Il santuario sconosciuto di Taranto: storia e informazioni

Nel cuore della Città Vecchia di Taranto, il Santuario Madonna della Salute rappresenta un'oasi di pace lontana dal ritmo frenetico della città portuale. Questo luogo sacro accoglie pellegrini e visitatori curiosi, offrendo un momento di contemplazione immerso in secoli di devozione.

L'esterno sobrio lascia spazio a un interno ricco di opere d'arte religiosa e di un'atmosfera che invita al silenzio interiore. Il santuario custodisce una collezione di opere d'arte religiosa che meritano un'osservazione attenta.

Il Santuario Madonna della Salute nella Città Vecchia

Varcando la soglia, il rumore della città svanisce, sostituito dalla luce soffusa delle candele e dal profumo dell'incenso. L'interno del santuario è modesto ma profondamente toccante, con opere d'arte sacra che parlano di generazioni di fede. I banchi in legno invitano a sedersi, respirare e lasciare che il peso della giornata si dissolva.

A differenza delle cattedrali più imponenti che catturano l'attenzione con la loro grandezza architettonica, questo santuario offre qualcosa di più intimo. È il luogo dove i tarantini accendono una candela per i propri cari, dove i visitatori sostano tra un'esplorazione dei due mari e l'altra, e dove il ritmo della preghiera è rimasto immutato per decenni.

Interno del Santuario Madonna della Salute

Devozione mariana e arte sacra

Affreschi, statue e oggetti devozionali raccontano la storia della venerazione mariana in questa parte della Puglia. Ogni pezzo riflette il legame duraturo della comunità con la Madonna della Salute, patrona invocata per la guarigione e la protezione.

L'arte qui non è solo decorativa, ma devozionale. Noterai gli ex voto, piccoli oggetti di ringraziamento lasciati da chi crede di aver ricevuto una grazia. Queste umili offerte, spesso fatte a mano o profondamente personali, aggiungono strati di significato al paesaggio spirituale del santuario.

Gli ex voto e la memoria della comunità

Osservate gli ex voto, testimonianze personali del ruolo del santuario nella vita locale. Questi oggetti restituiscono una dimensione concreta alla devozione: non sono soltanto elementi ornamentali, ma tracce di richieste, ringraziamenti e vicende individuali legate alla protezione della Madonna della Salute.

Quando visitare il santuario

Preferite le mattine feriali per un'atmosfera più raccolta. Rispettate lo spazio sacro con abbigliamento sobrio e tono di voce basso.

Considerate di visitare nel tardo pomeriggio, quando la luce si fa più morbida e i tarantini si preparano per la passeggiata serale.

Il santuario e il paesaggio storico di Taranto

Il santuario si trova nella Città Vecchia di Taranto, l'antico borgo arroccato su un'isola tra il Mar Grande e il Mar Piccolo. Dopo la visita, perdetevi tra le stradine strette ornate di balconi barocchi e panni stesi ad asciugare.

Il quartiere pulsa di vita autentica: pescatori che riparano le reti, nonne che chiacchierano dalle porte, profumo di orecchiette che cuociono nelle cucine vicine. Abbinate la visita a una passeggiata tra i vicoli della Città Vecchia.

La tranquillità del santuario si sposa perfettamente con una camminata sul Ponte Girevole, l’iconico ponte girevole, o una cena a base di pesce in una delle trattorie a conduzione familiare del borgo antico. Scoprite il Castello Aragonese, a pochi minuti a piedi.

Città Vecchia di Taranto tra Mar Grande e Mar Piccolo

Dal santuario al patrimonio archeologico

Visitate il MArTA, il museo archeologico nazionale, per scoprire il passato greco e romano di Taranto. Dopo il santuario, il Museo Archeologico Nazionale (MArTA) offre reperti greco-romani di livello mondiale, mentre il lungomare regala tramonti sullo Ionio.

Taranto merita chi sa guardare oltre la sua facciata industriale. L'identità duplice della città-antica colonia greca e moderno polo navale-crea una tensione culturale affascinante.

Il santuario funge da ancora spirituale in una città spesso trascurata dai turisti diretti verso mete pugliesi più celebri. Chi si ferma qui scopre un ritmo diverso, scandito dal rosario e dal tremolare delle candele votive.

Gli altri luoghi sacri e simbolici della Taranto nascosta

La storia religiosa e simbolica di Taranto non si esaurisce negli edifici di culto più conosciuti. Nel territorio cittadino sono comparsi anche luoghi di devozione spontanea, costruiti attraverso oggetti quotidiani, memoria personale e rapporto diretto con il mare.

Il Santuario per l'Umanità nel quartiere Paolo VI

A Taranto spuntano due santuari sui generis: il primo è stato realizzato dal signor Mimmo che nel quartiere Paolo VI, in Viale Cannata, una delle strade principali di fronte la pensillina, da quasi dieci anni ogni giorno si dedica al suo Santuario per l’Umanità.

Qui si trova di tutto una effige, un fiore, sedie, statuine o un semplice piatto rotto, ogni oggetto va bene e trova la sua collocazione nel luogo che Mimmo ha elevato a terra sacra. Sembrano cianfrusaglie ma hanno un valore affettivo ed emotivo inestimabile.

Il Santuario dei Marinai sul Mar Piccolo

Basta spostarsi per pochi chilometri sempre a Taranto, e su una banchina di scogli, fra le barche dei cozzaroli screpolate dai raggi del sole, ecco che spunta un secondo nuovo tempio. L'opera è di Ciro Quaranta che, come Mimmo, ha dedicato altrettanto tempo alla costruzione del suo Santuario dei Marinai.

«Quello che l’ha costruito ora è morto», ci dice Mimmo parlando del suo Santuario sul Mar Piccolo. Un posto dove riconciliarsi con la terra e con il mare, dove è l'anima a parlare. Attorno c’è silenzio.

“L'insediamento architettonico avviene con il contributo delle esperienza artigianali più prossime, della famiglia, del borgo, del quartiere; cosicchè la tipologia delle collocazioni porta, nelle forme architettoniche e plastiche, nella poetica epigrafica, i segni di una cultura omogenea.”

Le stratificazioni storiche della Città Vecchia

La visita al santuario può essere inserita in un itinerario più ampio dedicato alle stratificazioni storiche della Città Vecchia, dove chiese, palazzi, percorsi sul mare e ambienti sotterranei testimoniano la lunga evoluzione urbana di Taranto.

I Sotterranei di Taranto sono preziose testimonianze di vita risalente a insediamenti urbani di epoca tardo-antico e medievale visitabili su prenotazione. Prenota una visita ai Sotterranei di Taranto per conoscere un pezzo di storia della Città Vecchia che reca in modo evidente i segni della sua riorganizzazione bizantina a ridosso dell’anno Mille della nostra era.

I Sotterranei di Taranto sono ambienti ipogei frutto dell’antica tendenza a ricavare abitazioni, luoghi di culto e ambienti produttivi scavando il banco calcarenitico. Molti dei palazzi che oggi possiamo ammirare nel borgo antico di Taranto sono stati realizzati grazie ai materiali scavati nella roccia proprio al di sotto di essi.

Quegli scavi diventarono cantine, frantoi, ambienti di ricovero mezzi e depositi di grano, carbone e tanto altro. Gli ambienti ipogei parlano di rivisitazioni, trasformazioni, ma anche della loro continuità d’uso e di “organizzazione urbanistica” ormai perduta.

Gli ambienti ipogei sono numerosissimi tanto da formare una vastissima rete di sotterranei e un complesso sistema di cunicoli che si estende a reticolo che li collega con accessi anche al mare. La Città Vecchia risulta infatti attraversata da una miriade di cavità sotterranee disseminate sotto tutti i palazzi nobiliari, conventi, chiese.

Gran parte di tali cavità fanno parte di un contesto stratigrafico risalente al periodo greco, spesso aree di cava risalenti a questo periodo storico che potrebbero essere interessanti per individuare tratti murari, fondazioni di edifici o aree pubbliche, aree templari ed assi stradali antichi e periodi storici specifici, funzionalità primaria ed attuale.

Mappa dei sotterranei della Città Vecchia di Taranto

I principali ipogei storici di Taranto

Tra i tanti Sotterranei di Taranto, ve ne segnaliamo alcuni tra i più imponenti che si distinguono per maestosità, bellezza e un certo fascino dovuto ad un certo alone di mistero che li circonda.

Ipogeo De Beaumont Bellacicco

E’ costituito da una serie di ambienti originati dall’opera di cavaggio dei primi coloni greci durante il processo di edificazione della città. Col tempo vennero realizzati una serie di vasti ambienti sotterranei che nei secoli successivi furono adibiti a diverse funzioni.

Obliterato per molto tempo a seguito dell’abbandono della famiglia De Baumont Bonelli che sul finire del 1600 aveva realizzato l’immobile soprastante, l’ipogeo è stato completamente recuperato e valorizzato dal dr Bellacicco nel 2002.

Ipogeo di Palazzo Delli Ponti

Qui sono stati rinvenuti un tratto delle mura greche di quinto secolo a.C.; è stato portato alla luce un ambiente funerario articolato in dieci tombe ad arcosolio poste lungo le pareti e otto tombe a fossa ricavate nel piano roccioso.

Ipogeo di Via Cava 99

L’analisi delle strutture murarie permette di ricostruire almeno tre fasi comprese tra il Medioevo e il XVIII secolo durante il quale vennero realizzate realizzate le murature in tufo e le volte a botte.

Sui fronti est e ovest due aperture ribassate sembrano essere pertinenti a tombe ad arcosolio risalenti probabilmente al periodo paleocristiano. Altri vani scavati lungo la parete rocciosa sembrano essere stati adibiti a destinazione produttiva o di ricovero di animali.

Il Cantiere Maggese

Si tratta di ambienti in origine comunicanti tra loro e collegati mediante stretti passaggi, rappresentando un reticolo composto da camminamenti segreti anche in considerazione che siamo molto vicini all’antichissima cinta muraria.

Frantoio ipogeo normanno

Potrebbe essere tra i più antichi della Puglia. A questo sito fa riferimento un vecchissimo atto notarile risalente al 1084.

La lettura stratigrafica degli alzati e dei tagli di cava, oltre alla presenza residua di molte macine, ci fa comprendere la complessità di questa preziosa testimonianza di vita produttiva risalente ad età normanna.

La fornace medievale

E’ una delle fornaci che intorno alla metà del 1200 si affacciavano lungo i due fronti di via Cava insieme a frantoi ed altri ambienti produttivi. Era strutturata con tre forni dei quali residuano solo i piani cottura ed altrettante vasche di raffreddamento.

Sono visibili tracce di residui di combustione del tempo in cui la fornace era in attività.

Ipogeo di Palazzo Baffi

E’ l’ipogeo più profondo. Sono due gli ambienti principali. Il primo era adibito a deposito di carbone. Il secondo sembra aver avuto una funzione sociale rilevante tra il cinquecento e il seicento.

E’ dotato di un vasto reticolo di cunicoli alcuni dei quali conducono al mare, altri al Castello Aragonese e altri ancora alla piazzetta San Francesco. Lungo il lato ovest si trova un profondo pozzo.

Il piano di calpestio dei cunicoli è sempre attraversato da un velo d’acqua di falda. I tagli di cava e la fattura degli stessi fanno presumere una datazione di possibile età greca.

Ipogeo di Palazzo Santamato

L’ipogeo sembra aver avuto più fasi costruttive. Siamo lungo quella che un tempo veniva chiamata via delle Fogge; al termine del descenso infatti troviamo una foggia granaria.

Un passaggio caratterizzato da una trave le cui caratteristiche danno la percezione di essere componente della prima fase di utilizzo dell’ipogeo immette in un ampio salone con volta a botte probabilmente setteottocentesca. E’ un ambiente chiaramente ampliato rispetto al passato come testimoniano le strutture triarcate soprastanti.

Si tratta di strutture medievali. Al centro di questo salone si apre un passaggioad arco che immette in quello che sembra essere stato il primo ambiente ipogeo di questa complessa struttura.

Ci troviamo di fronte un ambiente di culto cavato in età paleocristiana. Sarebbe il primo rinvenimento di un impianto culturale paleocristiano nella parte alta ed occidentale dell’isola.

Ipogeo di Palazzo Stola

Il lungo descenso agli ambienti ipogei è formato da un pavimento i cui materiali indicano come la struttura debba essere datatat nel periodo quattro/cinquentesco. Al termine del descenso, sulla sinistra si aprono gli ambienti probabilmente utilizzati dalla servitù.

L’ipogeo era adibiti a frantoio. E’ anche presente una cisterna come in tutti gli ambienti produttivi. Un condotto conduce ad un accesso al mare per consentire il carico dei prodotti sulle imbarcazioni.

Ipogeo di Palazzo Arco Paisiello

E’ una delle più emblematiche manifestazioni dell’edificazione degli immobili nobiliari del borgo antico realizzati sfruttando appieno le pre-esistenze medievali testimoniato dalla ricca sequenza di archi, archetti, ambienti voltati a botte in carparo.

Sono presenti tracce anche di un antico frantoio e di un pozzo.

Ipogeo della Capitaneria di Porto

In questo ipogeo sono presenti numerosi camminamenti che ancor oggi conducono al porticciolo le cui pareti sono particolarmente possenti in quanto ricavati dal banco originario di roccia.

E’ ancora mistero sul fatto che alcuni di questi camminamenti conducessero anche al vicino monastero di Santa Chiara.

Ipogeo di Palazzo Spartera

E’ tra i più importanti ipogei con i suoi 800 mq che si dipianano in più livelli sin verso il mare e che un tempo dovette essere colegato con gli ambienti che residuano al di sotto del bastione Carducci.

E’ forse anche il più complesso per quel che attiene il suo utilizzo. La presenza di una fornace, unitamente ad ambienti e cunicoli piastrellati, a condotte per la canalizzazione delle acque potrebbe portarci ad ipotizzare (data anche la vicinanza con il Molo Sant’Eligio) l’utilizzo dei luoghi finalizzato alla conservazione e trasformazione del pesce.

Ipogeo di Palazzo Gennarini

E’ costituito da un unico grande vano posto a circa otto metri e corre lungo via Duomo per venticinque metri. Sistemato come pertinenza del palazzo nobiliare con funzione di deposito unitamente a piccolo forno, è caratterizzato dalla presenza di un pozzo cisterna alimentato dalla falda sottostante.

Ipogeo Palazzo Mannarini

Sorto su un pre-esistente impianto alto-medievale del decimo secolo, fu rimaneggiato nel Settecento ed ampiato nell’Ottocento. In questo immobile si conservano ancora in ogni camera i pavimenti originari.

Numerosi anche i reperti di età greco-romana.

Ipogeo di Palazzo Nardoni-Gallo

Tre livelli articolano questo sito ipogeo particolarmente imponente dove, percorrendo due discensi l’uno da Via Duomo e l’altro da piazza Monteoliveto, è possibile ammirare enormi tagli di cava sfruttata per lungo tempo sin dall’età arcaica.

Molto articolato è l’ambiente di servizio al palazzo di fine seicento dalla nobile famiglia Gallo, ricco di depositi, pozzi e cisterne.

Ipogeo di Palazzo Ulmo

E tra gli ambienti ipogei più imponenti al di sotto del quale si sviluppano camminamenti ancora tutti da indagare. E’ composto da un ampio vano quadrangolare al cui centro un piccolo arco ribassato immette in un lungo ambiente al termine del quale dovevano esserci gli spazi riservati agli animali, preceduti da quelli adibiti a deposito.

Un altro tesoro tarantino: Orfeo e le Sirene

La dimensione archeologica della città è strettamente legata anche al MArTA e alle opere provenienti dal territorio tarantino. Era il 17 settembre 2022 quando il gruppo “Orfeo e le Sirene” è rientrato dal Paul Getty Museum di Los Angeles, restituito al patrimonio culturale nazionale, ed esposto nel nuovo museo dell’Arte Salvata nella Sala Ottagona delle Terme di Diocleziano a Roma.

E da quel giorno al museo Archeologico nazionale di Taranto hanno iniziato il conto alla rovescia per il ritorno a casa del gruppo scultoreo trafugato clandestinamente in area tarantina nel corso degli anni Settanta del Novecento e in seguito esportato illecitamente negli Stati Uniti.

Il gruppo scultoreo del IV sec. a.C. di Orfeo e le Sirene rientrato in Italia il 17 settembre 2022.

Il mito rappresentato

Racconta Apollonio Rodio, nelle Argonautiche, che, di ritorno dalla missione del Vello d’Oro, gli Argonauti giungono presso l’isola delle Sirene, che incantano e uccidono chiunque approdi. Qui gli eroi sono tratti in salvo grazie all’intervento del cantore tracio Orfeo, che, tendendo la cetra e intonando un canto vivace, riempie le orecchie dei marinai, salvandoli dalla voce delle fanciulle.

Secondo alcuni, le Sirene, attonite per la sconfitta, si gettano dagli scogli. Il gruppo in terracotta, a grandezza quasi naturale, in origine caratterizzato da una vivace policromia e in parte restaurato in epoca moderna, rappresenta questo episodio.

Le due Sirene, raffigurate come uccelli rapaci con corpo di donna secondo l’iconografia più antica, ritte sulle lunghe zampe con gli artigli ancorati allo scoglio, indossano una corta veste stretta in vita terminante con una coda a ventaglio.

Una Sirena canta, alzando le braccia verso l’alto, l’altra, con i riccioli quasi completamente conservati, si tocca il mento flettendo l’altro braccio in una postura spesso usata per esprimere dolore.

Di fronte a loro, Orfeo, seduto su un trono su cui restano tracce dell’originaria decorazione policroma, poggia i piedi su uno sgabello. Indossa solo il mantello, avvolto intorno alle gambe e sulla spalla sinistra a lasciare scoperto il petto.

La capigliatura, probabilmente lavorata a parte, è perduta. Dischiude appena le labbra, forse nel canto, nella mano destra impugna il frammento di un plettro, nell’altra doveva reggere uno strumento a corde, oggi perduto.

Gruppo scultoreo greco Orfeo e le Sirene

Il significato storico dell'opera

È verosimile che un’opera di tale grandezza e accuratezza, realizzata a Taranto alla fine del IV secolo a.C., adornasse un ricco sepolcro della città, dove sono note tombe monumentali decorate con elementi in terracotta.

Il mito è raro e peculiare e può dire qualcosa del defunto che lo scelse. La figura di Orfeo, infatti, nel IV secolo a.C. è simbolo del trionfo dell’armonia sul disordine, un concetto basilare del pensiero politico e filosofico pitagorico, particolarmente diffuso in Magna Grecia, perseguito dal filosofo Aristosseno di Taranto e amato da Archita, che governa Taranto nella seconda metà del IV secolo a.C.

Si potrebbe quindi immaginare che il sepolcro adornato con le statue di Orfeo e le Sirene appartenesse ad un iniziato alla religione orfico-pitagorica.

Il trafugamento e il ritorno in Italia

L’indagine, mirata a contrastare il traffico illecito di beni archeologici di provenienza italiana in ambito internazionale, è stata sviluppata dalla Sezione Archeologia del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Un noto indiziato di reati contro il patrimonio culturale aveva messo in atto una serie di traffici di reperti archeologici, provento di scavo clandestino nella provincia di Taranto, avvalendosi di un’organizzazione con propaggini internazionali.

Nel corso delle indagini si appurava che il noto trafficante aveva avuto un ruolo nello scavo clandestino e nell’esportazione illecita del gruppo scultoreo “Orfeo e le Sirene” avvenuti negli anni ‘70.

La documentazione individuata svelava che i preziosi reperti erano stati scavati e rinvenuti in frammenti presso un sito tarantino da alcuni tombaroli del posto, ceduti a un noto ricettatore locale con collegamenti con la criminalità organizzata, che, a sua volta, li aveva consegnati a un altro ricettatore, titolare di una galleria d’arte in Svizzera.

Le sculture, in frammenti, vennero consegnate a un altro soggetto specializzato nel trasferire beni culturali all’estero, che effettuò il trasporto in territorio elvetico, dove vennero affidati a un restauratore che li ricompose e ridiede forma alle opere.

Dopo un periodo di giacenza in Svizzera, in attesa di un compratore, le sculture furono acquistate dal “The Paul Getty Museum” di Malibu (Los Angeles - USA) nel 1976 per la somma di 550mila dollari.

Le informazioni condivise con il District Attorney’s Office di Manhattan (New York - USA) e la stretta collaborazione instaurata con quell’ufficio e con l’Homeland Security Investigations hanno consentito il sequestro del gruppo scultoreo dal valore inestimabile e il suo rimpatrio per la restituzione al patrimonio culturale nazionale.

Un santuario poco conosciuto tra fede, memoria e archeologia

Il Santuario Madonna della Salute è un luogo di devozione mariana, arte sacra e raccoglimento per pellegrini e visitatori. La sua importanza nasce proprio dall'equilibrio tra la semplicità degli ambienti, la continuità della preghiera e il legame con la comunità tarantina.

Inserito tra i vicoli della Città Vecchia, il santuario permette di leggere Taranto attraverso più livelli: la devozione quotidiana, le tracce dei palazzi storici, le cavità scavate nella roccia, le memorie del mare e il patrimonio archeologico della colonia greca.

Per questo la visita può diventare un percorso tra luoghi diversi ma collegati dalla stessa storia urbana: il santuario, gli ipogei, il Castello Aragonese, il MArTA, il Ponte Girevole e le banchine del Mar Piccolo raccontano una città nella quale fede, lavoro, arte e memoria convivono ancora nel paesaggio quotidiano.

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