Isaia, Gesù e Maometto: le quattro colonne dell’Islam

L’Islam è una religione monoteista legata alla figura profetica di Maometto (570-632 d.C.) e al testo sacro del Corano. Il messaggio coranico riguarda essenzialmente l’unicità di Dio, la misericordia divina, la responsabilità morale dell’uomo e l’attesa del giudizio universale.

Nella prospettiva islamica, Isaia, Gesù e Maometto si collocano nella lunga storia della rivelazione profetica, ma con ruoli differenti: Maometto è presentato nel Corano come il sigillo dei profeti, mentre Gesù è riconosciuto come un grande profeta e Isaia appartiene alla tradizione profetica biblica richiamata nel confronto tra le religioni monoteiste.

L’Islam e la rivelazione monoteista

La religione dell’ISLAM nacque nel settimo secolo dopo cristo. Essa fu fondata da Muhammad. Dichiarò di aver visto l’angelo Gabriele, il quale, secondo I suoi racconti, continuò ad apparirgli per 23 anni, fino alla sua morte, giorno in cui l’angelo gli rivelò le parole di Dio stesso, ( chiamato Allah in arabo).

Le rivelazioni dell’angelo son raccolte nel Qur'an, libro sacro per i musulmani, che lo considerano l’ultima rivelazione di Allah. I musulmani credono che il Qur’an sia la parola perfetta e pre esistente di Allah stesso.

Il termine islam richiama almeno quattro significati o aspetti della religione del Profeta: sottomissione-fiducia a Dio; pratica del culto e rispetto della legge; perfetta comunità dei credenti; religione naturale, che è già praticata da Abramo in quanto adoratore del Dio unico).

Il termine islam significa “sottomesso”, ma nel senso di abbandonarsi fiduciosamente alla volontà di Dio. Per i musulmani, l’islam è la religione della pace.

Il messaggio del Corano s’inserisce nella lotta al politeismo e nel riconoscimento di Maometto quale sigillo dei profeti. Il monoteismo coranico ha rilevanze etiche e pratiche: si tratta di non associare a Dio alcun altro idolo o divinità.

Dio è l’Onnipotente e il Misericordioso. Allah appare come un essere fortissimo, di grande potenza e, allo stesso tempo, buono e misericordioso. Egli è ben disposto verso l’uomo perché ne riconosce la sua fragilità.

Simboli delle religioni abramitiche

Le quattro colonne dell’Islam

L’espressione “quattro colonne dell’Islam” può essere riferita ai quattro elementi fondamentali che permettono di comprendere la religione islamica: la fede nell’unicità di Dio, la rivelazione contenuta nel Corano, la missione profetica di Maometto e la pratica religiosa organizzata nei cinque pilastri.

Nella religione islamica si intrecciano due dimensioni molto importanti: quella interiore o della fede; quella esteriore o del diritto. Così, culto, legge ed etica sono strettamente correlati.

Il termine islam richiama almeno quattro significati o aspetti della religione del Profeta: sottomissione-fiducia a Dio; pratica del culto e rispetto della legge; perfetta comunità dei credenti; religione naturale, che è già praticata da Abramo in quanto adoratore del Dio unico).

La fede nell’unico Dio

I principi fondamentali dell’islam sono: credere che Allah sia l’unico vero Dio, credere che Muhammad sia il suo profeta. Dichiarando questi due fondamenti avviene la conversione all’Islam.

Un buon musulmano, per essere tale, deve fare la sua professione di fede (shahada, dal verbo shahida, “osservare”, “testimoniare”), che costituisce il pilastro più importante dell’islam e si esprime con la formula: Attesto che non c’è divinità all’infuori di Allah, e che Maometto è l’inviato di Dio.

Nella tradizione sciita si aggiunge: e che Alì è l’amico di Dio. Questa testimonianza diviene prova sufficiente della conversione se pronunciata in arabo, con l’intenzione di abbracciare l’islam, e innanzi a due testimoni.

Il Corano come parola di Dio

Il termine Corano deriva dal siriano qeryana e richiama il senso del recitare o della proclamazione orale. In seguito, designerà anche il testo scritto della rivelazione.

Il verbo qara’a può significare tanto “leggere” quanto pure “recitare” o “declamare”. Per un musulmano, tutto ciò che è nel Corano è discorso di Dio registrato in un archetipo celeste.

Il Corano, dunque, è Il Libro sacro ed è eterno perché contiene le parole di Dio. Il concetto di rivelazione, per i musulmani, è soprattutto legato all’oralità e alla recitazione.

Così, Maometto non ha scritto alcun libro: lo ha ricevuto direttamente dall’angelo Gabriele o da Dio. Il ruolo di Maometto è soltanto quello di trasmettere un messaggio divino.

Maometto, il profeta e messaggero

Per lo studio della figura di Maometto occorre attingere non solo al Corano come fonte bensì anche alla sira: si tratta di una biografia sul Profeta.

Seguono studi collaterali e testimonianze scritte e monumentali. Spesso si ricorre ai detti del Profeta o hadith ricostruiti da una tradizione orale abbastanza incerta e faziosa, perché legata al sultano di turno.

La biografia di Maometto assume tratti critici e tratti leggendari che vanno epurati. Leggendo le biografie ci si accorge di un particolare abbastanza importante: Maometto, il Lodato, rimane sullo sfondo, mentre l’attenzione maggiore è per i compagni, per le conquiste, per i progressi e il consolidamento dell’islam.

Maometto è nato attorno al 570 d.C. e apparteneva alla tribù dei corei sciti. Rimasto orfano di padre e poi di madre, fu affidato all’età di sei anni al nonno paterno.

Maometto è presentato nel Corano come il sigillo dei profeti. Le tradizioni più antiche lo presentano come un profeta-ammonitore: Dio lo invia per annunciare l’unicità e la fedeltà al monoteismo.

Il messaggio del Profeta coinvolge per la sua immediatezza e per i contenuti escatologici e apocalittici, come il richiamo alla giustizia, all’unicità di Dio, alla solidarietà, alla carità.

La pratica religiosa

L’islam si fonda su cinque pilastri (arkan): la professione di fede, la preghiera rituale, la tassa dell’elemosina, il digiuno nel mese di ramadan, il pellegrinaggio alla Mecca.

PilastroPratica
ShahadaProfessione di fede
SalatPreghiera rituale
ZakatElemosina obbligatoria
SawmDigiuno durante il Ramadan
HajjPellegrinaggio alla Mecca

I cinque pilastri dell’Islam

Ci sono cinque pratiche chiave alle quali tutti i musulmani sono obbligati ad adempiere nel corso della vita. Queste pratiche sono indicate come pilastri perché costituiscono il fondamento della vita di un musulmano.

I cinque pilastri dell’Islam sono i seguenti: Shahada, Salat, Zakat, Sawm e Hajj.

Insieme, i cinque pilastri rappresentano l’essenza dell’Islam, come religione di pace e sottomissione ad Allah (swt), presente nello stile di vita di ogni musulmano.

Shahada: la professione di fede

Il primo pilastro è quello più importante perché la professione di fede esprime l’essenza dell’islam.

Il monoteismo e la fede nel profeta Muhammad (pbsl) come ultimo Messaggero di Dio è il principio centrale dell’Islam, attorno al quale ruota tutto il resto, e recitare la Shahada in preghiera ogni giorno serve a ricordare ai musulmani questo atto di fede.

Salat: la preghiera rituale

La preghiera rituale è obbligatoria nel momento in cui si raggiunge la pubertà e richiede come condizione il pieno possesso delle facoltà mentali.

È scandita dal variare della luce: all’alba, a mezzogiorno, al pomeriggio, al tramonto del sole e alla sera. Importante è la preghiera di mezzogiorno del venerdì da compiere comunitariamente in moschea.

Esplicitamente, a questa preghiera sono invitati solamente i maschi, anche se le donne non sono escluse. Compiere le altre preghiere in modo comunitario ha un valore di merito, ma non costituisce obbligo.

La preghiera è sempre preceduta dall’abluzione. La Salat (preghiera) si ripete cinque volte al giorno e offre cinque diverse opportunità per ricordare Allah (swt) e il nostro scopo in questa vita: adorarLo.

Zakat: l’elemosina

L’elemosina è anche chiamata tassa per il suo carattere normativo. Il termine zakat richiama il senso di purificare i propri beni, dandone una percentuale per i bisogni dei poveri e per la religione.

Esiste anche l’elemosina volontaria che reca piacere a Dio. Sebbene la Sadaqa (atto caritatevole) sia fortemente incoraggiata nel quotidiano di ogni musulmano, per chi ne ha le possibilità, è obbligatorio donare la Zakat (elemosina) una volta all’anno.

Questo pilastro garantisce che la ricchezza venga continuamente ridistribuita a coloro che ne hanno bisogno.

Sawm: il digiuno del Ramadan

Il digiuno è regolato con norme molto precise (cf. Corano 2,183-187). Il Corano lo impone anche per le espiazioni delle colpe (cf. Corano 4,92; 58,3-4).

A imitazione di Maometto, il digiuno è praticato anche come esercizio di penitenza e disciplina spirituale. Il mese di Ramadan richiede a ogni musulmano di astenersi dai propri bisogni e desideri più elementari, come il cibo, l’acqua e i rapporti sessuali per un periodo di tempo ogni giorno.

Ogni anno, il Sawm offre ai musulmani l’opportunità di esercitare il controllo sui propri bisogni. Senza queste distrazioni, i musulmani possono coltivare un sano stile di vita e il loro rapporto con Allah (swt).

Hajj: il pellegrinaggio alla Mecca

Il pellegrinaggio ha per destinazione la Mecca e deve essere compiuto almeno una volta nella vita per ogni musulmano che sia in grado di compierlo.

Hajj: il pellegrinaggio alla Mecca, da fare almeno una volta nella vita, durante il dodicesimo mese del calendario islamico.

Durante l’Hajj (pellegrinaggio), i musulmani devono indossare gli stessi semplici indumenti ed eseguire gli stessi atti rituali di devozione ad Allah. Spogliate dei dettagli mondani, alle persone viene ricordato che tutti sono uguali di fronte ad Allah.

La pietà popolare ne ha introdotti molti altri ai luoghi sacri e alle tombe dei santi. In caso di morte precoce o improvvisa del capo famiglia, il pellegrinaggio viene compiuto da uno dei parenti maschi più stretti (figlio, fratello, cognato).

Isaia nella storia della profezia monoteista

L’islam si presenta come la religione madre da cui son derivate tutte le altre, compreso il cristianesimo ed il giudaismo.

Il messaggio del Corano s’inserisce nella lotta al politeismo e nel riconoscimento di Maometto quale sigillo dei profeti. La prospettiva islamica interpreta quindi la rivelazione come una successione di messaggi rivolti all’umanità e orientati verso il riconoscimento dell’unico Dio.

La potenza e la bontà di Dio sono riscontrabili nella forza della natura, nella creazione, nell’armonia del cosmo, nella bellezza dei cieli, degli astri, come pure nell’evoluzione dell’uomo.

L’uomo è vicario-rappresentante di Dio sulla terra. È importante il messaggio sul giorno del giudizio (cf. Corano 84,1-12).

Gesù nell’Islam

D’altronde, i musulmani riconoscono Gesù come un grande profeta ma non la sua divinità. Diventa poi incomprensibile, per il rigido monoteismo coranico, riconoscere il mistero della Trinità.

L’islam accetta alcuni brani della Bibbia, come la Legge e I Vangeli, ma ne rifiuta il resto perchè non è considerato ispirato. L’islam dichiara che Gesù era solo un profeta e non il figlio di DIo.

Solo Allah è Dio e non credono che Egli possa avere un figlio. Credono quindi che Gesù sia solo un uomo, creato come Adamo.

Non credono Gesù sia morto sulla croce, ignorando così il principale fondamento del Cristianesimo.

La distinzione tra la concezione islamica e quella cristiana riguarda quindi il ruolo di Gesù, la natura della rivelazione e il modo di comprendere la salvezza.

Come I cristiani, I musulmani sono monoteisti, ma, al contrario dei cristiani, l’islam rifiuta l’idea della Trinità.

Maometto, il sigillo dei profeti

Le tradizioni più antiche lo presentano come un profeta-ammonitore: Dio lo invia per annunciare l’unicità e la fedeltà al monoteismo.

Il messaggio del Profeta coinvolge per la sua immediatezza e per i contenuti escatologici e apocalittici, come il richiamo alla giustizia, all’unicità di Dio, alla solidarietà, alla carità.

Dopo la morte di Maometto (632 d.C.), l’islam assumerà una forma politico-legislativa più forte attraverso il governo dei califfi, i ben guidati.

La morte di Maometto e la successione

Quando Maometto morì nel 632 lasciò imprecisato chi gli sarebbe succeduto, dando così luogo ad un acceso dibattito.

Nella moschea di Medina si è deciso di riunire l'intera comunità per ricordare il Profeta defunto ed eleggere un successore.

Lì, Abū Bakr, suocero di Maometto e padre di Aysha, avrebbe commentato: "Se qualcuno loda Maometto [1], Maometto è morto. Se qualcuno loda Dio, Dio è vivo, è immortale (. )" e concludeva poi con un versetto del Coranoː "Maometto non è altro che un inviato, davanti al quale sono passati altri inviati. Se dunque morisse o fosse ucciso, torneresti indietro?" (Corano 3ː144)[2], indicando così che il Profeta dell'Islam non desiderava essere idolatrato, ma era semplicemente un altro uomo, come i comuni mortali.

Le prime controversie sulla califfa

Poi iniziarono le prime controversie. Fu organizzato un incontro nel Saqifah (cortile) del clan Banū Sa'ida a Medina che accolse gli Ansar (Medina) e altri gruppi ma lasciò fuori i cosiddetti Muhajirun (gli emigranti o esuli dalla Mecca).

Detto questo, Abū Bakr e ʿUmar hanno cercato di mediare cercando possibili candidati, tra i quali è stato presentato anche Ali. Dopo sei mesi di controversie e discussioni tese, la maggioranza concordò che Abū Bakr sarebbe stato il primo "Califfo del Profeta di Dio".

Tuttavia, queste differenze iniziali, anche se sembrano essere state risolte, hanno aperto delle spaccature rimaste latenti e che si sarebbero approfondite negli anni fino a lasciare il posto ai sunniti, agli sciiti e ai kharijiti.

I primi califfi e la formazione delle correnti islamiche

Il califfato di Abū Bakr

Già insediato come nuovo califfo, Abū Bakr governò per 27 mesi, durante i quali dovette affrontare tribù ribelli che non volevano pagare le tasse o addirittura avevano scelto falsi profeti (fino a quattro) che predicavano la propria versione dell'Islam, per che sconfisse nelle Guerre Ridda.

Durante gli ultimi mesi del suo governo, inviò Khalid ibn al-Walid a condurre campagne militari contro gli imperi bizantino e sasanide nell'area della moderna Siria e Mesopotamia, che costituirono il precedente per le cosiddette "conquiste". dell'Islam'.

Fu anche il precursore, su richiesta di ʿUmar, della compilazione dei frammenti rivelati da Dio a Maometto a partire da quanto memorizzato da alcuni fedeli e da quanto conservato negli scritti.

Il compito di confrontare ciò che era stato memorizzato e ciò che era scritto e portarlo ad un manoscritto finale fu affidato a Zayd ibn Thabit. Il testo risultante, chiamato Munshāf (la copia, in arabo), era quella che possiamo considerare una prima versione del Corano il cui manoscritto fu affidato a Hafsa, vedova del profeta e figlia di Umar.

Il califfato di ʿUmar

ʿUmar era stato il luogotenente di Maometto e uno dei suoi seguaci più fedeli sin dalla sua conversione nel 615 e sostenne Abū Bakr durante il suo periodo come califfo.

Si dice che abbia adottato il titolo di Principe dei Credenti (Amīr al-Mu'minĪn) su richiesta della comunità islamica. Sotto il suo governo ebbero luogo le prime conquiste fuori dall'Arabia.

Nel 636 sconfisse l'imperatore bizantino Eraclio nella battaglia di Yarmouk, che aprì le porte della Siria e la conquista di città come Ctesifonte e territori già bizantini come l'Iraq (637), l'Armenia (640) e l'Egitto (639-642).

In questo periodo, dopo aver preso Gerusalemme nel 638, ordinò la costruzione della Cupola della Roccia, dove la tradizione islamica affermava che Maometto era asceso al cielo in un viaggio mistico sul retro del monte Buraq.

In tutti questi stati nuovamente dominati dai musulmani, furono preservate le strutture amministrative locali e fu ordinata l'applicazione della dhimma, un patto con i non musulmani residenti in queste zone (ebrei, cristiani e zoroastriani soprattutto) dove queste comunità in cambio di una tassa chiamata jizya Rimasero sotto la protezione e la protezione del nuovo Califfo e furono anche in grado di preservare i loro edifici religiosi e i propri sistemi giudiziari.

Il califfato di ʿUthmān

Era il genero del profeta Maometto ed era sposato con due delle sue figlie, Ruqaya e Umm Kulthūm, nate dal matrimonio del profeta con Khadija.

Veniva dal clan Banu Umayya, dalla tribù Quraysh. Fu investito califfo un mese dopo la morte di ʿUmar.

Inoltre, vedendo che nuovi credenti provenienti da culture non arabe cominciavano ad arrivare all'Islam con la propria pronuncia dei versetti coranici e che anche i memorizzatori del Corano stavano morendo a poco a poco, incaricò Zayd ibn Thabit di recuperare la versione compilata originale del Libro Sacro di Abū Bakr e lavorarci sopra per creare una versione ufficiale definitiva che sarà quella che sarà inviata in copie (munshāf) alle città dei nuovi domini dell'Islam.

Questa versione di ʿUthmán è quella usata oggi dai musulmani e inizia con la sura chiamata Al-Fātiha ("Colui che apre").

Il califfato di ʿAlí e la prima fitna

La morte di ʿUthmán ha innescato quella che è stata chiamata la prima Fitna o Lotta tra i musulmani.

I musulmani si riunirono nella Moschea del Profeta il 18 giugno 656 per nominare il nuovo califfo. Hanno proposto ʿAlí, ma lui ha rifiutato la prima volta.

Tuttavia, ʿAlí alla fine accettò, fermamente convinto della legittimità della sua nomina, della sua stretta parentela con il Profeta, della sua precoce accettazione e conoscenza dell'Islam, e dei suoi meriti militari e civili nel servire la causa dell'Islam.

Tuttavia, questa nuova elezione ha diviso l’Islam in tre campi: quello di Ali e della sua famiglia e dei suoi sostenitori[3], il secondo quello dei Banū Umayya con Marwān e Mu’awiya (governatore della Siria), che accusavano Ali di proteggere gli assassini di il suo parente ʿUthmán e il terzo gruppo quello dei Banū Quraysh che avevano sostenuto ʿUmar e ʿUthmán

Queste tre parti iniziarono a combattersi tra loro in guerre fratricide. In uno di questi scontri, ʿAlí, aiutato da ʿAysha e alleato con parenti e membri del clan di ʿUmar e ʿUthmán, sconfisse alcuni ribelli guidati da candidati al califfato non eletti nella cosiddetta Battaglia del Cammello (656).

Ben presto però sorsero nuovi disaccordi, questa volta con Mu'awiya dei Banū Umayya, con il quale Ali ottenne inizialmente un arbitrato che finì per fallire poiché fu visto dal suo popolo come una resa e costituì in un certo senso una vittoria morale per Mu. 'awiya.

Queste tensioni culminarono nella battaglia di Siffin (657) tra i sostenitori di Ali e quelli di Mu'awiya dove per due giorni si verificarono scaramucce e combattimenti tra paladini e anche un gruppo di combattenti “uscì allo scoperto” perché non volevano uno scontro fratricida. tra i musulmani (i futuri Kharijiti).

Questa battaglia segnò l'ascesa dei futuri sciiti, sunniti e kharijiti.

Con la sua morte si concluse il periodo dei quattro califfi ortodossi dell'Islam e si aprì un'altra fase con Mu'awiya come nuovo califfo che stabilì a Damasco la capitale di una nuova dinastia, i Banū Umayya, meglio conosciuti come Omayyadi.

Sunniti, sciiti, sufi e drusi

Costituisce un paradigma religioso ed esistenziale abbastanza complesso, perché i suoi fedeli (più di un miliardo e duecentomila) si dividono, per motivi storici, politici e religiosi, in sunniti (legati alla tradizione o Sunna), sciiti (seguaci di Alì, cugino e genero di Maometto), sufi (i mistici) e drusi (sette eretiche).

Dopo la morte di Maometto (632 d.C.), l’islam assumerà una forma politico-legislativa più forte attraverso il governo dei califfi, i ben guidati.

La morte di Ali portò anche un'altra gravissima conseguenza per il futuro, l'inizio della fine dell'unità islamica e l'inizio di nuove guerre civili e scismi.

Alcuni musulmani, ad esempio gli imamiti, aggiungono un sesto pilastro: il jihad o guerra santa che è un obbligo di tutta la comunità islamica.

Così anche il significato della guerra santa.

Il Corano: struttura, interpretazione e contenuti

Diviso in 114 sure o capitoli, il Corano non presenta una struttura logica ben definita. In ogni capitolo si trovano messaggi e sezioni narrative alquanto disarticolate.

Le sure si dividono in versetti (ayat) abbastanza variabili. È possibile rintracciare una qualche unità tematica nelle sure più brevi.

Di solito, le sure più sintetiche sono quelle più antiche. Esse seguono l’ordine decrescente, a eccezione della prima sura che è l’aprente.

Gli studiosi hanno trovato utile la suddivisione cronologica, distinguendo tra sure meccane e sure del periodo medinese, anche se non tutti i versetti d’una sura sono dello stesso periodo.

Le sure più antiche risalgono alla prima predicazione di Maometto e hanno come unità tematica la denuncia dell’idolatria, il richiamo al giudizio divino, la predicazione dell’unicità di Dio.

Nelle sure medinesi prevale l’aspetto giuridico-normativo perché toccano la comunità che si era costituita attorno al Profeta.

I versetti del Corano si dividono, essenzialmente, in chiari e scuri, nonché incerti. Ci sono poi versetti che possono abrogare altri versetti.

Molto dipende dall’applicazione dell’esegesi secondo il principio del consenso unanime della comunità (ijmà). I versetti recenti possono abolire quelli più antichi.

Così come i chiari quelli ritenuti ambigui o incerti. Da qui le possibili strumentalizzazioni del Corano.

Per comprendere alcune espressioni del Corano occorre contestualizzare nella cultura beduina.

Ad esempio, non è comprensibile, oggi, il riconoscimento della poligamia. Ciò aveva senso in un contesto tribale e beduino per garantire la sopravvivenza del gruppo o clan familiare.

I contenuti della rivelazione coranica

Il messaggio del Corano riguarda essenzialmente l’unicità di Dio. Tra i diversi appellativi divini vi è quello relativo alla misericordia, alla clemenza.

È un messaggio escatologico in quanto annunzia il giudizio universale di Dio e il premio per quanti professano fedelmente l’unicità di Dio.

La potenza e la bontà di Dio sono riscontrabili nella forza della natura, nella creazione, nell’armonia del cosmo, nella bellezza dei cieli, degli astri, come pure nell’evoluzione dell’uomo.

Questi è formato da un grumo di sangue ed è sostenuto da Dio sempre. L’uomo è vicario-rappresentante di Dio sulla terra.

È importante il messaggio sul giorno del giudizio (cf. Corano 84,1-12).

Il dialogo tra cristiani e musulmani

Il documento più importante per il dialogo tra cristiani e musulmani è la dichirazione conciliare Nostra aetate (28-10-1965).

In questo documento, al n. 3, si ricorda che la Chiesa cattolica guarda con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini.

Il riferimento è a coloro che cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi è sottomesso altresì Abramo, a cui la fede islamica volentieri si richiama.

Infatti, nel Corano, Abramo viene presentato come il vero credente, colui che lotta contro gli idoli.

La Chiesa cattolica e i musulmani appartengono alla stirpe di Abramo: sono uniti dalla stessa fede obbedienziale, semplice e pura, di questo patriarca, che la tradizione musulmana definisce hanif, cioè monoteista puro.

Sappiamo, dalla storia della Chiesa e del cristianesimo tardo antico, che i rapporti tra cristiani e musulmani sono stati molto tesi. Anche i primi tentativi di dialogo, in ambito dottrinale, non ebbero un grande successo.

Da non dimenticare, poi, che la concezione biblica e cristiana della rivelazione segue il filone storico, mentre il Corano predilige un approccio cosmico e ciclico.

Sicuramente, occorre evitare alcuni luoghi comuni o pre-giudizi nel dialogo con l’islam. Anzitutto, non si può identificare l’islam con la religione della violenza.

Né ridurre questa religione a un’eresia cristiana o definirla quale religione diabolica. Questa visione appartiene al passato, e precisamente al Medioevo.

Certamente, il dialogo islamo-cristiano presenta molti conflitti, soprattutto dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 e le tensioni che si vengono a creare, in molti paesi musulmani, per il non rispetto della libertà religiosa e per la sottomissione della donna.

Inoltre, l’applicazione della sharia, la legge islamica, nella maggioranza dei paesi islamici mette a dura prova il principio della democrazia.

Oggi tra cristiani e musulmani non prevale un dialogo spirituale, bensì un dialogo concreto, fatto di aiuti, di collaborazioni, di solidarietà.

Importante l’iniziativa presa da papa Benedetto XVI e i rappresentanti delle diverse comunità cristiane con la presentazione della Lettera comune (13-10-2007), ove si riflette sull’amore a Dio e sull’amore al prossimo.

Il dialogo segue, così, soprattutto la pista etica e della solidarietà.

Attualmente, una via abbastanza seguita per il dialogo islamo-cristiano è rappresentato dalla pietà popolare: la venerazione dei musulmani per la Vergine Maria è nota a tutti.

Sono molti i santuari mariani in Medio Oriente che accolgono pellegrinaggi di gruppi musulmani. Ciò avviene anche ad Assisi.

La pluralità dei volti dell’Islam

Nell’educazione-formazione al dialogo con l’islam, abbiamo bisogno di comprendere che non esiste un solo volto di questa religione, bensì ci sono più immagini dell’islam.

Ciò che attualmente non incoraggia il dialogo è certamente l’assenza di una rappresentanza ufficiale dell’islam in Italia e in Europa.

Purtroppo, nei nostri Paesi, le comunità musulmane sono molto frastagliate e divise. Non c’è un islam rappresentativo di maggioranza.

Le comunità mistiche, dei sufi, sono quelle più disponibili al confronto. Tuttavia, non svolgono un ruolo di primo piano nei vasti mondi dell’islam.

Attualmente, le forme fondamentaliste di islam le troviamo in Thailandia e in Indonesia. Qui l’islam è in forte espansione.

Ci sono, poi, forti tensioni a motivo del disagio dei cristiani in Turchia e nel Medio Oriente.

Comunque, per recuperare il messaggi autentico di Maometto, occorre epurare il Corano da tante sovrastrutture e tradizioni orali che ne hanno strumentalizzato l’originale annuncio di salvezza.

Moderni esegeti musulmani stanno tentando di recuperare la dimensione etica del messaggio coranico.

Una vocazione al dialogo. Cristiani in dialogo con i musulmani

Un musulmano deve impegnarsi ad applicare ogni pilastro e ciò che esso comporta, per tutta la vita.

Ciascun pilastro tiene conto anche di coloro che potrebbero non essere in grado di soddisfarli, a causa di problemi di salute, per esempio, gravidanze o mancanza di mezzi finanziari, tra le altre cose.

tags: #isaia #gesu #maometto #quattro #colonne #islam