Santuario di San Giuseppe Moscati a Napoli: storia, luoghi e devozione

Il principale luogo legato alla devozione a San Giuseppe Moscati è la Chiesa del Gesù Nuovo, nella piazza omonima del centro storico di Napoli, dove sono custodite le sue spoglie, la statua in bronzo, gli arredi della casa-studio e un piccolo museo con fotografie, strumenti medici e oggetti personali.

La chiesa è molto frequentata perché San Giuseppe Moscati vi trascorreva molto tempo in preghiera al mattino, prima di cominciare la sua giornata e assolvere ai suoi impegni di medico, e perché ancora oggi riceve visite da persone di ogni parte del mondo, non solo per le infermità fisiche, ma anche per i mali che colpiscono l’animo degli uomini del nostro tempo.

La Chiesa del Gesù Nuovo, santuario di San Giuseppe Moscati

La Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli è una delle più conosciute e frequentate, anche per la presenza del corpo del medico santo, San Giuseppe Moscati, che lì è sepolto. Inoltre, all’interno della chiesa è stato ricostruito il suo studio medico e un museo con fotografie e oggetti che gli sono appartenuti.

Quella che oggi è la Chiesa del Gesù Nuovo, sita nell’omonima piazza, originariamente era un palazzo del XVI secolo, che successivamente fu adibito a luogo di culto dai padri dell’ordine dei Gesuiti. Della versione originale dell’edificio resta la facciata, mentre all’interno sono state aggiunte delle cappelle e alcune opere d’arte.

La chiesa, formata da tre navate che conducono al prestigioso e imponente altare marmoreo, è impreziosita da elementi architettonici in stile barocco e gotico che restituiscono un ambiente sontuoso ed elegante. La volta è decorata dalle opere dell’artista Massimo Stanzione e narra le storie della Vergine Maria.

Di grande prestigio è il bassorilievo recante la riproduzione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Nella prima cappella posta sulla sinistra vicino all’ingresso è custodito il corpo di San Giuseppe Moscati, il medico santo tanto amato dal popolo napoletano che figura tra i santi protettori della città.

Interno barocco della Chiesa del Gesù Nuovo

Dove si trovano le spoglie del santo

Nella Chiesa del Gesù Nuovo il santo riposa in un sepolcro di bronzo, collocato in una cappella laterale della chiesa. Ci si può fermare in preghiera sulle panche in legno o nei pressi della statua a grandezza naturale, sempre di bronzo, che lo ricorda e commemora.

Il 16 novembre del 1930 i suoi resti vennero trasferiti dalla cappella dei Pellegrini nel cimitero di Poggioreale alla chiesa del Gesù Nuovo e collocati nel lato destro della cappella di San Francesco Saverio. Sempre il 16 novembre, ma del 1977, quindi due anni dopo la beatificazione, vennero posti sotto l’altare della cappella della Visitazione, a seguito della ricognizione canonica.

La cappella, la statua e il museo

All’interno del Gesù Nuovo, a pochi metri dalle sue spoglie mortali, è possibile visitare le stanze in cui sono stati trasportati gli arredi originali della casa-studio di Giuseppe Moscati, donati dall’amatissima sorella Annina dopo la sua morte.

Tra gli oggetti conservati si trova la poltrona dove spirò alle tre del pomeriggio del 12 aprile 1927. Sulle pareti sono esposte delle teche con tutti i suoi strumenti medici, il ricettario, il camice ed alcuni vecchi articoli che parlano del medico dei poveri, mentre in alto sono visibili una parte dei tantissimi ex-voto a lui dedicati per grazia ricevuta.

Nella Chiesa del Gesù Nuovo è stato ricostruito lo studio medico di San Giuseppe Moscati e un piccolo museo di fotografie e oggetti che gli sono appartenuti. I padri Gesuiti, a cui è tuttora affidato il Gesù Nuovo, non raccolsero solo la sua eredità materiale, ma si fecero custodi del suo ricordo e seguirono l’aumento della sua fama di santità.

Ricostruzione dello studio di Giuseppe Moscati

San Giuseppe Moscati: medico, scienziato e uomo di fede

Giuseppe Moscati fu uno dei medici più conosciuti della Napoli d’inizio Novecento. Per la sua capacità di coniugare scienza e fede, è riconosciuto come Santo dalla Chiesa cattolica a partire dal 1987.

Contrariamente a quanto si possa credere, non nacque a Napoli, ma a Benevento, il 25 luglio 1890, da Francesco Moscati, magistrato, e Rosa de Luca; fu il settimo dei loro nove figli. Si trasferì nel capoluogo campano quando aveva quattro anni, dopo una breve permanenza ad Ancona, per via del lavoro del padre.

Studiò presso il liceo «Vittorio Emanuele»; dopo il conseguimento del diploma di maturità classica, nel 1897, iniziò gli studi universitari presso la facoltà di Medicina. Il motivo di quella scelta, di rottura rispetto alla tradizione familiare, è forse dovuto al fatto che, dalla finestra della nuova abitazione, poteva osservare l’Ospedale degli Incurabili, che suo padre gl’indicava suggerendogli sentimenti di pietà per i pazienti ricoverati.

Il primo ammalato con cui ebbe a che fare fu suo fratello Alberto, il quale, caduto da cavallo, subì un trauma cranico che gli produsse una forma di epilessia. Quest’evento persuase il giovane da una parte della brevità della vita umana, dall’altra di doversi dedicare interamente alla professione medica.

Concluse gli studi il 4 agosto 1903 con una tesi sull’urogenesi epatica, laureandosi col massimo dei voti. Portava avanti in parallelo l’esercizio della professione e la libera docenza universitaria.

La carriera medica e l’impegno negli ospedali

Dopo la laurea, Moscati superò brillantemente numerosi concorsi pubblici mostrando di base una meravigliosa ed innata umanità e comprensione nei confronti del prossimo. Tra gli elogi che arrivavano da parte del mondo accademico, gli giunse anche la vittoria in un importante concorso, che lo inserì a pieno titolo nell’attività dell’Ospedale degli Incurabili.

Furono numerose anche le sue pubblicazioni su riviste di settore e le partecipazioni a congressi medici internazionali. Un insegnamento di rilievo gli veniva dalle autopsie, nelle quali era tanto abile che, nel 1925, accettò di dirigere l’Istituto di anatomia patologica.

Nemmeno tre anni dopo la laurea iniziò a emergere la sua capacità di agire tempestivamente. Dopo aver assistito alle prime fasi dell’eruzione del Vesuvio dell’8 aprile 1906, si precipitò a Torre del Greco, dove gli Ospedali Riuniti di Napoli avevano una sede distaccata, e trasmise l’ordine di sgombero, caricando personalmente i pazienti, molti dei quali paralitici, sugli automezzi che li avrebbero condotti in salvo.

Appena l’ultimo paziente fu sistemato, il tetto dell’ospedale crollò. Per sé il giovane medico non volle encomi, ringraziando invece il resto del personale, a suo dire più meritevole.

Nell’epidemia di colera del 1911 fu invece incaricato di effettuare ricerche sull’origine dell’epidemia: i suoi consigli su come contenerla contribuirono a limitarne i danni.

Scienza, diagnosi e insegnamento

Nel dottor Moscati la scienza era compenetrata da un’acuta capacità diagnostica, tanto più sorprendente se si pensa che, alla sua epoca, erano sicuramente noti i raggi X, ma non le tecniche con le quali oggi s’indaga l’interno degli organi, come la TAC o altre.

I sintomi che altri riconducevano a malattie di un certo tipo erano da lui riferiti a cause di natura diversa, per le quali disponeva terapie il più delle volte benefiche. Oltre ai suoi prediletti, ebbe due pazienti celebri: il tenore Enrico Caruso, a cui rivelò - dopo essere stato tardivamente consultato - la vera natura del male che lo condusse alla morte, e il fondatore del santuario della Madonna del Rosario di Pompei, il Beato Bartolo Longo.

Un giorno convocò i suoi assistenti nella sala delle autopsie per mostrare loro non un caso clinico, ma la vittoria della vita sulla morte: «Ero mors tua, o mors», come diceva un cartello sovrastato da un crocifisso, fatto sistemare da lui su una delle pareti.

In altri casi, mentre esaminava i cadaveri, fu udito affermare che la morte aveva qualcosa d’istruttivo. Non che fosse un personaggio cupo, tutt’altro. I suoi parenti e colleghi testimoniarono che dalla sua persona promanava un fascino distinto, che lo rendeva di buona compagnia.

Il medico dei poveri

A 31 anni aveva assunto la nomina di aiuto ordinario presso gli Ospedali Riuniti di Napoli e - su proposta dell’illustre clinico Antonio Cardarelli - aveva conseguito la libera docenza. Alla porta del suo studio, e appartamento, in via Cisterna dell’Olio in pieno centro storico a Napoli c’era sempre la fila di malati, poveri e bisognosi.

Moscati, soprannominato a ragione il medico dei poveri, si prodigava per tutti, anche economicamente, senza risparmiarsi. Numerosi sono i racconti di pazienti che si videro recapitare indietro la somma con cui l’avevano pagato, anche se ne aveva diritto essendo venuto da lontano.

I poveri, per lui, erano «le figure di Gesù Cristo, anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi». Il dottor Moscati insegnava a trattare questa manifestazione «non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un’anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore, la carità».

E proprio la carità era, secondo lui, la vera forza capace di cambiare il mondo, come scrisse nel 1922 al dottor Antonio Guerricchio, un tempo suo assistente: «Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi uomini son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell’eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene».

Fede, preghiera e vita quotidiana

Cattolico fervente, aveva da subito inteso la medicina come apostolato. Attingeva la sua straordinaria forza morale dalla fede, dalla preghiera e dalla quotidiana frequenza della Chiesa del Gesù Nuovo, dove oggi riposa e dove tutto, nelle sale a lui dedicate, lo ricorda.

Tutte queste doti traevano la propria sorgente dall’Eucaristia, che riceveva quotidianamente, in particolare nella chiesa del Gesù Nuovo, non molto lontana dalla sua abitazione, in via Cisterna dell’Olio 10, dove viveva con la sorella Anna, detta Nina.

Grande era anche la sua devozione alla Vergine Maria, sul cui esempio decise, nel pieno della maturità, di rimanere celibe, ma senza farsi religioso né diventare sacerdote. In realtà non si riteneva incline al matrimonio, che invece esortava ad abbracciare ai suoi giovani allievi: inoltre, se avesse preso moglie, non sarebbe più stato libero di visitare i suoi poveri.

Era anche molto attento alla natura, all’arte e alla storia antica, come si evince dal racconto di un viaggio in Sicilia. Non si concedeva altri svaghi come andare a teatro o al cinema e non aveva neppure un’automobile sua, preferendo spostarsi a piedi o coi mezzi pubblici, anche sulla lunga distanza.

Erano tutti modi con cui si esercitava a conservarsi sobrio e povero, come gli ammalati che prediligeva visitare.

La morte e gli oggetti conservati nel santuario

La morte lo colse per infarto al culmine di una giornata come tante, verso le 15 del 12 aprile 1927. La poltrona dove si sedette, poco dopo aver applicato a se stesso la capacità diagnostica che aveva salvato tanti, è conservata ancora oggi, come tanti altri suoi oggetti, nella chiesa del Gesù Nuovo, grazie all’intervento della sorella Nina.

Un malore fatale lo colse il 12 aprile del 1927. Moriva così a soli 47 anni il dottor Giuseppe Moscati, consumato dall’incessante impegno profuso nel soccorrere gli ammalati, i diseredati e i numerosi poveri che vivevano ai margini della società.

La ricostruzione dello studio consente di vedere gli arredi originali della casa-studio, mentre il piccolo museo raccoglie fotografie, strumenti medici, il ricettario, il camice e altri cimeli. La poltrona dove morì costituisce uno degli oggetti più significativi legati agli ultimi momenti della sua vita.

Oggetti personali e strumenti medici di Moscati

La canonizzazione

La sua causa di beatificazione si è quindi svolta nella diocesi di Napoli a partire dal 1931. Dichiarato Venerabile il 10 maggio 1973, è stato beatificato a Roma dal Beato Paolo VI il 16 novembre 1975.

A seguito del riconoscimento di un ulteriore miracolo per sua intercessione, dopo i due necessari per farlo Beato secondo la legislazione dell’epoca, è stato canonizzato da san Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987.

Sulla sua santità, dichiarata ufficialmente da Papa Giovanni Paolo II il 25 ottobre del 1987, si raccontano numerosi miracoli ed episodi inspiegabili di guarigioni improvvise a lui attribuiti.

«Per indole e vocazione il Moscati fu innanzitutto e soprattutto il medico che cura: il rispondere alle necessità degli uomini e alle loro sofferenze, fu per lui un bisogno imperioso e imprescindibile. Il dolore di chi è malato giungeva a lui come il grido di un fratello a cui un altro fratello, il medico, doveva accorrere con l’ardore dell’amore».

Il miracolo ricordato dal popolo napoletano

Tra tutti il popolo napoletano ricorda spesso il miracolo avvenuto a Napoli nella sua abitazione poco tempo dopo la sua morte. Un uomo si recò da lui per una cura per un brutto male, fu visitato, ricevette la prescrizione con la rassicurazione che tutto sarebbe andato per il meglio ed andò via.

All’uscita dallo stabile il portiere chiese all’uomo da quale appartamento proveniva e l’uomo rispose che era stato ricevuto e curato dal dottor Moscati. Il portiere, visibilmente scosso, gli rispose che non era possibile, visto che il dottore era morto da una settimana.

Itinerario nei luoghi di San Giuseppe Moscati

È possibile effettuare nel pieno centro storico di Napoli un breve itinerario per scoprire i luoghi della vita e della storia di San Giuseppe Moscati. È un percorso semplice e veloce, fattibile in un paio d’ore al massimo.

  1. Chiesa del Gesù Nuovo: il percorso può iniziare dalla chiesa nell’omonima piazza, dove il santo riposa in un sepolcro di bronzo e dove sono conservati la statua, gli arredi della casa-studio e il piccolo museo.
  2. Cappella e museo: a pochi metri dalle spoglie mortali è possibile visitare gli ambienti ricostruiti con gli arredi originali, la poltrona, gli strumenti medici, il ricettario, il camice e gli ex-voto.
  3. Via Cisterna dell’Olio 10: la tappa finale è la casa-studio in cui Moscati visse e operò con la sorella Nina, a pochi metri dalla Chiesa del Gesù Nuovo.

La casa-studio di via Cisterna dell’Olio

Tappa finale di questo breve itinerario è la sua casa-studio in via Cisterna dell’Olio n. 10, a pochi metri dalla Chiesa del Gesù Nuovo. L’edificio, al cui esterno è posta una targa che ricorda «il luogo in cui visse ed operò dedito a fede, carità ed amore per il malato e la scienza l’insigne medico e professore», versa oggi purtroppo in condizioni di grave degrado.

L’appartamento di San Giuseppe Moscati è abitato oggi dalla signora Elena Fazio, che si occupa personalmente della difficile manutenzione dell’immobile, pur essendo in affitto, ed è ben lieta di mostrare le stanze del santo a fedeli e devoti.

Preghiera a San Giuseppe Moscati

Amabilissimo Gesù, che ti degnasti venire sulla terra per curare la salute spirituale e corporale degli uomini e fosti tanto largo di grazie per San Giuseppe Moscati, facendolo un medico secondo il tuo Cuore, insigne nella sua arte e zelante nell’amore apostolico, e santificandolo nella tua imitazione con l’esercizio di questa duplice, amorevole carità verso il prossimo, ardentemente ti prego di voler glorificare in terra, il tuo servo nella gloria dei santi, concedendomi la grazia…. che ti chiedo, se è per la tua maggior gloria e per il bene delle anime nostre. Così sia.

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