Il presbiterio si trova alla fine della navata centrale perché è lo spazio liturgico riservato al vescovo, al sacerdote e ai ministri, nel quale si concentrano i principali atti della celebrazione cristiana. La sua posizione mette in rapporto diretto l’assemblea dei fedeli con l’altare, l’ambone e la sede, distinguendo i compiti senza separare la comunità celebrante.
Il presbiterio è lo spazio dove si trova l’altare, viene proclamata la Parola di Dio, e il sacerdote, il diacono e gli altri ministri esercitano il loro ufficio. Deve essere opportunamente distinto dalla navata per mezzo di un’elevazione, di strutture o di ornamenti particolari, ma deve avere ampiezza sufficiente per consentire lo svolgimento ordinato della celebrazione e favorirne la visione.
Che cos’è il presbiterio
Presbiterio deriva da presbitero, ed è un termine liturgico e architettonico per indicare quella parte della chiesa che circonda l’altare maggiore e che è riservata al clero officiante. Si chiama presbiterio quella parte di chiesa riservata al vescovo e al clero.
Il termine presbiterio viene da presbitero e significa anziano cioé, sacerdote. Il presbitero è colui che presiede, un'azione liturgica e occupa quello spazio che gli è proprio e che esprime il suo compito.
Questo spazio deve contenere almeno i seguenti elementi essenziali: l'altare e la predella (pedana) del celebrante. Attualmente, ovvero dopo la Riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, le parti principali che formano il presbiterio di una chiesa sono: l'altare, ove si svolge il Supremo Sacrificio dell'Eucaristia; l'ambone, ove si proclamano le letture, i salmi e il Vangelo; la sede, ove siede il celebrante; il tabernacolo, ove vengono riposte le ostie consacrate alla fine della Messa.
Perché il presbiterio è collocato nella navata centrale
La navata è la suddivisione longitudinale della chiesa in più parti. La navata centrale, normalmente, misura il doppio in larghezza rispetto alla navata laterale ed è delimitata da due file di elementi portanti, colonne o pilastri. Le navate ospitano i fedeli che partecipano al rito religioso.
Il presbiterio è posto alla fine della navata centrale perché questa disposizione organizza lo spazio secondo il percorso della celebrazione: i fedeli si raccolgono nell’aula, mentre il clero e i ministri svolgono il loro servizio nell’area presbiteriale. La navata centrale costituisce quindi il principale asse visivo e processionale che conduce verso l’altare.
L’abside è il culmine del percorso sacro verso l’altare, il punto della massima concentrazione dell’attesa, il luogo della maggiore disponibilità alla suggestione visiva quando presenta decorazioni pittoriche. L’arco trionfale è la parete mediante la quale la navata centrale si innesta nel presbiterio o nel transetto, solitamente supporto di decorazioni dipinte o mosaicate.
La collocazione centrale rende visibili i poli liturgici all’intera assemblea e consente di percepire il presbiterio come il luogo verso cui converge la celebrazione. Nello stesso tempo, il luogo proprio del sacerdote e dei suoi ministri rimane distinto da quello dei fedeli, così da esprimere la struttura gerarchica e la diversità dei compiti.
La funzione liturgica del presbiterio
La terza edizione del Messale offre nuove considerazioni circa il presbiterio. Mentre in precedenza era semplicemente evidenziata la sua distinzione dalla navata, ora se ne sottolinea maggiormente la funzione: «È il luogo dove si trova l'altare, viene proclamata la parola di Dio, e il sacerdote, il diacono e gli altri ministri esercitano il loro ufficio».
La struttura organica e gerarchica del popolo di Dio che si raduna per la Messa deve trovare facile accoglienza nel luogo sacro che pertanto deve essere tale da presentare in un certo modo l’immagine dell’assemblea riunita, consentire l’ordinata e organica partecipazione di tutti e favorire il regolare svolgimento dei compiti di ciascuno.
L’unità del presbiterio con la navata dovrà essere avvertita poiché sacerdoti e ministri formano con i fedeli l’unico popolo di battezzati: dunque tutto ciò che ostacola la vista dell’altare o dell’ambone deve essere eliminato.
L’altare
L’altare è la mensa sulla quale viene celebrato il sacrificio eucaristico e si trova nella zona presbiteriale. Nel presbiterio l’altare è il «centro dell’azione di grazie che si compie con l’Eucaristia».
Conviene che l’altare sia fisso in ogni chiesa, in quanto «significa più chiaramente e permanentemente Gesù Cristo, pietra viva». Nelle nuove chiese si costruisca un solo altare che significhi alla comunità dei fedeli l’unico Cristo e l’unica Eucaristia della Chiesa.
Nelle chiese già costruite, quando il vecchio altare è collocato in modo da rendere difficile la partecipazione del popolo e non può essere rimosso senza danneggiare il valore artistico, si costruisca un altro altare fisso, realizzato con arte e debitamente dedicato. Soltanto sopra questo altare si compiano le sacre celebrazioni.
L’ambone
L’ambone è il luogo dal quale si proclamano le letture, i salmi e il Vangelo. Sul presbiterio fu valorizzato anche l’ambone, da cui si proclama il Vangelo, i Salmi e le Letture, e spesso si pronuncia l’omelia.
In precedenza l’omelia veniva pronunciata dal pulpito, posto in posizione dominante rispetto ai fedeli. Il pulpito, o pergamo, è un elemento architettonico posto a ridosso del presbiterio, sopraelevato da colonne e una trabeazione, di forma cilindrica o di parallelepipedo, destinato alla predicazione.
La sede e la cattedra
La sede è il luogo ove siede il celebrante. Nelle basiliche cristiane antiche il presbiterio era leggermente rialzato, accoglieva la cattedra vescovile e i seggi per il clero, ed era chiuso da balaustre.
La cattedra esprime in modo particolare il ministero del vescovo, mentre la sede del presidente non vescovo è destinata a chi presiede la celebrazione senza essere il titolare della cattedra episcopale.
Il tabernacolo
Il tabernacolo è il luogo ove vengono riposte le ostie consacrate alla fine della Messa. Con la Riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, in molti casi fu separato dall’altare, venne incastonato nella parete di fondo dell’abside, centralmente, oppure posto, in posizione decentrata, su di una colonnina oppure persino in un altro vano della chiesa, sempre sul presbiterio.
La predella e l’elevazione del presbiterio
La predella è la pedana del celebrante e contribuisce a rendere riconoscibile la posizione dell’altare e di chi presiede la celebrazione. Il presbiterio può essere distinto dalla navata mediante una elevazione, strutture e ornamenti particolari.
Nelle basiliche cristiane antiche il presbiterio era più basso di qualche gradino rispetto alla navata riservata ai fedeli. Solo successivamente, con il Papa San Gregorio Magno, il presbiterio iniziò ad essere sopraelevato rispetto all’aula della chiesa.
Distinzione e unità tra presbiterio e navata
Il luogo proprio del sacerdote e dei suoi ministri rimane sempre distinto da quello dei fedeli, così da esprimere la struttura gerarchica e la diversità dei compiti. Tuttavia, questa distinzione non deve diventare una separazione che impedisca la partecipazione dell’assemblea.
In molte chiese, dopo il Concilio Vaticano II è scomparsa la balaustra, per meglio far comprendere il modello di chiesa a cui si rifanno i Padri conciliari. Un’ulteriore apertura del presbiterio verso i fedeli fu data in molti casi dalla rimozione delle balaustre.
La distinzione del presbiterio deve quindi essere compatibile con la visibilità dell’altare e dell’ambone, con la libertà dei movimenti e con la partecipazione attiva dei fedeli. Il presbiterio non è un’area isolata dall’aula, ma il luogo nel quale si svolgono azioni liturgiche che riguardano l’intera comunità.
Il presbiterio nelle prime basiliche cristiane
Nelle prime basiliche paleocristiane il presbiterio era separato dalla navata e dall’eventuale transetto dalla pergula. Nella maggior parte dei casi, come nella Basilica costantiniana di San Pietro in Vaticano, la pergula era costituita da quattro o più colonne montate sopra dei plutei.
La pergula aveva anche il compito di separare il presbiterio dall’annessa Schola Cantorum, ove si trovavano i cantores, che era a sua volta separata dalla navata da plutei marmorei.
Si è già detto che nelle basiliche cristiane il presbiterio era chiuso da una balaustra che lo separava dalla navata riservata ai fedeli. Nelle chiese orientali la balaustra è sormontata da statue, formando l’iconostasi, e da un architrave al quale sono appese lampade votive e talvolta anche tende che vengono tirate in alcuni momenti della celebrazione.

L’evoluzione storica del presbiterio
Prima del Concilio di Trento
Il presbiterio delle chiese, nel corso dei secoli, ha subito molte modifiche, soprattutto nell’aggiunta e rimozione di elementi necessari per la liturgia.
Con l’avvento dell’architettura romanica, il dislivello fra il pavimento del presbiterio e quello delle navate divenne tale che quei pochi gradini che servivano per raggiungere l’altare divennero vere e proprie rampe di scale, mentre le cripte, che erano giunte ad essere costituite persino da nove navate, divennero delle vere e proprie “chiese dentro la chiesa”.
La cripta è un ambiente sotterraneo di una chiesa, ricavato sotto l’abside e il presbiterio. Di solito, custodisce le reliquie di un martire ed è il nucleo originario dell’edificio religioso.
Il presbiterio romanico
Con il romanico si abbandonò la struttura della Schola Cantorum, infatti la parte antistante del presbiterio era utilizzata come ingresso alla cripta e i seggi del coro iniziarono ad essere disposti lungo le pareti dell’abside, come si può ancora vedere nel Duomo di Modena.
Solo in rarissimi casi rimase l’utilizzo della pergula. La sopraelevazione del presbiterio e la presenza della cripta sottostante accentuarono il carattere gerarchico e monumentale dell’area, rendendo l’altare visivamente dominante rispetto alla navata.
Il presbiterio gotico
Durante il periodo Gotico la struttura del presbiterio cambiò radicalmente: nelle chiese costruite ex-novo si decise di abbassare il livello del piano di calpestio e così l’area presbiteriale risultò sopraelevata rispetto alle navate soltanto di pochi gradini.
Con l’ampliamento delle absidi si iniziò a disporre i seggi del coro lungo le pareti laterali del tratto di abside prima dell’emiciclo finale e l’altare in quest’ultimo.
Inoltre, soprattutto in Inghilterra, il presbiterio fu separato dalla navata dall’evoluzione della pergula: una parete lignea scolpita con archetti e scene della vita di Gesù e dei Santi, molto simile all’iconostasi ortodossa.
Il deambulatorio è uno spazio architettonico a forma circolare o poligonale, collocato nella zona presbiteriale e absidiale come prolungamento delle navate laterali. Nelle chiese gotiche serve per accogliere e far defluire i numerosi fedeli a ridosso del presbiterio in cui, talvolta, sono conservate le spoglie di un santo.
Il presbiterio rinascimentale
Con il Rinascimento si ha una nuova trasformazione radicale della struttura del presbiterio: viene definitivamente rimossa l’iconostasi gotica e, al suo posto, si iniziano a utilizzare balaustre e plutei marmorei.
Anche l’altare cambia la sua forma: dopo l’introduzione, durante il Medioevo, della Messa celebrata dando le spalle ai fedeli, si iniziarono a vedere, soprattutto in pieno Rinascimento, i primi altari addossati alla parete di fondo delle absidi.
I seggi del coro iniziarono ad essere disposti sulle cantorie, al di fuori del presbiterio, anche se, in alcuni casi, i seggi furono disposti, ove vi era la possibilità, dietro l’altar maggiore.
Il presbiterio dopo il Concilio di Trento
Con il Concilio di Trento, convocato nel 1545 da papa Paolo III e portato avanti, seppur con varie interruzioni, dai papi Giulio III e Paolo IV sino al 1563, e con la Riforma Cattolica, la struttura del presbiterio variò ancora una volta, però non di molto, rispetto ai cambiamenti precedenti.
Innanzitutto si accentrò e si esaltò l’altare con ogni sorta di decorazione, come quadri, candelieri, statue, bassorilievi e stucchi, e lo si posizionò, eccetto che in alcuni rari casi, a ridosso della parete fondale dell’abside.
Il coro si spostò definitivamente al di fuori del recinto presbiteriale, mentre, ove l’altare c’era già, come nelle chiese romaniche e paleocristiane, fu arricchito di decorazioni e, molto spesso, coperto da un ciborio.
La sede fu invece spostata lungo una delle pareti laterali dell’abside, generalmente lungo quella destra, e si abbandonarono definitivamente i plutei in favore delle balaustre di colonnine o pilastrini.
Gli stili neoromanico, neogotico e neoclassico
A partire dalla metà dell’Ottocento apparvero dei nuovi stili architettonici, che ritraevano quelli del passato: i più importanti furono il neoromanico e il neogotico, che si affiancarono al neoclassico.
Sia con il neoromanico sia con il neogotico il presbiterio assunse una radicale trasformazione, non nella disposizione dei vari elementi, che erano sempre quelli del Concilio di Trento, ma nella forma e nello stile di essi.
Iniziarono ad apparire balaustrate con eleganti archetti sostenuti da colonnine con capitelli romanici e corinzi, gli altari furono decorati con archetti ciechi e iniziarono a ritornare le absidi semicircolari.
Con l’architettura neoclassica, invece, non ci fu una grande mutazione in campo stilistico né, ovviamente, in quello strutturale, poiché già il barocco nasceva dall’idea di riprendere l’arte classica.
Il presbiterio dopo il Concilio Vaticano II
Con la Riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II la struttura del presbiterio fu totalmente rivoluzionata. Siccome la Messa viene celebrata con l’officiante rivolto verso i fedeli, l’altare in molti casi fu portato in posizione più avanzata rispetto a prima.
L’altare fu separato dal tabernacolo, che venne incastonato nella parete di fondo dell’abside, centralmente, oppure posto in posizione decentrata su di una colonnina o persino in un altro vano della chiesa, sempre sul presbiterio.
Nelle chiese più antiche, ovvero quelle ottocentesche e barocche, in cui erano presenti la balaustra e l’altare addossato al muro, a volte si lasciarono gli antichi presbiteri nello stato in cui erano e ne furono costruiti dei nuovi, con un nuovo altare, tabernacolo, sede e ambone proprio al di fuori del recinto della balaustrata.
Altre volte l’antico presbiterio venne trasformato, o rimuovendo e spostando in blocco l’altare verso il popolo, o lasciando la vecchia struttura dell’altare con la sua pala, eventualmente rimuovendone la mensa e costruendone un altro ex-novo al centro.
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Il presbiterio e la partecipazione dei fedeli
La posizione del presbiterio nella navata centrale favorisce la partecipazione dell’assemblea perché mantiene l’altare al centro della percezione visiva e permette ai fedeli di seguire le azioni liturgiche. La sua ampiezza deve consentire un comodo svolgimento della celebrazione dell’Eucaristia e favorire la sua visione.
L’apertura del presbiterio verso la navata esprime che sacerdoti, ministri e fedeli formano un’unica comunità. La rimozione delle barriere non elimina la distinzione dei ruoli, ma rende più evidente l’unità dell’assemblea liturgica.
L’altare, l’ambone e la sede devono essere riconoscibili come luoghi specifici, ciascuno collegato a una funzione propria. L’altare è il centro dell’azione eucaristica, l’ambone è il luogo della proclamazione della Parola, mentre la sede indica il servizio di presidenza della celebrazione.
La disposizione del presbiterio nelle chiese antiche e moderne
Il presbiterio sopraelevato della Basilica di San Zeno a Verona mostra come il dislivello tra l’aula e l’area liturgica potesse diventare un elemento architettonico rilevante. Il progetto della chiesa di Taggì di sotto segue lo schema della chiesa romanica a tre livelli: cripta, navate, presbiterio.
La chiesa di Taggi di Sotto si struttura quindi con i canonici tre livelli: uno spazio interrato, l’attuale patronato, che si può identificare con la cripta romanica. Esso era collegato con il presbiterio tramite una scaletta posta alla sua sinistra.
Mantiene invece il suo fine morfologico strutturale di portare in alto il presbiterio rispetto al piano delle navate. Il presbiterio, più alto di pochi gradini, contiene il nuovo altare, l’ambone e il tabernacolo posto sull’originario altare che fa da quinta all’abside conclusiva dove è stato collocato l’organo.
Il presbiterio sopraelevato è segnato da due pilastri articolati che hanno funzione strutturale, poiché devono sostenere non più solo la spinta verticale delle capriate ma anche quella trasversale della volta a crociera che conclude la copertura.
Elementi architettonici connessi al presbiterio
Abside
L’abside è lo spazio semicircolare o poligonale che conclude una navata, coperto da un catino, ossia una struttura a forma di quarto di sfera. L’abside è il culmine del percorso sacro verso l’altare.
Nella basilica di Santa Pudenziana, il mosaico absidiale ha Cristo in trono al centro del collegio apostolico disposto attorno ad un nobile portico. Oltre al tema della teofania, ricorrono diversi soggetti quali quelli mariani di Pietro Cavallini a Santa Maria in Trastevere e quelli simbolici in San Clemente.
Altare e ciborio
L’altare può essere coperto da un ciborio, una grande edicola architettonica sorretta da quattro colonne reggenti una volta. Il ciborio sottolinea la centralità dell’altare e ne definisce la presenza monumentale nello spazio presbiteriale.
Il ciborio e l’altare della basilica di Sant’Ambrogio a Milano formano un binomio tematico sulla teologia ambrosiana. La parte posteriore dell’altare presenta una finestrella da cui è visibile il sarcofago del Santo, posto nella cripta sottostante.
Iconostasi, pergula e balaustra
In alcune chiese il presbiterio è separato dalla navata centrale da una struttura divisoria architettonica e scultorea, una sorta di tramezzo chiamata iconostasi. Nella basilica barese di San Nicola, l’iconostasi è formata da tre arcate a tutto sesto.
Nell’abbazia di Vezzolano, ad esempio, è composta da cinque arcate a sesto acuto sostenute da colonne con capitelli compositi con un fregio scolpito raffigurante le storie della Vergine e profeti.
Con il tempo, la balaustra ha assunto forme diverse, fino a essere rimossa in molte chiese contemporanee per rendere più diretto il rapporto visivo tra il presbiterio e l’assemblea.
Cripta
La cripta è un ambiente sotterraneo di una chiesa, ricavato sotto l’abside e il presbiterio. Di solito custodisce le reliquie di un martire ed è il nucleo originario dell’edificio religioso.
La presenza della cripta spiega in molti edifici romanici l’elevazione del presbiterio: la zona superiore ospita la celebrazione e l’altare, mentre lo spazio sottostante custodisce reliquie o svolge una funzione funeraria e devozionale.
Deambulatorio
Il deambulatorio è uno spazio architettonico a forma circolare o poligonale, collocato nella zona presbiteriale e absidiale come prolungamento delle navate laterali. Spesso presenta cappelle radiali che alloggiano altari commissionati da privati.
Nelle chiese gotiche, tappe delle principali vie di pellegrinaggio europeo, serve per accogliere e far defluire i numerosi fedeli a ridosso del presbiterio in cui, talvolta, sono conservate le spoglie di un santo.
Il rapporto tra presbiterio, abside e navata centrale
La navata centrale conduce verso l’abside e il presbiterio secondo un’organizzazione spaziale che unisce movimento, visione e significato religioso. L’asse longitudinale della chiesa orienta l’assemblea verso il luogo dell’altare, mentre l’abside conclude visivamente il percorso.
Nelle chiese romaniche, la campata scandisce lo spazio delle navate. Tra le campate della navata centrale e laterali esiste un preciso rapporto matematico e proporzionale.
Il doppio ordine di elementi portanti, colonne e contrafforti, era tipico del periodo Romanico ed era eseguito per dare slancio verso l’alto alla navata centrale. Questa verticalità è ulteriormente sottolineata dall’apertura di lunghe finestre tra i contrafforti nella parte alta della navata.
Il presbiterio come spazio distinto ma aperto
Il presbiterio deve essere distinto dalla navata, ma non deve essere isolato dall’assemblea. La distinzione spaziale rende comprensibile la diversità dei ministeri, mentre l’apertura visiva e funzionale manifesta l’unità del popolo dei battezzati.
La sistemazione degli elementi liturgici deve quindi favorire la visione dell’altare e dell’ambone, permettere i movimenti dei celebranti e mantenere chiaro il rapporto tra il luogo della celebrazione e l’aula dei fedeli.
La struttura organica e gerarchica del popolo di Dio che si raduna per la Messa deve trovare facile accoglienza nel luogo sacro, consentire l’ordinata e organica partecipazione di tutti e favorire il regolare svolgimento dei compiti di ciascuno.
Il significato simbolico del presbiterio
Il presbiterio rende visibile la centralità dell’Eucaristia e della Parola di Dio. La sua posizione alla fine della navata centrale non indica soltanto una collocazione pratica, ma costruisce un percorso simbolico verso l’altare e verso il centro della celebrazione.
L’altare significa più chiaramente e permanentemente Gesù Cristo, pietra viva. L’ambone manifesta la dignità della Parola proclamata, mentre la sede indica il servizio di colui che presiede l’assemblea.
La disposizione del presbiterio deve ispirarsi «a una nobile semplicità, piuttosto che al fasto»; la scelta degli elementi per l’arredamento deve curare la verità delle cose e tendere all’educazione dei fedeli e alla dignità di tutto il luogo sacro.
Il presbiterio si trova dunque nella navata centrale perché è il punto nel quale convergono la celebrazione, la proclamazione della Parola, il servizio ministeriale e la partecipazione dell’assemblea. La sua funzione è accogliere i poli liturgici principali, rendere ordinato lo svolgimento del rito e mantenere visibile l’unità tra il clero e i fedeli.