La reliquia che sfida la scienza: la Sindone tra ricerca, fede e mistero

La Sacra Sindone rappresenta da decenni una sfida senza soluzione di continuità alla scienza, anzi alle competenze di varie discipline scientifiche. Quel telo evoca in modo impressionante le torture subite da Cristo durante la Passione e continua ad affascinare anche i non addetti ai lavori.

La scienza può analizzare il reperto da diversi punti di vista e offrire informazioni più o meno oggettive, chiarendo alcuni aspetti e proponendo possibili spiegazioni, ma non può dimostrare che la Sindone abbia avvolto il corpo di Gesù Cristo risorto dopo la sua passione e morte in croce. La fede si muove su un altro piano e considera il significato e il valore della Sindone, che appare allo stesso tempo come reliquia e come icona.

Perché la Sindone continua a interrogare la scienza

Giovanni Paolo II definì la Sindone «specchio del Vangelo, e provocazione all'intelligenza». L’immagine corporea impressa sul lino è estremamente particolare in tutte le sue caratteristiche microscopiche e macroscopiche e non è ancora oggi spiegabile e tantomeno riproducibile.

La domanda centrale riguarda l’identità dell’Uomo della Sindone e la natura dell’immagine visibile sul telo. Riuscire a comprendere come effettivamente si sia formata quella doppia immagine corporea costituisce una sfida scientifica che continua a evidenziare la limitatezza della scienza umana nei confronti della realtà fisica che ci circonda.

La questione non può essere ridotta a una scelta obbligata fra due sole possibilità: o la Sindone ha avvolto il corpo del Risorto, oppure è un falso medievale. In una discussione scientifica non si devono accettare posizioni precostituite e non si possono scartare a priori tutte le altre ipotesi possibili.

Che cosa ha osservato lo STURP nel 1978

Il gruppo di scienziati del 1978, conosciuto come STURP, acronimo di “Shroud of Turin Research Project”, arrivò alla conclusione che l’immagine presente sulla Sindone non può essere un dipinto e sembra non essere il risultato di un artefatto.

Non si capisce come si sia formata con le caratteristiche analizzate: il carattere estremamente superficiale e il risultato di un processo di ossidazione e deidratazione del lino, di cui non si conoscono le cause. L’immagine appare solo sul fronte del telo, mentre sul retro ci sono soltanto le macchie di sangue.

L’analisi delle macchie di sangue ha dato un risultato positivo, cioè si tratta di vero sangue umano. Inoltre, là dove ci sono le macchie di sangue non c’è l’impronta dell’immagine: non è avvenuto il processo di ossidazione e deidratazione che l’ha prodotta.

Elemento osservatoRisultato riportato
ImmagineNon può essere un dipinto e sembra non essere il risultato di un artefatto
Superficie del linoProcesso estremamente superficiale di ossidazione e deidratazione
Retro del teloPresenza delle macchie di sangue, senza impronta dell’immagine
Macchie ematicheRisultato positivo per vero sangue umano

Il problema della formazione dell’immagine

Una delle domande senza risposta riguarda il modo in cui si sia potuta formare un’immagine come quella che appare sul telo, con caratteristiche straordinarie come la negatività e la tridimensionalità.

L’immagine corporea impressa sulla Sindone non è ancora oggi spiegabile e tantomeno riproducibile. La sua comprensione potrebbe produrre interessanti ricadute tecnologiche, soprattutto per l’industria tessile e dell’abbigliamento.

La scienza potrà difficilmente arrivare a decretare che la Sindone abbia avvolto una certa persona, per di più in un particolare periodo storico. Potrà invece verificare o meno la compatibilità delle evidenze riscontrate sulla reliquia con le caratteristiche della persona a cui si vuole fare riferimento.

La datazione e il dibattito scientifico

Il dibattito sulla datazione della Sindone rimane aperto. Esiste un lavoro sperimentale, non molto recente, riguardante la datazione medievale, ma diversi lavori degli anni successivi sono in contrasto con quel risultato e ne evidenziano problematiche metodologiche, di campionamento e di tipo statistico.

Nel caso della Sindone si deve considerare una possibile contaminazione prodotta da diverse cause, non ultimi i fattori ambientali. Proprio per questo diverse università italiane stanno cercando di mettere a punto metodi di datazione alternativi.

La ricerca scientifica deve inoltre tenere conto della possibilità che i risultati siano influenzati da interpretazioni orientate all’obiettivo. Sia i cosiddetti “autenticisti” sia i “negazionisti” sono frequentemente orientati all’obiettivo nelle loro affermazioni e soprattutto nelle loro conclusioni.

La scienza è in continua evoluzione e quindi in continua revisione delle teorie accettate. Bollare come “definitivo” un risultato scientifico sembra più una conclusione mirata all’obiettivo che una conclusione scientifica vera e propria.

Il ruolo dei limiti metodologici

Per potere formulare un’opinione oggettiva sull’argomento non è facile limitarsi alla lettura dei risultati pubblicati da altri, perché si ha anche a che fare con risultati non molto oggettivi. Per fornire un giudizio più attendibile bisognerebbe toccare con mano i campioni sotto analisi e osservare direttamente i risultati ottenuti.

L’affermazione secondo cui la preponderanza dell’evidenza scientifica conduca inevitabilmente a concludere che la Sindone sia di origine medievale è stata giudicata soggettiva e non documentata. Se si rimane nel puro ambito scientifico, escludendo gli aspetti storici e religiosi, risulta infatti un solo lavoro a sostegno di tale tesi, ampiamente criticato dalla letteratura scientifica.

La scienza non può dimostrare un fatto come la Risurrezione semplicemente perché questo non è un fenomeno riproducibile. Di conseguenza, gli elementi legati al campo immateriale e non misurabili con un’adeguata strumentazione scientifica devono rimanere distinti dalla trattazione sperimentale.

Scienza e fede: due piani distinti

Nel cammino di comprensione del messaggio della Sindone vale il principio evangelico di dare al Cesare quel che è del Cesare e a Dio quel che è di Dio. Non si può chiedere alla scienza quello che la scienza non può dare.

La scienza può analizzare l’oggetto Sindone e offrire informazioni utili sui materiali, sulle macchie, sull’immagine e sui processi fisici eventualmente coinvolti. La fede, invece, non rinnega né ignora il dato oggettivo, ma si concentra sul significato e sul valore della Sindone.

Agli occhi del credente, la Sindone è una testimonianza e un rimando alla passione, alla morte e alla risurrezione del Signore. Davanti al telo si può vedere un segno che aiuta a compiere il passaggio dal vedere al credere.

L’immagine di Gesù di Nazareth, quale si può osservare sulla Sacra Sindone, parla di una vicinanza, di un grande amore, anzi, dell’amore più grande: quello di dare la vita per gli amici. Parla di una grande sofferenza, portata con pazienza, sopportazione e consapevolezza del suo senso e del suo valore.

Parla di un cuore trafitto d’amore e di un sangue versato per la salvezza. Parla di misericordia, serenità e pace. Per il credente, non ci si trova di fronte a un defunto, ma a un vivente, a uno che era morto ed è risorto, che ha potere sulla morte.

La Sindone come immagine e memoria

Gli uomini di tutti i tempi hanno avuto bisogno di vedere il volto. Gesù ha voluto “farsi vedere”, apparire, incarnarsi o trasfigurarsi di nuovo attraverso il volto e il corpo intero della Sindone.

Questo fatto corrisponde anche alla cosiddetta economia dell’Incarnazione: il Verbo si è fatto carne, si è fatto visibile. Mediante la Sindone, Gesù mostra quanto abbia voluto soffrire e quale sia stato il prezzo da pagare per la salvezza.

Quel volto dice sia quanto sia il danno provocato dai peccati sia quanto più grande sia l’amore misericordioso di Dio. Questo è l’annuncio del Volto della Sindone anche per l’uomo d’oggi.

La “modernità” della Sacra Sindone

La modernità della Sacra Sindone è stata illustrata da una riflessione di Giovanni Paolo II durante la sua visita pastorale a Torino, nella Messa dell’ottava di Pasqua, oggi conosciuta come Domenica della Divina Misericordia.

Nel Vangelo di quel giorno si parla dell’apostolo incredulo Tommaso, che non crede agli altri apostoli quando dicono di aver visto il Signore risorto. Gesù accetta la sfida, appare di nuovo e offre a Tommaso la prova richiesta, presentandogli le mani e il costato.

Con la Sindone, in qualche modo anche oggi Gesù viene incontro all’uomo e aiuta la poca fede, dicendo: «Guarda… verifica… e non essere più incredulo».

La giornata di studi a Limana

A Limana, Comune in provincia di Belluno, si è svolta una giornata di studi dedicata alla storia, agli studi e alla fede legati al Telo. Nella chiesa parrocchiale è collocato da una ventina d’anni, sulla parete sinistra, un disegno in formato originale della reliquia.

All’incontro ha partecipato monsignor Dario Edoardo Viganò, vicecancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, l’organismo vaticano che coordinò l’esame del C14 sul telo sindonico. L’intervento ha offerto una lettura storico-scientifica degli studi condotti sulla Sindone e delle loro implicazioni in materia di fede.

È stato affrontato anche il tema dei riflessi prodotti dalla Sindone in ambito mediatico, in particolare dal punto di vista cinematografico e televisivo. Un altro ospite è stato Giulio Fanti, ingegnere e docente di Misure meccaniche e termiche all’Università di Padova.

Fanti si interessa da anni alla reliquia ed è autore di un’ipotesi scientifica presentata in sintesi all’interno di un video-saggio. Il video, intitolato “Alla scoperta della Sacra Sindone tra scienza e miracolo”, è stato realizzato dagli studenti del Dams di Padova nell’anno accademico 2024/2025.

LA SINDONE tra scienza e fede Pennabilli 14mar25

La Mostra permanente della Sindone

La Mostra permanente intende presentare “chi è l’uomo della Sindone”. Offre elementi perché il visitatore possa darsi una risposta attraverso un percorso articolato in diverse prospettive: storica, scientifica, medico-legale, iconografica e teologico-biblica.

Il percorso comprende pannelli esplicativi e soprattutto una replica molto fedele, a scala naturale, della Sindone. Sono presenti anche riproduzioni di alcuni oggetti della Passione, come i flagelli, la corona di spine e i chiodi.

La mostra comprende inoltre una replica del Santo Sepolcro, un “crocefisso sindonico”, una scultura in bronzo e gli ologrammi del negativo della Sindone, nei quali si può apprezzare il carattere tridimensionale dell’immagine impressa sul lino.

Il visitatore può conoscere lo stato degli studi intorno alla Sindone e farsi un’idea approfondita delle conoscenze disponibili. Allo stesso tempo può vivere l’incontro con una realtà che parla, oltre che alla mente del saggio, anche al cuore del credente.

Il Diploma in studi sulla Sacra Sindone

Il Diploma di specializzazione in studi sulla Sacra Sindone offre una formazione multidisciplinare di livello universitario a coloro che desiderano approfondire la conoscenza del Sacro Lenzuolo per la catechesi, per i corsi di religione o per interesse personale.

Il percorso si avvale dell’apporto dei massimi esperti a livello nazionale e internazionale. È offerto in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone di Torino e il Centro Diocesano di Sindonologia di Roma.

Il Diploma può essere seguito in modalità presenziale oppure a distanza, in diretta o in differita, tramite internet. Ha la durata di un anno ed è diviso in due semestri; il programma può essere seguito in italiano, inglese e spagnolo.

La reliquia di San Gennaro

Il mistero partenopeo più famoso nel mondo è l’ampolla conservata nel Duomo di Napoli, che si dice contenga il sangue di San Gennaro. La particolarità della reliquia è che, in alcune ricorrenze, la sostanza passa dallo stato solido a quello liquido.

Il fenomeno si verifica il 19 settembre, durante la festa del santo, il sabato precedente la prima domenica di maggio e il 16 dicembre. La Chiesa non si è mai pronunciata ufficialmente sulla “miracolosità” o sulla “soprannaturalità” di quanto avviene attorno a quel misterioso sangue.

La teca contiene due ampolle, una riempita della misteriosa sostanza e l’altra semivuota perché Carlo III di Borbone ne sottrasse il contenuto per portarlo in Spagna.

Le caratteristiche del fenomeno

La sostanza cambia di volta in volta stato, colore, volume, peso e viscosità. Può restare liquida, semiliquida, pastosa o semisolida, oppure non liquefarsi affatto.

La variazione di volume è imponente: talvolta il sangue sembra gonfiarsi riempiendo tutto il recipiente, altre volte occupa uno spazio assai minore. Anche il colore cambia, dal rosso squillante a quello cupo o giallastro.

Il tempo impiegato nel passaggio dallo stato solido a quello fluido varia notevolmente: può essere istantaneo oppure richiedere qualche minuto, un’ora o un giorno. Talvolta la solidificazione è tanto repentina che il sangue resta in diagonale.

Pure il peso sembra variare, anche se una misura esatta è difficile, poiché si è costretti a pesare l’ampolla con la teca cui aderisce in modo non separabile.

Le ipotesi naturali e le obiezioni

Alcuni studiosi del CICAP, diretti da Luigi Garlaschelli, hanno mostrato in un articolo apparso su Nature di avere ottenuto una sostanza dal colore del sangue utilizzando molisite, sale da cucina e carbonato di calcio.

Secondo questa ipotesi, l’origine del fenomeno sarebbe legata alle proprietà tissotropiche della sostanza ricreata, cioè alla capacità di liquefarsi dallo stato solido se agitata. Tuttavia, non c’è mai stata una verifica condotta direttamente sulla reliquia.

L’abate Vincenzo De Gregorio ha osservato che il comportamento del sangue di San Gennaro è imprevedibile. A volte si liquefa subito all’uscita dalla cassaforte o addirittura dentro, mentre in altre occasioni non si scioglie nonostante le ampolle siano state mosse.

Un’altra ipotesi ha chiamato in causa la temperatura. Tuttavia, con il calore il sangue non si scioglie, ma al contrario si indurisce. Inoltre il fenomeno si verifica sia d’estate sia d’inverno, mentre nella cappella la temperatura varia dai 5-6 gradi ai 30-52.

È stata proposta anche l’idea che la tensione psichica della folla convogli energie sulla sostanza. Il sangue, però, si è spesso sciolto alla presenza di poche persone o è stato trovato già fluido all’apertura della cassaforte.

Al contrario, è rimasto ostinatamente solido anche dopo giorni di invocazioni e di massima tensione psichica da parte della folla. È accaduto, per esempio, nel maggio del 1976, durante tutti gli otto giorni di esposizione ai fedeli.

Altri hanno ipotizzato che nelle ampolle fosse stata inserita una sostanza di origine alchemica, la cui formula sarebbe andata perduta. L’analisi spettrografica ha però indicato che si tratta di sangue e non di altro.

Le analisi e i limiti della verifica

Che il contenuto sia sangue è stato dimostrato dall’analisi spettrografica eseguita da professori dell’Università di Napoli. Tuttavia, gli esami scientifici sono stati bloccati dal fatto che le due ampolle sono sigillate con un mastice durissimo, che ne impedisce l’apertura senza infrangerle.

Qualche studioso ha ipotizzato l’apertura di un piccolissimo foro con un trapano a punta di diamante o con un laser per estrarre una goccia della sostanza quando è sciolta e sottoporla ad analisi.

Rimane però il rischio di provocare la rottura di recipienti che, secondo le indagini recenti, hanno circa quindici secoli di vita. Il problema della conservazione della reliquia si sovrappone quindi a quello della verifica sperimentale.

Confronto tra spiegazioni e fenomeni osservati

IpotesiProblema evidenziato
TemperaturaIl calore tende a indurire il sangue e il fenomeno si verifica in stagioni diverse
Tensione psichica della follaIl fenomeno si verifica anche con poche persone o non si verifica davanti a folle numerose
Sostanza aggiuntaL’analisi spettrografica ha indicato la presenza di sangue
Sostanza tissotropicaNon è stata eseguita una verifica diretta sulla reliquia
Analisi invasivaRischio di danneggiare ampolle antiche e sigillate

Un fenomeno ancora discusso

Il comportamento della reliquia continua a essere interpretato in modi diversi. Per alcuni si tratta di un fenomeno naturale non ancora compreso; per altri le spiegazioni proposte non sono sufficienti a rendere conto della variabilità osservata.

Non è corretto confondere ciò che è stato dimostrato con ciò che viene interpretato. È stato indicato che la sostanza contiene sangue, mentre il significato religioso del fenomeno e la sua eventuale origine soprannaturale appartengono a un piano diverso da quello della verifica sperimentale.

La discussione sulla Sindone e quella sul sangue di San Gennaro mostrano lo stesso limite generale: la ricerca può descrivere materiali, immagini, trasformazioni e condizioni osservabili, ma non può trasformare automaticamente un dato fisico in una conclusione teologica.

Altre reliquie e prudenza scientifica

Nel caso della Sacra Spina di Andria, una Commissione Medico Scientifica ha eseguito un’osservazione diretta della reliquia alla presenza di vescovi, medici, canonici, di una commissione speciale e di un notaio.

Sono stati controllati i sigilli in ceralacca e la teca di vetro è stata rimossa per consentire un esame ravvicinato senza i riflessi prodotti dal vetro. L’esame visivo è stato eseguito prima dai vescovi, poi dai medici e quindi dagli altri componenti delle commissioni.

Il salone era illuminato da luce naturale e da luce elettrica artificiale; ciascun testimone poteva usare una piccola torcia elettrica. Non si è voluto fare ricorso a luci ad alta intensità, per timore di danneggiare la reliquia con il calore prodotto.

La Commissione ha scelto all’unanimità di evitare tecniche invasive di analisi, come il carbonio C14. Tecniche non invasive, come l’uso della lampada di Wood o della tecnica Raman, avrebbero potuto essere utilizzate in momenti diversi.

Queste scelte sono state adottate per ragioni tecniche e per la volontà di non compromettere l’integrità della Sacra Spina. La prudenza nella conservazione costituisce una condizione essenziale per qualunque futura ricerca.

La reliquia come oggetto storico e religioso

Come avviene per tutto ciò che non riguarda direttamente il depositum fidei, la Chiesa non si è mai pronunciata ufficialmente sulla soprannaturalità di molte reliquie e fenomeni collegati alla devozione.

Un cattolico può quindi negare la soprannaturalità di un fenomeno senza cessare di essere cattolico. Questa posizione dovrebbe però tenere conto della complessità dei casi e richiedere documentazione rispettosa e seria.

La ricerca storica e archeologica può inoltre mettere in discussione singoli elementi della tradizione senza cancellare necessariamente l’antichità del culto. L’autenticità di una tradizione, l’origine di un oggetto e il significato religioso attribuito dai fedeli sono questioni collegate, ma non identiche.

La Sindone, il sangue di San Gennaro e altre reliquie mostrano dunque diversi livelli di indagine: il livello materiale, quello storico, quello simbolico e quello teologico. La chiarezza nasce dal non confonderli.

Replica della Sindone di Torino a scala naturale

Un enigma aperto

La Sindone continua a sfidare la scienza perché presenta un’immagine non ancora spiegata né riprodotta, macchie di sangue umano e caratteristiche fisiche che coinvolgono discipline diverse. Il dibattito sulla datazione, sull’origine dell’immagine e sulla compatibilità con il corpo di un uomo torturato rimane aperto.

La fede interpreta il telo come una testimonianza della Passione, della morte e della Risurrezione. La scienza, invece, può studiare ciò che è misurabile, verificabile e riproducibile, senza sostituirsi alla fede né essere usata per dimostrare ciò che appartiene al piano religioso.

È proprio nella distinzione tra questi piani che la reliquia continua a interrogare l’intelligenza: non come risposta già conclusa, ma come oggetto nel quale osservazione, storia, ricerca e fede si incontrano senza esaurire il mistero.

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