Un gesto per i ragazzi alla Cresima sui frutti dello Spirito Santo

Un gesto significativo per i ragazzi che ricevono la Cresima può mostrare che i frutti dello Spirito Santo sono doni da accogliere, coltivare e condividere nella vita quotidiana. L’immagine dell’albero permette di collegare il Battesimo, la Confermazione, la preghiera e l’impegno concreto: la fede è come un piccolo seme che va coltivato e che ha bisogno di essere continuamente concimato dalla preghiera, dalla Parola e va irrigato dallo Spirito, per diventare una pianta che fiorisce a suo tempo e i cui frutti prenderanno forma e colore diversi in ciascuno.

Il gesto può consistere nella costruzione progressiva di un grande albero: ogni ragazzo riceve un frutto, lo presenta alla comunità e lo colloca sull’albero insieme agli altri, spiegando con una parola o con un breve impegno come desidera viverlo. L’albero cresciuto con i succhi ricevuti dalle radici, se è esposto ai raggi del sole e in clima adatto, arriva a produrre frutti belli per la vista e deliziosi al gusto. Così l’anima cristiana, alla luce e al calore dei Doni dello Spirito produce atti di virtù, all’inizio imperfetti, acerbi; poi maturi e perfetti che fanno gustare una gioia vera.

Albero con frutti dello Spirito Santo

Il significato del gesto

In preparazione al Sacramento della Cresima, l’Ufficio di Pastorale Giovanile propone una serie di itinerari catechistici per adolescenti, all’interno del progetto denominato “Tutti furono colmati di Spirito Santo”. Il metodo seguito finora, che riteniamo il più opportuno per lavorare con i nostri giovani, è quello di privilegiare l’approccio induttivo, senza ovviamente eludere quello deduttivo.

Questo metodo è propedeutico alla “deduzione dei principi”, che comunque andranno a confermare l’esperienza vissuta. Infatti esso privilegia in prima istanza l’esperienza dei giovani, accompagnandoli in seguito alla riflessione deduttiva che emerge dall’esperienza vissuta e che ci porta a comprendere chi l’ha originata. Insomma: non dal testo ai testi, ma dai testi al testo, dalle storie o esperienze di vita, alla riflessione ed elaborazione dei contenuti già presenti ma ancora nascosti nell’esperienza vissuta.

I frutti dello Spirito, quindi, non sono che la manifestazione di un dono ricevuto ed accolto, quello della presenza del Risorto, non più visibile in carne ed ossa come un tempo, ma comunque vivo e presente e capace di rigenerarci a nuova vita. In Comunità, in famigilia, al lavoro, i frutti dello Spirito sono doni indispensabili da condividere con gli altri affinchè le nostre relazioni siano belle, gioiose e significative.

Sono frutti che si manifestano negli atteggiamenti di chi li possiede: sono atteggiamenti del cuore, come l’ amore e la gioia, e riguardano il nostro modo di dialogare e di accogliere gli altri, come la benevolenza, la mitezza e il dominio di sé. Lo Spirito Santo, questo personaggio un pò misterioso e difficile da immaginare, mi piace pensarlo come una presenza invisibile e discreta di cui però si possono cogliere gli effetti: esso è come il vento, invisibile agli occhi, ma di cui avvertiamo la presenza quando ci accarezza il viso, quando ci sposta i capelli.

Il riferimento biblico

Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; (Mt 7,16-17)

Oggi andremo a scoprire qual’è il frutto dello Spirito Santo, e per comprenderlo leggeremo un passo della lettera di San Paolo ai Galati: Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; (Gal 5,22)

San Paolo ci dice che se siamo guidati dallo Spirito saremo in grado di far maturare il suo frutto, producendo così:

Frutto dello SpiritoSegno da collocare sull’albero
AmoreUn cuore o un frutto rosso
GioiaUn frutto dai colori luminosi
PaceUna colomba o un frutto chiaro
PazienzaUn frutto che cresce lentamente
BenevolenzaUn frutto offerto a un’altra persona
BontàUn frutto da condividere
FedeltàUn frutto con radici ben visibili
MitezzaUn frutto delicato
Dominio di séUn frutto custodito con attenzione

Come preparare il gesto durante il cammino

Le tecniche impiegate sono molteplici: multimediali, dinamiche, di animazione, di rilettura, … Questa varietà di linguaggi (espressivo, corporeo, affettivo, conoscitivo) corrisponde all’esigenza di proporre il “primato di Dio” in tutte le componenti della persona.

Un cartellone può rappresentare un albero vuoto e un giardino senza niente. Ogni volta che i ragazzi si incontreranno, potranno colorarlo un pò, scrivendo il loro nome, magari il petalo di un fiore, o un acino di uva ecc a secondo del comportamento durante quella settimana (se sono stati a Messa, se hanno aiutato un compagno, se hanno fatto qualche richiesta dei catechisti ecc.).

Il cartellone risulterà così mano mano pieno di colori e sarà poi mostrato alla cerimonia della Cresima. L’obiettivo è essere parte attiva per preparasi alla Cresima. Con la Cresima a tutti vengono forniti i sette doni che diventano visibili però solo se si uniscono al nostro impegno e azione per essere attualizzati nella vita attraverso le capacità piccole o grandi di ciascuno per dare alla vita sfumature differenti che la rendano vivace e colorata, ma soprattutto condivisa con i colori degli altri.

Occorrente e organizzazione

  • Un cartellone grande con un albero senza frutti.
  • Frutti di carta, possibilmente di colori diversi.
  • Pennarelli, matite, colla e nastro adesivo.
  • Un cestino per contenere i frutti.
  • Un cartoncino con la frase biblica: “Dai loro frutti li riconoscerete”.
  • Un breve testo per ogni frutto dello Spirito.
  • Un eventuale sottofondo musicale per accompagnare il gesto.

Si possono trovare delle immagini di fiori e frutta che abbiano le iniziali come quelle dei nomi dei ragazzi. Mettere tutte queste immagini tagliate come dei biglietti, dentro un cestino, e farle pescare a caso dai ragazzi: ognuno dovrà dare il fiore o il frutto al compagno giusto (dietro c’è scritto il nome).

Poi verranno incollati i frutti dentro l’albero e i fiori nel giardino. Ogni figura è in bianco e nero. Se durante l’incontro poi sono previsti dei giochi o dei lavori di gruppo, ai vincitori individuati (se maggiori quelli della frutta o quelli del fiore) sarà dato un adesivo da attaccare sullo spazio giusto.

Il gesto durante la celebrazione

Durante la celebrazione, i ragazzi possono essere chiamati per nome, uno alla volta. Ognuno riceve un frutto con il nome di una virtù e pronuncia una breve frase, un impegno o una preghiera. Dopo aver parlato, colloca il frutto sull’albero.

Il frutto può essere presentato con questa formula: “Ricevo il frutto della … e desidero viverlo quando …”. Il ragazzo completa la frase con un’esperienza concreta, per esempio nella famiglia, a scuola, nel gruppo degli amici o nella comunità.

Una piccola cerimonia può essere inserita all’inizio del cammino in vista della cresima, meglio se all’interno della S. Messa della comunità. I cresimandi, ad uno ad uno, vengono chiamati per nome, rispondono il loro "eccomi" sulla falsariga di quanto avviene per l'ordinazione sacerdotale, dopodiché il celebrante chiede loro, di fronte alla comunità, di dire quale sia il "carisma" che il Signore gli ha donato e che intende mettere a servizio della comunità.

Dalla simpatia alla fede, dalla capacità di fare gruppo alla studiosità ciascuno si impegnerà, sino alla "confermazione" a custodire, coltivare e mettere a frutto quella dona data a lui per il bene di tutti. Durante la messa di prima comunione o della cresima i bambini o i ragazzi portano all'altare ciascuno un fiore che hanno scelto e che rappresenti il loro carattere, le loro doti.

Il mazzo di fiori che ne uscirà, composito e vario, posto sotto l'altare rappresenterà il loro gruppo, la chiesa, che è bella perché nell'unità è composta da diversi carismi, fiori. Allo stesso modo, l’albero dei frutti può rappresentare il gruppo dei cresimandi e la comunità cristiana, nella quale ogni persona è chiamata a far fruttificare i doni ricevuti.

Ragazzi che collocano frutti sull’albero

Una possibile introduzione del celebrante

La nostra fede, che i nostri genitori hanno chiesto per noi nel Battesimo, è come un piccolo seme che va coltivato e che ha bisogno di essere continuamente concimato dalla preghiera, dalla Parola e va irrigato dallo Spirito, per diventare una pianta che fiorisce a suo tempo e i cui frutti prenderanno forma e colore diversi in ciascuno.

Mi sono sempre chiesta come mai si parli di frutti dello Spirito (amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé), e non di opere dello Spirito, mentre altrove invece si elenca le opere della carne. Ebbene Paolo, nella lettera ai Galati parla di frutto dello Spirito per sottolineare che esso non è un atteggiamento che dipende dai nostro sforzi ma è un qualcosa di gratuito, che nasce e cresce indipendentemente dalla nostra volontà, ed è fonte di sorpresa e di gioia perchè bello da vedere, da gustare e da condividere.

Mi piace pensare che attraverso il rito della Confermazione, nei segni dell’unzione e dell’imposizione delle mani, Dio Padre, donandoci il suo Spirito, ci benedica, ci consacri e ci invii ad occupare il nostro posto nella comunità cristiana nella quale, già innestati con il Battesimo, possiamo trovare un luogo favorevole dove poter accogliere e custodire i talenti, le capacità che lo Spirito Santo stesso farà fruttificare in noi.

I nove frutti dello Spirito Santo

Amore

L’Amore è dono di sé, condivisione della propria vita e dei propri doni spirituali e materiali con i fratelli. Con l’amore il cristiano fa della sua vita un dono per i fratelli. Non dona solo le cose e i beni, ma tutto ciò che ha ricevuto da Dio.

Chi ama mette a disposizione i propri talenti, sapendo che da questo dono si migliora, si perfeziona, cresce. L’esempio dell’Amore assoluto, vero, puro e Santo è Cristo Gesù. Egli ha dato sé stesso per noi, dall’alto della croce.

L’ amore è frutto di un cuore sensibile e cordiale, non concentrato su se stesso, attento e capace di intuirne le sofferenze e i bisogni altrui, senza perdere fiducia di fronte alle delusioni o alle amarezze.

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. (Gv 13,34)

Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda (Rm 12,10)

Gioia

La Gioia si ha quando riusciamo a liberare il nostro cuore dagli affanni, dalle preoccupazioni. Lo Spirito desidera che noi chiediamo la Gioia. Un cristiano senza Gioia è un cristiano senza vita.

La vera Gioia nasce dalla consapevolezza che Dio ci ama, che è con noi e ci accompagna nel cammino della vita, qualsiasi cosa accada. La vera Gioia ricolma il cuore di calma e quiete; spesso invece abbiamo il cuore turbato.

In un mondo dove spesso regna la tensione e la sfiducia, dove i rapporti sono frettolosi e tesi, la gioia è il frutto che rende luminoso anche il gesto più semplice, è la sorgente della bontà ed è fonte di serenità e di sorriso.

Essa ci rende lieti anche nelle situazioni di difficoltà e di prova: la presenza della gioia in una decisione che abbiamo preso, in una persona, nella stessa Comunità, ci dice qualcosa anche sulla presenza o no dello Spirito, perché di esso ne è il segnale.

Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. (Gv 15,11)

Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. (Gv 20,20)

I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo. (At 13,52)

Pace

La Pace è la serenità totale che regna nel cuore dell’uomo, vivendo nella verità di Dio e nella Sua carità. La Pace è la pienezza che non ha bisogno di nulla: ha tutto ciò di cui ha bisogno.

La paceè la serenità che deriva dalla mancanza di inquietudine perché il proprio cuore riposa in Dio; essa porta ad andare oltre alla paura e alla diffidenza, a sentirsi familiare con chi gli è accanto, e rende capaci di “smussare gli angoli” nelle relazioni difficili.

Chi vuole la pace deve togliere il peccato dal cuore; questo è possibile solo con la forza dello Spirito Santo che scendendo su di noi ci guida sempre sui giusti sentieri. La Pace è una gioia silenziosa che viene da Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. (Mt 5,5)

Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo! (Gv 16,33)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». (Gv 20,19)

Pazienza o magnanimità

Abbiamo tutti bisogno della Pazienza: con noi stessi, conoscendo i nostri limiti, nel lavoro e nello studio, con i nostri amici. Eppure spesso la perdiamo… Ma dobbiamo renderci conto che nessuna conquista si ottiene senza di essa.

Per poter imparare c’è bisogno della Pazienza, per raggiungere un obiettivo (nello studio, nel lavoro, nel gioco) c’è bisogno della Pazienza, ogni vittoria che vogliamo raggiungere ha bisogno della Pazienza. Non si può ottenere tutto e subito, senza perseveranza e impegno, questo l’abbiamo già appurato.

La pazienza è anche il tempo concesso alla crescita: il seme non diventa subito albero e il frutto non matura in un solo giorno. Dobbiamo essere pronti a lottare, a faticare e a perseguire i nostri obiettivi. Nulla si fa o si ottiene senza la Pazienza.

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?». Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai» (Lc 13,7-9)

E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. (Rm 5.3-5)

Benevolenza

La Benevolenza è desiderare il bene, e fare in modo che si concretizzi, senza lasciarlo diventare un puro e semplice ideale. Quando ci si lascia guidare dallo Spirito Santo si vuole il bene alla maniera di Gesù Cristo: lo si vuole per via reale, non solo ideale.

La benevolenza è la capacità di far sentire gli altri accolti e “a proprio agio”, amati e benvoluti, ed al giorno d’oggi, dove l’altro viene sentito come una minaccia, è una preziosa virtù.

Ma per volere veramente il bene, ci vuole impegno da parte nostra affinché il nostro fratello possa avere dignità, libertà, rispetto, comprensione, aiuto concreto. Dobbiamo essere in grado di perdonare il prossimo, dandogli la possibilità di ricominciare, di risollevarsi, rinascendo a vita nuova.

Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. (Ef 4,32)

Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene. (Rm 12,21)

Bontà

Quando l’uomo ha la Bontà nel proprio cuore è incapace di pensare il male, di volerlo o di desiderarlo per gli altri. Dio è buono, è la fonte e la sorgente di ogni bontà.

Perché il nostro desiderio di bene per l’altro sia reale, efficace e concreto, dobbiamo lasciar agire in noi lo Spirito Santo. Solo Lui ci consente di avere un cuore ricco di bontà, misericordia, pietà.

Per l’uomo nel cui cuore regna e vive lo Spirito Santo non c’è spazio alcuno per il male, per i desideri non buoni. L’uomo buono è incapace di qualsiasi male.

Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti. (Lc 14,13-14)

Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. (Col 3,12-13)

Fedeltà

Non esiste vero cammino di fedeltà a Dio senza un cammino di fedeltà all’uomo da parte di Dio. Noi gli diciamo sì, perché Lui ci ha detto sì e continua a farlo in eterno.

Fedeltà a Dio, Fedeltà ai nostri fratelli, Fedeltà agli impegni presi, Fedeltà ai doveri che abbiamo, Fedeltà ai doni che abbiamo ricevuto da Dio. Fedeli all’amore, Fedeli alla Parola del Signore, Fedeli al sacrificio, Fedeli ad ogni parola data, Fedeli a Dio e agli uomini, Fedeli alla Chiesa.

Infine la fedeltàè quell’atteggiamento rivolto verso Dio e verso i suoi doni, ma anche nei riguardi delle promesse e degli impegni presi nei confronti della Comunità dei fratelli. Quando la Fedeltà c’è, la si può quasi toccare, ha radici ben fondate, allora lo Spirito Santo sta operando in noi, è vivo dentro di noi.

Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene l’alleanza e la bontà per mille generazioni con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti (Dt 7,9)

Questa parola è degna di fede: se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso (2Tm 2,11-13)

Mitezza

La Mitezza è saper controllare la propria forza e indirizzarla nella maniera migliore, evitando la violenza e il sopruso, portandoti così ad agire sempre con amore e calma in qualsiasi situazione.

Anche la mitezza, che nel mondo è disprezzata perché identificata con debolezza, insieme al dominio di sé, credo siano invece virtù preziose ed essenziali in qualsiasi rapporto sociale, perché capaci di spegnere la collera nostra e altrui grazie alla dolcezza e allla ragionevolezza, e dimostrano cura e attenzione nel non voler ferire l’altro.

Chi non capisce il Vangelo e ciò che Gesù ci ha insegnato, pensa che la Mitezza sia una debolezza. In realtà non è così: è l’esatto opposto della debolezza! È frutto dello Spirito perché è forza, resistenza, lotta contro il maligno.

Mitezza vuol dire anche essere eleganti nelle forme, nelle parole, negli atteggiamenti quando ci poniamo verso gli altri: essere cortesi ed educati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. (Mt 5,5)

Imparate da me che sono mite e umile di cuore (Mt 11,29)

Il vostro ornamento non sia quello esteriore - capelli intrecciati, collane d’oro, sfoggio di vestiti - ma piuttosto, nel profondo del vostro cuore, un’anima incorruttibile, piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio. (1Pt 3,3-4)

Dominio di sé

Probabilmente Paolo parla della padronanza dei nostri istinti, compresi quelli animaleschi. È la capacità di dominare la nostra volontà, indirizzandola nel verso giusto, verso il bene e non verso il male.

È vigilare sulla nostra fragilità, è frenare le morbosità e le illusioni. Lo Spirito Santo, proprio perché è bellezza, ci vuole puri, limpidi, trasparenti. Lui non vuole il fango: chi è schiavo delle bassezze dei propri istinti contrasta lo Spirito Santo.

Il Dominio di sé esiste in noi solo se seguiamo la volontà di Dio. Questo frutto è ciò che ci distingue dagli animali: è la nostra capacità di controllare l’istinto e dominare la volontà dirigendola al bene.

Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. (Rm 12, 2)

Preghiera e impegno personale

Il cardinale Tettamanzi invita a prendere atto che «le risposte più vere e importanti non le può fornire nessuno» e dice a Matteo di notare che ognuno le può trovare soprattutto attraverso quel «bellissimo e affascinante dialogo con il Signore che è la preghiera».

Crescere da cristiani, mettersi in ascolto della Parola del Signore, entrare in relazione con Lui attraverso la preghiera - ricorda l’Arcivescovo - è proprio la conseguenza di un personale mettersi a disposizione di quello Spirito che è il protagonista della Cresima a cui i ragazzi si stanno preparando.

Ogni ragazzo può scrivere sul retro del proprio frutto un impegno concreto. L’impegno deve essere semplice e verificabile: ascoltare prima di rispondere, aiutare una persona, mantenere una promessa, evitare una parola aggressiva, dedicare un momento alla preghiera, accogliere chi è solo o chiedere perdono.

La preghiera può essere recitata insieme dopo che tutti i frutti sono stati collocati sull’albero:

«Spirito santo, Spirito del vero consiglio, dammi la forza di accettare serenamente le cose che non posso cambiare. Dammi il coraggio di cambiare ciò che posso cambiare e concedimi la saggezza per distinguere una cosa dall’altra. Amen».

L’Arcivescovo conclude dedicando una preghiera a Matteo e a tutti i ragazzi e ragazze che si preparano a ricevere il Sacramento della Cresima, invitandoli a impararla a memoria, così da farla diventare la “colonna sonora” dei diversi momenti della giornata, da vivere al «ritmo e con il gusto dei “frutti dello Spirito”!».

Varianti del gesto

L’albero che cresce negli incontri

Il cartellone può essere lasciato nella sala del catechismo per tutta la durata del cammino. A ogni incontro i ragazzi aggiungono un colore, un frutto o una foglia, collegandolo a un’esperienza vissuta durante la settimana.

Il gesto rende visibile il percorso: l’albero non appare completo fin dall’inizio, ma cresce attraverso piccoli atti di preghiera, servizio, ascolto, perdono e responsabilità.

Il frutto ricevuto da un compagno

Ogni ragazzo può pescare dal cestino il nome di un compagno e consegnargli il frutto che rappresenta una qualità riconosciuta in lui. In questo modo l’attività diventa anche un esercizio di gratitudine e di incoraggiamento.

Il ragazzo che riceve il frutto può rispondere con una breve frase: “Accolgo questo dono e desidero usarlo per il bene del gruppo”.

L’albero della comunità

Il giorno della Cresima, l’albero può essere collocato vicino all’altare o in un luogo visibile della chiesa. Ogni ragazzo può portare il proprio frutto durante l’offertorio o in un momento appositamente previsto.

Il gesto può ricordare che i frutti dello Spirito non sono soltanto qualità personali, ma doni da mettere a servizio della comunità. La Chiesa è bella perché nell'unità è composta da diversi carismi, fiori.

Il frutto e il gesto concreto

Per rendere il segno più comprensibile, a ogni frutto può essere associato un gesto:

  • Amore: accogliere e aiutare.
  • Gioia: portare serenità nel gruppo.
  • Pace: favorire il dialogo dopo un conflitto.
  • Pazienza: non arrendersi davanti alla difficoltà.
  • Benevolenza: far sentire l’altro accolto.
  • Bontà: compiere il bene senza aspettare ricompense.
  • Fedeltà: mantenere una promessa.
  • Mitezza: controllare parole e reazioni.
  • Dominio di sé: scegliere il bene anche quando costa.

Dal Cenacolo alla vita quotidiana

Per la celebrazione della Cresima si può pensare di ricostruire con i ragazzi un "quadro del Cenacolo". Provate a far riflettere i ragazzi sulle caratteristiche di ogni apostolo e che provino ad immedesimarsi in uno, a vedere in qle si ritrovano in qs momento del loro cammino e così poi riprendere il giorni della Cresima, durante la celebrazione, magari dopo la predica o durante la predica, mettendo un appoggio ai piedi dell'altare e ognuno attacca un pezzo di quadro così da ricomporre la figura.

Si sottolinea che ora anche loro sono come quei discepoli, in cui per altro si ritrovano, che hanno ricevuto lo Spirito e che come loro escono dal Cenacolo, non più chiusi dentro pieni di paura, per annunciare il Signore con la loro vita.

Allora credo sia questa la missione della Chiesa: portare l’uomo di oggi ad incontrare Gesù proprio attraverso le persone che credono in lui, che hanno il suo stesso modo di sentire, di agire e di pensare, che portano in loro i frutti del Suo Spirito.

Pentecoste: Dallo Spirito Santo alla Vita Concreta.- Don Luigi Maria Epicoco

Mi sorprende anche sperimentare come la nostra fede, spesso sottoposta a momenti di oscurità, di incertezza e di dubbio, sia una risorsa che si fortifica e si moltiplica quando la condividiamo in Comunità, quando siamo disposti a donarla narrandola agli altri, tanto che ci viene restituito il centuplo in Grazia e Spirito in cambio di quel poco che con gratuità abbiamo donato.

Proprio lo Spirito, ricorda il Cardinale, «ti connette sempre a Gesù: puoi così navigare nella sua mente, nel suo cuore, nelle sue azioni e nel suo amore… All’infinito». Crescere è impegnarsi a far fruttare i doni ricevuti e proprio per questo a «non banalizzare i tanti doni ricevuti e che siamo chiamati a far fruttificare», valorizzando con l’aiuto dello Spirito tutte le occasioni della vita quotidiana per diventare veri testimoni di Gesù.

Con un gesto semplice, visibile e partecipato, i ragazzi possono comprendere che la Cresima non è soltanto una celebrazione da ricevere, ma una chiamata a vivere nello Spirito e a rendere riconoscibile la presenza di Gesù attraverso frutti concreti di amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé.

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