«Io sono il buon pastore»: spiegazione di Gesù ai bambini

Quando Gesù dice: «Io sono il buon pastore», vuole spiegare che si prende cura di ogni persona, la conosce, la guida, la protegge e le vuole bene. Gesù è il pastore delle nostre anime: un pastore paziente e misericordioso, disposto a sacrificare la sua vita per noi.

Nel Vangelo secondo Giovanni leggiamo: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore» (Gv 10,11). Gesù non è un pastore qualunque: conosce le sue pecore una per una, le chiama per nome, cammina davanti a loro e desidera che abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

Gesù buon pastore con pecore

Il Vangelo del buon pastore

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Che cosa faceva un pastore?

L’immagine del pastore era usuale in Palestina: tutti potevano vederlo al mattino e alla sera, con il suo bastone, seguito dal piccolo gregge con la stessa andatura. La salute del gregge era la sua salute, la sicurezza della famiglia. Da esso traeva il latte, il formaggio, la carne, la lana per l’inverno.

Le pecore durante la notte venivano custodite dentro un unico recinto. Al mattino ciascun pastore si metteva sulla porta dell’ovile per prendere le sue pecore e condurle al pascolo. Le pecore non potevano sbagliarsi perché riconoscevano la voce del suo pastore e non correvano il pericolo di sbagliar pastore perché il pastore le chiamava ciascuna per nome.

Il vero pastore conosce le sue pecore, si preoccupa per loro e sa chiamarle una ad una. Cammina davanti a esse e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.

Perché Gesù usa l’immagine delle pecore?

Gesù si paragona a un pastore perché i pastori si prendevano cura delle loro pecore e le tenevano al sicuro. Le pecore avevano bisogno del pastore per trovare il pascolo, l’acqua e una strada sicura.

Una volta, attraversando una strada, è stato possibile osservare un gregge numerosissimo di pecore. Tutte vicine una all’altra procedevano verso il prato al di là della strada e, in questo percorso, si sono avvicinate in un modo inaspettato.

Le pecore avanzavano quasi ad occhi chiusi, incuranti dei probabili pericoli perché si fidavano ciecamente del pastore. Il pastore era vicino a loro per cui significava che potevano camminare su quella strada, che potevano seguirlo tranquillamente perché conoscevano la sua voce e sapevano che voleva il loro bene.

Questa esperienza aiuta a capire il significato delle parole di Gesù: anche noi possiamo fidarci di lui, ascoltare la sua voce e seguirlo. Gesù cammina davanti a noi e ci accompagna nelle scelte della vita.

Gesù conosce ogni persona per nome

Gesù dice: «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me». Questo significa che Gesù non ama le persone tutte insieme in modo indistinto: conosce ciascuno personalmente.

Gesù conosce il nostro nome, la nostra famiglia, le nostre gioie, le nostre paure e le nostre difficoltà. Sa quando siamo contenti e quando siamo tristi. Anche se molte persone vivono nel mondo, Gesù si prende cura di ognuno di noi.

Le pecore seguono il pastore perché riconoscono la sua voce. Anche noi impariamo a riconoscere la voce di Gesù quando ascoltiamo il Vangelo, preghiamo, partecipiamo alla Messa e cerchiamo di compiere il bene.

Il buon pastore e il mercenario

Per capire bene la frase di Gesù, diciamo chi è un mercenario: è una qualsiasi persona impegnata a svolgere un qualche compito dietro pagamento. Chi fa il mercenario, dunque, non è direttamente coinvolto con il cuore in quello che sta facendo perché lo fa solo per prendere soldi.

Il mercenario vede venire il lupo, abbandona le pecore al loro destino e se la dà a gambe levate per la paura. Le pecore, infatti, non sono sue, non vuole il loro bene perché non gli interessano.

Se perde un gregge, ne cercherà un altro per cui lavorare e, se un altro padrone lo paga di più, non ha nessuna incertezza ad abbandonare le pecore precedenti. Se ne va lasciandole senza guida, senza protezione e quindi in balia di qualsiasi pericolo.

Voi capite che questo non è un buon pastore. Il pastore cattivo pensa a se stesso e sfrutta le pecore, il pastore buono pensa alle pecore e dona se stesso.

Gesù dà la sua vita per noi

Gesù non è come il mercenario: «Io sono il buon pastore: il buon pastore dà la propria vita per le pecore». Queste parole si sono concretizzate quando Gesù, obbedendo liberamente alla volontà del Padre, ha accettato di morire sulla croce.

Da qui capiamo bene che cosa significa essere il buon pastore. Egli ha dato la sua vita per me, per te, per tutti. Gesù ha scelto liberamente di donarsi per amore e sulla croce ha mostrato quanto è grande il suo amore per ogni persona.

Nessuno gli toglie la vita, ma è lui che, liberamente, decide di deporla. Dopo la morte, Gesù risorge: per questo la sua vita donata non è una sconfitta, ma diventa sorgente di vita nuova.

Gesù è il nostro pastore buono che sta sempre vicino a noi sue pecorelle che lui guida, nutre, protegge, accompagna, con cui cammina.

Gesù protegge pecore dal lupo

Un pastore vicino al suo gregge

I pastori che vivono con il gregge conoscono bene le loro pecore. Vivono sempre con le pecore, giorno e notte, ne stanno a contatto fisicamente, le chiamano per nome.

Le portano in braccio se occorre, hanno il loro stesso odore, cambiano luogo ogni giorno, dormono dove capita e non sempre hanno l’acqua per lavarsi. Questo mostra quanto sia impegnativo prendersi cura di un gregge.

Le pecore non sono soltanto un lavoro: il pastore deve restare vicino a loro, proteggerle dai pericoli, accompagnarle nei luoghi adatti e cercare quelle che si allontanano.

Gesù è anche la porta

Nel capitolo 10 del Vangelo secondo Giovanni Gesù dice anche: «Io sono la porta delle pecore». Il gregge racchiuso nell’ovile ha bisogno di uscire nei pascoli e, quando rientra, di trovare la porta custodita e un pastore solerte che fa da guida.

Il pastore si identifica con la porta e per seguirlo dobbiamo attraversare la porta, cioè attraversare Gesù. La porta è unica. «Nessuno viene al Padre se non per me» dirà Gesù.

Ogni giorno davanti a noi si aprono diverse strade. Alcune sembrano più facili o più spaziose, ma non tutte conducono alla vita. Attraversare la porta buona significa scegliere Gesù, ascoltare la sua parola e lasciarsi guidare da lui.

Ogni mattina ci è offerta una scelta e possiamo o sbagliarci o attraversare la porta buona. Anche noi spesso abbiamo sbagliato e ci siamo messi per una strada sbagliata, cosa normale in una vita umana che ha bisogno di tempo per aggiustare a poco a poco le proprie scelte.

Gesù cerca chi si è smarrito

La pedagogia di Dio non vuol perdere nessuna delle sue pecore, ma vuole che abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Dio è pronto ad abbandonare le novantanove pecore per andare a cercare l’unica smarrita.

Una volta che ci ha trovato, il pastore mette la pecora sulle spalle e, felice, la riporta all’ovile. Questo significa che Gesù non abbandona chi si è allontanato, chi ha sbagliato o chi si sente solo.

Una sola cosa può toglierci le nostre esitazioni: la gioia che proviamo all’arrivo del pastore, il suono della sua voce e il nostro nome che giunge all’orecchio del nostro cuore.

Se durante la nostra vita avessimo sbagliato, quando si aprirà l’ultima porta, quella della nostra morte, non si aprirà più che su di Lui che sarà la nostra unica e definitiva beatitudine.

Un solo gregge e un solo pastore

Gesù dice: «E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore».

Con queste parole Gesù fa capire che il suo amore non è riservato a poche persone. La Parola di Gesù è per tutti e nessun gruppo può pensare di essere migliore degli altri.

Il progetto di Gesù è radunare persone diverse in un unico gregge, unito non perché tutti siano uguali, ma perché tutti ascoltano la sua voce e si lasciano guidare dal suo amore.

Chi sono i pastori della Chiesa?

I “Pastori Buoni” del nostro tempo sono i Vescovi, il Papa, tutti i sacerdoti, i diaconi, tutti coloro che ci portano a Gesù.

Il pastore umano è necessario nel popolo di Dio, come sacramento di Dio stesso. Vi è del sacro, del divino nei Pastori che Dio mette a capo e servizio del suo popolo.

Queste persone hanno il compito di guidare la comunità, annunciare il Vangelo, celebrare i sacramenti, aiutare chi è in difficoltà e accompagnare i cristiani nel cammino della fede.

Allo stesso tempo, i pastori della Chiesa hanno bisogno della preghiera e della vicinanza della comunità. Anche i pastori hanno bisogno di essere aiutati e sostenuti: hanno bisogno della vicinanza di persone che facciano sentire loro che sono amati.

Come possono aiutare i bambini?

In questa domenica in cui si parla del Buon Pastore siamo chiamati tutti, anche voi bambini, ad aiutare i pastori della Chiesa, a stare loro vicino, ad averne cura e a pregare per loro.

Possiamo pregare affinché il Signore li renda sempre fedeli a Lui e li renda guide sagge del popolo di Dio, che siamo noi. Possiamo anche parlare con loro, fare domande e chiedere aiuto quando non comprendiamo qualcosa.

Non abbiate paura di parlare con i sacerdoti, di chiedere spiegazioni, di farvi aiutare a leggere e a comprendere il Vangelo. Non abbiate paura di chiedere di starvi vicino per farvi capire ciò che il Signore vuole da voi.

Una bella immagine spiega questo rapporto: «Quando il vitellino ha fame, va dalla mucca, dalla madre, a prendere il latte. Ma la mucca non lo dà subito: sembra che se lo trattenga per sé. E cosa fa il vitellino? Bussa col suo naso alla mammella della mucca, perché venga il latte. Così dovete essere voi con i pastori: bussare sempre alla loro porta, al loro cuore».

Questa immagine invita i bambini a non vergognarsi di chiedere la “nutrizione” della fede: una spiegazione, una parola buona, un consiglio, una preghiera o un aiuto per comprendere meglio Gesù.

Diventare piccoli buoni pastori

Con il buon esempio dei nostri pastori, noi avremo la possibilità di diventare a nostra volta dei piccoli buoni pastori e quindi di guidare e aiutare qualche pecorella che vediamo che sta cadendo in un burrone.

Un piccolo buon pastore non comanda gli altri e non li costringe. Si accorge di chi è solo, ascolta chi è triste, difende chi viene preso in giro e aiuta un amico a scegliere la strada giusta.

Chi potrebbe essere, per voi, questa pecorella? Magari un vostro amico che sta prendendo una strada sbagliata, che si comporta male, che fa il bullo, che non segue gli insegnamenti di Gesù.

Aiutare un amico non significa giudicarlo o trattarlo male. Significa volergli bene, parlargli con sincerità, invitarlo a non fare del male e, quando è necessario, chiedere l’aiuto di un adulto.

Una guida sicura nella vita

Gesù, Buon Pastore, è l’unica guida sicura nella nostra vita, per cui sarebbe un grave errore scegliere una strada diversa da quella indicata da lui.

Seguire Gesù non significa non avere mai problemi o non commettere mai errori. Significa sapere che, anche quando ci perdiamo, lui continua a cercarci e ci offre la possibilità di ricominciare.

Gesù guida, nutre, protegge e accompagna. Non cammina lontano dal gregge: cammina davanti alle sue pecore e resta vicino a ciascuna di esse.

Possiamo rinnovare la fiducia, l’accoglienza e l’adesione a Cristo, che spalanca a noi la porta del suo Cuore per ammetterci alla gioia e alla pace che non hanno fine.

Attività per comprendere il Vangelo

Gioco: riconoscere la voce del pastore

Scegliete una persona che faccia il pastore. Tutti gli altri saranno le pecore. Il pastore chiude gli occhi mentre una pecora fa il verso della pecora. Il pastore deve indovinare quale “pecora” ha fatto il verso.

Dopo il gioco si può parlare di come Gesù conosce ognuno di noi per nome. Le pecore imparano a riconoscere la voce del loro pastore; anche noi impariamo a riconoscere la voce di Gesù ascoltando il Vangelo e mettendo in pratica le sue parole.

Disegno del gregge

Si possono disegnare Gesù, il pastore, le pecore, il recinto, la porta e il prato. Ogni bambino può scrivere dentro una pecora il proprio nome e dentro altre pecore i nomi delle persone che desidera affidare a Gesù.

Una scheda può aiutare a parlare ai bambini di “Gesù Buon Pastore” con frasi del Vangelo da completare e vignette da colorare. Sono adatti anche disegni, testi e preghiere per bambini piccoli.

Cruciverba e parole nascoste

Un cruciverba permette ai bambini di divertirsi mentre ricercano e comprendono il Vangelo del Buon Pastore, dal Vangelo di Giovanni (10,11-18).

Si possono proporre anche attività in cui trovare le parole nascoste nella scheda sul Vangelo della IV Domenica di Pasqua, con riferimento a Gv 10,11-18.

Domande per il gruppo

  • Che cosa fa un buon pastore?
  • Perché il mercenario scappa davanti al lupo?
  • Che cosa significa che Gesù conosce le sue pecore?
  • Come possiamo ascoltare la voce di Gesù?
  • Quando ci siamo sentiti aiutati da qualcuno?
  • Chi possiamo aiutare questa settimana?
  • Per quale sacerdote, vescovo o persona della Chiesa possiamo pregare?

Preghiera dei bambini a Gesù Buon Pastore

O Padre, donaci il tuo Santo Spirito, perché ci conduca alla verità profonda delle parole che ci ha detto tuo Figlio Gesù: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore».

Fa’ che ascoltiamo la voce di Gesù, riconosciamo il suo amore e impariamo a seguirlo ogni giorno. Aiutaci a non avere paura quando sbagliamo, perché sappiamo che il Buon Pastore ci cerca, ci perdona e ci riporta sulla strada della vita.

Insegnaci a essere piccoli buoni pastori: capaci di aiutare gli amici, difendere chi è solo, condividere, perdonare e accompagnare chi ha bisogno.

Signore Gesù, tu conosci ciascuno di noi per nome. Rimani vicino alla nostra famiglia, ai nostri amici, ai sacerdoti e a tutte le persone che ci aiutano a conoscerti. Amen.

Una frase da ricordare

«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me».

Gesù è il Buon Pastore perché ci conosce, ci ama, ci protegge, ci guida e dona la sua vita per noi. Per questo possiamo ascoltare la sua voce, fidarci di lui e seguirlo con gioia.

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