La Bibbia non è semplicemente una storia inventata, ma non è neppure un resoconto storico moderno scritto secondo i criteri attuali di completezza, verifica documentaria e neutralità. È una raccolta di testi storici, poetici, sapienziali, profetici, legislativi, evangelici, epistolari e apocalittici, nati all’interno di una comunità vivente e credente e interpretati alla luce della fede.
Per comprendere correttamente la Bibbia occorre quindi considerare insieme la sua dimensione storica e quella religiosa. La Bibbia racconta persone, popoli, conflitti, liberazioni, istituzioni e avvenimenti, ma mira anche a esprimere il loro significato profondo, ossia il «punto di vista» di Dio, o kerigma, come si dice, producendo un linguaggio singolare, unico nel suo genere.
Perché la Bibbia può sembrare una storia inventata
È innegabile un certo distacco, anzi una reale estraneità tra il lettore di oggi e il testo biblico: «Dio non poteva parlare più chiaro?». È l'ingenua, ma sentita espressione di tanti di noi. E non è del tutto infondata tale impressione, se il Card. Martini parlando recentemente ai Vescovi italiani poté dire che più legge la Bibbia, più vede pagine difficili, anzi, dure, astruse.
E qui il Cardinale toccava certi passi del Levitico riguardanti leggi e prescrizioni in misura straripante, od alcune affermazioni circa l'ira di Dio e la violenza contro i nemici. Però non si tratta solo di linguaggio diverso (primo livello di difficoltà).
Vi è l'acuto problema della significatività del testo biblico (come ci può interessare) e dunque della congruenza con il nostro ordine di certezze, di sensibilità e di valori (secondo livello). E questo è proprio l'ambito nel quale, nel passato, si sono scatenate fiere contrapposizioni tra scienza e Bibbia circa l'origine del mondo e della specie umana.
Si pensi all'«affare Galileo». Ma vi è un terzo livello di questioni che riguarda l'ordine o logica interna del testo biblico.
Le ripetizioni e le differenze nei racconti biblici
Ci troviamo a leggere due (o più volte) il racconto della creazione (Gn 1; 2-3), del diluvio (Gn 6-9), del passaggio del mar Rosso (Es 14), delle Beatitudini di Gesù (Mt 5,3-12; Lc 6,20-23), del Padre nostro (Mt 6,9-13; Lc 11,2-4).
Viene spontanea la domanda: che letteratura è la Bibbia? Va presa alla lettera? Come spiegare la questione scientifica, i diversi doppioni ed altre anomalie? Come è sorta la Bibbia? Chi l'ha scritta?
La presenza di racconti paralleli non dimostra da sola che la Bibbia sia stata inventata. Mostra piuttosto che i testi biblici hanno una storia di formazione complessa e che gli autori possono aver conservato tradizioni, prospettive e riletture diverse all’interno di una stessa raccolta.
La Bibbia come testo scritto e tradizione vivente
Noi non possediamo la Bibbia che come testo scritto, chiuso e definitivo. Il quale però - a differenza di altri libri - conserva lungo tutta la sua formazione di circa un millennio un vitale rapporto con comunità e persone vive e credenti che in certo modo rendono il libro sempre nuovo, lo «attualizzano», e se non aggiungono pagine, esplicitano il senso di quelle scritte.
In verità - bisogna farsene di ciò una acuta coscienza - il testo scritto rimanda, come a sua sorgente e grembo vitale, ad una tradizione fatta di persone vive e costantemente lievitata dalla fede. Il Libro è figlio del genio del popolo con le sue guide, ne risente gli accenti, i cambi, le riletture, la continua meditazione, in una parola, la cultura e la vita.
La Bibbia non è dunque un’opera nata necessariamente tutta in una volta, da un unico autore che avrebbe scritto ogni pagina nello stesso momento e con il medesimo stile. È il risultato di un lungo processo nel quale tradizioni, memorie, celebrazioni, riflessioni e interpretazioni sono state conservate e trasmesse.
I generi letterari della Bibbia
Ha cioè un suo «genere letterario» specifico che globalmente potremmo chiamare «biblico», entro cui si dirama una serie di generi letterari corrispondenti sia alla condizione sempre singolare e situata dell'esistenza nella fede sia in relazione ai contenuti espressi.
Conoscere pertanto il profilo letterario della Bibbia è di fondamentale rilevanza agli effetti della comprensione della sua storia e del suo messaggio. Distinguiamo due ordini di informazioni: principali qualità espressive e genesi del testo; specifiche annotazioni circa l'AT e il NT.
Le principali qualità espressive della Bibbia sono quelle proprie di una letteratura popolare religiosa semitica all'interno di una comunità vivente e credente.
Prosa, poesia, oracoli e proverbi
Dal punto di vista letterario, si possono distinguere tre _forme maggiori, ciascuna composta di generi letterari specifici. Le forme maggiori sono: prosa, poesia e massima o detto profetico (oracolo) e detto sapienziale (proverbio).
Sono forme frequenti ed antiche quanto il mondo. Queste forme sono percorse da diversi generi letterari, ossia da modalità convenzionali e prefissate di espressione che l'autore adotta secondo la qualità del contenuto, le circostanze, i destinatari.
È un'esperienza del resto che facciamo anche noi: una lettera di provviste presso il salumaio è di altro genere che non la lettera ad una persona cara. Un primo livello di generi appare già dalla classificazione che tradizionalmente è stata fatta dei libri biblici: libri storici, libri profetici, libri sapienziali o didattici, libro dei canti ( salmi), raccolta di leggi, vangeli, lettere, scritti apocalittici o di rivelazione.
La varietà dei generi narrativi
Ma gli studiosi trovano ulteriori specificazioni: - all'interno, ad esempio e soprattutto, del genere storico: epica (Es 1-15: le piaghe di Egitto e il passaggio del mare; Gs 10: «Fermati, sole»), saga (Gn 22: sacrificio di Isacco), racconto popolare primitivo da certuni chiamato mito (Gn 1-11), similitudini e parabole (Mt 13), racconto didattico (Giona), midrash (Mt 1-2: l'infanzia di Gesù), storia di archivio (2 Sam 9-20; 1-2 Re), diario (Esdra), biografia e autobiografia (Ger), racconto di annunciazione (Le 1,26-38), racconto storico-teologico (Atti degli Apostoli), discorsi di addio (Gv 14-17).
Il testo biblico può quindi raccontare un evento in forme molto diverse: come una narrazione epica, una saga, un racconto didattico, una biografia, un diario, un discorso o una rilettura teologica. Non tutti questi generi hanno lo stesso rapporto con la cronaca e con la ricostruzione documentaria dei fatti.
Salmi, canti e preghiere
Anche nell'ambito del genere salmico, troviamo il salmo di lamento (Sal 22) e inno di lode (Sal 8) e in questo doppio alveo si rincorrono suppliche, inni, salmi di fiducia, salmi sapienziali, storici, regali.
Ed ancora lungo la Bibbia ci imbattiamo in canti di vittoria, di lavoro, di amore, di banchetto, satire, elegie, favole, oracoli profetici e finalmente preghiere.
Un testo poetico, un proverbio o una preghiera non devono essere letti come se fossero un verbale storico. La loro verità dipende anche dalla forma con cui comunicano il proprio contenuto.
Il genere letterario e la verità del testo
In verità il genere letterario di un testo biblico non può essere inventato dallo studioso a tavolino, ma è frutto anzitutto di comparazione con la letteratura di ambiente (mesopotamica, egiziana).
Si ricorderà in ogni caso un criterio fondamentale per cogliere la «verità» (o senso giusto) di un testo: essa è sempre condizionata dal genere letterario usato. Ne tratteremo a proposito della «verità» della Bibbia (cap. 8).
Una delle applicazioni più geniali e convincenti è stata fatta circa i famosi racconti di creazione e di peccato (Gn 1-3). Il fatto che questi racconti usino immagini, simboli e strutture narrative proprie del loro ambiente non li riduce automaticamente a semplici invenzioni prive di significato.
| Forma o genere | Esempi presenti nella Bibbia |
|---|---|
| Prosa storica e narrativa | storia di archivio, diario, biografia, racconto storico-teologico |
| Poesia e salmi | salmo di lamento, inno di lode, salmi di fiducia, sapienziali, storici e regali |
| Profezia | oracoli profetici e detti profetici |
| Sapienza | proverbi, racconti didattici e detti sapienziali |
| Racconto simbolico e tradizionale | saga, racconto popolare primitivo, mito |
| Nuovo Testamento | vangeli, parabole, lettere, discorsi di addio, scritti apocalittici |
Il linguaggio biblico
Ognuno di noi quando apre questo libro entra in una regione insolita rispetto alla letteratura occidentale. Avverte il sapore di un fraseggiare inedito, per termini e concetti.
Ad esempio: «il Signore degli eserciti» (Is 5,7) per dire la potenza di Dio; «come olio profumato che scende sulla barba di Aronne (Sal 133,2) per indicare la bellezza dell'unione fraterna; «carne e sangue» per dire umanità fragile (ef Mt 16,17); «voce dalla nube» per indicare la Parola di Dio (cf Mc 9,7); «chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno» (Mc 3,29) per sottolineare ogni peccato contro la verità portata da Gesù.
La Bibbia adotta uno stile che corrisponde alla cultura e all'antropologia semitica. È quindi facile il ricorso a cinque grandi ingredienti: il simbolismo e l'immagine, il racconto o narrazione, il detto sapienziale o proverbio, la coordinazione delle parole più che la loro subordinazione e infine il parallelismo.
Simbolismo, immagini e parallelismo
Questo soprattutto dona al pensiero di avanzare come l'onda del mare; una ripetizione incalzante; può essere parallelismo sinonimico (cf Os 5,14; Is 1,16-17); parallelismo antitetico (cf Is 1,16-17; Mt 7,24-27); parallelismo progressivo (cf Sof 1,15).
Altri elementi caratterizzanti Nella Bibbia sono di casa la semplicità, il pittoresco, l'aderenza all'esperienza dei fatti, l'assenza dello scavo psicologico dei personaggi, almeno nel senso inteso dai moderni, la predilezione di schemi-standard o pattern (come gli annunci messianici Le 1,26-38), il ricorso a eziologie o ragioni esplicative di un dato fenomeno (ef Gn 32,32-33).
Il linguaggio simbolico non deve essere confuso automaticamente con il linguaggio falso. L’immagine, la metafora e il racconto possono comunicare un significato religioso e antropologico senza avere la forma di una descrizione scientifica o di una cronaca completa.
Una letteratura popolare, vivente e credente
La comunità vivente
Quanto detto sopra, dipende ultimamente e si comprende per il fatto che la Bibbia è letteratura religiosa popolare di una comunità Vivente e credente.
Per questo appare nettamente letteratura funzionale all'«educazione» del popolo, è cioè letteratura pragmatica: intende informare certamente, ma ancora di più mira ad istruire, provocare, coinvolgere, spaventare, consolare. il lettore che è membro del popolo.
Emblematico è il detto di S. Paolo: «Ora tutto ciò che è stato scritto prima di noi è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perscvcrunza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza» (Rm 15,4).
La Bibbia rispecchia in se stessa la fedeltà di Dio al suo popolo e quindi la continuità dell'alleanza. Un segno tra i più vistosi è il fenomeno della rilettura, ossia il descrivere avvenimenti e persone posteriori con schemi espressivi precedenti.
La rilettura della storia
Ad esempio, lo schema dell'esodo è usato per descrivere la liberazione dall'Egitto (Es 1-24), da Babilonia (Is 40), dalla schiavitù del peccato da parte di Gesù (1 Cor 10); la passione di Gesù viene «riletta» alla luce del destino di Mosè, di Geremia, del Servo di Jahvè e dell'orante del Sal 22.
Il Battista è capito in relazione ad Elia (cf Mt 17,12-13); il Natale di Gesù secondo Matteo (cc. 1-2) richiama chiaramente episodi della giovinezza di Mosè e della sua lotta con il faraone; l'Eucaristia viene collegata alla moltiplicazione dei pani, e questa al miracolo della manna durante l'esodo (Es 16; Gv 6).
In quest'ottica, tutto il NT, segnatamente i vangeli, può essere detto una grande rilettura dell'AT: si può affermare che non vi è episodio della vita di Gesù che non possa avere riferimento a qualche esperienza del suo popolo.
La comunità credente
In quanto legata all'esperienza religiosa in maniera non superficiale, ma intima, profonda e costante, la Bibbia è segnata dall'ispirazione della fede in diversi modi.
Abbonda di linguaggio simbolico (immagine, metafora, parabola) quale linguaggio più «duttile ed aperto» sul trascendente e che dona valore «trascendente» (tipologico, spirituale) alle cose e figure umane (monte, tempio, luce, Adamo, Davide. ). La Bibbia è «il giardino dei simboli» (Th. S. Eliot).
Mentre racconta i fatti nel senso umano, storico, la Bibbia si preoccupa di esprimere il significato profondo, ossia il «punto di vista» di Dio, o kerigma, come si dice, producendo un linguaggio singolare, unico nel suo genere.
Si descrive scopertamente l'agire di Dio nelle vesti di attore diretto, fisico di storia come nelle «teofanie» (ad esempio la teofania del Sinai, Es 3; il racconto del battesimo di Gesù, Mc 1,11); all'esattezza e completezza storica degli avvenimenti, l'autore biblico preferisce far risaltare il senso teologico (ad esempio il racconto della nascita di Gesù, Le 2,1-20).
Infine tante volte il passo biblico non cerca la completezza dei dati, perché suppone e rimanda alla esperienza viva della comunità e alle istituzioni che la reggono (ad esempio il racconto dell'Ultima Cena, Mt 26,26-29, rinvia al contesto liturgico ove la Cena era celebrata).
La Bibbia e la storia
La Bibbia contiene riferimenti a eventi, persone e comunità collocati nella storia, ma il suo obiettivo non coincide sempre con quello di uno storico moderno. L'autore biblico può selezionare, ordinare e interpretare i dati per comunicare un messaggio religioso.
All'esattezza e completezza storica degli avvenimenti, l'autore biblico preferisce far risaltare il senso teologico. Questo non significa che ogni racconto storico sia privo di rapporto con fatti reali, ma che la narrazione biblica non può essere valutata soltanto in base alla quantità di informazioni cronologiche, geografiche o documentarie che offre.
La distinzione tra storia e interpretazione teologica è particolarmente importante nei racconti della creazione, del diluvio, dell’esodo, dei re, dei profeti e della vita di Gesù. Il testo può conservare una memoria storica e, nello stesso tempo, presentarla attraverso una forma narrativa e una lettura religiosa.
Autore o autori?
Essendo testi nati dentro una comunità vivente e credente, i libri biblici, segnatamente il Pentateuco e i Vangeli, i pilastri della Scrittura, mostrano due peculiarità. La prima riguarda il loro autore.
Vi possono essere stati - e di fatto vi sono stati - più mani per un libro. Questo però non vuol dire un proliferare di interventi senza argini, come in un anonimo leggendario popolare.
Gli autori esistono e sono di grande temperamento (si pensi all'anonimo scrittore di Is 40-55, chiamato Secondo Isaia), ma sovente non ne sappiamo il nome, o quello abituale è più o meno fittizio, di copertura.
Tutto ciò ha una spiegazione assai plausibile. Cominciamo a dire che nella Bibbia è assente l'idea di autore in termini precisi e diretti come tra i moderni, con copyright e diritti di autore.
L'autore biblico invece si sente esclusivamente al servizio del popolo, e dunque merita essere ricordata più la sua opera che il suo nome. Anzi i migliori autori biblici saranno i migliori servitori della comunità.
È a loro, come figure insigni «sponsorizzanti», che vengono effettivamente attribuiti i testi, abbiano o non abbiano scritto qualcosa. Così tutto il Pentateuco è attribuito a Mosè, il Salterio a Davide, i Proverbi a Salomone, il libro di Isaia, formato di tre parti distinte, al grande profeta del sec. VIII.
L'epistolario, tradizionalmente attributo a Paolo, non è del tutto suo (ad esempio la lettera agli Ebrei) o non lo è allo stesso modo, come nel caso delle lettere a Timoteo e Tito.
È del tutto normale che personalità del rango di Isaia o di Paolo avessero dei discepoli come in una «scuola» (cf Is 8,16; At 19,22). Per cui può essere che libri accreditati ad un autore risultino alla fine anche opera dei discepoli, magari attraverso diverse edizioni.
Così sarebbe nel caso del libro di Geremia (ef Ger 36,4) e del IV vangelo attribuito a Giovanni. La molteplicità degli autori e delle redazioni non equivale quindi a una falsificazione automatica, ma riflette il modo in cui le comunità antiche trasmettevano, interpretavano e organizzavano le proprie tradizioni.
La formazione progressiva della Bibbia
Una crescita organica e progressiva caratterizza la formazione della Bibbia. Il testo scritto nasce da una tradizione fatta di persone vive e costantemente lievitata dalla fede.
Il Libro è figlio del genio del popolo con le sue guide, ne risente gli accenti, i cambi, le riletture, la continua meditazione, in una parola, la cultura e la vita.
La Bibbia può quindi essere considerata un’opera composta attraverso una lunga crescita organica: alcune tradizioni sono state trasmesse oralmente, altre sono state messe per iscritto, alcune sono state raccolte, interpretate, ampliate o rilette da comunità e autori successivi.
Il fatto che il testo abbia una formazione progressiva spiega la presenza di differenze, doppioni, cambi di prospettiva e variazioni di stile. Questi elementi devono essere studiati attraverso il genere letterario, l’ambiente culturale, la storia della tradizione e la funzione religiosa del testo.
La lingua dell’Antico e del Nuovo Testamento
Dal punto di vista filologico, l'ebraico biblico è una lingua povera, composta di 5750 vocaboli, e tutto l'AT (46 libri) comprende nel suo insieme 305.441 parole.
In questa lingua è centrale la qualità dell'azione espressa dal verbo, con altre peculiarità tipiche della mentalità semitica. L'ebraico non è difficile, ed infatti viene oggi studiato da molti.
Quanto al greco biblico, lingua del NT, nei 27 libri circolano 140.000 parole, di cui 64.327 costituiscono i vangeli. Non è il greco classico dei tragici o storici greci, ma quello comune (koinè) che l'ellenismo ha diffuso per tutto il bacino del Mediterraneo.
Purtroppo è ben poco accostato negli studi liceali. Oggi in Italia anche da parte di laici, si reclama sempre di più che lo studio della letteratura comprenda anche quella biblica.
| Parte della Bibbia | Lingua e dati indicati |
|---|---|
| Antico Testamento | ebraico biblico; 5750 vocaboli; 46 libri; 305.441 parole |
| Nuovo Testamento | greco biblico; 27 libri; 140.000 parole |
| Vangeli | 64.327 parole |
La Bibbia come letteratura sempre attuale
Per tutte queste singolari caratteristiche, nell'evidenziare soprattutto il gioco tra esperienze storiche dell'uomo e la sua visione di fede, la Bibbia è una letteratura che va accostata secondo la sua fisionomia, cogliendola per quello che è e non secondo misure standard di letterature occidentali e moderne, talora così terribilmente chiuse nell'orizzonte della pura esistenza umana, senza cielo, senza futuro, senza speranza.
Ma proprio per questo la pagina biblica oggi è sentita di incomparabile valore, che riesce come nessun'altra a focalizzare le profondità dell'uomo, donando un insieme di archetipi ispiratori alla cultura e letteratura occidentale.
Annotava Nietzsche: «Per noi Abramo è più di ogni altra persona della storia greca o tedesca. Tra ciò che sentiamo alla lettura dei Salmi e ciò che proviamo alla lettura di Pindaro o di Petrarca c'è la stessa differenza che intercorre tra la patria e la terra straniera» (citazione da GF. Ravasi).
Altri autori moderni, come E. Auerbach, mostrano che la Bibbia è la vera matrice del realismo della letteratura moderna.
Essa infatti abbatte le antiche separazioni stilistiche tra il comico e il tragico, mescola per la prima volta il familiare e il quotidiano con il sublime e introduce quel narrare rotto, enigmatico, incompiuto che obbliga il lettore a prendere posizione, a entrare lui stesso nel racconto, a illuminarne le penombre.
