La storia di Denise Cascasi nel cammino verso la santità

Denise Cascasi è ricordata come una ragazza umile, tenera, generosa e profondamente credente, capace di vivere la malattia con una fede intensa, offrendo le proprie sofferenze per gli altri e mantenendo fino alla fine il desiderio di aiutare chiunque ne avesse bisogno. La sua vita, interrotta il 4 settembre 2012, a pochi giorni dal quindicesimo compleanno, è oggi al centro di un cammino ecclesiale finalizzato alla possibile beatificazione e canonizzazione.

Nata a Camposampiero il 15 settembre 1997, Denise ha lasciato scritti sulla preghiera, sulla sofferenza, sulla fiducia in Gesù e nella Madonna e sul valore della vita. La fama di santità e i segni manifestatisi dopo la sua morte hanno portato alla nascita dell’associazione “Amici di Denise Cascasi” e all’avvio delle indagini preliminari per l’apertura della causa.

Le origini e la famiglia

Denise Cascasi (si pronuncia con l’accento sulla prima “a”) nacque a Camposampiero, in provincia di Padova e diocesi di Treviso, il 15 settembre 1997, terzogenita di Gaetano Cascasi e Giuseppina Polito. I suoi genitori si erano trasferiti nel 1991 dalla natia Calabria per motivi di lavoro del padre, proprietario di un’azienda del settore edile.

La sua nascita era stata molto attesa, in particolare da Chiara, la quale, pur avendo già il fratello maggiore Francesco, desiderava ardentemente una sorella. Denise non era figlia unica. Aveva un fratello e una sorella, Francesco e Chiara.

Denise fu battezzata il 17 maggio 1998 nella chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo a Camposampiero, presso la quale ricevette anche gli altri Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana: la Prima Comunione, il 20 maggio 2007, e la Cresima, il 2 maggio 2009.

EventoData
Nascita15 settembre 1997
Battesimo17 maggio 1998
Prima Comunione20 maggio 2007
Cresima2 maggio 2009
Diagnosi del linfoma di Hodgkin25 maggio 2011
Pellegrinaggio a Collevalenza3 dicembre 2011
Morte4 settembre 2012

Preparandosi alla Cresima, scrisse: «La mia vita è molto ansiosa in questo tempo di preparazione alla Cresima e io sono pronta a ricevere la Confermazione per essere ufficialmente una cristiana».

Una ragazza semplice, matura e generosa

Denise Cascasi, nata a Camposampiero il 15 settembre 1997, era una ragazza semplice, discreta, silenziosa, che sapeva ascoltare, dare consigli, ma soprattutto forgiata da una fede matura, ben diversa da quella dei suoi coetanei.

Denise definita dolce, tenera, molto umile e sempre sorridente. Sapeva ascoltare, consigliare e rifletteva bene prima di parlare in modo da trovare la risposta giusta.

La sorella, col passare del tempo notava che Denise appariva semplice, quasi ingenua rispetto alle coetanee, e contemporaneamente più matura di loro. Lo dimostrava anche se c’era qualche dissenso in famiglia: prima ascoltava e poi, con poche parole, dava il suo contributo.

Con i ragazzi e le ragazze della sua classe aveva un rapporto buono, tanto che prestava i suoi quaderni a quelli che vedeva in difficoltà, ma confidò alla sorella: «Sai Chiara, le mie compagne di classe mi invidiano, perché anche loro vorrebbero avere un rapporto come quello che c’è tra di noi, ma con le loro sorelle non riescono a instaurarlo».

Denise aveva parole buone e affetto per tutti. Sorrideva ed era vicina anche a chi la invidiava perché bravissima a scuola o perché campionessa di volley di alti livelli.

Il rapporto con Chiara

Effettivamente, era legatissima a Chiara: nonostante gli otto anni di differenza che le separavano, erano l’una la confidente dell’altra. Per Chiara, sua sorella era la sua Isola Felice, vederla crescere con una maturità fuori dal comune, si rendeva conto di quanto era speciale Denise.

Chiara ha raccontato il suo vissuto con Denise. Dopo la sua salita in cielo, Denise, riuscirà ad accompagnare la sorella di nuovo verso Dio.

Il distacco aveva allontanato la giovane Chiara dalla fede, ma grazie alla presenza di Denise, viva in un altro modo, tutto è tornato come prima. Così Chiara ha scritto un libro per raccontare la storia di sua sorella, del loro meraviglioso rapporto e per dare speranza a chi vive momenti difficili come una malattia.

“Vedere la cosa più bella che mi fosse capitata nella vita soffrire, mi distruggeva l’anima. Ed è stato devastante accompagnarla in questo cammino, sapendo di essere impotente. Volevo proteggerla e difenderla. In questa battaglia non mi è stata data l’opportunità, ma, grazie al cuore pieno di gioia che Denise mi ha donato in quel periodo di passione dolorosa, ne ho avuto la forza”.

La scuola e la pallavolo

Denise era molto portata per gli studi, ma non ne faceva un vanto. Frequentava le scuole a Camposampiero e giocava a livello agonistico a pallavolo in alti livelli, riconoscendo il suo talento come dono di Dio.

A questa maturazione aveva contribuito il suo impegno nella pallavolo, sport in cui raggiunse livelli eccellenti. «Per me giocare a pallavolo è come entrare in un mondo fantastico. Non riesco nemmeno a trovare le parole per descrivere le mie emozioni», lasciò scritto.

Grazie alla sua abilità, passò a giocare con ragazze più avanti in età, portando quella squadra a diventare campione provinciale. Nel maggio 2011, durante il Torneo delle Province svolto a Belluno, alcuni selezionatori la notarono.

Nei giorni successivi arrivarono molte proposte, compresa una dalla Trento Volley, che l’avrebbe voluta nel campionato B1, ovvero quello di terza categoria. Lei era incline ad accettare, a patto però che la sorella la seguisse nella stessa società: sperava infatti, un giorno, di giocare con lei in Nazionale.

Accoglieva tutti i suoi successi, di cui erano segno le medaglie e le coppe vinte, con gioia grandissima, però, come per i risultati scolastici, non se ne vantava. Era infatti convinta di ciò che scrisse a un’amica: «Ognuno di noi è bravo in qualcosa. Nella Bibbia c’è scritto che Dio ci ha dato dei talenti e quando scopriamo il nostro dobbiamo coltivarlo».

Se anche le compagne di squadra manifestavano risentimento verso di lei, cercava ugualmente il contatto e l’amicizia. Il “San Domenico Savio Volley” di Rustega, dove giocava Denise, ogni estate le dedica un torneo di beach volley mantenendo vivo il ricordo di una ragazzina appassionata della vita e dello sport e ispirata dalla fede, in ogni suo passo.

Campionessa di volley e campionessa di vita spirituale. Denise con la sua serenità e accettazione della malattia, è oggi un faro per l’umanità.

Denise Cascasi pallavolo e fede

La diagnosi del linfoma di Hodgkin

Mentre Denise continuava a fare progetti per conto suo o insieme alla sorella, cominciò ad avere i primi sintomi di quello che, il 25 maggio 2011, le venne diagnosticato come un linfoma di Hodgkin. Iniziò la chemioterapia il 2 giugno seguente.

I medici riferirono che aveva il novantacinque per cento di possibilità di guarire: a questa percentuale si aggrapparono i suoi familiari, che di fronte a lei si mostravano sorridenti, ma sentivano una fatica sempre maggiore tra ricoveri, terapie e medicine.

Inizialmente, Denise sembrava rispondere bene, tanto da continuare gli allenamenti con la consueta tenacia. Quattro mesi dopo la diagnosi, però, spiazzò i genitori domandando di poter parlare con loro della sua malattia.

Denise si ammala giovanissima, a 13 anni le viene diagnosticato il Linfoma di Hodgkin, ma era stato comunicato alla famiglia che le probabilità di guarire erano alte. Per lei inizia il calvario, Denise lotta fino all’ultimo respiro, conservando sempre la sua fede e gli interessi di ragazza.

Denise aveva fiducia anche nella medicina e accettava tutto ciò che i medici decidevano sempre col sorriso. Denise parla apertamente della sua malattia alla famiglia, donando forza e speranza.

La preghiera come centro della sua vita

Già prima di ammalarsi, Denise aveva imparato la fede, dai suoi cari e al catechismo. La domenica mattina era la prima di casa ad alzarsi per la Messa; ci andava con i genitori anche quando la sorella Chiara diceva di non averne voglia.

Denise, una ragazza che si nutre dell’Eucarestia e della Parola quotidiana di Dio e sin da piccola aveva percepito l’importanza della preghiera, infatti riuniva la famiglia e recitava ogni giorno il Rosario. Profonda la sua devozione alla Madonna.

Dopo aver ricevuto la diagnosi, non fu mai vista rassegnata, anzi, appariva serena. Ogni sera radunava i familiari attorno a lei e pregava con loro il Rosario, a cui era affezionata sin da piccolissima.

Nelle sue intenzioni affidava a Dio i compagni di scuola, quanti conosceva durante le sedute di chemioterapia, ma anche il Papa e i sacerdoti. Confidò che quando pregava sentiva una pace indescrivibile, quasi come quando giocava a pallavolo.

Per Denise pregare era provare pace. Riteneva infatti che la preghiera fosse una ricchezza a disposizione di tutti, scrivendo: «Come possiamo non essere poveri oggi? Possiamo non essere poveri oggi avendo un dialogo con Gesù, pregando».

Denise aveva creato un cenacolo di preghiera. Non ha mai saltato una serata di recita del Rosario e meditazione della Parola di Dio: anche con gli occhi chiusi, una voce debole, non ha mai lasciato il suo Rosario, la corona intorno al collo che stringe forte nei momenti più difficili della sua malattia.

Le riflessioni sulla sofferenza e sulla vita

Denise espresse il proprio dialogo col Signore scrivendo su alcuni fogli volanti, inseriti nei suoi quaderni di scuola e senza registrare la data, le proprie riflessioni su quello che la malattia le insegnava.

Ad esempio: «Io ho iniziato a curare la mia malattia, a fare la che mio per sopravvivere, e c’è chi alla mia età si droga o intraprende strade sbagliate per poi morire. La vita non bisogna sprecarla».

Le riflessioni poi diventavano preghiera, ad esempio quando scriveva: «Gesù e Maria delle Grazie, vorrei portarvi dei fiori ma non ci riesco. Oggi però vi offro la mia vita. Vi regalo il mio respiro, il mio cuore. Fate quello che voi volete. Però voglio chiedervi in cambio una cosa: salvate i miei compagni di scuola, quelli che bestemmiano. Adesso vi offro la mia vita. Quando starò bene vi porterò i fiori. Vi voglio bene».

Nonostante questa immensa sofferenza, Denise si affida totalmente a Gesù e con forza e speranza affronta questo avversario duro, ha pregato ogni giorno e ha anche offerto tutte le sue sofferenze a Gesù, per la salvezza di tutti i peccatori.

La Madonna di Fatima dice ai pastorelli di offrire le sofferenze per i peccatori e la salvezza delle anime, così Denise ha offerto le sue sofferenze per tutti. Ha offerto la sua vita in cambio di un altro dono: la salvezza degli altri.

Si rende conto che di fronte alla sofferenza, non servono solo medicine, ma dobbiamo fidarci di Dio, e offrire anche a Lui la malattia. Una volta ha scritto: “Non ho paura della Croce perché non sono sola. Anche se a volte è difficile, cerco di superare le difficoltà con un sorriso. A ogni dolore dico dentro di me: Questo è per te Gesù”.

Denise era una ragazza non solo devota alla preghiera, ma una vita che era diventata preghiera. Il suo sguardo dolce, il suo sorriso e le sue poche parole, mostrano a chi le sta accanto qualcosa di diverso.

Quando pregava, sentiva qualcosa dentro di sé, un fuoco ardente. Questo fuoco è la presenza di Dio che arde di Amore.

La devozione alla Madonna

«Maria delle Grazie» era il suo modo di chiamare la Madonna, specialmente dopo che, in un sogno che raccontò alla madre, si era vista come su un tavolo operatorio, attorniata dai medici e dai suoi cari, ma anche con dei raggi luminosi, bianchissimi, che partivano dietro di lei.

Sempre nello stesso sogno, degli stessi raggi appariva circondata anche una signora misteriosa, coi capelli neri, la quale si rivolse ai medici ordinando: «Non tocca a voi, dovete lasciarla stare; io sono Maria delle Grazie».

Alla Vergine si rivolgeva ogni giorno anche nel Rosario recitato in famiglia, in un piccolo cenacolo di preghiera, anche per chiederle, secondo un’altra sua espressione, di essere presa per mano da lei.

«Sono davvero malata. Chiamo la Madonna e Lei, come una grande madre, mi aiuta. Ora guardo il Cielo perché il Cielo sarà la mia casa. Non sono stupida. Capisco tutto, devo solo prepararmi. Mia madre, mio padre e altri dicono che presto sarò in grado di riprendermi… non hanno capito niente.

Mi viene in mente quello che ho scritto nel mio quaderno di Religione, cioè la storia del grano. La nostra vita è come quel grano che cade sulla terra, muore e germoglia. Quindi forse lo sarà anche la mia vita. Sarò come quel grano».

Med itare sulle apparizioni mariane a Fatima le servì poi per capire come offrire al meglio la propria condizione. Inoltre, nel giardino di casa aveva costruito una piccola grotta di Lourdes: la curava, la adornava con fiori e si fermava a pregare silenziosamente di fronte a essa.

Carità e attenzione verso gli altri

Una Vigilia di Natale, mentre era fuori a fare shopping con sua madre, c’era un uomo a terra all’ingresso. Denise ha aperto la sua borsa dove aveva un totale di 14 euro e li ha donati tutti augurando buon Natale con un dolce sorriso.

Aveva detto a sua madre: “E’ Natale, e forse è anche solo”.

Un altro momento bello: durante un viaggio al santuario di Gesù Misericordioso di Collevalenza in provincia di Perugia, ha espresso il suo desiderio di adottare un bambino a distanza.

Quando la foto è arrivata a casa, ha felicemente costruito una cornice con le proprie mani e l’ha messa nella sua camera da letto, dicendo a tutta la sua famiglia: “Da oggi, siamo sei in famiglia. Non più cinque e lui è il mio fratellino”.

Questo bambino aveva solo cinque anni. Denise portava a sua madre una rosa tutti i giorni mentre tornava a casa da scuola, quando faceva visita ai vari santuari, portava a ogni membro della sua famiglia un Rosario.

Amava leggere le vite dei Santi e disse che dal Cielo, voleva diffondere petali di rosa proprio come Santa Teresa di Lisieux.

Denise non comprendeva la necessità di fare la guerra e desiderava che il mondo vivesse pace e amore come dovrebbe essere in una visione Cattolica di fratellanza.

Il pellegrinaggio a Collevalenza

Il 3 dicembre 2011, insieme ai genitori e alla sorella, Denise andò in pellegrinaggio al Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza.

Con un raccoglimento e un’intensità che meravigliarono il padre e la madre, fece il bagno nelle piscine con l’Acqua dell’Amore Misericordioso, affidandosi sia per ottenere la guarigione, sia per accettare il contrario.

In quegli stessi giorni era presente al santuario una statua pellegrina della Madonna di Fatima. Durante una processione, la ragazza si allontanò dai genitori per raggiungere l’immagine, accanto alla quale camminò fino alla fine del percorso.

Nello stesso pellegrinaggio espresse un desiderio: avrebbe voluto attuare un’adozione a distanza. Quando arrivò a casa la foto del bambino adottato, di cinque anni, lei stessa costruì una cornice per metterla dentro e, ponendola nella sua camera da letto, annunciò: «Da oggi, siamo sei in famiglia. Non più cinque e lui è il mio fratellino».

Gli ultimi mesi e la morte

A gennaio 2012, le cure non si dimostrarono più efficaci. Quando ormai era chiaro che stava per morire, Denise ottenne di poter vedere per l’ultima volta il mare della Calabria, che tanto amava.

Lo desiderava da tanto, specialmente da quando, nel 2011, non aveva potuto tornare, perché impedita dalle terapie. Amava la natura tutta, ma trovava pace soprattutto al mare, in particolare amava la Calabria dove vivono i suoi parenti e dove trascorreva le sue vacanze.

Il 4 settembre dello stesso anno, poco dopo la preghiera della Coroncina della Divina Misericordia, la ragazza entrò in agonia. Morì circa dieci ore dopo, alle 23.10, nella sua camera della Clinica di Oncoematologia Pediatrica di Padova; mancavano undici giorni al suo quindicesimo compleanno.

Denise si è spenta il 4 Settembre del 2012, a quasi 15 anni, a causa di un brutto male. Il suo corpo riposa da allora presso il cimitero di Pannaconi, frazione di Cessaniti, in provincia di Vibo Valentia.

Il 14 settembre del 2012, l’anima di Denise è volata in Cielo per stare col suo amato Gesù. Ella continua a rimanere nel cuore e nella memoria di molti attraverso i suoi scritti e le testimonianze di persone che le chiedono preghiere, diventando Grazie Divine.

Il ricordo della famiglia

Gli amici e i familiari di Denise vissero con estremo dolore la sua scomparsa, specialmente i fratelli. In particolare Chiara, nei sette anni seguenti, passò da un atteggiamento di lotta e di ribellione contro Dio all’accettazione di quanto era accaduto, ma anche per ripensare a quanto aveva ricevuto dalla sorella.

Secondo la mamma, Denise ha saputo togliere il dolore dal suo cuore portando amore, pace e gioia. Si vede questo, nel modo di porsi di Giusy Polito e di Gaetano Cascasi.

Loro non piangono una figlia che non c’è più, ma sempre accanto. Denise è qui e dove viene invocata, perché è una di quelle anime che arrivano direttamente al Cielo.

Come i primi cristiani, anche Denise conosceva il segreto della vera felicità, ovvero non si muore mai. Si nasce sempre e si resta in contatto con i cari in modo diverso ma vero.

Gli scritti spirituali e il libro di Chiara

Denise ha lasciato alcuni scritti di grande profondità spirituale. Nel periodo della malattia scrisse molte riflessioni sul senso della vita, sulla preghiera e sulla fiducia in Gesù e nella Madonna, riportandole su fogli volanti, che inseriva tra i suoi quaderni di scuola.

Prima del libro dove lei ha trasfuso delle sue riflessioni e dei suoi ricordi, «La partita della vita», pubblicato da Edizioni Il Faro nel 2020, i familiari avevano dato alle stampe le riflessioni spirituali di Denise, raccolte nell’opuscolo «Il mio segreto: ho incontrato Gesù», ormai esaurito.

Ora, Chiara dedica alla sua sorellina un libro, dal titolo “La partita della vita”. Lo ha fatto riportando, nel testo, alcuni stralci del diario di Denise e i tanti momenti condivisi con lei.

“Denise ha concretizzato il suo pellegrinaggio sul pianeta terra in pochi essenziali, ma decisivi punti cardine: umiltà, servizio al prossimo, tenacia, ottimismo e dinamismo di spirito e fisico. L’umiltà, come sappiamo è una delle virtù cardine del buon cristiano che non molla mai. Il servizio al prossimo, assieme al saluto ad una persona, è la più alta forma di carità cristiana”.

Denise aveva, dunque, trovato un modo tutto suo per dire “eccomi” al Signore, come si fa al momento della Cresima. Aveva deciso di offrire -come i più grandi Santi- ogni pensiero, ogni preghiera o azione, per gli altri, per i coetanei che si perdevano in frivolezze e trascuravano volutamente di coltivare la fede e il loro dialogo con il Signore.

Il pensiero e l’esempio di vita di Denise nelle pagine che la sorella Chiara ha voluto scrivere anche per aiutare i bimbi malati. «In questo libro ho voluto racchiudere la meravigliosa storia di mia sorella Denise, in cui l’umiltà e l’amore verso il prossimo sono protagoniste di una vita vissuta in modo cristiano seguendo tutti i passi che il Signore e la Madonna le hanno tracciato» spiega Chiara Cascasi.

Il libro ripercorre anche con foto tanti episodi dei 15 anni di Denise. L’esperienza e la testimonianza di Denise Cascasi, anche attraverso il web e altre pubblicazioni, continuano inoltre a favorire conversioni e riscoperte della fede, spesso inattese, in tutta Italia.

Un episodio ricordato da Chiara

Il 24 Settembre 2016, quattro anni che Denise era nata in cielo. Dopo aver preso il cellulare in mano, notavo che mi era pervenuto un messaggio all’interno di messenger di facebook, da parte di una ragazza.

Premetto che con lei non avevo mai parlato di Denise e non avevamo un rapporto epigrafe giornaliero. Questo è il messaggio: “Ciao Chiara, lo so che non ci conosciamo di persona … ci tenevo a dirti una cosa: stanotte ti ho sognata”.

Così le chiesi cosa avesse sognato e di nuovo lei: “Ho sognato tua sorella (…), mi ha detto: “Di a Chiara che io la vedo e le sono sempre vicino. Dille di non stare male”.”.

A quel punto, le avevo spiegato che la sera avevo pianto tantissimo e, dopo aver letto il diario di Denise, rimbombavano tantissime domande, con una sofferenza che mi lacerava l’anima.

Ed era proprio ciò che l’interlocutrice di Chiara aveva sognato!

La memoria di Denise nella comunità

Infine, ogni anno, a Padova, si svolge il Torneo Primavera di pallavolo intitolato a lei; la finale si svolge nella palestra dove abitualmente si allenava.

Il “San Domenico Savio Volley” di Rustega, dove giocava Denise, ogni estate le dedica un torneo di beach volley mantenendo vivo il ricordo di una ragazzina appassionata della vita e dello sport e ispirata dalla fede, in ogni suo passo.

Una mostra con i pensieri più belli e toccanti della piccola Denise è stata allestita per l’occasione all’interno della chiesa e chiunque ha potuto leggerli e farne tesoro.

Gli scritti della piccola Denise sono una piccola miniera dove Lei stessa non solo ci parla del suo amore verso Dio, ma del dono più grande cioè la vita, dove invita tutti a non sprecare la vita.

Denise Cascasi oggi è un modello per la nostra società, che ha saputo fare della sua vita uno strumento nelle mani di Dio.

La fama di santità e l’inchiesta diocesana

L’Associazione “AMICI di DENISE CASCASI” costituitasi parte Attrice con atto notarile nel mese di gennaio 2023 e raccogliendo le richieste provenienti da numerosi fedeli d’Italia ed oltre, ha posto all’attenzione dello Studio di Postulazione “Lumen Christi” di Roma, le virtù eroiche della giovanissima Denise Cascasi, prematuramente scomparsa in autentica “fama di santità”, manifestando il desiderio che si potesse istruire, presso la Diocesi di Padova, l’inchiesta diocesana finalizzata alla Beatificazione e Canonizzazione.

È intanto nata l’associazione “Amici di Denise Cascasi” che ha raccolto le richieste provenienti da numerosi fedeli d’Italia ed non solo. La fama di santità e i segni che si sono manifestati dopo la sua morte hanno fatto sì che si potesse iniziare l’iter d’apertura della causa di beatificazione e canonizzazione.

Lo Studio, ricevuto il legittimo Mandato di Postulatore nella figura dell’avv. Giuseppe Di Micco e la nomina a Vice Postulatori del dott. Enrico Vizzaccaro e della dott. Martina Dari, sono stati ricevuti in data 8 giugno, presso la Curia Vescovile di Padova, dal Vescovo S.E.R. Claudio Cipolla e dal Direttore dell’Ufficio Diocesano per le Cause dei Santi mons. Tiziano Vanzetto.

L’incontro è avvenuto per la verifica che nulla osti per l’indagine previa all’istruzione della causa e per la ratifica del Mandato di Postulazione. Hanno presenziato anche i familiari di Denise.

L’incontro avvenuto giovedì scorso, tra la Postulazione, il Vescovo e i familiari di Denise Cascasi, ha potuto confermare la volontà della Chiesa ad agire in ossequio alla ricerca della verità e della giustizia, confidando sin da subito nell’aiuto del Signore e nell’intercessione della giovane candidata alla santità.

Il possibile processo di beatificazione

Il postulatore della causa di canonizzazione Giuseppe Di Micco ha illustrato la fase preliminare dell’inchiesta che si sta svolgendo mediante lo studio delle testimonianze pervenute.

L’8 giugno scorso il vescovo Claudio Cipolla ha autorizzato la Postulazione a svolgere tutte le indagini finalizzate alla presentazione della domanda di inizio della causa.

L’incontro è stato previo alla presentazione, da parte della Postulazione, del “Libello di domanda” che seguirà all’attenta indagine sulle virtù eroiche di Denise Cascasi e che il Vescovo potrà ritenere valide, esprimendo pubblicamente tale decisione tramite un suo Editto nel corso di una celebrazione ufficiale, nella quale potrà essere decretata l’apertura ufficiale del Processo Diocesano.

«L’incontro avvenuto tra la Postulazione, il Vescovo e i familiari di Denise - afferma l’avvocato postulatore Giuseppe Di Micco - ha confermato la volontà della Chiesa ad agire in ossequio alla ricerca della verità e della giustizia, confidando sin da subito nell’aiuto del Signore e nell’intercessione della giovane candidata alla santità».

Denise ha testimoniato profondamente la sua fede negli scritti e nel modo di affrontare la sua malattia. La sua storia viene quindi esaminata attraverso le testimonianze, gli scritti, la fama di santità e i segni che i fedeli ritengono collegati alla sua intercessione.

Una testimonianza rivolta ai giovani

Nel giorno in cui la chiesa ha ricordato il santo papa Giovanni Paolo II, è stata fatta memoria anche dei tanti giovani scomparsi anzi tempo nella nostra terra.

Prima della funzione religiosa, don Felicea ha voluto presentare la giovane Denise Cascasi, morta a soli 15 anni a causa di una malattia incurabile.

Un’anima candida, è quella che traspare dai suoi scritti e che sono stati pubblicati con l’intenzione che possano essere utili a tutti noi perché comprendiamo qual è il vero fine della vita.

Nel suo tempo di malattia, è lei stessa a raccontare le sue sofferenze e il suo rapporto con Gesù e la Madonna che sente vicini. E’ lei stessa che pur nel dolore, inneggia alla vita e alla sua bellezza.

Nei suoi scritti, traspare tutta la sua fede cristiana e il suo profondo abbandono alla volontà di Dio. La sua figura, pertanto, è un esempio importante per tutti i giovani del nostro tempo, perché ha saputo lasciarsi guidare dal cuore, dall’anima, e dal suo profondo amore per Dio.

Per il giovane parroco, la piccola Denise deve essere portata ad esempio, così come il venerabile don Francesco Mottola, la serva di Dio Irma Scrugli.

Denise Cascasi, una ragazza che ha lasciato alcuni scritti di grande profondità spirituale dove Lei stessa racconta la sua sofferenza ma nello stesso tempo il suo amore per GESÙ e la Madonna, un amore forte che la spinge ad offrire la sua vita per i compagni di scuola.

Oggi penso che la piccola Denise è una risposta concreta di vita cristiana, un esempio per i tanti giovani, un faro di speranza per coloro che sono segnati dalla croce.

Denise Cascasi, campionessa di pallavolo e campionessa della vita, continua a essere ricordata per la serenità, la generosità e la fede con cui affrontò la malattia, mentre il suo cammino verso la possibile santità è sottoposto al discernimento della Chiesa.

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