Cantare nel coro della parrocchia di prova: come iniziare e vivere il servizio del canto

Entrare nel coro della parrocchia di prova significa mettere la propria voce al servizio della liturgia, della preghiera e della comunità. “Il servizio liturgico nel canto è proclamare la gloria di Dio e favorire la santificazione dei fedeli.”

Non è necessario avere una grande voce o conoscere la musica perché si impara a cantare cantando e aiutandoci a vicenda. Cantare fa star bene, cantare in coro fa stare ancora meglio, e il canto corale, dove le singole voci si uniscono per creare un’unità armoniosa, è veramente di grande aiuto per la preghiera.

Che cosa significa cantare in un coro parrocchiale

Da qualche anno stiamo ripetendo l’invito a far parte del coro parrocchiale il cui compito è quello di animare le nostre liturgie, punto d’incontro fondamentale per ogni comunità cristiana. Già questo dovrebbe far venire a molti la voglia provare e capire meglio cosa significa “servire nel canto”.

Il coro è una realtà ben presente nelle parrocchie italiane. Il suo compito è di accompagnare la comunità nella lode di Dio attraverso il canto, perché il coro è una realtà ben presente nelle parrocchie italiane e non un elemento estraneo all’assemblea.

Il canto liturgico non è un’esibizione e nella liturgia va evitato l’“effetto concerto”. La liturgia non è spettacolo ma verità, e se il coro è chiamato a dare il meglio di sé, tutto deve avvenire secondo uno spirito di servizio.

La vostra musica e il vostro canto sono un vero strumento di evangelizzazione nella misura in cui voi vi rendete testimoni della profondità della Parola di Dio che tocca il cuore delle persone, e permettete una celebrazione dei sacramenti, in particolare della santa Eucaristia, che fa percepire la bellezza del Paradiso.

Perché vale la pena fare una prova

“Il cantare è proprio di chi ama”. Così affermava S. Agostino (Sermo 336, 1), vescovo e Dottore della Chiesa, ma anche teologo, filosofo e grande cultore della musica.

Il canto infatti non è soltanto uno straordinario modo di esprimersi, di vivere, persino di sognare e sentirsi felici, ma è anche un fantastico modo di comunicare ed al contempo è un mezzo per stare assieme, per condividere, per accomunare le persone, soprattutto in questo mondo sempre più votato all’individualismo ed alla solitudine.

Cantare in un coro consente di vivere attivamente ed in maniera creativa il rapporto con la musica attraverso l’uso dello strumento più naturale, più accessibile e più sofisticato che ciascuno di noi possiede: la propria voce.

Cantare in un coro ha un’importanza molto profonda, significa condividere le proprie vibrazioni, condividere i propri stati d’animo e aprirsi agli altri coristi. Cantare in un coro è una forma di nutrimento.

La voce e il benessere

Il canto implica una respirazione più profonda, consapevole e regolare, che favorisce l’ossigenazione sanguigna e una postura corretta: la funzionalità cardiaca migliora e si riducono le tensioni muscolari.

Gli effetti del canto interessano anche il sistema endocrino: la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, cala, mentre aumenta quella di ormoni del benessere come ossitocina, serotonina ed endorfine.

Far parte di un coro vuol dire uscire anche di casa la sera in preda a stanchezza, affanno e malumore, ma tornare, dopo la prova, più leggeri, perché cantando insieme agli altri, con voce magari a volte anche un po’ sfiatata e calante, ci siamo comunque sollevati per un po’ dalla nostre angosce.

La mente, l’ascolto e la memoria

Il brano in tedesco, quello in svedese, lo scioglilingua, quello da cantare a memoria. Stai attento all’attacco, conta le battute di pausa, segui i tenori per prendere la nota, ricordati di pronunciare bene exxxxxxcelsis per non farti linciare dal direttore.

Cantare in coro significa imparare ad ascoltare la propria parte e contemporaneamente quella degli altri. Si impara che senza una voce diversa dalla tua non può esserci armonia.

La musica, in questo contesto, non è solo un’arte, ma un mezzo attraverso il quale si esprime la gioia di appartenere a una comunità di fede, dove tutti sono invitati a partecipare attivamente.

Le relazioni e il senso di appartenenza

L’unione delle voci induce un senso di comunità e fa si che si incontrino, si confrontino e si valorizzino le differenti personalità che compongono il gruppo corale, educando alla socialità ed alla convivenza.

Far parte di un coro, insomma, non significa solo cantare. Stare in un coro vuol dire anche avere rispetto per gli altri, non prevaricarli, eppur esserci, sentendo che il proprio contributo è prezioso al pari di quello di tutti gli altri per raggiungere l’armonia.

Un coro è una seconda casa. Si entra in sintonia, si diventa amici. Dopo pochi minuti ci si sente ben accolti; dopo poche giornate di prove ci si sente parte di un gruppo.

Non serve essere esperti

Per entrare a far parte di questa realtà corale, non sono necessarie competenze musicali specifiche: è sufficiente presentarsi alle prove con tanta voglia di imparare e di impegnarsi per cantare insieme.

Per entrare a far parte del Coro è necessario: vivere da cristiani nel mondo, avere l’entusiasmo e la volontà di vivere in una comunità di credenti, avere una predisposizione al canto.

L’audizione, obbligatoria, si effettua prima di aver formalizzato l’iscrizione ed è volta ad accertare la buona intonazione e le capacità di apprendimento musicali.

La prova non serve a dimostrare di essere già pronti, ma permette di capire come la voce può inserirsi nell’insieme. Buone qualità canore e capacità di armonizzare la propria voce con quella degli altri coristi crescono attraverso l’ascolto, lo studio e l’esercizio.

Come si svolge una prova di coro

Le prove ordinarie del Coro si tengono tutti i lunedì presso la Parrocchia San Felice e Santa Maria Madre della Chiesa, a partire dalle ore 19.30. Possono essere previste prove supplementari.

In altre realtà le prove si svolgono ogni giovedì alle ore 18.30 e durano poco più di un’ora, mentre per i più grandi l’appuntamento può essere dalle 21.00 alle 22.30 in chiesa.

La partecipazione agli incontri settimanali costituiti dalla prova di canto inizia con la preghiera comunitaria. I coristi si riuniscono non solo per provare, ma anche per pregare insieme, condividere esperienze di vita e sostenersi a vicenda.

Durante la prova si lavora sull’intonazione, sul ritmo, sulla pronuncia, sull’ascolto reciproco, sull’interpretazione del testo e sulla capacità di armonizzare la propria voce con quella degli altri coristi.

La preparazione dei canti

L’impegno non è gravoso: facciamo una sola prova settimanale e animiamo 13 liturgie solenni da settembre a fine maggio.

L’attività del Coro inizia nel mese di settembre e si conclude, generalmente, nel mese di giugno. Le iscrizioni sono sempre aperte durante l’anno.

Gli spartiti necessari per animare liturgie sono messi a disposizione dalla Segreteria Organizzativa del Coro in formato digitale nella sezione del sito web dedicata ai coristi.

Tuttavia, nello spirito di amicizia e di solidarietà che contraddistingue i componenti del Coro, ciascuno è chiamato ad accogliere e aiutare l’altro, in modo particolare i nuovi coristi, anche nello scambio e nella diffusione degli spartiti musicali.

L’impegno nelle prove e nella preparazione dei canti, la collaborazione con gli altri coristi e l’aiuto reciproco nell’apprendimento dei canti e nel reperimento degli spartiti fanno parte del servizio.

Il canto come preghiera

Il canto è altresì un meraviglioso modo di pregare e di allietare le cerimonie religiose rivolgendo le voci verso il Signore, perché anche la musica, sia cantata, che suonata, è un meraviglioso ed imprescindibile dono di Dio.

La preghiera diventa così il motore che alimenta ogni esibizione, trasformando il canto in un atto di adorazione sincera. Il coro non si limita a eseguire brani musicali; piuttosto, ogni nota e ogni canto sono pensati per elevare lo spirito dei partecipanti, favorendo un’esperienza di profonda comunione con il divino.

Ogni corista è consapevole delle proprie fragilità e delle proprie debolezze, ma è proprio in questa consapevolezza che si trova la forza.

L’incontro costante con Cristo attraverso gli atteggiamenti sopra delineati e la conseguente crescita in Lui, aziona beneficamente un movimento di conversione e di testimonianza cristiana che incide conseguentemente sugli ambienti in cui vive e opera ciascun corista appartenente alla realtà ecclesiale del Coro.

Preghiera, comunione e gioia

La presenza frequente alle liturgie, l’accostarsi ai sacramenti e la consuetudine alla preghiera comunitaria tendono a generare nei coristi una certa familiarità sia tra di loro sia con la preghiera liturgica a cui essi sono chiamati a partecipare come autentici animatori dei propri fratelli attraverso il servizio del canto.

Questa preghiera è, infatti, l’origine del servizio e della crescita spirituale comunitaria della realtà del Coro e i suoi primi frutti sono l’entusiasmo, la comunione e la gioia espressi in ogni servizio reso alla Chiesa.

La bellezza nel cantare le lodi a Dio e la letizia che la accompagna deve illuminare il cuore di chi ascolta e prega insieme al Coro.

Questo non solo durante le liturgie, ma anche durante i concerti che sono degli autentici annunci catechetici sull’incanto della musica quale canale preferenziale per comunicare con il Signore.

Il coro e l’assemblea

La vostra musica e il vostro canto sono un vero strumento di evangelizzazione nella misura in cui voi vi rendete testimoni della profondità della Parola di Dio che tocca il cuore delle persone.

Siate animatori del canto di tutta l’assemblea e non sostituitevi a essa, privando il popolo di Dio di cantare con voi e di dare testimonianza di una preghiera ecclesiale e comunitaria.

Il coro deve accompagnare la comunità nella lode di Dio attraverso il canto, ma deve essere anche accompagnato dalla comunità stessa. Perché è a servizio di essa e non può essere autoreferenziale.

I canti vanno scelti tenendo conto della pertinenza liturgica dei brani. Un canto di Quaresima è diverso da uno pasquale, e quelli di Avvento non sono equiparabili a quelli del tempo di Natale.

La questione della scelta adeguata è essenziale perché il canto deve muovere alla preghiera all’interno di un rito.

Qualità e semplicità dei canti

È opportuno privilegiare melodie non troppo astruse e complicate ma facili da apprendere da parte dell’assemblea.

Sono da preferire canti con un testo di qualità, possibilmente nutriti di Bibbia e di riferimenti agli scritti dei padri della Chiesa o alle preghiere dei santi.

Il Concilio Vaticano II, realizzando il rinnovamento della liturgia, ha ribadito che la «tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio di inestimabile valore».

Attingere al patrimonio musicale del passato è auspicabile, in particolare al gregoriano che va indubbiamente utilizzato anche se secondo le possibilità della comunità che lo esegue, in quanto non è sempre facile.

Il gregoriano resta il modello e ci mostra come deve essere un canto liturgico, a partire dal legame con la Parola.

Il repertorio e gli strumenti

Un coro può affrontare repertori diversi, purché ogni scelta sia coerente con il contesto e con il servizio che si intende svolgere. Si può cantare musica sacra, profana, antica, moderna, pop, jazz e gospel.

Il canto può essere eseguito a cappella, senza accompagnamento strumentale, con un’orchestra, con un pianoforte, con un quartetto d’archi o con un trio jazz.

Si può cantare con sole voci maschili, con sole voci femminili o con entrambe. Esistono cori di adulti e cori di bambini, compresi i cori di voci bianche.

La chitarra è uno strumento leggero e delicato che difficilmente riesce a inserirsi in una celebrazione numerosa dove è presente un coro ampio. In questo caso occorre un sostegno armonico più solido, vale a dire l’organo.

In una piccola comunità dove l’organo non è presente la chitarra può essere un sussidio, ma legato alle necessità. Non va impiegata come si fa nella musica pop, perché la chitarra è uno strumento a pizzico e non a percussione.

Quando non c’è il coro e quando un’assemblea fa fatica a cantare, meglio il silenzio rispetto ai canti registrati. Il canto registrato è un falso, è di plastica, come i fiori artificiali.

Ruoli e responsabilità nel coro

Vivere con entusiasmo la realtà ecclesiale del Coro diocesano, nel rispetto del suo carisma e delle sue finalità, cioè in senso pienamente cristiano, significa crescere con la musica nella liturgia, nel servizio e nella disponibilità alla partecipazione, soprattutto nelle celebrazioni liturgiche diocesane.

Significa anche avere umiltà e atteggiamento di preghiera nell’esecuzione dei canti, impegno nelle prove e nella preparazione dei canti, collaborazione con gli altri coristi e aiuto reciproco nell’apprendimento dei canti e nel reperimento degli spartiti.

È importante saper ascoltare le correzioni fraterne e tecnico-musicali da coloro che hanno maggiore esperienza della vita comunitaria e della musica.

La disposizione degli elementi nel coro durante le liturgie e i concerti è stabilita dal Direttore o dal Responsabile Coristi.

L’organista deve unire competenza e spirito di servizio, mentre il direttore aiuta il gruppo a crescere musicalmente, spiritualmente e comunitariamente.

Presenza, puntualità e partecipazione

Gli appuntamenti del coro sono segnalati sul sito internet, nella parte riguardante il calendario degli appuntamenti, e sono, comunque, verbalmente comunicati al termine di ogni prova.

Inoltre, a seguito dell’iscrizione, coloro che hanno comunicato il loro indirizzo di posta elettronica ricevono il calendario degli appuntamenti anche tramite la newsletter.

Non sono escluse variazioni estemporanee degli appuntamenti e degli eventi. L’appuntamento a ogni evento è generalmente previsto un’ora prima dell’inizio di esso.

Per partecipare alle celebrazioni liturgiche e ai concerti, è necessario aver preso parte ad almeno il 70% delle prove previste in preparazione di essi. Sarà pertanto verificata la presenza di ciascun corista alle prove.

La partecipazione alle liturgie e ai ritiri spirituali è considerata particolarmente significativa per il percorso di fede e spirituale del corista.

Assenze e continuità

Nell’ipotesi di assenza del corista protratta nel tempo agli eventi in calendario, è gradita comunicazione di tale assenza alla Segreteria Organizzativa.

Trascorsi due mesi di assenze consecutive senza aver dato comunicazione, la Segreteria si riserva la facoltà di cancellare il nominativo del corista dalla banca dati e dalla newsletter.

In tal caso, chi intenda riprendere l’attività dopo la cancellazione, è tenuto a una nuova iscrizione.

Divisa e organizzazione degli eventi

Le celebrazioni liturgiche o i concerti prevedono l’uso obbligatorio della divisa del Coro.

L’iscrizione al Coro comporta l’acquisto del materiale indispensabile per la divisa: una cartellina per gli spartiti, una stola per i soprani e i contralti, una cravatta per i tenori e i bassi.

La divisa consiste, per gli uomini, in un abito scuro, nero, elegante, camicia bianca e cravatta del coro; per le donne, in un pantalone nero o gonna lunga nera con giacca o altro indumento elegante nero.

La divisa non è soltanto un elemento estetico: rende visibile l’unità del gruppo e aiuta a vivere il servizio con ordine e responsabilità.

Un percorso di crescita personale e comunitaria

Crescere spiritualmente e culturalmente significa partecipare agli incontri settimanali costituiti dalla prova di canto che inizia con la preghiera comunitaria.

Significa anche essere presenti alle liturgie, ai concerti, ai momenti di preghiera, ai ritiri spirituali organizzati per il Coro generalmente nei tempi forti dell’Anno Liturgico e agli incontri diocesani di formazione spirituale e culturale.

Crescere comunitariamente in senso cristiano significa lasciare che la presenza frequente alle liturgie, l’accostarsi ai sacramenti e la consuetudine alla preghiera comunitaria generino familiarità tra i coristi e con la preghiera liturgica.

Il coro diventa così un luogo di sostegno reciproco e di crescita personale. Ogni membro è chiamato a contribuire con il proprio talento, ma anche con la propria vulnerabilità.

Esperienze possibili durante l’anno

Il principale servizio del coro si concentra durante la celebrazione liturgica della Santa Messa domenicale, con un repertorio che può raggiungere il centinaio di canti.

Tra i momenti salienti più sentiti dai coristi ci sono le celebrazioni della Messa di Natale, della Santa Pasqua e di tutti i principali riti in cui vengono impartiti i sacramenti, come le Prime Comunioni e le Cresime.

Negli ultimi anni il coro viene chiamato sia in occasioni di matrimoni, anche in altre chiese, sia per allietare e far trascorrere qualche ora serena agli ospiti di alcune case di riposo cittadine.

Una volta all’anno il coro offre alla comunità la gioia di un concerto, con un repertorio che spazia dai canti sacri latini ai musicals.

Possono essere previsti concerti, momenti di preghiera, ritiri spirituali e incontri di formazione spirituale e culturale nel corso dell’anno pastorale.

Il coro dell’adorazione eucaristica

Il Coro dell’Adorazione della Chiesa di Santa Lucia rappresenta una realtà vibrante e significativa all’interno della comunità parrocchiale, un gruppo di coristi che si dedica con passione e spiritualità all’accompagnamento liturgico dell’adorazione eucaristica che si svolge ogni martedì sera.

Questo coro, a differenza di altri cori liturgici, si distingue per la sua connotazione profondamente spirituale, ponendo al centro della sua missione non solo il canto, ma anche la preghiera e la lode a Dio.

La sua missione è duplice: da un lato, accompagna l’assemblea nella lode e nel ringraziamento a Dio, creando un’atmosfera di gioia e di gratitudine; dall’altro, prepara i cuori all’azione dello Spirito Santo, supportando il sacerdote nella sua azione liturgica.

Ogni martedì sera, il Coro dell’Adorazione si riunisce non solo per animare l’adorazione eucaristica, ma anche per creare un momento di celebrazione comunitaria.

I fedeli che partecipano sono invitati a unirsi al canto, a pregare insieme e a vivere un’esperienza di comunione profonda. Questo coinvolgimento attivo dell’assemblea è fondamentale, poiché trasforma l’adorazione in un’esperienza collettiva, dove ognuno si sente parte di qualcosa di più grande.

Un esempio di crescita del coro parrocchiale

La Corale Parrocchiale, nella sua attuale composizione, nasce nell’ottobre del 2017, quando il parroco don Valerio decide di affidarne la direzione al M° Alessandra Urso.

Essa è composta da una trentina di coristi, che vanno dai 6 agli 80 anni ed oltre, ed è l’unione di tutti i cori preesistenti della parrocchia.

Il suo scopo principale è quello di animare le celebrazioni liturgiche. La Corale ha cominciato eseguendo i canti cosiddetti “popolari”, da cui sta ripartendo vista la sua “giovane” età.

L’obiettivo è quello di arricchire il repertorio “popolare” studiando nuovi arrangiamenti a 4 voci, proposti dal direttore, e ampliarlo con brani nuovi e sempre più complessi, accompagnando tutto questo con lo studio della vocalità.

Per entrare a far parte di questa realtà corale, non sono necessarie competenze musicali specifiche: è sufficiente presentarsi alle prove con tanta voglia di imparare e di impegnarsi per cantare insieme.

Come una comunità può far nascere nuovi musicisti

Una persona ha vissuto profondamente l’esperienza del bello: il coro, la musica liturgica in seminario, la polifonia, il contatto con il carisma di don Luciano Migliavacca, e desidera comunicarla ad altri.

Per cambiare la situazione bisogna rovesciare tutta una mentalità. È necessario un grande sforzo di volontà, un grande spirito di iniziativa per seguire un ideale, il tutto sostenuto da un cammino di fede.

L’importante è non chiedere che i risultati si rivelino immediatamente. Occorre seminare ed aspettare.

L’importante dunque non è presentare il conto alla realtà chiedendo di vedere subito la rivoluzione, il cambiamento di mentalità ecc. L’importante è una presenza significativa che testimoni attraverso l’amore alle piccole realtà, l’Amore più grande che viene incontro al nostro destino.

Il coro di voci bianche nato con sole 3 bambine può diventare progressivamente un gruppo ampio e misto, nel quale alle voci dei bambini si aggiungono quelle delle mamme e dei papà.

Il coro continua a crescere di numero e di voci e diventa polifonico grazie all’arrivo dei papà, i quali vengono “sgrezzati” dal maestro che li trasforma in tenori, grazie ad un supplemento di prove in cui si lavora sodo.

Il significato dell’armonia

Il compositore aveva messo all’interno un significato prezioso per fare in modo che musica e testo potessero andare d’accordo e sostenersi a vicenda.

La melodia può sottolineare il significato delle parole, accompagnando musicalmente i passaggi di un testo e aiutando chi canta a comprenderne meglio il contenuto.

La fatica e l’apparente difficoltà possono tenere nascosto un piccolo tesoro, che richiede soltanto impegno e attenzione per essere scoperto.

Non bisogna pensare sempre che difficile è uguale a brutto. Difficile è solo difficile e serve solo il nostro impegno e la nostra attenzione.

La bellezza dell’insieme nasce dal contributo di ogni parte. Una voce diversa dalla tua non è un ostacolo, ma la condizione perché possa esistere l’armonia.

Un servizio che richiede umiltà e fedeltà

Il servizio del canto richiede disponibilità, puntualità, impegno e capacità di collaborare. La bravura musicale, da sola, non basta se non è accompagnata da spirito di servizio.

La musica è il mezzo per incontrare Colui che dà la risposta al nostro desiderio totale di bellezza, di verità. Arte invisibile verso l’Invisibile.

Non cadete, tuttavia, nella tentazione di un protagonismo che offusca il vostro impegno, e umilia la partecipazione attiva del popolo alla preghiera.

Il canto liturgico è espressione di un popolo vero; pertanto non può essere costruito. Il servizio del coro è autentico quando aiuta l’assemblea a pregare e non quando cerca soltanto di mostrare la propria bravura.

La musica, dunque, sia uno strumento di unità per rendere efficace il Vangelo nel mondo di oggi.

Come iniziare concretamente

La prima cosa da fare è presentarsi a una prova ordinaria del coro e partecipare all’incontro con disponibilità, attenzione e voglia di imparare.

Non è necessario conoscere già la musica, avere una grande voce o saper leggere perfettamente uno spartito. È sufficiente avere una predisposizione al canto e la volontà di vivere in una comunità di credenti.

Durante le prime prove è possibile ascoltare le diverse sezioni, comprendere il funzionamento del gruppo, ricevere indicazioni dal direttore e iniziare a conoscere i canti.

La partecipazione regolare permette di inserirsi gradualmente nel coro, di imparare il repertorio e di prepararsi adeguatamente alle celebrazioni.

Le iscrizioni sono sempre aperte durante l’anno. L’iscrizione dei nuovi coristi si formalizza dopo aver frequentato e partecipato a tutte le prove le cui date sono pubblicate nel calendario del sito del Coro.

VI ASPETTIAMO! Ogni Mercoledì dalle 21.00 alle 22.30 precise in chiesa.

prova di coro parrocchiale in chiesa

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