Arcivescovo, re, ladri e popolo: il caso del cardinale Ernest Simoni

Il furto nell’appartamento del cardinale Ernest Simoni, situato in piazza del Duomo a Firenze, ha unito in una sola vicenda la figura di un arcivescovo, la presenza di un re, l’azione di una banda di ladri e la sensibilità religiosa del popolo. Il cardinale albanese si trovava nel Regno Unito per una missione pastorale e per un incontro con re Carlo quando i ladri sono entrati nella sua abitazione.

I malviventi hanno sfondato un muro, divelto la porta blindata e messo a soqquadro le stanze, portando via denaro, oggetti d’oro, medaglie e riconoscimenti per un valore stimato di circa 30mila euro. Tra gli oggetti sottratti c’erano anche la carta di soggiorno del cardinale, il Fiorino d’Oro del Comune di Firenze e un calice d’oro usato per celebrare la messa.

Furto nell’appartamento del cardinale a Firenze

Il furto nell’appartamento di piazza Duomo

Colpo dei soliti ignoti in casa del cardinale Ernest Simoni, l’anziano prelato che abita in piazza Duomo a Firenze in un appartamento della Curia. La banda di ladri probabilmente è entrata in azione a colpo sicuro sapendo di non trovare nessuno in casa visto che il cardinale proprio in questi giorni è volato a Londra per una serie di incontri con le comunità cattoliche locali e un colloquio anche con Re Carlo.

I ladri hanno agito indisturbati di giorno riuscendo a portare via un bottino di circa 30mila euro tra contanti e oggetti di valore, secondo una prima stima. Sono arrivati con tutti gli attrezzi necessari per sfondare il muro e aprire la porta blindata. Poi si sono allontanati con una refurtiva quantificata in 30 mila euro, denaro in contante, qualche oggetto d’oro e poco più.

La serratura della porta blindata divelta e il muro sfondato. All’interno una completa devastazione, con cassetti svuotati, arredi rovesciati e i materiali più diversi alla rinfusa nelle varie stanze. E non in una casa di periferia, ma nella centralissima piazza del Duomo a Firenze.

Per entrare in casa, i ladri hanno letteralmente abbattuto un muro scardinando la porta blindata, a riprova che sapevano di avere molto tempo a disposizione e senza nessuna remore per il rumore causato da scalpelli e martelli. Il muro fatto a pezzi con due scalpelli, che sono stati poi abbandonati sul pianerottolo, la porta blindata aperta e la casa a soqquadro.

Nessuno evidentemente si è accorto di niente, neppure il monsignore che abita al piano di sotto. Eppure c’è voluto del tempo per sfondare un muro con lo scalpello e poi per aprire armadi, cassette e valigie. Il furto si è verificato, con tutta probabilità, nel pomeriggio di lunedì quando sarebbero stati uditi anche alcuni rumori sospetti.

Gli orari della famiglia e le indagini

Non erano in casa neppure il nipote Tonin e la moglie che hanno un ristorante in Borgo Albizi. Erano usciti intorno alle 13 dall’abitazione e quando sono rientrati, alle 23, hanno scoperto di aver ricevuto la visita dei ladri.

«Siamo sconvolti da quello che è accaduto - spiega Tonin - ci sentivamo al sicuro. Tutto potevamo aspettarci tranne che i ladri riuscissero a fare uno scempio del genere in piazza Duomo e forse anche in pieno giorno. Quello che è accaduto è una vergogna per la città».

«Siamo sconvolti da quello che è accaduto. Tutto potevamo aspettarci tranne che i ladri riuscissero a fare uno scempio del genere in piazza Duomo» hanno riferito i parenti del cardinale al Corriere Fiorentino che ha ricostruito l’eclatante furto. Sono stati proprio loro a scoprire l’accaduto allertando immediatamente le forze dell’ordine.

«Abbiamo passato la notte a mettere a posto e poi su una sedia, visto che la porta non si poteva chiudere - racconta Tonin - Sicuramente chi ha fatto una cosa del genere non ha colpito a caso. Ci hanno tenuto d’occhio, sapevano che non eravamo in casa».

«Piazza Duomo è la zona di Firenze maggiormente presidiata - dice Tonin Simoni - incredibile che siano riusciti a fare una cosa del genere proprio qui». I carabinieri sono intervenuti subito e la scientifica ha fatto i rilievi alla ricerca di una traccia che possa portare agli autori del furto.

In piazza Duomo ci sono diverse telecamere e gli investigatori stanno visionando le immagini. Probabilmente tenevano d’occhio la famiglia del cardinale che è uscita nel primo pomeriggio ed è rincasata la sera.

Gli oggetti rubati

Alla fine il bottino, tra il denaro contante e gli oggetti in oro, qualche monile della moglie di Tonin, qualche medaglia e un sigillo d’oro, si aggira sui 30 mila euro. I ladri hanno trafugato oggetti per un valore stimato in circa 30mila euro.

I ladri purtroppo hanno portato via le medaglie e i riconoscimenti assegnati allo zio, compreso il Fiorino d’oro del Comune di Firenze e un calice d’oro con cui celebrava messa. Poi hanno preso dei monili, anche di bigiotteria, di mia moglie, orologi di non grande valore e pochi contanti.

A rendere il colpo ancora più strano il fatto che, insieme agli oggetti di valore, sia stata portata via anche la carta di soggiorno del cardinale che era custodita in un cassetto. Tra gli oggetti rubati c’è anche un cavo di una vecchia playstation di quando erano bambini i figli del ristoratore e la carta di soggiorno del cardinale che era custodita in un cassetto.

«Il furto di questo documento - dice il nipote - è abbastanza strano. A meno che non si abbia l’intenzione di falsificarlo».

ElementoInformazione
LuogoAppartamento in piazza del Duomo a Firenze
Modalità di ingressoMuro sfondato e porta blindata divelta
Valore stimato della refurtivaCirca 30mila euro
Oggetti sottrattiContanti, oggetti d’oro, medaglie, riconoscimenti, calice d’oro
Documento rubatoCarta di soggiorno del cardinale
Oggetti religiosi lasciati intattiStatue della Madonna di Medjugorje e di Padre Pio

La preoccupazione per le statue religiose

Un furto che sembra non aver scalfito però Simoni che si è sincerato solo dello stato delle statue religiose tenute in casa. Subito il nipote ha avvisato lo zio a Londra.

«Il suo primo pensiero è stato se i ladri avessero danneggiato le statue religiose che sono custodite nella sua stanza che sembra una cappella - racconta Tonin - Ha chiesto: la statua della Madonna di Medjugorje l’hanno lasciata? E la statua di Padre Pio?. Quando l’ho tranquillizzato, dicendo che le statue erano tutte al loro posto ha detto: allora poco male».

Inizialmente è rimasto turbato, poi mi ha chiesto se i ladri avessero preso anche le statue che si trovano sull’altare nella sua camera, la Madonna di Medjugorje e quella di Padre Pio fra le altre, ma quando gli ho detto che non erano state toccate si è tranquillizzato e ha detto: allora poco male.

Chi è Ernest Simoni

Nel mirino dei ladri un appartamento della Curia in piazza Duomo dove vive, insieme al nipote, il cardinale Ernest Simoni, 97 anni, sopravvissuto al regime comunista albanese e nominato cardinale da Papa Francesco dieci anni fa. Lunedì scorso i ladri sono penetrati all’interno dell’appartamento, di proprietà dell’Opera del Duomo, in cui abita il cardinale Ernest Simoni, ultimo testimone della persecuzione del clero albanese, condannato dal regime comunista a 28 anni di prigionia e lavori forzati.

La casa in cui Simoni vive con il nipote Antonio e sua moglie è riservata ai canonici ed il cardinale può utilizzarla in quanto canonico onorario, nominato dall’allora arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori.

Del resto il 97enne presbitero albanese, nominato cardinale da Papa Francesco nel 2016, nel corso della sua vita ha affrontato ben altre sfide essendo considerato un “nemico del popolo” ai tempi della dittatura comunista in Albania.

La persecuzione durante la dittatura comunista

Arrestato nella notte di natale del 1963, mentre celebrava la messa, aveva subito una condanna a morte, poi commutata in venticinque anni di lavori forzati nelle miniere e poi nelle fogne.

La sua vicenda personale è legata alla persecuzione del clero albanese e alla lunga prigionia imposta dal regime comunista. Per questo il furto, pur avendo colpito la sua abitazione e sottratto oggetti dal valore economico e simbolico, non ha cancellato la prospettiva più ampia della sua vita pastorale.

Il viaggio nel Regno Unito e l’incontro con re Carlo

In questi giorni, tenendo fede al suo proverbiale dinamismo pastorale, è volato nel Regno Unito dove ha visitato le comunità cattoliche locali e incontrato anche Re Carlo martedì mattina. Negli ultimi giorni ha celebrato messa in varie cattedrali da Londra a Birmingham prima di volare a Dublino, in Irlanda, dove purtroppo ha ricevuto la brutta notizia del furto.

Lui non è a Firenze in questi giorni, si trova a Londra dove ha avuto un incontro con il re Carlo. Mio zio quel giorno si trovava al Castello di Balmoral per un’udienza privata con il Re Carlo d’Inghilterra che aveva espresso il desiderio di conoscerlo.

Simoni, che compirà 98 anni il prossimo mese, prima della trasferta inglese era per una missione pastorale negli Stati Uniti. Adesso è di nuovo lì.

Il significato della figura del “ladro” nel magistero

Sono tanti, a volte manifesti, altre volte subdoli, i ladri che entrano nel recinto del cuore umano per rubare, uccidere e distruggere. Sottraggono con l’inganno la gioia, la libertà, feriscono la dignità, ci inducono a compiere scelte sbagliate, rubano il futuro con guerre sanguinose e attacchi predatori alla terra.

Dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico, dopo aver ordinato dieci nuovi sacerdoti durante la Messa in San Pietro, Leone XIV commenta il Vangelo di Giovanni dove Gesù paragona sé stesso a un pastore e poi alla “porta dell’ovile” che conduce alla vita piena e alla salvezza.

“Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante”. Cristo invece, dice il Pontefice, è legato a noi da una relazione di amicizia, ci conosce, ci chiama per nome e come il buon Pastore fa con le sue pecore, ci viene a cercare quando ci perdiamo, fascia le ferite, quando siamo malati.

Gesù non viene come un ladro a rubare la nostra vita e la nostra libertà, ma a condurci nei giusti sentieri. Non viene a sequestrare o ingannare la nostra coscienza, ma a illuminarla con la luce della sua sapienza. Non viene come a inquinare le nostre gioie terrene, ma le apre a una felicità più piena e duratura. Chi si affida a Lui non ha nulla da temere. Egli non mortifica la nostra vita, ma viene per donarcela in abbondanza”.

I ladri del cuore e quelli del futuro

Ma che faccia hanno questi ladri che entrano nel nostro cuore? Siamo riusciti a respingerli e come? Domanda il Papa mettendo in guardia i fedeli sulla necessità di vigilare perché chi entra, scavalcando il recinto, può moltiplicare la gioia oppure rubarcela.

I “ladri” possono assumere tanti volti: sono coloro che, nonostante le apparenze, soffocano la nostra libertà o non ci rispettano nella nostra dignità; sono convinzioni e pregiudizi che ci impediscono di avere uno sguardo sereno sugli altri e sulla vita; sono idee sbagliate che possono portarci a compiere scelte negative; sono stili di vita superficiali o improntati al consumismo, che ci svuotano interiormente e ci spingono a vivere sempre all’esterno di noi stessi.

L’invito è dunque a fidarsi del Pastore buono che offre la vita in abbondanza. Attenzione massima, invece, a chi ruba all’umanità un futuro di pace.

Non dimentichiamo anche quei “ladri” che, saccheggiando le risorse della terra, combattendo guerre sanguinose o alimentando il male in qualsiasi forma, non fanno altro che rubare a tutti noi la possibilità di un futuro di pace e di serenità.

Il Vaticano e l’accusa di essere un “covo di ladri”

«Il Vaticano non è un covo di ladri. Rappresentarlo così costituisce una falsità assoluta». La Segreteria di Stato della Santa Sede reagisce per la prima volta in forma ufficiale allo scandalo Vatileaks 2.

Lo fa con un’intervista dell’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali, rilasciata a Stefano Lorenzetto e pubblicata dal settimanale Panorama nel numero in edicola giovedì 14 gennaio.

«Trovo sommamente ingiusto che i nostri dipendenti, orgogliosi di svolgere un servizio per il Papa e per la Chiesa, da qualche tempo siano arrivati al punto di doversi vergognare a dire in giro che lavorano qua dentro», lamenta il numero due della gerarchia vaticana, riferendosi ai libri “Via crucis” di Gianluigi Nuzzi e “Avarizia” di Emiliano Fittipaldi.

«Non è in discussione il diritto dei giornalisti a pubblicare le notizie di cui vengono in possesso. I dubbi riguardano il modo in cui si sono procurati queste notizie. Vi è un processo in corso che lo accerterà. Comunque mi chiedo: perché le fonti dei due libri che il signor Nuzzi ha scritto sull’argomento sono sempre finite in carcere? Non mi pare una benemerenza», osserva Becciu, riferendosi anche al precedente libro “Sua Santità”, che nel 2012 portò all’arresto di Paolo Gabriele, cameriere di Papa Ratzinger.

Trasparenza, carità e responsabilità nella Chiesa

A proposito dell’Obolo di San Pietro, che secondo i due autori verrebbe destinato solo in minima parte ai poveri (2 euro su 10) e usato invece per ripianare i buchi della curia romana, Becciu cita un suo recente colloquio con Benedetto XVI: «Mi ricordava come, da bambino, il 29 giugno, festività dei santi Pietro e Paolo, versasse l’offerta per l’Obolo convinto che il Papa l’avrebbe usata come meglio riteneva. Tale è anche la certezza dei fedeli di tutto il mondo quando fanno la donazione al Santo Padre».

Segue un’annotazione polemica: «Vogliamo portare la quota destinata alla carità da 2 a 6 euro? Su 4 mila dipendenti, ne dovremmo subito licenziare 400. Preferiamo non caricare il governo italiano di questo ulteriore peso e attenerci alla raccomandazione di Papa Francesco: “Riformate, ma che nessuno resti senza lavoro”».

Il sostituto della Segreteria di Stato contesta anche le cifre relative ai 41 mila titolari di tessere che farebbero acquisti nella Città del Vaticano senza pagare l’Iva e spiega perché i cardinali della curia che vivono in dimore principesche non potrebbero traslocare, come proposto da Nuzzi, a Casa Santa Marta.

«L’idea mi pare populistica ai limiti del ridicolo. Trasferire i cardinali significa forzare la volontà di persone già anziane. E poi: dove sistemare i sacerdoti, minutanti della Segreteria di Stato, che oggi vivono a Santa Marta? Dovremmo costruire un altro palazzo in cui ospitarli. Sulla base di un pregiudizio ideologico, ci si chiede cioè di lasciare sfitti gli appartamenti e di sprecare ingenti risorse in nuova edilizia. E questo sarebbe amore per i poveri?».

È infatti impossibile, secondo Becciu, dare in affitto ad altri le attuali residenze dei cardinali di curia: «Quegli appartamenti si trovano nelle sedi dei dicasteri, che in quanto tali godono del privilegio dell’extraterritorialità. Vi possono abitare solo cittadini o dipendenti vaticani».

Il caso Vatileaks 2 e le responsabilità personali

A proposito di monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui, il segretario e la componente della Cosea che sono sotto processo con Nuzzi e Fittipaldi in Vaticano, il sostituto afferma di non sapere chi abbia fatto i loro nomi al Papa, escludendo quindi implicitamente che a segnalarli sia stata la Segreteria di Stato.

«Con il Pontefice eletto da poco, vi era una forte spinta a innovare anche le procedure di chiamata. Il tradimento dei due è stato uno schiaffo al Santo Padre. Avevano giurato sul Vangelo di non rivelare a nessuno quanto visto, sentito e letto nello svolgimento del loro compito».

Lapidario il giudizio di Becciu sulle ultime dichiarazioni di Chaouqui: «Non commento le sciocchezze».

Circa l’inchiesta della Procura di Marsala, che ha inquisito il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, accusandolo d’aver spostato migliaia di euro della curia sul proprio conto corrente, il sostituto osserva: «Spero, per la sua onorabilità, che quanto il presule afferma in propria difesa sia vero».

E aggiunge: «Non mi è piaciuto che su Rai 3 abbia parlato, a proposito di “Via crucis” e “Avarizia”, di volontà moralizzatrice, di trasparenza, di legalità».

Il popolo, la fede e il Regina Caeli

L’antifona Regina Caeli (o Regina Coeli) è una delle quattro antifone mariane (le altre sono l’Alma Redemptoris Mater, l’Ave Regina Caelorum e il Salve Regina). Fu Papa Benedetto XIV, nel 1742, a prescrivere che venisse recitata al posto dell’Angelus e stando in piedi, come segno di vittoria sulla morte, durante il Tempo Pasquale, cioè dalla domenica di Pasqua fino al giorno di Pentecoste.

Viene recitata, come l’Angelus, tre volte al giorno: all’alba, a mezzogiorno e al tramonto, per consacrare la giornata a Dio e a Maria. Questa antica antifona risalirebbe, secondo una pia tradizione, al VI o al X secolo, mentre la sua diffusione è documentata dalla prima metà del XIII secolo, quando viene inserita nel Breviario francescano.

È composta da quattro brevi versi ciascuno dei quali si conclude con l’Alleluia, ed è la preghiera che i fedeli rivolgono a Maria, Regina del Cielo, per gioire con lei della resurrezione di Cristo.

Papa Francesco, il 6 aprile 2015, proprio durante la recita del Regina Caeli nel giorno successivo alla Pasqua, ha consigliato quale deve essere la disposizione del cuore quando si recita questa preghiera: “… ci rivolgiamo a Maria invitandola a rallegrarsi, perché Colui che ha portato in grembo è risorto come aveva promesso, e ci affidiamo alla sua intercessione. In realtà, la nostra gioia è un riflesso della gioia di Maria, perché è Lei che ha custodito e custodisce con fede gli eventi di Gesù. Recitiamo dunque questa preghiera con la commozione dei figli che sono felici perché la loro Madre è felice”.

La preghiera del Regina Caeli

Regina caeli, laetare, alleluia.
Quia quem meruisti portare, alleluia.
Resurrexit, sicut dixit, alleluia.
Ora pro nobis Deum, alleluia.

V. Gaude et laetare, Virgo Maria, alleluia.
R. Quia surrexit Dominus vere, alleluia.

Oremus: Deus, qui per resurrectionem Filii tui Domini nostri Iesu Christi mundum laetificare dignatus es, praesta, quaesumus, ut per eius Genetricem Virginem Mariam perpetuae capiamus gaudia vitae. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

Traduzione italiana

Regina del cielo, rallegrati, alleluia: Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia, è risorto, come aveva promesso, alleluia. Prega il Signore per noi, alleluia.

V. Gioisci e rallegrati, Vergine Maria, alleluia.
R. Poiché il Signore è veramente risorto, alleluia.

Preghiamo: O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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