Santa Maria di Nazareth può essere riconosciuta come un’immagine vicina alla vita quotidiana delle donne mozambicane: una donna feriale, coraggiosa, accogliente, silenziosa, capace di attendere, servire e affrontare con speranza anche le situazioni più difficili.
In Mozambico questa figura si riflette nella vita delle bambine e delle ragazze del Lar Elda, nel servizio delle suore comboniane e nell’opera delle comunità religiose impegnate nell’educazione, nell’assistenza e nella promozione della dignità umana.
“Santa Maria, donna dei nostri giorni, vieni ad abitare in mezzo a noi.”
Maria di Nazareth, modello di una vita ordinaria
Il tempo passa e, fra pochi giorni, sono tre mesi che vivo qui al “Lar Elda”: un focolare domestico tutto al femminile, composto da quattro suore comboniane, una postulante, un’aspirante e cinquantasei bambine e ragazze.
Immergendosi in questa realtà fatta di donne, condividendone la quotidianità e spartendone le gioie e le preoccupazioni, sorge spontaneo meditare sulla figura di Maria di Nazareth: icona del mondo femminile.
Maria… una donna che, pur essendo stata sposa del Santo Giuseppe e madre di Gesù, ha vissuto una vita “comune” e “ordinaria”, cadenzata da sollecitudini familiari e di lavoro e impregnata di sogni, speranze, felicità ma anche inquietudini, paure e lacrime.
Come afferma Marthe Robin in uno dei suoi scritti: “Quest’assenza di straordinario nella vita della Regina del cielo è la meraviglia più pura. Dio volendo donarci la Santa Vergine come modello, esempio, ha voluto che sulla terra la sua vita fosse più imitabile che ammirabile!”.
A Maria, che è donna di ogni età e Regina dei cieli e della terra, tutte le sue simili possono sentirsi vicine e comprese, qualunque sia la stagione della loro vita o la loro nazionalità.
In lei è ricapitolata l’immagine di ogni donna.
«Maria, donna dei nostri giorni»
Ed è proprio perdendomi in queste riflessioni, che mi è tornato alla mente il libro scritto da Don Tonino Bello, intitolato “Maria, donna dei nostri giorni”: un volume composto da 31 titoli mariani, 31 istantanee scattate, con rispetto e innamorata devozione, alla Vergine di Nazareth.
E’ stato facile ritrovare in queste pagine piene di tenerezza, soavità, forza, passione e coraggio anticonformista, le parole più azzeccate per tratteggiare le personalità delle bambine, delle adolescenti e delle donne che vivono qui al Lar Elda.
Maria: donna feriale, donna coraggiosa, donna del silenzio, donna dell’attesa, donna che conosce la danza.
Qualità che appartengono a Maria ma che possono essere attribuite a qualsiasi donna mozambicana.
La condizione delle donne in Mozambico
Qui le donne costituiscono la vera anima della società.
Sono infaticabili lavoratrici, la cui giornata inizia all’alba e non termina finchè ogni membro della famiglia non è stato nutrito e curato.
Nonostante ciò la maggior parte di loro vive in una condizione discriminata, subalterna e di assoggettamento rispetto all’uomo: la donna è costretta per tutta la vita a dipendere dal padre, prima, e dal marito, poi, e molto spesso è costretta a subire soprusi.
La vita di una donna mozambicana si prospetta difficile fin dalla tenera età e diverse possono essere le cause.
Può accadere che bambine, che hanno assistito inermi alla separazione dei loro genitori, si trovino a dover vivere con il nuovo compagno della madre, il quale o non le riconosce e le abbandona per strada, o le soffoca con le sue troppe e insistenti “attenzioni”.
Oppure può capitare che ragazze, che non hanno ancora raggiunto i diciotto anni, vengano costrette a contrarre matrimonio con uomini più vecchi di loro, diventando così vittime di violenze psicologiche e sessuali.
Baby-spose e baby-mamme, private di ogni forma di istruzione e libertà e con nessuna possibilità di riscatto.
Le ragazze del Lar Elda
E a questa schiera di bambine appartengono anche le ragazzine del Lar Elda, purtroppo figlie del loro tempo e della loro cultura.
Sono cinquantasei piccole donne che, fin da piccoline, hanno sperimentato grandi paure: la paura di essere abbandonata, la paura di rimanere sola, la paura di non essere capita, la paura per la cattiveria degli uomini…
Ma non hanno accettato passivamente le avverse circostanze della loro vita, non si sono rassegnate a subire l’esistenza.
Hanno, invece, trovato la forza per affrontare, con un incredibile coraggio, ogni giorno e per andare avanti con fiducia e speranza.
Cinquantasei piccole donne del silenzio.
Non dicono una parola riguardo al loro passato e tutto quello che hanno vissuto lo serbano nel loro cuore.
Di fronte a certe domande, le loro voci si riducono all’essenziale, con monosillabi veloci come un “sì” o un “no”, lasciando l’interlocutore in un alone di mistero.
Cinquantasei piccole donne che, piene di sogni, attendono con canti e con danze un futuro diverso e migliore.
E sanno con certezza che arriverà.

La missione delle suore comboniane
Maria: donna missionaria, donna accogliente, donna di parte, donna del primo passo e donna del servizio.
Qualità che, giorno dopo giorno, ho scoperto nelle suore comboniane che operano nel Lar Elda: Suor Giulia, Suor Maria Josè, Suor Mariana e Suor Francinete.
“Donne del Vangelo, consacrate a Dio per la missione ad gentes”.
Donne che, come Maria, hanno lasciato che Dio irrompesse nella loro vita.
Sentendo il fascino dell’invito rivolto a loro dal Padre, hanno accolto la sua chiamata ad essere missionarie e hanno lasciato gli affetti più cari per annunciare il Vangelo in terre lontane.
Donne di parte, che hanno preso posizione e si sono schierate dalla parte dei poveri, degli umiliati, degli esclusi, dei discriminati e degli offesi di tutti i tempi.
Lo stesso Comboni esigeva che le suore missionarie fossero “donne innamorate di Cristo Gesù, sempre in cammino sulle strade della missione, per essere sorelle e compagne di viaggio degli ultimi”.
Donne del primo passo, risolute, con uno stile intraprendente e senza paura di osare; proprio come le voleva il loro fondatore.
Non attendono che siano gli altri a prendere l’iniziativa, ma, decise, si fanno prossime alle tante persone che si sentono ferite, sconfitte, allontanate ed emarginate.
Sono donne del servizio, che mettono a disposizione dei poveri la loro vita, con gesti discreti di silenzio e di ospitalità.
Si piegano per lavare i piedi al mondo, cingendosi i fianchi di un grembiule e portando nella mano destra la brocca e nella sinistra il catino.
La quotidianità al Lar Elda
E’, infatti, a partire dalle 5:30 del mattino che inizia per loro un bagno di folla.
Come delle mamme, si occupano con solerzia delle bambine e ragazze del Lar, prodigandosi affinchè non manchi niente a nessuna (a partire dal mangiare, fino ad arrivare alle medicine, ai vestiti e al materiale per la scuola), aiutandole nei compiti, affiancandole nei lavori domestici, osservandole mentre giocano, ascoltandole quando hanno bisogno di parlare, interessandosi del loro rendimento scolastico andando ai colloqui coi professori e preoccupandosi di garantire loro un futuro.
E’ una giornata intensa, che le suore vivono appieno offrendosi completamente alle loro cinquantasei figliolette mozambicane, per liberarle dal loro passato e garantire loro una vita in salute e un’istruzione adeguata.
E alla sera, prima di andare a letto, si ritirano nel silenzio della cappella, per pregare, per colloquiare con Dio e per potersi così ricreare e rigenerare.
| Realtà | Presenze e attività |
|---|---|
| Lar Elda | Quattro suore comboniane, una postulante, un’aspirante e cinquantasei bambine e ragazze |
| Assistenza quotidiana | Mangiare, medicine, vestiti, materiale per la scuola, compiti e lavori domestici |
| Accompagnamento | Ascolto, osservazione, rendimento scolastico e colloqui con i professori |
| Vita spirituale | Preghiera e silenzio nella cappella alla fine della giornata |
Scuola, povertà e vulnerabilità
Circa cinque milioni di bambini in Mozambico sono esclusi dal sistema scolastico.
È quanto emerge da una ricerca del Movimento per l'istruzione per tutti (Mept), realizzata insieme all'Istituto di studi sociali ed economici (Iese), presentata a Maputo.
Lo studio evidenzia le difficoltà nel garantire la permanenza e il reinserimento degli studenti che abbandonano la scuola, nonostante gli strumenti già previsti dal ministero dell'Istruzione.
Particolarmente critica è la situazione delle ragazze, che interrompono gli studi a causa di gravidanze precoci.
Secondo il rapporto, manca oggi una strategia specifica che ne favorisca il reinserimento scolastico.
Tra le principali cause dell'abbandono figurano anche povertà, matrimoni precoci, violenza di genere e le lunghe distanze da percorrere per raggiungere gli istituti.
La ricerca avverte inoltre che molti dei bambini esclusi dal percorso educativo finiscono coinvolti nell'estrazione mineraria illegale, nel commercio informale o in altre forme di sfruttamento.
Un contesto umanitario complesso
L'allarme sulla scuola si inserisce in un quadro umanitario sempre più complesso, soprattutto nel nord del Paese.
Secondo l'ultimo rapporto dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), il conflitto nella provincia di Cabo Delgado continua ad alimentare nuovi sfollamenti: oltre 26.000 persone hanno dovuto lasciare le proprie case dall'inizio del 2026, di cui più di 12.000 nel solo mese di giugno.
Donne e bambini rappresentano quasi l'80% degli sfollati.
Complessivamente sono circa 1,1 milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria urgente nel nord del Mozambico, con Cabo Delgado che resta l'epicentro dell'insurrezione jihadista iniziata nel 2017.
Oltre alla violenza, il rapporto segnala che inondazioni, rischio di epidemie e possibili periodi di siccità stanno aggravando le condizioni della popolazione.
A pesare è anche la carenza di risorse: il Piano di risposta umanitaria delle Nazioni Unite è finanziato solo per il 34% del fabbisogno previsto, con settori come istruzione, nutrizione e sicurezza alimentare tra i più colpiti dal deficit di fondi.
Santa Maria della Vittoria e le vocazioni dal Mozambico
Sabato 30 dicembre, alle 16.30, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria della Vittoria di Brescia, i novizi venuti da lontano (quattro sono arrivati dall’Angola, due dal Brasile, due dal Cile e uno dal Mozambico) chiederanno di entrare nella Famiglia di Padre Piamarta
Per un anno hanno pregato, studiato, viaggiato, fatto esperienze pastorali, provato a se stessi che la scelta fatta era quella giusta, misurato la vocazione religiosa alla luce delle parole e degli insegnamenti di san Giovanni Battista Piamarta, loro ispiratore e loro termine di paragone.
Sabato 30 dicembre, alle 16,30, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria della Vittoria di Brescia, i novizi venuti da lontano - sono nove: quattro sono arrivati dall’Angola, due dal Brasile, due dal Cile e uno dal Mozambico -, chiamati per nome dal padre maestro Enzo Turriceni, davanti al Superiore Generale della Congregazione santa Maria di Nazareth padre Giancarlo Caprini confermeranno la loro promessa di “povertà, castità e ubbidienza” e chiederanno di entrare nella Famiglia di Padre Piamarta.
La benedizione di Dio invocata su di loro nel corso della celebrazione eucaristica e l’abbraccio finale dei superiori, suggellerà la loro adesione all’idea piamartina e darà il via alla fase finale della preparazione alla professione religiosa e, si spera, alla consacrazione sacerdotale.
Nei dodici mesi del noviziato, che la Congregazione ha voluto fosse svolto proprio a Brescia, ai giovani è stata offerta la possibilità di essere nei luoghi e di camminare nelle strade che Padre Piamarta ha percorso e vissuto, “occasione straordinaria - ha scritto padre Enzo Turriceni - di sentirsi scaldare il cuore e consolidare nell’entusiasmo, immaginando la sua presenza e leggendo le tracce della realizzazione originaria dei suoi ideali”.
Non meno importanti sono stati gli incontri e i confronti con la realtà, la ricerca e la verifica del senso di appartenenza e del vivere la comunità scongiurando l’idea che ciascuno possa essere “piamartino a modo suo”.
Cercando più direttamente le orme del fondatore “le nuove generazioni potranno essere l’occasione di nuove fedeltà”.
Questo è ciò che spera la Congregazione e ciò che si augura la Famiglia Piamartina, che nei giovani novizi vede la continuità di una missione che vuole aiutare i giovani a “essere protagonisti del loro futuro” e stare in mezzo alla gente, qui e ovunque nel mondo.
La Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth
La Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth di San Giovanni Battista Piamarta è un istituto di vita consacrata di diritto pontificio ufficialmente nato con l’obiettivo di educare la gioventù alla vita cristiana vissuta negli ambiti del lavoro, della famiglia e della società.
Il 3 dicembre 1886 Padre Giovanni Piamarta raccoglieva quattro ragazzi in due vecchie case a ridosso del colle di Santa Giulia, a Brescia.
Aveva scelto di essere per loro un 'padre', volendo formarli alla fede, al lavoro e alla vita, negli anni difficili della fine "800.
Iniziava così un'esperienza educativa piena di difficoltà, ma vissuta con una totale fiducia nell’aiuto della Provvidenza di Dio, che compie i suoi miracoli attraverso chi si affida a Lui.
La collaborazione di tanti che si appassionarono per lo stesso sogno, permise all’Opera di continuare dopo la morte del Fondatore (25 aprile 1913) e la "Pia Società della Sacra Famiglia" creata da Piamarta fu approvata come "Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth" (1939), con varie attività educative in Italia, in Brasile (1957), in Cile (1983), in Angola (1992) e in Mozambico (2001).
La presenza francescana in Mozambico
In occasione dei 125 anni di presenza francescana in Mozambico, dal 5 al 12 agosto 2023 Fr. Massimo Fusarelli, Ministro Generale, accompagnato da Fr. Victor Luís Quematcha, Definitore Generale di zona, e da Fr. Isidro Lamelas, Delegato del Ministro Generale per il Mozambico, visita la Custodia Autonoma di Santa Chiara d’Assisi del Mozambico.
Ad accogliere il Ministro è stato Fr. Lage Nhampoca Luís Afonso, Custode, insieme ai frati della Custodia.
La prima tappa della visita è iniziata a Maputo giusto il 5, sabato, con la celebrazione della Messa e l’incontro con i frati in formazione proprio nella città.
Il giorno seguente, il 6, il Ministro ha presieduto la celebrazione con la Famiglia Francescana della Diocesi di Maputo, rappresentata da tanti suoi membri.
Durante l’omelia Fr. Massimo ha parlato della festa della Trasfigurazione che decorreva in quel giorno, quaranta giorni prima della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, per “costruire un ponte tra il monte Tabor e il monte Golgota, tra gloria e passione, tra felicità e sofferenza”, e ha poi aggiunto: “Il legame tra queste dimensioni, così diverse per noi e talvolta poste in una situazione così estrema, è al centro di questa liturgia e della celebrazione della nostra stessa fede”.
Commentando il testo del Vangelo, il Ministro ha parlato del volto di Gesù che “ci appare come risplendente, mentre manifesta una luce solitamente nascosta”.
E ha invitato la Famiglia Francescana a manifestare questa luce “alimentata dall'Eucaristia, dall'ascolto della Parola di Dio e dalla carità”.

Una rete di comunità e servizi
Per Fr. Lage è una grazia e alimenta la speranza della nascita della Provincia in Mozambico: “La visita del Ministro Generale in Mozambico è una grazia e benedizione. Dal suo arrivo, la Custodia sta vivendo giorni di molta felicità. Speriamo che durante la visita, con l’Assemblea Custodiale che inizia il prossimo 8 agosto e la chiusura delle celebrazioni dei 125 anni, tutto questo ci dia la spinta per dire che siamo pronti a diventare Provincia”.
Anche per Suor Miriam, OSC, del Monastero di Chidenguele, Diocesi di Xai-Xai, la presenza del Ministro è una grazia: “Avere la presenza del Ministro è una grazia per noi. Spero che questa visita produca frutti nelle nostre comunità di Chidenguele e di Namaacha”.
Per Suor Maria Cruz, OSC, del Monastero di Namaacha, nella Diocesi di Maputo, la visita è un’occasione di rinnovo spirituale: “In questo momento possiamo solo ringraziare infinitamente il nostro Padre per la presenza del Ministro Generale, Fr. Massimo Fusarelli. Questo è un tempo di rinnovo spirituale per vivere la nostra fede, una fede viva in Cristo, una persona che è presente nella nostra vita; avere lo spirito di fede e preghiera che i nostri padri San Francesco e Santa Chiara mettono insieme nelle loro Regole”.
Infine, per il Ministro Nazionale dell’OFS, Menecas Paulo, la presenza di Fr. Massimo in Mozambico costituisce una benedizione.
“Quest’opportunità di accogliere il Ministro Generale è per noi un onore e una benedizione. Questo fa vedere l’unione della Famiglia Francescana in Mozambico e nel mondo”.
La prossima tappa della visita è al centro del paese, presso le fraternità di Chimoio, Manica e Beira.
A Manica il Ministro visiterà la “Fattoria S. Francisco” e terrà la celebrazione eucaristica con la Famiglia Francescana della zona.
Dopo partirà per Beira per recarsi al “Centro di Nazaré”, dove parteciperà all’Assemblea Custodiale 2023.
L’11 agosto, solennità di Santa Chiara, patrona della Custodia, sarà il punto più alto della visita.
In questo giorno sono previsti la chiusura del giubileo dei 125 anni della presenza francescana in Mozambico, la professione solenne di 4 frati e l’invio di 2 frati per la nuova fraternità di Mitucuè nella Diocesi di Lichinga.
125 anni di presenza francescana
La presenza francescana in Mozambico risale al 1898 con l’arrivo a Beira dei primi 6 frati portoghesi: Fr. Antonio de Santa Maria, Fr. Rafael Maria da Assunção, Fr. José da Assunção Rolim, Fr. Daniel de Almeida, Fr. Serafim Felisberto e Fr. Salvador Franqueira.
Da Beira si sono espansi per la Diocesi di Chimoio, Inhambane, Xai-Xai, Maputo e Pretoria (Sudafrica).
Nel corso dei 125 anni la Provincia Francescana dei Santi Martiri di Portogallo ha inviato più di 200 frati per le missioni in Mozambico.
In questo periodo i frati hanno fondato chiese, scuole, seminari per la formazione dei giovani frati, giornali, radio e tante opere sociali.
Il punto più alto è stato il 7 settembre 1970, con l’apertura del primo noviziato francescano nell’Africa subsahariana.
La Custodia di Santa Chiara del Mozambico conta attualmente 88 frati (2 vescovi, 44 professi solenni e 40 professi temporanei), 4 novizi e 6 postulanti, distribuiti in 11 conventi in Mozambico e uno a Pretoria.
I frati si dedicano al servizio pastorale nelle parrocchie, all’educazione dei giovani con le scuole, all’assistenza spirituale alle Clarisse, alle religiose e laici della Famiglia Francescana e alle opere sociali.
Santa Maria di Nazareth come presenza nella vita quotidiana
“Santa Maria, donna dei nostri giorni, vieni ad abitare in mezzo a noi.”
Tu che sei madre e che non dimentichi nessuno dei tuoi figli, stringi tra le tue tenere braccia ciascuna di queste ragazzine.
Riempile del tuo amore perché, per varie ragioni, non hanno avuto la possibilità di provare la bellezza e la gioia di sentirsi amate dalla propria mamma.
Mettiti accanto a ognuno di loro e ascoltale amorevolmente mentre ti confidano le loro preoccupazioni: l’incertezza del futuro, la paura di non farcela, la solitudine interiore, l’instabilità degli affetti…
Fai sentire loro la tua rassicurante presenza, ripeti loro parole di speranza, conforta il loro pianto nascosto e alleggerisci le loro pene aiutandole a portare il fardello delle tribolazioni.
Tu che sei donna missionaria, sorreggi nella fatica Suor Giulia, Suor Maria Josè, Suor Mariana e Suor Francinete.
Dona loro la forza per promuovere la giustizia terrena e per testimoniare il Vangelo.
Sostienile nel lavoro quotidiano e, con la tua saggezza, ispira loro ciò che devono dire e fare per promuovere il bene di queste cinquantasei ragazze.
Ristora la loro stanchezza e quando hanno voglia di piangere, offri al loro capo la tua spalla di madre.
Ma soprattutto “ogni volta che ritornano tra noi, profumate di trincea, fa che possiamo attingere tutti al loro entusiasmo”.