Caricato della Croce, Gesù cammina verso il Calvario, luogo che in ebraico si chiama Golgota (Gv 19, 17). Egli porta la croce dopo la condanna, la flagellazione e la derisione dei soldati, avviandosi verso il luogo della morte.
Secondo il racconto dei Vangeli sinottici e anche secondo la tradizione della Chiesa d'Oriente fu invece un certo Simone di Cirene a portare la croce per Gesù. Le due versioni trovano un accordo nell'iconografia che rappresenta Gesù, estenuato, mentre si accascia al suolo e Simone di Cirene si reca in suo soccorso.

Il cammino verso il Golgota
Quando lo conducono fuori dal pretorio, Gesù si avvia verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota. I condannati escono dal pretorio e, tra di essi, si avvia alla morte anche il re del cielo, l’Unigenito di Dio, carico della sua croce: Ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio (Gv 19,17).
Che spettacolo orrendo: il Messia, che pochi giorni prima era stato acclamato come il Salvatore del mondo e accolto con applausi e benedizioni dal popolo, che gridava: Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! (Mt 21,9); lo stesso Messia ora cammina legato, schernito e maledetto da tutti, con addosso una croce, per andare a morire come un furfante!
O eccesso dell’amore divino: un Dio si lascia giustiziare dagli uomini, per amore di essi! Si troverà mai un uomo che non ami questo Dio?
Una piccola folla lo accompagna al Golgota: oltre ai soldati romani con i vessilli del Senato, le lance e gli strumenti della Passione, ci sono alcuni dei suoi discepoli, Pietro, Giovanni evangelista e Giacomo maggiore, i due ladroni che verranno crocifissi con lui, la Vergine e le tre Marie.
Gesù abbraccia la Croce
Mio Gesù, amore insaziabile, vedo che non ti dai pace, sento le tue smanie d’amore, i tuoi dolori; il cuore ti batte forte, ed in ogni palpito sento scoppi, torture, violenze d’amore. E tu, non potendo contenere il fuoco che ti divora, ti affanni, gemi, sospiri, ed in ogni gemito ti sento dire: Croce!
Ogni goccia del tuo sangue ripete: Croce! Tutte le tue pene, nelle quali come in un mare interminabile tu nuoti dentro, ripetono fra loro: Croce! E tu esclami: “O croce diletta e sospirata, tu sola salverai i miei figli, ed Io in te concentro tutto il mio amore”.
Gesù prende la croce. Straziato mio Bene, con te riparo, con te soffro. Ma vedo che i tuoi nemici ti precipitano dalle scale, il popolo con furore ed ansie ti aspetta; già ti fanno trovare pronta la croce che con tanti sospiri tu cerchi, e tu con amore la guardi e con passo franco ti avvicini ad abbracciarla.
Ma prima la baci, e correndoti un brivido di gioia per la tua santissima umanità, con sommo tuo contento ritorni a guardarla e ne misuri la lunghezza e la larghezza. In essa già stabilisci la porzione per tutte le creature; le doti sufficientemente per vincolarle alla Divinità con nodo di sposalizio e renderle eredi del regno dei cieli.
Poi non potendo contenere l’amore con cui le ami, ritorni a baciare la croce e le dici: “Croce adorata, finalmente ti abbraccio! Eri tu il sospiro del mio cuore, il martirio del mio amore; ma tu, o croce, tardasti finora, mentre i miei passi sempre verso di te si dirigevano.
Croce santa, eri tu meta dei miei desideri, lo scopo della mia esistenza quaggiù. In te concentro tutto l’essere mio, in te metto tutti i miei figli, e tu sarai la loro vita e la loro luce, la difesa, la custodia, la forza; tu li sovverrai in tutto, e gloriosi me li condurrai nel cielo.
Oh, croce, cattedra di sapienza! Tu sola insegnerai la vera santità; tu sola formerai gli eroi, gli atleti, i martiri, i santi. Croce bella, tu sei il mio trono, e dovendo Io partire dalla terra, tu rimarrai in vece mia; a te do in dote tutte le anime: custodiscimele, salvamele, a te le affido”.
Così dicendo, ansioso, ti fai mettere la croce sulle tue santissime spalle. Ah, mio Gesù! La croce per il tuo amore è troppo leggera, ma al peso della croce si unisce quello delle nostre colpe, enormi ed immense quanto la distesa dei cieli.
E tu, affranto mio Bene, ti senti schiacciare sotto il peso di tante colpe; la tua anima inorridisce alla vista di esse e sente la pena di ogni colpa, la tua santità resta scossa di fronte a tanta bruttezza e perciò, addossando la croce sulle tue spalle, vacilli, affanni, e dalla tua santissima umanità trafila un sudore mortale.
Il significato della Croce
Sulle sue spalle è il segno della sovranità (Is 9,6). Tertulliano dice che la croce fu il nobile strumento con cui Gesù acquistò tante anime.
Infatti, morendo su di essa, egli scontò la pena dei nostri peccati, e così ci riscattò dall’inferno e ci fece suoi: Egli portò i nostri peccati sul suo corpo sul legno della croce (1Pt 2,24).
Dio lo caricò di tutti i peccati degli uomini: Fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti (Is 53,6); quindi noi, con i nostri peccati, abbiamo reso più pesante la croce che egli portò al Calvario.
Mio pazientissimo Gesù, vedo che fai i primi passi sotto il peso enorme della croce, ed io unisco i miei passi ai tuoi; e quando tu, debole, svenato e vacillante starai per cadere, io sarò al tuo fianco per sorreggerti, presterò le mie spalle sotto di essa per dividerne insieme con te il peso.
Tu non disdegnarmi, ma accettami per tua fedele compagna. O Gesù, tu mi guardi, e vedo che ripari per quelli che non portano con rassegnazione la propria croce, anzi imprecano, s’irritano, si suicidano e fanno omicidi; e tu impetri a tutti amore e rassegnazione alla propria croce.
Gesù cade per la prima volta
Ma è tanto il tuo dolore, che ti senti come stritolare sotto la croce. Sono appena i primi passi che muovi, e già tu cadi sotto di essa, e mentre cadi, urti nelle pietre: le spine si conficcano di più nel tuo capo, mentre tutte le piaghe s’inaspriscono e danno nuovo sangue; e siccome non hai forza per alzarti, i tuoi nemici, irritati, con calci e con spinte cercano di metterti in piedi.
Caduto Amor mio, lascia che ti aiuti a metterti in piedi, ti baci, ti rasciughi il sangue, ed insieme con te ripari per quelli che peccano per ignoranza, per fragilità e debolezza; e ti prego di dare aiuto a queste anime.
Gesù incontra la sua Santissima Madre
Vita mia, Gesù, i tuoi nemici, facendoti soffrire spasimi inauditi, sono giunti a metterti in piedi, e mentre barcollando tu cammini, sento il tuo respiro affannoso. Il tuo cuore batte più forte e nuove pene te lo trafiggono intensamente; già scuoti la testa per sgombrare i tuoi occhi dal sangue che li riempie e ansioso guardi.
Ah, mio Gesù! Ho capito tutto: la tua Mamma che, come gemebonda colomba va in cerca di te, vuol dirti un’ultima parola e ricevere un tuo ultimo sguardo; e tu senti le sue pene, il suo cuore lacerato nel tuo ed intenerito e ferito dal suo e dal tuo amore.
Già la scorgi che, spingendosi attraverso la folla, a qualunque costo vuol vederti, abbracciarti e darti l’ultimo addio. Ma tu resti più trafitto nel vedere la sua pallidezza mortale, tutte le tue pene per forza di amore riprodotte in lei; se essa vive, è solo miracolo della tua onnipotenza.
Già tu muovi i passi incontro ai suoi, ma a stento vi potete scambiare gli sguardi. Oh, schianto di cuori d’ambo le parti! I soldati avvertono e, con urti e spinte, impediscono che Mamma e Figlio vi diate l’ultimo addio.
Gesù cade per la seconda volta
È tanta l’ambascia d’entrambi, che la tua Mamma resta impietrita dal dolore e quasi sta per soccombere. Il fedele Giovanni e le pie donne la sorreggono, mentre tu di nuovo cadi sotto la croce.
Allora la tua dolente Mamma, ciò che non fa col corpo, perché impedita, lo fa con l’anima: entra in te, fa suo il Volere dell’Eterno e, associandosi in tutte le tue pene, ti fa l’ufficio di mamma, ti bacia, ti ripara, ti lenisce ed in tutte le tue piaghe versa il balsamo del suo doloroso amore.
Mio penante Gesù, anch’io mi unisco con la trafitta Mamma. Faccio mie tutte le tue pene ed in ogni goccia del tuo sangue, in ogni piaga voglio farti da mamma; ed insieme con lei e con te riparo per tutti gli incontri pericolosi, e per quelli che si espongono alle occasioni di peccare, o, costretti dalla necessità ad esporsi, restano allacciati nel peccato.
Tu intanto gemi, caduto sotto la croce. I soldati temono che tu muoia sotto il peso di tanti martìri e per lo spargimento di tanto sangue. Ciò non pertanto a via di frustate e calci, stentatamente giungono a metterti di nuovo in piedi.
Così ripari le ripetute cadute nel peccato, i peccati gravi commessi da ogni classe di persone, e preghi per i peccatori ostinati e piangi con lacrime di sangue per la loro conversione.
La piaga nella spalla di Gesù
Affranto Amor mio, mentre ti seguo nelle riparazioni, vedo che non reggi sotto il peso enorme della croce. Già tremi tutto; le spine, ai continui urti che ricevi, penetrano sempre più dentro la tua santissima testa; la croce per il suo grave peso si addentra nella spalla, tanto da formare una piaga così profonda da scoprire le ossa, e ad ogni passo mi sembra che muori e quindi impossibilitato di andare più avanti.
Ma il tuo amore che tutto può, ti dà forza; e come ti senti penetrare la croce nella spalla, ripari per i peccati nascosti che, non essendo riparati, accrescono l’acerbità dei tuoi spasimi.
Mio Gesù, lascia che metta la mia spalla sotto la croce per sollevarti, e con te ripari tutti i peccati occulti.
Simone di Cirene porta la Croce di Gesù
E prendono un certo Simone, nativo di Cirene, che ritorna dai campi, e gli caricano addosso la Croce perché la porti dietro a Gesù (Lc 23, 26).
Gesù è estenuato. Il suo passo si fa sempre più lento, e la soldataglia ha fretta di finire; e così, quando escono dalla città attraverso la porta Giudiziaria, precettano un uomo che ritornava dal campi, chiamato Simone di Cirene, padre di Alessandro e di Rufo, e lo costringono a portare la croce di Gesù (cfr Mc 15, 21).
Ma i tuoi nemici, per timore che tu muoia sotto di essa, costringono il Cireneo ad aiutarti a portare la croce, il quale, mal volentieri e brontolando, non per amore ti aiuta ma per forza.
E nel tuo cuore allora fanno eco tutti i lamenti di chi soffre, le mancanze di rassegnazione, le ribellioni, le ire e i disprezzi nel soffrire. Ma molto più resti trafitto nel vedere che le anime a te consacrate, che chiami a compagne ed aiuto nel tuo dolore, ti sfuggono; e se tu le stringi a te col dolore, ah! esse si svincolano dalle tue braccia per andare in cerca di godimenti, e così lasciano te solo a dolorare.
Nell'insieme della Passione, questo aiuto rappresenta ben poco. Ma a Gesù basta un sorriso, una parola, un gesto, un po' di amore per riversare copiosamente la sua grazia sull'anima dell'amico.
Anni dopo, i figli di Simone, ormai cristiani, saranno conosciuti e stimati tra i loro fratelli nella fede. Tutto è cominciato con un impensato incontro con la Croce.
Mio Gesù, mentre riparo con te, ti prego di stringermi fra le tue braccia, e tanto forte, che non ci sia pena che tu soffra di cui non prenda parte anch’io, per trasformarmi in esse e per rifarti dell’abbandono di tutte le creature.

La Veronica rasciuga il volto di Gesù
Affranto mio Gesù, a stento cammini e tutto incurvato. Ma vedo che ti soffermi, e cerchi di guardare. Cuor mio, che c’è, che vuoi? Ah! È la Veronica che nulla temendo, coraggiosamente con un panno ti rasciuga il volto tutto coperto di sangue, e tu ve lo lasci impresso in segno di gradimento.
Un altro personaggio compare nell’iconografia a partire dall’inizio del secolo XV: la cosiddetta Veronica, il cui nome in realtà deriva dal fatto che ella avrebbe prestato a Gesù un fazzoletto per tergere il suo sudore e che su questo si impresse la forma del suo volto (la "vera ikon").
Mio generoso Gesù, anch’io voglio asciugarti, e non con un panno, ma voglio esibire tutta me stessa per sollevarti. Voglio entrare nel tuo interno e darti, o Gesù, palpiti per palpiti, respiri per respiri, affetti per affetti, desideri per desideri.
Intendo tuffarmi nella tua santissima intelligenza e, facendo scorrere tutti questi palpiti, respiri, affetti e desideri nell’immensità della tua Volontà, intendo moltiplicarli all’infinito.
Voglio, o mio Gesù, formare onde di palpiti per fare che nessun palpito cattivo si ripercuota nel tuo cuore, e così lenire tutte le sue interne amarezze. Intendo formare onde di affetti e di desideri, per allontanare tutti gli affetti e i desideri cattivi che potrebbero menomamente contristare il tuo cuore.
Gesù consola le pie donne
Altri pochi passi e ti fermi ancora. Il tuo amore, sotto il peso di tante pene non si arresta e, vedendo le pie donne che piangono per causa delle tue pene, tu dimentichi te stesso e le consoli col dir loro: “Figlie, non piangete sulle mie pene, ma sopra i peccati vostri e sopra i figli vostri”.
Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli.
Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci!
Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Che insegnamento sublime! Come dolce è la tua parola! O Gesù, con te riparo le mancanze di carità, e ti chiedo grazia di farmi dimenticare me stessa, perché non ricordi altro che te solo.
Gesù cade per la terza volta
Gesù cade per la terza volta.
La salita è il culmine di un cammino nel quale la debolezza del corpo, il peso della croce, le ferite, il sangue e la crudeltà dei soldati rendono ogni passo più doloroso. Il cammino verso il Calvario conduce tuttavia Gesù fino al luogo nel quale offrirà completamente la propria vita.
La Croce e la sequela di Gesù
Se qualcuno mi vuole seguire… Bambino amico: siamo tristi vivendo la Passione di Gesù Nostro Signore. Guarda con quanto amore abbraccia la Croce. Impara da Lui.
Gesù porta la Croce per te: tu portala per Gesù. Però, non trascinare la Croce … Portala ben dritta, perché la tua Croce, portata così, non sarà una croce qualsiasi: sarà … la Santa Croce.
Non rassegnarti alla Croce. Rassegnazione è parola poco generosa. Ama la Croce. Quando l'amerai davvero, la tua Croce sarà … una Croce senza Croce.
E certamente, come Lui, incontrerai Maria sul tuo cammino.
Sacrificio, sacrificio! È vero che seguire Gesù l'ha detto Lui vuol dire portare la Croce. Ma non mi piace sentire le anime che amano il Signore parlar tanto di croci e di rinunce: perché quando c'è Amore, il sacrificio è gradito anche se costa - e la croce è la Santa Croce.
L'anima che sa amare e darsi così, si riempie di gioia e di pace. Allora, perché insistere sul «sacrificio», come per cercare consolazione, se la Croce di Cristo - che è la tua vita - ti rende felice? (Solco, 249)
Amare la Croce è sapersi creare volentieri dei fastidi per amore di Cristo, anche se costa e perché costa. : non ti manca l'esperienza che le due cose sono compatibili. (Forgia, 519, 519)
Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt 16,24).
Mio Redentore, tu innocente cammini davanti a me con la tua croce e m’inviti a seguirti con la mia: io non voglio lasciarti. Se in passato ti ho lasciato, riconosco di aver fatto male.
Ora dammi pure la croce che vuoi: qualunque sia, io l’abbraccio e con essa voglio accompagnarti fino alla morte.
La crocifissione al luogo del Cranio
Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra.
Si è adempiuta la parola di Isaia (53, 12): Cum sceleratis reputatus est, fu annoverato fra i malfattori; infatti altri due furono condotti a morire con Lui, due ladri (Lc 23, 32).
Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.
Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto».
Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».
C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.
Gesù e il buon ladrone
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!».
Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male».
E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
La morte di Gesù
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo.
Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò.
Vado a morire per te, risponde. Non me lo impedire. Ti chiedo e raccomando solo questo: quando mi vedrai morto per te sulla croce, ricordati dell’amore che ti ho portato; ricordatene e amami.
Gesù mio, dove stai andando? “Vado a morir per te”.
La fede davanti alla Croce
Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest'uomo era giusto».
Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto.
Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.
Usciamo… fuori dell’accampamento, portando il suo obbrobrio (Eb 13,13). Come possiamo, Signore, non amare per amor tuo i dolori e gli obbrobri, dal momento che tu li hai amati per la nostra salvezza?
Tu ci inviti a seguirti. Ebbene, vogliamo seguirti e morire con te; ma tu dacci la forza, che ti domandiamo e speriamo per i meriti tuoi.
Gesù mio, tu vuoi che io ti segua. Per questo mi comandi di amarti e, quando non voglio amarti, mi minacci l’inferno. Ma a che serve minacciarmi le miserie eterne? La mia miseria più grande sarebbe quella di non amare te, Dio amabilissimo, mio Creatore e mio Redentore.
Per giusto castigo dei miei peccati, io meriterei la condanna di non poterti più amare. Ma tu, che mi ami ancora, continui a comandarmi di amarti, ripetendomi al cuore: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza (Mc 12,30).
Ti ringrazio, Dio mio, di questo dolce precetto: per obbedirti, io ti amo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente. Al presente preferisco ogni pena, piuttosto che vivere senza amarti.
La sepoltura
C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri.
Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù.
Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto.
Era il giorno della parascève e gia splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati.
Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.
Madre di Dio, prega Gesù per me. Amen.