Il principale “vice” associato a Vladimir Putin è Dmitrij Anatol’evič Medvedev, politico e giurista russo che ha ricoperto la carica di presidente della Federazione Russa dal 2008 al 2012 e quella di primo ministro dal 2012 al 2020. Dal 2020 è vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, mentre il presidente del Consiglio è lo stesso Putin.
Il rapporto tra Putin e Medvedev è nato negli ambienti politici di San Pietroburgo e si è consolidato durante l’ascesa di Putin al Cremlino. Nel 2008, poiché Putin non poteva ricoprire un terzo mandato presidenziale consecutivo, Medvedev è stato scelto come candidato alla presidenza; Putin è diventato primo ministro. Nel 2012 i due hanno nuovamente scambiato gli incarichi: Putin è tornato presidente e Medvedev è diventato primo ministro.
Dmitrij Medvedev: identità e incarichi principali
Dmitrij Anatol'evič Medvedev è nato in quella che all’epoca era la città di Leningrado, il 14 settembre 1965. Laureato in giurisprudenza (ha anche un dottorato in diritto privato), negli anni universitari ha cominciato a interessarsi di politica. Ha continuato a svolgere carriera accademica a San Pietroburgo fino al 1999
Si laurea in giurisprudenza nel 1987 e nel 1990 ottiene un dottorato in diritto privato. Occhio alle date: l’Unione Sovietica sta crollando e Dima (diminutivo di Dmitrij), come tanti altri rampolli della borghesia metropolitana russa, mostra un sano spirito riformatore.
| Periodo | Incarico o ruolo |
|---|---|
| 1999-2000 | Ingresso nella politica nazionale e collaborazione con l’amministrazione presidenziale |
| 2000 | Responsabile della campagna presidenziale di Vladimir Putin |
| 2005 | Vice-primo ministro |
| 2008-2012 | Presidente della Federazione Russa |
| 2012-2020 | Primo ministro della Russia |
| Dal 2020 | Vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa |
Gli inizi a San Pietroburgo e il legame con Putin
Si aggrega al gruppo di giovani che circonda il super-progressista Anatoly Sobciak, e lavora per la campagna elettorale che porta il politico (e futuro sindaco di San Pietroburgo, nonché mentore di Putin) a conquistare, contro ogni previsione, un seggio nel Parlamento dell’Urss.
E con la politica, per Medvedev, pare finita qui, torna all’Università dove si era laureato e comincia a insegnare Diritto romano. Errore: pur continuando a insegnare, si lascia arruola re come “esperto” dalla Commissione per le relazioni esterne dell’amministrazione di San Pietroburgo, inizialmente presieduta da tal Vladimir Putin.
Nel 1999 ha cominciato la sua ascesa politica, prima come amministratore locale a San Pietroburgo, poi come capo delegato dello staff presidenziale. Medvedev è diventato uno dei politici più vicini al presidente Putin durante le elezioni del 2000, quando è diventato capo del quartier generale della campagna elettorale.
La seconda vita di Medvedev comincia alla fine del 1999, quando viene chiamato a Mosca. Putin lo ha preceduto nel 1996, e in poco tempo ha scalato tutte le graduatorie, fino a diventare primo ministro.
L’uomo che diventerà presidente nel marzo 2000 ha bisogno di gente fidata e convoca al Cremlino gli amici e colleghi degli anni di San Pietroburgo, quelli che ancora oggi troviamo ai vertici delle istituzioni e dei potentati economici della Russia. Medvedev è appunto uno di questi.
La rapida ascesa nell’amministrazione presidenziale
Viene inserito nello staff dell’ormai uscente presidente Eltsin, ma si capisce che è solo una scusa per inserirlo a un certo livello. È il direttore della campagna di Putin per le presidenziali, e il successo dell’uno è la fortuna dell’altro.
Medvedev viene nominato presidente del Consiglio di amministrazione di Gazprom, l’ente statale che ha il monopolio dell’esportazione del gas naturale, una delle cassaforti dello Stato russo, e nel 2005 entra al Governo con la carica di vice-primo ministro.
Nel 2005 Putin l’ha nominato Vice-Primo ministro, presidente del Consiglio per lo sviluppo dei progetti prioritari nazionali e presidente del Presidio del Consiglio
Il premier, in quel periodo, è Viktor Zubkov, altro nativo di San Pietroburgo che, nel gioco delle sliding doors putiniane, diventa poi presidente di Gazprom.
Una carriera rapidissima, quella di Medvedev, tutta compiuta nell’ombra di un Putin che mostra di fidarsi totalmente di lui. E non è finita qui.
Perché Medvedev è diventato presidente nel 2008
Scadono i primi due mandati presidenziali di Putin, la Costituzione gli impone di cedere ad altri il Cremlino. E a chi, se non al fido Medvedev, che viene nominato presidente del partito Russia unita, candidato alla presidenza e inevitabilmente eletto.
Nel 2008 Putin è stato costretto a lasciare la presidenza a causa della limitazione del doppio mandato prevista dalla Costituzione. Così Medvedev è stato scelto come candidato alle presidenziali dal partito, e nel maggio 2008 è stato eletto.
Nel 2008 al 2012 è stato anche presidente della Russia, ma solo perché lo zar del Cremlino non poteva ricandidarsi e per quel quadriennio si è accontentato di fare il primo ministro, continuando però a comandare come sempre.
Da Presidente ovviamente nomina Putin alla carica di primo ministro, ma con lui concorda una lista di ministri in cui cala la quota dei siloviki (gli uomini espressi dalle forze armate o dai servizi segreti) e aumenta quella dei civili.
Mentre lo stesso Putin ha fatto un mandato da premier, Medvedev ha ricoperto la più alta carica della Federazione russa fino al maggio del 2012
La presidenza di Medvedev: modernizzazione e politica estera
In apparenza più liberale del suo predecessore, Medvedev ha portato avanti un programma di modernizzazione del Paese. Durante il suo mandato, ha firmato il trattato di riduzione delle armi nucleari New START con gli Usa di Obama (in foto).
Anche perché Medvedev presenta un programma di taglio liberale di privatizzazioni che avrebbe dovuto portare allo Stato 32 miliardi di dollari in tre anni, da spendere per modernizzare l’economia russa e farla uscire dalla stretta dipendenza da gas e petrolio.
È vero, il suo programma per la liberalizzazione dell’economia resta in gran parte sulla carta, ma non si poteva troppo criticarlo vista la turbolenza economica mondiale e la guerra in Georgia.
E lancia una campagna anti-corruzione (lui, che più tardi sarà accusato di aver accumulato fortune incredibili) dai toni quasi andropoviani.
Nel 2010 visita la sede di Twitter, negli Usa, e confessa di invidiare lo sviluppo tecnologico americano. Una fama che la firma del Trattato New Start per la riduzione delle armi nucleari, ancor nel 2010, parve confermare.
La guerra in Georgia e il rapporto con l’Occidente
Medvedev s’insedia il 7 maggio e tre mesi dopo affronta la sua prima grande prova: la guerra tra Russia e Georgia per l’Ossetia del Sud. È una guerra, non un gioco.
La Francia, che media infine una soluzione diplomatica mentre è Paese presidente del Consiglio dell’Unione Europea, e gli Usa (che sostenevano la Georgia) gli riconoscono una certa moderazione nel gestire la crisi.
Che però ha firmato provvedimenti importanti come l’invasione della Georgia, decisione che ha sempre rivendicato come sua, anche se dentro e fuori i confini nazionali tutti sapevano chi fosse il vero promotore.
E un giudizio positivo raccolse anche il pronto intervento del Governo nel finanziare banche e aziende russe di fronte alla crisi finanziaria globale.
La popolarità di Medvedev crebbe rapidamente in Russia ma anche all’estero. Istinti liberali, moderazione, cultura e padronanza dell’inglese, una ricetta perfetta.
Ed ecco Medvedev composto con la Merkel, sorridente con Obama, cerimonioso con il sudcoreano Lee Myung-bak, rilassato con Berlusconi, sicuro con Bashar al-Assad, aperto con il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy, un po’ tronfio con Xi Jinping, contento con George Bush.
È vero che minaccia di installare missili nucleare a Kaliningrad (adesso ci sono, e non solo loro) ma poi patteggia con Obama e ritira il proposito.
Il ritorno di Putin al Cremlino nel 2012
Putin in ogni caso è contento di lui, tanto che nel 2012, quando si riprende il Cremlino, nomina Medvedev primo ministro e, anzi, lo manda a rappresentare al suo posto la Russia al G8 di Camp David, negli Usa.
L’8 maggio 2012, al termine del mandato presidenziale, Putin è tornato al comando e Medvedev è stato nominato primo ministro, carica che gli è stata rinnovata nel 2018 e che ha mantenuto fino al 2020.
Nel mentre è diventato anche leader del partito Russia Unita
Fedele alla linea, Dima il liberale il 31 marzo 2014 visita la Crimea che la russi aveva riannesso il 18.
La nomina a vicepresidente del Consiglio di sicurezza
Nel 2020, quando Putin annuncia le riforme costituzionali che, se vorrà e potrà, gli consentiranno in pratica di restare al potere a vita, Medvedev si dimette con tutto il Governo e sembra avviarsi a una precoce (ha solo 55 anni) ma privilegiata pensione.
Medvedev attualmente ricopre l’incarico di vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ma per anni è stato l’alter ego funzionale al potere di Vladimir Putin, con cui si è alternato nelle poltrone di presidente e premier della Russia.
Lo stesso giorno Putin ha nominato Medvedev nel nuovo ufficio di vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, incarico che tuttora ricopre.
Medvedev sarà vice nel Consiglio di sicurezza - Accogliendo le dimissioni di Medvedev, il capo del Cremlino, pur ringraziando l'esecutivo, ha precisato che "non tutto ha funzionato".
La Tass riferisce che Putin ha detto: "Non tutto è stato fatto, ma non tutto riesce sempre in modo completo".
E sulla nuova carica che intende conferirgli: "Ritengo sia possibile, e me ne occuperò nei prossimi giorni, introdurre il ruolo di vice capo del consiglio di sicurezza. Come noto, il presidente è il capo del Consiglio di sicurezza".
Ha inoltre aggiunto che Medvedev "si è sempre occupato di questi temi, come il rafforzamento delle capacità difensive e della sicurezza".
Col suo curriculum, si ritrova nominato vice-segretario del Consiglio di Sicurezza, carica quasi ornamentale soprattutto perché a dirigere il Consiglio c’è Nikolay Patrushev, un duro uscito dai servizi segreti, proprio uno di quei siloviki che da presidente Medvedev si era proposto di ridimensionare.
Un posteggio di lusso, praticamente, ma anche il sentiero migliore verso il dimenticatoio.
Da ex presidente moderato a esponente del fronte più duro
Oggi è considerato uno dei falchi di Mosca nella guerra contro l’Ucraina
Da quando è iniziato il conflitto in Ucraina si è schierato apertamente per l’invasione. Ha chiesto la reintroduzione della pena di morte, ha minacciato più volte le aziende occidentali e gli Usa
Quasi sparisce. Quasi. Perché poi decide di vivere per la quarta volta, rinascendo con gli abiti del falco.
La situazione internazionale si fa sempre più tesa e l’ex moderato e liberale Medvedev si dedica a buttare secchiate di benzina sul fuoco.
È il primo a incitare Putin a mandare al diavolo Zelensky e l’Ucraina. È il primo, una volta partita l’invasione russa, a ipotizzare il ripristino della pena di morte per i traditori della patria.
È il primo a parlare di impiego di armi nucleari in caso di attacco alla Russia.
Il suo forte, in particolare, sono quelle in cui minaccia l’Unione Europea e la Nato di venire travolte dalla potenza delle armi nucleari russe.
Le dichiarazioni contro l’Occidente
Dmitrij Medvedev è tornato alla ribalta internazionale per alcune sue dichiarazioni anti-occidentali che hanno fatto molto scalpore.
Riferendosi a chi è contro la Russia, ha scritto su Telegram: "Mi viene spesso chiesto perché i miei post sono così duri. La risposta è che li odio. Sono bastardi e degenerati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. E finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire”
L’attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza di Mosca, riferendosi a chi è contro la Russia, ha detto: “Li odio. Sono bastardi e degenerati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. E finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire”.
Il club di Bruxelles, in particolare, gli è proprio antipatico, così tanto da definirlo ‘un pericolo per la Russia’.
Quando il ministro francese per l’Economia, Bruno Le Maire, dice che lo scopo delle sanzioni è far crollare l’economia russa, lui ammonisce che “le guerre economiche spesso diventano guerre vere”, come a ipotizzare un conflitto con la Francia.
E poi le sanzioni stesse sono “paragonabili ai metodi della ‘ndrangheta e di cosa Nostra italiane”.
Il piano di pace dell’Italia? “Scritto da grafomani europei sulla base di giornali di provincia e fake news ucraine”.
Fino all’ultima sortita: “Odio gli occidentali. Sono bastardi e fanatici e farò di tutto per farli sparire”.
Il possibile ruolo politico di Medvedev
A prima vista inspiegabile. Ma a un più attento esame forse spiegabilissimo.
Il sistema di potere putiniano sembra reggere al costo umano, economico e politico di questa guerra insensata. Ma è chiaro che un certo dissenso cova sotto il velo dell’apparente coesione.
Molti, inoltre, si aspettano che l’effetto delle sanzioni si faccia sentire nei prossimi mesi, quando l’interruzione dei rapporti con l’Occidente prosciugherà il sistema produttivo russo dei materiali e delle tecnologie che non sa produrre in proprio.
In più, anche al netto delle voci che lo danno per malato, Putin “scadrà” come Presidente nel 2024, data che gli ultimi drammatici eventi hanno reso di colpo più prossima.
Il tono belligerante di Medvedev, dunque, potrebbe anche essere il segnale di una sua “campagna elettorale” per succedere al vecchio mentore sanpietroburghese.
In fondo Dima ha tutto per insediarsi al vertice: è stato presidente di Gazprom, presidente della Federazione e primo ministro, sa tutto dei meccanismi dell’economia e dello Stato russi.
È conosciuto all’estero ed è stato apprezzato in patria.
Una cosa storicamente gli manca: un buon rapporto con i siloviki, gli uomini che controllano le forze armate e i servizi segreti.
Senza di loro in Russia non si va da nessuna parte, come la storia recente dimostra: Mikhail Gorbaciov era il pupillo di Andropov, il capo del Kgb, e Putin addirittura veniva dal Kgb.
