Il saluto al parroco di Salerno dai parrocchiani di San Sebastiano

La comunità parrocchiale di San Sebastiano ha salutato il proprio parroco con commozione, riconoscendo il valore del suo ministero pastorale e dell’impegno quotidiano accanto alle persone. Il momento del congedo si inserisce nella vita della parrocchia come un passaggio importante, perché la storia di una comunità non inizia con il parroco nuovo né termina con il parroco che conclude il suo ministero.

La partecipazione dei fedeli, il ringraziamento per gli anni trascorsi insieme e l’attenzione verso gli ammalati, gli anziani, i bisognosi e le persone sole hanno caratterizzato il saluto, insieme alla consapevolezza che la vita parrocchiale richiede la collaborazione di sacerdoti, diaconi e laici.

Una comunità riunita per salutare il parroco

“Gremita la chiesa di Sant’Agnese, dove la grande comunità di Sava, non senza commozione ed emozione, ha tributato il suo grato saluto al suo parroco, Padre Enrico, che dopo 12 anni lascia per essere stato chiamato ad esercitare la sua missione sacerdotale a Matera.”

“Padre Enrico, giunto giovanissimo a Sava, ha saputo negli anni farsi amare e seguire da tutti per aver esercitato il suo ruolo con amore, passione e rigore.”

“Ha messo sempre al centro della sua azione gli ammalati e i bisognosi, svolgendo, accanto alla sua azione pastorale, una importante missione sociale.”

Il saluto ha rappresentato quindi il riconoscimento di un ministero vissuto nella prossimità, nella cura pastorale e nell’attenzione concreta alle fragilità della comunità.

Fedeli riuniti in chiesa per salutare parroco

Il ministero pastorale tra fede e impegno sociale

Padre Enrico è stato anche Padre Guardiano del Convento francescano della Santissima Trinità di Baronissi. La sua esperienza sacerdotale è stata accompagnata da un’azione pastorale attenta alle necessità delle persone e da una significativa missione sociale.

L’attenzione agli ammalati e ai bisognosi costituisce uno degli aspetti più rilevanti del servizio di un parroco, perché collega la celebrazione della fede alla presenza quotidiana accanto a chi vive situazioni di difficoltà.

Negli anni, a San Giuseppe lavoratore, si è formata una comunità sacerdotale che, vivendo nella fraternità, come famiglia di presbiteri, ha condiviso con i parroci che si sono succeduti - prima don Natale Scarpitta e poi don Gerardo Bacco - la quotidianità a servizio delle persone, spesso non solo dei parrocchiani.

La continuità della storia parrocchiale

«La storia di una parrocchia non inizia con il parroco nuovo né termina con il parroco che conclude il suo ministero perché ha dietro le spalle anni, decenni, di persone che si sono spese».

Questo principio sottolinea la continuità della comunità cristiana al di là dell’avvicendamento dei sacerdoti. Ogni parroco raccoglie un’eredità pastorale e lascia a sua volta un contributo destinato a entrare nella memoria della parrocchia.

Il passaggio da un parroco all’altro non cancella il cammino precedente, ma può diventare un’occasione per custodire quanto è stato vissuto e per proseguire il servizio alle persone con rinnovata responsabilità.

Il valore della fraternità nella comunità

«Non siamo eroi solitari, non possiamo fare da soli». È uno dei passaggi centrali del saluto che, domenica sera, don Nello Senatore, al termine della messa, presieduta da don Marco Russo, vicario foraneo per la zona di Salerno ovest, ha rivolto ai fedeli che gremivano la chiesa salernitana di san Giuseppe lavoratore, a via Bottiglieri, per accoglierlo come nuovo parroco di una comunità che, con i suoi tredicimila abitanti, è la seconda dell'arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno (dopo la parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, a Pastena).

«Voglio ringraziare l’arcivescovo Bellandi - dice ancora don Nello - il quale mi ha nominato parroco di questa comunità parrocchiale e poi tutti i sacerdoti presenti perché, vedete, noi non possiamo fare da soli. Siamo una squadra e, questa sera, la partecipazione di tanti preti è l’espressione della loro amicizia».

«Io dico che è vietato stare da soli - prosegue don Nello - qualche giorno fa ho scritto una lettera alla comunità che cominciava proprio con quest’invito. Servirà l’impegno di tutti, sacerdoti, diaconi, laici. Se non condividiamo l’esperienza delle prime comunità cristiane tutto è perduto.»

«Possiamo dipingere la veste agli angeli, ma se gli altri non ci riconoscono da come ci vogliamo bene è tutto perso. L’unica testimonianza in questo tempo è l'amore, una vita dedicata l’uno all’altro. Solo così possiamo illuminare questo mondo così difficile e complicato. Viviamo l’esperienza della fraternità».

Saluto del parroco alla comunità

Il passaggio di responsabilità tra sacerdoti

Al rito d'ingresso erano presenti anche numerosi fedeli della parrocchia di Sant'Eustachio (zona orientale), che il sacerdote ha guidato, nel ruolo di amministratore, dal 2018.

A concelebrare, tra gli altri, è intervenuto anche don Salvatore Aprile, che alle 19 di giovedì 5 settembre, in una celebrazione presieduta dall'arcivescovo Andrea Bellandi, farà ingresso proprio a Sant'Eustachio, subentrando a don Nello.

Al momento dello scambio della pace, don Nello abbraccia calorosamente il predecessore, don Gerardo, che ha chiesto all'arcivescovo Bellandi di trascorrere il 2025, anno del Giubileo, a Lourdes, dove svolgerà il ministero di confessore.

«Lo ringrazio per la sua oculatezza nella cura pastorale di questa parrocchia», gli si rivolge don Nello che, con una battuta, aggiunge:«Il pericolo è che ora la sua sapienza farà brillare la mia pochezza».

La cura pastorale delle persone

La comunità di San Giuseppe è grande nei numeri e, nel territorio tra via Vinciprova, via Mobilio, via Guercio e via Bottiglieri vivono anche molti anziani, che tra gli anni Sessanta e Settanta hanno contribuito a far crescere il quartiere.

Nelle case si possono celare anche tante solitudini. L’attenzione pastorale non riguarda quindi soltanto la partecipazione alle celebrazioni, ma anche la capacità di riconoscere le difficoltà nascoste e di costruire relazioni di prossimità.

Alla sinistra dell'altare, con la consueta riservatezza, sedeva l'arcivescovo emerito Luigi Moretti che è parte della comunità di san Giuseppe sin da quando, per ragioni di salute, lasciò la guida della Chiesa salernitana.

A via Bottiglieri è un punto di riferimento: celebra messa, amministra il sacramento della confessione, segue la direzione spirituale di chi gli si è affidato e condivide la sua grande esperienza soprattutto in materia di pastorale familiare.

Il ruolo del parroco e della comunità

«Con lui - rimarca don Nello nel saluto conclusivo - ho vissuto anni di esperienza intensa, di fatica, di momenti difficili, sempre grato per le indicazioni che ha saputo darmi. Con monsignor Moretti ho un profondo rapporto filiale».

Il servizio pastorale nasce così dall’esperienza condivisa, dal confronto e dalla collaborazione tra sacerdoti. La presenza di più ministri e la partecipazione dei fedeli rafforzano il senso di appartenenza e rendono visibile una responsabilità che non è affidata a una sola persona.

Il parroco guida la comunità, ma la vita parrocchiale coinvolge anche il Consiglio pastorale, i diaconi, i laici, i gruppi di servizio e tutte le persone che contribuiscono alla cura ordinaria della comunità.

Il saluto al termine della celebrazione

Al termine dell’orazione dopo la Comunione, ove previsto, un membro del Consiglio pastorale parrocchiale o un altro fedele laico incaricato può rivolgere un brevissimo indirizzo di saluto al nuovo Parroco.

L’intervento non sia tenuto dall’ambone. Successivamente, l’Arcivescovo invita il nuovo Parroco a rivolgere brevi parole di saluto alla comunità parrocchiale.

Tutti gli altri interventi - ad esempio del Parroco uscente, del Sindaco o di altre Autorità civili - NON devono avere luogo durante la Celebrazione Eucaristica.

La Celebrazione Eucaristica si conclude con la benedizione impartita dall’Arcivescovo.

Le disposizioni liturgiche per l’ingresso del nuovo parroco

L’inizio del ministero pastorale di un nuovo Parroco costituisce un momento di particolare rilievo nella vita della comunità parrocchiale. Di norma, la celebrazione dell’ingresso è presieduta dall’Arcivescovo (o da un suo delegato).

Al fine di favorire una celebrazione dignitosa, ordinata e conforme alle norme liturgiche, si osservino le seguenti disposizioni.

La scelta del formulario per la Messa

La domenica si celebra la Messa con il formulario e le letture proprie del Giorno del Signore. Colore liturgico: verde.

Nei giorni di solennità, festa o memoria obbligatoria, si utilizza il formulario proprio della Messa del giorno, con le letture previste dal calendario liturgico e con il colore liturgico corrispondente.

Nelle ferie, qualora le norme liturgiche lo consentano, si può utilizzare il formulario della Messa per i sacerdoti (MR, p. 861), per i ministri della Chiesa (MR, p. 865) oppure per la Chiesa particolare (MR, p. 855), con il colore liturgico bianco e le letture del giorno feriale.

Qualora si presentassero esigenze particolari, e sempre nel rispetto delle norme liturgiche, è opportuno consultare preventivamente l’Ufficio Liturgico.

Il servizio liturgico

Si predisponga un adeguato servizio liturgico, in relazione alle esigenze della celebrazione: turiferario, ministranti per i ceri, ministrante con la croce, ministranti per la mitria e il pastorale, lettori e schola cantorum.

Il rito di ingresso del nuovo parroco

I segni e i momenti rituali che accompagnano l’ingresso del nuovo Parroco, previsti dal Cerimoniale dei Vescovi e riportati nel Benedizionale (nn. 1964-2003), sono adattati secondo quanto indicato nel libretto predisposto e da utilizzarsi per la celebrazione.

  • Durante la processione d’ingresso, il nuovo Parroco si pone a fianco dell’Arcivescovo; poi siede nel presbiterio.
  • Subito dopo il saluto iniziale, l’Arcivescovo presenta alla comunità il nuovo Parroco.
  • Quindi l’Arcivescovo dispone che il Cancelliere arcivescovile, o un altro presbitero designato (ad es. il Vicario foraneo), dia lettura del decreto di nomina del nuovo Parroco.
  • Segue l’invocazione allo Spirito Santo.
  • Terminato il canto, il nuovo Parroco si pone di fronte all’Arcivescovo per la preghiera di benedizione.
  • Seguono i riti esplicativi.
  • Terminati i riti esplicativi, l’Arcivescovo intona il Gloria.
  • La Celebrazione Eucaristica prosegue more solito.
  • In assenza del diacono, il Vangelo è proclamato dal nuovo Parroco.
  • Ove previsto dalle norme liturgiche, si recita il Credo.
  • Segue la Preghiera dei fedeli, secondo il testo predisposto nel libretto allegato.

Alla processione offertoriale - ove prevista - i fedeli presentano all’Arcivescovo solamente il pane e il vino per il sacrificio eucaristico.

Per la verità e la sobrietà dei segni liturgici, NON devono essere presentati altri elementi simbolici quali Bibbie o altri testi, mattoni, strumenti di lavoro, oggetti, doni personali o altri materiali estranei alla liturgia offertoriale.

L’ingresso dell’amministratore parrocchiale

Le indicazioni liturgiche riguardanti la celebrazione eucaristica per l’ingresso dell’Amministratore parrocchiale prevedono una struttura specifica, distinta da quella dell’ingresso del nuovo Parroco.

Durante la processione d’ingresso, l’Amministratore parrocchiale si pone a fianco dell’Arcivescovo; poi siede in presbiterio.

Subito dopo il saluto iniziale, l’Arcivescovo dispone che il Cancelliere arcivescovile, o un altro presbitero designato (ad es. il Vicario foraneo), dia lettura del decreto di nomina dell’Amministratore parrocchiale.

Quindi la Celebrazione Eucaristica prosegue more solito. Dopo l’omelia dell’Arcivescovo, ove previsto dalle norme liturgiche, si recita il Credo. Quindi si prosegue con la Preghiera dei fedeli.

Al termine dell’orazione dopo la Comunione, ove previsto, un membro del Consiglio pastorale parrocchiale o un altro fedele laico incaricato può rivolgere un brevissimo indirizzo di saluto all’Amministratore parrocchiale.

L’intervento non sia tenuto dall’ambone. Quindi l’Arcivescovo invita l’Amministratore parrocchiale a rivolgere brevi parole di saluto alla comunità.

Tutti gli altri interventi i - ad esempio del Parroco uscente, del Sindaco o di altre Autorità civili - NON devono avere luogo durante la Celebrazione Eucaristica.

La Celebrazione Eucaristica si conclude con la benedizione dell’Arcivescovo.

San Sebastiano e la celebrazione nel Duomo di Salerno

Si sono tenute le celebrazioni presso il Duomo di Salerno in onore di San Sebastiano nella ricorrenza del mese del martirio del Santo patrono della Polizia locale, il quale, insieme a San Rocco, viene invocato anche contro peste, malattie contagiose ed epidemie.

Ha partecipato il Presidente della Provincia di Salerno Michele Strianese insieme alle autorità civili, militari e religiose.

La cerimonia prevedeva anche l’esposizione del busto reliquiario del martire, normalmente custodito presso la parrocchia di SS. Margherita e Potito in Lauro.

La celebrazione è stata promossa dall’associazione “San Sebastiano Martire” di Salvitelle presieduta dal fondatore Pompeo Perretta, in sinergia con il Parroco del Duomo don Michele Pecoraro e con il patrocinio della Provincia di Salerno, del Comune di Salerno e del Consiglio Regionale della Campania.

Inoltre la Provincia di Salerno è stata presente anche con il gonfalone dell’Ente scortato da alcuni agenti della nostra Polizia provinciale e, per l’occasione, sono stati benedetti quattro automezzi appena acquistati e destinati al Corpo di Polizia provinciale per le attività di monitoraggio del territorio tra cui i vari servizi di tutela ambientale e di controllo anti Covid19.

Duomo di Salerno celebrazione San Sebastiano

Il patrono della Polizia locale

Si terrà domani, 29 gennaio, alle 17, la cerimonia organizzata presso il Duomo di Salerno, nella ricorrenza del mese del martirio di San Sebastiano, in onore del Santo patrono della Polizia locale e delle misericordie, il quale, insieme a San Rocco, viene invocato contro peste, malattie contagiose ed epidemie.

Tra i presenti, non mancherà il presidente della Provincia di Salerno Michele Strianese ed è previsto il saluto del sindaco di Salerno Vincenzo Napoli.

Oltre alla celebrazione eucaristica, verrà proiettato un filmato sul martirio del Santo.

“Ho voluto dare il sostegno morale alle celebrazioni in onore di San Sebastiano che prevedono anche l’esposizione del busto reliquiario del martire, normalmente custodito presso la parrocchia di SS. Margherita e Potito in Lauro.”

Il progetto è giunto all’edizione 2022 con un gemellaggio che coinvolge le polizie municipali della Campania, gli enti associativi delle misericordie e protezione civile, e i militari dell’Esercito italiano.

Così, insieme ad altre autorità civili, militari e religiose, la Provincia di Salerno sarà presente presso la Cattedrale di Salerno anche con il gonfalone dell’Ente, scortato da alcuni agenti della nostra Polizia provinciale.

Per l’occasione verranno benedetti quattro automezzi appena acquistati e destinati al Corpo di Polizia provinciale per le attività di monitoraggio del territorio tra cui i vari servizi di tutela ambientale e di controllo anti Covid19.

La devozione a San Sebastiano

San Sebastiano è un Santo molto popolare; Protettore contro la peste (per sua intercessione venne guarito un lebbroso), Patrono delle forze armate e dei militari; tre Comuni d’Italia portano il suo nome e di tanti altri - anche della Città Eterna con i Santi Pietro e Paolo - è il Patrono; ed è altresì Patrono di diverse città europee.

I primi dipinti lo raffigurano con la barba e lunghe vesti; successivamente, in epoca rinascimentale, quando la moda di allora spingeva i pittori a dipingere le donne belle come Venere e gli uomini anatomicamente come tanti Apollo, San Sebastiano, ‘Apollo cristiano’, viene rappresentato come lo vediamo oggi sulle tele e nelle statue che troviamo in quasi tutte le Chiese e in tanti Musei del mondo: giovane, bellissimo, nudo, legato ad un albero, trafitto dalle frecce, ‘un martire di bellezza e fede, nobile atleta di Cristo’.

San Sebastiano è stato anche eletto Patrono del corpo dei Vigili Urbani (Polizia Municipale) d’Italia.

I quali tutti, uomini e donne, sentono e vivono in modo particolare la giornata e la celebrazione dedicate al loro Santo avendone una devozione straordinaria, rappresentata con la stupenda preghiera recitata e con i doni portati all’offertorio.

La celebrazione e il rapporto con le istituzioni

La festa di San Sebastiano riunisce la comunità religiosa, il corpo della Polizia locale e le istituzioni civili e militari. La celebrazione diventa così un momento di memoria, preghiera e riconoscimento del servizio svolto quotidianamente a favore della collettività.

La presenza delle autorità civili, militari e religiose rende visibile il legame tra la devozione al Santo, la responsabilità pubblica e la protezione della comunità.

Il culto di San Sebastiano richiama inoltre il valore dell’impegno, della lealtà e del servizio alla cittadinanza, temi che si collegano anche alla funzione del parroco e alla sua vicinanza alle persone.

Saluto del parroco alla comunità

Il significato comunitario del saluto

Il saluto al parroco non è soltanto un momento formale, ma un atto di riconoscenza per il cammino condiviso. La comunità riconosce il servizio svolto, conserva la memoria delle relazioni costruite e si prepara ad accogliere una nuova fase della vita parrocchiale.

La cura degli ammalati e dei bisognosi, l’attenzione agli anziani, la vicinanza alle persone sole e la collaborazione tra sacerdoti e laici rappresentano gli elementi essenziali di una comunità capace di vivere la fede nella quotidianità.

Il passaggio da un parroco all’altro può quindi essere vissuto nella continuità, nella gratitudine e nella fraternità, mantenendo al centro le persone e il servizio alla comunità.

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