La santità come cammino di fede

Ogni cristiano è chiamato alla santità. La santità, cioè la pienezza della vita cristiana, non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell’unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri e fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, i suoi comportamenti.

La santità è un cammino graduale che non si percorre tutto in un solo istante. La santità è vivere l’ordinario in modo straordinario, cioè nella gioia e nell’amore.

La chiamata universale alla santità

Dire che la chiamata alla santità è universale significa affermare la possibilità che nell’ordinarietà della vita di ogni uomo accada qualcosa di straordinario: la partecipazione alla vita divina. La santità, infatti, è comunione con Dio che inizia in questa vita con il dono del Battesimo (santità ontologica), si accresce nel cammino di grazia lungo tutta l’esistenza terrena (santità morale) per compiersi definitivamente nella gloria del cielo (santità escatologica).

Essa, dunque, è già da noi posseduta ma ancora in attesa della sua piena maturazione. Pertanto la santità è anche ciò che il cristiano spera di raggiungere non poggiando esclusivamente sulle proprie forze, ma confidando nella misericordia del Signore, nei meriti di Cristo, nell’intercessione della Vergine Maria, lasciandosi plasmare dalla presenza santificante e sanante dello Spirito Santo, cooperando con la sua azione, nella preghiera, nella frequenza ai sacramenti (in particolare Eucaristia e Riconciliazione), con il combattimento spirituale che si rinnova ogni giorno.

Il concilio Vaticano II ha recuperato questa antica consapevolezza, insegnando nel n. 40 della Lumen gentium che tutti i cristiani, di ogni condizione e stato, per il fatto stesso che sono battezzati, sono chiamati a essere santi. La santità è un cammino possibile per tutti, fatto di fedeltà, amore, sacrificio e fiducia in Dio.

La santità si compie ognuno per la sua via, vivendo in modo personale lo stesso mistero di Cristo. «A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo […] Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,7.11-13).

La santità è conformazione a Cristo

La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi. Da quanto, con la forza dello Spirito Santo, sappiamo modellare la nostra vita sulla sua.

Secondo la parola di san Paolo, santo è colui che si conforma a Gesù: «Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo» (Rm 8,29). E sant’Agostino esclama: «Viva sarà la mia vita tutta piena di Te».

Ogni cristiano è chiamato alla santità. Egli deve avere nel cuore un unico desiderio: diventare in tutto conforme a Gesù Signore, unico modello di vera umanità.

Gesù Cristo nostro Salvatore, sussiste in perfetta santità. Perché solo Gesù è santo e perfetto, Dio non riconosce tale nessun'altra persona.

Quindi, se mai dovessimo essere ricevuti dal Padre celeste, dobbiamo essere in Cristo, nella unica e sola grazia di Cristo e nessuno dei nostri meriti. “E per riconciliarli tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la croce, sulla quale fece morire l’inimicizia” (Efesini 2:16).

A causa dell'opera di Cristo sulla croce, l'uomo non può più tentare di essere santo osservando la legge di Dio. Non può più diventare santo per mezzo delle opere buone, per mezzo di azioni giuste o sforzi umani.

Al contrario, il Padre accetta un solo uomo come santo: il nuovo, uomo risorto. Quando quest'uomo presentò davanti a Suo Padre tutti coloro che credono in lui, Paolo ci Dice che il Padre rispose di riceverli: “A lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio” (leggere Efesini 1:6).

Facciamo parte del corpo di quest'uomo santo e senza peccato. “Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua” (1 Corinzi 12:27).

Siamo diventati ossa delle ossa di Cristo e carne della Sua carne e siamo stati adottati nella Sua famiglia: “Così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro” (Romani 12:5).

Poiché siamo in Cristo siamo stati resi santi. “Se la radice è santa, anche i rami sono santi” (Romani 11:16). “Io sono la vite, voi siete i tralci” (Giovanni 15:5).

Il cammino verso la santità non avviene per mezzo delle abilità umane, ma attraverso la fede nel nostro Signore Gesù Cristo. Siamo santi se riposiamo nella santità di Cristo! La nostra santità è la Sua santità, che fluisce in noi, Suoi tralci, dalla radice.

La santità come partecipazione alla vita divina

Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce la santità cristiana come l’opera di santificazione in noi, scaturente dalla Grazia santificante o Deificante ricevuta nel Battesimo.

  • Fonte: La santità è il dono gratuito che Dio fa della sua vita, infusa nella nostra anima dallo Spirito Santo per guarirla dal peccato e santificarla (n° 1999).
  • Nome: È chiamata Grazia Santificante o Deificante.
  • Obiettivo: La Santità è la sorgente in noi dell’opera di santificazione, che ci rende capaci di agire sotto la spinta dello Spirito Santo, crescendo nella virtù, e ci prepara alla Gloria della Vita eterna (n° 1999).

In sintesi, la santità è partecipazione alla Vita stessa di Dio e la sua piena fioritura nella vita del fedele.

L’offerta della grazia non è venuta meno, lo Spirito Santo è presente nella Chiesa per portare al mondo la salvezza, inabita i credenti per condurli alla mèta finale.

Non possiamo dimenticare che con la missione del Figlio e quella dello Spirito qualcosa di straordinario è avvenuto nel mondo ed invisibilmente continua ad accadere nella nostra quotidianità.

Un cammino personale e originale

La via della santità non omologa e non è riciclabile, è sempre una via originale e inedita, anche quando traccia un sentiero che è percorso da molti altri.

Che cos’è la Santità? Ciascuno di noi può avere una concezione particolare della Santità, secondo l’esempio di santi che ha conosciuto, amato e onorato nella propria vita.

C’è chi seguendo le tracce e l’esempio di San Francesco, definisce la santità come imitazione radicale di Cristo e del Vangelo vissuta in povertà e umiltà. Per chi ammira San Bruno di Colonia, fondatore dell’Ordine Certosino, la santità si raggiunge attraverso la vita contemplativa, nella solitudine e nel silenzio del deserto, lontani dalle distrazioni del mondo per concentrarsi sull’essenziale e unirsi profondamente a Dio.

C’è poi tutta la schiera di quanti seguono con interesse i profili dei nuovi santi del XXI secolo, trovando per esempio in Carlo Acutis l’emblema della santità da proporre ai giovani d’oggi.

Secondo questo giovanissimo santo, la santità è essere originali e non fotocopie, realizzando il progetto d’amore unico che Dio indica a ciascuno, servendosi di un’autostrada originale verso il Cielo: la Santa Eucaristia.

Ci sono dunque tante forme di santità quanti sono gli esseri umani sulla terra! Ma ciò che è certo è che, nello zaino del pellegrino, non può mancare questo santo desiderio di mettersi in cammino per rinnovare la propria vita rendendola migliore, nell’incontro col Signore e con i suoi amici, passati e presenti.

La santità nella vita quotidiana

L’esortazione «Gaudete et exsultate», per esplicito volere del suo autore, non è un trattato sulla santità, ma un invito a porre davanti a sé questa via che conduce a pienezza la vita.

L’ordinario, la vita semplice e quotidiana vista come spazio che Dio offre per rendere visibile lo straordinario, cioè, l’amore di Dio concreto e storico, che va incontro all’uomo per dare un senso a tutto quello che, senza di Lui, non ha senso.

Nel caso del cardinale vietnamita, il carcere come luogo teologico dove vivere l’amore di Dio e rendere testimonianza della bellezza della vita. Per noi, il nostro lavoro, la nostra casa, il nostro ambiente concreto dentro cui scorrono le ore del nostro tempo.

Francesco, citando il cardinale vietnamita Francesco Saverio Nguyên Van Thuân, che ha passato molti anni della sua vita in carcere, scrive: «“Vivo il momento presente, colmandolo di amore”; e il modo con il quale si concretizzava questo era: “Afferro le occasioni che si presentano ogni giorno, per compiere azioni ordinarie in un modo straordinario”» (GeE 17).

Una santità «feriale», «della porta accanto», «della classe media», che si realizza attraverso gesti quotidiani che fanno gustare il dolce sapore del vangelo.

La santità è un viaggio; la santità non si può comprare, né si può guadagnare con le forze umane. È un viaggio che si deve fare alla presenza di Dio.

Nessun'altro può farlo per te. Si può pregare perché qualcuno sia santo, ma ogni persona deve lavorare per la santità.

La semplice santità di tutti i cristiani può essere raggiunta solo con l'aiuto di quattro elementi essenziali: il coraggio, la speranza, la grazia (divina) e la conversione.

La pazienza, la fragilità e la conversione

Sono necessari lunghi anni fatti di sacrificio e rinnegamento di sé verso la conquista delle virtù senza le quali nessuno potrà mai rimanere saldo nella volontà di Dio.

Per questo motivo bisogna rivestirsi di tanta pazienza, con se stessi, con gli altri, con la storia che si presenta dinanzi ai nostri occhi.

La santità è l’opera per eccellenza dello Spirito Santo che è simile ad un sapiente scultore: prende un blocco di marmo e giorno per giorno, con il suo martello e il suo scalpello, trae il suo capolavoro.

Lo ha già in mente, ma sa che ci vuole del tempo per poterlo realizzare. Ora, se lo Spirito Santo ha pazienza con noi, tanto più dobbiamo averne noi.

Tutti ci scontriamo con la nostra fragilità, con le nostre cadute, con la nostra strana testardaggine. Non dobbiamo lasciarci andare.

Non dobbiamo scoraggiarci se non riusciamo ad essere subito capaci di amare come vorremmo. Non dobbiamo cadere in crisi e tirare i remi in barca.

La cosa importante è vivere ogni istante della nostra esistenza come un’occasione per crescere in sapienza, età e grazia come faceva Gesù.

È un’opera che dura una vita e per questo non possiamo ritirarci o dire “basta, non ci riuscirò mai!”. Dobbiamo semplicemente lasciarci scolpire dallo Spirito Santo e non opporre resistenza con i nostri pensieri bacati e impastati di vanità.

La prima battaglia verso la conquista di una santità più alta è contro di noi, contro i nostri progetti che sono male orientati e assai condizionati dal peccato, nostro e altrui.

È allora di acciaio e il nostro cammino di santificazione diventa quanto mai complicato. Se vogliamo crescere e realizzare la nostra vocazione dobbiamo imitare Gesù che saliva sul monte ogni giorno e si metteva in comunione con il Padre e gli chiedeva insistentemente che mandasse su di lui lo Spirito Santo perché ricolmasse il suo cuore di pensieri e propositi santi e la sua umanità di grazia celeste.

La conversione come svolta quotidiana

Il tema principale del tempo santo di Quaresima è la “conversione”. Il tema della nostra riflessione di oggi è “La Conversione come cammino e percorso di santità”.

Questa riflessione si basa sull'esortazione apostolica di Papa Francesco "Gaudete et Exultate", pubblicata il 19 marzo 2018.

Questa esortazione ci invita a riscoprire la santità nel mondo contemporaneo. Parlando di santità Papa Francesco dice: “Santità significa camminare alla presenza di Dio senza rinfacciare”.

Parlando di conversione, Papa Francesco dice: «Conversione, ogni giorno, non significa che ci si deve picchiare come penitenza per aver commesso un male:. ».

Parla invece di piccole conversioni che ognuno può fare nella propria vita quotidiana. Continua: «Se riesci a non parlare male di un altro, sei sulla buona strada per diventare santo. È così facile. Ogni volta che vuoi criticare un vicino, un collega, morditi un po' la lingua. La lingua si gonfierà un po', ma il tuo spirito sarà più santo in questo viaggio”.

Il cammino verso la santità è semplice. La vita cristiana richiede impegni concreti e combattimenti spirituali per crescere nella santità.

Non c'è cammino verso la santità senza qualche rinuncia e senza un combattimento spirituale. La conversione è una grazia che dobbiamo sempre chiedere: “Signore, dammi la grazia di migliorare. Dammi la grazia di essere un buon cristiano”.

Nel Vangelo di Matteo capitolo 21, abbiamo la parabola di un padre che chiede ai suoi due figli di andare a lavorare nella sua vigna.

All'invito del padre, il primo figlio risponde impulsivamente: "No, non ci vado", ma poi si pente e va: invece il secondo figlio, che risponde subito "sì", in realtà non lo fa.

L'obbedienza non consiste nel dire "sì" o "no", ma nell'agire, nel coltivare la vigna, nel realizzare il Regno di Dio, nel fare il bene.

La vita cristiana esige conversione, allo stesso tempo Dio è paziente con ognuno di noi. Dio non si stanca, non desiste dopo il nostro “no”; ci lascia liberi anche di allontanarci da Lui e di sbagliare.

Ma Egli attende con ansia il nostro “sì”, per accoglierci nuovamente tra le sue braccia di Padre e per ricolmarci della sua sconfinata misericordia.

La preghiera e i sacramenti

La preghiera è via necessaria perché è l’unica via per rinnegare se stessi, immergersi nel cuore di Dio e dimenticare le cose del mondo.

La preghiera, se fatta con fede e con le giuste disposizioni d’animo, è la migliore terapia contro l’attaccamento alle cose del mondo e la schiavitù che esse provocano.

Il Santo Padre Benedetto XVI nell’udienza del 13 aprile 2011 rispondeva a tale domanda con estrema chiarezza e semplicità: «essenziale è non lasciare mai una domenica senza un incontro con il Cristo Risorto nell'Eucaristia; questo non è un peso aggiunto, ma è luce per tutta la settimana.

Non cominciare e non finire mai un giorno senza almeno un breve contatto con Dio. E, nella strada della nostra vita, seguire gli “indicatori stradali” che Dio ci ha comunicato nel Decalogo letto con Cristo, che è semplicemente l'esplicitazione di che cosa sia carità in determinate situazioni.

Mi sembra che questa sia la vera semplicità e grandezza della vita di santità […] Questa è la vera semplicità, grandezza e profondità […] dell'essere santi».

La mistagogia si vive secondo i tempi dell’’anno Liturgico. La mistagogia del tempo di Avvento-Natale si attua con il passaggio dal visibile all’invisibile.

Ciò che era visibile nel nostro Salvatore è passato nei suoi misteri. «La catechesi liturgica mira a introdurre nel mistero di Cristo (mistagogia) in quanto procede dal visibile all’invisibile, dal significante a ciò che è significato, dai “sacramenti” ai “misteri”» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1075).

La mistagogia del tempo di Quaresima-Pasqua è mistagogia di purificazione e di conversione, di «rinnovamento della nostra vita» (immutemur habitu) e di contemplazione.

Caratteristica della mistagogia non è la preparazione previa ai misteri, ma l’approfondimento successivo ad essi, già celebrati ed operanti.

Dopo aver portato a compimento i giorni dell’ottava di Pasqua, comincia il lungo cammino di gioia pasquale che dura fino a Pentecoste e che da sempre è il tempo della mistagogia non solo per i neofiti appena rinati nelle acque battesimali, ma anche per tutti i credenti.

Soprattutto per quelli che hanno alle spalle un lungo cammino di fede e hanno bisogno continuamente e sempre più veramente di «nascere dall’alto» (Gv3,7).

La Pasqua, giorno del Risorto, segna l’ingresso del Cristo glorioso nella vita di Dio e hanno inizio le sue manifestazioni ai discepoli.

L’Ascensione indica il punto culminante del grande movimento di esaltazione, successivo al suo abbassamento fino alla morte di croce. La Pentecoste, compimento dell’unica grande celebrazione pasquale, celebra l’effusione sulla Chiesa dello Spirito del Risorto.

Il successivo tempo ordinario diventa, per i battezzati e confermati che partecipano ogni domenica all’Eucaristia, un programma dui una sempre più profonda immersione nel mistero della salvezza (mistagogia), seguendo le orme lasciate da Gesù durante la sua vita pubblica.

Il tempo mistagogico diventa così discepolato, sequela e missione.

La santità è un cammino comunitario

Il pellegrinaggio è una testimonianza di fede viva che indica un cammino di rinnovamento ecclesiale. Così il pellegrinaggio diviene la visibilità del cammino interiore di ogni cristiano che è chiamato a far crescere la fede battesimale fino a raggiungere la pienezza dell’uomo nuovo in Cristo.

Questo cammino spirituale, come il pellegrinaggio, richiede la fatica del “buio della fede”, del sacrificio della rinuncia all’egoismo, l’apertura all’altro e il sostegno fraterno, soprattutto quando la strada si fa dura o è in salita.

Nessuno può vivere da solo sia umanamente che nella vita di fede. Insieme dobbiamo camminare verso Dio, sostenuti dalla Madonna e cantando come lei la misericordia divina.

“Cantiamo da viandanti. Canta, ma cammina. Canta per alleviare le asprezze della marcia, ma cantando non indulgere alla pigrizia. Canta e cammina. Che significa camminare? Andare avanti nel bene, progredire nella santità…devi avanzare nella retta fede, devi progredire nella santità. Canta e cammina” (Disc. 256,1.2.3).

L’appartenenza al popolo santo di Dio, per accogliere la santità come dono di Dio, è un vincolo di cui non possiamo fare a meno, non è qualcosa di marginale bensì costitutivo.

Il cammino di santità non può essere pensato in termini individualistici o in conflitto con gli altri. È un cammino di popolo, dentro cui si trovano le singole persone.

L’habitat della santità a cui Gesù Cristo ci ha dato accesso è la vita del popolo. Ma chi è questo popolo che, a volte con molta enfasi, chiamiamo santo?

È la mia famiglia, sono i miei vicini, i miei colleghi, gli amici del calcetto, quelli del muretto o del circolo, coloro con cui condivido la mia vita quotidiana.

Il popolo di Dio, santo per vocazione, sono tutti coloro che mi circondano e che consapevolmente o inconsapevolmente mi mostrano il volto di Cristo risorto.

Non si sta parlando di una santità al ribasso, ma di una santità che si abbassa, che diventa concreta e accessibile a tutti, che contagia, che seduce, che provoca e invita all’imitazione.

Una santità fatta di buone azioni, di buon umore, di rispetto, di attenzione, di ripresa del dialogo, di attesa amorosa, di vita concreta.

Non si diventa santi da soli: il marito e la moglie sono chiamati a diventare santi insieme e a introdurre i propri figli dentro la loro vita santa; il presbitero è chiamato a diventare santo dentro la comunità che è chiamato a presiedere e non nonostante la comunità, la stessa cosa vale per i religiosi; il vescovo è chiamato a diventare santo dentro il presbiterio che gli è stato affidato e non senza i suoi presbiteri.

Siamo il corpo di Cristo, come Chiesa, perché tutti insieme siamo chiamati a vivere della stessa santità di Cristo.

Dentro questa Chiesa, ortodossia e ortoprassi non sono due cose separabili, si complicano e si esplicitano reciprocamente.

Il primo segno della vera santità è sentire il bisogno di non poter fare a meno degli altri; l’individualismo e la pretesa di autosufficienza non possono essere percorribili alla luce del vangelo; abbiamo bisogno gli uni degli altri, di sentire che la nostra vita è inserita in quella del popolo di Dio, dentro cui lo Spirito aleggia.

La carità come forma concreta della santità

Papa Francesco nella sua ultima esortazione Gaudete et exultate ha cercato di far luce soprattutto sull’aspetto missionario della santità morale, quello che coinvolge le relazioni con gli altri, inevitabilmente presenti lungo il cammino della vita.

L’incontro con l’altro, infatti, può essere occasione di santificazione oppure di peccato: molto dipende da noi, dal nostro vivere in Dio o senza di Lui.

Presupponendo l’aspetto essenziale della vita sacramentale e della lotta ascetica personale, la carità verso il prossimo è una realtà da cui non si può prescindere se si vuole diventare santi come Dio vuole.

Ma più che un dovere essa è una necessità per il cristiano che, amando Dio sopra ogni cosa, non può fare a meno di comunicare questo grande amore a chi condivide con lui il tempo della sua quotidianità.

Perciò egli è tanto impegnato ad amare Dio, ad unirsi a Lui, a domandare la sua grazia, quanto ad amare il prossimo, a realizzare autentiche amicizie, a provvedere alle necessità dell’altro, persino a cercare occasioni per renderlo felice, consapevole che in ogni uomo c’è un profondo desiderio di amore.

Il Santo Padre insiste molto nel valorizzare la grandezza e l’importanza dei più piccoli atti di carità verso il prossimo secondo l’insegnamento evangelico: si tratta di una costante attenzione alle esigenze dell’altro che, in definitiva, scaturisce dall’amore di Dio in noi.

Si comprende allora come davvero l’ordinarietà della vita si trasformi in qualcosa di straordinario ed anche i miracoli divengano possibili.

«Tutto è possibile a chi crede» (Mc 9,23) dice Gesù, perché basta la sua grazia e la sua forza per potere tutto (cfr. 2Cor 12,9; Fil 4,13).

Il cristiano che ha in sé questa certezza, crescendo ogni giorno nell’intimità con il Signore, si incammina per le vie della santità trascinando con sé tanti altri, perché la presenza di Dio in lui risplende, si manifesta in tanti modi a lui stesso sconosciuti, misteriosamente tocca i cuori e li orienta a Dio.

Si tratta di un cammino che non ha nulla di egoistico, in quanto apre alla relazione interpersonale e necessariamente, quando è autentico, rende le relazioni più umane.

In concreto, colui che si santifica, santifica anche gli altri: come «luce del mondo» (Mt 5,14) irradia speranza e come «sale della terra» (Mt 5,13) insaporisce ogni cosa con l’amore, così le sue opere buone, compiute nello Spirito di Dio, muovono i cuori a lodare il Padre (cfr. Mt 5,16), da cui ogni santità ha origine.

Fede, speranza, umiltà e perseveranza

I Santi e i Beati sono modelli perché hanno vissuto virtù evangeliche in modo straordinario e credibile.

  • Fede incrollabile, capace di resistere alle prove e alle incertezze;
  • Carità concreta, che si traduce in gesti di amore verso gli altri;
  • Perseveranza, anche quando la vita presenta ostacoli dolorosi;
  • Umiltà, che permette di riconoscere i propri limiti e affidarsi a Dio;
  • Coraggio, soprattutto nei momenti in cui la fede richiede scelte controcorrente;
  • Gioia, quella gioia interiore che nasce dalla vicinanza con Dio e che non dipende dalle circostanze esterne.

La loro grandezza sta nella capacità di trasformare ogni fragilità in un luogo di grazia.

Fede e Devozione: Una profonda e sincera relazione con Dio, qualunque sia il Nome che Egli ha per noi.

Carità e Servizio: Amore disinteressato verso il prossimo, espresso attraverso azioni concrete e di aiuto gratuito, impregnate di bontà e mitezza.

Umiltà: La consapevolezza dei propri limiti è indispensabile nell’atelier della santità, al fine di evitare e rifiutare qualsiasi forma di orgoglio, che esalti la nostra persona a scapito di quella altrui.

Preghiera e Meditazione: Componente indispensabile per crescere sul cammino della santità è senz’altro la pratica costante della preghiera, per rafforzare l’unione spirituale con Dio e con i fratelli, in un esigente cammino di disciplina personale.

Penitenza e Sacrificio: La rinuncia volontaria a desideri o piaceri materiali è una pratica costante per quanti desiderano purificare lo spirito.

Virtù Cardinali e Teologali (nella tradizione cristiana): Alimentare interiormente uno spirito di prudenza, di giustizia, di fortezza, di temperanza, di fede, speranza e carità.

Discernimento: Per camminare in santità e giustizia verso una vita felice, che irradi bontà verso tutti, è indispensabile coltivare la capacità di distinguere il bene dal male, ciò che è spiritualmente utile da ciò che non lo è, onde evitare cammini sterili.

In sintesi, la “ricetta” per la santità è spesso considerata un impegno costante nella crescita morale e spirituale, che lascia molto spazio all’originalità di ciascuno (originali e non fotocopie!), piuttosto che una serie di pratiche meccaniche ripetute senza carità e con intenti di perfezionismo…

Gli ostacoli e il combattimento spirituale

La prima battaglia verso la conquista di una santità più alta è contro di noi, contro i nostri progetti che sono male orientati e assai condizionati dal peccato, nostro e altrui.

Seguire i nostri pensieri quando questi non collimano con la volontà di Dio è quanto mai deleterio.

Oggi siamo in guerra, ossia in una lotta contro il nemico/diavolo. Il male dell'odio, della guerra, dell'egoismo, dell'indifferenza e dell'orgoglio ci trattiene o ci frena dal cercare Dio e la sua volontà.

Qual è l'arma per vincere questa battaglia? Abbiamo bisogno di Santi. Abbiamo bisogno di persone che vivono Le beatitudini nella loro vita quotidiana.

La vita cristiana è una condizione di completa semplicità che costa non meno di tutto. Dobbiamo essere disposti a dare il nostro 100%, una completa sottomissione, un fiat come Maria nostra Madre.

In tutto questo, però, non manca il segno della Croce, che si presenta sotto varie forme, spesso nell’incomprensione, talvolta nell’ostilità di alcuni e persino dell’invidia di altri, perché sempre il demonio fa guerra ai figli di Dio, tentando di farli desistere dai loro santi propositi.

Bisogna ricordare l’insegnamento luminoso di san Paolo circa la lotta del cristiano: essa non è contro le creature fatte di carne e sangue, non è contro gli altri uomini che si fanno suoi nemici, ma contro gli spiriti del male, le potenze demoniache che dominano le tenebre (cfr. Ef 6,12) e odiano la santità dell’uomo perché odiano Dio.

Tale combattimento si affronta rivestendosi dell’armatura di Cristo (cfr. Ef 6,13), che innanzitutto è la sua grazia che mai abbandona chi confida in Lui, ed anche affidando la propria vita alla Madre di Dio, chiamata a schiacciare la testa del serpente (cfr. Gn 3,15), a trionfare su tutte le eresie, a cooperare con lo Spirito Santo per la santificazione dei fedeli.

La santità della Chiesa tra dono e fragilità

La santità noi viviamo è sempre nella linea e nella logica del dono che riceviamo, «nonostante» la nostra vita non sia uno splendore.

La fede ci dice che la Chiesa è il luogo storico, ma non esclusivo, dove agisce lo Spirito di Dio. In riferimento alla Chiesa, la dimensione della santità e del peccato coesistono; essa è santa e peccatrice.

La santità della Chiesa sta in quel potere di santificazione che Dio esercita in essa malgrado la peccaminosità umana.

La santità della Chiesa è espressione dell’amore di Dio che non si lascia vincere dall’incapacità dell’uomo.

Dio continua, nonostante tutto, a essere buono con l’uomo, non cessa di accoglierlo proprio in quanto peccatore, si rivolge verso di lui, lo santifica e lo ama.

La santità della Chiesa si realizza nella situazione paradossale, nella quale il divino si rende accessibile attraverso mani indegne.

Sin dai tempi del Gesù storico, la sua santità si mescola con il peccato degli uomini; riecheggiando il vangelo possiamo dire che grano e zizzania crescono insieme, il fuoco dal cielo non viene invocato quando sono allontanati dalla Samaria, Gesù non scenderà dalla croce per punire i suoi crocifissori; Gesù si fa peccato, si mescola con i peccatori, prende su di sé il peccato di tutti, mostrando cosa sia la santità.

Nella santità della Chiesa, ben poco santa rispetto all’aspettativa umana di assoluta purezza, non si svela forse la vera santità di Dio che è amore?

Un amore che non si allontana dalle situazioni concrete, ma si sporca della sporcizia umana.

Tenendo presente questo, la santità della Chiesa può mai essere qualcosa di diverso dal portare gli uni i pesi degli altri?

La santità della Chiesa comincia con il sopportare le difficoltà degli altri e si sviluppa nel sorreggere gli altri; qualora, però viene meno il sopportare, cessa anche il sorreggere, e l’esistenza priva del sostegno precipita nel vuoto.

Per vivere una vita santa, il cristiano non si fa forte né della propria intelligenza né della propria capacità eroica, ma si abbandona, si affida, confida, lascia fare quello che Dio stesso vuole operare in lui e con lui.

La santità come disponibilità, senza calcolo e senza ricerca di convenienze, a mettersi nelle mani di Dio: «La sua amicizia ci supera infinitamente, non può essere comprata da noi con le nostre opere e può solo essere un dono della sua iniziativa d’amore. Questo ci invita a vivere con gioiosa gratitudine per tale dono che mai meriteremo, dal momento che “quando uno è in grazia, la grazia che ha già ricevuto non può essere meritata”. I santi evitano di porre la fiducia nelle loro azioni» (GeE 54).

Santi e beati: testimonianze concrete

I Santi e i Beati sono modelli di fede che accompagnano il cammino dei cristiani, offrendo esempi concreti di vita evangelica vissuta nella quotidianità.

Nel cammino della Chiesa, rappresentano due tappe diverse ma profondamente unite nella testimonianza della fede.

Un santo è una persona che, dopo la morte, è stata riconosciuta ufficialmente come esempio luminoso di virtù cristiane e di vita evangelica.

La Chiesa, attraverso il processo di canonizzazione, dichiara che quella persona vive nella gloria del cielo e intercede per i fedeli.

La canonizzazione è un atto solenne e universale: il santo può essere venerato in tutto il mondo cattolico e la sua vita diventa un modello per l’intera comunità cristiana.

Il titolo di beato, invece, rappresenta una tappa precedente. Un beato è una persona che ha vissuto in modo esemplare la fede, mostrando virtù eroiche e una testimonianza capace di ispirare gli altri, ma che non è ancora stata proclamata santa.

La beatificazione riconosce che quella persona è in cielo, ma la sua venerazione è limitata a una regione, una diocesi, un ordine religioso o una comunità specifica.

Il percorso che porta una persona alla santità è lungo e accurato. La Chiesa richiede generalmente un miracolo per la beatificazione e due miracoli per la canonizzazione, segni che attestano l’intercessione del candidato presso Dio.

La differenza principale tra santi e beati riguarda quindi l’estensione della venerazione e il grado di certezza con cui la Chiesa riconosce la loro intercessione.

In ogni caso, sia i santi che i beati sono proposti come modelli di vita cristiana, esempi concreti di come il Vangelo possa essere vissuto nella quotidianità.

Modelli di santità nella vita della Chiesa

San Francesco d’Assisi

San Francesco d’Assisi è una delle figure più amate e universali della cristianità. Nato ad Assisi nel 1182, visse una giovinezza spensierata prima di incontrare Cristo nel volto dei poveri e dei lebbrosi.

La sua conversione fu radicale: abbandonò ogni ricchezza per vivere nella povertà più totale, riconoscendo in ogni creatura un fratello e una sorella.

La sua spiritualità è un canto alla libertà interiore, alla pace e alla fraternità universale.

Seguirlo oggi significa imparare a vivere con essenzialità, a custodire la natura e a riconoscere la presenza di Dio nelle piccole cose.

Santa Rita da Cascia

Santa Rita da Cascia è conosciuta come la “santa degli impossibili” perché la sua vita fu segnata da prove dolorose che affrontò con una fede incrollabile.

Moglie e madre, visse un matrimonio difficile e la perdita dei figli, ma non smise mai di credere nella forza del perdono e della pace.

La sua capacità di trasformare il dolore in offerta e la sofferenza in preghiera la rende un modello per chi vive situazioni familiari complesse o cerca riconciliazione.

San Pio da Pietrelcina

San Pio da Pietrelcina è uno dei santi più venerati del Novecento. Le stimmate, la capacità di leggere i cuori e la sua dedizione al sacramento della confessione lo resero un punto di riferimento spirituale per milioni di fedeli.

La sua vita fu segnata da sofferenze fisiche e morali, ma egli trasformò tutto in offerta d’amore.

La sua spiritualità era centrata sull’Eucaristia, sulla preghiera costante e sulla misericordia.

Seguirlo significa riscoprire la forza della preghiera quotidiana, della Messa e della fiducia totale in Dio.

San Giuseppe

San Giuseppe è il custode silenzioso della Sacra Famiglia, un uomo giusto che visse la santità nella quotidianità.

Non compì miracoli spettacolari, ma la sua vita fu un capolavoro di fedeltà, responsabilità e amore.

Lavoratore instancabile, padre affettuoso e sposo fedele, rappresenta la santità nascosta, quella che si costruisce nei gesti semplici e concreti.

Seguirlo significa vivere con umiltà, proteggere chi ci è affidato e affrontare la vita con fiducia nella Provvidenza, sapendo che Dio parla anche nel silenzio.

Santa Teresa di Calcutta

Santa Teresa di Calcutta è il volto della carità nel mondo contemporaneo. La sua vita tra i poveri, i malati e gli abbandonati è un esempio di amore concreto e radicale.

La sua spiritualità era semplice e profonda: vedere Cristo in ogni persona, soprattutto nei più piccoli e nei più sofferenti.

Anche nei momenti di aridità spirituale, continuò a donarsi senza riserve.

Seguirla significa imparare a riconoscere Cristo nei poveri e a trasformare ogni gesto quotidiano in un atto d’amore.

San Giovanni Paolo II

San Giovanni Paolo II è stato uno dei papi più influenti della storia moderna. La sua vita fu un inno alla speranza, alla dignità umana e alla misericordia.

Sopravvissuto alla guerra, alla perdita della famiglia e a un attentato, visse ogni prova con fede incrollabile.

Amò profondamente i giovani, fondò la Giornata Mondiale della Gioventù e parlò al mondo con un linguaggio nuovo, capace di unire fermezza e tenerezza.

San Benedetto da Norcia

San Benedetto da Norcia è il padre del monachesimo occidentale e patrono d’Europa. La sua Regola, “Ora et labora”, è un equilibrio perfetto tra preghiera e lavoro, tra contemplazione e azione.

La sua vita è un invito all’ordine interiore, alla disciplina e alla ricerca della pace.

Seguirlo significa imparare a vivere con armonia, a dare un ritmo spirituale alle giornate e a costruire comunità fondate sull’ascolto e sul rispetto.

Santa Chiara d’Assisi

Santa Chiara d’Assisi è la luce della contemplazione. Seguì Francesco con coraggio, scegliendo la povertà e la preghiera come via di libertà.

La sua vita è un invito alla fiducia totale in Dio, alla bellezza del silenzio e alla forza dell’adorazione.

Seguirla significa riscoprire la pace interiore e la gioia della semplicità.

San Carlo Acutis

San Carlo Acutis è uno dei santi più giovani della Chiesa contemporanea. Nato nel 1991, visse una vita semplice ma profondamente radicata nell’Eucaristia, che definiva “la mia autostrada per il cielo”.

Appassionato di informatica, utilizzò il web per evangelizzare, creando la mostra sui miracoli eucaristici oggi diffusa in tutto il mondo.

La sua fede limpida, la sua carità quotidiana e la sua gioia contagiosa hanno toccato migliaia di persone.

Il 7 settembre 2025 è stato proclamato santo, diventando un modello universale per i giovani e per chi cerca Dio nella vita ordinaria.

Seguirlo significa mettere l’Eucaristia al centro, usare i propri talenti per il bene e vivere con un cuore semplice e autentico.

Beato Pier Giorgio Frassati

Il Beato Pier Giorgio Frassati è uno dei beati più amati dai giovani e dalle famiglie. Nato a Torino nel 1901, visse solo ventiquattro anni, ma la sua vita fu un’esplosione di fede, gioia e carità.

Studente, alpinista, amico generoso, dedicava le sue giornate ai poveri, ai malati e agli ultimi, sempre in modo discreto, senza mai cercare riconoscimenti.

Seguirlo significa imparare a vivere la fede nella normalità, trasformando ogni incontro in un’occasione per amare.

Beata Chiara “Luce” Badano

La Beata Chiara “Luce” Badano è una delle figure più luminose della santità contemporanea. Nata nel 1971, visse un’adolescenza normale, fatta di amicizie, sport e sogni.

A sedici anni scoprì di avere un tumore osseo molto aggressivo. La sua risposta fu sorprendente: non si chiuse nella disperazione, ma trasformò la sofferenza in un’offerta d’amore.

La sua serenità, la sua dolcezza e la sua capacità di consolare gli altri anche nel dolore più grande sono un esempio di fede pura e radicale.

Beato Carlo Gnocchi

Il Beato Carlo Gnocchi è un modello straordinario di carità intelligente e coraggiosa. Cappellano militare durante la Seconda Guerra Mondiale, assistette a sofferenze indicibili e promise a Dio che avrebbe dedicato la vita ai più fragili.

Tornato dalla guerra, fondò la “Fondazione Pro Juventute”, dedicata ai bambini mutilati e ai piccoli segnati dalla malattia o dalla povertà.

La sua carità non era solo assistenza materiale, ma un accompagnamento umano e spirituale che restituiva dignità e speranza.

Come vivere il cammino di santità

Seguire i Santi e i Beati non significa ripetere le loro opere in modo identico, ma lasciarsi ispirare dal loro modo di vivere il Vangelo.

  • Possiamo imparare da San Francesco a vivere con più sobrietà, a ridurre il superfluo e a coltivare la gratitudine;
  • Da Madre Teresa possiamo prendere l’abitudine di un piccolo gesto di gentilezza quotidiana, rivolto a chi è solo, scoraggiato o invisibile;
  • Da San Giuseppe possiamo imparare a vivere il lavoro come servizio e non come competizione;
  • Da San Pio possiamo riscoprire la forza della preghiera costante, anche breve, ma sincera;
  • Da Santa Rita possiamo imparare a perdonare e a ricucire relazioni ferite;
  • Da San Carlo Acutis possiamo usare la tecnologia in modo sano, creativo e orientato al bene.

In altri termini, questa è l’essenza di una quotidianità vissuta con Cristo, in Cristo e per Cristo ed è senz’altro possibile per chiunque lo voglia.

Coltivando una sana vita di fede, infatti, il fedele possiede il dono di quella grazia che informa e santifica la sua anima e di quella carità che perfeziona il suo agire, così l’ordinarietà della sua vita, gli impegni di ogni momento sono permeati dal soprannaturale, acquistano valore e merito davanti a Dio.

La nostra identità cristiana è che siamo figli, caria Dio. Questa è la nostra forza: siamo amati da Dio.

Riconoscere questa verità richiede una conversione in un modo che ci porta a pensare alla santità.

Come sono amato così posso amare gli altri. Come Dio mi ama, così posso amare gli altri.

La vita cristiana è proprio così semplice. Vedere sempre Gesù negli altri. Non complichiamolo, dice Papa Francesco.

“Amami come sei”. “Non aspettare ad essere santo per amarmi e per abbandonarti all’amore, altrimenti non amerai mai.”

“Amami così come sei: in ogni istante e in qualsiasi situazione, nell’entusiasmo e nella delusione, nella fedeltà e nell’infedeltà.”

“Se per amarmi aspetti di diventare perfetto, non mi amerai mai. Lascia che io ti ami, voglio il tuo cuore. Conto di plasmarti, ma intanto ti amo come sei e desidero che tu faccia lo stesso”.

Ecco una chiave importante della Santità vissuta nel quotidiano: Amare così come siamo, accettando noi stessi e gli altri, senza pretese e senza limiti.

La gioia e la missione

La gioia e l’amore, come frutti dello Spirito, rendono saporita questa vita in tutte le sue espressioni, anche nelle sue realtà non facili e a volte dolorose.

La santità non è una meta da raggiungere con la perfezione, ma è un cammino di trasformazione che richiede la disponibilità personale ad aprirsi all’Amore divino, anche e soprattutto nel cuore delle proprie imperfezioni e pochezze.

Essere discepoli di Gesù e avanzare sulla via della santità significa innanzitutto lasciarsi trasfigurare dalla forza dell'amore di Dio.

Non dimentichiamo mai il primato di Dio sull'io, o dello spirito sulla carne, della grazia sulle opere.

Le giornate Mondiali della Gioventù hanno dimostrato fin dall’inizio la vitalità della fede dei giovani nel mettersi in cammino verso le strade del mondo portandovi la croce di Cristo ed incontrandosi con il Papa, costruendo così la Chiesa viva.

Ai giovani che si mettono in marcia verso la Casa della Madonna, vorrei dire di non accontentarsi mai di quanto hanno raggiunto e di condividere la gioia e la pace del loro incontro con Cristo.

In questo mondo di guerra, divisione, sofferenza, intolleranza ci sono ampie opportunità per vivere secondo le beatitudini.

Il camminare insieme cantando e pregando, sostenendosi vicendevolmente, con le lampade accese nella notte, certamente annuncia la gioia e la speranza del Popolo di Dio, unito nel camminare insieme a Lui per le strade del mondo.

Questo camminare insieme manifesta e annuncia la fede di gente di ogni età e condizione che mossa unicamente dal proprio credere cammina in compagnia di Maria, non per andare verso l’effimero, o alla ricerca delle cose nei mercati del mondo, ma per rafforzare la fiducia in Gesù, che si è fatto uomo nel seno di Maria, e che cammina con noi, come con i discepoli di Emmaus per ridare speranza alla vita.

Maria nel cammino di santità

Il cammino verso la “Santa Casa” porta i pellegrini a volgere il loro sguardo verso Maria, la quale, ci ha insegnato il Beato Giovanni Paolo II nell’Enciclica Redemptoris mater, ha camminato nella fede.

In quell’Enciclica il Papa ha affermato che “la Chiesa, che sin dall'inizio conforma il suo cammino terreno su quello della Madre di Dio, ripete costantemente al seguito di lei le parole del Magnificat” (n. 37).

Preghiamo attraverso l’intercessione di Maria che è la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna.

Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra, ma a volte ci porta in braccio senza giudicarci.

Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica.

Con lei, dice san Luigi Maria Grignion nel Trattato della vera devozione a Maria, la via per la santità diviene più facile, breve, perfetta e sicura.

La partecipazione al Conclave è stata una forte esperienza ecclesiale, che rimane scritta nel profondo del cuore. Ancora una volta ho potuto sperimentare come sia lo Spirito Santo a guidare la Chiesa di Dio, con la sua forza creativa, che rinnova continuamente il volto della Chiesa.

Questa comunione l’ha espressa fin dal primo momento il Papa stesso con l’immagine del Vescovo e del popolo che camminano insieme.

Camminare, cadere e rialzarsi

Per concludere Francesco ribadisce che la santità è a portata di mano per tutti, ma non è una scelta banale, nessuno la può vivere da solo, non nasce da una vita tiepida, accomodata, né da una vita ideale e inesistente, ma da una vita che conosce cadute e rialzate.

Per poterci rialzare, tutte le volte che cadiamo abbiamo «le potenti armi che il Signore ci dà: la fede che si esprime nella preghiera, la meditazione della parola di Dio, la celebrazione della messa, l’adorazione eucaristica, la riconciliazione sacramentale, le opere di carità, la vita comunitaria, l’impegno missionario» (GeE 162).

Camminiamo dunque e non ci fermiamo. Se cadiamo, rialziamoci.

Se la stanchezza bussa alle porte del cuore, non permettiamole di avere mai il sopravvento.

Teniamo gli occhi fissi verso la méta, che è la perfetta conformazione a Gesù, unico modello di umanità vera e redenta.

Non manchi mai nel nostro cuore la certezza che ce la possiamo fare. Il Signore lo vuole e ci dona tutti quei mezzi di grazia necessari perché la sua volontà si compia in noi in maniera piena e perfetta.

Se guardiamo la santità dalla parte di Dio, è vicinanza e accoglienza della sua stessa vita; se la guardiamo dalla parte dell’uomo, la santità è conversione, discernimento, ascolto, servizio, condivisione; se la guardiamo dalla parte della Chiesa, la santità è comunione sacramentale, è liturgia, lode, ringraziamento, ma anche profezia e martirio; se la guardiamo dalla parte del mondo, la santità è stoltezza che rende felici coloro che la vivono.

Per chi intraprende il cammino di santità, nessun aspetto della vita resta più senza significato, nessuna opera buona senza merito, nessuna sofferenza senza redenzione, nessuna lotta spirituale può scoraggiare.

Davvero con Dio e senza Dio tutto cambia nella vita dell’uomo. Davvero per colui che si incammina sul sentiero della santità ogni giorno è in sé ordinario e straordinario al contempo, perché la sua persona e tutta la sua quotidianità sono piene dello Spirito di santità.

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