Alberto Pastore, 23 anni, uccise l’amico Yoan Leonardi nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 agosto 2019, dopo una lite legata, secondo le prime ricostruzioni, a una relazione sentimentale. Poco dopo l’accoltellamento pubblicò una confessione su Facebook e registrò un video diffuso attraverso le stories di Instagram, prima di tentare la fuga dai carabinieri.
Nel messaggio scrisse: «Voglio scusarmi con tutti, ho fatto una cazzata per amore», ringraziò le persone che gli volevano bene e attribuì alla vittima la responsabilità dell’accaduto. La motivazione da lui indicata, però, non trovò riscontri oggettivi né nelle indagini né negli approfondimenti processuali.
L’omicidio tra Borgo Ticino e Comignago
La tragedia si consumò sulla strada tra Borgo Ticino e Comignago, nel Novarese, nei pressi dell’ex discoteca L’Aeroplano. Secondo una prima ricostruzione della vicenda, i due giovani si sarebbero incontrati intorno alle due di notte davanti a un vecchio disco-pub, attualmente chiuso, nella frazione di Carmagnola.
La sera stessa dell’omicidio, Pastore e Leonardi si erano ritrovati con altri coetanei per giocare una partita di calcetto al «Cementone». Un rito abituale che riempiva le serate dei ragazzi del paese. Solo successivamente il 23enne aveva invitato l’amico a fare un giro in auto insieme per chiarire ciò che non gli era piaciuto della relazione di amicizia che aveva instaurato con la sua ex.
«Dopo il calcetto Yoan mi ha detto che Alby lo aspettava sotto casa, perché voleva andare a bere qualcosa - ricorda Fabio, l’ultimo a vedere i due ragazzi allontanarsi in macchina -. E chiarire con lui una faccenda. Mi sono offerto di andare con loro, ma Yoan ha ribadito che Alby voleva parlare solo con lui e che era meglio non ci fosse nessun altro».
«Durante il viaggio - secondo la ricostruzione dei carabinieri - i due iniziano a litigare». Il litigio va avanti fino alle 2,30 circa, quando all’apice del diverbio arrivati sulla statale 32, fra Borgo Ticino e Comignago, Alberto ferma l’auto e colpisce ripetutamente l’amico con un coltello, per poi darsi alla fuga.
Yoan tenta anche di scappare ma viene colpito in maniera più grave proprio alla schiena. Un automobilista di passaggio assiste alla scena e scende a prestare i primi soccorsi mentre Pastore scappa in auto. Quando sono arrivati sul posto, la vittima si trovava in una pozza di sangue, ma respirava ancora. Poco dopo però, è sopraggiunta la morte.

La confessione su Facebook
Prima di finire la sua corsa, Alberto Pastore ha trovato il tempo per pubblicare un post sul suo profilo Facebook, nel quale confessava il delitto appena compiuto, chiedendo scusa ai familiari per ciò che aveva appena fatto, ma attribuendone la colpa a Yoan Leonardi.
“Voglio scusarmi con tutti, ho fatto una cazzata per amore, ho scoperto troppe cose dal mio migliore amico, non potevo continuare in questo modo, sono stato preso in giro…Nella mia vita ho commesso tanti errori, e questo è stato il più grande di tutti. Voglio ringraziare le persone che mi vogliono bene. Mi mancherete tutti. E’ stata colpa di Yoan Leonardi”.
Il messaggio iniziava con le parole: «Voglio scusarmi con tutti, ho fatto una cazzata per amore». Poco dopo aver ringraziato tutti, il giovane dava la colpa di quanto accaduto alla vittima.
Nel post Pastore scrisse anche: “Ho scoperto troppe cose dal mio migliore amico, non potevo continuare in questo modo, sono stato preso in giro”. In un altro passaggio affermò: “Ora sto pensando come suicidarmi, questa cosa mi tormenterà”.
Il video pubblicato su Instagram durante la fuga
Durante la fuga il giovane registra un video pubblicato su Instagram, nel quale confessa l’accaduto. Poco dopo aver ucciso l’amico Pastore ha postato la sua confessione su Facebook. Mentre si trovava in auto, allontanandosi dalla piazzola dove aveva lasciato Yoan Leonardi agonizzante, ha girato anche il delirante video in cui spiegava le motivazioni del gesto.
Il 23enne confessò il delitto in un video su Instagram, in cui spiegava di non aver perdonato alla vittima di essersi, secondo il suo giudizio, intromesso nella relazione finita male con una ragazza.
«Voglio scusarmi con tutti, ho fatto una cazzata per amore». E ancora: «Ho scoperto troppe cose dal mio migliore amico, non potevo continuare in questo modo, ero stato preso in giro».
Nella sua “storia” su Instagram, Alberto Pastore ripete quasi ossessivamente di essere stato tradito da Yoan Leonardi: «Bisogna farsi la propria vita senza tenere nascosto tutto al proprio migliore amico».
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La fuga e l’arresto sull’autostrada A26
Intercettato poco dopo dai carabinieri, allertati da una persona che passava sul luogo dell’omicidio, Alberto Pastore ha tentato la fuga sull’autostrada A26 in direzione Milano. Giunto nei pressi della galleria di Castelletto Ticino, ha perso il controllo dell’auto, andando a schiantarsi contro il portale del tunnel.
Allertati da un passante i carabinieri sono immediatamente intervenuti sul posto e hanno rintracciato la macchina del ragazzo, che alla vista della gazzella ha cercato di fuggire. Pastore ha imboccato l’autostrada A26 in direzione Milano ad alta velocità, ma all’altezza di Castelletto Ticino ha perso il controllo della macchina e si è schiantato contro la parete di una galleria.
Intorno alle 4,30 l’arresto. I militari lo hanno raggiunto e lo hanno arrestato. È stato accompagnato prima all’ospedale di Borgomanero per essere medicato e poi in carcere a Novara.
La relazione con Sara e il movente secondo le ricostruzioni
Sara si era lasciata a luglio con il ragazzo che nella notte di domenica ha accoltellato l’amico comune. La procura di Novara stava valutando l’ipotesi di contestare la premeditazione nei confronti di Pastore.
La ex fidanzata spiegò che lei e Alberto si erano lasciati a luglio: “Non funzionava più. Siamo stati insieme due anni, poi qualcosa si è interrotto e gli ho detto che non lo volevo più”. Il ragazzo però non si era mai rassegnato.
“Mi tempestava di messaggi sul telefono e anche su Facebook, voleva che tornassimo insieme. Ma io non ne volevo sapere. Dopo la nostra separazione è cambiato radicalmente. Quando stavamo insieme non era geloso. Anzi, non mi faceva paranoie. Ci sono molti ragazzi che dicono alle proprie fidanzate come vestirsi, invece lui era tranquillo. Era divertente, simpatico. Poi, dopo la fine della nostra storia, è diventato possessivo e ha cominciato a ossessionarmi” spiegò la 19enne.
Con Yoan, Sara ribadì, non c’era stata una relazione: “L’ho conosciuto dopo essermi fidanzata con Alberto e ogni tanto si usciva tutti insieme in compagnia. Loro si frequentavano fin da bambini e con il tempo anch’io e lui abbiamo legato, ma niente di più”.
La giovane aggiunse: “Quando tra me e Alberto è finita, lui mi ha aiutato, perché Albi stava diventando ossessivo”. Alberto però era convinto che tra Yoan e Sara ci fosse qualcosa. “Ma non era così. Yoan era fidanzato e io facevo la mia vita”.
Secondo Sara, “Se Yoan ha avuto una colpa è stata quella di cercare di aiutare Alberto: ogni suo gesto è stato mal interpretato”. La giovane disse inoltre: “Ma secondo me c’è dell’altro. Non so cosa sia accaduto tra di loro, ma ho avuto la sensazione che Alberto odiasse Yoan da tempo e che la gelosia di oggi sia solo un pretesto per vendicarsi di qualcos’altro”.
La ragazza si disse scioccata per la confessione dell’ex sui social network: “È chiaro che Alberto in quel modo ha voluto vendicarsi di Yoan e anche di me. Come se fosse tutta colpa nostra”.
Le verifiche degli investigatori
La motivazione indicata da Pastore non trovò riscontri oggettivi, né nelle indagini di polizia né negli approfondimenti processuali. A corroborare la tesi della procura era il fatto che Pastore avesse con sé un coltello, oltre all’intenzione di restare da solo con Yoan dopo la partita di calcetto, e infine il posto scelto per fermarsi con l’automobile.
I carabinieri di Novara hanno lavorato per tutto il giorno per ricostruire il contesto dell’omicidio davanti all’ex discoteca L’Aeroplano, sulla strada tra Borgo Ticino e Comignago. Il delitto ebbe enorme eco anche a causa dell’incredibile doppia confessione di Alberto Pastore, che scrisse un post su Facebook e poi fece una storia direttamente dall’auto con cui stava fuggendo.
Le reazioni della famiglia e della comunità
L’omicidio aveva lasciato sgomento un «piccolo mondo», quello di un paese di 2500 abitanti come Cureggio. Nei giorni successivi, le famiglie della vittima e dell’autore dell’omicidio si incontrarono nel luogo della tragedia.
Il piccolo gruppo porta con sé dei fiori. Poco dopo li poserà sul muretto: due orchidee e una composizione colorata addobbata con un grande cuore e il messaggio «Yoan da chi ti Ama».
C’erano Fanny, la sorella di Yoan, il suo compagno e la madre. Con loro c’erano Helené e Ivano Pastore, genitori di Alberto. Le famiglie di vittima e carnefice si guardavano negli occhi, ma non si parlavano.
«Non ci siamo detti nulla - spiegò Fanny -. Non serve. Loro stanno male come noi. Abbiamo deciso di portare insieme i fiori. È stato semplice, naturale. Ci conosciamo da sempre».
«Yoan ci mancherà tanto, era uno di famiglia», disse con voce sommessa la mamma del giovane assassino. «Per noi è il momento del silenzio, sappiamo che le persone ci sono vicine».
Helené chiese rispetto per il loro dolore e di Alberto non volle parlare: «Ho sentito la sua voce nel video. Non riconosco più mio figlio. Non so cosa gli sia successo».
Anche i giovani del paese rimasero profondamente colpiti. «Ogni volta che sento la sua voce nel video stento a credere che sia lui - raccontò Filippo -. È lucido, freddo. Non è l’Alberto che conosciamo. Spero che adesso non lo facciano passare per pazzo».
La posizione di Sara dopo la diffusione della notizia
Dopo la diffusione della notizia, la 19enne iniziò a ricevere centinaia di richieste di amicizia e messaggi privati. Alcuni erano messaggi di solidarietà, ma la maggior parte erano insulti.
“La vera storia la sappiamo solo noi e le forze dell’ordine a cui ci siamo rivolti. Se avete almeno un minimo di rispetto verso anche solo uno di noi, vi prego: lasciateci in pace”.
“Questo è uno dei tanti messaggi tipo che sto ricevendo - spiegò Sara -. La maggior parte ho deciso di ignorarla totalmente, ma questo ho voluto postarlo nella speranza che la mia risposta a questa ragazza basti anche per gli altri «haters» accaniti”.
“Io lo ribadisco: i social, i telegiornali e tutte le notizie inerenti a questa tragedia, sono sbagliati in molte cose che ora non starò a raccontarvi nello specifico. Io vi chiedo solo di smetterla di mandare richieste su richieste di amicizia e soprattutto di scrivere messaggi”.
Lo chiese “con tutta me stessa. È una situazione che non auguro a nessuno, lasciateci in pace”.
Il processo e la condanna
Il giovane, fin dalle prime ore dopo il delitto, si è sempre dichiarato pentito del suo gesto. Davanti al pm Giovanni Castellani si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Il pm Giovanni Castellani, nel corso dell’udienza che si è svolta il 30 giugno con il rito abbreviato, aveva chiesto per lui una condanna a 17 anni.
Quattordici anni e mezzo di reclusione: è la condanna decisa nel primo pomeriggio di giovedì 23 luglio dal Gup del Tribunale di Novara, Rosanna Mongiardo, a carico di Alberto Pastore, il giovane di 23 anni di Cureggio che il 25 agosto dell’anno precedente aveva accoltellato a morte Yoan Leonardi.
| Elemento | Ricostruzione |
|---|---|
| Vittima | Yoan Leonardi |
| Autore condannato | Alberto Pastore |
| Luogo dell’omicidio | Strada tra Borgo Ticino e Comignago |
| Confessioni | Facebook e Instagram |
| Rito processuale | Rito abbreviato |
| Richiesta del pm | 17 anni |
| Condanna | 14 anni e mezzo di reclusione |
Il tentativo di suicidio e la morte in ospedale
È morto in ospedale Alberto Pastore, 24 anni di Cureggio, nel Novarese, che aveva ucciso l’amico Yoan Leonardi a coltellate e aveva affidato ai social la confessione con delle stories su Instagram e un post su Facebook.
L’assassinio era avvenuto quasi due anni prima, il 26 agosto 2019. Da allora Pastore si trovava in carcere a Novara, dove il 14 aprile aveva tentato il suicidio in cella: stava scontando la condanna di 14 anni e mezzo.
È stato così trasferito in ospedale a Torino, dove il 14 maggio è stato dichiarato il decesso. Una ferma intenzione di uccidersi, quella di Pastore, era già stata manifestata al giudice per le indagini preliminari.
“Un dramma, abbiamo sperato che potesse recuperare e usare gli anni per uscire ed essere una persona migliore per poter restituire quel che aveva tolto, invece è un’altra tragedia che non sana quella successa prima ci vede tutti sconfitti”, spiegò il sindaco Angelo Barbaglia, che era andato a trovarlo in carcere.
La famiglia decise di mantenere il massimo riserbo, furono donati gli organi e non ci furono funerali.
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