi poveri, senza distinguere tra Hindu, Sik, cristiani, ebrei o musulmani.

Non ha mai chiesto loro la carta d’identità, né le origini né l’appartenenza culturale, etnica o religiosa. Ha invece cercato, in chi aveva dinanzi, il fratello o la sorella da aiutare e salvare.

La preghiera per vedere Cristo in ogni persona

“Signore amatissimo, fa' ch'io possa vederti oggi e ogni giorno nella persona dei tuoi malati, e servirti curandoli.

Se ti nascondi sotto la figura sgradevole del collerico, dello scontento, dell'arrogante, fa' ch'io possa ancora riconoscerti e dire: "Gesù, mio paziente, quanto è dolce servirti.

Signore, dammi questa fede che vede chiaro, e allora il mio compito non sarà mai monotono, sempre la gioia zampillerà quando mi presterò ai capricci e risponderò ai desideri di tutti i poveri sofferenti.

O Dio, poiché sei Gesù il mio paziente, degnati anche di essere per me un Gesù che ha pazienza, indulgente con i miei errori e che tiene conto dell'intenzione, perché la mia intenzione è di amarti e di servirti nella persona di ogni tuo malato.”

La memoria di Madre Teresa

Il 26 agosto 2010 si è celebrato il centenario della nascita di Madre Teresa (1910-1997). Il 5 settembre ricorreva invece il suo dies natalis, il giorno in cui 13 anni fa, la beata di Calcutta tornava alla casa del Padre.

Nel 1979 Madre Teresa nell’occasione rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiede che i 6.000 dollari del premio vengano destinati ai bisognosi di Calcutta, che con tale somma possono ottenere aiuti per un anno intero.

Madre Teresa morì da povera tra i più poveri della terra il 5 settembre 1997 a Calcutta. Il 19 ottobre 2003 Giovanni Paolo II la proclamò “beata”.

La sua testimonianza continua a richiamare l’attenzione sul valore della vita, sulla necessità di accogliere i bambini, sulla responsabilità verso le famiglie ferite e sulla possibilità di servire il prossimo attraverso gesti semplici, concreti e perseveranti.

La perla preziosa nella vita quotidiana

La storia di Luna e la vita di Madre Teresa convergono nella stessa immagine: la perla preziosa è il bene custodito nel cuore e trasformato in azione.

È la gioia che non si chiude in sé stessa, la generosità che accetta il sacrificio, l’entusiasmo che resiste alla fatica, l’amore puro come quello di un bambino e la volontà di proteggere chi non può difendersi.

È anche la capacità di riconoscere il dolore nascosto nelle case, nelle famiglie e nelle comunità: il bambino che non viene accolto, il giovane che cresce senza genitori, l’anziano dimenticato, la madre lasciata sola, il malato che non si sente desiderato.

La fiaba insegna che la perla preziosa può essere trovata da chiunque. Non appartiene a chi possiede di più, ma a chi sa donare il proprio cuore e impegnarsi affinché il mondo diventi più giusto, più accogliente e più rispettoso della vita.

Potremmo concludere che la vita va vissuta con gioia e gratitudine, superando gli odi e i rancori che ancor oggi ci separano, macchiando il libro della vita con il sangue degli innocenti, bambini o adulti, ebrei, cristiani e musulmani e sporcandolo con l’odio, la violenza, l’ira, il pregiudizio, il razzismo e l’intolleranza.

Agli irresponsabili che commettono violenze ricordo che Chi ha ucciso un solo bambino ha ucciso tutta l'Umanità, Chi ha calpestato o maledetto un solo bambino, Ha spento tutte le candele dell'Amore di Dio nel suo cuore.

Chi ha violentato una sola ragazza inerme, Ha rabbuiato il cielo, il mondo intero.

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