La festa della Natività di San Giovanni Battista si celebra il 24 giugno ed è, insieme alla Natività di Cristo e a quella della Santissima Vergine, l’unica nascita che la Chiesa celebra. San Giovanni Battista è il Precursore di Gesù Cristo, il profeta che visse nel deserto, predicò la conversione, battezzò nel Giordano e indicò nel Messia colui che doveva venire.
La sua nascita è ricordata come un evento strettamente connesso alla venuta di Cristo: l’arcangelo Gabriele annunciò a Zaccaria che Elisabetta avrebbe avuto un figlio, mentre Giovanni esultò nel grembo materno durante la Visitazione di Maria. La sua missione culminò nella testimonianza della verità e nel martirio, quando fu decapitato per aver denunciato la condotta del re Erode.

La Natività di San Giovanni Battista nel calendario liturgico
Il 24 giugno è la festa della Natività di San Giovanni Battista. Questa festa liturgica, 6 mesi prima di Natale, era speciale perché era considerata una preparazione per la venuta di Cristo.
Insieme alla Natività di Cristo e a quella della Santissima Vergine, è l’unica nascita che la Chiesa celebra. Tutte le altre sono offuscate dal peccato originale, mentre il Precursore ne fu purificato il giorno della Visitazione.
Il Natale del Messia al solstizio d’inverno, la nascita del suo Precursore al solstizio d’estate.
Il culto verso il Battista è molto antico e, fin dal secolo IV, è celebrato in tutta la Chiesa. Costantino l’imperatore gli dedicò numerose chiese e, fra le altre, il battistero lateranense, che diede il nome alla basilica che è Cattedrale del Vescovo di Roma.
Fin dai tempi di Teodolinda, regina longobarda fra il VI e VII secolo, gli abitanti di Firenze identificarono nel Precursore di Gesù il loro santo patrono e dal secolo XI presero a celebrarne solennemente la festa il 24 giugno di ogni anno.
La nascita annunciata a Zaccaria ed Elisabetta
San Giovanni Battista, che Nostro Signore ha definito “il più grande tra i figli degli uomini”, era il figlio promesso nel Tempio al sacerdote Zaccaria e alla sua virtuosa moglie Elisabetta.
Era stato l’arcangelo Gabriele ad annunciare al marito Zaccaria, la nascita di un figlio: “Non temere Zaccaria - gli aveva detto - la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore”.
La vocazione profetica di san Giovanni il Battista è circondata fin dal grembo materno di eventi straordinari che preparano la nascita di Gesù.
Il Vangelo di Luca (1, 39-45) racconta che sua madre Elisabetta, mentre era incinta, aveva ricevuto la visita di Maria, a sua volta già in attesa di Gesù, e che Giovanni esultò di gioia nel grembo materno alla voce di Maria.
Elisabetta era sterile e ormai anziana. Egli saltò di gioia nel grembo di sua madre il giorno della Visitazione.
Basti pensare come al miracolo della concezione di Giovanni fece riferimento l’arcangelo Gabriele nel suo annuncio a Maria, adducendolo come prova dell’onnipotenza divina.
La vocazione e la missione del Precursore
Quella del Precursore, come quella del Profeta, è una missione che deriva direttamente da Dio. Non fu lui da solo a maturare la decisione di cosa fare della propria vita; non fu lui, come non fu il rango della sua famiglia di provenienza; non decise nemmeno analizzando le esigenze ambientali e storiche del suo tempo.
Giovanni fu il precursore del Messia perché così era il piano eterno, che lo aveva scelto fin dal grembo di sua madre: come il Servo sofferente del canto di Isaia, anche il Precursore riceve da Dio un nome, una chiamata ed una rivelazione.
Il trattamento speciale che gli è riservato è tutto finalizzato alla missione che lo attende: far risplendere, davanti agli occhi di coloro che ascolteranno la sua parola, la gloria che appartiene a Dio.
Giovanni si colloca quindi nella linea dei grandi Isaia, Geremia, Ezechiele e gli altri, scelti, formati, consacrati con l’unzione spirituale, guidati, ispirati e protetti da Dio.
Fu così consacrato di Spirito Santo nel grembo materno: fu quello Spirito a farlo sussultare nel grembo di Elisabetta (Lc 1, 44).
Venne preparato da Dio - così ci insegna la tradizione - mediante l’ascetismo spirituale del deserto, richiamo alla pagina antica di Israele, condotto ed educato come un ragazzo dopo la liberazione dall'Egitto (Os 11, 1-4), o alla parola del Cantico dei Cantici, per cui l’esperienza del deserto è Dio che parla nel profondo del cuore.
Giovanni nel deserto
In seguito, un impulso divino lo condusse nel deserto.
Giovanni Battista presenta se stesso “Voce di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”. Giovanni Battista, definiva così se stesso e la sua missione.
I Vangeli ci dicono che viveva nel deserto, vestito di peli di cammello, mangiava locuste e miele selvatico, faceva penitenza e predicava invitando alla conversione.
Il Vangelo ci dice: “Giovanni apparve, battezzando nel deserto e predicando il battesimo di penitenza per il perdono dei peccati. Tutti gli abitanti della Giudea e di Gerusalemme andarono da lui e, confessando i loro peccati, furono battezzati da lui nel fiume Giordano. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di cuoio intorno alla vita, e mangiava locuste e miele selvatico”.
E predicava: Viene dopo di me colui che è più forte di me, e io non sono degno di sciogliere i suoi lacci abbassandomi.
Con la sua parola, a tratti sferzante, il Precursore voleva far comprendere ai suoi contemporanei che era venuto il tempo di cambiare rotta, voleva scuotere la loro pigrizia, altrimenti non avrebbero neppure percepito la presenza di una novità sconvolgente come quella di Gesù.

Il battesimo di Gesù nel Giordano
Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo.
Un giorno, sulle rive del Giordano, avviene l’incontro con lo stesso Messia che gli chiede di essere anche lui battezzato.
E’ un battesimo di penitenza quello operato da Giovanni che è figura del Battesimo secondo lo Spirito.
“Io vi battezzo con acqua per la conversione, diceva ai suoi discepoli, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
In quei giorni, Gesù venne da Nazaret in Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano.
E mentre Gesù usciva dall’acqua, Giovanni vide i cieli aperti e lo Spirito Santo scendere su di lui come una colomba.
E venne una voce dal cielo che disse: “Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.
E dopo aver battezzato il Salvatore confidava: “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire”.
La missione del Precursore sembrava finita. Dopo aver indicato ai suoi discepoli l’Agnello di Dio, gridò: “Lui deve aumentare e io diminuire”.
Alla venuta di Cristo il compito di precursore cessò, ma in realtà la sua chiamata giungeva ad una maturazione più compiuta: alla venuta di Cristo, Giovanni doveva seguirlo, esattamente come prima gli aveva fatto da battistrada.
Da precursore divenne discepolo, da annunciatore diventò testimone: con le parole e con i fatti, con la penitenza, la radicalità, la santità.
Il significato spirituale della figura di Giovanni
Giovanni ebbe l’umiltà e la saggezza di sentirsi solo un strumento, in ordine a Cristo.
La sua presenza nel mondo fu tutta relativa a quella dell’Altro.
Non attirò su di sé gli sguardi degli uomini ma orientò la loro attenzione verso Colui che doveva venire (Mt 11, 3).
Scompariva, mentre il Figlio di Dio donava al mondo la sua parola.
Se tutti i profeti furono, come anche i patriarchi e i re di Israele, prefigurazione di Cristo, Giovanni li superò tutti, perché poté additare come presente l’Inviato del Padre.
Segnalò la sua presenza e la sua attività, non in chiave profetica, ma dimostrativa.
Anche noi siamo invitati dall’esempio del Precursore non solo ad annunciare Cristo agli altri attraverso le parole, ma a mostrarlo presente, vicino, con un modo di vivere conformato al vangelo di Cristo e capace di far trasparire quella gioia «che riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù».
È Lui, nascosto nel povero e nel sofferente bisognoso, presente in ogni fratello e sorella, operante mediante i sacramenti e specialmente nell’Eucaristia.
Non è il caso di contrapporre drasticamente la missione di Giovanni Battista quella di Gesù, come se la prima fosse tutta e solo caratterizzata dalla penitenza e la seconda tutta e solo caratterizzata dalla gioia messianica.
Si tratta invece di un’unica missione in due tempi, quella che trova il suo contenuto nel progetto di Dio il quale vuole che tutto il mondo sia salvato: due tempi di un’unica storia, quella della Redenzione e della salvezza.
La testimonianza della verità e il martirio
Giovanni Battista ama la verità e per questo muore decapitato in prigione.
Lo aveva fatto arrestare il re Erode a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che aveva sposata.
Giovanni, infatti, gli aveva ricordato che non gli era lecito stare con la moglie di suo fratello.
Erode però riconoscendo in lui un uomo giusto, non avrebbe voluto farlo uccidere.
Ma Erodiade l’ebbe vinta, convincendo la figlia a chiedere, come premio per la sua danza ad un banchetto, proprio la testa del Battista.
Come ricorda la festa del 29 agosto, Giovanni Battista fu decapitato, vittima del suo zelo contro la cattiva condotta di Erode.
Della sua fede diede testimonianza con l’onestà della sua vita e, soprattutto, con il dono supremo di sé come martire della verità e della giustizia.
Nell’ora del banchetto di Erode divenne quanto mai chiara la virtù di quest’uomo, la sua capacità di testimoniare un Altro, «testimone della luce» (Gv 1, 7) ed «amico dello Sposo» (Gv 3, 29), come lo definisce il vangelo di Giovanni.
Donò la vita, prefigurando l’offerta di Cristo sulla croce.
Fu attirato nel mistero della glorificazione di Cristo, che dopo tre giorni nel sepolcro, è risorto e vive per sempre.

La testa del Battista e la diffusione del culto
La testa di san Giovanni Battista, detto per questo “decollato”, è oggi conservata nella Chiesa di san Silvestro in Capite a Roma, priva però della mandibola che si trova nella cattedrale di S. Lorenzo di Viterbo.
Il culto di San Giovanni Battista si diffuse prestissimo in tutta la cristianità; molte città ne presero il nome e lo scelsero come patrono tra cui in Italia, Torino, Firenze, Genova, Ragusa.
Giovanni Battista è il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli, spesso ritratto bambino accanto al piccolo Gesù, con il nome di Giovannino.
L’icona della Decollazione di San Giovanni Battista
L’icona illustra le ultime fasi della vita di san Giovanni Battista.
La narrazione inizia a destra, con Giovanni che viene condotto fuori di prigione da un armigero per essere giustiziato, secondo il volere del re Erode.
Il santo volge lo sguardo verso Gesù Cristo che, sollevato in una nuvola da un angelo, lo benedice.
A sinistra Giovanni è raffigurato con le mani legate mentre sta per sta per essere colpito dalla spada impugnata dal giustiziere.
La scena è ambientata in una quinta rocciosa e spoglia che richiama il deserto dove Giovanni, ultimo profeta, si era ritirato in penitenza, predicando e annunciando l’arrivo del Figlio di Dio.
A sinistra in basso si erge un piccolo albero fra le cui radici è appoggiata una scure, citazione dal sermone di Giovanni tramandato dai Vangeli (Matteo 3, 10; Luca 3, 9).
Il centro della composizione, in primo piano, è occupato dalla testa decollata del martire, adagiata in un bacile d’oro nella cavità della roccia.
La composizione e i suoi simboli
L’immagine concentra in un’unica scena la vocazione profetica, la predicazione nel deserto, il confronto con Erode, il martirio e la gloria spirituale del Precursore.
Il paesaggio roccioso rimanda al deserto nel quale Giovanni aveva scelto di vivere in penitenza.
La scure appoggiata tra le radici dell’albero richiama la predicazione di conversione e l’urgenza di cambiare vita.
La presenza di Cristo, sollevato da un angelo e rivolto al martire, collega il sacrificio di Giovanni alla missione del Figlio di Dio.
La testa deposta nel bacile d’oro occupa il centro della composizione e rende visibile il prezzo della testimonianza resa alla verità.
Provenienza e caratteristiche tecniche dell’icona
L’icona delle Gallerie degli Uffizi fu eseguita fra la fine del XVI secolo e l’inizio del secolo seguente in una bottega della capitale Mosca.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Bottega | Bottega moscovita |
| Tecnica | tempera su tavola |
| Decorazione | argento dorato, filigrana, smalti |
| Rivestimento | basma, ovvero con alcune sottili lamine metalliche applicate sull’icona |
| Periodo | fra la fine del XVI secolo e l’inizio del secolo seguente |
Inserti di lamina d’argento e smalti, l’impiego della filigrana per l’aureola di Cristo, il sottile tratteggio dorato eseguito ad assist (foglia d’oro a decalco), rendono questa icone assai raffinata e preziosa.
Il rivestimento in argento dorato realizzato a basma, ovvero con alcune sottili lamine metalliche applicate sull’icona, è coevo alla realizzazione della pittura.
La venerazione per la decollazione del Battista crebbe nella Rus’ all’epoca dello zar Ivan il Terribile (1529-1584), il cui onomastico cadeva nel giorno della festa dedicata al martirio del santo (29 agosto).
L’arrivo dell’immagine a Firenze
Non sappiamo quando l’immagine sacra sia pervenuta a Firenze, ma è probabilmente da identificare con una delle suppellettili conservate nella Cappella delle Reliquie di Palazzo Pitti già nel 1639, all’epoca dei granduchi Ferdinando II de’ Medici e Vittoria della Rovere.
La collocazione dell’icona nell’ambito delle raccolte fiorentine testimonia la circolazione delle immagini sacre russe e l’interesse per oggetti caratterizzati da una particolare ricchezza liturgica e decorativa.

San Giovanni Battista nella musica
Bach compose tre cantate per questa occasione.
Ihr Menschen, rühmet Gottes Liebe, BWV 167, risale al suo primo anno a Leipzig, 1723, proprio all'inizio del suo incarico come Thomas Kantor.
È una cantata abbastanza breve rispetto alle altre che ha presentato quel primo mese a Leipzig, quindi non è impossibile che fosse stata eseguita una seconda cantata - perduta - in quel giorno.
L'anno successivo, 1724, utilizza un testo di Martin Luther per Christ unser Herr zum Jordan kam, BWV 7, seguendo la struttura del suo ciclo di cantate corali che ha iniziato il Trinitatis I 1724.
Si basa su un inno di Martin Luther (1483-1546).
Freue dich, erlöste Schar, BWV 30, è di molto più tardi, 1738, ed è una cantata celebrativa molto gioiosa, risalente a un periodo in cui Bach non componeva più molte cantate.
Illustra inoltre che il suo stile musicale stava cambiando in qualche modo, sotto l'influenza dei suoi figli.
È anche una cantata parodia, essendo basata quasi interamente sulla cantata celebrativa Angenehmes Wiederau, BWV 30a, che ha eseguito il 28 settembre l'anno precedente.
| Cantata | Prima esecuzione | Luogo |
|---|---|---|
| Ihr Menschen, rühmet Gottes Liebe, BWV 167 | 24 giugno 1723 | Leipzig |
| Christ unser Herr zum Jordan kam, BWV 7 | 24 giugno 1724 | Leipzig |
| Freue dich, erlöste Schar, BWV 30 | 24 giugno 1738 | Leipzig |
Bach - Cantata Wachet auf, ruft uns die Stimme BWV 140 - Van Veldhoven | Netherlands Bach Society
La festa come memoria della missione del Precursore
Carissimi, oggi non celebriamo dunque soltanto una figura biblica di grande rilevanza, ma un vero e proprio Santo della Chiesa, che si presenta come guida dei credenti sulla via per incontrare il Salvatore.
Oggi ci sentiamo come Zaccaria nel chiedere il dono della fede e il coraggio della testimonianza, perché possiamo anche noi esultare interiormente, raccontare le meraviglie di Dio e lodare la sua bontà e il suo amore.
Giovanni insegna che chi svolge una qualsiasi forma di azione pubblica, come esercitare un’autorità, svolgere un apostolato o dedicarsi all’insegnamento, condurre un’opera di carità, commette un errore grossolano se tende a mettere in rilievo sé stesso, ad affermare la propria persona.
Eroica fu la fortezza di Giovanni Battista, ma altrettanto eroico fu il suo coraggio, la sua intraprendenza per promuovere il bene, il sottomettere il proprio tornaconto alla difesa della verità.
Giovanni ci mostra dunque che per edificare il Regno di Dio non è sufficiente essere buoni, onesti e corretti, ma bisogna prendersi anche cura degli altri, nei limiti in cui intervenire ci riesce possibile, proficuo e producente.
Ci vuole coraggio per non essere indifferenti, davanti a quelle “periferie” che - come ha più volte definito Papa Francesco - non sono geografiche, perché ci sono vicine, anzi tante volte ci siamo pure immersi, ma esistenziali: sono ferite, rassegnazioni, mediocrità, che ci chiedono la disponibilità a dare il nostro contributo per migliorare il mondo.