Paolo Lucchi tra Cesena, Legacoop Romagna e Sant’Andrea in Bagnolo

Paolo Lucchi è nato a Cesena (FC) il primo ottobre 1964 e lì si è diplomato al Liceo Classico “Vincenzo Monti”. Nel 2005 è stato eletto Consigliere regionale, ruolo che ha mantenuto fino al 2009. Nel giugno di quell’anno è stato eletto Sindaco di Cesena, carica che ha ricoperto per due mandati.

Dal 2019 è amministratore delegato di Federcoop Romagna. Nel febbraio 2023 è diventato presidente di Legacoop Romagna, raccogliendo il testimone da Mario Mazzotti, e ha assunto la guida di un sistema cooperativo radicato nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.

Chi è Paolo Lucchi

Paolo Lucchi ha vissuto la prima parte della sua carriera in Confesercenti Cesenate fino a ricoprire la carica di Segretario territoriale. Nel 2001 divenne direttore della Confesercenti cesenate, ruolo che parecchi s’accontenterebbero di svolgere per una vita.

Nel 2005 lasciò, per candidarsi al Consiglio regionale: venne eletto con una valanga di preferenze, oltre diciassettemila. Nel 2009 lasciò la Regione per candidarsi a Sindaco, rinunciando a uno stipendio molto superiore.

Nel corso degli anni ha assunto numerosi ruoli istituzionali, tra cui Presidente del Cal (Consiglio delle autonomie locali) dell’Emilia-Romagna, della Conferenza Sociale e sanitaria dell’Ausl Romagna e dell’Unione dei Comuni Valle del Savio. È Consigliere di Amministrazione di SCS Consulting e giornalista pubblicista.

Ha ricevuto le onorificenze di Ufficiale e Commendatore al merito della Repubblica Italiana. Il 10 giugno 2011, il Comitato Italiano dell’UNICEF gli ha conferito il titolo di Difensore dell’infanzia.

Il rapporto con Cesena

Essendo stato sindaco di Cesena dal 2009 al 2019, Lucchi è stato alla guida della città per due mandati. Irrequieto, pragmatico, deciso, non sempre conciliante: o lo apprezzi per i modi schietti o, come capitò a qualche assessore, ne patisci accelerazioni e piglio decisionista.

Da sempre si alza alle cinque della mattina, estate e inverno, per andare a correre a piedi. Adesso, dopo un breve periodo di transizione, dirige la società di servizi di Legacoop Romagna.

«Dopo di me le ha prese una persona che stimo, Enzo Lattuca per Cesena fa e farà benissimo. Detto questo, lasciare non è una passeggiata. Non c’è attività più adrenalinica, che ti faccia sentire maggiormente utile, di quella del sindaco».

«Dopo, occorre essere disponibile, ma rimarsene al proprio posto. Quando cammino a Cesena, qualcuno mi ferma per dirmi che ai miei tempi andava meglio: non ci casco, facevano così anche con i miei predecessori».

Gli anni dopo il mandato da sindaco

L’estate successiva, quella del 2019, la passasti a preparare cocktail, nell’albergo di tua moglie a Cesenatico. «Mi ha fatto comodo e piacere. Sono rimasto in famiglia, ho incontrato gente in un contesto diverso, ho lavorato con le mani».

«Una opportunità fortunata, tra socializzare e rimanersene esclusivamente a pensare, programmare il futuro c’è differenza. E nessuno s’è lamentato del mio lavoro».

Da un po' il sindaco è assoggettato alle regole dello show business, tutto si consuma in fretta. All’inizio è festa, poi la gente vuole il nuovo e trova mille difetti.

«In realtà, no. Forse perché mi occupavo di mille questioni concrete, non ho avuto la sensazione di stufare. Il sindaco è sommerso da richieste. Per ciascun cittadino quello che pone è il problema centrale. Da me non si attendeva la novità ma la risposta».

«Ci si prova. Certo, si corrono rischi. Tra essi quello di dar l’idea di prendere sottogamba la questione perché ne hai affrontate di analoghe. Tra i cittadini l’ultimo che ti contatta deve avere gli stessi diritti del primo».

Il ruolo di consigliere regionale

Occorre far di tutto per rimanere radicati al territorio, ascoltare gente, proporsi. Avere e offrire continuità.

«Da consigliere ti invitano ogni anno agli stessi eventi. Tu devi convincerti che andare serve comunque, incontrerai persone diverse che ti porranno questioni diverse».

«Andai per due anni consecutivi alla Mostra scambio di Gambettola, non andai al terzo: fu un errore di cui mi scusai. Gli organizzatori avevano ragione».

Il nuovo ospedale e la medicina territoriale

«La proposta e la programmazione del nuovo ospedale. Partita dalla considerazione che il Bufalini, al cui interno ci sono esperienze e professionalità eccezionali, ha una logistica impraticabile, nel nuovo millennio. Nessuna competizione con Forlì, nessuna mania di grandezza. Una esigenza insopprimibile».

«I tempi che il sistema Italia consente. Troppo lunghi, gare d’appalto e verifica per evitare ricorsi sono estenuanti. Con la mia giunta abbiamo individuato e validato l’area, trovato i finanziamenti, avviata la progettazione. Tutto ciò che era possibile, ne sono orgoglioso».

Una sfida da affrontare assolutamente serve una rivoluzione di carattere organizzativo, non solo culturale. Creare anche l’ospedale migliore d’ Europa senza potenziare la medicina territoriale sarebbe inutile.

Il percorso di accompagnamento dei pazienti deve cambiare, molto e rapidamente.

Università e studentato a Cesena

«Sono contento per la questione dell’Università. Cesena aveva un tempo aule e laboratori sparsi in mezza città».

«C’era stato un gran lavoro dei miei predecessori, Piero Gallina, Edoardo Preger, Giordano Conti: non avevano potuto concluderlo per via delle lungaggini normative di cui dicevamo poco fa. A me è capitata la fortuna di poter attivare il cantiere, ho potuto far partire lo studentato».

La dimensione istituzionale della Romagna

Nel 2016 Lucchi era capofila, tra i sindaci in carica, del movimento che chiedeva la realizzazione della provincia unica di Romagna. «Evidentemente, non sono stato abbastanza bravo. Però riscontro che, almeno, l’ente provincia torna ad essere oggetto di attenzioni e discussioni».

«Si torna finalmente a dire che le province servono, i sindaci dei piccoli comuni, in larga maggioranza, lo affermano. I governi centrali che, di fatto, smantellarono le province fecero un grave errore».

«Più che possibilità deve diventare modalità operativa e tutti gli attori devono esserne consapevoli. Serve preorganizzarsi con modalità di lavoro efficaci, condividere progetti e strategie».

La presidenza di Legacoop Romagna

Paolo Lucchi è il nuovo presidente di Legacoop Romagna. Lo ha deciso il terzo congresso dell’associazione tenuto questa mattina alle Artificerie Almagià di Ravenna.

Il passaggio di testimone con Mario Mazzotti è stato sancito dalla nuova direzione eletta dai delegati delle circa 380 imprese associate delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.

ElementoDato
Imprese associatecirca 380
Province coinvolteForlì-Cesena, Ravenna e Rimini
Persone occupatecirca 24mila
Fatturato complessivooltre 6 miliardi
Posizioni associativeoltre 300 mila
VicepresidentiGiorgia Gianni e Romina Maresi

Lucchi diventa presidente di un mondo che nel complesso dà lavoro a circa 24mila persone, con un fatturato che supera i 6 miliardi e oltre 300 mila posizioni associative (incluse tutte le tipologie di soci: lavoratori, produttori e consumatori).

Le vicepresidenti sono Giorgia Gianni (confermata) e la neoeletta Romina Maresi. Un affettuoso applauso ha salutato Mario Mazzotti, che non si è ripresentato, in ossequio al regolamento che prevede l’incandidabilità alla carica di presidente di Legacoop per i pensionati.

«La nostra, mia e di Paolo, non sarà una semplice staffetta, non la intendo così - ha concluso la sua relazione Mazzotti - . L’intendo piuttosto come la prosecuzione di un percorso che abbiamo intrapreso insieme e condotto insieme negli ultimi 4 anni e che ora, Paolo, con le sue grandi capacità politiche, organizzative ed umane, saprà interpretare, innovare e gestire, d’intesa con gli organismi dirigenti dell’associazione e le associate, con il suo stile, la sua impronta, la sua professionalità».

Le linee del mandato

Nel suo discorso di insediamento, Lucchi ha ricordato il radicamento del movimento cooperativo nella società romagnola: «quasi un 1 abitante su 3 delle nostre tre province, è socio di una cooperativa aderente a Legacoop e dieci delle nostre cooperative associate sono tra le prime 50 imprese, per dimensioni, della Romagna».

Se questo mondo si fermasse improvvisamente «verrebbero meno pezzi fondamentali di produzione, agroalimentare, servizi, eventi culturali, turismo e commercio, come in una distopia cinematografica», occorre quindi potenziare il modello cooperativo rilanciando «una nuova stagione di protagonismo dei soci».

Per raggiungere questo obiettivo Lucchi ha anticipato tre dei punti chiave su cui baserà il suo mandato: organizzazione interna, dimensione istituzionale della Romagna, nuovo patto con le amministrazioni locali.

  • organizzazione interna;
  • dimensione istituzionale della Romagna;
  • nuovo patto con le amministrazioni locali.

Un nuovo modello organizzativo

«Dobbiamo rafforzare un nuovo modello organizzativo di Legacoop Romagna: orizzontale, basato sui territori, e verticale, con al centro Federcoop Romagna, il nuovo Centro studi sulla cooperazione, in fase di costituzione, i servizi per le imprese in ambito energetico».

Il “Progetto Romagna” su cui punta l’associazione sin dalla sua costituzione, ormai dieci anni fa, è sempre valido.

«Sollecitiamo i territori delle Province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini a rappresentare l’ambito sul quale innestare i poteri, le attribuzioni e le funzioni di un nuovo ente intermedio, collocato tra i Comuni e la Regione. E sollecitiamo anche la Regione Emilia-Romagna a riprendere in mano con convinzione il tema delle riforme istituzionali e della distribuzione funzionale delle deleghe».

Quello che serve è «un accordo di programma fra le tre province per esercitare insieme le competenze attualmente loro assegnate dalle leggi, anche ampliando gli ambiti della loro collaborazione».

Infrastrutture e sviluppo della Romagna

Va visto in questo quadro il disegno attorno al quale collocare le infrastrutture necessarie per rafforzare la Romagna, a partire dal Porto di Ravenna e dal “corridoio adriatico”, da rilanciare «come grande asse strategico di sviluppo del Paese».

Tra gli interventi indicati figurano la implementazione dell’alta velocità Bologna - Rimini e la metropolitana di costa e la realizzazione della quarta corsia autostradale nel tratto Bologna - San Lazzaro di Savena, diramazione per Ravenna), sfruttando l’occasione unica del PNRR, visto non in modo frammentario, ma come «Piano strategico per il Paese».

Sanità territoriale e amministrazioni locali

Infine un nuovo patto con le Amministrazioni locali” per la programmazione della sanità territoriale del futuro e dell’integrazione sociale e sanitaria.

«Perché senza una buona rete di servizi, la Romagna tornerebbe ad inizio Novecento» e perché «riprogettare i servizi significa anche essere consapevoli di come il lavoro vada pagato di più».

«A partire da quello dei cooperatori, il cui impegno è prezioso e insostituibile», ma che «sono in difficoltà e occorre che Sindaci, Amministratori regionali e soprattutto Governo, ne siano consapevoli».

Sempre però «continuando a guardare la realtà con gli occhi degli ultimi» e con l’orgoglio di chi ha fatto la storia di questa terra.

Cooperazione e qualità della vita

«Abbiamo il dovere di preservare quella spinta. Decine di migliaia di persone credono nella cooperazione, in Romagna. Ogni giorno riceviamo giovani che vogliono fondare cooperative, con modalità diverse da un tempo. Ma sempre con quello spirito».

In Romagna le cooperative di Legacoop hanno 21000 dipendenti, ottantamila soci, un romagnolo su dodici è affiliato a Legacoop.

«Ribatto che questa rete consente una buona parte della qualità della vita. Servizi sanitari, anziani, scolastici, distribuzione alimentare, produzione e trasformazione in agricoltura».

«Se la Romagna è passata da essere poverissima a ciò che è oggi lo deve a tanti soggetti, tra essi la cooperazione. Anche quella “rossa”, come la definisci tu».

Informazione, giornali e partecipazione democratica

La lettura dei giornali avvia la giornata? «Immancabilmente. Alla cinque di ogni mattina la lettura parte aprendo l’app de il Resto del Carlino, il primo ad essere presente on line. Non saprei rinunciare a questa abitudine, fondamentale per il mio lavoro ma prima ancora per la mia persona».

Nel 2018 fu sottoscritto un accordo tra il Comune di Cesena, di cui ero sindaco, e la Federazione nazionale giornalai Confesercenti. L’alleanza, siglata sotto l’egida della Federazione italiana editori di giornali, puntava a sostenere le edicole e la diffusione della stampa.

Legacoop Romagna ha lanciato l’iniziativa ’Più giornali più libertà’. «Abbiamo fatto sì che le 380 cooperative romagnole aderenti ricevessero in edicola per i loro dipendenti copie del quotidiano».

«Promuovere l’informazione libera significa valorizzare la partecipazione democratica alla vita dell’impresa e della comunità, principi fondanti del movimento cooperativo».

Come vede il futuro della carta stampata? «Non compromesso. Da un’interessante indagine letta proprio sul Carlino si apprende che, se da una parte ci si informa sempre più online, dall’altra la carta stampata resiste per la sua garanzia di affidabilità».

Partecipazione politica e ricambio generazionale

Il centrosinistra, che in Romagna tre anni fa pareva in crisi, è tornato a dare le carte. Dopo la batosta subita a Forlì nel 2019, ha vinto ovunque: a Ravenna, Rimini, Faenza, Cervia, Cesenatico, etc.

«Lo dico da osservatore, non ho poteri all’interno del partito: il Pd dovrebbe sentire la responsabilità più di altri, non solo perché guida quasi tutte le comunità maggiori ma anche perché ha abitudine di governo più radicata. La conoscenza del territorio, l’esperienza, obbliga il partito ad assumersi onori ed oneri».

«No, però l’ascesa di quei movimenti ha evidenziato i limiti del Pd, che ha fatto gran fatica a individuare i cambiamenti necessari. Oggi il Pd ha nuovi amministratori e dà l’idea di aver capito la lezione».

Il ruolo delle donne nelle istituzioni

Cesena, Ravenna, Rimini, Faenza, Cervia, Cesenatico, non hanno mai avuto un sindaco donna, Forlì uno solo, Nadia Masini. Una su oltre duecento.

«Non va bene affatto. Se tu avessi fatto la stessa ricerca sui gruppi dirigenti dei partiti sarebbe lo stesso, o anche su gran parte del sistema d’ impresa, associativo, sindacale. Si deve riflettere».

«Occorre trovare la chiave di volta effettiva delle pari opportunità. Al di la delle quote, delle normative, etc.».

La scelta di non ricandidarsi

Nel 2018, in occasione delle elezioni politiche, a Cesena Pd e centro sinistra ebbero il peggior risultato della storia. Passarono da due parlamentari eletti, tre considerando Sandro Gozi, a nessuno.

«Assolutamente no. Non mi candiderò più a nessuno ruolo politico o amministrativo, né a Cesena, né in Regione, né per il Parlamento. il mio mestiere mi appaga e mi dà adrenalina».

«Sosterrò chi vorrà candidarsi, specialmente se più giovane di me. Serve ricambio».

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