La liturgia dell’Esaltazione della Santa Croce celebra, il 14 settembre, la Croce come mistero dell’amore di Dio e strumento della salvezza: «Di null’altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati».
La festa non esalta la crudeltà della Croce, ma l’Amore che Dio ha manifestato agli uomini accettando di morire in Croce. La Croce è gloria ed esaltazione di Cristo, perché il supplizio infamante viene tramutato in gloria eterna e diventa il simbolo e il compendio della religione cristiana.

Origine e significato della festa
Gli Orientali oggi celebrano la Croce con una solennità paragonabile a quella della Pasqua. Costantino aveva fatto costruire a Gerusalemme una basilica sul Golgota e un’altra sul Sepolcro di Cristo Risorto.
La dedicazione di queste basiliche avvenne il 13 settembre del 335. Il giorno seguente si richiamava il popolo al significato profondo delle due chiese, mostrando ciò che restava del legno della Croce del Salvatore. Da quest’uso ebbe origine la celebrazione del 14 settembre.
A questo anniversario si aggiunse poi il ricordo della vittoria di Eraclio sui Persiani nel 628, ai quali l’imperatore strappò le reliquie della Croce, che furono solennemente riportate a Gerusalemme.
Da allora la Chiesa celebra in questo giorno il trionfo della Croce che è segno e strumento della nostra salvezza. Le feste della santa Croce, prima del 1960, erano due: l’Invenzione della santa Croce, il 3 maggio, e l’Esaltazione della santa Croce, il 14 settembre.
L’attuale festa del 14 settembre celebra la Croce come mistero di salvezza, come bene esprime il prefazio della messa: «Nell’albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dall’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore».
La Croce nel mistero della salvezza
Il Signore, nella sua infinita sapienza, ha voluto salvarci con la sapienza della croce, che è stoltezza per il mondo, ma è sapienza divina per chi crede.
All’origine dell’umanità il peccato e la morte sono entrati nel mondo a causa di un albero, ma “nella pienezza dei tempi” l’albero della croce è diventato il simbolo dell’amore infinito di Dio che ha sacrificato il proprio Figlio per salvarci.
Il Signore ci ha amati fino al punto da dare il suo Figlio per noi; attraverso la sua offerta sul Calvario, nel disonore della croce Cristo ha ottenuto la più grande esaltazione.
Il più grande disonore e la più grande ignominia si sono trasformate in gloria e vittoria per la forza dell’amore. Gesù avrebbe potuto rifiutare o sfuggire la croce, e invece in obbedienza al Padre e per amore dei fratelli l’ha abbracciata, le è andato incontro come uno sposo va incontro alla sposa.
E il frutto di questa unione d’amore è la Chiesa, siamo noi, è la salvezza di tutti quelli che non rifiutano di essere salvati.
La glorificazione di Cristo passa attraverso il supplizio della croce e l’antitesi sofferenza-glorificazione diventa fondamentale nella storia della Redenzione.
Cristo si sottomette volontariamente alla condizione umiliante di schiavo e questo supplizio infamante viene tramutato in gloria eterna. Così la croce diventa il simbolo e il compendio della religione cristiana.
La liturgia della Parola
Le letture bibliche della festa mostrano il passaggio dalla morte alla vita e dall’umiliazione alla gloria.
| Parte della liturgia | Testo biblico | Tema principale |
|---|---|---|
| Prima lettura | Nm 21,4b-9 | Il serpente innalzato nel deserto |
| Salmo responsoriale | Sal 77 (78) | La memoria delle opere del Signore |
| Seconda lettura | Fil 2,6-11 | L’umiliazione e l’esaltazione di Cristo |
| Vangelo | Gv 3,13-17 | Il Figlio dell’uomo innalzato per la salvezza del mondo |
Prima lettura: il serpente di bronzo
La prima lettura ricorda l’infedeltà d’Israele nel deserto e la conseguente punizione di Dio che manda i serpenti velenosi, i quali causano la morte di gran numero d’Israeliti.
«Il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: “Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero”».
«Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì».
Dopo il pentimento del popolo, Dio ordina a Mosè di fare un serpente di rame e metterlo sopra un’asta: «chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita».
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
Questo evento è stato interpretato dal libro della Sapienza come “segno” o “pegno” di salvezza offerto da Dio ad Israele. Il serpente innalzato diventa così una figura profetica della Croce.
Il salmo responsoriale
Il Sal 77 è uno dei più grandiosi del Salterio. Dagli avvenimenti della storia d’Israele e, in particolare, dal ricordo della misericordia di Dio e delle infedeltà del popolo, il salmo cerca di trarre insegnamenti per il presente.
Alcuni Padri hanno attribuito le espressioni del Sal 77 alla storia della passione di Cristo. La liturgia del Venerdì Santo traduce il lamento del salmo nei “rimproveri” rivolti da Cristo al suo popolo infedele.
I versetti ripresi dall’odierno salmo responsoriale possono essere considerati un insegnamento che Cristo rivolge alla sua Chiesa, affinché riponga la sua fiducia in Dio, non dimentichi ciò che egli ha compiuto per lei e sia fedele alla sua alleanza.
Ritornello: Non dimenticate le opere del Signore!
«Ascolta, popolo mio, la mia legge, porgi l’orecchio alle parole della mia bocca. Aprirò la mia bocca con una parabola, rievocherò gli enigmi dei tempi antichi».
«Quando li uccideva, lo cercavano e tornavano a rivolgersi a lui, ricordavano che Dio è la loro roccia e Dio, l’Altissimo, il loro redentore».
«Lo lusingavano con la loro bocca, ma gli mentivano con la lingua: il loro cuore non era costante verso di lui e non erano fedeli alla sua alleanza».
«Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa, invece di distruggere. Molte volte trattenne la sua ira e non scatenò il suo furore».
Seconda lettura: Cristo umiliato ed esaltato
Il grandioso inno paolino della seconda lettura interpreta il mistero di Cristo attraverso lo schema: discesa, spogliazione o abbassamento, incarnazione, ed elevazione o esaltazione, morte e risurrezione.
«Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini».
«Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce».
«Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre».
La croce è l’abisso dell’abbassamento, ma anche l’apice dell’esaltazione nella gloria pasquale. Dinanzi a questo mistero, ogni lingua deve proclamare che “Gesù Cristo è il Signore”.
Il Vangelo secondo Giovanni
La lettura evangelica riporta un brano del colloquio di Gesù con Nicodemo, in cui anche Gesù fa riferimento all’episodio del serpente nel deserto: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo».
«E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».
«Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Per essere salvati, bisognerà “guardare” il Cristo, il Verbo di Dio “disceso” dal cielo e poi “innalzato” sulla Croce, bisognerà cioè credere che Egli è “l’unigenito Figlio di Dio”.
La parola “innalzato” significa, in Giovanni, tanto l’inalberamento di Cristo sul tronco della Croce, quanto la sua esaltazione gloriosa. La Croce è esaltazione dell’amore di Dio per noi: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito».
Il sostantivo greco zōē nel quarto Vangelo non si riferisce alla vita naturale, ma indica la definitività della salvezza, la vita che nemmeno la morte può annientare.
Il primo passo della conversione non è richiesto, ma dato. E il fine di questo dono è la vita eterna per chiunque crede.
I testi propri della Messa
Antifona d’ingresso
Di null’altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.
Colletta
O Padre, che hai voluto salvare gli uomini con la Croce del Cristo tuo Figlio, concedi a noi che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero di amore, di godere in cielo i frutti della sua redenzione. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia. Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo perché con la tua croce hai redento il mondo. Alleluia.
Sulle offerte
Ci purifichi, o Padre, da ogni colpa il sacrificio del Cristo tuo Figlio, che sull’altare della Croce espiò il peccato del mondo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Prefazio: La Croce albero della vita
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Nell’albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dell’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore.
Per mezzo di lui gli Angeli lodano la sua gloria, le Dominazioni ti adorano, le Potenze ti venerano con tremore. A te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza.
A loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell’inno di lode: Santo, Santo, Santo.
Antifona alla comunione
«Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me», dice il Signore.
Oppure: «Chi crede nel Figlio di Dio, non muore, ma ha la vita eterna», dice il Signore.
Dopo la comunione
Signore Gesù Cristo, che ci hai nutriti alla mensa eucaristica, fa’ che il tuo popolo, redento e rinnovato dal sacrificio della Croce, giunga alla gloria della risurrezione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
La Croce come albero della vita
La Croce è l’albero della vita e noi nell’eucaristia ne cogliamo i frutti. Nell’albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché da dove sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dall’albero dell’Eden traeva vittoria, dall’albero della croce venisse sconfitto.
Il simbolo della croce ha sacralizzato per secoli ogni angolo della terra e ogni manifestazione sociale e privata. Oggi rischia di essere spazzato via o peggio strumentalizzato da una moda consumistica.
Tuttavia rimane sempre un simbolo che fa volgere lo sguardo a tutti i «crocifissi» di sempre: i poveri, gli ammalati, i vecchi, gli sfruttati, i bambini subnormali, ecc.
Essi sono i più degni di essere collocati nel «vivo» delle nostre Eucaristie. A noi, figli del «benessere», verrà la salvezza tramite loro, per i quali è sempre valida la parola del Vangelo: «Avevo fame… avevo sete… ero forestiero… ero nudo… ero malato…».
La croce deve essere presente come gemma preziosa piantata nel nostro cuore: essa è segno di amore e ci invita a ricambiare l’amore di Colui che ci ha amati ed è morto per noi.
Dobbiamo ricambiarlo direttamente lodandolo e invocandolo, coltivando quindi una relazione di amore con Gesù crocifisso; ma dobbiamo anche riconoscerlo presente nei fratelli e quindi amarlo, onorarlo e servirlo nel prossimo.
La Croce nella vita cristiana
Eleviamo in alto dentro il nostro cuore il vessillo di vittoria della croce per ammirarlo, per adorarlo e venerarlo, e quando abbiamo motivi di sofferenza, piccoli o grandi che siano, cerchiamo di vedere in essi il mistero della croce e quindi di accettare serenamente e umilmente la prova e offrirla insieme al sacrificio di Gesù.
Guardando alla croce, conosciamo l’amore di Dio, lo vediamo dimostrato in Gesù con le braccia aperte sulla croce, nell’atteggiamento di chi si dona e al tempo stesso è sempre pronto ad accogliere.
Gesù è sempre sulla croce con le braccia aperte donandosi a noi e accogliendoci nelle sue braccia. Anche noi dovremmo vivere nell’amore oblativo che si dona, nella prospettiva di una salvezza che è universale.
Per mezzo della croce infatti Cristo innalza tutta l’umanità, tutta la creazione, e se ci uniamo a Lui, tutto quello che viviamo è un’esaltazione della croce ed è già un anticipo della gloria.
Quanti sono crocifissi per la sofferenza e per le varie prove della vita! Lì dobbiamo saper riconoscere il mistero della croce e vedere come la croce viene esaltata in coloro che la accolgono con umiltà e fede e la vivono nella carità, offrendo quello che è loro dato di soffrire con amore e per tutti.
Non dobbiamo mai distogliere lo sguardo dal crocifisso imparando ad accogliere tutti e a vivere tutto come partecipazione al mistero della croce e della salvezza per tutti.
Allora i drammi e le tragedie che avvengono nel mondo possono essere riscattati, e anche le sofferenze assurde causate dalla stoltezza degli uomini possono rientrare in questo mistero se qualcuno le assume su di sé per offrirle soffrendo con amore e unendole al sacrificio di Cristo che è sempre crocifisso nell’umanità.
La Croce nella tradizione dei Padri
San Leone Magno
Nel luogo chiamato Golgota Cristo viene crocifisso. Attraverso un albero è levata la colpa commessa sotto un albero, e il cibo del peccato è stemperato con il sapore del fiele e dell’aceto.
Giustamente, prima di essere tradito, il Signore aveva detto: «Quando sarò innalzato, trarrò a me tutte le cose», ossia: tratterò della causa di tutto il genere umano e riporterò alla sua integrità la natura un tempo perduta.
In me sarà eliminata ogni infermità, risanata ogni piaga. Non solo la sofferenza della nostra natura di uomini, ma anche l’agitazione dell’intero universo ha dimostrato che Gesù, una volta innalzato, ha tratto a sé ogni cosa.
Tutte le creature, mentre il Creatore pende dal patibolo, sono prese dal pianto, ogni elemento del mondo ha sentito il dolore per i chiodi della crocifissione.
Quel supplizio ha reso partecipe di sé la terra e il cielo, ha spaccato «le pietre», ha aperto i sepolcri, ha spalancato gli inferi, ha nascosto nell’orrore di tenebre dense i raggi del sole.
Era doveroso che il mondo rendesse questa testimonianza al proprio Creatore, per dire che alla morte del Creatore tutte le creature desideravano di finire.
Liberàti, o carissimi, mediante un prezzo così alto e un così mirabile sacramento dalla potestà delle tenebre, fate in modo che il demonio non corrompa, con nessuna arte diabolica, l’integrità del vostro cuore.
Infatti, «se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Lui, che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha consegnato per noi tutti, non ci ha forse tutto donato con lui?».
Sant’Andrea di Creta
Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce.
Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze.
È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni.
È in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno.
Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo.
La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell’albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi.
Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l’inferno non sarebbe stato spogliato.
È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo.
È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte.
Inoltre, la potenza dell’inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l’universo.
La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione.
La celebrazione liturgica della festa
La Liturgia odierna abbia un tono prettamente solenne e pasquale. Si metta in risalto la Croce con una adeguata e generosa composizione floreale e una buona illuminazione, dei ceri accesi in segno di festa.
Si faccia la processione d’ingresso con la croce, possibilmente non croce astile, ma croce senza crocifisso, segno che Cristo è risorto ed è salvezza per tutti coloro che oggi sono crocifissi, i ceri e l’incenso, accompagnata da un inno alla croce.
L’uso liturgico che vuole la Croce presso l’altare quando si celebra la Messa rappresenta un richiamo alla figura biblica del serpente di rame che Mosè innalzò nel deserto: guardandolo gli Ebrei, morsicati dai serpenti erano guariti.
Giovanni nel racconto della Passione dovette aver presente il profondo simbolismo di questo avvenimento dell’Esodo e la profezia di Zaccaria, quando scrive: «Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto».
Possibili momenti celebrativi
- Processione d’ingresso con la croce, i ceri e l’incenso.
- Intronizzazione della croce gloriosa all’inizio della celebrazione eucaristica con l’aspersione.
- Proclamazione delle letture proprie della festa.
- Adorazione e venerazione della Croce.
- Processione della Croce, contemplando alcuni brani dell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate.
- Consegna della luce al termine della celebrazione.
- Composizione floreale con ceppi di legno e gladioli rossi.
Una processione per la solennità dell’Esaltazione della Croce può essere divisa in quattro momenti: il piccolo particolare che si stava esaurendo il vino in una festa, il piccolo particolare che mancava una pecora, il piccolo particolare di avere un fuocherello pronto e del pesce sulla griglia mentre aspettava i discepoli all’alba, il piccolo particolare di chiedere ai discepoli di vedere quanti pani avevano.
La celebrazione può comprendere anche una preghiera sotto la croce per la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, con un brano tratto dall’epistolario di Padre Pio da Pietrelcina.
La Liturgia delle Ore
La festa può essere celebrata anche attraverso l’Ufficio delle letture, le Lodi mattutine, l’Ora media, i Vespri e la Compieta.
Ufficio delle letture
Invitatorio: Adoriamo il Signore, il grande Re. Venite, adoriamo. Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza. Venite, adoriamo.
Antifona: Noi conosciamo te solo, Signore Dio nostro; tu ci doni la pace.
Seconda antifona: Spezza, o Signore, l’arco dei forti, rivestici di vigore; innalza il cuore di quanti ti temono.
Terza antifona: Bisognava che il Cristo patisse per entrare nella sua gloria.
Prima lettura: «Mediante la legge io sono morto alla legge, per vivere per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me».
«Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno».
«Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo».
Responsorio: Noi dobbiamo vantarci nella croce del Signore nostro Gesù Cristo: in lui è la salvezza, la vita, la risurrezione; per lui siamo stati salvati e liberati. Alleluia.
Adoriamo la croce del Signore, celebriamo la sua gloriosa passione: per lui siamo stati salvati e liberati. Alleluia.
Orazione: O Dio, Signore di tutti gli esseri, fa’ che la grazia dello Spirito santo sia fonte di perenne salvezza a chi, redento dal sangue del Figlio tuo versato sul legno della croce, supplice si affida alla tua paterna misericordia.
Lodi mattutine
Antifona al Cantico di Zaccaria: O croce benedetta, che sola fosti degna di portare il Re del cielo e il Signore del mondo. Alleluia, alleluia.
«Benedetto il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo».
«Come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano».
«Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre».
«Di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni».
Preghiera davanti alla Croce
Signore Gesù, noi desideriamo annunziare ai nostri fratelli che Tu, il Figlio inviato dall’Eterno Padre hai subito in silenzio l’ignominia della croce per la salvezza di ogni uomo.
Fa’ che sappiamo accogliere il tuo soccorso, acconsentire ai tuoi suggerimenti. E il mondo, vedendo saprà: saprà che tu ami il Padre compiendo la sua volontà e che questo Amore lo ha salvato. Amen.
Altissimo, glorioso Dio, illumina le tenebre de lo core mio. E damme fede dritta, speranza certa e caritade perfetta, senno e cognoscemento, Signore, che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen.
Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
La celebrazione dell’Esaltazione della Santa Croce conduce così dalla contemplazione del Cristo innalzato alla fede nella sua risurrezione, dalla memoria della passione alla carità concreta verso ogni persona che porta nella propria vita il peso della sofferenza.
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