L’altare barocco è il centro visivo, liturgico e simbolico della chiesa: una macchina architettonica e scenografica nella quale si uniscono mensa eucaristica, immagini sacre, decorazioni, luce, materiali preziosi e movimento prospettico. La sua funzione non è soltanto ornamentale, perché l’apparato decorativo diventa veicolo di un messaggio teologico profondo, trasmettendo la Gloria del Cielo, l’intercessione dei Santi e la presenza sacramentale di Cristo.
Nel linguaggio barocco l’altare è una macchina liturgica e insieme una scena teatrale, in cui architettura, apparato artistico e dispositivo spettacolare si riuniscono «in un unico evento». È il “culmine dello spazio chiesastico”, il “fondale prospettico” e l’apice della Gloria religiosa, capace di raggiungere «cuore, sensi e intelletto» dei fedeli.
Che cos’è un altare barocco
L’altare è un elemento di grande valore, posto al centro tra le due navate in fondo alla chiesa richiama i fedeli che si preparano ad assistere alla celebrazione liturgica. Fin dalla sua origine, l’altare è considerato il luogo in cui si compie il sacrificio o il rito religioso. Questo elemento è presente in numerose religioni, seppur con qualche piccola differenza.
L’altare veniva usato infatti per praticare riti di purificazione o di offerta al proprio Dio. In chiave cristiana, l’altare porta con sé tutta la storia dell’altare nell’uso religioso dei popoli, ma esprime anche le novità essenziali del cristianesimo.
L’altare barocco può essere definito una Gesamtkunstwerk, cioè un’opera d’arte totale, risultato di un’azione corale che coinvolge architetti, scultori, stuccatori, marmorari, argentieri e indoratori. L’area iblea diventa non periferia, ma luogo di eccellenza, capace di rielaborare modelli romani, napoletani e toscani in soluzioni originali, spesso legate alle esigenze liturgiche e spettacolari della Controriforma.
L’altare non è solo “mensa arcaica della divinità”, ma, nella rielaborazione post-tridentina, dispositivo capace di raggiungere «cuore, sensi e intelletto» dei fedeli: una risposta visiva e spaziale alle esigenze della dottrina cattolica e, in particolare, degli ordini più attivi nella Controriforma, come i gesuiti.

Origine e significato religioso dell’altare
Dall’altare ebraico all’altare cristiano
Fin dalle origini della religione cattolica, l’altare è sempre stato presente. Si racconta che quando Dio mostrò a Mosè il modello della Dimora, vi erano due altari: uno per gli olocausti, posto al centro del tempio e dedicato al sacrificio degli animali, e l’altro per l’incenso, collocato davanti alla tenda del “santo dei santi” dietro cui si nascondeva l’Arca dell’Alleanza.
Entrambi gli altari erano costruiti con legno di acacia e si distinguevano per il rivestimento esterno. Quello per gli olocausti era rivestito in bronzo, quello per l’incenso era ricoperto di puro oro. Entrambi gli altari avevano dei corni sui quattro angoli per simboleggiare la forza di Dio e che venivano bagnati con il sangue per la purificazione.
Nella realizzazione dell’altare, Mosè, Davide e Salomone non fanno altro che seguire il “disegno di Dio”. Nel libro Apocalisse c’è un passo che ci fornisce una visione della liturgia del cielo grazie alla testimonianza di Giovanni evangelista: “Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono”. (Ap 8, 3)
In antichità a Israele, l’altare era collocato al centro del tempio e usato per sacrificare gli animali e celebrare il culto di Dio. La procedura era piuttosto cruenta, ma la cosa importante è che l’altare era il luogo in cui nascevano i sacrifici.
Il significato cristiano
C’è un avvenimento che si ricollega alla storia dell’altare ed è quello della cacciata dei venditori dal tempio di Gerusalemme. In questa occasione Gesù afferma: “distruggete questo tempio e in tre giorni ne ricostruirò uno nuovo”.
In questa profezia si parla di “ricostruire” e dopo la sua resurrezione i discepoli compresero che il significato di queste parole era molto più ampio. Il tempio a cui Gesù si riferisce è il suo corpo. Parla anche di tre giorni, un richiamo chiaro alla Resurrezione ma anche alla nascita del nuovo culto, legato ai tre momenti legati all’evento salvifico: la Cena, la Croce e la Resurrezione.
Gesù si riferisce all’Eucarestia paragonandola ad una cena fraterna con un forte significato spirituale e privando l’altare del suo significato sacrificale volto alla redenzione. Ed ecco perché possiamo parlare di altare come della “Tavola” che ricorda l’Ultima Cena.
In questa occasione, dove Gesù è allo stesso tempo il nuovo tempio, l’altare, la vittima e il sacerdote, prese due elementi comuni nella cena pasquale ebraica per celebrare la nuova alleanza: la coppa del vino e il pane azzimo. L’eucaristia nasce nel contesto dell’Ultima Cena e assume un significato sacrificale.
Se l’agnello per la cena pasquale ebraica veniva immolato nel tempio per essere poi consumato in famiglia, ora Gesù dichiara con la sua morte e resurrezione è il nuovo tempio e il vero agnello, riassumendo in sé tutti i significati simbolici dei precedenti riti.
Etimologia del termine altare
Per comprendere la storia dell’altare dobbiamo iniziare a capire il significato del suo nome. Il termine altare è composto dal participio del verbo latino alere ovvero nutrire, e dal sostantivo ara, che deriva a sua volta dal verbo arere ovvero bruciare.
Per questo motivo, inizialmente l’altare era realizzato in pietra, un materiale resistente al fuoco e quindi più indicato a rappresentare il significato stesso dell’altare. In chiave cristiana l’idea del fuoco che scende dal cielo fa parte del culto della trinitaria: è lo Spirito Santo che discende dal cielo a bruciare il pane e il vino per comunicare che la presenza di Cristo è viva.
Forse dal latino alta ara, luogo elevato per sacrifici: banco, specie di pietra, in origine la tomba di un santo, confessione o martyrion, sul quale il sacerdote celebra il sacrificio divino; vuole rappresentare il calvario.
Evoluzione dell’altare cristiano
I più antichi altari cristiani, che possiamo osservare negli affreschi delle catacombe, erano di legno e di piccole dimensioni, solitamente di forma rotonda, a semicerchio o a ferro di cavallo. In questa epoca, i luoghi di culto erano molto piccoli e spesso erano domus ecclesiae, ovvero stanze all’interno di case in cui ci si radunava e nelle quali l’arredo era fatto da componenti facilmente rimovibili per trasformare l’ambiente in un luogo di culto.
A partire dal secolo IV l’altare cristiano viene realizzato in pietra e costruito all’interno delle basiliche. L’altare è Cristo e per questo lo si bacia, lo si incensa, lo si onora come il simbolo stabile di Colui che si è donato per noi.
Da questo momento si inizia a costruire un rito solenne della dedicazione, consacrazione dell’altare, basata principalmente sull’unzione con il sacro crisma. Tra il secolo IV e VI iniziano a essere identificate le grandi basiliche cristiane mentre i templi vengono convertiti in chiese e le are, tavole, in altari.
Continua a restare diffusa l’usanza di costruire l’altare in legno con l’aggiunta di una pietra sacra. Nel 517 il Concilio Nazionale di Epaone vieta la consacrazione di ogni altare che non fosse di pietra, ed ecco perché vediamo scomparire gli altari in legno, anche se l’uso del materiale non venne abbandonato del tutto.
La posizione dell’altare nello spazio ecclesiastico
Al tempo di Sant’Agostino, tra il V e il VI secolo, l’altare era situato al centro della navata. Dopo la liturgia della Parola, celebrata nell’abside e nella cattedra del vescovo, il celebrante scendeva i gradini e si spostava nel piccolo altare.
I fedeli seguivano questo spostamento disponendosi intorno all’altare. Invece, nelle chiese paleocristiane e in quelle medioevali l’altare era situato in mezzo all’assemblea.
L’altare maggiore si trovava nella basilica paleocristiana nel presbiterio antistante l’abside, solo più tardi fu inserito, arretrandolo, nell’abside. Nelle chiese bizantine l’altare è sempre isolato dall’iconostasi.
A partire dal secolo XIV, si inizia a sviluppare il Tabernacolo, il luogo in cui viene conservata l’eucaristica. Questo elemento viene posizionato sopra una mensola dell’altare trasformandosi in poco tempo nel centro visivo e devozionale delle chiese cattoliche.
L’altare diventa il trono che porta la divina presenza sacramentale. Sopra l’altare viene spesso eretto un baldacchino o ciborio che gli conferisce maggiore solennità e che, con la sua iconografia sottolinea l’identità.
Parti e struttura dell’altare cattolico
È costituito inizialmente da una lastra unica come superficie, preceduto da una predella su cui sale il celebrante, presenta un frontale detto palio ed è sostenuto da uno o più stipiti, ciascuno di un sol pezzo e sormontato da un’elevazione detta grado contenente il ciborio per le suppellettili sacre.
Dal medioevo in poi si trovano elaborazioni artistiche ottenute con il rivestimento dell’altare, paliotto e dossale, e con l’ancona dell’altare. La forma di ripiano più diffusa ancora oggi è quella rettangolare, inizialmente con un bordo rialzato per evitare che gli oggetti o i liquidi cadano giù.
L’altare deve essere circondabile da ogni parte per dare modo al celebrante di cambiare posizione nei vari momenti della celebrazione eucaristica e per essere ben visibile da parte di tutti i fedeli. Questa soluzione permette inoltre di valorizzare l’altare nei momenti diversi del calendario liturgico.
Il frontone della base dell’altare, la parte più riconoscibile dell’altare, in alcuni casi può essere trasparente per lasciare intravedere le reliquie dei santi, oppure ricca di elementi decorativi o raffigurativi, scritte e molto altro. L’importante è che gli elementi inseriti siano di aiuto alla devozione e alla ricreazione spirituale dei fedeli.
L’altare è ricoperto con una tovaglia ricamata con balze e colori conformi al periodo liturgico di riferimento. Sopra la Tavola è presente tutto il necessario utilizzato dal prete per svolgere la celebrazione.
Tipologie di altare
| Tipologia | Descrizione |
|---|---|
| A mensa | Lastra sostenuta da un piedritto centrale o quattro angolari. |
| A cofano | Mensa poggiata su un parallelepipedo, tipico dell’epoca carolingia. |
| A blocco | Unico piedritto di sostegno, di solito addossato alla parete; nella mensa, nel sostegno o nel pavimento sottostante si conservano le reliquie o si ha il sepolcro di un martire. |
| A sarcofago | Quando la mensa poggia su un sarcofago, tipico dell’epoca barocca. |
Il Barocco: periodo storico e significato
Il barocco è un movimento estetico, ideologico e culturale diffusosi in tutta Europa tra il 1600 e la metà del 1700. Ha origine in Italia e può essere definito uno degli ultimi stili caratteristici di tutta l’Europa.
Lo stile barocco nasce in Italia nel 1600 e si diffonde in tutta Europa fino al 1750. Il barocco vero e proprio nasce a Roma tra il 1630 e il 1640 e i suoi artisti più rappresentativi sono Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Pietro da Cortona.
Il Barocco non influenza solo l’arte, ma anche l’intero contesto culturale e sociale allontanandosi dal Manierismo e allineandosi con i cambiamenti storici dell’Europa del XVII secolo. In Italia uno dei massimi esponenti e anticipatori dello stile barocco è Caravaggio, che con le sue opere orienta gli artisti verso il naturalismo.
Il Barocco viene rivalutato solo a partire dalla fine del XIX secolo e viene definitivamente elevato a stile nel 1915 dallo storico dell’arte Heinrich Wolfflin, che ne definisce le caratteristiche e lo stile.
Il significato della parola barocco
Il termine Barocco ha la sua origine nel Settecento e viene inizialmente utilizzato in senso dispregiativo per indicare opere e forme artificiose, pesanti e goffe.
È un termine che ha una duplice origine: la prima dal francese baroque, che indica una perla dalla forma irregolare, la seconda dall’italiano barocco, un termine utilizzato nella scolastica medievale per memorizzare la seconda figura del sillogismo, ovvero un ragionamento forte nella forma ma dalla logica debole.
Baroco è quindi sinonimo di bizzarro e pedante. Entrambe le origini hanno un fine derisorio e solo nei secoli successivi, quando il Barocco è stato rivalutato, il termine ha preso un significato positivo.
Il termine “barocco” non si limita a indicare uno stile artistico storico, ma riflette una categoria estetica universale, rappresentando tutto ciò che è eccentrico e fuori misura.
Caratteristiche dell’altare barocco
Teatralità e coinvolgimento emotivo
L’arte e l’architettura barocca sono caratterizzate da una profonda teatralità e dalla ricerca del coinvolgimento emotivo di chi guarda l’opera. Lo stile barocco si basa anche sull’idea di imitazione e finzione, che si riflettono sulle opere grazie a decorazioni, giochi e contrasti di luce, amplificazione e l’inserimento di elementi che destano sorpresa.
Questo porta a un forte senso di drammaticità delle opere, caratterizzate da movimento e tensione ma anche dalla proiezione verso lo spazio che le circonda. L’altare occupa il luogo del fondale, ma un fondale attivo, capace di dilatare, piegare, curvare lo spazio.
Le opere barocche, in particolare quelle architettoniche e monumentali in genere, costituiscono sempre dei complessi molto estesi che segnano con la loro presenza tutto lo spazio disponibile. In tal modo il barocco è la quinta teatrale per eccellenza che faceva da cornice alla vita del tempo, anch’essa regolata da aspetti e cerimoniali improntati a grande decoro.
Linee curve, dinamismo e complessità
Lo stile barocco è definito da linee curve sinuose e motivi decorativi eccessivi, creando un’abbondanza di dettagli che mira a sorprendere lo spettatore. Definire lo stile barocco non è molto difficile. Uno dei primi parametri è sicuramente l’uso privilegiato che si fece della linea curva.
Nulla procede per linee rette ma tutto deve prendere andamenti sinuosi: persino le gambe di una sedia o di un tavolo devono essere curvi, anche se ciò non sempre può essere razionale. Le curve che un artista barocco usa non sono mai semplici, quali un cerchio, ma sono sempre più complesse.
Si va dalle ellissi alle spirali, con una preferenza per tutte le curve a costruzione policentrica. Tanto meglio se poi i motivi si ottengono da intrecci di più andamenti curvi.
Nel caso dell’altare, il dinamismo è affidato soprattutto alla composizione verticale, alle colonne tortili, alle cornici mistilinee, ai fastigi movimentati e alle figure che sembrano salire verso il cielo.
Meraviglia e virtuosismo
Un altro parametro stilistico del barocco è sicuramente la complessità. Nulla deve essere semplice, ma deve apparire come il frutto di un virtuosismo spinto agli estremi del possibile.
In pratica l’effetto che un’opera barocca deve suscitare è sempre la meraviglia. Dinanzi ad essa si doveva restare a bocca aperta, chiedendosi come fosse possibile realizzare una cosa del genere.
L’incipit, giocato sulla citazione di Andrea Nucci, colloca la meraviglia al principio dell’esperienza barocca: un’emozione “confusa”, una vertigine che mette in moto la ricerca, e che diventa la chiave per leggere l’altare come metafora dei grandi temi rappresentativi dell’età barocca.
Horror vacui
Un altro parametro del barocco può essere considerato l’horror vacui. Con tale termine si indica quell’atteggiamento di non lasciare alcun vuoto nella realizzazione di un’opera.
In una superficie architettonica non vi era neppure un angoletto piccolo e nascosto che non veniva stuccato con qualche cornice dorata o con qualche inserto di finto marmo. Ciò produce la sensazione che un’opera barocca abbia una «densità» eccessiva: una pietanza con troppi ingredienti.
Negli altari barocchi questo principio si riconosce nella sovrabbondanza di colonne, cornici, festoni, racemi, angeli, putti, fiori, volute, sculture e superfici policrome. Ogni parte contribuisce alla ricchezza dell’insieme e alla costruzione di un’immagine sacra totalizzante.
Illusionismo e preziosità
Altro elemento tipico del barocco è ovviamente l’effetto illusionistico. Ciò è intimamente legato all’atteggiamento di considerare l’arte soprattutto come decorazione.
Per cui i finti marmi o le dorature erano utilizzate in sovrabbondanza, per creare l’illusione di preziosità non reali ma solo apparenti. Ma l’effetto illusionistico è utilizzato anche in pittura e in scultura.
In scultura la padronanza tecnica al limite del virtuosismo più esasperato consentiva di imitare nel duro marmo aspetti di materiali più morbidi con effetti illusionistici straordinari. Nell’altare, la luce sulle superfici dorate, il contrasto tra marmi di colori diversi e la presenza di elementi aggettanti contribuiscono a rendere instabile il confine tra architettura, scultura e apparato teatrale.
Elementi architettonici e decorativi
Colonne tortili e salomoniche
Da qui l’insistenza sulle forme a baldacchino, sui fastigi popolati di santi, angeli e putti, sulle colonne tortili e salomoniche che rimandano tanto al Baldacchino berniniano quanto alla lunga tradizione “retablistica” iberica e ibero-americana.
Le colonne possono essere isolate, accoppiate o disposte su più piani. Il loro andamento avvolgente interrompe la rigidità della parete e produce un senso di movimento ascensionale, guidando lo sguardo verso la sommità dell’apparato.
Fastigio e sviluppo verticale
Il fastigio rappresenta il coronamento dell’altare. Può ospitare dipinti, statue, simboli della Trinità, angeli, santi o figure allegoriche, organizzati secondo una gerarchia visiva e teologica.
L’altare attribuibile a Giuseppe Cino, ed eretto nel 1694 come recita il cartiglio tra gli angeli della cimasa, si sviluppa in altezza, occupando l’intera parete di fondo con un’imponenza scenografica che, entrando, cattura immediatamente lo sguardo.
Definito un enorme delicatissimo merletto pietrificato, è incorniciato da due colonne tortili esterne, aggettanti e poggiate su doppio basamento, accoppiate ad altre quattro, due per lato, arretrate e cilindriche.
Sculture, immagini e simboli
Tutte le colonne, riccamente scolpite con festoni e racemi, hanno capitelli corinzi e, sfarzosamente decorate da un tripudio di angeli, putti e motivi floreali, creano un effetto di movimento ascensionale, guidando lo sguardo verso l’alto e rafforzando l’effetto di sacra vertigine che coinvolge emotivamente il fedele.
Nel caso dell’altare maggiore di San Matteo, il fastigio culmina con il dipinto, circondato da angeli, dell’Assunzione di Maria al cielo. Un cherubino con le ali spiegate separa questa da un’altra tela inferiore, in cornice mistilinea, che raffigura un Angelo con torcia.
L’apostolo ed evangelista compare nella nicchia centrale della macchina d’altare, costellata di stelle e fiori, accompagnato da un piccolo angelo reggilibro. La scultura, realizzata nel 1691 e firmata dallo scultore napoletano Gaetano Patalano, raffigura il Santo con lo sguardo estatico rivolto verso l’alto, mentre scrive il suo Vangelo su ispirazione divina.
Oltre a questa dedicata a San Matteo, diverse altre sculture fanno da cornice alla scena centrale: nell’intercolumnio di sinistra la statua di San Luca, in alto, e quella di Santa Caterina d’Alessandria, con i simboli del martirio, spada e ruota dentata, in basso; nell’intercolumnio di destra la statua di San Marco, in alto, e la statua di Santa Elisabetta d’Ungheria, riconoscibile per la corona deposta ai piedi e l’elemosina in mano, in basso.
In alto sul fastigio San Francesco d’Assisi, a sinistra, e Sant’Antonio da Padova, a destra, completano la teoria di Santi che rendono maestosa tutta la macchina d’altare, avvolta da un intricato apparato decorativo che fonde elementi naturalistici a simboli teologici.
Policromia, dorature e materiali
L’altare maggiore di San Matteo è un trionfo di arte barocca, una sinfonia di pietra con decorazioni policrome, dorate e sculture angeliche che avvolgono lo spettatore in un’atmosfera di sacralità e meraviglia.
La policromia e le dorature contribuiscono a trasformare la superficie dell’altare in un campo luminoso e prezioso. Il contrasto tra pietra, marmo, stucchi, oro, tessuti e dipinti produce una percezione unitaria, nella quale ogni materiale partecipa alla rappresentazione della gloria divina.
La macchina d’altare è stata restaurata nel 2004, un restauro che ha riportato alla luce tutta la policromia che la caratterizzava e che era stata spenta probabilmente ad inizio ‘900 da un intervento che aveva investito anche gli altri altari laterali e le statue degli Apostoli.
La composizione teatrale dell’altare barocco
L’analogia con i “teatri” per l’esposizione del Sacramento a Roma nel Seicento permette di leggere la chiesa barocca come concatenazione di spazi teatrali: platea e palcoscenico, profondità prospettiche, quinte, sipari illusivi.
L’altare occupa il luogo del fondale, ma un fondale attivo, capace di dilatare, piegare, curvare lo spazio. La sua posizione in fondo alla chiesa lo rende il punto verso cui converge lo sguardo, mentre l’architettura dell’aula organizza il percorso visivo e devozionale dei fedeli.
Le macchine per le Quarantore, gli apparati effimeri e le architetture stabili sono messi su un continuum, dove l’altare rappresenta la stabilizzazione dell’effimero in forma architettonica.
Il Barocco, come noto, è una delle grandi epoche caratterizzanti la città di Roma, uno dei volti che la città ha avuto modo di sfoggiare nei suoi molti secoli di storia. Tra le espressioni forse meno prevedibili di questo secolo dedito allo stupore vi sono alcuni meccanismi motorizzati che, insieme alle immagini considerate miracolose, alla profusione dell’oro e dei marmi, al tripudio degli artifici prospettici di affreschi e tele e alla straordinaria ricchezza degli arredi, contribuivano a creare per il fedele un ambiente nel quale era impossibile non accorgersi della gloria di Santa Romana Chiesa.
L'antica macchina barocca nella chiesa di San Salvatore in Lauro
Tele mobili e immagini miracolose
Un esempio di motorizzazione artistica, datato 1606-08 e firmato Pieter Paul Rubens, è la pala d’altare maggiore della Chiesa di Santa Maria in Vallicella, la chiesa di riferimento della Congregazione degli Oratoriani di S. Filippo Neri, realizzata ad olio su ardesia a protezione di una più antica immagine sacra, ad affresco, venerata poiché ritenuta miracolosa.
Rubens ha realizzato un’opera nella quale è prevista la presenza per così dire intermittente della preziosa immagine sottostante: il meccanismo, ancora attivo, fa infatti scorrere l’ovale dipinto da Rubens, che riproduce la stessa iconografia della Madonna con bambino che cela e protegge, fino a farlo scomparire e sostituire del tutto dall’affresco miracoloso che riemerge e risulta in questo modo circondato e trasportato in Cielo dagli angeli seicenteschi.
Un’altra pala dotata di motore e moto si trova invece nella Chiesa del Gesù di Roma, nella cappella dedicata al fondatore della Compagnia, S. Ignazio di Loyola. L’artefice è anch’egli un gesuita, Andrea Pozzo, il quale nel 1695 aveva vinto un concorso per ridisegnare l’altare.
La sua tela ha in questo caso il compito di coprire non un’icona ma la statua del Santo, realizzata in marmo e collocata nella nicchia dietro al quadro. Scenograficamente, nelle celebrazioni più solenni, la tela scende rivelando il Santo, come si trattasse di un sipario e di un attore pronto a ricevere il plauso e l’ammirazione del pubblico.
Il significato teologico dell’altare barocco
Gloria divina e intercessione dei santi
Dedicato al Santo titolare, questo altare si pone nella chiesa come la massima espressione del barocco leccese, dove l’opulenza decorativa ne fa un palcoscenico sacro che a sua volta diventa veicolo di un messaggio teologico profondo, trasmettendo la Gloria del Cielo e l’intercessione dei Santi.
È ospitato sotto un cappellone a volta lunettata, decorata con un affresco dell’Eterno Padre benedicente e avvolto in un’apoteosi di luce e gloria; collocare Dio Padre al vertice architettonico sottolinea l’idea teologica dell’origine divina di ogni cosa.
L’organizzazione verticale dell’apparato conduce lo sguardo dalla mensa e dal tabernacolo verso la figura del santo titolare, quindi verso gli angeli, i santi, la Vergine e infine Dio Padre o la gloria celeste. La struttura architettonica diventa così una forma visibile della gerarchia spirituale.
La risposta della Controriforma
Il Seicento è caratterizzato infatti da numerosi cambiamenti e conflitti, in particolare quello tra Spagna e Francia. Si assiste al decadimento dell’egemonia spagnola, caratterizzata da una forte componente religiosa e all’inizio di quella francese.
Oltre ai conflitti si assiste anche a una profonda crisi economica e alla controriforma cattolica. Per tutti questi motivi il Barocco si presenta come un’innovazione, in ambito letterario e artistico, ma anche filosofico, politico e scientifico, destinata a condurre la società verso un rinnovamento e verso la modernità.
Con il Barocco si affermano nuovi valori etici ed estetici, ancora profondamente legati alla chiesa cattolica, che ha bisogno di mettere in mostra il suo potere rispetto alla chiesa protestante. Vengono rivalutati gli elementi realistici della rappresentazione, ma viene posta particolare attenzione anche all’immaginazione e alla persuasione, insieme al concetto di infinito e alla creatività.
L’altare barocco risponde a questa esigenza attraverso una comunicazione immediata e coinvolgente: la liturgia diventa visibile mediante immagini, gesti, luce, materiali, proporzioni e apparati capaci di orientare la devozione.
Geometria, proporzioni e modelli dell’altare
La triplice tipologia individuata, altari a tosello, a tronetto, a triangolo ascendente, è messa in relazione stringente con i modelli “canonici” romani e catanesi e, soprattutto, con la trattatistica di Vignola e Pozzo.
Gli altari del Val di Noto traducono regole classiche in dispositivi dinamici fondati su rettangoli aurei, circonferenze, ellissi e assi di fuga attentamente costruiti. Le “macchine” d’altare lavorano come architetture autonome dentro l’architettura, governate da moduli misurabili più che da sole categorie stilistiche.
La forma dell’altare barocco non dipende quindi soltanto dall’accumulo decorativo. La composizione è regolata da rapporti proporzionali, assi verticali, simmetrie, piani arretrati e aggettanti, aperture, nicchie e direttrici prospettiche.
Principali tipologie barocche
- Altare a tosello o a parete: caratterizzato da un apparato che incornicia la pala, la nicchia o il tabernacolo, spesso con colonne e coronamento superiore.
- Altare a tronetto: organizzato intorno a una struttura centrale che valorizza l’immagine sacra o il Sacramento.
- Altare a triangolo ascendente: costruito secondo una progressione verticale che conduce lo sguardo dalla mensa al fastigio.
- Altare a sarcofago: tipologia nella quale la mensa poggia su un sarcofago, tipica dell’epoca barocca.
La catalogazione analitica di quarantuno altari, organizzata per tipologie, a tosello o parete, a tronetto, a triangolo ascendente, sovrapposizioni, consente di precisare materiali, tempi, costi e modalità di esecuzione.
Materiali, maestranze e realizzazione
Uno dei punti di forza della costruzione dell’altare barocco risiede nell’intreccio fra fonti d’archivio, analisi formale e storia dei materiali, percorsi dei marmi, costi, logistica dei trasporti, organizzazione delle botteghe, che restituisce agli altari la dimensione di “opera corale”.
La ricostruzione dei percorsi di marmorai e architetti mostra con chiarezza la rete di circolazione di marmi, modelli e competenze tra Siracusa, Catania, Palermo, Napoli e Roma.
Gli altari non sono descritti solo come oggetti stilistici, ma come crocevia di devozioni, strategie di rappresentanza, scelte tecniche e politiche di spesa. Gli atti notarili e i capitolati assumono il ruolo di dispositivi strutturanti del cantiere sacro.
La trascrizione ordinata per chiese, anni e tipologie di intervento, statue, cappelle, balaustre, paliotti, stucchi, dorature, apparati effimeri, permette di seguire in dettaglio cantieri, maestranze, materiali e costi tra XVII e XIX secolo.
Marmi policromi e decorazione
Lo spazio ibleo, fortemente segnato dal sisma del 1693, è presentato come laboratorio privilegiato, nel quale la ricostruzione post-sismica, il policentrismo urbano e la sperimentazione formale convergono in una densità eccezionale di altari, apparati, macchine sceniche, marmi policromi.
La policromia dei marmi contribuisce a distinguere le parti dell’altare, a sottolineare le gerarchie della composizione e a produrre effetti di luce e profondità. Le superfici colorate dialogano con le dorature, gli stucchi, i dipinti e le sculture, trasformando l’intero apparato in una visione unitaria.
L’altare barocco nella Sicilia sud-orientale
Concentrandosi sull’area iblea tra XVI e XVIII secolo, la ricerca intreccia storia dell’architettura, storia urbana, storia delle devozioni e cultura materiale, facendo dell’altare il punto di osservazione privilegiato per leggere la “stagione della meraviglia” nella Sicilia sud-orientale.
In Sicilia l’altare è stato di norma trattato come appendice rispetto all’architettura, raramente oggetto di indagini sistematiche. L’area degli Iblei rappresenta invece un campo «ricchissimo» e poco esplorato.
Il sisma del 1693 diventa occasione per una vasta operazione di ricostruzione che fa dell’altare uno dei luoghi principali di sperimentazione del linguaggio barocco, dove si incontrano esigenze liturgiche, ambizioni rappresentative delle élites cittadine e vocazione scenografica.
L’area della Contea di Modica viene letta come laboratorio privilegiato per osservare la ricostruzione post-sismica attraverso la lente degli altari, intesi sia come dispositivi liturgici sia come termometri sensibili delle oscillazioni stilistiche e delle strategie devozionali e rappresentative delle élites locali.
La stratificazione cinquecentesca
La metà del Cinquecento mostra una Noto ancora pre-barocca ma già segnata dal trauma dei terremoti e da una complessa stratificazione di pratiche devozionali.
L’altare appare come nodo di arredi, tessuti, altaretti e tabernacoli, letti nella loro funzione liturgica e nella loro semantica terminologica. Il memoriale iogalium consente di misurare, con un dettaglio quasi etnografico, la densità e la qualità degli apparati sacri.
La documentazione restituisce paliotti di seta e velluto, tele picte, altarecti di diaspro e porfido e complesse serie di cassubule, stoli e manipoli. Gli altari cinquecenteschi assumono così la loro dimensione di infrastruttura materiale della liturgia più che di puro fondale figurativo.
L’effetto combinato delle ricerche storiche è quello di ancorare la “meraviglia” degli altari settecenteschi a una lunga stratificazione di arredi, paramenti e lessici liturgici che ne costituiscono il sostrato.
La ricostruzione dopo il terremoto del 1693
Il terremoto del 1693 è inteso non solo come cesura distruttiva ma come incipit di una “grande esperienza culturale” tardobarocca che si dispiega per l’intero secolo fino alla soglia del Neoclassicismo.
La scansione cronologico-tipologica in tre fasi è verificata sul terreno attraverso una rete fitta di esempi da San Giorgio a Modica agli altari in marmo di Ragusa, Vittoria, Ispica, Comiso, fino ai casi più tardi di Acate e Monterosso.
Nel suo insieme, l’altare barocco ibleo diventa non solo un oggetto di storia dell’arte, ma un vero dispositivo di lettura del territorio: incrocio di liturgie e politiche urbane, di economie dei materiali e circolazioni mediterranee, di saperi geometrici e culture devozionali.
Un esempio: l’altare maggiore di San Matteo
L’altare maggiore di San Matteo è un trionfo di arte barocca, una sinfonia di pietra con decorazioni policrome, dorate e sculture angeliche che avvolgono lo spettatore in un’atmosfera di sacralità e meraviglia.
L’altare, attribuibile a Giuseppe Cino, ed eretto nel 1694 come recita il cartiglio tra gli angeli della cimasa, si sviluppa in altezza, occupando l’intera parete di fondo con un’imponenza scenografica che, entrando, cattura immediatamente lo sguardo.
La sua struttura è incorniciata da due colonne tortili esterne, aggettanti e poggiate su doppio basamento, accoppiate ad altre quattro, due per lato, arretrate e cilindriche.
Tutte le colonne, riccamente scolpite con festoni e racemi, hanno capitelli corinzi e sono sfarzosamente decorate da un tripudio di angeli, putti e motivi floreali.
Il fastigio culmina con il dipinto dell’Assunzione di Maria al cielo, circondato da angeli. Un cherubino con le ali spiegate separa questa da un’altra tela inferiore, in cornice mistilinea, che raffigura un Angelo con torcia.
L’apostolo ed evangelista compare nella nicchia centrale della macchina d’altare, costellata di stelle e fiori, accompagnato da un piccolo angelo reggilibro. La scultura, realizzata nel 1691 e firmata dallo scultore napoletano Gaetano Patalano, raffigura il Santo con lo sguardo estatico rivolto verso l’alto, mentre scrive il suo Vangelo su ispirazione divina.
Nell’intercolumnio di sinistra si trovano la statua di San Luca, in alto, e quella di Santa Caterina d’Alessandria, in basso; nell’intercolumnio di destra la statua di San Marco, in alto, e la statua di Santa Elisabetta d’Ungheria, in basso.
In alto sul fastigio San Francesco d’Assisi, a sinistra, e Sant’Antonio da Padova, a destra, completano la teoria di Santi che rendono maestosa tutta la macchina d’altare.
Ai lati del tabernacolo, tra le due mensole di pietra in basso che segnavano la presenza delle custodie per gli oli santi, era addossato alla macchina di pietra un altare marmoreo; questo fu rimosso negli anni ’60, insieme alle balaustre delimitanti il presbiterio, in seguito alla riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II.
I marmi furono riutilizzati per la mensa presbiteriale, ancora visibile al centro del cappellone. La macchina d’altare è stata restaurata nel 2004, un restauro che ha riportato alla luce tutta la policromia che la caratterizzava.
Come riconoscere un altare barocco
Per descrivere un altare barocco è utile osservare contemporaneamente la struttura, i materiali, le immagini e il rapporto con lo spazio della chiesa. L’identificazione non dipende da un singolo elemento, ma dalla combinazione di monumentalità, complessità, dinamismo e forte coinvolgimento emotivo.
- Posizione: l’altare occupa generalmente una posizione dominante, spesso sul fondo della chiesa o sotto un cappellone.
- Sviluppo verticale: la composizione tende a salire dalla mensa verso il fastigio e la gloria celeste.
- Colonne: sono frequenti colonne tortili, salomoniche, accoppiate e riccamente decorate.
- Decorazione: compaiono festoni, racemi, motivi floreali, angeli, putti, volute e cornici complesse.
- Materiali: sono valorizzati marmi policromi, dorature, stucchi, pietre preziose o imitazioni illusionistiche di materiali preziosi.
- Immagini sacre: pale dipinte, statue, reliquie, santi e simboli teologici organizzano la narrazione visiva.
- Luce: chiaroscuro, superfici dorate e contrasti contribuiscono alla teatralità dell’insieme.
- Prospettiva: assi di fuga, piani aggettanti, nicchie e cornici possono ampliare illusionisticamente lo spazio.
- Movimento: curve, spirali, ellissi e sovrapposizioni sostituiscono la rigidità delle linee rette.
- Funzione liturgica: tabernacolo, mensa, paliotto e apparati non sono soltanto decorativi, ma sostengono la celebrazione e la devozione.
L’altare barocco si riconosce quindi come una struttura nella quale la decorazione non è separabile dal significato. L’opulenza, la luce, la verticalità e la teatralità costruiscono una visione nella quale il fedele è coinvolto non soltanto intellettualmente, ma anche attraverso i sensi e l’emozione.
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