La Diocesi di Forlì-Bertinoro affronta il tema delle migrazioni attraverso la pastorale dei migranti, i servizi della Caritas diocesana, la Fondazione Buon Pastore e lo Sportello di Ascolto e Orientamento Migrantes. L’obiettivo è promuovere la testimonianza della carità, sostenere le persone in condizioni di fragilità e favorire percorsi di integrazione nel territorio forlivese.
La Fondazione Buon Pastore - Caritas Forlì è uno strumento operativo della Diocesi di Forlì-Bertinoro, affidato alla Caritas diocesana, per la promozione della testimonianza della carità, il sostegno ai progetti, alle iniziative caritative, la gestione e promozione dei servizi alle persone, attivati dalla Caritas stessa o da altri organismi ecclesiali.
La riflessione della Chiesa sull’immigrazione
Venticinque anni fa, la Commissione ecclesiale per le migrazioni pubblicava il documento Ero forestiero e mi avete ospitato, interpretando e accompagnando il fenomeno dell’immigrazione nei suoi inizi e sviluppi in Italia “con gli occhi della fede”.
A venticinque anni di distanza avvertiamo la necessità, come pastori, di condividere una riflessione sul tema dell’immigrazione: parola di aiuto al discernimento comunitario, di stimolo a rendere la nostra fede capace, ancora una volta, di incarnarsi nella storia, di gratitudine e di incoraggiamento a quelle comunità che già hanno accolto.
Ciò che ci spinge a prendere nuovamente la parola è il profondo cambiamento che in questi anni continua a segnare il fenomeno migratorio nel nostro Paese, per rispondere nuovamente alla domanda del Signore a Caino, richiamata da papa Francesco nel suo viaggio a Lampedusa: “Dov’è tuo fratello?” (Gn 4,9).
L’immigrazione in Italia dal 1993 al 2018
La situazione nel 1993
L’immigrazione nel 1993 era un fenomeno “nuovo” ed emergente, di cui non si riusciva ancora a cogliere le dimensioni e le prospettive.
Secondo i dati del Ministero dell’Interno gli immigrati regolari in Italia erano infatti 987.405, in maggioranza europei dell’Unione Europea e dell’Europa orientale (36,85%); seguivano gli africani (29,13%), gli asiatici (17,47%) e gli americani (15,95%); 559.294 erano stati i permessi di soggiorno per lavoro e 144.410 per ricongiungimento familiare; 7.476 le richieste d’asilo, 65.385 erano gli studenti nelle scuole; 10.000 i matrimoni misti e tra stranieri (3% del totale); 17.000 i nati nelle famiglie con almeno un genitore straniero.
La situazione nel 2018
Dal 1993 ad oggi l’immigrazione è diventata nel nostro Paese un fenomeno sorprendente nel suo incremento, anche se negli ultimi anni esso si è fermato ed è aumentato invece il numero degli emigranti italiani.
Gli immigrati in Italia hanno infatti raggiunto e superato all’inizio del 2016 il numero di 5 milioni con un’incidenza sulla popolazione totale pari all’8,3%.
Non dimentichiamo che il 52,6% di questi sono donne, portatrici di esigenze e sensibilità specifiche, e che nel 2016 sono arrivati in Italia più di 25.000 minori stranieri non accompagnati.
Nel complesso, oltre il 50% dei migranti proviene da un Paese dell’Unione o dagli Stati dell’Europa Centro-Orientale non appartenenti all’Unione; il 22,9% del totale proviene da un solo Paese europeo, la Romania, e con cinque Paesi (Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina) che da soli hanno oltre il 50% dei migranti.
Considerando le ripartizioni territoriali, nell’insieme delle regioni del Nord risiede il 58,6% del totale della popolazione straniera; 2.400.000 sono i lavoratori e oltre 550.000 gli imprenditori immigrati; quasi 815.000 sono gli studenti stranieri nelle nostre scuole, di cui oltre il 50% nato in Italia.
Nel 2016 circa 24.000 sono stati i matrimoni misti o tra immigrati (14,1% del totale dei matrimoni); 72.000 i nuovi nati da famiglie straniere (14,8% sul totale).
Alla fine del 2017 erano in accoglienza nel nostro Paese 183.681 richiedenti asilo e rifugiati: appena il 3 per mille dei residenti.
Mentre nell’ultimo triennio il numero degli immigrati è rimasto pressoché stabile ed è cresciuto il numero dei richiedenti asilo, il numero degli emigranti italiani è continuato a crescere: nell’ultimo anno oltre 124 mila italiani hanno spostato la loro residenza oltreconfine; secondo l’OCSE l’Italia è all’ottavo posto nella graduatoria mondiale dei Paesi di provenienza dei nuovi immigrati.
Non possiamo poi dimenticare che a fronte di 5 milioni di immigrati in Italia, 5 milioni di italiani sono oggi emigranti nei cinque continenti alla ricerca di un lavoro e di una vita dignitosa.

La Fondazione Buon Pastore - Caritas Forlì
Origine e riconoscimento giuridico
La FONDAZIONE BUON PASTORE - CARITAS FORLÌ è stata eretta dal Vescovo Mons. Lino Pizzi in data 26 ottobre 2010, Festa di san Mercuriale.
La Fondazione di religione così denominata è stata riconosciuta giuridicamente dal Ministero dell’Interno in data 15 Marzo 2012, iscritta al registro delle persone giuridiche in data 10/01/2011 e l’Agenzia delle Entrate ne ha riconosciuto il ramo onlus in data 20/02/2013.
La Fondazione è diventata ETS nell'ottobre 2025.
Funzione e finalità
La Fondazione è uno strumento operativo della Diocesi di Forlì-Bertinoro, affidato alla Caritas diocesana, per la promozione della testimonianza della carità, il sostegno ai progetti, alle iniziative caritative, la gestione e promozione dei servizi alle persone, attivati dalla Caritas stessa o da altri organismi ecclesiali.
La fondazione ha scopi di religione e di culto, partecipando alla missione evangelizzatrice della Chiesa attraverso il servizio della carità, secondo la tradizione ecclesiale.
Si propone di promuovere la testimonianza della carità nelle articolazioni pastorali della comunità ecclesiale diocesana in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e prevalente funzione pedagogica.
In particolare curerà: la formazione degli operatori pastorali e dei membri delle associazioni cattoliche attraverso incontri di catechesi e di spiritualità; l’animazione delle realtà civili del territorio attraverso incontri che possano promuovere la cultura della carità; la pastorale dei migranti, con attenzione alle comunità straniere presenti in diocesi; l’officiatura della Chiesa di san Michele, annessa alla Casa Buon Pastore, sede della Fondazione.
Per la realizzazione dei suoi fini la fondazione promuove, sostiene e gestisce, a seconda delle esigenze, iniziative e servizi di carattere caritativo-assistenziale.
Il rapporto con la Caritas diocesana
La Fondazione è parte integrante della Caritas diocesana.
Ne è il braccio operativo, una forma organizzativa e gestionale di realtà, servizi, progetti, appartenenti e promossi alla Caritas diocesana o da altre realtà diocesane: la mensa, le accoglienze, l'Emporio della Solidarietà, il Fondo di solidarietà e la gestione del personale addetto.
“La Caritas della Diocesi di Forlì-Bertinoro - si legge nello Statuto - è l'organismo istituito dal Vescovo al fine di promuovere, anche in collaborazione con altre istituzioni, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale diocesana e di quelle parrocchiali, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica”.
La direzione della Fondazione
Da un consiglio di amministrazione, nominato dal Vescovo, che rimane in carica per cinque anni ed è così composto:
- Presidente: Filippo Monari
- Vice presidente: Massimo Saviotti
- Consiglieri: Massimo Saviotti, Francesca Galardi, Daniele Boattini, Don Davide Medri
- Rev. dei conti: rag. Elisa Rossi
Le risorse economiche
Il patrimonio iniziale della Fondazione è costituito dalla somma di Euro 30.000 (trentamila).
Esso può essere incrementato da lasciti e donazioni che perverranno tale scopo.
I mezzi di gestione sono costituiti:
- dalle rendite patrimoniali;
- da una quota dell’8 per Mille che il Vescovo diocesano destina annualmente alla Caritas diocesana;
- da contributi e offerte della Diocesi, delle parrocchie, di altri enti e di persone fisiche;
- da introiti provenienti da convenzioni stipulate con enti pubblici e privati per la gestione di servizi.
Il Buon Pastore nel centro storico di Forlì
In pieno centro storico a Forlì, al civico 28 della scenografica via Dei Mille, c’è un edificio che da secoli dispensa servizi alle persone più bisognose: è il Buon Pastore.
La sua funzione caritativa ha avuto inizio al tempo delle 6 confraternite dei Battuti Bianchi, Neri, Bigi, Rossi, Verdi e Turchini (chiamati anche Celestini), sorte dopo la metà del XIII secolo come reazione al clima di violenza che scuoteva la società forlivese.
Ognuna di esse era contraddistinta dal particolare colore della veste indossata dai componenti e caratterizzata dalle funzioni svolte: i Battuti Bianchi, in cui confluivano i cittadini più aristocratici e ricchi, si occupavano anche dei bambini abbandonati e annoveravano il privilegio di salvare per la festività di Ognissanti un condannato; i Neri s'incaricavano della sepoltura dei viandanti uccisi per le strade e dei giustiziati (nel 1281 provvidero a seppellire i francesi del sanguinoso mucchio); i Bigi, i Rossi e i Verdi avevano cura di pellegrini e di indigenti; i Turchini erano dediti all'istruzione dei giovani e alla costituzione della dote alle ragazze povere.
Composte da laici, nobili e plebei che, in segno penitenziale, durante le processioni si colpivano le spalle con flagelli formati da strisce di cuoio, col tempo, a colpi di solidarietà riuscirono a risvegliare attenzione e sensibilità nei confronti della condizione umana.
I Battuti Rossi e la chiesa di San Michele
I Battuti Rossi, che avevano come patroni San Rocco e San Michele e assistevano poveri e malati, in principio ebbero sede in un ospedale vicino alla Chiesa di San Biagio, detto di San Michele (oggi scomparso), dotato di 16 posti letto.
Per finanziare la loro attività disponevano di 43 tornature di terreno e di un appezzamento arativo all'interno del perimetro delle mura della città.
Nel 1517, quando già il Palmezzano aveva affrescato, su cartoni del Melozzo, la Cappella Feo posta all’interno della nuova chiesa di San Biagio in San Girolamo, i Battuti Rossi si trasferirono nell’attuale Via dei Mille, ponendo la prima pietra della nuova chiesa di San Michele Arcangelo, poi denominata del Buon Pastore.
I Gerolimini e le trasformazioni dell’edificio
Nel 1556 furono sostituiti dagli Eremiti di San Girolamo: detti anche Gerolimini, o Gerolomini, erano un ordine religioso fondato ad Urbino da Pietro Gambacorta e Nicola da Forca Palena agli inizi del XV secolo.
Il periodo di massima espansione fu il XVIII secolo: nel 1780, i conventi dei Gerolimini superavano il numero di novanta, in Italia e all'estero.
Nel 1557 consolidarono la loro presenza a Forlì con l’inaugurazione del convento costruito a fianco della chiesa di San Michele Arcangelo.
Ottennero di insediarsi in pieno centro dopo aver visto cadere il loro precedente sito, posto in luogo dell’attuale chiesa dei Romiti, sotto i colpi di Bino Orbetelli, comandante dell’esercito di Papa Paolo IV in guerra contro gli spagnoli: il milite dispose la distruzione dell’intero complesso in quanto si trovava troppo a ridosso delle mura urbane, nei pressi di Porta Schiavonia e gli spagnoli avrebbero potuto nascondervi armi e munizioni.
Il nuovo sito fu consacrato dal teologo e vescovo di Bertinoro, mons. Ludovico Theodoli.
A seguito della soppressione degli istituti religiosi avvenuta durante l’occupazione napoleonica, il grande edificio posto in via Monsignani fu convertito in tribunale e carcere per detenuti in attesa di giudizio.
Nel 1859 fu ceduto dal governo pontificio al vescovo, che lo affidò alle Suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore, dipendenti dalla casa madre di Anges, che vi fondarono un educandato.
La loro prerogativa era il recupero e la rieducazione delle prostitute, fino ad ospitare un convitto per le allieve della Scuola normale e commerciale.
Attive anche nelle carceri femminili, hanno lasciato Forlì all’inizio degli anni Settanta del XX secolo e sono tuttora presenti in oltre settanta nazioni dei cinque continenti, con sede generalizia a Roma.
Il ruolo attuale del Buon Pastore
Il ruolo attuale del Buon Pastore è quello di sede del Centro di Spiritualità fondato negli anni ’90 da mons. Pietro Fabbri e mons. Piero Morigi, nonché, a partire dal 1997, della stessa Caritas diocesana e del Centro di Ascolto e Prima accoglienza.

La mensa serale Buon Pastore
La mensa serale gestita dalla Fondazione Buon Pastore è un punto di riferimento per le persone che soffrono per cause di carattere economico e sociale e che possono accedere, previo colloquio con gli operatori dei Centri di Ascolto, ad un pasto gratuito in un luogo sicuro.
Questo luogo è molto più di un pasto caldo, è uno spazio di incontro, di ascolto e di speranza.
Secondo i dati Caritas nel 2025 sono stati 26.652 i pasti distribuiti a 593 persone.
Gli utenti, principalmente stranieri (che sono in rapporto 4 a 1 rispetto agli utenti italiani), sono stati in gran parte uomini (476, le donne sono state 117), con un’età media di quasi 38 anni.
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Pasti distribuiti nel 2025 | 26.652 |
| Persone accolte | 593 |
| Utenti uomini | 476 |
| Utenti donne | 117 |
| Rapporto tra utenti stranieri e italiani | 4 a 1 |
| Età media | quasi 38 anni |
Inoltre, la Fondazione Buon Pastore sostiene economicamente la mensa gestita dall’ente “San Francesco Associazione Mensa Poveri” (Sfamp), attiva a pranzo nei locali della parrocchia di Santa Maria del Fiore a Forlì.
Lo Sportello Migrantes di Forlì-Bertinoro
Le persone accolte e le loro necessità
Al nostro sportello, ubicato presso la Botteghina del Libro in Via G. Regnoli, si rivolgono immigrati,in prevalenza uomini provenienti dall’Africa sub-sahariana, di età compresa fra 18-35 anni, alcuni già conosciuti prima dell’ apertura.
Sono persone arrivate in Italia attraverso un viaggio lungo, complicato e pericoloso: gli africani con il 'barcone' mentre quelli provenienti dall’Asia (Pakistan, Bangladesh e India) hanno percorso la rotta balcanica.
Hanno alle spalle esperienze terribili e dolorose, hanno rischiato la vita, subito abusi e violenze e altri eventi che li hanno segnati, meritevoli di un adeguato precoce supporto psicologico.
Il peso del 'viaggio' emerge spesso nei loro discorsi ed è motivo di unione con gli altri che hanno condiviso la 'traversata' o la prigione in Libia.
Possiamo dire che rappresentano un gruppo di immigrati che condividono caratteristiche e problematiche simili che li distinguono dagli altri africani giunti in Europa in tempi precedenti, quando era più facile entrare per vie regolari.
Ascolto, orientamento e pratiche amministrative
Si presentano allo sportello, di solito attraverso il passaparola, per cercare soluzione ad un problema specifico, chiedere aiuto nel disbrigo di pratiche inerenti il permesso di soggiorno, compilazione della relativa modulistica o delle integrazioni da inviare alla Questura, nella ricerca di lavoro o di un’abitazione o semplicemente per un aiuto a prendere un appuntamento online con i vari uffici.
Spesso la soluzione della richiesta è fattibile, in altri casi invece il percorso è più complesso, per cui la persona viene indirizzata ad uno sportello più competente.
A tutti si cerca di fornire una risposta coerente e sensata, in modo che si senta rassicurato e capisca che, salvo rari casi, una soluzione si trova o comunque si può intraprendere un percorso che porterà a raggiungerla nei dovuti tempi e modi.
La fiducia nella relazione di aiuto
Non saprei dire con precisione come i ragazzi vivono e accolgono l’aiuto che viene loro dato gratuitamente.
Credo che prima o poi raggiungano una consapevolezza del “perché qui si offre questo aiuto”.
Per alcuni, all’inizio, questa domanda non si pone perché troppo forti sono state le esperienze passate, la paura, la diffidenza per cui risolta la pratica se ne vanno.
Però capita che ritornino per una nuova necessità e allora si aprono e si conquista fiducia reciproca.
Con altri è più facile stabilire una relazione che porta a condividere un qualche episodio della propria esperienza di viaggio o una foto della propria famiglia o anche ad un ringraziamento tangibile.
Qualcuno ha piacere di sdebitarsi offrendomi un caffè, un panino, un cioccolatino o portandomi qualcosa per l’ufficio, come una risma di fogli o una scatola di penne.
E’ capitato di ricevere in regalo un oggetto portato al ritorno dal loro paese, un involto con del cibo cucinato personalmente, del pane o della frutta.
Una volta un ragazzo senegalese mi ha spiegato che facevo male a rifiutare la sua ricompensa “perché una persona deve avere la possibilità di sdebitarsi”.
La mediazione linguistica e la partecipazione
Può succedere che più persone si ritrovino assieme allo sportello e se qualcuno mi vede in difficoltà nello spiegare per motivo di barriera linguistica, ecco che interviene come interprete per aiutare me a spiegare e il connazionale a capire, in un clima di partecipazione e festoso coinvolgimento.
Una relazione senza giudizio
Per lavorare bene bisogna conoscere la condizione della persona immigrata e i suoi problemi, se ha un permesso di soggiorno, se lavora in regola, se ha un posto dove dormire.
Diciamo che la persona si confida ed espone le sue verità di vita che per alcuni possono essere viste come un fallimento.
Nel nostro sportello nessuno giudica.
Una volta un ragazzo, preso dallo sconforto, mi disse che lui nella sua vita non aveva fatto nulla di male e soffriva per il fatto di non avere un permesso di soggiorno e dover lavorare in nero.
Sentiva la colpa di una vita da irregolare, provava vergogna nel confidare di avere paura delle forze dell’ordine.
Penso che dalla condivisione di questa sofferenza nasca una relazione di fiducia e di aiuto che aiuta a capire chi è l’altro.
La collaborazione con le istituzioni
Nel corso del 2022 i rapporti con gli uffici pubblici si sono intensificati.
Sempre più spesso capita di dover interloquire con Questura, Prefettura, Ausl, Ispettorato del Lavoro per porre domande su problematiche specifiche.
Questo mi ha permesso di conoscere gli operatori di questi sportelli, le normative che devono essere rispettate e ricevere il loro aiuto nel risolvere problematiche difficili.
Possiamo dire che lo “Sportello Migrantes” è sempre più conosciuto e riconoscibile e in questi due anni ha acquisito una crescente credibilità nei confronti delle Istituzioni e degli uffici a cui ci rivolgiamo.
La Rete sportelli migranti-Forlì
Quando abbiamo formalizzato questo Sportello nell’ottobre 2020 con un progetto approvato e finanziato dalla Fondazione Migrantes, intrattenevo già rapporti con lo sportello immigrati dell’Associazione “Forlì Città Aperta” e con l’Ufficio Servizi Integrazione del Comune di Forlì.
Più di recente abbiamo avviato una collaborazione con lo sportello migranti della CGIL e con l’Associazione AbiFor costituita da persone originarie della Nigeria, già integrate nella nostra Città.
Il crescente scambio di informazioni tra queste realtà ha portato alla formalizzazione di una “Rete sportelli migranti-Forlì”, strumento molto utile per la raccolta di informazioni sui migranti e scambio di consigli sulle pratiche, oltre a presentarsi come interlocutore credibile nei confronti delle Istituzioni.

Il coinvolgimento della comunità forlivese e diocesana
Lo sportello di Ascolto e Orientamento Migrantes è ospitato all’interno della mia libreria e convive con essa.
Da quando è formalmente avviato ho notato molta curiosità da parte dei frequentatori del negozio con richiesta di informazioni sulla presenza di tanti ragazzi africani.
Inoltre, dopo la prima presentazione delle attività svolte nel corso del 2021 sul settimanale diocesano “Il Momento”, alcune persone sono venute a trovarmi per curiosità e desiderio di conoscenza del lavoro svolto.
Alcune hanno espresso la volontà di aiutare e collaborare nel nostro lavoro per cui c’è chi si è reso disponibile all’accompagnamento dei ragazzi nei diversi Uffici amministrativi (prefettura, agenzia delle entrate, ufficio servizi demografici del Comune, ospedale, Cup.), chi ha dato la disponibilità ad accogliere in casa un immigrato fino a che non si fosse liberato un posto letto nella prima accoglienza Caritas, chi ha ospitato per qualche sera un ragazzo nigeriano finito in strada.
Ancora, attraverso la nostra piccola rete di volontari e conoscenti siamo riusciti in poco tempo ad arredare casa, con tanto di elettrodomestici, ad un ragazzo che aveva appena affittato.
Di recente alcuni volontari di un’associazione diocesana hanno dato la disponibilità di qualche ora alla settimana a presenziare allo sportello ed occuparsi del disbrigo di pratiche burocratiche.
Inoltre dal 1°gennaio 2021 è attiva la convenzione con l’Università di Bologna, sede di Forlì, per il tirocinio obbligatorio pre-laurea degli studenti.
Direi che abbiamo gettato un seme che in questi due anni ha dato concreti germogli di speranza verso i nostri fratelli immigrati in Forlì!
Migranti e integrazione nell’Italia di oggi
Si svolgerà nell'ambito della Scuola Diocesana di Formazione all'Impegno Sociale e Politico della Diocesi di Forlì-Bertinoro l'incontro “Migranti e integrazione nell'Italia di oggi”.
Interverranno per la Fondazione Migrantes S. E. Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Presidente CEMi e Fondazione Migrantes, e Simone Varisco, co-curatore del Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes.
Agli interventi seguiranno riflessioni con riferimento alla situazione del territorio forlivese.