Il Crocifisso con la Maddalena genuflessa e piangente è un dipinto realizzato da Francesco Hayez nel 1827 per la chiesa parrocchiale di Muggiò. L’opera appartiene alla fase giovanile dell’artista veneziano e rappresenta uno dei temi più intensi della pittura sacra ottocentesca: Maria Maddalena inginocchiata ai piedi della croce, immersa in un dolore raccolto e profondo.
Dal 20 febbraio al 17 maggio 2026 il dipinto è ospitato dal Museo Civico di Palazzo Chiericati a Vicenza nell’ambito della rassegna “Ospiti al Chiericati”. La tela, oggi conservata presso il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, è stata concessa in prestito in cambio della Crocifissione attribuita a Hans Memling, proveniente dalle raccolte civiche vicentine.

Il dipinto e la sua storia
La tela, datata 1827, è stata commissionata dalla famiglia Isimbardi Casati, signori di Muggiò, per la parrocchiale del paese, sua ubicazione originaria. Il dipinto è una rara testimonianza della produzione sacra del giovane artista, trasferitosi nella Milano asburgica nel 1823 e affermatosi come pittore di quadri di storia.
L’artista reinterpreta con la sua carica romantica in maniera originale e sublime uno dei temi più cari all’iconografia tradizionale. Il quadro rappresenta un intenso episodio di devozione: Maria Maddalena inginocchiata ai piedi della croce, avvolta da un dolore raccolto e profondo.
Il dipinto è una rara testimonianza della produzione sacra del giovane artista veneziano, Francesco Hayez, trasferitosi nella Milano asburgica nel 1823 e affermatosi come pittore di quadri di storia. L’opera rivela già quella sensibilità drammatica che diventerà cifra distintiva dell’artista.
La composizione e l’atmosfera del Calvario
La scena si svolge in un paesaggio crepuscolare. Il cielo, attraversato da nuvole calde e rossastre, amplifica il pathos dell’evento. La Maddalena, in posizione genuflessa, abbraccia il legno della croce con gesto appassionato, mentre il corpo di Cristo emerge con una resa anatomica attenta e solenne.
Il dipinto, dalla sapiente regia teatrale e di commovente afflato mistico nell’unione ardente di Maria Maddalena che abbraccia la croce nel silente paesaggio del Calvario al tramonto, coniuga la ricerca romantica della bellezza ideale con gli echi di un naturalismo accademicamente sorvegliato, mediato dalla pittura di Tiziano e Caravaggio, prendendo spunto dai celebri Crocifissi dipinti da Antoon van Dyck per la figura di Cristo.
Tutto sembra fermo, come fuori dal tempo, immerso in un irreale silenzio che inquieta e insieme seduce e incanta. La bellezza e la perfezione formale, l’equilibrio compositivo, gli efficaci e dosati effetti cromatici sembrano sublimare e acquietare un dramma che invece, sotto, cova tutta la sua lacerante forza e la sua decisiva lotta tra tenebra e luce, disperazione e rassegnazione, fatalità e speranza, dolore e contemplazione, solitudine e condivisione, morte e vita.
E tutto sarebbe ancora nel buio, nascosto agli occhi di tutti, se una lama di luce improvvisa dall’alto non ferisse l’oscurità aprendosi un varco e rivelando, del dramma, un segreto e intimo attimo di estatica intesa, muto di parole, ma colmo di vibrazioni d’amore tra Cristo e la Maddalena.
Cristo sulla croce
Tutto corre lungo l’alto e massiccio legno della croce: appeso ad essa, Cristo è bello nella perfezione di un corpo che la luce scolpisce, segnato da una sofferenza reale, ma portata con estrema dignità e compostezza.
La bruttezza della morte non gli appartiene: solo il teschio ai piedi del patibolo, mentre identifica il Golgota, ne ricorda l’aggressività devastante, ma nello stesso tempo, abbandonato a se stesso, ne preannuncia l’imminente sconfitta.
Cristo abbassa gli occhi verso la Maddalena con uno sguardo intenso e parlante, pieno non di banale conforto, ma di rassicurante speranza e sembra gia preparare il cuore della donna a un annuncio di vita.
Il Cristo in croce, saldo e monumentale, dialoga idealmente con modelli nordici e con la grande pittura religiosa europea. La figura prende spunto dai celebri Crocifissi dipinti da Antoon van Dyck, mentre la resa luministica e la teatralità della scena mostrano il rapporto con la tradizione italiana.

La Maddalena: dolore, preghiera e amore
Maddalena raccoglie lo sguardo di Cristo e reclinando anch’essa dolcemente il volto, ne fa tesoro prezioso, racchiudendolo nello scrigno di un pensiero profondo e intimo che si fa certezza di amore, profonda preghiera e silenziosa contemplazione.
Genuflessa sotto la croce, ne comprende e accoglie la forza aggrappandosi ad essa; ne vorrebbe condividere il peso mentre accarezza la ferita dei piedi di Cristo e si accinge a rinnovare quel bacio che per lei e stato l’inizio di un nuovo cammino di vita.
È il vertice piu alto di una totale condivisione e di una profonda unità: dalla stessa ferita sembra scendere il lembo di manto colorato di rosso quasi come sangue fluente che la va a ricoprire e riempire mentre una medesima luce di speranza si riflette con identico candore nel perizoma di Cristo e nella veste bianca della Maddalena.
Il suo pianto è composto così come la posizione in ginocchio che assume davanti al Signore. Colpisce il viso dai tratti raffaelliani. Gli occhi guardano a terra, mentre le sue guance, i suoi capelli asciugano il sangue che sgorga dai piedi di Cristo. È un’immagine di indicibile tenerezza.
Luce, tenebra e speranza
Ma, forse, tutto il clima del quadro, tutto il senso della tragicità e amarezza umana della scena è posto nel cielo buio che si scorge nel fondo. E poi, c’è la città in lontananza, simbolo di tutte le città del mondo, che in quel momento passano alla notte più oscura in attesa della Resurrezione.
All’orizzonte si profila una Gerusalemme di pietra, muta e fredda, sulla quale si apre un crepuscolo che ha già l’intensità luminosa del mattino del «primo giorno della settimana», quando proprio Maddalena danzerà i primi passi della vera Pasqua: «Ho visto il Signore!».
La scena si costruisce così sul contrasto tra il buio del paesaggio e la luce che colpisce il corpo di Cristo e la veste della Maddalena. La composizione unisce la drammaticità della morte alla promessa della vita, trasformando il dolore in un momento di contemplazione e speranza.
Tra accademia e Romanticismo
L’opera fonde rigore accademico e tensione emotiva. Hayez guarda alla grande tradizione italiana e fiamminga: nella composizione si percepiscono richiami ai maestri del Cinquecento veneziano, ma anche suggestioni caravaggesche nella resa luministica e nella teatralità della scena.
La ricerca romantica della bellezza ideale si combina con un naturalismo accademicamente sorvegliato. La precisione anatomica del corpo di Cristo, l’equilibrio delle figure, la costruzione luminosa e la forza del sentimento mostrano un artista ancora giovane, ma già capace di fondere tradizione e innovazione.
Il dipinto, dalla sapiente regia teatrale, presenta la scena come un momento sospeso e intensamente drammatico. L’ambientazione rarefatta e misteriosa, la luce improvvisa e l’atteggiamento della Maddalena conferiscono all’episodio una dimensione umana e insieme atemporale.
Il prestito tra Vicenza e Milano
L’opera giunge a Vicenza grazie a un prestito del Museo Diocesano Carlo Maria Martini, in uno scambio culturale che ha visto partire verso Milano una Crocifissione attribuita a Hans Memling proveniente dalle collezioni vicentine. Un dialogo tra epoche e sensibilità artistiche che arricchisce entrambe le istituzioni.
La tela è stata generosamente concessa dal Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, dove oggi si conserva, in cambio del prestito della Crocifissione di Hans Memling, tra i capolavori delle raccolte civiche vicentine.
A Milano si è aperta la mostra “Hans Memling. La Crocifissione. Quattro artisti contemporanei attorno a un capolavoro”, a cura di Valeria Cafà, Giuseppe Frangi e Nadia Righi. In un percorso realizzato in collaborazione con Casa Testori, l’esposizione mette in dialogo il capolavoro di Vicenza, al centro dell’allestimento, con le opere di Stefano Arienti, Matteo Fato, Julia Krahn e Danilo Sciorilli.
Il contesto di Palazzo Chiericati
Inserita nelle sale palladiane di Palazzo Chiericati, l’opera trova un contesto espositivo capace di valorizzarne la forza espressiva. Il contrasto tra l’architettura rinascimentale del museo e il fervore romantico del dipinto crea un’esperienza di visita intensa, in cui lo spettatore è invitato a soffermarsi sulla dimensione emotiva della scena.
La mostra non è soltanto un’occasione per ammirare un capolavoro raramente visibile fuori dalla sua sede milanese, ma anche un momento di riflessione sul percorso artistico di Hayez e sulla trasformazione della pittura sacra nell’Ottocento italiano.
Tra devozione e sentimento, tra tradizione e innovazione, il Crocifisso con la Maddalena si conferma un’opera capace di parlare ancora oggi con sorprendente attualità.
Francesco Hayez e la pittura sacra
È il pittore emblema del Risorgimento italiano, l’artista indiscusso del romanticismo pittorico nostrano: Francesco Hayez (1791-1882). L’autore de Il bacio, nonché pittore emblema del Risorgimento italiano, realizzò anche diverse tele dai forti contenuti religiosi, che colpiscono per la loro forza espressiva.
Ma Hayez non è solo senso patriottico, non è solo rappresentazione pittorica dei colori della bandiera italiana, perché nella sua produzione non sono mancate opere dal forte senso religioso, nelle quali molti volti del cristianesimo prendono forma e colori.
Sono opere che trasudano di profonda umanità sposata al divino: le scene, colte nella loro veste umana, offrono allo spettatore uno spaccato del loro tempo “narrativo”, ma sembrano pure respirare di un misticismo atemporale.
Si va dal Crocifisso con la Maddalena all’autentico capolavoro del 1875, Ecce Homo. Altra importante crocifissione è quella dal titolo Maddalena penitente ai piedi della Croce, possibile datazione 1832.
Il confronto con altre opere religiose
Altra opera sublime, per eleganza e intensità, è l’Addolorata o La Vergine addolorata con gli angioli e i segni della Passione (1842), commissionata ad Hayez nel 1839 dalla contessa Carolina Santi Bevilacqua per la cappella della sua dimora a Legnago.
Di fronte a noi si presenta un’opera che ha tutto il carattere di un melodramma musicale. La composizione del quadro sembra ricordare un’entrata in scena di una delle tante eroine verdiane.
Intenso e regale, avvolto in un silenzio che parla è il Cristo dell’opera Ecce Homo (1875), vero e proprio capolavoro, simbolo dell’Hayez artista di soggetti sacri.
Nell’Ecce Homo di Hayez, troviamo infatti un Uomo che ha tutti i tratti-caratteri del Re. E in quel silenzio rimbomba, forte, tutta la potenza del Suo regno, un regno che all’odio risponde con l’Amore.
Informazioni sulla mostra
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Opera | Crocifisso con la Maddalena genuflessa e piangente |
| Artista | Francesco Hayez |
| Datazione | 1827 |
| Sede temporanea | Museo Civico di Palazzo Chiericati, Vicenza |
| Periodo di esposizione | Dal 20 febbraio al 17 maggio 2026 |
| Giorni di apertura | Dal martedì alla domenica |
| Orario | Dalle 10 alle 18 |
| Ultimo ingresso | 17.30 |
| Sede di conservazione | Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano |
L’opera verrà presentata al pubblico il 26 marzo alle 17.30 in occasione di uno degli appuntamenti del ciclo MUSEo in Mostra nel Salone d’Onore di Palazzo Chiericati da Valeria Cafà, direttrice dei Musei civici di Vicenza e da Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano.
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