La Casa dei Padri Missionari Vincenziani nel Borgo Vergini di Napoli

La Casa dei Padri Missionari Vincenziani, conosciuta anche come Complesso Monumentale Vincenziano, Casa della Missione o Casa dei Vergini, è una struttura settecentesca sorta nel 1669 sui resti del convento trecentesco dei Padri Crociferi, nel cuore del Borgo Vergini di Napoli.

Il complesso conserva una cripta medievale, la Chiesa di San Vincenzo de’ Paoli progettata da Luigi Vanvitelli, la Sala dell’Assunta, il Refettorio settecentesco, la Cappella delle Reliquie, la Cappella d’Estate e ambienti storici legati alla formazione spirituale del clero, alle missioni popolari e alla vita dei Padri Missionari Vincenziani.

Borgo Vergini e Complesso Vincenziano

Che cos’è la Casa dei Padri Missionari Vincenziani

Il Complesso Monumentale Vincenziano è Casa dei Padri Missionari Vincenziani. È identificato e chiamato da alcuni Convento o Monastero dei Padri Vincenziani, attribuzione errata vista la grande differenza che esiste tra gli ordini religiosi conventuali e mendicanti e quelli di vita attiva come i Vincenziani la cui formula è una società di vita apostolica.

I visitatori possono contemplare le sue bellezze nel cuore pulsante del Borgo Vergini di Napoli, tappa suggestiva dell’antica Neapolis fuori le mura, ricca di testimonianze archeologiche, spirituali, architettoniche e storiche.

Oggi, alla ricerca di un tesoro nascosto della nosta città, ci dobbiamo recare nel cuore del caratteristico e storico Borgo dei Vergini, dove tra misteriose catacombe, ipogei , sotterranei e antichi palazzi è nascosto uno dei complessi monumentali più importanti di Napoli.

L’antico Complesso monumentale Vincenziano, immerso nella storia e nella tradizioni di uno dei luoghi più caratteristici della città, è infatti situato di fronte al noto Palazzo dello Spagnolo del famoso Rione sanità.

Le origini nel Borgo Vergini

Nasce nel 1669, nell’antico Borgo Vergini di Napoli sui resti del convento trecentesco dei Padri Crociferi, ordine ospedaliero di origine medievale, le cui vestigia sono ancora riconoscibili nell’antica cripta.

Il Complesso Monumentale Vincenziano nasce nel 1669, sui resti del monastero trecentesco dei Padri Crociferi, ordine ospedaliero di origine medievale, le cui vestigia sono ancora riconoscibili nell'antica cripta.

Il Cardinale Innico Caracciolo, giunto a Napoli, avendo conosciuto i Missionari Vincenziani a Roma, li chiamò per affidare loro il ministero della formazione del Clero e dell’Evangelizzazione delle popolazioni rurali.

La sua storia ebbe inizio quando il Cardinale Innico Caracciolo, prima ancora di essere nominato Arcivescovo di Napoli, nel 1665 aveva conosciuto i Missionari Vincenziani a Roma, presso Montecitorio (prima Casa della Missione a Roma).

Egli era rimasto edificato dalla vita esemplare dei Missionari e del loro tratto umile, semplice e devoto, testimone dello zelo nell’opera delle Missioni e degli Esercizi del Clero.

Si era così convinto che la venuta a Napoli dei Vincenziani avrebbe giovato enormemente alla formazione spirituale del Clero e alla Evangelizzazione delle popolazioni rurali.

L’arrivo di Cosimo Galilei a Napoli

Divenuto poi Arcivescovo di Napoli chiamò in città uno dei Missionari che aveva conosciuto e stimato a Roma per valutare la possibilità di fondare una casa della missione in città nella propria diocesi e nei dintorni della provoncia napoletana.

Il primo missionario vincenziano ad arrivare a Napoli nel 1668 fu Cosimo Galilei, nipote diretto di Galileo Galilei.

Egli era nipote diretto del famoso scienziato e astronomo Galileo Galilei e giunse a Napoli, da Roma, il 2 marzo del 1668, dopo quattro giorni di viaggio.

Cosimo, primo superiore della nuova Casa Missionaria, era custode delle carte e dei manoscritti del “Galileo”.

Il padre reossi conto del gra lavoro da fare chiese di essere raggiunto a Napoli nella sua missione da altri due confratelli ( De Bonitatibus e Agostini).

Dall’aprile al dicembre del 1668, i tre Padri Vincenziani realizzarono cinque missioni (Casoria; Arzano; Casavatore; S. Pietro a Patierno; Calvizzano) che sortendo un effetto positivo sulla popolazione convinsero maggiormente il Cardinale dell’opportunità di una fondazione vincenziana in Diocesi.

La prima sede e l’ampliamento della Casa

Intanto i frati dopo una breve ospitalità presso il Palazzo Arcivescovile, erano stati trasferiti in un piccolo appartamento nei pressi della Chiesa di S. Maria della Stella. dove avevano anche iniziato a ospitare chi voleva vivere con loro l’esperienza degli Esercizi spirituali.

Diventava quindi sempre più necessario offrire ai Missionari Vincenziani una sistemazione più decorosa e stabile.

Il Cardinale a quel punto decise di trasferire i frati missionari nell l’ex convento dei Padri Crociferi, giunti a Napoli nel 1334 e ormai andati via già dal 1653.

Si trattava di una struttura piccola, semipericolante, fuori dalle mura della città.

I Padri missionari accerrarono volentieri questa piccola realtà ritenendola più adatta alla vita semplice di pochi confratelli, orientati soprattutto alle missioni al popolo delle campagne, Questo luogo era facilmente raggiungibili da parte di chi viveva ai margini della città ed avevano ragione perchè ben presto , la piccola struttura si rivelò inadeguata ad ospitare i numerosi Chierici e Cavalieri che chiedevano di poter fare gli Esercizi spirituali presso i Padri Vincenziani.

Il Cardinale Innico Caracciolo, giunto a Napoli, avendo conosciuto i Missionari Vincenziani a Roma, li chiamò per affidare loro il ministero della formazione del Clero e dell’Evangelizzazione delle popolazioni rurali.

I missionari giunsero a Napoli nel marzo del 1668 nell’ex convento dei Padri Crociferi (Rione Sanità).

Ben presto, la piccola struttura si rivelò inadeguata ad ospitare i numerosi Chierici e Cavalieri che chiedevano di poter fare gli Esercizi spirituali presso i Padri Vincenziani.

Così, dal 1707, iniziò a delinearsi il progetto di ampliamento della Casa la cui espansione fu consolidata con l’apporto di donatori importanti, come la Duchessa di S. Elia, Maria Giuseppa Von Starhemberg, grazie alla quale fu possibile accedere a maestranze di eccellenza e affidare il progetto della Chiesa, intitolata a S. Vincenzo de’ Paoli, al regio architetto Luigi Vanvitelli, al quale si devono anche l’ingresso, i corridoi e la Cappella delle Reliquie.

Le donazioni e l’architettura settecentesca

Facoltose donazioni della nobiltà napoletana, lungo il 1700, permisero ai Missionari Vincenziani di usufruire delle maestranze migliori e di architetti di spicco come Michelangelo Giustiniani e Luigi Vanvitelli.

Grazie a queste donazioni di nobili benefattori ebbero sopratutto la possibiltà di poter usufruire di maestranze e architetti di spicco, tra cui Michelangelo Giustiniani e Luigi Vanvitelli e nel frattempo arricchire il proprio patrimonio spirituale con molteplici reliquie di martiri, realizzando una cappella apposita per custodirle ( la cappella delle reliquie ).

Nel corso del XVIII secolo, grazie alle generose donazioni della nobiltà napoletana, i Missionari Vincenziani iniziarono ad acquistare diverse proprietà limitrofe con l’intento di «fare isola», come si diceva a quel tempo.

Grazie alla donazioni di Nobili benefattori, sostenitori dell’opera dei Padri, si iniziò ad acquistare diverse proprietà limitrofe, con l’intento di «fare isola», come si diceva a quel tempo.

Così, dal 1707, iniziò a delinearsi il progetto di ampliamento della Casa la cui espansione fu consolidata con l’apporto di donatori importanti, come la Duchessa di S. Elia, Maria Giuseppa Von Starhemberg, grazie alla quale fu possibile accedere a maestranze di eccellenza e affidare il progetto della Chiesa, intitolata a S. Vincenzo de’ Paoli, al regio architetto Luigi Vanvitelli, lo stesso della Reggia di Caserta ) al quale si devono l’ingresso, l’elegante essenziale corridoi e la Cappella delle Reliquie.

La Chiesa di San Vincenzo de’ Paoli

La luminosa Chiesa di San Vincenzo de’ Paoli opera di Luigi Vanvitelli così come i corridoi del piano terra, conserva alcune tele di pregio come il San Vincenzo de’ Paoli in gloria di Francesco De Mura sull’altare maggiore.

La luminosa Chiesa di San Vincenzo de' Paoli opera di Luigi Vanvitelli (come i corridoi del piano terra), conserva alcune tele di pregio come il San Vincenzo de’ Paoli in gloria di Francesco De Mura sull’altare maggiore.

Il percorso di visita porta, poi, alla scoperta della luminosa Chiesa Vanvitelliana, la cui pala d’altare rappresenta San Vincenzo de’ Paoli in gloria è una magnifica opera di Francesco De Mura.

Questo chiesa con la sua cupola ovale e’ unica nel suo genere . Si tratta di un piccolo gioiello che parla con la luce.

L’aria che si respira in questo spirituale luogo è di completa abbraccio con la fede .

Nella chiesa, sopra il grande portale d’ingresso è situato il vano dell’organo, in radica di noce, di manifattura napoletana del ‘700, ennesimo dono della duchessa di Sant’Elia, il cui intradosso è segnato da una grande conchiglia.

Il pavimento è invece caratterizzato nella sua parte centrale da stemmi nobiliari del casato austriaca della duchessa di Sant’Elia , la prima grande benefattrice del complesso .

N.B. Sono settecenteschi anche il coro in radica di noce, posto nel presbiterio, il lavamano in marmo nella sagrestia e il grande organo in legno dorato ed intagliato, di fattura napoletana del XVIII secolo.

La cripta medievale e le sepolture

Oltre alla Cappella delle Reliquie, fanno parte del Complesso Monumentale Vincenziano anche la Cripta medievale (dove sono visibili le murature medievali del convento dei Crociferi) sotto la chiesa di San Vincenzo de’ Paoli.

Sotto a questa lapide si cela una cripta medievale , dove riposano le spoglie della stessa duchessa di Sanr’Elia ma anche di Domenico Cotugno uno dei padri della medicina moderna a cui è stato dedicato uno dei noti ospedali di Napoli nella zona dei Camaldoli .

Lasciata la cripta e spostandoci verso due antiche porte , troveremo il camposanto originario del complesso dove venivano sepolti i missionari vincenziano , i benefattori e coloro che avevano legato la loro vita a questo luogo sacro.

Recentemente nella Cripta della duchessa di Sant’Elia, sono state ritrovate le spoglie mortali di Domenico Cotugno, importante luminare della medicina del ‘700 a Napoli, di cui si era persa traccia dopo i bombardamenti del 1943.

Il giorno 30 novembre 2018, per solennizzare questo ritrovamento, è stata affissa una targa commemorativa il 30 novembre 2018.

La Cappella delle Reliquie

Per conseguire la propria missione di evangelizzazione, i Padri arricchirono il proprio patrimonio spirituale con molteplici reliquie di martiri, realizzando una Cappella apposita per la loro custodia.

La Cappella delle Reliquie, di architettura vanvitelliana, è stata aperta al pubblico, per la prima volta, il 25 settembre 2016.

Risalendo al piano superiore attraverso una scala giùngiamo ad una cappella segreta dov’è tra le tante reliquie si custodiscono tesori preziosi come il quadro dell’anima dannata .

L’altare della cappella è su disegno di Luigi Vanvitelli, mentre il quadro dell’Addolorata è di Paolo De Matteis.

Cappella delle Reliquie vanvitelliana

Le reliquie e gli oggetti liturgici

Al suo interno reperti dal forte valore spirituale: reliquie di Santi martiri, conservate in ostensori di legno intagliato e dorato, usate dai Padri lungo il corso dei secoli durante le missioni al popolo e gli esercizi spirituali; il misterioso Quadro dell’anima dannata, giunto da Firenze nel 1700; reliquie di Santi vincenziani, passati per la Casa della Missione; accessori liturgici e paramenti sacri di fattura ottocentesca napoletana.

Al suo interno reperti dal forte valore spirituale: reliquie di Santi martiri, conservate in ostensori di legno intagliato e dorato, usate dai Padri lungo il corso dei secoli durante le missioni al popolo e gli esercizi spirituali; il misterioso Quadro dell’anima dannata, giunto da Firenze nel 1700; reliquie di Santi vincenziani, passati per la Casa della Missione.

La preziosa reliquia di Sant’Alfonso Maria dei Liguori, convertitosi durante gli esercizi spirituali nella Casa Vincenziana.

Inoltre sono presenti accessori liturgici e paramenti sacri di fattura ottocentesca napoletana.

Il Quadro dell’anima dannata

Il dipinto giunto da Firenze nel 1700, racconta l’amore di una donna che si innamora di un cavaliere ma finisce in rovina per quell’amore impossibile.

Alla sua morte il cavaliere diventa sacerdote e prega per lei finché lo spirito della donna riappare infuocato dicendogli che oramai è troppo tardi e che resterà’ dannata per sempre.

Sul quadro sono visibili nella parte bassa, le impronte delle sue mani infuocate.

L’ampolla con il sangue di San Gennaro

In quell’occasione è stata resa nota e visibile un’altra ampolla contenente il sangue di San Gennaro, patrono della città partenopea.

L’ampolla è la terza ufficialmente certificata, infatti al momento del suo ritrovamento era corredata di un documento d’epoca, un’autentica del Vescovo di Ferentino datata 1793, in cui viene specificata la donazione ai Padri della Congregazione della Missione di Napoli.

E non è finita perché qui e’ conservata la terza ampolla con il sangue di San Gennaro,patrono della città partenopea.

La reliquia di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

Nella cappella delle reliquie si trova anche una reliquia con uno schizzo di Sant’Alfonso Maria de Liguori che proprio qui, nella ^Casa dei Vergini” si convertì e compose “Quanno nascette Ninnu”. la versione napoletana dell’inno natalizio “Tu scendi dalle stelle”.

La Sala dell’Assunta

Nella Sala dell’Assunta si impone una luminosa tela di Santolo Cirillo con l’ Assunzione della Vegine (1733), attualmente viene utilizzata anche per concerti, convegni ed eventi.

Nell’ampia e lineare Sala dedicata alla Vergine Assunta, si impone una luminosa tela di Santolo Cirillo (1733).

Nella Sala dell’Assunta, prima chiesa dei Padri, si impone una luminosa tela di Santolo Cirillo con l’Assunzione della Vergine (1733); essa attualmente viene utilizzata anche per concerti, convegni ed eventi.

Il Refettorio settecentesco

Nel grande Refettorio, la grande tela “La Cena di Gesù dal ricco fariseo”, del pittore napoletano Gerolamo Cenatiempo (1741), accompagna i pasti degli ospiti, ammonendo sulla necessità di lasciarsi raggiungere dagli esclusi.

Nel Refettorio, la grande tela La Cena di Gesù dal ricco fariseo, del pittore napoletano Gerolamo Cenatiempo (1741), accompagna i pasti degli ospiti, ammonendo sulla necessità di lasciarsi raggiungere dagli esclusi.

Ma prima di andar via non dimenticate di visitare il Refettorio dove vi attende una maestosa tela settecentesca di Gerolamo Cenatiempo, allievo di Luca Giordano, scampata al bombardamento della seconda guerra mondiale.

La Cappella d’Estate

Al primo piano si trova la Cappella d’Estate, chiesa ad uso riservato dei Padri Vincenziani, con la tela della Sacra Famiglia del pittore Paolo De Maio.

La cosiddetta Cappella d’Estate al primo piano ( la cappella è conosciuta anche come chiesa gemella ).

Il percorso di visita

Lungo il percorso di visita, curato dall’Associazione Getta la rete, è possibile visitare la Cripta medievale, la Sala dell’Assunta, il Refettorio settecentesco, la Chiesa vanvitelliana e i suoi corridoi, oltre alla suggestiva Cappella delle Reliquie che, insieme a numerose reliquie di Santi martiri e vincenziani, custodisce il misterioso Quadro dell’anima dannata e una inedita ampolla del sangue di san Gennaro, patrono della città partenopea.

Lungo il percorso di visita, oggi curato dall’Associazione Getta la rete, è possibile visitare di questo bellissimo sconosciuto gioiello del Rione Sanità, la Cripta medievale, la Sala dell’Assunta, il Refettorio settecentesco, la Chiesa vanvitelliana e i suoi corridoi, oltre alla suggestiva Cappella delle Reliquie che, insieme a numerose reliquie di Santi martiri e vincenziani, custodisce il misterioso Quadro dell’anima dannata e una inedita ampolla del sangue di san Gennaro, patrono della città partenopea.

Il percorso inizia partendo da un lungo corridoio al termine del quale al di sopra di una elegante porta troviamo l’immagine del fondatore di questo luogo : San Vincenzo de’ Pauli.

È grazie a lui che questo luogo divenne un centro di spiritualità e di carità per i poi poveri della citta’.

Qui riposa anche un uomo venerato da tanti : il venerabile Salvalore Micalizzi al quale ancora oggi molti rivolgono con fede autentica le loro preghiere affinchè vengano esaudite.

La sua santificazione è ‘ ancora in corso ma per chi viene a pregare in questo luogo il miracolo è già la speranza.

La Casa della Missione e la sua funzione spirituale

La Casa dei Padri Missionari Vincenziani nacque come luogo destinato alla formazione spirituale del clero e all’evangelizzazione delle popolazioni rurali.

I Padri missionari erano orientati soprattutto alle missioni al popolo delle campagne, mentre la Casa ospitava anche chi voleva vivere con loro l’esperienza degli Esercizi spirituali.

Per conseguire la propria missione di evangelizzazione, i Padri arricchirono il proprio patrimonio spirituale con molteplici reliquie di martiri, realizzando una Cappella apposita per la loro custodia.

Oggi, diverse Associazioni culturali, la stessa amministrazione comunale, le Parrocchie, stanno lavorando per ridare un nuovo volto al quartiere, per scrollare un modo di vedere, l’etichetta di un quartiere dove predominano criminalità, pericolo, abbandono, degrado.

In questi nuovi percorsi di rinnovamento e di bellezza ci siamo anche noi vincenziani con il nostro Polo Vincenziano che abbraccia le seguenti opere: i Missionari (Confessioni al Clero, Missioni al Popolo, percorsi biblici, animazione parrocchiale, animazione missionaria, riqualificazione dell’immobile); il Centro di Solidarietà, l’Associazione Portofranco (accoglienza minori, aiuto allo studio, laboratorio di creatività, laboratorio musicale, banco di solidarietà, orientamento al lavoro); l’Istituto Adler (assistenza ai malati psichici, recupero giocatori anonimi); l’Associazione Culturale Getta la Rete (itinerari spirituali, artistici, carismatici nella nostra Casa della Missione); l’Associazione Nabulesi (sviluppo di opportunità lavorative per giovani); la Società di San Vincenzo De’ Paoli che coordina l’ambulatorio Medico Solidale; la Cooperativa Raggio di Sole che coordina una comunità educativa per minori e adolescenti fuori famiglia La Quercia; l’Associazione Eleos per l’accompagnamento delle persone bisognose di una ripresa psico-fisica.

Visite e accesso al complesso

Nel Complesso Monumentale Vincenziano è possibile effettuare sopralluoghi previo appuntamento per organizzare visite, eventi, convegni, concerti e manifestazioni in linea con il decoro della casa.

Le visite al Complesso Monumentale Vincenziano sono possibili previo appuntamento con l’Associazione Getta la Rete.

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