Lutero secondo Nicola Tomasso: «Iniquitas Lutheri» e le radici gnostiche del protestantesimo

Nicola Tomasso interpreta Martin Lutero come l’interprete moderno dell’antica rivale del cattolicesimo e cerca di rintracciare nella Riforma protestante una matrice gnostica. Il suo libro «Iniquitas Lutheri», ovvero Le radici gnostiche del protestantesimo, propone una lettura critica del monaco tedesco e della sua opera, concentrata sul rapporto tra ragione, creazione, libero arbitrio e salvezza.

Un viaggio nel cuore della Riforma protestante, questo studio esamina come l’opera di Martin Lutero abbia fratturato l’equilibrio tradizionale tra immanenza e trascendenza, separando nettamente la dimensione divina da quella umana. Attraverso l’interpretazione di Feuerbach, la teologia luterana emerge nella sua radicalità: Dio si mostra come irriducibile e privo di mediazioni, mentre il rapporto con il divino risulta inadeguato a conferire una reale rilevanza morale alle azioni umane.

Il libro di Nicola Tomasso

«Iniquitas Lutheri» ovvero Le radici gnostiche del protestantesimo è un libro in brossura pubblicato da Solfanelli nel 2017, composto da 168 pagine. Chi fu Martin Lutero? Da dove deriva la sua ribellione? Fu davvero un assertore della "povertà evangelica"?

Sono tutti interrogativi che a cinquecento anni dall'affissione delle "Tesi" di Wittenberg riemergono con prepotenza nel dibattito storico e teologico mondiale, nella convinzione che, almeno nell'orbe cattolico, tale dibattito si sia eccessivamente appiattito su un'idea romantica e irreale di Lutero e del protestantesimo.

Ed è proprio da questa convinzione che è sorta la necessità di riscoprire il vero volto del monaco tedesco e della sua opera, proponendo al pubblico una lettura che al tempo stesso sia fedele alle fonti e illumini il lettore sul legame profondo e inscindibile tra l'eresia gnostica e quella protestante.

La presentazione di «Iniquitas Lutheri»

Venerdì 28 settembre alle 17 nella parrocchia del Sacro Cuore di Termoli sarà presentato il libro di Nicola Tomasso “Iniquitas Lutheri”. L’introduzione sarà di don Silvio Piccoli, relatore sarà l’autore Nicola Tomasso, moderatore sarà don Antonio Di Lalla e interverrà il vescovo della diocesi di Termoli-Larino, S.E. Monsignor Gianfranco De Luca.

Nicola Tomasso ha deciso di raccontare le origini della “riforma” protestante nel suo ultimo lavoro, Iniquitas Lutheri, ovvero le radici gnostiche del protestantesimo (Solfanelli, 2017). Non è un saggio sul magistero luterano, perché non si limita a enunciare le tesi del frate eretico: l’autore cerca di rintracciarvi la matrice gnostica, considerando Lutero l’interprete moderno dell’antica rivale del cattolicesimo.

Martin Lutero e la Riforma protestante

Martino Lutero (Martin Luther, Eisleben, 10 novembre 1483 - Eisleben, 18 febbraio 1546), teologo, appartenuto all'ordine degli agostiniani eremitani, è stato l'iniziatore della Riforma protestante.

Il termine luteranesimo si riferisce al complesso delle dottrine di Lutero e dei suoi seguaci e al fenomeno della loro diffusione, che fu particolarmente rapida a partire dagli anni venti del XVI sec. non solo nell'area tedesca e dell'Europa settentrionale, ma anche in quella mediterranea, particolarmente in Italia e in Spagna (mentre la Francia fu piuttosto terreno di conquista per il calvinismo), mettendo in discussione l'egemonia cattolica e papale e scatenando la risposta repressiva dell'Inquisizione.

Famiglia e formazione

Discendente di una famiglia di contadini, figlio primogenito di un minatore imborghesitosi, Martin Lutero nacque a Eisleben, in Turingia, il 10 novembre 1483. Nel 1497-98 studiò a Magdeburgo presso i Fratelli della Vita Comune. Nel 1498 fu inviato a Eisenach.

Nel 1501 si immatricolò presso l'Università di Erfurt, dove ottenne il baccellierato e il grado di magister artium. Aveva appena intrapreso gli studi giuridici che promettevano migliori guadagni, quando, all'improvviso, dopo esser scampato a un temporale il 2 luglio 1505, decise di farsi frate, entrando nel convento degli agostiniani eremitani osservanti di Erfurt il 17 luglio 1505.

Per Melantone tale decisione di Lutero fu causata dal dolore per la morte di un amico. Probabilmente tale scelta fu anche una reazione contro le pressioni del padre perché egli intraprendesse un mestiere più lucroso, abbandonando gli studi umanistici.

Proseguì gli studi di teologia presso lo Studio annesso al suo convento. Nell'aprile 1507 fu ordinato sacerdote. Nel 1508 fu trasferito a Wittenberg, nella cui università, sotto la supervisione di Johann von Staupitz, vicario generale del suo ordine di appartenenza in Germania, prese a insegnare e proseguì gli studi.

L'anno seguente fece però ritorno a Erfurt. Tra la fine del 1510 e l'inizio del 1511 soggiornò a Roma, inviatovi per recare la protesta del proprio monastero contro l'unione tra agostiniani eremitani osservanti e conventuali.

Nell'ottobre 1512 otteneva il dottorato in teologia a Wittenberg, succedendo a Staupitz nella cattedra di Sacra Scrittura. Iniziava intanto a elaborare i primi nuclei della propria teologia, di cui sono testimonianze i Dictata super Psalterium (1513-16) e le lezioni sull’Epistola ai Romani (1515-16).

Lo scontro con Roma e le origini della Riforma

Nel 1516 Lutero iniziò a predicare contro le indulgenze, in reazione alla predicazione del domenicano Johann Tetzel, cui l'arcivescovo di Magonza Alberto di Hohenzollern aveva affidato l'incarico di propagandare l'indulgenza di papa Leone X, alla ricerca di fondi per finanziare la costruzione della basilica di San Pietro.

Contro la dottrina delle indulgenze Lutero redasse le celebri 95 Tesi (Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum), rese pubbliche il 31 ottobre 1517. Gesto molto formale ed accademico che di per sé non significava alcuna "rottura" con la Chiesa, ma destinato a scatenare un putiferio.

Le Tesi ebbero grande risonanza nel mondo tedesco, Lutero stesso le inviò ad Alberto di Hohenzollern e quest'ultimo, impressionato e intimorito dal fenomeno, le trasmise a Roma, da cui arrivò l'ordine di mettere a tacere il monaco contestatore.

Il nuovo generale degli agostiniani Gabriele Della Volta si mise all'opera appena ricevute le istruzioni nel febbraio 1518, ma invano. Nell'aprile seguente, al capitolo generale dell'ordine svoltosi ad Heidelberg, Lutero riscosse nuovi e sempre più forti consensi.

Silvestro Mazzolini, maestro del Sacro Palazzo, intervenne contro il monaco tedesco con il Dialogus de potestate papae. Anche Johannes Eck prendeva posizione contro le tesi luterane.

Ad agosto Lutero riceveva quindi, insieme al testo di Mazzolini, l'ordine di recarsi a Roma entro 60 giorni per giustificarsi, al che egli chiese di poter essere giudicato in Germania.

Protetto dall'elettore di Sassonia Federico il Savio, egli si presentava quindi ad Augusta dinanzi al cardinale Tommaso de Vio (detto il Caetano) e da questi veniva interrogato tra il 12 e il 14 ottobre 1518. Rifiutando di ritrattare, fu sciolto dai voti dallo Staupitz.

A questo punto Lutero si appellò al concilio. Nel luglio 1519 si svolgeva la disputa di Lipsia: Lutero e Carlostadio da una parte, Eck dall'altra. Da Roma intanto si facevano vive pressioni sul principe elettore di Sassonia perché abbandonasse Lutero al proprio destino.

Questo non avvenne. Il 15 giugno 1520 Leone X promulgava la bolla Exsurge Domine, dando 60 giorni di tempo a Lutero per ritrattare pena la scomunica. Intanto si dava ordine di bruciare le opere del monaco riformatore in Italia e in Germania.

Le opere della Riforma e la condanna pontificia

La risposta da parte di Lutero furono i tre grandi trattati che ponevano le basi della Riforma: An den christlichen Adel deutscher Nation von des christlichen Standes Besserung (Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca del miglioramento dello Stato cristiano); De captivitate babylonica ecclesiae praeludium (Preludio alla cattività babilonese della chiesa); Von der Freiheit eines Christenmenschen (Della libertà del cristiano).

Il 10 dicembre, inoltre, Lutero bruciava in pubblico la bolla Exsurge Domine, insieme al Corpus iuris canonici, simbolo dell'autorità della Chiesa romana. Il 3 gennaio 1521 Leone X fulminava di conseguenza la scomunica (bolla Decet Romanum Pontificem).

Quindi Lutero veniva convocato a presentarsi alla dieta di Worms davanti a Carlo V. Si presentava dinanzi all'imperatore il 17 aprile 1521, rifiutando ancora di ritrattare.

Partito da Worms, mentre si preparava il decreto che lo bandiva dal territorio dell'Impero, il 4 maggio 1521 Lutero veniva rapito da una squadra di cavalieri al servizio di Federico il Savio, intenzionato ormai a salvarlo ad ogni costo, e trasferito al sicuro nel castello della Wartburg.

La Wartburg e la traduzione della Bibbia

In tale isolamento intraprendeva la traduzione in tedesco del Nuovo Testamento (pubblicata il 21 settembre 1522; mentre la traduzione dell'intera Bibbia, lavoro più lento e faticoso, apparve solo nel 1534) e si teneva in costante corrispondenza con i suoi seguaci.

Redigeva inoltre il De votis monasticis iudicium. Nel marzo 1522 Lutero poté tornare a Wittenberg, dove nell'aprile dell'anno successivo fece ospitare presso il suo vecchio convento agostiniano, ormai svuotatosi, alcune suore in fuga, tra le quali Caterina von Bora, che in seguito divenne sua moglie (si sposarono nel giugno 1525).

Le rivolte dei cavalieri e dei contadini

Intanto scoppiavano le rivolte fomentate da chi portava alle estreme conseguenze le idee di Lutero: prima - nel 1522-23 - quella dei cavalieri guidati da Franz von Sickingen ed Ulrich von Hutten, poi - nel 1524-25 - quella dei contadini, guidati da Carlostadio e Thomas Muntzer.

In ambedue casi, e in modo particolarmente forte nel secondo, Lutero intervenne pesantemente per deprecare le rivolte. Nel marzo 1523 pubblicava un testo, Von welltlicher Uberkeytt, wie weyt man yhr Gehorsam schuldig sey (Sull’autorità secolare. Fino a che punto si sia tenuti a prestarle obbedienza) che esortava i cavalieri all'obbedienza ai principi.

Nel 1525 pubblicava l'Ermanunge zum frieden auff die zwelf artikel der Bawrschafft (Esortazione alla pace a proposito dei dodici articoli dei contadini di Svevia) e due scritti durissimi contro i contadini in rivolta: Widder die hymelischen propheten (Contro i profeti celesti) e Wider die räuberischen und mörderischen Rotten der Bauern (Contro le bande ladre e assassine dei contadini).

Erasmo e Lutero sul libero arbitrio

Nel 1523 Erasmo ruppe la sua compassata neutralità rispetto all'affare Lutero iniziando a lavorare ad un'opera che voleva colpire il fulcro della teologia luterana, che negava la possibilità dell'uomo di compiere il bene senza la grazia.

L'umanista olandese diede alla stampa il De libero arbitrio a Basilea nel settembre 1524. Pur richiamandosi all'autorità della Chiesa e al testo biblico, l'opera di Erasmo era l'estrema difesa dell'Umanesimo che poneva l'uomo al centro del mondo e lo faceva faber suae fortunae.

Lutero si mise subito alacremente a lavorare a una confutazione del testo erasmiano, ma le vicende legate alla guerra dei contadini lo rallentarono. Il De servo arbitrio fu stampato nel dicembre 1525 e fu forse il capolavoro di Lutero.

La vecchiaia e la morte

Lo strappo da Roma era ormai compiuto (insieme all'alleanza tra Riforma e principi tedeschi in funzione anti-romana e anti-imperiale) e i fondamenti della teologia luterana ormai delineati.

Da questo momento in poi Lutero, pur continuando a svolgere un importante ruolo di riferimento, si defilò progressivamente dalle grandi scene, coadiuvando a distanza l'organizzazione ecclesiastica, lasciando ampio spazio di manovra ai suoi seguaci (in particolare a Melantone, che redasse la Confessio Augustana presentata dai principi protestanti a Carlo V nel 1530) e attribuendo di fatto all'autorità secolare il ruolo di patrona e protettrice della Chiesa riformata.

Intervenne puntualmente in varie dispute interne al movimento protestante e completò la sua traduzione della Bibbia. L'ultima grande opera di Lutero, pubblicata nel 1539, fu il Von den Konziliis und Kirchen (Sui concili e sulla Chiesa). Morì il 18 febbraio 1546.

La teologia di Lutero

Martin Lutero non aveva come fine della sua speculazione teologica la separazione confessionale da Roma, bensì attuare un processo di riforma interno al cristianesimo e alla chiesa universale.

Una riforma che certamente si muoveva nel solco della tradizione agostiniana ala quale apparteneva Lutero, ma una riforma che si basava sostanzialmente sulla Scrittura. La guida e il sostegno interpretativo dell’Evangelo di Cristo erano le lettere pastorali dell’apostolo Paolo, dal quale proviene per la maggior parte il lessico teologico utilizzato da Lutero.

Non si può prescindere dal contesto culturale nel quale la Riforma è nata: il Rinascimento di area tedesca, la filologia e pertanto un nuovo approccio con il testo scritto; il riproporsi sempre più insistente di binomi come fede e ragione, spirito e materia, fino a quelli più complessi che coinvolgono l’uomo nella sua interezza: «simul justus et peccator».

La teologia luterana - intesa in questo senso come elaborazione del teologo di Erfurt e non nel senso polemico utilizzato negli anni immediatamente seguenti la condanna pontificia - ha il merito, come afferma Dieter Kampen, di aver rimesso al centro Cristo in un segmento del grande tracciato storico in cui l’uomo aveva posto sé stesso come perno dell’esistenza1.

Le implicazioni sociologiche e politiche di cui il processo di Riforma è ritenuto madre, sono in realtà una conseguenza indiretta e tuttavia non contemplata da Martin Lutero. Di seguito si analizzano brevemente i principi sui quali si fondò la Riforma e quali furono gli esiti teologici che cementarono le basi e le differenze con i principi e la teologia cattolica.

L’extra nos, la communicatio idiomatum e il Deus revelatus

I principi primi del luteranesimo chiarificano il rapporto tra Dio e l’uomo, ponendo come primo elemento discriminante il ruolo di Cristo come unico mediatore della grazia.

Il concetto della grazia non era una novità introdotta da Lutero, tuttavia egli tentò di correggere la condotta interna alla Chiesa di Roma, per la quale la grazia, concessa da Dio permette all’uomo di ascendere verso di Lui.

La grazia veniva così dispensata materialmente, o meglio “guadagnata” dal credente, attraverso i sacramenti mediati dai ministri ordinati della Chiesa o attraverso le buone opere. In questo contesto si sviluppa la critica di Lutero alle indulgenze.

Ecco dunque il significato del principio extra nos: la giustizia di Dio non si misura nelle opere da noi compiute, non abbiamo parte alcuna nel raggiungere salvezza. La salvezza del cristiano è fuori da sé, ovvero in Cristo.

Non esiste alcuna via per la quale l’essere umano possa ascendere verso Dio, ma è Dio che scende verso l’uomo. Il cristiano non può misurare dunque la sua salvezza secondo il merito, può solo crederla mediante la fede2.

Dal momento in cui l’uomo si unisce a Cristo in Cristo stesso, egli partecipa della Sua opera salvifica attuata sulla croce, dove, vinti il peccato e la morte, ha segnato l’inizio della liberazione della creazione: questa operazione cosmologia, che è alla base della giustificazione, non trascura nulla di ciò che esiste3.

Pertanto con la communicatio idiomatum, resa in tedesco con «der fröhliche Wechsel», il felice scambio, si spiega l’azione giustificante di cui è soggetto Cristo e che ha per oggetto l’uomo, quando il Signore assume su di sé il peccato dell’uomo per rivestirlo della Sua giustizia davanti a Dio.

Questo avviene per la fede, una fede giustificante che rende l’uomo giusto benché in uno stato di inalienabile peccato4.

Il Dio che l’uomo non può raggiungere con le proprie forze è quel Dio che la natura umana non può comprendere a causa della sua giustizia: l’uomo pone a sé stesso domande quali l’origine del male, e subito si scontra con l’immagine di un Dio crudele, che non guarda in faccia nessuno.

Tuttavia questo è il Dio nascosto, quello che non possiamo comprendere con la nostra razionalità. Se noi conosciamo Dio, lo possiamo fare in Gesù Cristo che lo ha rivelato.

Il Deus revelatus è il Dio dell’amore: non si hanno così risposte sul male, le malattie e le catastrofi che coinvolgono l’uomo, ma la fede nel Dio di Gesù Cristo rivelerà all’uomo l’amore di cui è costituita la sua essenza5.

Sola Scriptura, sola fide, sola gratia, solus Christus, soli Deo gloria

La centralità della Sacra Scrittura in tutto il sistema teologico luterano risiede nell’Evangelo stesso: «et Verbum caro factum est»6. Se Cristo è causa della nostra salvezza, la predicazione della sua buona notizia dev’essere centro della predicazione.

Tutto avviene tramite la Parola: la creazione, la fede, la comunicazione libera di Dio all’uomo in Cristo7. Dalla chiesa del sacramento santificante alla chiesa della parola che è relazione di fede.

Poiché Lutero sostiene che l’uomo non può essere santo (ascesa verso Dio) ma credente (discesa di Dio verso l’uomo), la parola viene vissuta dal cristiano in tutta la sua realtà antropologica «coram Deo», davanti a Dio.

L’accusa mossa al luteranesimo di intellettualizzare la Parola attraverso lo studio e l’approccio storico-critico - già introdotto in parte da Lutero stesso - è infondata se si considera la totalità della parola nella vita della Chiesa: essa edifica il cristiano, la comunità e i sacramenti8.

La lettura gnostica proposta da Nicola Tomasso

Il conflitto tra lo gnosticismo e il cristianesimo concerne il ruolo della ragione, il valore del creato e il libero arbitrio. Come afferma l’autore nell’Introduzione: “Argomenteremo […] cogliendo nella cancellazione luterana del senso del peccato il tentativo gnostico di porre la materialità del creato in una connotazione negativa, perché laddove si rifiuta ogni attesa di redenzione, l’uomo sarà sempre nel ‘Giardino Antico’ ad annuire al serpente ritrovandosi nudo pochi istanti dopo: è il trionfo dell’assurdità, della ragione corrotta, del nonsense esistenziale, è il ‘suicidio’ di Lutero, il mysterium iniquitas” (p. 16).

Tomasso ci accompagna nella definizione dello gnosticismo (“La gnosis è la dottrina secondo cui la ‘conoscenza’ è lo strumento per raggiungere la verità e la perfezione”, p. 13), che è necessaria per comprendere le origini dell’eresia luterana, e nella classificazioni delle maggiori correnti gnostiche, secondo quando emerge dagli scritti dei Padri della Chiesa e dei codici di Nag Hammadi.

Lutero riteneva che bastasse la sola fede per salvarsi e che il Signore, nella sua onniscienza, avesse predestinato alla salvezza solo una parte dell’umanità. Queste dottrine hanno una chiara origine gnostica nel loro carattere elitario e negativo dell’esistenza umana, del rapporto con Dio (l’umanità e la divinità sono due poli opposti) e della creazione.

Riprendendo alcuni motivi della filosofia medievale, quella di Duns Scoto e di Eckhart, per esempio, Lutero compie una rivoluzione copernicana, abbattendo i pilastri della fede nel pieno disprezzo della scolastica (San Tommaso d’Aquino).

La Riforma protestante fu una rivalsa del pensiero gnostico sul cattolicesimo. Il libro di Tomasso ci svela Lutero da una prospettiva diversa e insueta.

Le implicazioni politiche della riforma filosofica

Le implicazioni politiche di questa riforma filosofica sono profonde: Lutero concepisce un potere secolare assoluto, inconciliabile con i principi del pactum medievale, e tuttavia privo di un fondamento costituente umano, sospeso tra il superamento della politica feudale e l’emergere della sovranità moderna.

Senza voler sovvertire gli studi esistenti sul tema, il libro propone un contributo alla storia del pensiero politico europeo, esplorando l’emergere di importanti sviluppi filosofici al di fuori dell’opera degli autori canonici e sondando impliciti ed espliciti di una figura cruciale della nostra storia.

Un filo rosso che soggiace in tutto l'imperio anticattolico, da Simon Mago alla moderna massoneria, passando per quei movimenti che, in nome di un presunto rigore morale, hanno cercato di distruggere l'autorità della Santa Sede, al fine di imporre la propria dottrina come verità assoluta. Per l'appunto, nuove versioni di gnosi.

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