Giorgio Ramella è un pittore italiano nato a Torino il 24 febbraio 1939, formatosi all’Accademia Albertina di Belle Arti sotto la guida di Enrico Paulucci per la pittura e di Mario Calandri per le tecniche incisorie. Nel 1964, oltre a tenere la sua prima mostra personale, realizza a Rodello, nella chiesa dell’Immacolata, la Pala della Vergine, un’opera di arte sacra nella quale la tradizione iconografica della Vergine si combina con una sensibilità pittorica moderna.
La pala, datata 1964 e conservata nella sacrestia della chiesa dell’Immacolata di Rodello, presenta la Vergine immersa in uno sfondo blu notte, con il volto delicato, gli occhi socchiusi e la mano sinistra portata dolcemente al ventre. La figura è illuminata dall’alto dai raggi di luce emanati dallo Spirito Santo, collocato nella parte sagomata superiore, che conferisce all’immagine un’aura di sacralità e di mistero.
La Pala della Vergine di Rodello
| Autore | Ramella Giorgio |
|---|---|
| Soggetto | Pala della Vergine |
| Datazione | 1964 |
| Ubicazione attuale | Rodello, Museo Dedalo Montali |
| Provenienza | Rodello, Museo Dedalo Montali |
| Tecnica | olio su tela |
Nella sacrestia della chiesa dell'Immacolata di Rodello, tra le tante opere esposte, svetta per dimensioni la grande pala realizzata da Ramella, nella forma sagomata classica delle pale del Trecento e del Quattrocento. Dallo sfondo blu notte emerge nel candore della veste bianca e blu l'immagine della Vergine, che ricorda le icone della tradizione italiana, il viso delicato con gli occhi socchiusi, porta dolcemente la mano sinistra al ventre e la sua figura è illuminata dall'alto dai raggi di luce emananti dallo Spirito Santo, che si trova nella parte sagomata e che le conferisce un'aura di sacralità e di mistero.
La posizione della mano sul ventre richiama il tema della maternità e dell’attesa, mentre la luce proveniente dall’alto definisce il carattere soprannaturale della scena. La composizione non si limita però a una rappresentazione devozionale tradizionale: nella parte inferiore, l’artista inserisce una predella contemporanea, suddividendo questa larga fascia in alcuni riquadri che narrano episodi legati al mondo moderno.
Nella parte inferiore, l'artista rappresenta una contemporanea predella, suddividendo questa larga fascia in alcuni riquadri, che narrano episodi legati la mondo moderno. Pare che Ramella invochi la presenza e l'aiuto della Vergine Immacolata sull'uomo, affinché non si replichino le catastrofi generate dalla sua follia. Lo stile elegante e asciutto della parte centrale diventa molto più intenso, nervoso e animato da diverse cromie nella fascia inferiore.

La Natività e la presenza della Vergine
Il soggetto della Pala della Vergine è legato al tema della Natività attraverso la figura della Vergine incinta, rappresentata nel momento dell’attesa del Cristo. L’opera non descrive direttamente la scena della nascita nella grotta o nella mangiatoia, ma concentra l’attenzione sulla dimensione spirituale e umana della maternità.
La veste bianca e blu, il fondo scuro e la luce che discende dall’alto costruiscono una scena sospesa, nella quale la Vergine appare isolata e insieme protetta da una dimensione trascendente. Il gesto della mano sul ventre rende visibile il legame tra il corpo della madre e il mistero dell’Incarnazione.
La forma della pala, derivata dalla tradizione italiana del Trecento e del Quattrocento, colloca l’immagine entro una struttura riconoscibile della pittura religiosa. La scelta di una predella dedicata al mondo moderno amplia però il significato dell’opera, mettendo in relazione il mistero della Natività con la storia contemporanea e con la fragilità dell’uomo.
La struttura compositiva
La composizione è organizzata secondo una netta distinzione tra la parte centrale e la fascia inferiore. Nella sezione superiore domina la figura della Vergine, costruita con linee sobrie, forme ordinate e una gamma cromatica concentrata soprattutto sul bianco, sul blu e sulle tonalità scure dello sfondo.
La parte centrale è caratterizzata da uno stile elegante e asciutto. Il volto delicato, gli occhi socchiusi e la postura raccolta della Vergine suggeriscono una dimensione di contemplazione e silenzio, mentre i raggi di luce provenienti dall’alto guidano lo sguardo verso il punto spiritualmente più importante della pala.
La fascia inferiore introduce un cambiamento evidente. Qui la pittura diventa più intensa, nervosa e animata da diverse cromie, creando un contrasto con la calma solenne della figura principale. La predella assume così una funzione narrativa e interpretativa, collegando l’immagine sacra alle vicende del mondo moderno.
Il contrasto tra la parte superiore e quella inferiore è essenziale per comprendere l’opera. La Vergine appartiene alla dimensione dell’icona e della tradizione, mentre i riquadri della predella riportano l’attenzione verso la storia, la sofferenza e le conseguenze delle azioni umane.
Tradizione italiana e sensibilità moderna
La Pala della Vergine riprende la forma sagomata classica delle pale del Trecento e del Quattrocento e ricorda le icone della tradizione italiana. Questa attenzione alla storia dell’arte religiosa non si traduce però in una semplice imitazione del passato.
E' la sua una pittura elegante e raffinata, che guarda e riprende la tradizione artistica italiana e non solo, perché nel corso della sua attività Ramella trarrà ispirazione anche dai grandi Maestri quali Cézanne, Monet, Renoir e Van Gogh.
Nell’opera di Rodello la citazione della tradizione è accompagnata da una costruzione personale dello spazio, da una forte attenzione alla luce e da un uso del colore capace di passare dalla sobrietà della figura centrale alla tensione cromatica della predella.
Il carattere contemporaneo della pala emerge soprattutto nel modo in cui la scena sacra viene messa in rapporto con gli episodi del mondo moderno. Il tema religioso non è isolato dal presente, ma diventa uno strumento per riflettere sull’uomo e sulle sue responsabilità.
La formazione di Giorgio Ramella
Giorgio Ramella nasce a Torino il 24 febbraio 1939. Compiuti gli studi classici, frequenta l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dove segue il corso di pittura di Enrico Paulucci e di tecniche incisorie di Mario Calandri.
La formazione all’Accademia Albertina mette Ramella in contatto con due ambiti fondamentali della sua ricerca: la pittura e l’incisione. L’insegnamento di Enrico Paulucci riguarda il corso di pittura, mentre Mario Calandri conduce il corso dedicato alle tecniche incisorie.
Il suo esordio sulla scena artistica torinese è negli anni Sessanta con un’esposizione alla Galleria La Bussola insieme a Ruggeri, Saroni, Soffiantino e Gastini; nella stessa galleria allestisce la prima mostra personale nel maggio del 1964.
Gli esordi e la serie degli Incidenti
I lavori iniziali, gli Incidenti, sono caratterizzati da forme e frammenti metallici che compongono strutture drammatiche e allo stesso tempo rigorosamente calibrate. Le prime opere sono caratterizzate da forme metalliche e taglienti su fondi generalmente scuri.
Un’opera di questa serie è acquisita nel 1962 dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma, mentre altre vengono esposte in importanti mostre nazionali, come il Premio San Fedele a Milano nel 1961, il Premio Michetti a Francavilla al Mare, il Premio Scipione a Macerata nel 1964 e la Quadriennale Nazionale di Roma.
Nel 1965 Ramella ottiene il primo premio di pittura al Premio Nazionale Villa San Giovanni e nell’anno successivo partecipa al Salone Internazionale dei giovani, mostra itinerante alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, alla Scuola Grande di San Teodoro a Venezia e alla Promotrice delle Belle Arti di Torino.
Dopo questa prima fase la sua pittura diventa sempre più astratta ispirandosi ad una fenomenologia della luce. Dopo aver sviluppato ricerche di impronta più astratta e geometrica, nei primi anni Settanta, l’artista torna alla figurazione.
Il rapporto tra astrazione e figurazione
Il percorso di Ramella non procede in modo lineare da uno stile all’altro, ma alterna momenti di astrazione e di figurazione. Dopo la ricerca astratta e geometrica degli esordi, l’artista torna alla figurazione nei primi anni Settanta, per poi sviluppare ulteriori trasformazioni nel rapporto tra spazio, immagine e colore.
Negli anni Settanta, dopo aver esplorato ricerche di natura più astratta e geometrica, Ramella è ritornato alla figurazione. Nel decennio successivo, si riaccosta alla figurazione con rarefatti, vuoti spazi abitativi, per volgere poi, negli anni Ottanta, verso una pittura paesistica caratterizzata da violente campiture luminose.
Nel 1985, curata da Paolo Fossati per le Edizioni Fabbri, esce la monografia Un pittore dipinge la pittura, che illustra l’orientamento assunto in quel periodo: attraverso una messa in scena quasi cinematografica Ramella rappresenta con affettuosa ironia la figura del pittore tradizionale ottocentesco en plein air.
Nel 1990 a Palazzo Robellini di Acqui Terme la mostra Due stagioni allo specchio, curata da Lorenzo Mondo e Francesco Tedeschi, mette a confronto le opere del primo periodo, Incidenti, con quelle realizzate alla fine degli anni Ottanta Lettere e Pavimenti.
La centralità del colore
In anni successivi la sua pittura, in cui all’astrazione alterna temi figurativi, è caratterizzata da una profonda attenzione per il colore. Il colore diventa ora “protagonista assoluto nella sua fisicità forte e prorompente, con una tramatura elementare e intensiva”.
La pittura di Ramella torna all’astrazione che caratterizzava i suoi esordi e il colore diventa ora “protagonista assoluto nella usa fisicità forte e prorompente. con una tramatura elementare e intensiva”.
Questa attenzione alla materia cromatica aiuta a comprendere anche la Pala della Vergine. Nella sezione centrale il colore definisce la purezza e la solennità della figura, mentre nella predella si espande in una trama più inquieta e articolata, coerente con il contenuto drammatico degli episodi rappresentati.
L’uso della luce non è separato dal colore. La luce dall’alto evidenzia la Vergine e lo Spirito Santo, mentre il fondo blu notte crea una profondità concentrata e quasi sospesa. La scena sacra risulta così costruita attraverso rapporti cromatici essenziali più che attraverso una descrizione dettagliata dell’ambiente.
Il 1964 e l’esperienza di Rodello
La prima mostra personale di Ramella risale al 1964, anno che lo vede impegnato anche a Rodello, nella chiesa dell’Immacolata, insieme ad altri artisti che sperimentano il tema dell’arte sacra. La Pala della Vergine appartiene dunque a un momento iniziale, ma già consapevole del rapporto tra innovazione formale e tradizione religiosa.
L’opera testimonia un aspetto particolare dell’attività di Ramella, spesso ricordato soprattutto per la ricerca astratta, geometrica, paesistica e cromatica. A Rodello l’artista affronta invece un soggetto sacro attraverso una forma storica riconoscibile, trasformandola in una composizione capace di parlare anche al presente.
La scelta di una grande pala destinata a un luogo religioso richiede un equilibrio tra leggibilità dell’immagine, intensità spirituale e autonomia dell’artista. Ramella raggiunge questo equilibrio attraverso la semplificazione della figura della Vergine e attraverso il forte contrasto tra l’ordine della parte centrale e la tensione della predella.
La predella come racconto del mondo moderno
La predella non svolge soltanto una funzione decorativa. La suddivisione in riquadri introduce una successione di episodi e rende la fascia inferiore uno spazio narrativo distinto dalla figura della Vergine.
Il riferimento al mondo moderno sposta il significato della pala dalla sola contemplazione della maternità sacra alla riflessione sulle condizioni dell’uomo. La Vergine Immacolata viene presentata come una presenza alla quale affidare la protezione dell’umanità e la speranza di evitare nuove catastrofi.
Pare che Ramella invochi la presenza e l'aiuto della Vergine Immacolata sull'uomo, affinché non si replichino le catastrofi generate dalla sua follia.
La tensione cromatica della fascia inferiore sostiene questo significato. Le diverse cromie, più nervose e intense rispetto a quelle della parte centrale, rendono visibile il disordine del mondo contemporaneo e stabiliscono un rapporto drammatico con la calma della figura mariana.
Le principali tappe della carriera
Durante il Salone Internazionale dei giovani, curato da Guido Ballo, Ramella incontra e frequenta artisti milanesi come Pardi, Colombo, De Filippi, Marzot, Spagnulo, Baratella e altri stranieri quali Arroyo, Aillaud, Schmidt, Ramosa.
Nel 1970 è presente all’esposizione Quelques tendences de la jeune peinture italienne a Ginevra, Parigi e Bruxelles, curata da Luigi Carluccio.
Nel corso degli anni Settanta partecipa a diverse mostre nazionali e internazionali quali 6 grabadores italianos alla Casa del Siglo XV di Segovia; il Premio Ramazzotti al Palazzo Reale di Milano; Perché ancora la pittura alla Reggia di Caserta; Grafica italiana contemporanea al Museo d’Arte Moderna di Buenos Aires, San Paolo del Brasile e di Toronto; la FIAC al Grand Palais di Parigi; Il museo sperimentale al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli.
Nel 1991 partecipa all’esposizione, curata da Enrico Crispolti, Segni, strutture, immagini alla Galleria Salamon di Torino. L’esposizione personale del 1993 al Palazzo del Comune di Spoleto, curata da Flaminio Gualdoni, documenta un momento significativo nella tecnica e articolazione del mezzo pittorico nel lavoro di Ramella.
La pittura sacra nel percorso dell’artista
Nel 1994 una sua grande Crocifissione, esposta nel Convento di San Bernardino di Ivrea in una mostra presentata da Giovanni Romano, è acquistata dalla Fondazione De Fornaris per la GAM di Torino. La stessa opera è anche esposta a Lione e al Palazzo Ducale di Mantova in occasione della mostra La croce e il vuoto curata da Raffaella Morselli.
La Crocifissione conferma l’interesse di Ramella per i temi religiosi e mostra come la sua ricerca non si limiti alla pittura astratta o alla rappresentazione del paesaggio. Nel suo percorso, la dimensione sacra può convivere con una forte attenzione alla costruzione dello spazio, alla materia pittorica e alla potenza del colore.
La Pala della Vergine e la Crocifissione appartengono a momenti diversi, ma condividono la capacità di affrontare la tradizione cristiana senza rinunciare a una sensibilità moderna. In entrambe le opere il soggetto religioso diventa occasione per misurarsi con la luce, la tensione cromatica e il rapporto tra figura e spazio.
Dai Graffiti all’Oriente
Tra il 1994 e il 2000 l’artista lavora, dopo un viaggio negli Stati Uniti, ai Graffiti che espone alla Maze Art Gallery di Torino e al Castello di Barolo, e alla Galerie Unter Turm di Stoccarda e al Musée Départemental de la Préhistoire a Solutré, Mâcon.
Nel 2001 alla Galleria La Nuova Gissi di Torino espone per la prima volta il ciclo dedicato a Vincent Van Gogh, che successivamente porta alla Galerie di Lione e al Centre Le Polaris di Corbas.
Nel 2003 la Regione Piemonte dedica a Giorgio Ramella una retrospettiva al Convento dei Cappuccini di Caraglio; nella mostra che copre circa dieci anni di lavoro sono esposte le prime opere in cui l’artista elabora una personale visione del mito orientalista.
Nell’estate del 2006 presenta a Roma, nel Complesso del Vittoriano, una trentina di grandi opere in una mostra intitolata Ramella: dai Graffiti all’Oriente 1994-2006 curata da Enrico Crispolti.
In questi anni prosegue il viaggio esotico di Ramella, dall’Oriente si spinge più a Sud verso atmosfere africane per approdare nel settembre del 2009 con la mostra A Oriente verso Sud in uno degli spazi espositivi più affascinanti della città: l’ottocentesca fabbrica per la costruzione e manutenzione di locomotive e vagoni ferroviari.
Nell’Officine Grandi Riparazioni di Torino la curatrice Lea Mattarella propone venticinque tele di grandi dimensioni che ben si fondono negli imponenti spazi di questa architettura industriale. Così, quasi come per contrasto, altrettanto distintamente le opere di A Oriente verso sud vengono esposte nelle raffinate sale di Palazzo Litta a Milano.
Fanno da sfondo paesaggi africani attraversati da bimotori e ricordano vecchi francobolli le tele di Fly Zone; l’esposizione curata da Marco Di Capua a dicembre del 2011 nella prestigiosa sede di Palazzo Chiablese di Torino. Circa trenta opere di diverso formato si accompagnano a piccoli aeroplani in legno costruiti e dipinti dallo stesso Ramella in un allestimento che li vede sospesi al soffitto e riflettere le ombre sulle pareti e nei dipinti a olio.
In conversation with Giorgio Ramella
Mostre e riconoscimenti
Ramella ha partecipato a numerose mostre nazionali e internazionali quali: il Premio S. Fedele a Milano, la Biennale dell’incisione a Venezia, il Premio Scipione, la Quadriennale di Roma, il Salone dei Giovani a Venezia, il Premio Spoleto, la Biennale di Parigi, la Grafica italiana al Museo d’Arte Moderna di S. Paolo del Brasile, il Museo Sperimentale al Castello di Rivoli.
La sua attività comprende pittura, incisione e ricerca grafica, con una presenza costante in esposizioni dedicate sia alla giovane pittura italiana sia alle tendenze internazionali. Le mostre documentano il passaggio dalle strutture metalliche degli Incidenti alla figurazione, dalla pittura paesistica alle ricerche cromatiche, ai cicli dedicati ai Graffiti, a Van Gogh, all’Oriente e alle atmosfere africane.
La varietà delle esperienze espositive riflette la complessità del suo percorso. Ramella ha mantenuto un rapporto continuo con la tradizione pittorica italiana, ma ha anche sviluppato una ricerca capace di confrontarsi con l’astrazione, la geometria, il paesaggio, la grafica e il tema religioso.
Dati essenziali sull’opera
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Autore | Giorgio Ramella |
| Titolo | Pala della Vergine |
| Anno | 1964 |
| Tecnica | olio su tela |
| Luogo indicato | Rodello, Museo Dedalo Montali |
| Impostazione | pala sagomata con predella contemporanea |
| Temi | Vergine, maternità, Spirito Santo, mondo moderno, protezione dell’umanità |
Il significato dell’opera nel percorso di Ramella
Realizzata nel 1964, la Pala della Vergine si colloca all’inizio della carriera pubblica di Ramella, nello stesso anno della prima mostra personale. L’opera mostra già una particolare capacità di unire una struttura compositiva tradizionale a una lettura contemporanea del soggetto.
La figura della Vergine, con la veste bianca e blu e il volto raccolto, è costruita secondo un linguaggio di grande essenzialità. La predella, al contrario, introduce una maggiore agitazione formale e cromatica, creando una relazione tra la dimensione spirituale dell’immagine centrale e la drammaticità della storia umana.
La Natività viene quindi evocata attraverso l’attesa della Vergine e attraverso il rapporto tra la maternità e la luce dello Spirito Santo. Il tema cristiano si apre inoltre a una riflessione sul presente, poiché la predella richiama episodi del mondo moderno e la necessità di una protezione rivolta all’uomo.
In questa sintesi tra iconografia tradizionale, luce, colore e attenzione alla contemporaneità si riconosce uno dei tratti più significativi della pittura di Giorgio Ramella.