La Quaresima, nel contesto dell’Anno della fede, offre una preziosa occasione per meditare sul rapporto tra fede e carità: tra il credere in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, e l’amore, che è frutto dell’azione dello Spirito Santo e guida in un cammino di dedizione verso Dio e verso gli altri.
Il Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2013, intitolato «Credere nella carità suscita carità» e ispirato alle parole della Prima Lettera di Giovanni - «Abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi» (1 Gv 4,16) - presenta la fede e la carità come due virtù teologali inseparabili: la fede accoglie l’amore gratuito di Dio e la carità rende concreto questo amore nella vita quotidiana.
La Quaresima come tempo di fede e carità
La celebrazione della Quaresima ci offre una preziosa occasione per meditare sul rapporto tra fede e carità: tra il credere in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, e l’amore, che è frutto dell’azione dello Spirito Santo e ci guida in un cammino di dedizione verso Dio e verso gli altri. Tutta la vita cristiana è un rispondere all’amore di Dio.
La prima risposta è appunto la fede come accoglienza piena di stupore e gratitudine di un’inaudita iniziativa divina che ci precede e ci sollecita. E il «sì» della fede segna l’inizio di una luminosa storia di amicizia con il Signore, che riempie e dà senso pieno a tutta la nostra esistenza.
Per questo la Quaresima è un tempo privilegiato di riflessione, preghiera, conversione e rinnovamento. La Quaresima «siano giorni di riflessione e di intensa preghiera, in cui ci lasciamo guidare dalla Parola di Dio».
Sia «un tempo di digiuno, di penitenza e di vigilanza su noi stessi, persuasi che la lotta al peccato non termina mai, poiché la tentazione è realtà d’ogni giorno e la fragilità e l’illusione sono esperienze di tutti». E sia «attraverso l’elemosina, occasione di sincera condivisione dei doni ricevuti con i fratelli e di attenzione ai bisogni dei più poveri e abbandonati».

Il significato spirituale dell’ingresso in Quaresima
Poiché gli impegni, gli affanni e le preoccupazioni ci fanno ricadere nell'abitudine, ci espongono al rischio di dimenticare quanto straordinaria sia l'avventura nella quale Gesù ci ha coinvolti - ha detto il Papa -, abbiamo bisogno, ogni giorno, di iniziare nuovamente il nostro esigente itinerario di vita evangelica, rientrando in noi stessi mediante pause ristoratrici dello spirito.
Per questo, ha spiegato, «con l'antico rito dell'imposizione delle ceneri, la Chiesa ci introduce nella Quaresima come in un grande ritiro spirituale che dura quaranta giorni».
Benedetto XVI ha spiegato i significati del «gesto austero e simbolico» dell’imposizione delle ceneri e delle due formule che lo accompagnano: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai» (cfr Gn 3,19) e «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15).
La prima formula evoca «la condizione umana posta sotto il segno della caducità e del limite, e intendono spingerci a riporre ogni speranza soltanto in Dio», ha detto il Papa, la seconda è «un invito a porre come fondamento del rinnovamento personale e comunitario l’adesione ferma e fiduciosa al Vangelo».
«La vita del cristiano - ha sottolineato - è vita di fede, fondata sulla Parola di Dio e da essa nutrita. Nelle prove della vita e in ogni tentazione il segreto della vittoria sta nel dare ascolto alla Parola di verità e nel rifiutare con decisione la menzogna e il male.
Urge pertanto riascoltare il Vangelo, parola di verità, perché in ogni cristiano si rafforzi la coscienza della verità a lui donata, perché la viva e se ne faccia testimone. La Quaresima a questo ci stimola, offrendoci un percorso ascetico e liturgico che, mentre ci aiuta ad aprire gli occhi sulla nostra debolezza, ci fa aprire il cuore all’amore misericordioso di Cristo».
La Quaresima come itinerario battesimale
Nella Chiesa delle origini la Quaresima era il tempo privilegiato per la preparazione dei catecumeni ai sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia, che si celebravano nella Veglia pasquale. «La Quaresima veniva considerata come il tempo del divenire cristiani, che non si attuava in un solo momento, ma esigeva un lungo percorso di conversione e di rinnovamento», ha commentato.
«La Quaresima aveva, ed ancor oggi conserva, il carattere di un itinerario battesimale, nel senso che aiuta a mantenere desta la consapevolezza che l'essere cristiani si realizza sempre come un nuovo diventare cristiani: non è mai una storia conclusa che sta alle nostre spalle, ma un cammino che esige sempre un esercizio nuovo», ha spiegato.
Siamo creature limitate, peccatori bisognosi sempre di penitenza e di conversione. Quanto è importante ascoltare ed accogliere questo richiamo in questo nostro tempo!
Convertirsi, ha osservato il Papa, vuol dire «lasciarsi conquistare da Gesù e con Lui “ritornare” al Padre».
La Quaresima è un tempo che ci invita alla conversione; a riflettere su noi stessi attraverso un bel esame di coscienza e a rivedere il tiro di quelle coordinate che ci conducono a percorrere la strada della santità.
Il tempo quaresimale sia per ciascuno di noi occasione per ritornare a Dio con cuore pentito, umiliato ma allo stesso tempo fiducioso di essere accolto dalle braccia misericordiose del Padre!
La Quaresima sia un’opportunità per un «ritorno interiore» all’essenziale. Che cos’è che veramente conta nella vita e in modo particolare nella vita di un credente?
La conversione come ritorno a Dio
«Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»: è un’espressione che Gesù ripete per ben due volte nella pericope evangelica di questa III domenica di Quaresima (Lc 13,1-9).
Non è una minaccia, ma un monito, un’esortazione che Gesù rivolge ai suoi interlocutori perché non muoiano nei loro peccati, ma si ravvedano, si convertano perché abbiano la vita.
Il tema centrale del Vangelo è l’invito alla conversione e la pazienza misericordiosa che Dio mostra attraverso il racconto della parabola dell’albero di fichi (Lc 13,6-9)!
Secondo il Nuovo Testamento la conversione indica un cambiamento di mentalità (metánoia) che segnala una svolta verso Dio e dunque un cambiamento di vita; secondo l’Antico Testamento essa indica un “ritorno interiore” e allo stesso tempo un ritorno a quella «terra promessa» da cui il popolo è stato allontanato.
La conversione è un dono gratuito di salvezza che Dio ha offerto al suo popolo mediante i profeti e che ancora oggi ci offre tale dono mediante la Chiesa nella sequela di Cristo Gesù.
In questo tempo di grazia ci accompagni lo Spirito Santo perché non perdiamo mai di vista la strada di ritorno a quella terra che Dio ci ha offerto e donato mediante la morte e la risurrezione di Gesù.
La fede come risposta all’amore di Dio
Già nella mia prima Enciclica ho offerto qualche elemento per cogliere lo stretto legame tra queste due virtù teologali, la fede e la carità. Partendo dalla fondamentale affermazione dell’apostolo Giovanni: «Abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi» (1 Gv 4,16), ricordavo che «all'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva.
Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4,10), l'amore adesso non è più solo un “comandamento”, ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro» (Deus caritas est, 1).
«All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».
Con queste parole il Santo Padre dice chiaramente cosa il cristianesimo non è! Non è infatti un’ideologia e non è neanche una morale. È qualcos’altro.
Il nostro credo viene da un fatto storico, dunque da un Avvenimento; la Persona Gesù infatti è nata a Betlemme, cresciuta a Nazaret, morta e risorta a Gerusalemme.
È importante la storicità del nostro credo, motivo molto caro al Papa tanto da dedicarvi tre libri, ultimo dei quali recentemente pubblicato.
Vediamo poi come il papa continui affermando che l’incontro con quest’Avvenimento, questa Persona, cambi la nostra vita. È proprio il messaggio di Cristo che accolto liberamente dà alla nostra esistenza un significato nuovo, un nuovo orizzonte, e uno scopo nuovo, la direzione decisiva.
La fede costituisce quella personale adesione - che include tutte le nostre facoltà - alla rivelazione dell'amore gratuito e «appassionato» che Dio ha per noi e che si manifesta pienamente in Gesù Cristo.
L’incontro con Dio Amore chiama in causa non solo il cuore, ma anche l’intelletto: «Il riconoscimento del Dio vivente è una via verso l'amore, e il sì della nostra volontà alla sua unisce intelletto, volontà e sentimento nell'atto totalizzante dell'amore.
Questo però è un processo che rimane continuamente in cammino: l'amore non è mai “concluso” e completato» (ibid., 17).
Da qui deriva per tutti i cristiani e, in particolare, per gli «operatori della carità», la necessità della fede, di quell’«incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l’amore e apra il loro animo all’altro, così che per loro l’amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall’esterno, ma una conseguenza derivante dalla loro fede che diventa operante nell’amore» (ibid., 31a).
L’amore di Cristo come origine della carità
Il cristiano è una persona conquistata dall’amore di Cristo e perciò, mosso da questo amore - «caritas Christi urget nos» (2 Cor 5,14) -, è aperto in modo profondo e concreto all’amore per il prossimo (cfr ibid., 33).
Tale atteggiamento nasce anzitutto dalla coscienza di essere amati, perdonati, addirittura serviti dal Signore, che si china a lavare i piedi degli Apostoli e offre Se stesso sulla croce per attirare l’umanità nell’amore di Dio.
«La fede ci mostra il Dio che ha dato il suo Figlio per noi e suscita così in noi la vittoriosa certezza che è proprio vero: Dio è amore!.
La fede, che prende coscienza dell'amore di Dio rivelatosi nel cuore trafitto di Gesù sulla croce, suscita a sua volta l'amore. Esso è la luce - in fondo l'unica - che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire» (ibid., 39).
È infatti per Amore che Gesù si è incarnato ed è morto per noi ed è ancora per amore che opera verso di noi con infinita misericordia.
Tutto ciò ci fa capire come il principale atteggiamento distintivo dei cristiani sia proprio «l'amore fondato sulla fede e da essa plasmato» (ibid., 7).
La carità come vita nella fede
Dio però non si accontenta che noi accogliamo il suo amore gratuito. Egli non si limita ad amarci, ma vuole attiraci a Sé, trasformarci in modo così profondo da portarci a dire con san Paolo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (cfr Gal 2,20).
Quando noi lasciamo spazio all’amore di Dio, siamo resi simili a Lui, partecipi della sua stessa carità. Aprirci al suo amore significa lasciare che Egli viva in noi e ci porti ad amare con Lui, in Lui e come Lui; solo allora la nostra fede diventa veramente «operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6) ed Egli prende dimora in noi (cfr 1 Gv 4,12).
È necessario tuttavia, che la fede diventi operante nell’amore e che il cristiano, avendo conosciuto il modo straordinario in cui Dio lo ama, riversi sul suo prossimo tale amore.
La fede è conoscere la verità e aderirvi (cfr 1 Tm 2,4); la carità è «camminare» nella verità (cfr Ef 4,15). Con la fede si entra nell'amicizia con il Signore; con la carità si vive e si coltiva questa amicizia (cfr Gv 15,14s).
La fede ci fa accogliere il comandamento del Signore e Maestro; la carità ci dona la beatitudine di metterlo in pratica (cfr Gv 13,13-17). Nella fede siamo generati come figli di Dio (cfr Gv 1,12s); la carità ci fa perseverare concretamente nella figliolanza divina portando il frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5,22).
La fede ci fa riconoscere i doni che il Dio buono e generoso ci affida; la carità li fa fruttificare (cfr Mt 25,14-30).
| Fede | Carità |
|---|---|
| È conoscere la verità e aderirvi. | È «camminare» nella verità. |
| Fa entrare nell’amicizia con il Signore. | Fa vivere e coltivare questa amicizia. |
| Fa accogliere il comandamento del Signore e Maestro. | Dona la beatitudine di metterlo in pratica. |
| Fa riconoscere i doni affidati da Dio. | Fa fruttificare quei doni. |
L’intreccio indissolubile tra fede e carità
Alla luce di quanto detto, risulta chiaro che non possiamo mai separare o, addirittura, opporre fede e carità. Queste due virtù teologali sono intimamente unite ed è fuorviante vedere tra di esse un contrasto o una «dialettica».
Da un lato, infatti, è limitante l’atteggiamento di chi mette in modo così forte l’accento sulla priorità e la decisività della fede da sottovalutare e quasi disprezzare le concrete opere della carità e ridurre questa a generico umanitarismo.
Dall’altro, però, è altrettanto limitante sostenere un’esagerata supremazia della carità e della sua operosità, pensando che le opere sostituiscano la fede. Per una sana vita spirituale è necessario rifuggire sia dal fideismo che dall’attivismo moralista.
È errato, ci ammonisce il Santo Padre, non bilanciare le due grandi virtù della fede e della carità: «è limitante sostenere un’esagerata supremazia della carità e della sua operosità, pensando che le opere sostituiscano la fede. Per una sana vita spirituale è necessario rifuggire sia dal fideismo che dall’attivismo moralista».
L’esistenza cristiana consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio per poi ridiscendere, portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio.
Nella Sacra Scrittura vediamo come lo zelo degli Apostoli per l’annuncio del Vangelo che suscita la fede è strettamente legato alla premura caritatevole riguardo al servizio verso i poveri (cfr At 6,1-4).
Nella Chiesa, contemplazione e azione, simboleggiate in certo qual modo dalle figure evangeliche delle sorelle Maria e Marta, devono coesistere e integrarsi (cfr Lc 10,38-42).
La priorità spetta sempre al rapporto con Dio e la vera condivisione evangelica deve radicarsi nella fede (cfr Catechesi all’Udienza generale del 25 aprile 2012).
Evangelizzazione e promozione integrale della persona
Talvolta si tende, infatti, a circoscrivere il termine «carità» alla solidarietà o al semplice aiuto umanitario. È importante, invece, ricordare che massima opera di carità è proprio l’evangelizzazione, ossia il «servizio della Parola».
Non v'è azione più benefica, e quindi caritatevole, verso il prossimo che spezzare il pane della Parola di Dio, renderlo partecipe della Buona Notizia del Vangelo, introdurlo nel rapporto con Dio: l'evangelizzazione è la più alta e integrale promozione della persona umana.
Come scrive il Servo di Dio Papa Paolo VI nell'Enciclica Populorum progressio, è l'annuncio di Cristo il primo e principale fattore di sviluppo (cfr n. 16).
È la verità originaria dell’amore di Dio per noi, vissuta e annunciata, che apre la nostra esistenza ad accogliere questo amore e rende possibile lo sviluppo integrale dell’umanità e di ogni uomo (cfr Enc. Caritas in veritate, 8).
In sostanza, tutto parte dall'Amore e tende all'Amore. L'amore gratuito di Dio ci è reso noto mediante l'annuncio del Vangelo.
Se lo accogliamo con fede, riceviamo quel primo ed indispensabile contatto col divino capace di farci «innamorare dell'Amore», per poi dimorare e crescere in questo Amore e comunicarlo con gioia agli altri.
È importante infatti ricordare come il nostro intimo rapporto con Dio vada alimentato quotidianamente, perché è da questo che può scaturire una sincera ed operativa carità verso il prossimo che si manifesta in primis con l’evangelizzazione.
«È la verità originaria dell’amore di Dio per noi, vissuta e annunciata, che apre la nostra esistenza ad accogliere questo amore e rende possibile lo sviluppo integrale dell’umanità e di ogni uomo» (cfr Enc. Caritas in veritate, 8).
Fede, opere buone e grazia
A proposito del rapporto tra fede e opere di carità, un’espressione della Lettera di san Paolo agli Efesini riassume forse nel modo migliore la loro correlazione: «Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.
Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo» (2, 8-10).
Si percepisce qui che tutta l'iniziativa salvifica viene da Dio, dalla sua Grazia, dal suo perdono accolto nella fede; ma questa iniziativa, lungi dal limitare la nostra libertà e la nostra responsabilità, piuttosto le rende autentiche e le orienta verso le opere della carità.
Queste non sono frutto principalmente dello sforzo umano, da cui trarre vanto, ma nascono dalla stessa fede, sgorgano dalla Grazia che Dio offre in abbondanza.
Una fede senza opere è come un albero senza frutti: queste due virtù si implicano reciprocamente.
Le pratiche quaresimali
La Quaresima ci invita proprio, con le tradizionali indicazioni per la vita cristiana, ad alimentare la fede attraverso un ascolto più attento e prolungato della Parola di Dio e la partecipazione ai Sacramenti.
Nello stesso tempo, ci invita a crescere nella carità, nell’amore verso Dio e verso il prossimo, anche attraverso le indicazioni concrete del digiuno, della penitenza e dell’elemosina.
Il Papa ha ricordato che la Quaresima è «un cammino di riflessione e preghiera con tutti i cristiani del mondo per dirigerci spiritualmente verso il Calvario, meditando i misteri centrali della fede».
Il cammino quaresimale, ha aggiunto, ci permette anche «di guardare con occhi nuovi ai fratelli e alle loro necessità», per cui «è momento favorevole per convertirsi all’amore» nei confronti dei più poveri.
Digiuno e penitenza
Entrare in Quaresima significa iniziare un tempo di particolare impegno nel combattimento spirituale che ci oppone al male presente nel mondo, in ognuno di noi e intorno a noi.
Vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima, che è satana.
Significa non scaricare il problema del male sugli altri, sulla società o su Dio, ma riconoscere le proprie responsabilità e farsene carico consapevolmente.
«Siamo creature limitate, peccatori bisognosi sempre di penitenza e di conversione. Quanto è importante ascoltare ed accogliere questo richiamo in questo nostro tempo!»
L’elemosina e la condivisione
Il Papa ha infine presentato alla Chiesa il Messaggio per la Quaresima che ha scritto quest'anno, dedicato all'elemosina. «Sappiamo quanto purtroppo la suggestione delle ricchezze materiali pervada in profondità la società moderna», ha constatato.
«Come discepoli di Gesù Cristo siamo chiamati a non idolatrare i beni terreni, ma ad utilizzarli come mezzi per vivere e per aiutare gli altri che sono nel bisogno».
Presentandoci la pratica dell’elemosina, la Chiesa «ci educa ad andare incontro alle necessità del prossimo, ad imitazione di Gesù, che, come nota san Paolo, si è fatto povero per arricchirci della sua povertà».
Attraverso l’elemosina, la Quaresima diventa occasione di sincera condivisione dei doni ricevuti con i fratelli e di attenzione ai bisogni dei più poveri e abbandonati.
La responsabilità personale nella lotta al male
A questo proposito risuona quanto mai urgente, per noi cristiani, l’invito di Gesù a prendere ciascuno la propria “croce” e a seguirlo con umiltà e fiducia (cfr Mt 16,24).
La “croce”, per quanto possa essere pesante, non è sinonimo di sventura, di disgrazia da evitare il più possibile, ma opportunità per porsi alla sequela di Gesù e così acquistare forza nella lotta contro il peccato e il male.
Entrare in Quaresima significa pertanto rinnovare la decisione personale e comunitaria di affrontare il male insieme con Cristo.
La via della Croce è infatti l’unica che conduce alla vittoria dell’amore sull’odio, della condivisione sull’egoismo, della pace sulla violenza.
Vista così, la Quaresima è davvero un’occasione di forte impegno ascetico e spirituale fondato sulla grazia di Cristo.
La priorità della fede e il primato della carità
Come ogni dono di Dio, fede e carità riconducono all'azione dell'unico e medesimo Spirito Santo (cfr 1 Cor 13), quello Spirito che in noi grida «Abbà! Padre» (Gal 4,6), e che ci fa dire: «Gesù è il Signore!» (1 Cor 12,3) e «Maranatha!» (1 Cor 16,22; Ap 22,20).
La fede, dono e risposta, ci fa conoscere la verità di Cristo come Amore incarnato e crocifisso, piena e perfetta adesione alla volontà del Padre e infinita misericordia divina verso il prossimo.
La fede radica nel cuore e nella mente la ferma convinzione che proprio questo Amore è l'unica realtà vittoriosa sul male e sulla morte. La fede ci invita a guardare al futuro con la virtù della speranza, nell’attesa fiduciosa che la vittoria dell'amore di Cristo giunga alla sua pienezza.
Da parte sua, la carità ci fa entrare nell’amore di Dio manifestato in Cristo, ci fa aderire in modo personale ed esistenziale al donarsi totale e senza riserve di Gesù al Padre e ai fratelli.
Infondendo in noi la carità, lo Spirito Santo ci rende partecipi della dedizione propria di Gesù: filiale verso Dio e fraterna verso ogni uomo (cfr Rm 5,5).
Il rapporto tra Battesimo, Eucaristia, fede e carità
Il rapporto che esiste tra queste due virtù è analogo a quello tra due Sacramenti fondamentali della Chiesa: il Battesimo e l'Eucaristia.
Il Battesimo (sacramentum fidei) precede l'Eucaristia (sacramentum caritatis), ma è orientato ad essa, che costituisce la pienezza del cammino cristiano.
In modo analogo, la fede precede la carità, ma si rivela genuina solo se è coronata da essa.
Tutto parte dall'umile accoglienza della fede - «il sapersi amati da Dio» -, ma deve giungere alla verità della carità - «il saper amare Dio e il prossimo» -, che rimane per sempre, come compimento di tutte le virtù (cfr 1 Cor 13,13).
| Prima tappa | Orientamento | Compimento |
|---|---|---|
| Battesimo | sacramentum fidei | Eucaristia |
| Fede | «il sapersi amati da Dio» | Carità: «il saper amare Dio e il prossimo» |
La gioia che nasce dall’amicizia con Dio
La conquista del successo, la bramosia del prestigio e la ricerca delle comodità, quando assorbono totalmente la vita sino ad escludere Dio dal proprio orizzonte, conducono veramente alla felicità? Ci può essere felicità autentica a prescindere da Dio?
«In realtà, la sola gioia che colma il cuore umano è quella che viene da Dio: abbiamo infatti bisogno della gioia infinita. Né le preoccupazioni quotidiane, né le difficoltà della vita riescono a spegnere la gioia che nasce dall’amicizia con Dio».
Accogliamo l’invito di Maria che fa eco a quello di Cristo e chiediamoLe di «entrare» con fede nella Quaresima, per vivere questo tempo di grazia con gioia interiore e generoso impegno.
Il Messaggio per la Quaresima 2013
Carissimi fratelli e sorelle, in questo tempo di Quaresima, in cui ci prepariamo a celebrare l’evento della Croce e della Risurrezione, nel quale l’Amore di Dio ha redento il mondo e illuminato la storia, auguro a tutti voi di vivere questo tempo prezioso ravvivando la fede in Gesù Cristo, per entrare nel suo stesso circuito di amore verso il Padre e verso ogni fratello e sorella che incontriamo nella nostra vita.
Per questo elevo la mia preghiera a Dio, mentre invoco su ciascuno e su ogni comunità la Benedizione del Signore!