La Cattedrale di Anagni: storia, architettura e capolavori medievali

La Cattedrale di Anagni, dedicata alla Vergine Maria, fu costruita per volere del vescovo Pietro da Salerno tra il 1072 e il 1104, con il sostegno dell’imperatore bizantino Michele VII Ducas. L’edificio presenta all’esterno un’imponente struttura romanica emiliano-lombarda, mentre l’interno conserva caratteri romanici affiancati da elementi gotici introdotti durante i restauri del XIII secolo.

Il monumento è particolarmente noto per il pavimento cosmatesco realizzato tra il 1224 e il 1227, per la cripta di San Magno, per la cattedra episcopale, il ciborio e il candelabro pasquale attribuiti alla bottega dei Vassalletto, oltre che per il ruolo svolto nella storia del papato medievale.

Facciata della Cattedrale di Anagni

La costruzione della Cattedrale

La costruzione della Cattedrale, realizzata per volere del vescovo Pietro da Salerno, risale agli anni 1072-1104. Secondo la leggenda, il vescovo Pietro fu inviato a Costantinopoli come legato pontificio e durante il soggiorno, come gli era stato già preannunciato in sogno dalla Vergine Maria, guarì l’imperatore bizantino Michele VII da un morbo improvviso grazie all’intercessione di san Magno.

Grato per il miracolo ottenuto, l’imperatore di Bisanzio fu molto generoso con il vescovo guaritore, tanto che questi riuscì, una volta tornato ad Anagni, a completare i lavori di realizzazione della Cattedrale. La costruzione della Cattedrale risale agli anni 1072-1104 ad opera del vescovo Pietro da Salerno e per la munificenza dell'imperatore d'oriente Michele VII Ducas.

La frequente presenza dei pontefici in Anagni spiega perché la Cattedrale fu sede di importanti fatti storici come il "pactum anagninum" (trattativa tra il Papato e l'Impero) e la canonizzazione di San Bernardo di Chiaravalle, Santa Chiara d'Assisi, Edoardo il Confessore re d'Inghilterra e San Pietro eremita vescovo di Trevi.

In essa furono anche comminate le scomuniche contro l'antipapa Ottaviano Monticelli (Vittore IV) e contro gli imperatori Federico Barbarossa (24 marzo 1160), Federico II e Manfredi.

L’esterno: facciata, campanile e absidi

All’esterno essa si presenta in stile romanico emiliano-lombardo. La possente facciata in pietra tartara domina maestosamente il sagrato insieme al poderoso campanile romanico con aperture a monofore, bifore e trifore che svetta a 30 metri di altezza.

La facciata ben piantata esprime forza e semplicità in un muro crudo, sul quale si aprono tre ingressi ad oriente. La parte occidentale dell'edificio sacro presenta tre bellissime absidi e una scalinata, che dà un tono solenne all'insieme.

A sud-ovest l’edificio ha un forte impatto visivo e domina piazza Innocenzo III con la Loggia delle Benedizioni, l’esterno della Cappella Caetani e la scenografica scalinata che curva dietro le absidi.

Il campanile, alto 30 m e in stile romanico, presenta monofore, bifore e trifore. Nel 1938, in occasione dei lavori di restauro, è stata costruita internamente una torre di ferro per reggere il peso delle cinque campane.

Il campanile, alto 30 m e in stile romanico, presenta monofore, bifore e trifore. Venne restaurato nel 1938 quando all'interno di esso venne installato un castello di ferro, che sopporta il peso di cinque campane.

Campanile romanico della Cattedrale di Anagni

Le trasformazioni gotiche dell’interno

La Cattedrale è di stile romanico mentre, nell'interno, si presenta in gotico lombardo dopo il restauro del 1250 da parte del vescovo Pandolfo che fece sostituire le capriate in legno della navata centrale e del transetto con archi gotici.

All’interno caratteri romanici, come l’alternanza di pilastri e colonne di separazione tra le navate, incontrano elementi architettonici tipicamente gotici frutto dei restauri commissionati dai vescovi Alberto (1224-1237) prima e Pandolfo (1237-1255) poi e conclusi nel 1250.

Costoro fecero sostituire le capriate in legno della navata centrale con archi a sesto acuto a sostegno del nuovo tetto e fecero realizzare la nuova copertura a volte ogivali costolonate su pilastri a fascio nel transetto. Gli archi della navata centrale furono decorati con immagini di pavoni e draghi.

L’edificio sacro è a tre navate; caratteristico il pregevole pavimento a mosaico eseguito tra il 1224 e il 1227 dalla celebre famiglia di marmorari romani, i Cosmati (da qui l’aggettivo cosmatesco).

Il pavimento cosmatesco

Il pavimento cosmatesco, databile agli anni tra il 1224 e il 1227, è opera di Cosma di Jacopo di Lorenzo, lo stesso autore del successivo pavimento della Cripta, terminato nel 1231 con i suoi due figli Luca e Jacopo.

Fu realizzato per volere del vescovo Alberto, con il sostegno economico di Rainaldo di Anagni, cappellano di papa Onorio III (1216-1227). La decorazione del tappeto musivo si è mantenuta sostanzialmente inalterata nonostante i numerosi ritocchi e restauri che si sono susseguiti nel corso dei secoli.

Porfido rosso, serpentino verde, giallo antico e marmo bianco: con questi quattro tipi di pietra i maestri marmorari della famiglia romana dei Cosmati hanno realizzato nel Lazio i pavimenti geometrici più belli del Medioevo, ma forse di tutti i tempi.

In particolare, quelli della Cattedrale di Santa Maria Annunziata di Anagni e della cripta di San Magno sono due degli esempi più raffinati e completi, nonostante alcuni rifacimenti moderni.

Pavimento cosmatesco della Cattedrale di Anagni

Geometrie e materiali

Il pavimento, realizzato tra il 1224 e il 1227, presenta una fascia centrale in cui si ripete per cinque volte il motivo a quinconce, o quincunx, formato cioè da un cerchio centrale con altri quattro cerchi negli angoli.

Il cerchio in marmo è molto frequente perché i dischi venivano ottenuti dal taglio trasversale di vecchie colonne romane riutilizzate. Accanto a questa striscia, che sembra accompagnare il fedele verso l’altare, si trovano tante zone rettangolari, dette partizioni reticolari, riempite con motivi geometrici basati sul quadrato o sull’esagono.

Oltre ai quinconce e alle partizioni reticolari si trovano, infine, alcune serie di cerchi uniti da intrecci detti, con un termine francese, guilloche. La tecnica con cui sono realizzati non è il mosaico, che prevede l’uso di piccole tessere quadrate, ma l’opus séctile.

Questa antica tecnica di età romana si basava su elementi tagliati già con la forma definitiva: cerchi, quadrati, triangoli e losanghe. Piccoli elementi geometrici che, sapientemente incastrati, riescono a creare l’effetto di un magnifico tappeto ricamato.

Un tappeto con geometrie molto complesse. Ridisegnarne uno, anche un piccolo pannello come questo del Magister Vitellius Setinus, non è cosa facile.

Il significato e la diffusione dei pavimenti cosmateschi

Questi motivi geometrici, tuttavia, non erano una novità. Nei mosaici romani di mille anni prima erano già apparsi intrecci circolari simili alle guilloche e ai quinconce.

Un pavimento di questo genere si trova anche nel presbiterio dell’Abbazia londinese di Westminster. Sì, proprio la chiesa dove vengono incoronati i reali inglesi e dove si celebrano i loro matrimoni!

La storia comincia nel 1258 quando Richard De Ware, appena nominato abate di Westminster, si recò dal papa per ricevere la conferma del suo nuovo ruolo. L’incontro avvenne proprio ad Anagni dove papa Alessandro IV amava soggiornare.

Si narra che l’abate sia rimasto incantato dallo splendido pavimento della Cattedrale tanto da decidere su due piedi che la sua abbazia avrebbe dovuto averne uno uguale nello spazio davanti all’altare.

Per De Ware quel pavimento non era solo un meraviglioso decoro ma anche la rappresentazione in forme visibili di un ordine divino e un modo per esprimere la potenza del suo sovrano, re Enrico III.

La decorazione delle pareti e le pitture

La decorazione a finto bugnato delle pareti è frutto di un grande lavoro di de-restauro attuato tra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, quando furono eliminati i dipinti e gli stucchi moderni che avevano completamente alterato l’aspetto medievale dell’edificio.

Si tratta di un tipo di decorazione molto diffuso nel XIII secolo e di cui restano lacunose tracce anche nella Cappella del Salvatore che avete già visitato al piano superiore.

Pochi sono i resti di pittura medievale superstiti nella basilica: una Vergine con il Bambino affiancata da san Magno e santa Secondina nella lunetta sopra il portale maggiore (XIV secolo), una Vergine con il Bambino e la testa di san Pietro sul pilastro sinistro vicino al presbiterio (circa metà del XIII secolo) e una Madonna in trono col Bambino tra santa Caterina d’Alessandria e sant’Antonio abate all’esterno, dietro una grata sul muro sinistro (primi anni del XV secolo).

Accanto all'ingresso di sinistra, dietro a una grata, c'è un affresco di Madonna in trono tra S.Caterina della Rota e S.Antonio Abate (sec.XIV). La lunetta interna sopra la porta centrale raffigura la Madonna con bambino tra S. Magno e S. Secondina.

Le pitture delle absidi

Di epoca moderna sono invece le pitture presenti nelle tre absidi: nelle due laterali, che ricordano la Cena in Emmaus a sinistra e la Morte di san Giuseppe a destra, lavorano nel XIX secolo i pittori Pietro e Giovanni Gagliardi.

Gli stessi artisti realizzano, nella calotta dell’abside maggiore, l’Annunciazione e i santi venerati dalla Chiesa anagnina. La teoria di santi Apostoli con san Giovanni Battista su fondo scuro nell’emiciclo absidale è invece realizzato nel 1837 (tecnica dell’olio su muro).

Sullo sfondo dell'abside centrale, sopra il panneggio del Cisterna, campeggiano le figure degli Apostoli, ognuno caratterizzato dal proprio attributo, opera del Borgogna (sec. XVII), in alto le figure dei santi venerati ad Anagni, l'Annunciazione e l'Eterno Padre opera dei pittori Pietro e Giovanni Gagliardi.

Nell'abside di sinistra i discepoli di Emmaus e gli angeli adoranti. In quella di destra il matrimonio tra S.Giuseppe e la Vergine ed il Transito di S.Giuseppe.

Il presbiterio e gli arredi liturgici

Probabilmente entro la prima metà del XIII secolo si completa la sistemazione della zona presbiteriale con la realizzazione dell’altare, del ciborio e del candelabro pasquale.

Punto di arrivo per l’arredo della Cattedrale è costituito dalla realizzazione della cattedra episcopale, firmata da un Vassalletto di Roma e commissionata, sotto il pontificato di Urbano IV (1261-1264) dal vescovo Lando, o Landone, in carica dal 1262.

I due leoni a sostegno dei braccioli in origine non erano pertinenti al trono, ma sono il frutto di una risistemazione successiva. La balaustra che racchiude la zona presbiteriale è stata realizzata agli inizi del Novecento.

Nell'abside maggiore possiamo ancora ammirare tre pregiate opere del Vassalletto (1263): una bellissima colonna tortile mosaicata per il candelabro del cero pasquale, la cattedra episcopale e il ciborio che copre l'altare, tutte opere volute dal vescovo Landone.

Cattedra episcopale e ciborio di Anagni

Le cappelle della Cattedrale

Sulla parete sinistra della Cattedrale si aprono tre cappelle: l’antica Cappella Caetani oggi Cappella Lauri, il Battistero e la duecentesca Cappella Caetani.

Su quella destra si apre solamente la Cappella Raoli, dedicata alla Madonna della Misericordia, con l’icona donata da papa Leone XIII (1878-1903) alla Cattedrale; oggi accoglie le spoglie di Luigi Paolo Angelo Belloli, vescovo della diocesi di Anagni-Alatri dal 1987 al 1999.

Originario di Inveruno (MI), scelse di essere sepolto nella Cattedrale di Anagni, alla quale era fortemente legato. Si affacciano sul vano della chiesa il battistero e le cappelle Lauri, Caetani, Raoli, detta anche cappella di S. Carlo, con il quadro della Madonna della Misericordia opera del Frenguelli donato da Papa Leone XIII.

Ai lati due tele dei fratelli Gagliardi.

L’epigrafe del 1744

«QUISQUIS AD HOC TEMPLUM TENDIS VENERABILE GRESSUM MOX CONDITOREM CUNCTORUM NOSCE BONORUM CONDIDIT HOC PETRUS MAGNO CONAMINE PRAESUL QUEM GENUIT TELLUS NOBIS DEDIT ALTA SALERNUS SIC MISERERE SIBI SUPERI ATRIS UNICE FILI».

«Chiunque tu sia che volgi i tuoi passi verso questo venerabile tempio riconosci anzitutto il Creatore di tutte le cose buone. Con grande sforzo costruì questo edificio il vescovo Pietro che la terra generò e a noi diede la nobile Salerno. Così tu, unico Figlio del Padre celeste, abbi pietà di lui.»

Epigrafe celebrativa del 1744 originariamente posta in facciata e oggi conservata nel Lapidario.

La Cattedrale e la città dei papi

Non è un caso che questi pavimenti cosmateschi si trovino proprio in quella città: Anagni, infatti, dette i natali a ben quattro papi tra l’XI e il XIII secolo ed era il loro luogo di villeggiatura preferito.

Una località importante, dunque, tanto da essere chiamata “la città dei papi”. La presenza frequente dei pontefici contribuì a fare della Cattedrale uno dei principali luoghi religiosi e politici dell’Anagni medievale.

La scelta attuale di collocare nella navata centrale della Cattedrale delle sedute in materiale trasparente è dettata dall’esigenza di permettere un migliore godimento del bellissimo pavimento cosmatesco.

Una soluzione sicuramente poco invasiva che ha incontrato il favore della Sovrintendenza e del Capitolo della Cattedrale.

Ciociaria Land of Emotions - 11ma puntata: La Cattedrale di Anagni - la Cripta e l'Oratorio.

La cripta di San Magno

La cripta di San Magno costituisce uno degli ambienti più importanti del complesso cattedrale di Anagni e conserva un pavimento cosmatesco realizzato nel 1231 da Cosma di Jacopo di Lorenzo con i figli Luca e Jacopo.

Il pavimento della cripta e quello della Cattedrale sono due degli esempi più raffinati e completi dell’arte cosmatesca nel Lazio, nonostante alcuni rifacimenti moderni.

La relazione tra la Cattedrale superiore e gli ambienti inferiori permette di seguire l’evoluzione architettonica e decorativa del complesso, dalla fase romanica originaria alle trasformazioni medievali.

Elementi principali da osservare

  • La facciata romanica in pietra tartara e i tre ingressi orientali.
  • Il campanile romanico alto 30 metri, con monofore, bifore e trifore.
  • Le tre navate con l’alternanza di pilastri e colonne.
  • Gli archi a sesto acuto e le volte ogivali costolonate introdotti nel XIII secolo.
  • Il pavimento cosmatesco realizzato tra il 1224 e il 1227.
  • I motivi geometrici a quinconce, le partizioni reticolari e le guilloche.
  • La lunetta con la Vergine con il Bambino, san Magno e santa Secondina.
  • La cattedra episcopale, il ciborio e il candelabro pasquale attribuiti ai Vassalletto.
  • Le pitture moderne delle tre absidi realizzate dai fratelli Gagliardi.
  • Le cappelle Lauri, Caetani, il Battistero e la Cappella Raoli.

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