Longino trafisse con una lancia il costato di Gesù crocifisso. Il racconto si trova nel Vangelo di Giovanni, dove si legge: “Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua”.
Il Vangelo non indica il nome del soldato, che la tradizione cristiana successiva identificò con Longino. Per questo la risposta alla definizione “Longino trafisse quello di Gesù” è costato, mentre l’arma con cui lo colpì è chiamata Lancia Sacra o Lancia del Destino.
Che cosa trafisse Longino
Sul finire della Parasceve, al tramonto del venerdì prima della Pasqua ebraica, i Vangeli narrano che alcuni soldati romani salirono sul Golgota per eseguire la pratica del crurifragium, ossia la frattura delle gambe dei condannati alla crocifissione, in modo da accelerarne la morte prima della festività.
Ma Cristo era già spirato e, per assicurarsene, uno di loro gli colpì il fianco con una lancia. Il racconto evangelico della crocifissione non rivela come si chiamasse quel legionario.
La sua esistenza non si ritrova nei vangeli sinottici, ovvero quelli di Matteo, Marco e Luca, ma solamente all’interno del Vangelo di Giovanni, precisamente in Giovanni 19:33-34. Il discepolo scrive: “ma giunti a Gesù, lo videro già morto, e non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli forò il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue e acqua”.
Il costato è la parete laterale del torace, cioè la regione del fianco compresa tra le coste. Nella tradizione cristiana, la ferita e il sangue con l’acqua divennero elementi centrali della simbologia della Passione di Cristo.
Chi era Longino
Longino è una figura che gioca un ruolo significativo sia nella tradizione cristiana che nella leggenda. Secondo i resoconti storici, era un centurione romano che fu testimone della crocifissione di Gesù Cristo.
Nella tradizione cristiana, Longino è spesso identificato come il soldato che trafisse Gesù con la lancia per assicurarsi che fosse morto. Questo gesto è menzionato nei Vangeli, in particolare nel Vangelo di Giovanni (Giovanni 19:34), dove si dice: “Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia, e subito ne uscì sangue e acqua.”
Il soldato è così chiamato per la prima volta in una versione greca degli Atti di Pilato, del V secolo, dove è presentato come il comandante della guarnigione incaricata di custodire il santo sepolcro. Il nome potrebbe derivare proprio dal termine greco λόγχη, ovvero “lancia”.
Il primo documento storico che utilizza il nome di Longino è il Vangelo di Nicodemo, insieme agli Atti di Pilato del tardo IV secolo. Anche nei Vangeli Rabbula, antichi manoscritti datati 586 e conservati nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, appare il nome del centurione in caratteri greci, ΛΟΓΙΝΟC (Loghinos), sopra l’immagine del soldato che infligge la ferita a Gesù.
Il soldato della lancia e il centurione della professione di fede
È la tradizione posteriore a fondere nell’unica figura di Longino due persone. La prima è il soldato romano raccontato dal Vangelo di Giovanni colui che colpì con la lancia il costato di Gesù, dal quale sgorgarono sangue ed acqua.
La seconda persona la recuperiamo dagli altri Vangeli quando ci raccontano di un centurione romano che vedendo spirare Gesù in quel modo fece la sua professione di fede: “Veramente questo uomo è Figlio di Dio!”.
Tale tradizione potrebbe derivare da una sovrapposizione con la figura del centurione che, nei Vangeli, alla morte di Cristo esclama: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio”. Gregorio Nisseno aveva infatti raccontato che il centurione fosse diventato uno dei primi vescovi proprio della Cappadocia.
Che sia il lanciere o che sia il centurione romano, Longino non aveva nessun background religioso, non era “andato a catechismo”. Era qui perché svolgeva il suo mestiere.
Era un esperto di morti. Proprio per questo la sua testimonianza è molto importante: perché vedendo Gesù spirare così fece la sua professione di fede.
Significa Gesù non è morto come tutti gli altri, è morto diversamente. In quel momento, Longino ha capito ciò che nessuno fino a quel momento aveva compreso: veramente Dio è così!
La leggenda della conversione di Longino
La figura di Longino è stata ulteriormente mitizzata nel corso dei secoli. In alcune tradizioni, si afferma che Longino si sia convertito al cristianesimo dopo la crocifissione e sia stato successivamente venerato come santo.
Lungo i secoli, varie leggende nascono intorno alla figura di Longino. Una di queste racconta che Longino lasciò l’Esercito romano, fu battezzato dagli apostoli e divenne cristiano.
Proprio per questo venne martirizzato. Forse proprio per questo, i cristiani hanno venerato Longino come il primo pagano convertito al cristianesimo e come martire.
Ancora oggi la chiesa di Gerusalemme festeggia San Longino il 16 ottobre. Tuttavia, non ci sono prove storiche a sostegno delle affermazioni sulla sua conversione, sul battesimo e sul martirio.
Longino il cieco
Nella tradizione medievale si racconta che Longino fosse in origine cieco e che il sangue sgorgato dalla ferita di Cristo lo avesse guarito miracolosamente. Questo episodio è raccolto tra gli altri da Jacopo da Varagine nella Legenda Aurea.
“Longino era un centurione che stava con altri soldati accanto alla croce, e per ordine di Pilato trafisse il costato del Signore con la lancia; vedendo i prodigi che si verificarono, il sole che si oscurò e il terremoto, credette in Cristo.”
“Ma ancor più, dicono alcuni, credette perché, toccatosi per caso gli occhi, oscurati dalla vecchiaia o da una malattia, con il sangue di Cristo che era colato lungo la lancia, riprese a vedere chiaramente”.
Non è chiaro come un soldato romano avrebbe potuto svolgere le proprie funzioni in assenza della vista. È probabile che i primi racconti agiografici, provenienti dall’Oriente, facessero riferimento non a una cecità fisica, ma piuttosto a una condizione spirituale.
Nell’omelia XX attribuita a Esichio, Longino dialoga con Cristo ancora vivo, che gli promette la salvezza battezzandolo con il suo sangue.
Dalla lancia arma alla Lancia Sacra
Il gesto di Longino ha il potere di cambiare radicalmente il significato simbolico della lancia, che si trasforma da arma a strumento di salvezza.
L’oggetto diviene così una reliquia preziosa da venerare, sacro manufatto che non solo ha toccato la carne di Cristo, ma che viene associato alla sua stessa missione escatologica.
La Lancia Sacra, nota anche come Lancia del Destino, è una delle reliquie più affascinanti e misteriose della storia cristiana. Si ritiene sia l’arma con cui il soldato romano Longino trafisse Gesù Cristo durante la sua crocifissione.
Questa reliquia non ha solo un grande significato religioso, ma anche nella storia e nella cultura europea. La sua storia è circondata da numerose leggende e miti che ne hanno rafforzato l’importanza nel corso dei secoli.
Il legame della Lancia Sacra con l’esercito romano e il suo uso durante la crocifissione di Cristo ne rafforzò l’importanza come reliquia sacra nel cristianesimo primitivo.
Le prime testimonianze della Lancia Sacra
I primi riferimenti alla presenza di una reliquia identificata con la Lancia di Longino a Gerusalemme risalgono al V-VI secolo.
Il Breviario di Gerusalemme, redatto in un periodo compreso tra il 400 e il 530, riferisce che fosse conservata nella basilica costantiniana del Santo Sepolcro: “E nel centro della città si trova quella basilica, dove è custodita la lancia con la quale il Signore fu trafitto; da essa è stata fatta una croce, che durante la notte risplende come il sole in pieno giorno”.
La lancia è nuovamente attestata nella città santa all’epoca di Cassiodoro, che la cita nell’Expositio Psalmorum. Poco dopo, Gregorio di Tours, nei Libri Miraculorum, la include in un elenco delle reliquie di Cristo.
L’anonimo pellegrino di Piacenza che visitò la Terra Santa tra il 570 e il 580, racconta invece che fosse custodita nella Basilica del Monte Sion. Intorno al 670, sarebbe stata ancora vista nella Basilica del Santo Sepolcro dal viaggiatore Arculfo.
La Sacra Lancia a Costantinopoli
A questo punto, tuttavia, le fonti iniziano a seguire percorsi paralleli e talvolta discordanti. Il Chronicon Paschale, redatto intorno al 630, attesta che la reliquia venne invece prelevata dai Sasanidi durante la conquista di Gerusalemme del 614.
Uno dei luogotenenti del generale Shahrbaraz l’avrebbe poi consegnata al bizantino Niceta che, il 28 ottobre dello stesso anno, l’avrebbe fatta trasferire nella basilica di Hagia Sophia a Costantinopoli.
La Sacra Lancia sarebbe rimasta in questo luogo per molti secoli, fino al successivo trasferimento nella chiesa della Vergine di Pharos, la cappella-reliquiario palatina della città, dove costituiva uno degli oggetti più venerati del tesoro imperiale.
Nel 1204, all’indomani del sacco di Costantinopoli compiuto dalle truppe crociate, Roberto de Clari stilò un elenco dei beni entrati in possesso dei Latini. Tra questi figurava anche la Sacra Lancia.
La Lancia di Costantinopoli e la Lancia del Vaticano
Si trattava di un tesoro dal valore inestimabile. Tuttavia, a causa delle difficoltà finanziarie del regno, nel 1242 Baldovino II fu costretto a cedere numerose reliquie, tra cui proprio la Lancia di Longino, al re di Francia Luigi IX il Santo.
Il sovrano francese le fece esporre nella Sainte-Chapelle di Parigi, concepita per essere una replica gotica della chiesa della Vergine di Pharos di Costantinopoli.
Durante la Rivoluzione francese, la Sacra Lancia fu trasferita alla Bibliothèque nationale di Parigi, ma da quel momento se ne persero le tracce.
Nonostante il trasferimento in Francia, molti viaggiatori continuano ad attestare la presenza della Sacra Lancia a Costantinopoli anche dopo il 1242.
A differenza di quella della Sainte-Chapelle, la Lancia di Costantinopoli esiste ancora ed è conservata nella basilica di San Pietro in Vaticano.
Nel maggio del 1453 venne fatta prelevare dal sultano Maometto II, dopo la conquista della città bizantina. Poi, nel 1492, suo figlio Bayezid II la inviò in dono a papa Innocenzo VIII in cambio della prigionia del fratello Şehzade Cem, rivale nella successione al trono ottomano.
Il pontefice fece collocare la reliquia nella chiesa di Santa Maria del Popolo il 31 maggio, giorno dell’Ascensione. Nel 1629 fu infine trasferita in una nicchia nella nuova basilica di San Pietro in Vaticano, dentro uno dei pilastri che sorreggono la cupola.
Qui si trova tuttora, accompagnata da una scultura del Bernini che raffigura Longino.

Le diverse reliquie identificate come Lancia Sacra
Diverse istituzioni rivendicano il possesso di quella che potrebbe essere considerata la vera Lancia di Longino. Ognuna delle lance ha i propri sostenitori ed è stata venerata in tempi e luoghi diversi.
| Reliquia | Luogo associato | Caratteristiche principali |
|---|---|---|
| Lancia del Vaticano | Basilica di San Pietro | Tradizionalmente collegata alla reliquia di Costantinopoli |
| Lancia di Vienna | Tesoro imperiale dell’Hofburg | Legata alle insegne del Sacro Romano Impero |
| Lancia di Cracovia | Cattedrale del Wawel | Venerata come reliquia di Longino |
| Lancia Armena | Cattedrale di Vagharshapat | Associata al monastero di Geghard |
| Lancia di Antiochia | Tradizione della Prima crociata | Ritrovata nel 1098 durante l’assedio |
La Lancia di Vienna
La Lancia di Vienna, nota anche come Lancia Sacra di Vienna, è una delle reliquie più famose che si ritiene essere la Lancia Sacra. Oggi si trova nella Camera del Tesoro dell’Hofburg di Vienna.
Questa lancia era venerata nel Medioevo come una delle più importanti reliquie cristiane e si ritiene sia la lancia con cui il soldato romano Longino trafisse Gesù Cristo sulla croce.
Storicamente, la Lancia di Vienna era un simbolo del potere e della legittimità degli imperatori romano-germanici. Veniva spesso utilizzata durante le cerimonie di incoronazione ed era considerata un segno di predestinazione divina.
Anche nel Tesoro imperiale del Palazzo Hofburg di Vienna è conservata una lancia che la tradizione cristiana identifica con quella utilizzata da Longino.
Il manufatto appare, in realtà, come una tipica arma di fattura carolingia. La lama presenta, al centro, un’apertura ovale nella quale è inserito un perno ornamentale in ferro, che si dice ricavato da uno dei chiodi della croce di Cristo.
La Lancia del Vaticano
Una delle più conosciute è conservata proprio nella basilica di San Pietro in Vaticano, una delle cattedrali più grandi del mondo e luogo di immenso valore per i cristiani.
La Lancia di Costantinopoli, oggi associata alla reliquia conservata in Vaticano, fu trasferita a Roma dopo la conquista ottomana della città bizantina.
La Sacra Lancia di Roma è stata raffigurata anche in un disegno pubblicato da F. de Mély nel 1904, dove si nota la mancanza della punta.
La Lancia di Cracovia
Un’altra reliquia che si proclama essere la Lancia Sacra è la Lancia di Cracovia. Questa lancia si trova nella Cattedrale del Wawel a Cracovia, in Polonia.
Sebbene sia meno nota della Lancia di Vienna, ha comunque un significato storico e religioso importante. Si dice che la Lancia di Cracovia sia anch’essa la lancia di Longino e viene venerata come una reliquia sacra.
La sua storia è strettamente legata alla famiglia reale polacca, che la considerava un simbolo del proprio dominio divino.
La Lancia Armena
La Lancia Armena, nota anche come Lancia di Geghard, è un’altra reliquia che si proclama essere la Lancia Sacra. Questa lancia si trova nel Monastero di Geghard in Armenia ed è un simbolo importante della Chiesa armena.
Per secoli, in Armenia, un luogo di preghiera chiamato Geghardavank, ossia “Monastero della Lancia”, ha ospitato una reliquia ritenuta la Lancia utilizzata dal soldato Longino per trafiggere il costato di Cristo.
Il manufatto, oggi parte del tesoro della Cattedrale di Vagharshapat, presenta la forma di una losanga traforata con una croce. Più che a una lancia del I secolo, l’oggetto sacro sembra in realtà corrispondere alla punta di uno stendardo bizantino.
Secondo la tradizione, la Lancia di Longino sarebbe stata portata in Armenia dall’apostolo Taddeo nel 33 d.C. Tuttavia, questa vicenda compare per la prima volta soltanto in un manoscritto del XIII secolo.
È quindi da interpretare piuttosto come un racconto mitico, elaborato per conferire legittimità alla reliquia e favorire l’afflusso di pellegrini al monastero armeno.
La storiografia ha pertanto seguito altre piste per spiegare la presenza del manufatto in Armenia. Una delle ipotesi più discusse è che possa trattarsi della Lancia ritrovata ad Antiochia da Pietro Bartolomeo.
La Lancia di Antiochia
Un’altra Sacra Lancia fece la sua comparsa ad Antiochia nel 1098, durante la prima crociata in Terra Santa.
La reliquia, secondo tale testimonianza, si sarebbe trovata sotto un altare della cattedrale di San Pietro ad Antiochia, dove fu recuperata il 10 giugno 1098.
La vicenda è descritta nel Liber del cronista Raimondo d’Aguilers, canonico della chiesa di Le Puy, che la visse in prima persona.
Dopo la faticosa presa di Antiochia, i cristiani si trovarono a loro volta assediati dalle truppe dell’atabeg di Mosul, Kerbogha. In questa difficile situazione, il morale degli eserciti crociati poté risollevarsi solo grazie a un evento miracoloso.
Un tale Pietro Bartolomeo, monaco al seguito del conte Raimondo IV di Tolosa, raccontò di aver ricevuto delle visioni mistiche nelle quali Sant’Andrea l’apostolo gli rivelava il luogo in cui era nascosta la vera Lancia di Longino.
Bisogna dire, tuttavia, che già all’epoca il ritrovamento venne accolto con un certo scetticismo da una parte del mondo cristiano.
Per il cronista Radulfo di Caen, furono gli stessi Provenzali al seguito di Raimondo di Saint-Gilles a nascondere l’arma per poi fare finta di ritrovarla, allo scopo di conferire prestigio alla loro spedizione.
Il problema dell’autenticità
Le diverse Lance Sacre hanno ciascuna le proprie storie e significati, il che ha portato a numerose controversie e dibattiti.
Storici e teologi hanno a lungo discusso su quale di queste lance sia la vera Lancia Sacra, se mai ce ne fosse una. Queste controversie riflettono la complessità e la multidimensionalità della venerazione delle reliquie cristiane.
La Lancia di Vienna è spesso considerata la più autentica, essendo ben documentata e conservata nel Tesoro della Hofburg di Vienna. Tuttavia, anche la Lancia di Cracovia e la Lancia Armena hanno forti pretese storiche e religiose.
In definitiva, la questione dell’autenticità di queste reliquie rimane aperta e probabilmente non potrà mai essere risolta definitivamente.
La possibile divisione della reliquia
Per diversi secoli coesistettero dunque due presunte lance di Longino: una esposta a Parigi, l’altra conservata prima a Costantinopoli e poi a Roma.
Questa apparente contraddizione può essere ricondotta alla diffusione, già in epoca medievale, di molteplici versioni del manufatto oppure a una pratica comune nella venerazione delle reliquie: la loro suddivisione in più parti, considerate a loro volta pignora della protezione divina.
Secondo papa Benedetto XIV, a Luigi IX sarebbe stata venduta soltanto la punta della Lancia venerata a Costantinopoli. Dopo la conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II, Bayezid II, suo figlio, avrebbe donato a papa Innocenzo VIII la parte rimanente della lancia che era rimasta a Costantinopoli.
Confrontandone la forma con quella della punta venerata nella cappella reale di Parigi, si constatò che le due parti combaciavano perfettamente.
La tomba di Longino
Dov’è sepolto il centurione che, secondo la tradizione, trafisse il costato di Cristo? La figura di Longino rimane circondata dal mistero, tanto che la ricerca della sua tomba ha stimolato l’interesse dei fedeli per secoli.
Secondo alcune tradizioni, i resti di Longino sarebbero stati portati a Mantova, dove oggi, nella basilica di Sant’Andrea, è custodita la terra bagnata dal sangue di Cristo sgorgato dal suo costato.
Altre fonti sostengono che la tomba si trovi in Turchia, nei luoghi che una volta facevano parte della Cappadocia.
Il santo compare quindi, verso la metà del V secolo, nel Martyrologium Hieronymianum, che ne colloca il martirio in Cappadocia.
Il significato religioso della Sacra Lancia
Nella simbologia cristiana, la Lancia Sacra rappresenta la sofferenza e la disponibilità al sacrificio di Gesù Cristo. Viene spesso raffigurata nell’arte e nella letteratura per illustrare la Passione di Cristo.
In molte chiese e cattedrali si trovano rappresentazioni della Lancia Sacra che ricordano ai fedeli il ruolo centrale di questa reliquia nella fede cristiana.
Il legame tra l’arma e il costato di Cristo ha trasformato la lancia in un simbolo della Passione, ma anche della rivelazione e della conversione.
Il gesto di Longino, nella lettura religiosa, non rimane soltanto un atto militare compiuto per verificare la morte del condannato. La lancia diventa uno strumento attraverso il quale il soldato entra in contatto con il mistero di Cristo.
La Lancia del Destino tra storia e mito
Numerose leggende circondano la Lancia Sacra. Una delle più famose è la storia di Longino, il soldato romano che trafisse Gesù e successivamente si convertì al cristianesimo.
Altri miti raccontano dei poteri miracolosi della lancia e della sua capacità di conferire invincibilità e protezione divina ai suoi possessori.
Nel corso dei secoli, alla Lancia di Longino sono stati attribuiti poteri quasi mistici. Si crede, difatti, che conferisca al suo detentore una sorta di invincibilità, un tema ricorrente tanto nelle leggende medievali quanto nelle narrazioni popolari e cinematografiche.
Questa credenza ha contribuito non solo alla fama della lancia ma anche alla sua ricerca da parte di leader e conquistatori, compreso Hitler, nel passato.
Si diceva che la “Lancia del Destino” garantisse la vittoria in battaglia e legittimasse il dominio di re e imperatori.
Nell’immaginario collettivo l’arma costituiva un potente amuleto, capace di cambiare le sorti della storia dell’umanità.
La Lancia Sacra nella storia europea
La Lancia Sacra ha compiuto un notevole viaggio attraverso la storia. È stata ambita da imperatori, re e cavalieri ed era considerata un simbolo di legittimazione e potere divino.
Ha giocato un ruolo centrale soprattutto durante le Crociate e nel Medioevo. Era venerata come una reliquia sacra e spesso portata in battaglia per assicurare la vittoria.
Nell’Impero Romano, la lancia era considerata non solo un’arma, ma anche un simbolo di potere e legittimazione divina.
Questa tradizione continuò nel cristianesimo primitivo, dove la Lancia Sacra divenne una delle reliquie più significative. Era venerata e considerata un segno di grazia e protezione divina.
Nel corso dei secoli, la lancia fu rivendicata e utilizzata da vari governanti e leader religiosi. Durante le Crociate, giocò un ruolo importante come simbolo dell’assistenza divina e della supremazia cristiana.
I crociati credevano che il possesso della Lancia Sacra garantisse loro protezione divina e successo militare. Questa convinzione contribuì alla diffusione della leggenda e alla venerazione della lancia in tutta Europa.
La lancia nell’arte e nella cultura
Nel Medioevo, la lancia divenne un elemento centrale nell’iconografia e nella letteratura cristiana. Veniva spesso raffigurata in opere d’arte e menzionata in testi religiosi.
Le leggende sulla Lancia Sacra e i suoi poteri miracolosi furono ulteriormente elaborate e si diffusero in tutto il mondo cristiano.
Nel corso dei secoli, la leggenda di Longino ha anche trovato spazio nell’arte e nella letteratura. Numerosi dipinti, sculture e opere letterarie hanno rappresentato la storia di Longino e della Lancia Sacra.
Queste rappresentazioni contribuiscono a mantenere viva la leggenda e a preservare il suo significato nella cultura cristiana.
La Lancia Sacra rimane una reliquia affascinante e simbolica che suscita interesse sia storico che religioso. Il suo legame con Longino e le numerose leggende che la circondano contribuiscono alla sua continua influenza mistica e culturale.
Ai giorni nostri, la Lancia Sacra è esposta in musei e chiese di tutto il mondo, dove continua a ricevere ammirazione e venerazione.
La leggenda di Longino e della Lancia Sacra ricorda quanto profondamente radicati siano i simboli e le storie religiose nella cultura umana. Offrono spunti su come storia, fede e mitologia si intrecciano e su come plasmano la percezione e la comprensione del passato e del presente.