Don Alessio Strapazzon, parroco di Castellavazzo, Codissago e Podenzoi, nel comune di Longarone, dal 23 marzo prestò servizio come infermiere volontario nel reparto di Pneumologia dedicato alla cura del Covid presso l’Ospedale “San Martino” di Belluno.
Prima di intraprendere gli studi per diventare sacerdote, don Alessio si era laureato in scienze infermieristiche all’Università degli studi di Padova, nella sede di Feltre. Durante l’emergenza sanitaria decise di mettere nuovamente le proprie competenze al servizio dei pazienti, dei medici e degli infermieri impegnati in corsia.
Il servizio nella parrocchia di Longarone
Don Alessio Strapazzon, 37 anni, resta parroco di Castellavazzo, Codissago e Podenzoi, ai piedi della diga del Vajont, ma dal 23 marzo presta servizio come infermiere nel reparto di Pneumologia, dedicato alla cura del Covid presso l’Ospedale “San Martino” di Belluno.
Don Alessio Strapazzon ha 37 anni ed è il parroco di Castellavazzo, Codissago e Podenzoi, in provincia di Belluno. La parrocchia comprende anche le frazioni di Olantreghe e Podenzoi.
Non ha certo smesso di stare al fianco dei fedeli, ma dal 23 marzo presta servizio anche come infermiere nel reparto di Pneumologia dedicato alla cura del Coronavirus presso l’Ospedale “San Martino” di Belluno.
Si sta dividendo tra il sostegno ai parrocchiani e il suo lavoro da infermiere. Da qualche giorno presta servizio anche come infermiere nel reparto di Pneumologia dedicato alla cura del Coronavirus presso l’Ospedale “San Martino” di Belluno.
La scelta di tornare in corsia
In un periodo di emergenza come quello che si stava vivendo a causa del Coronavirus, i suoi studi da infermiere dovevano essere messi al servizio della comunità: per questo don Alessio Strapazzon, parroco 37enne di Castellavazzo, Codissago e Podenzoi, decise di tornare a prestare servizio in corsia nell’ospedale di Belluno.
Ora, come raccontò Avvenire, decise di svestirsi momentaneamente della tunica per tornare negli ospedali a dare una mano come infermiere durante l’emergenza sanitaria in corso. Vista l’emergenza, non esitò a dare la propria disponibilità a rientrare in corsia come volontario.
Don Alessio Strapazzon è rientrato come volontario in Usl 1 Dolomiti per l’emergenza Coronavirus. Dal 23 marzo prestava servizio in Pneumologia COVID all’ospedale San Martino di Belluno.
Ha offerto la sua disponibilità a prestare questo servizio ed è stato accolto dalla Ulss 1. Ieri il primo turno, proprio in area COVID.
«Ho sentito il bisogno di aiutare»
«Ho sentito il bisogno di aiutare - spiega don Alessio - ho sempre percepito la professione come una famiglia. E come in tutte le famiglie, al bisogno ci si aiuta.»
«La mia scelta è sostenuta dalla fede. Il Signore ci ha insegnato ad amare il prossimo. In questo momento, per me, amare il prossimo significare rientrare in corsia. L’altro ieri ho fatto il mio primo turno. Mi sono sentito bene».
«Ho sentito il bisogno di aiutare» racconta don Alessio, «ho sempre percepito la professione come una famiglia. E come in tutte le famiglie, al bisogno ci si aiuta. La mia scelta è sostenuta dalla fede. Il Signore ci ha insegnato ad amare il prossimo. In questo momento, per me, amare il prossimo significare rientrare in corsia. Ieri ho fatto il mio primo turno. Mi sono sentito bene.»
«L’idea di essere infermiere, di poter aiutare in qualche modo, e pensare a tutti i colleghi che in questo momento stanno lavorando tanto e stanno dando tutto quello che hanno, in un certo modo non mi concedeva di stare a casa perché nel cuore io avevo bisogno di dare la mia disponibilità, di aiutarli, perché si è tutti una grande famiglia» confida don Alessio.
«L’idea di essere infermiere, di poter aiutare in qualche modo, e pensare a tutti i colleghi che in questo momento stanno lavorando tanto e stanno dando tutto quello che hanno, in un certo modo non mi concedeva di stare a casa perché nel cuore io avevo bisogno di dare la mia disponibilità, di aiutarli, perché si è tutti una grande famiglia» ha confidato ad Avvenire don Alessio.
Gli studi infermieristici e la formazione sacerdotale
Prima di intraprendere gli studi per diventare sacerdote nel 2012, don Alessio, classe 1983, originario della parrocchia di San Tomaso Agordino, si era laureato in scienze infermieristiche nella sede di Feltre dell’Università degli studi di Padova.
Don Alessio, nato nel 1983, ha iniziato gli studi per diventare sacerdote nel 2012. Prima si era laureato in scienze infermieristiche all’università di Padova.
Prima della vocazione, infatti, don Alessio si è laureato in scienze infermieristiche all’università degli studi di Padova, sede di Feltre. Studi che ora tornano utili e gli permettono di andare in corsia per aiutare medici e infermieri ad affrontare l’emergenza.
Classe 1983, originario della parrocchia di San Tomaso Agordino, don Alessio si è laureato in scienze infermieristiche, prima di completare gli studi teologici nel nostro Seminario. Ricevette la consacrazione presbiterale in Cattedrale il 1° dicembre 2012.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Nome | Don Alessio Strapazzon |
| Anno di nascita | 1983 |
| Origine | Parrocchia di San Tomaso Agordino |
| Formazione sanitaria | Laurea in scienze infermieristiche all’Università degli studi di Padova, sede di Feltre |
| Ordinazione presbiterale | 1° dicembre 2012 |
| Parrocchie | Castellavazzo, Codissago e Podenzoi |
| Ospedale | “San Martino” di Belluno |
| Reparto | Pneumologia dedicata alla cura del Covid |
Gli incarichi prima della nomina a parroco
Don Strapazzon è stato vicario di Agordo, subito dopo l’ordinazione, quindi segretario del vescovo per due anni, cappellano in ospedale fino alla nomina a parroco di tre comunità, nel 2017.
Don Alessio Strapazzon aveva già ricoperto diversi incarichi come cappellano, tra cui anche a Longarone, era stato in servizio in ospedale e aveva lavorato anche come segretario del vescovo, ma quello alla guida di Castellavazzo era il suo primo incarico come titolare di una parrocchia.
Il sacerdote agordino si insediò alla guida della parrocchia del paese degli scalpellini, che comprende anche le frazioni di Codissago, Olantreghe e Podenzoi, nel corso della messa di domenica primo ottobre.
Con i suoi 34 anni don Strappazzon diventò inoltre il più giovane sacerdote alla guida di una parrocchia della Diocesi di Belluno Feltre.
Il sostegno del vescovo e della comunità
La scelta di don Alessio è sostenuta dall’incoraggiamento del vescovo, Renato Marangoni, del presbiterio e dei diaconi che, insieme a tutti i suoi parrocchiani, gli promettono sostegno, con la fraternità e soprattutto con la preghiera.
Il vescovo, il presbiterio e i diaconi, insieme a tutti i suoi parrocchiani, gli manifestano incoraggiamento e gli promettono sostegno, con la fraternità e soprattutto con la preghiera.
Il vescovo, monsignor Marangoni, lo ha subito incoraggiato, interpretando la scelta del suo prete quasi come una conseguenza dell’appello che lo stesso vescovo aveva fatto, fin dai primi giorni dell’emergenza, perché tutti i bellunesi sostenessero con la vicinanza e la preghiera il personale sanitario.
«Lui è rimasto contento di questo - fa sapere il sacerdote -. mi ha detto di stare attento, come può fare un padre, e di andare e fare quello che mi viene chiesto di fare».
Il vescovo e la diocesi già lo accompagnano con la preghiera, perché, per quanto gli sarà possibile, sia di conforto ai pazienti che in qualche modo potrà avvicinare.

Il sostegno del sindaco di Longarone
«Don Alessio? Un grande. Siamo tutti con lui, con i suoi colleghi infermieri ed i medici» lo incoraggia il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, che è anche presidente della Provincia.
La sua scelta viene sostenuta anche dal vescovo Renato Marangoni e dal sindaco di Longarone, Roberto Padrin: «Don Alessio è un grande, siamo tutti con lui, con i suoi colleghi infermieri e i medici».
«Don Alessio è un grande, siamo tutti con lui, con i suoi colleghi infermieri ed i medici» lo incoraggia il sindaco di Longarone, Roberto Padrin.
Il primo turno in Pneumologia Covid
Il 23 marzo don Alessio prestò servizio nel reparto di Pneumologia dell’Ospedale “San Martino” di Belluno, dedicato alla cura dei pazienti affetti da Coronavirus.
Da ieri, 23 marzo, presta servizio in Pneumologia COVID all’ospedale San Martino di Belluno. Ieri il primo turno, proprio in area COVID.
Il primo turno gli permise di sperimentare direttamente il ritorno al lavoro sanitario. «L’altro ieri ho fatto il mio primo turno. Mi sono sentito bene».
La sua storia, raccontata da Avvenire, è una di quelle che, in questo periodo tanto difficile per tutti i cittadini italiani, regala un’iniezione di coraggio, di fiducia, di speranza.
La paura e il coraggio del lavoro insieme
Ha paura? «Sa, un po’ di timore c’è sempre - ha risposto ai giornalisti -, però io credo che l’essere insieme come infermieri, l’aiutarsi, il sostenersi a vicenda e il camminare insieme, credo sia la cosa che dà più coraggio nell'affrontare questo momento di difficoltà».
Nonostante la paura che di fronte a questa situazione era inevitabile, don Alessio spiegò: «Un po’ di timore c’è sempre, però io credo che l’essere insieme come infermieri, l’aiutarsi, il sostenersi a vicenda e il camminare insieme, credo sia la cosa che dà più coraggio nell’affrontare questo momento di difficoltà».
Il suo ritorno in ospedale fu quindi legato sia alla preparazione professionale sia alla convinzione che il lavoro condiviso potesse aiutare ad affrontare una situazione di difficoltà.
Il contesto dell’emergenza sanitaria a Belluno
In ospedale a Belluno sono 44 i ricoverati, 7 i Covid in terapia intensiva. In tutta la provincia i positivi sono circa 280, di cui un gruppo anche a Cortina, la regina delle Dolomiti.
A Belluno le persone ricoverate per Coronavirus sono 44, di cui 7 in terapia intensiva. I positivi in tutta la provincia sono in totale 280.
In ospedale a Belluno ci sono 44 persone ricoverate per Covd-19, 7 in terapia intensiva. In tutta la provincia veneta i positivi al tampone sono circa 280: la maggior parte asintomatica in isolamento domiciliare.
I numeri dell’emergenza portarono don Alessio a questa scelta: «L’idea di essere infermiere, di poter aiutare in qualche modo, e pensare a tutti i colleghi che in questo momento stanno lavorando tanto e stanno dando tutto quello che hanno, in un certo modo non mi concedeva di stare a casa perché nel cuore io avevo bisogno di dare la mia disponibilità, di aiutarli, perché si è tutti una grande famiglia».
Una presenza tra parrocchia e ospedale
Don Alessio continuò a essere parroco di Castellavazzo, Codissago e Podenzoi e, nello stesso tempo, mise a disposizione dell’ospedale la propria esperienza infermieristica.
La sua decisione unì due forme di servizio alla comunità: la cura pastorale dei fedeli di Longarone e l’assistenza sanitaria ai pazienti ricoverati a Belluno.
La scelta di don Alessio, da pochi giorni tornato infermiere, fu sostenuta dall’incoraggiamento del vescovo, Renato Marangoni, del presbiterio, dei diaconi e di tutti i parrocchiani, che gli promisero sostegno con la fraternità e soprattutto con la preghiera.
La sua storia è raccontata da Avvenire, il quotidiano della conferenza episcopale italiana.
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