Omelia di Pentecoste per bambini: lo Spirito Santo porta coraggio, pace e amore

Oggi celebriamo la Pentecoste, la festa dello Spirito Santo. È una festa importantissima per noi cristiani, perché Gesù risorto non ci lascia soli: ci dona lo Spirito Santo, che cammina accanto a noi, ci sostiene e ci rende forti nel bene.

La Pentecoste è anche il compleanno della Chiesa, la comunità dei credenti in Gesù. Lo Spirito Santo cambia il nostro modo di pensare, di parlare e di agire: ci dà coraggio, ci aiuta a fare il bene, ci insegna a chiedere scusa, ci consola e ci aiuta in tutto e per tutto.

Che cosa significa Pentecoste?

Bambini, che festa è oggi? Si chiama Pentecoste, un termine che viene dal greco e che significa letteralmente ‘cinquantesimo'. È una festa sia ebraica che cristiana che si celebra appunto 50 giorni dopo Pasqua.

Per gli ebrei ricordava il dono della legge data a Mosè per il popolo, per i cristiani il dono della nuova legge, il dono cioè dello Spirito Santo che ci suggerisce come amare. Con la solennità di Pentecoste termina il tempo Pasquale.

Un tempo lungo cinquanta giorni nel quale Gesù risorto aiuta i discepoli a capire e a vivere la loro missione tra la gente. Sono infatti mandati a “raccontare” a tutti quello che hanno visto e udito dal loro Maestro.

Gesù risorto è accanto al Padre. Sono trascorse sette settimane da quella Pasqua e viene il cinquantesimo giorno: Pentecoste. È festa a Gerusalemme.

Gli Ebrei ringraziano per i primi frutti e le spighe ormai mature, e per il dono della Legge che li aveva costituiti popolo di Dio. Per gli ebrei, dopo cinquanta giorni dalla liberazione dall’Egitto, il popolo aveva ricevuto per mezzo di Mosè il dono della Torah, della Legge.

Questa Legge fatta di 10 dieci parole è il percorso di vita che Dio offre, al popolo ma anche ad ogni singola persona, per rimanere liberi. Anche oggi nasce un popolo nuovo: la Chiesa, la comunità dei credenti in Gesù.

Il racconto della Pentecoste

Maria, gli apostoli e gli amici di Gesù sono riuniti nella sala dell’ultima Cena, dove il Risorto era apparso. Pregano.

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano.

Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Venne, come vento e fuoco, lo Spirito Santo, la terza persona della santissima Trinità, e dona loro la consolazione e la forza promesse da Gesù. Lo ricevono ed egli apre la loro mente a comprendere chi era veramente Gesù di Nazareth e il significato della sua morte.

Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l’un l’altro: “Che significa questo?”

Il racconto continua descrivendo lo stupore della gente che, pure giunta da provenienze diverse, comprese quelle parole e si domandò: «Come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?»

Con questa nuova forza interiore Pietro e gli altri discepoli scendono in piazza e con entusiasmo parlano di Gesù, il Signore risorto. Gli apostoli, che in questo tempo abbiamo visto nascosti e sentito paurosi, rivestiti del dono dello Spirito, escono per le strade e per le piazze di Gerusalemme e annunciano a tutti che Gesù, l’uomo crocefisso sul Golgota, è vivo, è risorto, è Dio!

Molti li ascoltano, chiedono il Battesimo e si uniscono a loro. Diventano come una grande famiglia: sono la Chiesa.

Allora Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: “Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazareth, dopo che fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso. Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni”.

All’udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”

E Pietro disse: “Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro”.

Da discepoli impauriti ad apostoli coraggiosi

Prima che scendesse lo Spirito Santo su di loro, gli Apostoli erano timorosi e chiusi. Di certo non andavano ad annunciare che Gesù era risorto, avevano tanta paura.

Da quando Gesù era stato arrestato, la paura si era impadronita di loro. Pentecoste arrivò, per i discepoli, dopo cinquanta giorni incerti.

Da un lato Gesù era Risorto, pieni di gioia lo avevano visto e ascoltato, e avevano pure mangiato con Lui. Dall’altro lato, non avevano ancora superato dubbi e paure: stavano a porte chiuse, con poche prospettive, incapaci di annunciare il Vivente.

Poi arriva lo Spirito Santo e le preoccupazioni svaniscono: ora gli Apostoli non hanno timore nemmeno davanti a chi li arresta; prima preoccupati di salvarsi la vita, ora non hanno più paura di morire; prima rinchiusi nel Cenacolo, ora annunciano a tutte le genti.

Fino all’Ascensione di Gesù attendevano un Regno di Dio per loro, ora sono impazienti di raggiungere confini ignoti. Prima non avevano quasi mai parlato in pubblico e quando l’avevano fatto avevano spesso combinato guai, come Pietro rinnegando Gesù; ora parlano con parresia a tutti.

La vicenda dei discepoli, che sembrava al capolinea, viene insomma rinnovata dalla giovinezza dello Spirito: quei giovani, che in preda all’incertezza si sentivano arrivati, sono stati trasformati da una gioia che li ha fatti rinascere.

È lo Spirito Santo che fa tutta la differenza: cambia il nostro modo di pensare, di parlare e di agire. Se lo Spirito Santo è lo Spirito di Gesù, quando entra in noi ci rende come Gesù.

Chi lo riceve diventa forte anche se è un bambino, capace di far conoscere e amare Gesù a quanti ancora non lo conoscono. Il dono dello Spirito sostiene i discepoli di Gesù e li rende forti nella loro missione che è quella di raccontare a tutti che Dio ci ama e che ci dona il suo amore per mezzo di suo figlio Gesù.

Chi è lo Spirito Santo?

Con la festa che abbiamo celebrato domenica scorsa, l’Ascensione, Gesù torna al Padre, sale definitivamente al cielo ma non ci lascia soli, non ci lascia orfani!

Il Figlio di Dio ci promette un dono, un dono grande, forte, potente: il dono dello Spirito Santo. Vi chiederete: chi è lo Spirito Santo?

È una persona, è Dio! Dio che continua a camminare con noi, proprio come ha fatto Gesù nel tempo della sua vita terrena con i suoi apostoli.

Ed è proprio nello stesso modo che lo Spirito Santo ci è vicino: cammina accanto a noi, ci sostiene e ci rende forti nel bene. È il dono dell’amore, della verità, del coraggio, dell’unità, del perdono.

La nostra vita è avvolta dallo Spirito Santo. Lo riceviamo il giorno del Battesimo e della Cresima, ma questo dono divino è continuamente presente nella vita della Chiesa, abita l’Universo e offre a tutti il suo sostegno.

La festa di questa domenica ci ricorda che c’è un ulteriore modo con cui Dio è con noi e sostiene la nostra vita e la nostra missione: è il dono dello Spirito Santo.

Egli, dono del Padre e di Gesù risorto, ci guiderà alla verità tutta intera. Cioè non solo a capire, ma a praticare tutto l’insegnamento che il Padre ci ha dato attraverso la vita e le parole di Gesù.

Il vento e il fuoco dello Spirito

Lo Spirito Santo è come il vento, non si vede ma cambia tutto. Quando arriva nel cuore, porta luce, forza e amore.

Lo Spirito è come il vento, è come il fuoco e non ci sono barriere che impediscono la sua presenza!

Agli Apostoli «apparvero lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi».

Il fuoco dello Spirito Santo non è come quello delle guerre e delle bombe. È diverso da quello acceso dai dittatori di ogni epoca, che lasciano dietro di sé terra bruciata.

Il fuoco di Dio, al contrario, è una fiamma che arde, ma non distrugge; che, anzi, divampando fa emergere la parte migliore e più vera dell’uomo, come in una fusione fa emergere la sua forma interiore, la sua vocazione alla verità e all’amore.

Oggi celebriamo la festa dello Spirito Santo, la fortezza; celebriamo quella Divina Persona che ci ha mandato Gesù, perché sia principio della nostra vita, della nostra generosità.

Vi ricordate un personaggio della Bibbia, famoso per la sua forza? Si chiamava Sansone. Un giorno Sansone incontrò un leone e lo uccise, perché Sansone aveva questa forza prodigiosa.

Poi, andò in città, e quando tornò indietro si accorse che nella bocca del leone le api avevano fatto un alveare. Lui, prendendo del miele dall’alveare, disse: “Signore, dal forte è venuta dolcezza”; dal leone, che è forte, è venuta la dolcezza del miele.

Oggi avviene una cosa simile: celebriamo la forza dello Spirito Santo, una forza che non serve a fare paura, ma a diventare buoni, generosi e coraggiosi.

Gesù porta la pace

Gli Apostoli erano chiusi nella stessa stanza dove Gesù aveva istituito l’Eucarestia. All’improvviso Gesù, nonostante le porte fossero chiuse, entra nella stanza e sta in mezzo a loro.

Non li sgrida, non dice loro: “Perché mi avete abbandonato? Perché non mi avete difeso?”, ma dice invece: “Pace a voi”. Non lo dice solo una volta, ma lo ripete: “Pace a voi”.

Gesù vuole darci la pace. Ma che cosa è la pace? Gesù per parlarci della pace ha usato un vocabolo ebraico, ‘shalom’, e questa parola non significa semplicemente assenza di guerra ma vita in armonia, vita felice, benessere, amore, amicizia, vita in pienezza.

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».

Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

La pace non consiste nel sistemare i problemi di fuori - Dio non toglie ai suoi tribolazioni e persecuzioni - ma nel ricevere lo Spirito Santo.

In questo consiste la pace, quella pace data agli Apostoli, quella pace che non libera dai problemi ma nei problemi, è offerta a ciascuno di noi.

È una pace che rende il cuore simile al mare profondo, che è sempre tranquillo anche quando in superficie le onde si agitano.

Un cuore che sa perdonare gode di quella pace che Gesù, attraverso lo Spirito Santo, offre a tutti noi: pace che non è solo assenza di guerra, ma è tutto il bene, è la vita, è la verità, è la giustizia, è la bontà, è la fratellanza, è la speranza, è la felicità, è eternità.

Il dono del perdono

Poi Gesù fa una cosa molto speciale: soffia su di loro e dice: “Ricevete lo Spirito Santo.”

E subito dopo Gesù dice: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi”. Sapete cosa significa?

Gesù sta regalando alla Chiesa un dono meraviglioso: il Sacramento della Confessione, o Riconciliazione.

Gesù conosce il nostro cuore. Sa che anche noi, a volte diciamo bugie, litighiamo, non ubbidiamo; facciamo i capricci, non condividiamo, trattiamo male qualcuno.

Il peccato è come il vapore che appanna il vetro del nostro cuore: non ci fa più vedere bene gli altri e non ci fa vedere Dio. La Confessione è il soffio di Gesù che pulisce il vetro.

Non serve per farci sentire ‘colpevoli', ma per farci tornare a vedere la bellezza che abbiamo intorno! Gesù non vuole lasciarci con il cuore sporco e triste.

Per questo ha inventato la Confessione. La Confessione non è un castigo. È un incontro con Gesù che ci perdona.

È un po' come quando si cade giocando: prima ci si fa male, magari si piange. Ma poi arriva la mamma o il papà, ci rialzano, ci puliscono la ferita e ci abbracciano.

Così fa Gesù nel Sacramento della Confessione: ci ascolta, ci perdona, ci rialza, ci ridona pace.

E il sacerdote? Il sacerdote presta la voce e le mani a Gesù. È Gesù che perdona attraverso di lui.

A volte qualche bambino ha paura della prima Confessione. Pensa: “E se il sacerdote mi sgrida?” Ma Gesù non vuole spaventarci. Vuole liberarci.

Dopo una bella Confessione il cuore diventa leggero. È come aprire le finestre di una stanza chiusa: entra aria nuova, entra luce.

Vedete allora come tutto è collegato alla Pentecoste? I discepoli erano chiusi per paura. Anche noi a volte chiudiamo il cuore con il peccato.

E Gesù, nella Confessione, apre il cuore e ci ridona pace. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati.

L’amore è una lingua che tutti possono capire

Anche oggi nasce un popolo nuovo: la Chiesa, la comunità dei credenti in Gesù. Un popolo composto da tante razze, da tante culture, da tante nazioni.

Lo Spirito, dono del Padre e del Signore risorto, abbatte ogni barriera, ogni divisione e crea unità.

Genti di nazioni e lingue diverse erano presenti quel giorno a Gerusalemme e tutti riuscivano a capire l’annuncio dell’amore di Dio che Pietro faceva. Perché l’amore è il linguaggio universale.

Sarà capitato anche a voi di incontrare qualche ragazzo di nazionalità diversa che parla altre lingue e, con stupore, avrete visto che non è poi così difficile comunicare uno con l’altro.

Dopo qualche primo tentativo, avrete trovato il modo di capirvi perché se si cerca l’amicizia, il bene, la verità, questi elementi suppliscono la mancanza di una lingua comune.

San Beda scrive che quanto accadde a Gerusalemme è il capovolgimento di quanto era avvenuto a Babele: qui ci fu la confusione delle lingue degli uomini, a Gerusalemme, invece, l’opera dello Spirito Santo le riconciliò per l’edificazione della Chiesa, cui il Signore ha affidato la missione di annunciare il Vangelo a tutti i popoli.

San Gregorio di Nazianzo paragonerà l’opera dello Spirito Santo a quella di un maestro di coro che riunisce le voci più diverse in un unico canto di lode.

Quella dello Spirito è, dunque, opera di riconciliazione nel cuore degli uomini; un’opera che vuole risanare quel che l’orgoglio umano e le ambizioni provocano nell’animo umano.

Lo Spirito Santo non porta solo armonia dentro, ma anche fuori, tra gli uomini. Ci fa Chiesa, compone parti diverse in un unico edificio armonico.

Siamo diversi, nella varietà delle qualità e dei doni. Lo Spirito li distribuisce con fantasia, senza appiattire, senza omologare.

E, a partire da queste diversità, costruisce l’unità. Lui è il creatore di questa diversità e, allo stesso tempo, è Colui che armonizza, che dà l’armonia e dà unità alla diversità.

Soltanto Lui può fare queste due cose. Lo Spirito Santo, invece, congiunge i distanti, unisce i lontani, riconduce i dispersi.

Fonde tonalità diverse in un’unica armonia, perché vede anzitutto il bene, guarda all’uomo prima che ai suoi errori, alle persone prima che alle loro azioni.

Quando parlano le opere

È l’amore che permette di superare le distanze. Lo diceva già la sapienza antica: omnia vincit amor.

Non cantiamo, forse, che «l’amore di Cristo ci ha riuniti per diventare una sola cosa, congregavit nos in unum Christi amor»?

Sant’Antonio raccomandava che «le diverse lingue sono le varie testimonianze che possiamo dare a Cristo, come l’umiltà, la povertà, la pazienza e l’obbedienza: e parliamo queste lingue quando mostriamo agli altri queste virtù, praticate in noi stessi».

Il parlare è vivo quando parlano le opere. Vi scongiuro: cessino le parole e parlino le opere.

La Pentecoste ci ricorda che lo Spirito Santo ci dà coraggio, ci aiuta a fare il bene, ci insegna a chiedere scusa, ci consola, ci istruisce, ci aiuta in tutto e per tutto.

Come si fa a sapere se abbiamo accolto il dono dello Spirito? Se siamo capaci di compiere gli stessi gesti di Gesù che fece del bene a tutti.

Oggi, inoltre, il vangelo ci dà una chiara indicazione a proposito: “A chi perdonerete sarà perdonato”. Il segno chiaro è la capacità di perdono.

Lo Spirito è l’amore di Dio che abita in noi. Questo amore, se accolto, è come un piccolo seme piantato nella terra: fa nascere amore.

E il perdono è il frutto di questo amore. “Se voi perdonerete, sarà perdonato”. Il perdono nasce dal basso, poi riceve la conferma, il sigillo da parte di Dio.

Chi vive secondo lo Spirito, invece, porta pace dov’è discordia, concordia dov’è conflitto. Gli uomini spirituali rendono bene per male, rispondono all’arroganza con mitezza, alla cattiveria con bontà, al frastuono col silenzio, alle chiacchiere con la preghiera, al disfattismo col sorriso.

I sette doni dello Spirito Santo

Lo Spirito del Padre, che noi chiamiamo Spirito Santo, si offre a noi con sette doni, come a dire: per ogni necessità che tu hai nel compiere il bene che Dio ti chiede, lui manda un dono speciale e un aiuto giusto per te.

Abbiamo chiesto insieme questi doni nella recita della sequenza, prima dell’alleluia e della proclamazione del vangelo. Ora li vogliamo guardare un po’ più da vicino per capire che cosa ci possono aiutare a fare e a vivere.

Pensate che questi stessi doni li ha ricevuti il Messia, Gesù. E lo hanno sostenuto in tutta la sua missione. Come i doni dello Spirito Santo hanno sostenuto Gesù, con la stessa efficacia sosterranno noi.

Dono dello SpiritoChe cosa ci aiuta a vivere
SapienzaGustare tutto il bello, tutto il buono, tutte le cose giuste e vere.
IntellettoCapire se una scelta è giusta o sbagliata e preferire il rispetto dell’altro.
FortezzaScegliere il bene con coraggio e perseveranza, anche quando facciamo fatica.
Scienza o conoscenzaConoscere e amare Dio, ascoltando la sua Parola.
Timore del SignoreRiconoscere che Dio deve essere al primo posto nella nostra vita.
PietàConsiderare Dio come Padre e vivere da veri figli.

Il dono della sapienza

Nella preghiera che abbiamo recitato, abbiamo chiesto a Dio lo Spirito di sapienza. Il dono della sapienza non è il dono di sapere le cose, dell’essere saputelli, ma è il dono del saper gustare le cose, tutto il bello, tutto il buono, tutte le cose giuste e vere.

Immergere la nostra vita in ciò che ci dona sapore è importante. Infatti noi siamo un po’ come le spugne.

Se immergi una spugna in un secchio con l’acqua pulita assorbirà solo acqua buona, ma se la immergi in un liquido avvelenato anche la spugna si avvelenerà.

Per questo il dono della sapienza è importante: ci aiuta a immergerci in ciò che ci fa vivere bene, come il bene, il bello.

Il dono dell’intelletto

Gli abbiamo domandato lo Spirito di intelligenza. “Intelligere” significa “leggere dentro”.

Dentro che cosa? Dentro gli avvenimenti, dentro quello che succede. Lo Spirito di intelligenza ci aiuta a capire se la scelta che sto facendo è giusta o sbagliata.

A volte, per stare insieme ad alcuni amici, si rischia di prenderne in giro degli altri. Lo spirito di intelletto mi aiuta a capire che quell’atteggiamento è sbagliato.

Mi aiuta a rendermi conto che scegliere il rispetto dell’altro, sempre e a qualunque costo, è un bene e una ricchezza per la vita.

Ogni giorno siamo chiamati a scegliere, anche voi che siete più giovani. Allora chiediamo allo Spirito il dono dell’intelletto che ci aiuti a preferire il giusto e il vero, sempre.

Il dono della fortezza

Abbiamo invocato lo Spirito di fortezza. Essere forti. Qui non si tratta di forza di muscoli, ma di cuore, di bontà, di generosità.

E voi capite bene la differenza. La forza di muscoli, quando è usata male, incute paura.

La fortezza, dono dello Spirito, ci rende capaci invece di essere coraggiosi nello scegliere il bene costantemente, anche quando facciamo fatica.

Non dimenticatelo mai, lo Spirito Santo è il nostro allenatore: solo un allenamento costante ci dona la capacità di essere davvero forti, capaci di andare anche contro corrente, se è necessario, per vivere e scegliere il bene.

Il dono della conoscenza

Altro dono che abbiamo domandato è lo Spirito di scienza o meglio di conoscenza. Conoscere, nella Bibbia, significa «amare».

Il dono della Conoscenza o della «Scienza» è il dono che ci fa conoscere e amare Dio. Come facciamo ad amarlo se non lo conosciamo, se ci accontentiamo di sentir soltanto parlare di lui?

Una vera amicizia nasce dallo stare insieme, dal parlare insieme, dal frequentarsi. Conoscere Dio vuol dire anche conoscere il suo progetto di amore su ciascuno di noi.

Vi ricordate il giovane Samuele che dice a Dio: “Parla il tuo servo ti ascolta”? Lui parla con Dio come a un amico e Samuele non lascia andare a vuoto nessuna parola di Dio.

Ecco, impariamo a chiedere il dono della conoscenza di Dio e a vivere come Samuele in ascolto e nella realizzazione del progetto che Lui ha su di noi.

Il dono del timore del Signore

Lo Spirito del timore del Signore: anche questa una richiesta importante. “Temere”, nel linguaggio della Bibbia, non significa “aver paura”.

La “paura” è un vizio, un difetto che crescendo si impara a vincere. Il timore di Dio è una virtù: è riconoscere che lui, solo lui è Dio, e quindi nella mia vita non ci possono essere cose o persone più importanti di lui.

Certo il papà, la mamma, le persone a cui vogliamo bene sono importanti. Ma il timore del Signore ci insegna a capire che, nella vita personale e anche nella nostra famiglia, il Signore deve essere al primo posto.

Ad esempio, a volte vi sarà capitato di non avere voglia di partecipare alla Messa domenicale. Il timore del Signore ci aiuta a capire che l’Eucarestia domenicale, la preghiera personale, sono dei momenti importanti nella nostra vita per riconoscere il bene, l’amore con cui Dio ci ama e ci sostiene e per ringraziarlo con tutto il cuore.

Il dono della pietà

Infine abbiamo domandato lo Spirito di “pietà”. Il dono della “Pietà” è il dono che ci aiuta a considerare Dio come Padre. Come papà buono.

Pensate… Dio sceglie di avere dei figli come noi. È un onore. È un dono grande.

Se Dio sceglie di essere nostro padre è perché per lui noi siamo importanti, preziosi. Un amore così grande suscita amore.

Ed è questa la nostra risposta nei confronti di Dio: la preghiera, l’ascolto della sua Parola. Mettere in pratica i suoi comandi, questo rende noi veri figli.

Come vedete, 7 doni che sono per la nostra crescita, per far germogliare e fruttificare il dono del nostro battesimo.

Perché impariamo davvero ad essere testimoni del Signore, del suo amore per ogni persona, così che tutti possano sentirsi contenti di essere amati così generosamente e gratuitamente.

Lo Spirito Santo nella vita di ogni giorno

Non dobbiamo fare cose straordinarie, ma vivere ogni giorno fidandoci del Signore, del suo amore per noi.

La storia dei discepoli ci dice che persino vedere il Risorto non basta, se non Lo si accoglie nel cuore. Non serve sapere che il Risorto è vivo se non si vive da Risorti.

Ed è lo Spirito che fa vivere e rivivere Gesù in noi, che ci risuscita dentro. Per questo Gesù, incontrando i suoi, ripete: «Pace a voi!» e dona lo Spirito.

Lo Spirito non ha reso ai discepoli le cose più facili, non ha fatto miracoli spettacolari, non ha tolto di mezzo problemi e oppositori, ma ha portato nelle loro vite un’armonia che mancava.

Lo Spirito non è una cosa astratta; è la Persona più concreta, più vicina, quella che ci cambia la vita.

È Colui che, tra le correnti tempestose della vita, fissa l’ancora della speranza. È lo Spirito che ci impedisce di ricadere nella paura perché ci fa sentire figli amati.

È il Consolatore, che ci trasmette la tenerezza di Dio. Senza lo Spirito la vita cristiana è sfilacciata, priva dell’amore che tutto unisce.

Senza lo Spirito Gesù rimane un personaggio del passato, con lo Spirito è persona viva oggi; senza lo Spirito la Scrittura è lettera morta, con lo Spirito è Parola di vita.

Un cristianesimo senza lo Spirito è un moralismo senza gioia; con lo Spirito è vita.

La Pentecoste ci ricorda che lo Spirito Santo ci dà la forza per vivere da amici di Gesù a casa, a scuola, in parrocchia e con gli amici.

Impariamo questa preghiera e facciamola nostra. Ogni giorno della settimana chiediamo allo Spirito di Dio un dono e cerchiamo di viverlo durante tutta la giornata.

Una preghiera allo Spirito Santo

Preghiamo allora insieme: “Vieni, Spirito Santo, apri il mio cuore. Aiutami a riconoscere i miei errori, dammi il coraggio di chiedere scusa e la gioia di ricevere il perdono di Gesù. Amen.”

Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.

O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.

Lava ciò che è sporco, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è storto.

Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano, i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

Vieni, Spirito Santo, armonia di Dio, Tu che trasformi la paura in fiducia e la chiusura in dono, vieni in noi.

Dacci la gioia della risurrezione, la perenne giovinezza del cuore. Spirito Santo, armonia nostra, Tu che fai di noi un corpo solo, infondi la tua pace nella Chiesa e nel mondo.

Spirito Santo, rendici artigiani di concordia, seminatori di bene, apostoli di speranza.

noimgs

tags: #omelia #pentecoste #bambini