Il Padre Nostro è l’unica preghiera che Gesù Cristo ha insegnato ai suoi discepoli e comprende ogni nostro bene, compresa la promessa certa del Regno di Dio anche sulla terra. Al centro della preghiera si trova la richiesta: “Venga il tuo Regno; sia fatta la tua Volontà, come in Cielo così in terra”.
In questa prospettiva, il Regno di Dio non consiste soltanto nel ricevere aiuti materiali o nel compiere alcune azioni conformi ai comandamenti, ma nel vivere nella Divina Volontà, uniti a Gesù e a Maria, affinché la Volontà del Padre diventi nella creatura principio di vita, luce, santità, ordine e comunione.
Una sola preghiera che comprende ogni bene
Da quando l’uomo ha cercato Dio abbiamo tanti brani di grande comunione, ad esempio: I Salmi, i Profeti che ci danno l’insegnamento della Parola, questo nel vecchio testamento. Poi con la venuta di Gesù Cristo sulla terra abbiamo avuto una sola preghiera, il Padre Nostro che comprende ogni nostro bene, compresa la promessa certa del Regno di Dio, anche in terra.
Gesù in tutta la sua vita, ha creato per i suoi figli, solamente una preghiera: “Il Padre Nostro”. Viene naturale pensare allora, che dentro a quelle parole, Lui, essendo Dio, abbia voluto racchiudere un significato, una intenzione e una santificazione tutte particolari e speciali; mi verrebbe da dire: intenzioni non sante, ma DIVINE.
Anzi, questa preghiera, contiene tutto ciò che Gesù voleva insegnare all'uomo per lodare il Padre, per glorificarlo e per chiedergli tutto ciò di cui, lui uomo, avesse avuto bisogno. Speciali nella “forma”, speciali nel “contenuto” e speciali nella “sostanza”, come pregava e auspicava anche San Giovanni Paolo II°, quando parlava della nuova evangelizzazione: quella evangelizzazione della quale il mondo, vedeva esserne assetato, e averne tanto bisogno.
Nel corso dei secoli sono nate tante preghiere per chiedere ora questo, ora quello. Mi vengono in mente le Orazioni di Santa Brigida, La Corona della Lacrime di Maria, il Santo Rosario, la Coroncina della Divina Misericordia, tutte molto belle e con tanti frutti, ma abbiamo un po’ dimenticato a chiedere l’Avvento del Regno di Dio, foriero di tutti i beni.
Per farci meglio comprendere Gesù nel Vangelo ci ha detto In Matteo 6,31-33 “Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.
Speciale nei “contenuti e nella sostanza”: perché ciò che insegna di chiedere al “Padre Celeste”, è quello di cui veramente e realmente ha bisogno, cioè le cose del Cielo, le cose di lassù, come dice S. Paolo, e non le cose della terra, come contrariamente spesso noi crediamo e pensiamo; quelle, ci dice nel Vangelo, ce le darà in sovrappiù.
Non ha detto: “Di che vi preoccupate?… Cercate prima il Regno di Dio e la sua Giustizia, e il Padre Vostro che sta nei Cieli, che conosce ogni cosa, tutto il resto ve lo darà in sovrappiù”; e il Regno di Dio da chiedere, è il suo “Fiat” da vivere in noi, quello stesso che chiede nella sua preghiera; e la “sua giustizia”, è il dovere che la creatura ha di cercarlo questo Regno, per farlo proprio e viverci dentro.
Proviamo a pensare cosa possiamo arrivare a fare, col non domandare ciò che Gesù ci invita a chiedere: cioè, a non chiedere il suo Regno e la sua Giustizia, e pregarlo per altri scopi, è andare contro la sua stessa preghiera, cioè, contro la sua Volontà.
Il Padre Nostro come testamento d’amore
In questa preghiera, Gesù ha voluto lasciare all'amata creatura, il suo vero e autentico testamento d’Amore: infatti un figlio non può amare di più il Padre Celeste, di come lo ama il figlio che vive totalmente in sé stesso, questa preghiera; e il Padre Celeste non può amare di più suo figlio, con l’accogliere ed esaudire questa preghiera che il figlio Gli fa.
Se questa preghiera poi, è il suo “Testamento d’amore” per la creatura, questa preghiera è anche il “testamento d’amore” della creatura per il suo Dio. Se pensiamo che a formarla nel suo Cuore, è stato Gesù, vuol dire che queste parole sono uscite, e continuano ad uscire ancora oggi, dal Cuore e dalla bocca di Dio Stesso.
E se Gesù è Dio, ogni suo respiro vale più di mille creazioni, ogni suo pensiero, vale più di tutta l’Eternità, e ogni sua parola vale più di milioni di mondi uniti insieme: ecco perché è importante ogni parola di questa preghiera; ogni parola pesa quanto pesa Dio; teniamolo presente quando la recitiamo!
Quindi ogni parola del “Padre Nostro” contiene in se un significato immenso di luce, di dolcezza, di verità, di pace, di purezza, di sapienza, di chiarezza e di amore.
Ma adesso possiamo comprendere che Gesù, insegnando la “sua” preghiera al Padre, ha voluto insegnare non solo una preghiera, parole, concetti, ma soprattutto uno spirito, il suo Spirito filiale, il suo rapporto di fiducia, d’intimità, di amore al Padre, di reciproca appartenenza e vicendevole totale donazione.
Ha voluto condividerlo con noi, ha voluto viverlo in noi e per mezzo nostro. Ha voluto dare a ognuno di noi il posto che Egli stesso occupa come Figlio nel Cuore del Padre. Ha voluto che con questa preghiera mettiamo nel nostro cuore tutto ciò che il Padre ha nel suo Cuore e facciamo comunione con Lui.
Così, il Padrenostro esprime nella prima parte il nostro desiderio delle cose del Padre (“il tuo Nome”, “il tuo Regno”, “la tua Volontà”) e nella seconda parte il nostro bisogno (“il nostro pane”, “i nostri debiti”, “rimetti a noi”, “liberaci”…) .
“Padre nostro”: la preghiera universale dei figli
“Padre nostro” - Chi è che parla? Chi è Figlio - Con che parla? Con la bocca? Con la mente? Sì, ma soprattutto con il cuore - Perché “nessuno conosce il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Lc 10,22) - E il Padre non è solo oggetto di conoscenza, ma di esperienza viva, l’esperienza dell’amore.
Per questo lo Spirito grida nel nostro cuore: “Abbà, Padre!” (Rom 8,15).
La preghiera del “Padre Nostro” è una preghiera che coinvolge tutte le creature, è cioè preghiera universale, come Gesù stesso l’ha voluta, per tutti! E solo così deve essere.
Se la preghiera non è universale, non è preghiera della quale Dio si innamora. L’escludere dall'intenzione anche una sola anima, non sarebbe preghiera per tutti, e quindi non sarebbe né universale, né pienamente gradita a Dio: Gesù ci insegna che ama ogni singola creatura umana, tanto quanto tutte le altre creature umane unite insieme.
Quindi nessuno deve essere escluso dall'essere beneficato dalla preghiera del “Padre Nostro”. Dio è Padre di tutti, quindi diremo sempre: “Padre Nostro” e non “Padre mio”; e non dimentichiamo che quando lo recitiamo, ci rivolgiamo a Colui che ci ha dato la vita, a Colui che ne è l’Autore e Creatore e conservatore.
Il Padre è colui che accende la vita del figlio, la madre è colei che la accoglie in sé per svilupparla. Il padre trasmette al figlio la sua stessa entità, gli trasmette il suo stesso germe, trasmette nel figlio il suo DNA.
Qual è la prova incontestabile che conferma la paternità di un padre per suo figlio? È il suo DNA, che racchiude la stessa storia e la stessa vita sia del padre che del figlio. Da questo si conosce la genealogia del figlio: conoscendo le sue origini.
E le nostre origini sono in Dio, quindi abbiamo in noi stessi il DNA di Dio Padre: siamo figli suoi, Figli di Dio Padre, perché veniamo da Lui, e quindi, come figli, abbiamo in noi le Sue stesse caratteristiche.
“Che sei nei cieli”: la presenza del Padre nell’anima
Che sei nei cieli - Non solo nel Cielo, ma anche in terra e ovunque e sempre, Tu che dai vita ad ogni battito di ogni cuore, Tu che accendi ogni pensiero in ogni mente, come accendi di luce ogni mattina il sole e ogni sera tutte le stelle, come curi ogni fogliolina di ogni pianta e ogni essere della tua Creazione in vista della finalità che Tu hai preparato…
Ma soprattutto, Tu ti compiaci di essere nel cuore e nello spirito di ogni figlio tuo: questi sono i tuoi “cieli”.
Se il cielo sopra le nostre teste è uno soltanto, come mai Gesù ha detto “che sei nei cieli” al plurale, e non ha detto “che sei nel cielo”? I cieli dei quali parla Gesù, non è il cielo che noi vediamo, la stupenda volta azzurra che è sopra la nostra testa.
I cieli dei quali parla Gesù, i cieli nei quali risiede e si trova il Padre Celeste, sono i cieli della nostra anima, dove le stelle sono le Sue virtù, i fiori sono le Sue opere, e il sole che vi risplende è la Sua Divina Volontà regnante.
Questi cieli sono di gran lunga più grandi e più belli del cielo che vediamo sopra il nostro capo. È lì nei cieli dei nostri cuori che abita Dio Padre con il Figlio e con lo Spirito Santo; non in altri cieli, ma lì in questi cieli della nostra anima.
Quanto corriamo, a destra e a sinistra, di qua e di là per incontrarlo questo amato Padre Celeste, mentre Lui è lì, dentro il cielo della nostra anima, vicino a noi più di quanto noi immaginiamo. Dice Papa Benedetto XVI°: “Dio è più intimo a me, più di quanto lo sia io stesso!”
E quanto ci parla da questo cielo, ma noi non Lo sentiamo! Questo perché il nostro orecchio è più attento e sensibile alla voce e alle lusinghe del mondo che alla sua voce nel nostro cuore; mentre Gesù nel S. Vangelo dice: “Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno ancora prima che glielo chiediate”, sempre che vi fidiate di Lui.
Pensiamo, se risiede e vive dentro di noi, come può non conoscere le nostre reali necessità, quelle vere, come può non conoscere i nostri pensieri, i nostri desideri? Lui che è Dio e che conosce ogni cosa, che conosce tutto e dispone di tutto?
E invece di ricorrere a Lui, ci rivolgiamo a dei maghi o cartomanti! Quanto siamo pazzi! Abbandoniamoci allora come morti sulle sue braccia, e il nostro impegno sia solo il renderGli questo cielo che è in noi, il più bello, il più santo e il più immacolato possibile, preparandogli così una dimora degna, degna di un Dio che ci è Padre, e che vuole a tutti i costi venire a vivere e regnare in noi.
E come deve essere questa dimora perché possa essere tanto bella e santa da essere degna di Dio? Non può essere certo la nostra povera umanità, imbrattata dal peccato come è.
Questa dimora sapete qual è? È la stessa SS. Umanità di Gesù e di Maria Santissima, che per amore ci fanno dono di Sé Stessi proprio per questo preciso scopo: Preparare nel cielo della nostra anima, una degna dimora a Dio Padre.
Dio, può trovare degna dimora solamente in un altro Dio, ecco spiegato il perché, di avere in noi la SS. Umanità di Gesù e di Maria SS. ed ecco la degna dimora per Dio.
“Sia santificato il tuo Nome”: l’adorazione nella Divina Volontà
Sia santificato il tuo Nome - Ma il tuo Nome è di per sé Santo, come ha proclamato la Vergine nel Magnificat - Ma dire così è esprimere un grande desiderio: che il tuo nome di Padre sia riconosciuto, sia onorato e glorificato, che Tu ti possa sentire “realizzato” come Padre in ognuno dei tuoi figli, che ogni figlio sia il tuo vanto, la tua soddisfazione e la tua gloria!
“Santificare” vuol dire “adorare” nel senso più stretto della parola.
Vol.16 - 13/05/1924: “Figlia mia, la vera e perfetta adorazione sta nell'accordo completo dell’unione della Volontà di Dio con l’anima. Quanto più l’anima fa “una” la sua volontà con quella del suo Creatore, tanto più è completa e perfetta la sua adorazione; e se la volontà umana non è “una” con la Divina, molto più se da Dio è lontana, non si può dire che è adorazione, ma ombra, oppure come tinta senza colore, che non lascia neppure la traccia; e se la volontà umana non è disposta a ricevere il bacio dell’unione della Volontà Suprema, invece di adorazione può essere insulto e disprezzo.
“Venga il tuo Regno”: il Regno della Divina Volontà
Venga il tuo Regno - Che cosa è il tuo Regno? “Il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rom 14,17).
Sì, va bene, ma queste cose sono frutto di qualcosa: il tuo regnare è che la tua Volontà si realizzi nelle tue creature.
Ma perché invochiamo che venga? Perché non dire che “andiamo” ad esso? Perché ancora si deve realizzare qui, sulla terra; in Cielo già è realizzato.
Quindi il tuo Regno è che sia fatta la tua Volontà, come in Cielo, così in terra.
Ma questo è molto di più di compiere noi le cose che Tu ci comandi, quello che Tu vuoi: è chiedere che quello che la tua Volontà è per Te, così sia per noi; come è per il Padre, così sia per i figli.
E che cosa è per Te, o Padre, la tua adorabile Volontà? - Ecco, la Volontà del Padre è la stessa e unica Volontà delle tre Divine Persone: la vostra Volontà è come “il Cuore” palpitante d’Amore, che gli basta volere per fare, è come “la sorgente” della Vita della SS. Trinità.
Proprio questo Tu vuoi che sia anche per noi.
In un brano del volume 31 - 24/2/1933, Gesù dice: “Figlia mia benedetta, ciò che è impossibile agli uomini, tutto è possibile a Dio. E se fosse impossibile che la mia Volontà possa regnare come in cielo così in terra, la mia bontà tutta paterna non avrebbe insegnato la preghiera del “Pater Noster”, perché fare pregare per cose impossibili, non l’avrei né Io recitato con tanto amore per primo, mettendomi a capo di tutti, né l’avrei insegnato agli Apostoli affinché l’insegnassero a tutto il mondo COME LA PREGHIERA PIÙ BELLA E PIÙ SOSTANZIOSA DELLA MIA CHIESA… (Questo vuol dire che tutto ciò che domanda lo si può ottenere!)
Sicché tutto ciò che ho manifestato sulla mia Volontà sta racchiuso in quelle sole parole: “SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSÌ IN TERRA”. In queste poche parole sono racchiusi abissi di grazie, di santità, di luce, e abissi di comunicazioni e trasformazioni divine tra il Creatore e la creatura”.
Quel “Come in Cielo così in terra”, è la Divina Volontà vissuta totalmente, sempre e perfettamente.

La promessa del Regno nel Pater Noster
La mia povera mente si sente come fissata nel Fiat Supremo e mi sento come una piccola bambina, che siccome le piacciono le belle lezioni della sua amata maestra, le si gira sempre intorno facendole mille domande, per avere il piacere di sentirla parlare e apprendere altre lezioni più belle, e mentre la maestra parla, essa se ne sta con la bocca aperta ad ascoltarla, tante sono le belle sorprese che le fa delle sue lezioni.
Tale sono io, una piccola piccina che mi aggiro intorno alla luce della Divina Volontà, più che maestra, ché voglio attingere la sua vita dalle belle lezioni che fa alla piccola anima mia, ed Essa, perché piccola, si compiace di contentarmi, dandomi tale sorprese di lezioni divine, non mai da me pensate.
Onde, mentre pensavo al regno della Divina Volontà e mi sembrava come difficile il suo regnare sulla terra, il mio amato Gesù uscendo da dentro il mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, come Adamo peccò, Dio le fece promessa del futuro Redentore, passarono secoli, ma la promessa non venne meno, e le generazioni ebbero il bene della Redenzione.
Ora, quando venni dal Cielo e formai il regno della Redenzione, prima di partire al Cielo feci un’altra promessa, più solenne, del regno della mia Volontà, e questa fu nel Pater Noster, e per darle più valore e per ottenerlo più subito, la feci questa promessa formale nella solennità della mia preghiera, pregando il Padre che facessi venire il suo regno, che è la Volontà Divina come in Cielo così in terra;
mi mise Io a capo di questa preghiera, conoscendo che tale era la sua Volontà e che pregato da Me, non mi avrebbe nulla negato, molto più, che con la sua stessa Volontà Io pregavo e chiedevo una cosa dal mio stesso Padre voluta, e dopo d’averla formato questa preghiera innanzi al mio Padre Celeste, sicuro che mi veniva accordato il regno della mia Volontà Divina sulla terra, l’insegnai ai miei apostoli, affinché l’avessero imparato a tutto il mondo, perché uno fosse il grido di tutti: “Sia fatta la Volontà tua, come in Cielo così in terra”.
Promessa più certa e solenne non potrei fare; i secoli per Noi sono come un punto solo, ma le nostre parole sono atti e fatti compiuti.
Il mio stesso pregare al Padre Celeste: “Venga, venga il regno tuo, sia fatta la Volontà tua come in Cielo così in terra”, significava che con la mia venuta sulla terra il regno della mia Volontà non veniva stabilito in mezzo alle creature, altrimenti avrei detto: “Padre mio, il regno nostro che già ho stabilito sulla terra sia confermato, e la nostra Volontà domini e regni”.
Invece dissi: “Venga”, ciò significava che deve venire, e le creature devono aspettarlo con quella certezza che aspettarono il futuro Redentore, perché c’è la mia Volontà Divina legata e compromessa in quelle parole del Pater Noster, e quando Essa si lega, è più che certo ciò che promette.
Molto più che il tutto fu da Me preparato, non ci voleva altro che le manifestazioni del regno mio, e lo sto facendo, credi tu che le tante verità che ti sto facendo sul mio Fiat sia per darti una semplice notizia?
No, no, è perché voglio che tutti conoscano che il suo regno è vicino, e che ne conoscano le sue belle prerogative, affinché tutti amino, sospirino d’entrar a vivere in un regno sì santo, pieno di felicità e di tutti i beni.
Quindi, ciò che a te sembra difficile, alla potenza del nostro Fiat è facile, perché Esso sa smuovere tutte le difficoltà e conquidere tutto come vuole e quando vuole”.
“Sia fatta la tua Volontà, come in Cielo così in terra”
Questa Volontà Divina è al di là di tutto, al di sopra di tutto; ESSA È IN TUTTO: è nell'aria che respiriamo, nella luce del sole che ci illumina, nella terra che ci sostiene, nel cibo che ci nutre, nell'acqua che ci lava e ci disseta, nel vento che ci accarezza e ci ristora, nella pioggia che ci bagna, nel perdono del Sacramento, nell'efficacia di ogni Sacramento, nel respiro che ci dà la vita, nel moto che ci permette di muoverci, nel riposo che ci ricarica, nel lavoro di ogni giorno, nella gioia, nel dolore, nella ricchezza, nella povertà, e in tutte le altre cose, insomma in tutto.
Non esiste cosa o situazione che ci tocca che non sia “Volontà di Dio” voluta o permessa: voluta se porta Luce e Grazia, permessa se porta confusione, disordine.
Quindi senza Gesù non otteniamo nulla e non possiamo fare niente, neanche respirare!
Sempre nel Vangelo ci dice Giovanni 15,5: ‘Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fa nulla’.
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”
Dacci oggi il nostro pane quotidiano - Quale è il pane di cui abbiamo bisogno? Gesù ci ha parlato del pane del Cielo.
Ogni pane viene da Te, o Padre: il pane materiale e tutto ciò che per tua Volontà serve per sostenere la nostra vita, il Pane vivo disceso dal Cielo che è Gesù vivo nell’Eucaristia, e il terzo pane, quello di Gesù stesso, del quale ha detto: “Io ho un cibo che voi non conoscete… Il mio cibo è fare la Volontà di Colui che mi ha mandato” (Gv 4,32-33).
Ogni pane è del Cielo, perché ogni pane e ogni cosa buona viene da Te, o Padre, per portarci a Te. Ma se non lo riconosciamo come pane del Cielo, ma solo come pane della terra, ci porta a noi stessi e alla terra.
Allora non serve a “fare comunione” con Te, non serve per unirci a Te.
“Rimetti a noi i nostri debiti”
E allora, rimetti a noi i nostri debiti - Non solo i nostri peccati, disubbidienze e offese, ma queste ingiustizie verso di Te, che sono i debiti di riconoscenza, di adorazione, di gratitudine, di generosità, di amore.
Noi non siamo in grado di riempire questi vuoti, di coprire i nostri debiti: facciamo appello alla tua Misericordia.
È Gesù che te lo chiede ogni volta insieme a noi; ma Gesù aggiunge: Come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
Egli è Uomo con noi, ma è Dio con Te, e a questo punto, queste parole le pronunciate Voi, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: “come Noi”, un “Noi” con maiuscolo, perché il modello del vostro perdono non può essere il nostro modo di perdonare, ma è al contrario, il vostro perdono deve essere il modello del nostro.
Per questo, Gesù ci mette in bocca queste parole, affinché noi impariamo a perdonare come Voi.
“Non ci indurre in tentazione”
E non ci indurre in tentazione - Sì, Padre, che non sia necessario, Tu che sei “fedele, non permettere che siamo tentati oltre le nostre forze, ma con la tentazione ci dai anche la via d’uscita e la forza per sopportarla” (cfr 1 Cor 10,13).
Nessuno può essere tentato da Dio, perché Tu non puoi essere tentato dal male e non tenti nessuno al male. (cfr Gc 1,13-15).
Perciò, nel chiederti di non condurci dentro della tentazione o davanti al tentatore (questo vuol dire indurre), ti stiamo ripetendo la supplica di Gesù nel Getsemani: “Abba, Padre, se è possibile, allontana da Me questo calice”.
“Liberaci dal male”
Per tanto, “liberaci dal male” - Da ogni male, da ogni cosa che si oppone alla tua Volontà, da ogni cosa che ci separi e ci allontani da Te. Amen!
La seconda parte del Padre Nostro esprime il bisogno della creatura, mentre la prima parte orienta il cuore verso il Padre, il suo Nome, il suo Regno e la sua Volontà.
La fusione con Gesù e Maria
Ora con queste nuove rivelazioni d’amore di Gesù dei volumi del ‘Libro di Cielo’ abbiamo capito che solo fusi in Gesù e Maria possiamo vivere pienamente e ottenere tutto, chiedendo con forza L’Avvento del Regno di Dio per mettere ordine in un mondo di caos, guerre, disastri ambientali.
In una delle bellissime giaculatorie, del Libro ‘La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà’ si chiede: ‘Mamma santa vieni nell’anima mia, e fammi il miracolo di farmi possedere dalla Divina Volontà’.
Per entrare nella Divina Volontà occorre l’atto di fusione: ‘Gesù, fònditi in me e mi fondo in te, Gesù facciamo tutto insieme…’;
“Perciò voglio tutto te stesso quest’oggi, sempre insieme con me nella preghiera, nel lavoro, nei piaceri e nei dispiaceri, nel cibo, nei passi, nel sonno, in tutto; e sono certa che non potendo nulla da me ottenere con te otterrò tutto” (Libro di Cielo - Volume 11 cap. 2).
Ma che meraviglia essere sempre uniti come eravamo in principio quando fummo creati e avevamo la pienezza della Vita.
La condizione originaria dell’uomo
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica Capitolo primo, ai numeri 374-376 si legge di come l’uomo era completamente nella grazia di Dio, in una grande intimità con il Signore, tanto da essere esente dalla morte e dal dolore…
Ma che meraviglia essere sempre uniti come eravamo in principio quando fummo creati e avevamo la pienezza della Vita.
Venite con me nell’eden, dove ebbe principio la nostra origine, dove l’Ente Supremo creò l’uomo, e facendolo re gli dava un regno da dominare; questo regno era tutto l’universo, però il suo scettro, la sua corona, il suo comando venivano dal fondo dell’anima sua, in cui risiedeva il Fiat Divino come Re dominante, il quale costituiva la vera regalità nell’uomo.
Le sue vesti erano regali, fulgide più che sole; i suoi atti erano nobili, la sua bellezza era rapitrice; Dio l’amava tanto, si trastullava con lui, lo chiamava il mio piccolo re e figlio. Tutto era felicità, ordine ed armonia.
Quest’uomo, primo padre nostro, tradí se stesso, tradí il suo regno e, facendo la sua volontà, amareggiò il suo creatore, che tanto lo aveva esaltato ed amato, e perdette il suo regno, il Regno della Divina Volontà, nella quale tutto gli era stato dato.
Le porte del regno gli furono chiuse e Iddio ritirò a sé il regno dato all’uomo.
Ora vi devo dire un segreto: Iddio, nel ritirare a sé il Regno della Divina Volontá, non disse “non lo darò più all’uomo”, ma lo tenne a riserbo, aspettando le future generazioni per assalirle con grazie sorprendenti, con luce abbagliante da eclissare l’umano volere, che ci fece perdere un regno sí santo, e con tali attrattive di mirabili e prodigiose conoscenze della Divina Volontá, da farci sentire la necessità, il desiderio di mettere da banda il nostro volere che ci rende infelici, e slanciarci nella Divina Volontá, come nostro regno permanente.
Quindi il regno è nostro, coraggio…! Il Fiat Supremo ci aspetta, ci chiama, ci pressa a prenderne il possesso.
La conoscenza come via al Regno
Per recuperare completamente questa intimità dobbiamo, come prima cosa leggere e conoscere; dice Gesù: “Figlia mia, i mezzi principali per far regnare sulla terra il mio Fiat Divino sono le conoscenze di Esso.
Le conoscenze formeranno le vie, disporranno la terra per essere Regno suo, formeranno le città, faranno da telegrafi, da telefono, da poste, da trombettieri, per comunicare tra città e città, tra creature e creature, tra nazioni e nazioni, le notizie, le conoscenze importanti sulla mia Divina Volontà;
e le conoscenze di Essa getteranno nei cuori la speranza, il desiderio di ricevere un tanto bene. Da qui non si può sfuggire: un bene non si può volere né ricevere se non si conosce e, se si riceve senza conoscerlo, è come se non si ricevesse”. (Libro di Cielo - Volume 26, 7 agosto 1929).
Ora, guardando a Luisa Piccarreta e a quello che Gesù le ha fatto scrivere, mi viene da pensare che Gesù sia tornato a dettarle le “Verità” sulla Divina Volontà, proprio per spiegare con chiarezza e semplicità, cosa intendeva dire e chiedere al Padre Celeste, per le sue creature, nel “Padre Nostro”:
questa preghiera, ripeto, è il Suo vero “Testamento d’amore” e in questa preghiera sono racchiuse tutte le “Verità” necessarie ed indispensabili, per mezzo delle quali le creature possono entrare e vivere appieno in questo suo Regno della Divina Volontà.
Con questa preghiera, Gesù ci fa capire che gli “scritti” che ha dato a Luisa, la sua piccola figlia, sono veramente la strada che conduce al Suo Regno, sono la porta che, SOLA, permette di entrarci dentro a questo Regno e viverci come cittadini del Regno Stesso, e non come estranei o intrusi.
Sembra che Gesù, con i “36 volumi”, “L’orologio della Passione di N.S.G.C.”, “La Vergine Maria nel regno della Divina Volontà”, e tutti gli altri scritti di Luisa, sia venuto a spiegare, come solo Lui sa fare, cosa aveva voluto e vuole tuttora chiedere a Dio Padre per la creatura, con la preghiera del “Padre NOSTRO”; e alla creatura, ad insegnare cosa fare per ottenere ciò che chiede al Padre con questa “Preghiera”.
Collegando il contenuto con gli scritti che ha dato a Luisa, sembra, quasi, che Gesù abbia iniziato a scrivere le “Verità” sulla Divina Volontà, proprio con la preghiera del “Padre Nostro”, duemila anni fa, e poi che si sia fermato, ed aspettato, per continuarle e completarle, in questi tempi, con Luisa.
Non c’è intenzione necessaria che non sia contenuta in questa preghiera, e che quindi non venga richiesta al Padre; e non c’è atto d’amore più completo e perfetto, che vivendo questa preghiera, la creatura, possa dare allo Stesso suo Dio, per ripagarlo dell’amore che Gli deve, sia per sé stessa che per tutto il genere umano.
Mi sembra di capire, che nella preghiera del “Padre Nostro”, c’è la prima e l’ultima parola di tutte le “Verità” scritte sulla Divina Volontà; sembrerebbe uno sproposito, ma non credo che lo sia.
Il cammino nella Divina Volontà
Il modo per entrare nella Divina Volontà è semplicissimo! La missione degli apostoli é esigente, faticosa, pericolosa. I timori umani.
Il cammino dei nuovi apostoli e figli della Divina Volontà è invece semplice e facile, basta fare i passi giusti, ad incominciare dal primo: volere e sospirare con tutta fermezza di voler vivere nella Divina Volontà.
Poi ci sono gli altri successivi. Al resto ci pensa Gesù.
La dinamica della crescita nella vita nella Divina Volontà. Gen 46,1-7.28-30; Mt 10,16-23 Vol. 36, 6 maggio 1938 Omelia di don Pierpaolo Maria Cilla, venerdì 14 luglio 2017 XIV settimana del tempo ordinario anno A.
“Sono già stanco di aspettarvi”
Ma facciamo parlare Gesù: “Figli miei, figli miei, dove siete? Perché non venite al Padre vostro? Perché andate lontani da Me, raminghi, poveri, pieni di tutte le miserie?
I vostri mali sono ferite al mio Cuore; sono già stanco di aspettarvi, e giacché non venite, non potendo più contenere il mio amore che Mi brucia, vengo Io a cercarvi e vi porto il gran dono della mia Volontà.
Deh, vi prego, vi supplico, vi scongiuro ascoltatemi, movetemi a compassione delle mie lacrime, dei miei sospiri ardenti. (APPELLO DEL RE DIVINO NEL REGNO DELLA SUA VOLONTA’, Volume 1, Libro di Cielo, Gamba edizione).
Il dono della Divina Volontà
Se sapeste con quanto amore il mio Gesù vuol darvi il più gran Dono che esiste e in cielo e in terra, qual è la sua Volontà!
O, quante amare lacrime lui versa, perché vi vede che vivendo col vostro volere strisciate la terra, immiseriti…
Non siete buoni a mantenere un buon proposito, e sapete perché? Perché il suo Volere non regna in voi.
O, come Gesù piange, sospira sulla vostra sorte…, e singhiozzando vi prega che facciate regnare il suo Volere in voi.
Vuol farvi cambiare fortuna: da infermi, sani; da poveri, ricchi; da deboli, forti; da volubili, immutabili; da schiavi, re.
Non sono le grandi penitenze che vuole, non lunghe preghiere, né altro, ma che vi regni il suo Volere, e che la vostra volontà non abbia più vita.
Deh, ascoltatelo, ed io sono pronta a dare la vita per ciascuno di voi, a soffrire qualunque pena, purché apriate le porte dell’anima vostra per fare che il Volere del mio Gesù regni e trionfi sulle umane generazioni.
L’appello della Piccola Neonata della Divina Volontà
Mio dolce Gesù, sono qui nelle tue braccia per chiederti aiuto. Ah, tu conosci lo strazio dell’animo mio, come mi sanguina il cuore, la mia gran ripugnanza nel fare uscire tutto ciò che mi hai detto sul tuo Santissimo Volere…
L’ubbidienza s’impone! Tu lo vuoi, ed io, ancorché ne restassi stritolata, sono costretta da una forza suprema a compiere il sacrificio.
Ma ricordati, o mio Gesù, che tu stesso mi hai chiamata “La Piccola Neonata della tua Santissima Volontà”; quindi la neonata sa appena balbettare, e allora che farò io…?
Balbetterò appena del tuo Volere; tu farai tutto il resto, non è vero, o mio Gesù?
Anzi, fa’ che io scompaia del tutto, ed il tuo Volere sia quello che con caratteri divini ed incancellabili intinga la penna in quel sole eterno, e con caratteri d’oro scriva i concetti, gli effetti, il valore, la potenza della Volontà Suprema, e con l’anima che vive in essa, vivendo come nel suo centro, si nobilita, si divinizza, depone le sue spoglie naturali, ritorna al suo principio e, trionfante di tutte le sue miserie, riacquista lo stato d’origine, bella, pura, tutta in ordine al suo Creatore, come uscí dalle sue mani creatrici.
Scrivi tu su questa carta la lunga storia della tua Volontà, il dolore nel vederti respinto dalle creature nelle regioni celesti.
E tu, che come sole stando in alto, sebbene respinto, dardeggi i tuoi raggi su tutte le umane generazioni, vuoi scendere per venire a regnare in mezzo ad esse, e perciò mandi i raggi dei tuoi sospiri, dei tuoi gemiti, delle tue lacrime, del tuo intenso ed eterno dolore nel vederti esiliato, e come spezzata la tua con la volontà delle umane creature.
Perciò tu aspetti che ti chiamino in mezzo a loro, che ti ricevano come Re trionfante e ti facciano regnare come in cielo cosí in terra.
Scendi, o Volere Supremo! Sono io quella che per prima ti chiama; vieni a regnare sulla terra…!
Tu, che creasti l’uomo perché solo facesse il tuo Volere, che lui, ingrato, spezzò col ribellarsi a te, vieni a riannodare di nuovo questa volontà umana a te, affinché cielo e terra e tutto resti riordinato in te!
O, come vorrei mettere la mia vita, perché il tuo Volere sia conosciuto!
Vorrei spiccare il volo negli interminabili confini di esso, per portare ad ogni creatura il suo bacio eterno, la sua conoscenza, i suoi beni, il suo valore, i tuoi gemiti inenarrabili di voler venire a regnare sulla terra, affinché, conoscendoti, ti ricevano con amore, e, facendoti festa, ti facciano regnare…!
O Volere Santo, con i tuoi raggi luminosi sprigiona le frecce della tua conoscenza; fa’ conoscere a tutti che tu vieni a noi per renderci felici, ma non di una felicità umana ma divina, per darci il dominio di noi stessi perduto, e quella luce che fa conoscere il vero bene per possederlo e il vero male per fuggirlo, che ci rende stabili e forti, ma de una fortezza e stabilità divina.
Apri la corrente tra la Volontà Divina e l’umana, e dipingi col pennello della tua mano creatrice tutti quei lineamenti divine sulle nostre anime, da noi perduti col sottrarci ad essa!
Il tuo Volere ci dipingerà quella freschezza che mai invecchia, quella bellezza che mai scolorisce, quella luce che mai s’ottenebra, quella grazia che sempre cresce, quell’amore che sempre arde e mai si estingue…
O Volere Santo, fatti strada, fa’ tu la via per farti conoscere…; manifesta a tutti chi sei tu ed il gran bene che vuoi fare a tutti, affinché attratti, rapiti da un tanto bene, possano farsi tutti preda della tua Volontà; e cosí liberamente potrai regnare come in cielo cosí en terra.
Perciò ti prego che verghi tu stesso tutte le conoscenze che mi hai manifestato su di essa; ed ogni parola, ogni detto, ogni effetto e conoscenza di essa siano a chi legga, dardi, frecce, strali, che ferendoli, cadano ai tuoi piedi e ti ricevano a braccia aperte, per farti regnare nei loro cuori.
Ai tanti prodigi del tuo Volere, opera anche questo: che come ti conoscano, non ti facciano passare avanti, no; ma ti aprano le porte, per riceverti e farti regnare…
Lasciare la volontà umana per ricevere quella divina
Ora una parola a tutti voi che leggerete questi scritti…: vi prego, vi supplico che riceviate con amore ciò che Gesù vuol darvi, cioè la sua Volontá.
Ma per darvi la sua vuole la vostra, altrimenti non potrà essa regnare.
Se sapeste con quanto amore il mio Gesù vuol darvi il più gran Dono che esiste e in cielo e in terra, qual è la sua Volontà!
Deh, ascoltatelo, ed io sono pronta a dare la vita per ciascuno di voi, a soffrire qualunque pena, purché apriate le porte dell’anima vostra per fare che il Volere del mio Gesù regni e trionfi sulle umane generazioni.
Solo che dobbiamo lasciare i miseri cenci della nostra volontà, la veste di lutto della nostra schiavitù in cui essa ci ha gettato, per vestirci da regine e ornarci con fregi divini.
Se sapeste che significa Volontà di Dio…! Essa racchiude cielo e terra; se siamo con essa, tutto è nostro, tutto pende da noi; invece, se non siamo con essa, tutto è contro di noi, e se abbiamo qualche cosa, siamo i veri ladri del nostro Creatore e ci manteniamo a via di frode e di rapina.
Perciò, se volete conoscerla, leggete queste pagine: in esse troverete il balsamo alle ferite che crudelmente ci ha fatto l’umano volere, la nuova aria tutta divina, la nuova vita tutta celeste; sentirete il cielo nell’anima vostra, vedrete nuovi orizzonti, nuovi soli, e spesso troverete Gesù col volto bagnato di pianto, che vuol darvi il suo Volere.
Egli piange perché vi vuole vedere felici, e vedendovi infelici singhiozza, sospira, prega per la felicità dei suoi figli; e chiedendovi il vostro volere per strapparvi l’infelicità, vi porge il suo, come conferma del Dono del suo regno.
Il Regno come eredità dell’umanità
Da dentro il Fiat siamo usciti, ci ha dati la vita; è giusto, è obbligo e dovere che ritorniamo in esso, nella nostra cara ed interminabile eredità.
Ora vi devo dire un segreto: Iddio, nel ritirare a sé il Regno della Divina Volontá, non disse “non lo darò più all’uomo”, ma lo tenne a riserbo, aspettando le future generazioni per assalirle con grazie sorprendenti, con luce abbagliante da eclissare l’umano volere, che ci fece perdere un regno sí santo, e con tali attrattive di mirabili e prodigiose conoscenze della Divina Volontá, da farci sentire la necessità, il desiderio di mettere da banda il nostro volere che ci rende infelici, e slanciarci nella Divina Volontá, come nostro regno permanente.
Quindi il regno è nostro, coraggio…! Il Fiat Supremo ci aspetta, ci chiama, ci pressa a prenderne il possesso.
Chi avrà il cuore, chi sarà cosí perfido di non ascoltare la sua chiamata e da non accettare tanta felicità…?
Perciò faccio appello a tutti; non credo che non vogliate ascoltarmi…
Sapete? Sono una piccola piccina, la più piccola di tutte le creature; ed io, bilocandomi nel Divin Volere con Gesù, verrò come piccola nel vostro grembo, e con gemiti e pianti busserò ai vostri cuori per chiedervi, come piccola mendicante, i vostri cenci, le vesti di lutto, e ridandovi il suo Volere vi rende il suo regno, la sua felicità, la candidezza delle sue vesti regali.
Gli appelli al Papa, ai sacerdoti e a tutti
E per primo faccio appello al Sommo Gerarca, al Romano Pontefice, a Sua Santità, al rappresentante della Santa Chiesa e quindi rappresentante del Regno della Divina Volontà.
Ai suoi santi piedi questa piccola piccina depone questo regno, affinché lo domine, lo faccia conoscere; e con la sua voce paterna ed autorevole chiami i suoi figli a vivere in questo regno sí santo.
Il sole del Fiat Supremo lo investa e forme il primo sole del Volere Divino nel suo rappresentante in terra; e formando la sua vita primaria in chi n’è il capo di tutti, spanderà i suoi raggi interminabili in tutto il mondo, ed eclissando tutti con la sua luce, forme un solo ovile ed un solo pastore.
Il secondo appello lo faccio a tutti i sacerdoti.
Prostrata ai piedi di ciascuno, prego, imploro, che s’interessino di conoscere la Divina Volontà.
Il primo moto, il primo atto prendetelo da essa, anzi chiudetevi nel Fiat, e sentirete quanto dolce e cara è la sua vita; attingete da essa tutto il vostro operato; sentirete in voi una forza divina, una voce che sempre parla, che vi darà cose mirabili che mai avete ascoltato;
sentirete una luce che vi eclisserà tutti i mali, ed eclissando i popoli, vi darà il dominio sopra di loro… quante fatiche fate senza frutto, perché manca la vita della Divina Volontà;
avete spezzato ai popoli un pane senza il lievito del Fiat, e perciò essi, mangiandolo, l’hanno trovato duro, quasi indigeribile; e non sentendo la vita in loro, non si arrendono ai vostri insegnamenti;
Perciò mangiatelo voi questo pane del Fiat Divino! Cosí terrete pane sufficiente da dare ai popoli. Cosí formerete con tutti una sola vita ed una sola volontà.
Il terzo appello lo faccio a tutti, al mondo intero, che siete tutti miei fratelli e sorelle e figli miei.
Sapete perché chiamo tutti…? Perché voglio dare a tutti la vita della Divina Volontà.
Essa è più che aria che tutti possono respirare, è come sole da cui tutti possono ricevere il bene della luce, è come palpito di cuore che in tutti vuol palpitare; ed io, come piccola bambina, voglio, sospiro che tutti prendiate la vita del Fiat…
O, se sapeste quanto bene riceverete, mettereste la vita per farla regnare in voi tutti!
La Divina Volontà e l’ordine della creazione
Questa piccola piccina vuol confidarvi un altro segreto, che le ha confidato Gesù, e ve lo dico affinché mi diate la vostra volontà, ed in ricambio riceverete quella di Dio, che vi renderà felici nell’anima e nel corpo.
Volete sapere perché la terra non produce…? Perché in vari punti del mondo la terra con i terremoti spesso si apre e seppellisce nel suo seno città e persone…?
Perché il vento, l’acqua, formano tempeste e devastano tutto, e tanti altri mali che tutti sapete…?
Perché le cose create possiedono una Volontà Divina che le domina, e perciò sono potenti ed imperanti, sono più nobili di noi; noi invece siamo dominati da una volontà umana, degradati, e pertanto siamo deboli ed impotenti.
Se per nostra sorte metteremo de banda l’umana volontà e prenderemo la vita del Volere Divino, anche noi saremo forti, imperanti…, saremo fratelli con tutte le cose create, le quali non solo non ci molesteranno più, ma ci daranno il dominio sopra di loro, e saremo felici nel tempo e nell’eternità.
Non ne siete contenti…?
Perciò fate presto: ascoltate questa povera piccina che vi vuole bene, ed io allora sarò contenta, quando potrò dire che tutti i miei fratelli e sorelle sono re e regine, perché tutti possiedono la vita della Divina Volontà.
“Come noi li rimettiamo ai nostri debitori”
Il modello del vostro perdono non può essere il nostro modo di perdonare, ma è al contrario, il vostro perdono deve essere il modello del nostro.
Per questo, Gesù ci mette in bocca queste parole, affinché noi impariamo a perdonare come Voi.
La comunione con il Padre passa dunque attraverso un cuore disposto a ricevere la Volontà Divina e a vivere il perdono secondo il modello dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Il Padre Nostro recitato con Gesù
Ed ogni qualvolta recitate il Pater Noster, Gesù, è tanto il suo amore che vuol darvi il suo regno, il suo Fiat, che corre per dire insieme con voi “Padre mio, sono io che ve lo chiedo per i figli miei, fate presto!”.
Sicché il primo a pregare è Gesù stesso, e poi anche voi lo chiedete nel Pater.
Non volete dunque un tanto bene?
Dopo queste toccanti parole del Re Divino impegniamoci seriamente per affrettare il Regno di Dio sulla terra, e tornare nell’intimità divina che avevano agli inizi della creazione come Adamo ed Eva.
