Il libro di Isaia contiene gli scritti e le profezie di Isaia, un profeta vissuto a Gerusalemme nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. Il nome Isaia significa “il Signore è salvezza”, un concetto che si riflette nei suoi scritti.
Isaia è una figura centrale per comprendere il rapporto tra storia biblica, attesa messianica e sviluppo della tradizione cristiana. Le sue profezie riguardano la crisi dei regni di Israele e di Giuda, l’esilio, la restaurazione del popolo, la venuta del Messia e il futuro regno di Dio.
Il libro di Isaia è citato spesso in altri libri delle Scritture, più di qualsiasi altro profeta dell’Antico Testamento. Ha parlato molto del casato d’Israele e della sua restaurazione negli ultimi giorni.
Isaia nel contesto storico di Israele
Isaia visse in un periodo di malvagità diffusa e di turbolenze politiche. L’Impero assiro era la potenza politica più dominante e minacciosa dei suoi tempi.
Molte delle profezie di Isaia parlano del pericolo che l’Assiria rappresentava sia per il Regno settentrionale di Israele che per il Regno meridionale di Giuda. Isaia ebbe un’influenza particolarmente forte sul re Ezechia di Giuda.
Isaia, figlio di Amots, esercitò il ministero profetico, rivolto a Giuda, a Gerusalemme e nelle zone circostanti durante i regni di quattro sovrani: Uzzia, Iotam, Acaz ed Ezechia, dal 739 al 686 a.C. ca.
Era sposato e aveva due figli, i cui nomi avevano un alto valore simbolico: “Sear-Iasub” (“un residuo tornerà”) e “Maher-Shalal-Hash-Baz” (“affrettate il saccheggio, presto al bottino”).
Quando Dio lo chiamò a profetizzare, nell’anno della morte del re Uzzia, egli rispose con gioiosa prontezza, pur sapendo che il suo ministero di ammonimento e di esortazione non avrebbe prodotto frutto.
Allevato a Gerusalemme, Isaia era la persona adatta per essere il consigliere politico e religioso della nazione. Isaia fu contemporaneo di Osea e di Michea.
La crisi politica dell’VIII secolo a.C.
Durante i cinquantadue anni di prosperoso regno del re Uzzia, Giuda ebbe un notevole sviluppo commerciale e militare, come dimostrano il possesso di un porto commerciale sul mar Rosso e la costruzione di mura, torri e fortificazioni.
Allo stesso tempo, però, in questo periodo si assistette al declino spirituale del popolo. La caduta di Uzzia fu provocata dal suo tentativo di attribuire a se stesso i privilegi sacerdotali, bruciando l’incenso sull’altare.
Suo figlio Iotam dovette raccogliere il fardello regale prima della morte del padre. Iotam fu un costruttore e un combattente come il padre, ma lasciò che la corruzione spirituale si diffondesse nel paese.
L’Assiria cominciò a emergere come nuova potenza internazionale sotto Tiglat-Pileser, nel tempo in cui Iotam era re. Durante il suo regno Giuda iniziò altresì a scontrarsi con Israele e con la Siria a nord.
Nel 735 a.C. l’Impero assiro si stava espandendo velocemente e rappresentava una minaccia crescente per i regni vicini. Tra questi c’erano il Regno settentrionale di Israele, conosciuto anche come Efraim, e il regno di Siria, conosciuto anche come Aram.
Di conseguenza il re Peca del Regno settentrionale e il re Rezin della Siria formarono un’alleanza per difendere i loro regni dall’Assiria. Esortarono il re Acaz del Regno meridionale a unirsi a loro, ma questi rifiutò.
Per vendicarsi, Peca e Rezin attaccarono il regno di Acaz, con l’intenzione di sostituirlo con un sovrano che si sarebbe unito alla loro alleanza. Fu durante questo periodo che Isaia profetizzò al re Acaz.
Acaz aveva “vent’anni” quando iniziò a regnare in Giuda e regnò per sedici anni. Israele e la Siria strinsero alleanza per combattere la crescente minaccia assira da est, ma Acaz rifiutò di far entrare Giuda nell’accordo.
Per questa ragione i vicini del nord minacciarono di detronizzarlo, generando un conflitto. Colto dal panico, Acaz chiese aiuto al re assiro e questi venne prontamente in suo soccorso, saccheggiando Gaza, conducendo la Galilea e Galaad in cattività e occupando infine Damasco.
L’alleanza con l’Assiria portò Acaz a introdurre un altare pagano nel tempio di Salomone. Durante il suo regno l’Assiria conquistò Samaria, capitale del regno del nord, e condusse molti fra i più eccellenti uomini di Israele in cattività.
Isaia, Ezechia e l’assedio di Gerusalemme
Il regno di Ezechia su Giuda ebbe inizio nel 715 a.C. e continuò per ventinove anni, fino al 686 a.C. ca. La necessità di una riforma si impose subito.
Isaia ebbe un’influenza particolarmente forte sul re Ezechia di Giuda. Quando Ezechia si allea con gli Egiziani contro il potere crescente degli Assiri, Isaia è contrario e profetizza la distruzione del regno, esortando gli uomini a non cercare alleanze tra loro, ma a rivolgersi soltanto a Dio.
La minaccia di un’invasione assira costrinse Giuda a promettere un pesante tributo a quella potenza orientale. Nel 701 a.C. Ezechia fu colpito da un male che ne minacciò la vita, ma pregò Dio ed egli, nella sua grazia, prolungò i suoi giorni di quindici anni.
Il re di Babilonia colse l’occasione della malattia di Ezechia e della sua successiva guarigione per mandargli un messaggio di felicitazioni, cercando probabilmente di concludere un’alleanza con Giuda contro l’Assiria.
Allorché l’Assiria cominciò a indebolirsi per le lotte intestine, Ezechia rifiutò il pagamento di ulteriori tributi a quella potenza. Così, nel 701 a.C., il re assiro Sennacherib invase le regioni costiere di Israele, marciando verso l’Egitto lungo il fianco meridionale.
Così facendo egli sopraffece molte città giudee, depredandole e conducendo molti in cattività in Assiria. Mentre stava assediando Lachis, Sennacherib mandò un contingente a cingere d’assedio Gerusalemme.
Questa spedizione collaterale però fallì e costrinse il re assiro a un secondo tentativo, inviando messaggeri a Gerusalemme per chiedere la resa immediata della città.
Incoraggiato da Isaia, Ezechia rifiutò di arrendersi, mentre Sennacherib, di fronte a un’improvvisa disfatta del suo esercito, fece ritorno a Ninive e non minacciò più Giuda.
Un adempimento della profezia di Isaia sull’Assiria si ebbe durante il regno di Ezechia, quando un esercito di 185.000 assiri minacciò di distruggere Gerusalemme. Tuttavia, prima che gli Assiri iniziassero il loro attacco, il Signore mandò una piaga sull’accampamento assiro e Gerusalemme fu miracolosamente risparmiata.
Diversi decenni dopo, l’Assiria fu conquistata da Babilonia e cessò di esistere come impero.
La chiamata profetica di Isaia
Le profezie di Isaia iniziano nel 740 a.C. circa, sotto il regno di Ozia: il profeta vede la caduta di Israele in un periodo storico che coincide con l’avanzata dell’impero assiro verso ovest.
Il futuro profeta vede il Signore seduto su un grande trono nel Tempio, circondato da cherubini, uno dei quali prende dall’altare un carbone ardente e con questo tocca la bocca di Isaia, “lavandola” così dal peccato.
Ora Dio stesso prende la parola e invita Isaia a predicare la verità al popolo eletto. La chiamata di Isaia presenta quindi la profezia come una missione ricevuta direttamente da Dio e orientata alla conversione, all’avvertimento e alla speranza.
I serafini sono esseri angelici che servono alla corte di Dio. Le ali dei serafini sono un simbolo del loro potere di muoversi o agire.
La traduzione dei versetti 9-10 fa sembrare che a Isaia fosse stato detto di profetizzare in modo tale da indurire il cuore del popolo e renderlo spiritualmente sordo e cieco.
Alcuni studiosi pensano che questi versetti descrivano la condizione spirituale del popolo in quel momento, mentre altri credono che siano una profezia di come il popolo avrebbe reagito al messaggio di Isaia.
Un’altra possibilità è che il Signore stesse dicendo a Isaia di trasmettere il suo messaggio in modo che quelli con il cuore duro non capissero, ma quelli che erano spiritualmente pronti potessero comprendere.
Il significato del nome e dei figli di Isaia
Il nome Isaia significa “il SIGNORE è la salvezza” ed è simile ai nomi Giosuè, Eliseo e Gesù. Il nome Isaia ebraico “Yeshaia” significa salvezza.
Isaia disse: “Ecco me e i figli che l’Eterno mi ha dato; noi siamo dei segni e dei presagi in Israele”. I nomi di Isaia e dei suoi figli avevano un significato simbolico che serviva a ricordare le profezie di Isaia al popolo.
Maher-Shalal-Ash-Baz, “per precipitarsi al bottino, affretta il saccheggio”, preannunciava la distruzione che il popolo avrebbe affrontato se avesse continuato a perseverare nella malvagità.
Scear-Iashub, “il rimanente tornerà”, indicava il ritorno finale di Israele nella terra promessa e l’alleanza eterna di Dio.
Il nome Isaia, “Geova è salvezza”, rappresentava il potere di Gesù Cristo di salvare il suo popolo.
Struttura e temi principali del libro di Isaia
Il libro di Isaia può essere diviso nelle seguenti sezioni:
| Capitoli | Contenuto principale |
|---|---|
| Isaia 1-12 | La chiamata di Isaia, il suo messaggio di avvertimento e le sue profezie sulla distruzione e la restaurazione di Giuda e Israele. |
| Isaia 13-23 | Le profezie dei giudizi di Dio sulle nazioni malvagie e una visione della futura importanza di Israele. |
| Isaia 24-35 | Altre profezie di giudizio e distruzione. |
| Isaia 36-39 | Narrazione storica dell’invasione assira di Gerusalemme, simile alla cronaca che si trova in 2 Re 18-20. |
| Isaia 40-48 | Promesse di liberazione per i giudei esiliati a Babilonia. |
| Isaia 49-59 | Profezie sui servitori di Dio, tra cui il Messia, che avrebbe portato la salvezza a Israele. |
| Isaia 60-66 | Promesse della restaurazione finale di Israele, della seconda venuta di Gesù Cristo e del Suo regno millenario. |
Isaia profetizzò durante il periodo di divisione del regno, rivolgendo la parte preponderante del suo messaggio al regno di Giuda. Egli condannò il vuoto ritualismo dei suoi giorni e l’idolatria in cui tanti erano caduti.
Isaia profetizzò la futura cattività babilonese di Giuda a motivo del suo allontanamento dal Signore. L’adempimento di alcune sue profezie nel corso della sua vita rappresentò la garanzia del suo ministero profetico.
Isaia offre informazioni riguardo al futuro “giorno del SIGNORE” e al tempo successivo. Egli descrive diversi aspetti del regno futuro di Israele sulla terra, che non possiamo trovare altrove nell’Antico Testamento o nel Nuovo Testamento.
Per mezzo di un espediente letterario definito “prospettiva profetica”, Isaia predisse gli avvenimenti futuri senza delineare le sequenze esatte degli eventi o degli intervalli temporali che li dividono.
Il pentimento e la promessa di purificazione
Isaia 1 è stato probabilmente scritto dopo molte altre rivelazioni di Isaia. È un prologo o una prefazione al resto del libro, un po’ come la sezione 1 in Dottrina e Alleanze.
Il capitolo 1 riassume un tema caro a Isaia: quando il popolo di Dio infrange la sua alleanza, perde le benedizioni e la protezione del Signore. Ma quando torna a Lui, Egli lo perdona e lo benedice oltre misura.
Isaia paragonò i peccati di Israele allo scarlatto e al porpora, colori rossi che derivano da varie tinture. Supplicò il suo popolo di “lavarsi” e purificarsi.
Testimoniò che i loro peccati scarlatti e porpora potevano diventare “bianchi come la neve” e “come la lana”. Queste immagini potenti ci ricordano che i peccati di chi si pente possono essere lavati e resi bianchi tramite il sangue dell’Agnello.
La tintura scarlatta di cui si parla nell’Antico Testamento non era solo intensa, ma anche permanente; il che significava che il colore acceso restava sulla lana e che non sarebbe scolorito a prescindere dal numero di volte in cui sarebbe stata lavata.
Ma Gesù Cristo dichiara: “Le mie vie [sono] più alte delle vostre vie”; e il miracolo della Sua grazia consiste nel fatto che, quando ci pentiamo dei nostri peccati, il Suo sangue scarlatto ci fa tornare puri.
Gerusalemme, Sion e il tempio
La profezia di Isaia sul “monte della casa dell’Eterno” ha molteplici adempimenti. Nel suo significato letterale si riferisce al momento in cui il Signore costruirà il Suo tempio a Gerusalemme negli ultimi giorni e persone di tutte le nazioni verranno lì per adorarLo.
I profeti degli ultimi giorni hanno detto tuttavia che questa profezia fa anche riferimento alla restaurazione della Chiesa di Gesù Cristo e alla costruzione dei templi in tutto il mondo.
La frase “da Sion uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola dell’Eterno” usa una figura retorica ebraica chiamata parallelismo, dove due versi esprimono la stessa idea usando parole diverse.
In tutto l’Antico Testamento, la parola Sion è usata come sinonimo di Gerusalemme e del monte del tempio. La profezia di Isaia dice che negli ultimi giorni la parola del Signore e la Sua sacra legge usciranno da Gerusalemme, dove sarà costruito il tempio.
La profezia di Isaia può anche riferirsi alla Nuova Gerusalemme, che sarà costruita nel continente americano e da cui Cristo regnerà durante il Millennio.
L’antica Gerusalemme diverrà una città santa dove dimorerà il Signore e donde si diffonderà la Sua parola a tutte le genti. Analogamente, nel continente americano, sarà edificata la città di Sion, o Nuova Gerusalemme, e la legge di Dio uscirà anche da essa.
Le figlie di Sion e la fedeltà dell’alleanza
La maggior parte degli studiosi pensa che l’espressione figlia di Sion al singolare si riferisca al popolo di Gerusalemme e di Giuda.
La forma plurale, “figlie di Sion”, compare solo poche volte nell’Antico Testamento. Potrebbe avere un significato diverso dalla forma singolare, riferendosi forse specificamente alle donne di Gerusalemme o agli abitanti sia del Regno settentrionale che del Regno meridionale.
A prescindere dal significato specifico, la descrizione che Isaia fa delle figlie di Sion mostra che l’orgoglio e l’arroganza erano diventati caratteristiche del popolo.
Isaia profetizzò che il Signore avrebbe alla fine lavato via “le brutture delle figlie di Sion”. Invece di abbandonare Israele senza nessuno che si prendesse cura di loro, Dio avrebbe continuato a onorare la Sua alleanza con loro.
Isaia profetizzò che il Signore sarebbe stato in mezzo a Israele come fonte di protezione e come rifugio negli ultimi giorni.
La mano del Signore: giudizio e misericordia
La frase “e, con tutto ciò, la sua ira non si calma, e la sua mano rimane distesa” ricorre più volte nei primi capitoli di Isaia. In ogni occorrenza la frase è legata alla punizione dei malvagi.
Isaia usò questa frase per sottolineare che, poiché le punizioni passate non avevano portato Israele al pentimento, la mano di Dio sarebbe rimasta tesa in giudizio.
Questi passaggi potrebbero anche mostrare che le mani e le braccia tese del Signore sono usate per descrivere la Sua misericordia.
Emmanuele e la nascita del Messia
Isaia disse ad Acaz e al popolo di Giuda di fidarsi del Signore per liberarsi dagli eserciti di Peca, re d’Israele, e Rezin, re di Siria. Inoltre, disse ad Acaz di non chiedere aiuto all’Assiria.
Per rafforzare la fede di Acaz nella profezia, il Signore gli diede un segno: “Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e gli porrà nome Emmanuele”.
La parola ebraica tradotta con “giovane” può semplicemente significare una giovane donna in età da marito. Il Signore assicurò ad Acaz che prima che questo bambino raggiungesse la maturità, Peca e Rezin sarebbero stati distrutti.
Nonostante il consiglio di Isaia, Acaz decise di chiedere aiuto all’Assiria. Di conseguenza, Giuda finì sotto il controllo assiro.
La profezia di Isaia iniziò ad avverarsi nel 732 a.C., quando l’Assiria distrusse l’alleanza tra Peca e Rezin e conquistò Damasco in Siria e parti del regno di Israele.
Al di là del suo contesto storico immediato, la profezia di un Emmanuele ha un significato più profondo. Il Vangelo di Matteo la identifica come una profezia della nascita di Gesù Cristo dalla vergine Maria.
Il nome Emmanuele vuol dire “Dio con noi”. “Poiché un fanciullo ci è nato, un figlio ci è stato dato”.
In Isaia 8:23 Isaia profetizza di un periodo di “angoscia” e “oscurità”. Probabilmente si riferiva alle invasioni assire del Regno settentrionale di Israele avvenute nel 732 a.C.
Nonostante questi pericoli, Isaia profetizzò l’arrivo di “una gran luce” e la nascita di un bambino che avrebbe portato pace e giustizia.
Nel contesto immediato, questa profezia potrebbe riferirsi alla nascita del re Ezechia. Quando Ezechia divenne re di Giuda, portò la luce spirituale al popolo aiutandolo ad allontanarsi dall’idolatria e ad affidarsi al Signore.
Durante il regno di Ezechia, gli abitanti di Gerusalemme riuscirono miracolosamente a evitare la distruzione per mano degli Assiri.
Più di ogni altra cosa, tuttavia, è Gesù Cristo il compimento divino e supremo della profezia di Isaia. Lui è la grande luce che siederà per sempre sul “trono di Davide” come Re dei re.
Come profetizzato dal profeta Isaia, quando Gesù Cristo tornerà, “la gloria dell’Eterno sarà rivelata, e ogni carne, ad un tempo, la vedrà”. In quel giorno, “il dominio poserà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace”.
Isaia e il tema della pace messianica
Il “tronco di Isai” e il rampollo che ne è spuntato richiamano la continuità della promessa davidica e la speranza di un regno messianico.
Siamo ormai sul ‘crinale apocalittico’ della storia: in un versante c’è la distruzione della terra e dell’intera famiglia dei popoli che la abitano, nell’altro versante c’è la ‘fioritura messianica dei mille anni’ intravista da Isaia, da San Paolo e da San Giovanni.
Per non compiere il ‘suicidio globale’ e per andare, invece, nel versante della pace millenaria, bisogna accettare il metodo indicato dal Profeta Isaia: bisogna, cioè, trasformare i cannoni in aratri ed i missili in astronavi e non devono più i popoli esercitarsi con le armi.
Ciò esige una generale e profonda revisione dei concetti, dei metodi e dei fini nella teoria e nell’azione politica, esige una nuova metodologia capace di edificare nell’unità e nella pace una società nuova e proporzionata a questa epoca.
La metodologia del Vangelo impone a tutti i popoli di amarsi e di integrarsi reciprocamente come membri solidali di un unico corpo.
Tutto questo richiede la promozione a tutti i livelli, da quello economico a quello spirituale, culturale e politico, di tutti i popoli, antichi e nuovi, della terra.
Il “tronco di Isai” e il regno futuro
Isaia descrive diversi aspetti del regno futuro di Israele sulla terra, fra cui i mutamenti nella natura, il mondo animale, la posizione di Gerusalemme fra le nazioni, il governo del “servo” sofferente e altri.
Il compimento puntuale delle profezie passate assicura che le profezie relative alla seconda venuta di Cristo si avvereranno allo stesso modo.
Isaia parla molto della grazia di Dio verso Israele, in particolare negli ultimi 27 capitoli. Il testo centrale del libro di Isaia è l’impareggiabile capitolo 53, che ritrae Cristo come l’Agnello immolato di Dio.
Isaia e la venuta di Gesù Cristo
Isaia viene citato spesso in altri libri delle Scritture, più di qualsiasi altro profeta dell’Antico Testamento. Isaia è citato direttamente nel Nuovo Testamento oltre 65 volte, molto più di qualsiasi altro profeta dell’Antico Testamento, e menzionato per nome oltre 20 volte.
Quando Gesù Cristo risorto visitò i Nefiti e i Lamaniti nelle Americhe, disse: “Vi do un comandamento di scrutare diligentemente queste cose; poiché grandi sono le parole di Isaia”.
Molte delle profezie di Isaia hanno una duplice valenza, nel senso che i suoi messaggi trovarono compimento già a quel tempo, ma furono al tempo stesso prefigurazioni o anticipazioni di eventi che avrebbero avuto luogo molto più tardi.
Il presidente Dallin H. Oaks ha spiegato: “Il libro di Isaia contiene numerose profezie che sembrano avere molteplici adempimenti. Uno sembra interessare il popolo ai tempi di Isaia o le circostanze della generazione successiva. Un altro significato, spesso simbolico, sembra riferirsi a eventi nel meridiano dei tempi. […] Ancora un altro significato o adempimento della stessa profezia sembra riferirsi agli eventi che riguardano la seconda venuta del Salvatore”.
Il fatto che molte di queste profezie possano avere significati molteplici sottolinea quanto è importante che ricerchiamo la rivelazione dello Spirito Santo affinché ci aiuti a interpretarle.
| Riferimento | Adempimento nella tradizione cristiana |
|---|---|
| Isaia 7:14 | Nascita di Cristo da una vergine. |
| Isaia 8:14-15 | Gesù, sasso d’inciampo e pietra di scandalo. |
| Isaia 9:1-2 | Arrivo di Gesù nella regione di Zabulon e Neftali. |
| Isaia 9:5 | Nascita dell’Emmanuele. |
| Isaia 11:1 | Rinascita della dinastia davidica. |
| Isaia 40:3-5 | Predicazione di Giovanni il Battista. |
| Isaia 42:1-3 | Battesimo di Cristo, trasfigurazione e condotta generale di Gesù alla prima venuta. |
| Isaia 42:7 | Gesù guarisce la cecità fisica e libera dalla prigionia spirituale. |
| Isaia 50:6 | Gesù riceve percosse e sputi. |
| Isaia 53:7 | Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. |
| Isaia 53:9 | Gesù è completamente innocente rispetto alle accuse mosse contro di lui. |
| Isaia 61:1-2a | Il ministero di Gesù alla prima venuta è la controparte spirituale della liberazione di Israele legata al suo ritorno. |
Il servo sofferente e Isaia 53
La missione del “servo” occupa una parte importante della seconda metà del libro di Isaia. Il servo è associato alla liberazione, alla sofferenza, alla redenzione e alla restaurazione del popolo di Dio.
Il testo centrale del libro di Isaia è l’impareggiabile capitolo 53, che ritrae Cristo come l’Agnello immolato di Dio.
Filippo riconosce in Gesù colui del quale il profeta aveva scritto. Gesù rimane in silenzio lungo tutte le fasi del suo processo.
Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Gesù è completamente innocente rispetto alle accuse mosse contro di lui.
Le profezie sul servo sofferente collegano la storia di Israele alla passione, alla morte e alla redenzione operata da Gesù Cristo.
Isaia, la restaurazione di Israele e la storia della Chiesa
Il libro di Isaia contiene numerose profezie sulla restaurazione di Israele. Ha parlato molto del casato d’Israele e della sua restaurazione negli ultimi giorni.
Numerosi brani di Isaia dimostrano che Dio non ha sostituito la storica nazione di Israele con una presunta “nuova Israele”. Isaia si sofferma a lungo sulla fedeltà di Dio verso Israele e sull’impossibilità che egli respinga il popolo che ha creato e scelto.
La nazione di Israele è scolpita “sulle palme” delle sue mani e le sue mura sono sempre davanti ai suoi occhi. Egli è obbligato dalle sue stesse parole ad adempiere le promesse fatte, cioè a ricondurre il popolo a sé e a benedirlo in quel giorno futuro.
Il regno promesso a Davide non appartiene alla chiesa, bensì a Israele. La futura esaltazione di Gerusalemme non sarà celeste, ma terrena.
Cristo regnerà personalmente su questa terra come anche nei nuovi cieli e nella nuova terra.
La storia della Chiesa ha letto queste profezie in modi diversi, collegandole alla venuta di Cristo, alla missione della comunità cristiana, alla restaurazione di Israele e alla speranza del regno futuro.
Le diverse letture del libro di Isaia
La critica testuale è giunta al riconoscimento, all’interno del libro, di tre blocchi distinti opera di tre distinti autori chiamati: Proto, capitoli 1-39, Deutero, capitoli 40-55, e Trito Isaia, capitoli 56-66.
Il Primo Isaia riflette gli eventi dell’VIII secolo, con la presenza del dominio assiro e una vita sociale pervasa da un relativo benessere economico fonte di sicurezza.
Il Secondo, dopo la metà del VI secolo, vede il passaggio dal dominio babilonese a quello persiano e conosce la triste situazione dell’esilio vissuta dal popolo.
Il Terzo Isaia si colloca bene nel tempo che segue l’editto di Ciro del 539, che permise i vari ritorni protrattisi per un secolo circa; lascia inoltre intravedere il dissidio con i rimasti in patria.
La lettura tradizionale, invece, presenta il libro come l’opera profetica legata a Isaia, figlio di Amots, e alla continuità della sua testimonianza.
Il suo stile compositivo non ha rivali per espressività, inventiva e ricchezza lessicale. Il padre della Chiesa primitiva Girolamo lo paragonò a Demostene, il leggendario oratore greco.
Isaia nella liturgia e nell’Avvento
Isaia è il profeta dell’Avvento. In questo tempo forte dell’anno liturgico le letture dall’Antico Testamento sono tratte dalle sue profezie.
In Avvento abbiamo quattro domeniche. La prima domenica è caratterizzata dall’attesa del ritorno di Cristo; la seconda e la terza sono caratterizzate dalla figura di Giovanni il Battista, la quarta dalla figura di Maria.
Le letture dell’Antico Testamento nel periodo di Avvento sono profezie sul Messia e sul tempo messianico, tratte soprattutto dal libro di Isaia.
È un’antichissima tradizione che assegna all’Avvento la lettura di questo profeta in quanto nella sua opera si trova un’eco della grande speranza che ha confortato il popolo eletto durante i secoli duri della sua storia.
Egli infatti preparò ed educò il popolo ebraico alla venuta storica del Messia. Le sue profezie accompagnano la liturgia cristiana come parole di attesa, consolazione e speranza.
In Isaia la Parola di Dio ci fa entrare nel confronto tra forza e debolezza. Nasce, si risveglia così, in Avvento, l’antica fede: credere nei piccoli, in Dio che si fa Bambino, sono loro i segni di profezia ad annunciare che un nuovo mondo è possibile.
La morte di Isaia nella tradizione
Quando il regno di Giuda passa nelle mani di Manasse, Isaia si preoccupa: il nuovo re, infatti, è empio e crudele, perché caduto nell’idolatria.
Il Signore, allora, manda il profeta a richiamarlo al culto dell’unico vero Dio e al pentimento dei propri peccati. Manasse, però, non ascolta Isaia e lo condanna a una morte atroce.
Per questo il Santo profeta è da più parti venerato anche come un martire. La tradizione vuole che abbia incontrato la morte sotto il re Manasse, che lo fece segare in due con una sega di legno.
La memoria di Isaia nella tradizione cristiana unisce dunque il profeta dell’Avvento, il testimone della venuta del Messia e il martire fedele alla propria missione.
