Custode del Sacrario Apostolico: il servizio liturgico di padre Bruno Silvestrini

Il custode del Sacrario Apostolico è il religioso incaricato di custodire ciò che è sacro nel Palazzo Apostolico e di preparare quanto occorre per le celebrazioni del Santo Padre. Padre Bruno Silvestrini, sacerdote agostiniano originario di Porto Recanati, ricopre questo incarico dal 2020 e collabora con l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.

Il sacrario apostolico è tutto ciò che è sacro nel Palazzo Apostolico, legato direttamente al Santo Padre. Io ho i vasi sacri, tengo sempre pronte le Cappelle del Palazzo, soprattutto la Cappella Paolina, per la celebrazione del Papa santo padre e per tutti coloro che vogliono andare a pregare nella Capella Paolina.

Che cosa fa il custode del Sacrario Apostolico

Poi ho la lipsanoteca: sono le reliquie donate al Santo Padre che io conservo. Poi devo avere attenzione a vestire liturgicamente il Papa. E non sono lui ma anche i cardinali, i vescovi e i sacerdoti per le celebrazioni eucaristiche che il Santo Padre celebra nella Basilica, nella piazza o ovunque si trovi.

Anche quando il Papa viaggia, devo preparare tutto per lui e per le persone che sono nel suo seguito. Devo preoccuparmi di tutto quello che riguarda l’aspetto liturgico: gli abiti, i camici, i vasi sacri (calici, pissidi e tutto questo che si trova sull’altare).

Nel 2019 è nominato priore della Comunità della Sacrestia Pontificia, con funzioni nell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, e nel 2020 custode effettivo del Sacrario Apostolico, incarico confermato dall’attuale Maestro delle Celebrazioni Pontificie monsignor Diego Ravelli, arcivescovo titolare di Recanati.

Vasi sacri e arredi della sagrestia pontificia

La Sagrestia Pontificia e la comunità agostiniana

Il nostro conventino si trova nel cuore antico del Palazzo Apostolico, vicino alla Cappella Sistina, la Sala Ducale e la Cappella Paulina. In questo conventino siamo tre: io, un fratello nigeriano e uno filippino.

Abbiamo il refettorio, la cucina, la cappella e le nostre stanze. Il Papa viene, si ferma e parla con noi: vive i momenti di fraternità. E quindi stiamo insieme ma lui non ci chiede altro che di stare insieme tranquillamente, serenamente.

Gli uffici sono in 00120 Città del Vaticano, Palazzo Apostolico Vaticano.

Un incarico legato alla storia dei sacristi pontifici

Il Sacrista del Palazzo Apostolico, detto anche Sacrista di Sua Santità, era il custode degli arredi e delle reliquie del Sacrario Apostolico. Assisteva il Pontefice durante le solenni funzioni e aveva il compito di assumere una piccola quantità di vino dal calice papale, prima dell'offertorio.

Per tradizione era un monaco agostiniano chiamato a tale rango con l'assunzione del titolo di vescovo titolare. Fu papa Clemente VI nel 1352 a definirne le funzioni, decidendo di sceglierlo tra gli agostiniani.

Era custode del sacrario, bibliotecario e confessore del Papa. L'incarico di bibliotecario, durante il pontificato di Sisto IV, venne affidato a una persona distinta dal sacrista.

Alessandro VI, con la bolla Ad sacram del 15 ottobre 1497, confermò che l'ufficio di sacrista in perpetuo dovesse essere assegnato a un padre agostiniano.

Molti furono i sacristi che si distinsero per santità e dottrina, tra i quali p. Angelo Rocca, che sotto il pontificato di Paolo V istituì la prima biblioteca pubblica di Roma, l'Angelica, con sede nel convento di Sant’Agostino.

Dal titolo episcopale alla riforma dell’incarico

I sacristi furono in gran parte vescovi. Il titolo episcopale fu attribuito stabilmente a partire da papa Clemente VIII che, per onorare la patria di Sant’Agostino d’Ippona, conferì a fra Angelo Rocca il titolo vescovile in partibus infidelium di Tagaste, che si mantenne per altri tre sacristi.

Con Innocenzo X, nel 1645, si stabilì definitivamente per il sacrista il titolo di vescovo della sede titolare palestinese di Porfireone. Padre Taddeo Altini ne fu il primo investito e tutti i successori lo hanno mantenuto fino all’ultimo, padre Petrus Canisius Jean van Lierde, morto nel 1994.

Papa Pio VII nominò il sacrista amministratore delle oblazioni della Beata Vergine Maria del Parto, che si venera in Sant’Agostino a Roma, e ottenne il titolo di Parroco della Sacra persona del Santo Padre, e papa Leone XII nel 1824 lo costituì Parroco dei Sacri Palazzi Apostolici.

Il sacrista pontificio mantenne questi incarichi fino al 1968, quando Paolo VI abolì il titolo di prefetto del sacrario apostolico e lo cambiò in vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano.

Il sacrista pontificio conservò questo incarico fino al 1991. L’ultimo agostiniano a ricoprirlo fu il vescovo belga Pietro Canisio van Lierde.

Da allora Giovanni Paolo II decise di affidare la cura pastorale della Città del Vaticano, in qualità di Vicario Generale del Santo Padre per la Città del Vaticano, al cardinale arciprete pro tempore della basilica Vaticana.

Papa Wojtyla confermò che gli agostiniani rimanessero presenti in Vaticano nella parrocchia di Sant’Anna e nella sagrestia pontificia, con il compito anche di custodi del sacrario.

Cronotassi dei sacristi pontifici vescovi di Porfireone

NomePeriodoIncarico o sede
Pietro Gaufridi, O.E.S.A. †1352 - 1361vescovo di Tolone
Raimondo Daconis, O.E.S.A. †1362 - 1375vescovo di Tolone
Pietro Amely, O.E.S.A. †1375 - 1401vescovo di Senigallia
Pietro Assibiti, O.E.S.A. †1401 - 1440vescovo di Oloron
Rodolfo Castellano, O.E.S.A. †1440 - 1460vescovo di Città di Castello
Giovanni Giamberoni Bucci, O.E.S.A. †1460 - 1483vescovo di Città di Castello
Giovanni Paolo de Bossis, O.E.S.A. †1483 - 1501abate di San Sebastiano
Agostino da Città di Castello, O.E.S.A. †1501 - 1503senza titolo vescovile
Zaccaria da Savona, O.E.S.A. †1504 - 1504senza titolo vescovile
Nicola Foresi, O.E.S.A. †1504 - 1508vescovo di Durazzo
Gabriele Mascioli, O.E.S.A. †1508 - 1534vescovo di Durazzo
Alfonso Oliva, O.E.S.A. †1534 - 1544vescovo di Bovino
Giovanni Barba, O.E.S.A. †1544 - 1465vescovo di Terni
Egidio de Valenti, O.E.S.A. †1565 - 1568vescovo di Nepi e Sutri
Giuseppe Panfilo, O.E.S.A. †1568 - 1574vescovo di Segni
Agostino Molari, O.E.S.A. †1574 - 1595senza titolo vescovile
Angelo Rocca, O.E.S.A. †1595 - 1620vescovo di Tagaste
Giovanni Battista d'Asti, O.E.S.A. †1620 - 1620vescovo di Tagaste
Vincenzo Spinola, O.E.S.A. †1620 - 1623vescovo di Tagaste
Fulgenzio Gallucci, O.E.S.A. †1623 - 1624vescovo di Tagaste
Fortunato Sacco, O.E.S.A. †1624 - 1639vescovo di Tagaste
Taddeo Altini, O.S.A. †17 dicembre 1646 - 10 novembre 1653Vescovo di Civita Castellana e Orte
Ambrogio Landucci, O.S.A. †30 agosto 1655 - 16 febbraio 1669
Honuphrius Ippoliti †18 marzo 1669 - 31 marzo 1672
Giuseppe Eusanio, O.S.A. †2 maggio 1672 - 23 aprile 1692
Pierre Lambert Ledrou, O.E.S.A. †25 giugno 1692 - 6 maggio 1721
Agostino Nicola degl'Abbati Olivieri, O.E.S.A. †16 giugno 1721 - 29 gennaio 1731
Tommaso Cervioni, O.E.S.A. †21 maggio 1731 - 9 gennaio 1742
Silvestro Merani, O.S.A. †28 febbraio 1742 - 22 gennaio 1764
Nicola Angelo Maria Landini, O.E.S.A. †20 febbraio 1764 - 17 febbraio 1782
Francesco Saverio Cristiani, O.E.S.A. †23 settembre 1782 - 3 gennaio 1800
Giuseppe Bartolomeo Menocchio, O.E.S.A. †2 aprile 1800 - 25 marzo 1823
Giuseppe Perugini, O.E.S.A. †16 maggio 1823 - 11 agosto 1829
Giovanni Pietro Augustoni, O.E.S.A. †28 settembre 1829 - 23 marzo 1839
Giuseppe Maria Pietro Raffaele Castellani, O.E.S.A. †8 giugno 1839 - 10 dicembre 1854
Giuseppe Palermo, O.E.S.A. †23 marzo 1855 - 29 ottobre 1856
François Marinelli, O.E.S.A. †15 dicembre 1856 - 27 gennaio 1887
Guglielmo Giosafat Giuseppe Pifferi, O.E.S.A. †14 marzo 1887 - 29 aprile 1910
Agostino Zampini, O.E.S.A. †6 dicembre 1910 - 6 giugno 1937
Alfonso Camillo de Romanis, O.S.A. †20 agosto 1937 - 18 gennaio 1950
Petrus Canisius Jean van Lierde, O.S.A. †13 gennaio 1951 - 12 marzo 1995

Padre Bruno Silvestrini: dalle Marche al Vaticano

Padre Bruno Silvestrini è un marchigiano doc. È nato all’ombra della basilica della Madonna di Loreto, in un paesino piccolo che si chiama Porto Recanati.

In questo luogo Federico svevo, Federico Barbarossa fece costruire un castello per difendere il tesoro della Santa Casa di Loreto. Perciò il suo paese è legato fortemente alla Madonna ed anche lui è innamorato della Vergine Maria.

Quando si affacciava dalla finestra di casa sua da lontano vedeva la cupola del santuario di Loreto. Anche adesso, quando torna a casa e vede la cupola della basilica di Loreto gli si allarga il cuore.

Padre Bruno, marchigiano doc, nasce il 15 marzo 1954. Entra nel seminario agostiniano di Cartoceto all’età di 12 anni, poi frequenta il ginnasio a Tolentino e il liceo classico ad Ancona.

La vocazione agostiniana

Per dire la verità io a Porto Recanati frequentavo la parrocchia dei salesiani. Ma non avevo mai pensato di entrare in seminario.

Ma la Provvidenza a volte tira brutti scherzi. Da ragazzino non avevo mai conosciuto nessun agostiniano e nessun agostiniano era presente della mia vita.

Ma mia mamma aveva un suo parente, che venne a celebrare il matrimonio di suo fratello: si chiamava padre Franco Monteverde che poi è stato uno dei grandi collaboratori di padre Trapè per la traduzione dell’opera omnia di Sant’Agostino.

Nel 1966 io ero molto piccolo. Ma questo padre agostiniano era una persona molto serena, molto buona e mi parlò di entrare in seminario dagli agostiniani.

Mi affascinò tanto che dal mese di maggio maturava in me questa idea: a settembre io sono partito nel nord delle Marche non lontano da Fano, vicino ad Urbino e lì io ho vissuto la mia formazione.

Quindi è stata la Provvidenza a farmi incontrare un agostiniano. Allora non sono diventato né cappuccino né salesiano ma agostiniano, perché il Signore agisce come vuole.

Entra in noviziato a Cartoceto 9 anni dopo e il 23 settembre 1976 emette la professione temporanea. Studia teologia al Pontificio Seminario Regionale di Fano e pronuncia i voti solenni il 16 ottobre 1980.

L’ordinazione sacerdotale e gli studi di liturgia

Nel 1981 lei è stato ordinato… Sì, sono stato ordinato nel mio paese natale, a Porto Recanati da un santo vescovo, Francesco Carboni, missionario in Argentina.

Fu una ordinazione molto bella e questo vescovo missionario è rimasto nel mio cuore.

Ordinato sacerdote l’anno dopo, viene inviato come formatore nell’equipe del noviziato della comunità agostiniana della Basilica di San Nicola da Tolentino.

Perché i miei superiori avevano pensato su di me un progetto. A Tolentino c’è la Basilica di San Nicola Tolentino, una delle basiliche più belle delle Marche dopo Loreto con gli affreschi della scuola di Giotto, con il chiostro del 1200; la basilica legata alla spiritualità di san Nicola da Tolentino, taumaturgo, che è molto amato da tutta la gente marchigiana.

Allora i superiori avevano su di me questo programma di farmi andare, terminati gli studi liturgici, ad essere il rettore della basilica di San Nicola.

Ho studiato a Padova, nell’istituto Santa Giustina e a Roma a sant’Anselmo e quindi io mi sono licenziato con la tesi di laurea sulla vita pastorale di sant’Agostino.

Nel 1989 si specializza in liturgia dopo aver frequentato l'Istituto di Liturgia Pastorale Santa Giustina a Padova e consegue, poi, la licenza al Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo di Roma.

Ebbene e ho fatto questa tesi e poi ho avuto tanti impegni da quel momento. Tanti impegni nell’ordine agostiniano fino all’anno 2006 quanto è stato chiamato da Papa Benedetto XVI in Vaticano alla parrocchia della Città del Vaticano cioè la chiesa di Sant’Anna.

Il legame con Tolentino

Sempre a Tolentino, nel medesimo anno, viene nominato Rettore del Santuario di San Nicola e consigliere della Provincia Agostiniana Picena e nei quattro anni successivi riveste la carica di segretario della stessa provincia.

Viene scelto pure come assistente spirituale dell’Unitalsi ed è nominato professore di liturgia presso gli Istituti di Scienze Religiose di Fermo e di Loreto.

Ancora a Tolentino, a lui si deve l’erezione canonica della Confraternita dedicata a San Nicola e la fondazione del coro dei Pueri Cantores "San Nicola".

Nel 2000 al 2006 è segretario provinciale degli Agostiniani d’Italia e nel 2001, nel santuario Mariano di Loreto, riceve l'investitura di Cavaliere dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

La parrocchia di Sant’Anna in Vaticano

Tanti impegni nell’ordine agostiniano fino all’anno 2006 quanto è stato chiamato da Papa Benedetto XVI in Vaticano alla parrocchia della Città del Vaticano cioè la chiesa di Sant’Anna.

Allora io mi trovavo a fare una visita con il padre provinciale dell’Italia alla missione degli agostiniani che si trova nella parte più alta della provincia Apurimac, nelle Ande peruviane.

Lì c’è gente particolarmente povera, abbandonata dallo Stato peruviano perché si trovano da 3500 m fino a 4500, gente povera ma tanto buona e molto religiosa.

Ed io sono andato dai missionari agostiniani che lavoravano nel mese di gennaio, il tempo delle piogge.

Ebbene mi arrivò una mail del padre generale Robert Prevost che mi diceva di tornare a Roma quanto prima; mi informava che ero stato inserito nella comunità degli agostiniani della parrocchia di Sant’Anna e che il 5 di febbraio papa Benedetto XVI avrebbe fatto visita alla parrocchia vaticana.

Sono tornato in Italia e ho partecipato alla celebrazione con Benedetto XVI. Terminata la celebrazione mi hanno chiamato perché il Papa mi voleva conoscere.

Papa Benedetto mi disse, insieme con allora parroco padre Gioele Schiavella, che io ero stato scelto come parroco di Sant’Anna.

In quella occasione Benedetto XVI si ricordò di me perché due anni prima l’avevo incontrato proprio a Tolentino nella cappella di San Nicola insieme al fratello Georg.

Era un ricordo molto bello perché mi diceva Papa Benedetto che san Nicola da Tolentino è il secondo protettore della Baviera. Per questo Papa Ratzinger era molto legato a San Nicola.

E quindi dal 5 febbraio del 2006 ho iniziato questo cammino ad essere stato per 13 anni parroco di Sant’Anna.

Nominato nel 2006 priore della comunità agostiniana della parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, diviene anche parroco di quest’ultima e ricopre il ruolo di padre spirituale degli operai e del personale della Città del Vaticano, incarico che svolge tuttora.

Ho accolto Francesco 4 giorni dopo la sua elezione, il 17 marzo 2013. Ha celebrata la Santa Messa nella sua parrocchia e ha pronunciato l’omelia.

Il rapporto con papa Leone XIV

Abbiamo studiato insieme a Roma nel collegio Santa Monica in via Paolo VI: io studiavo liturgia e lui la sua specializzazione.

Quindi non abbiamo studiato insieme le stesse materie ma abbiamo vissuto insieme, siamo stati nello stesso convento negli anni 1984 - 85 e abbiamo avuto lo stesso priore.

Lui aveva già una marcia in più per questo motivo per i padri studenti era un po’ come il nostro superiore perché aveva questa calma e bontà.

Lui era sempre molto tranquillo e saggio.

Si, era sportivo, giocava a tennis. Noi nel collegio di Santa Monica, nella parte superiore ci sono dei campetti e lui era sempre lì pronto a preparare le liste di coloro che volevano andare a giocare a tennis o fare altri tipi di sport.

Ci siamo separati: Lui è tornato nella sua provincia ed è andato anche in missione. Dopo è ritornato come padre generale degli agostiniani dal 2001 al 2013.

Io, nella prima parte del suo mandato, io mi trovavo a Tolentino poi mi ha chiamato nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano.

Rimane in missione in Perù dal 2014 per tornare nel 2023 a Roma per essere prefetto della Congregazione dei Vescovi. E cardinale.

Ma volevo sottolineare una cosa: anche se non abitava dagli agostiniani (prima abitava in un piccolo appartamento in via Porta Angelica, poi nel Palazzo del Sant’Uffizio) però andava sempre a mangiare nel collegio dove abbiamo studiato insieme.

Per lui era sempre costante il desiderio di vivere la fraternità agostiniana, per questo motivo non andava a mangiare né a Santa Marta né in altri luoghi dove andavano i cardinali, ma sempre andava nella comunità della curia in via Paolo VI.

Lui da sempre ha desiderato pensare il tempo libero con i suoi confratelli. Anche attualmente, quando lui è libero dagli impegni del pontificato, viene nella mia comunità che si occupa della sacrestia dove siamo tre confratelli e passa il tempo con noi.

Vive il tempo libero con noi perché vuole sentirsi fratello, tra fratelli agostiniani.

Padre Bruno Silvestrini con papa Leone XIV

La partecipazione al conclave

A maggio di quest’anno prende padre Bruno parte al conclave come addetto alle celebrazioni del collegio cardinalizio.

Io da sacrestano dovevo preparare tutto il necessario da parte liturgica in quel periodo cominciando dalle celebrazioni dei Novendiali e poi abbiamo dovuto preparare tutto necessario nella Cappella Sistina e Cappella Paolina, secondo il bisogno dei cardinali durante il conclave.

Per tutti i giorni del conclave ho dovuto essere presente e venivo chiamato tutte le volte che bisognava avere qualche cosa.

Abbiamo anche preparato la famosa sala del pianto, perché quando il Papa veniva eletto tutto doveva essere pronto.

Noi mettevamo le schede per le votazioni sui tavolini, quando i cardinali non c’erano ancora. Preparavamo anche l’acqua e un bicchiere per ogni cardinale perché faceva molto caldo.

Noi non potevamo parlare con i cardinali: questa è la legge del conclave. Poi uscivamo fuori, e non sapevamo più niente.

Abbiamo aspettato senza avere cellulari, senza vedere televisioni, né sentire radio. Eravamo completamente isolati. Anch’io aspettavo nella Sala Regia fino all’elezione del Papa.

Il primo giorno e l’isolamento

Il primo giorno del conclave noi, giornalisti, stavamo fuori guardando l’orario, aspettando il fumo della Sistina che non usciva.

Tutti si chiedevano che cosa stava succedendo dentro? E’ stata la prima volta per tanti cardinali, tutti dovevano fare il giuramento molto lungo.

E la gente fuori non si è accorta che il numero dei cardinali era molto alto ed ogni cardinale doveva fare tante cose singolarmente e quindi si è fatto molto tardi.

E prima c’era anche una meditazione del card. Cantalamessa… E’ vero. La meditazione prima del card. Cantalamessa era lunghissima.

In ogni caso posso confermare che prima serata del conclave non c’è stato nessun intoppo. E poi la seconda giornata le cose sono andate molto più alla svelta…

L’elezione di Leone XIV

Devo dire la verità, e l’ho detto anche al Papa, io non credevo che avrebbero eletto lui.

Perché era straniero e non aveva tanta esperienza della Curia anche se per due anni dirigeva la Congregazione per i Vescovi.

Pensavo che fosse il card. Parolin, il Segretario di Stato per tanti anni, conosciuto un po’ da tutto il mondo.

Quando è stato eletto il card. Prevost io sono rimasto a bocca aperta, ho provato una gioia indescrivibile per la scelta di questo mio confratello.

Il Papa doveva firmare il documento, poi c’è stata l’obbedienza che hanno fatto tutti i cardinali e finalmente è stata aperta la porta della Sistina.

Mi hanno fatto entrare e io mi sono presentato davanti a lui. “Santo Padre, posso abbracciarla?” - gli ho chiesto. “Ma certo” - mi ha risposto.

Ho avuto questa gioia grande di stare davanti a lui e di guardarlo negli occhi: è diventato il papa, Leone XIV.

Ha scelto il nome Leone in ricordo di Leone XIII che era legato come lui alla Madonna del Buon Consiglio di Genazzano.

La fraternità quotidiana con il Papa

La vivo serenamente, con una grande gioia perché sto sperimentando quanto il Papa è calmo, sereno e buono. E quanto ama la Chiesa.

Non si arrabbia mai, non si innervosisce mai. Alcune volte mi chiedo: dopo aver fatto tutte queste udienze, come quelle di mercoledì quando saluta la gente e fa un giro della piazza, quando viene da noi io pensavo di trovarlo stanco, invece non lo è.

Si chiede perché? Io credo sia la grazia di stato perché molte persone vogliono parlare con lui, ci consigliano con lui. Ma io lo vedo molto sereno.

Sono entusiasta perché penso che lo Spirito Santo agisca in lui. E’ un dono grande dello Spirito Santo e avevamo bisogno di un papa così che infonde sicurezza.

Noi ci vediamo tutti i giorni. Alcune volte non viene perché ha degli impegni, ma generalmente ci vediamo quotidianamente, anche a pranzo.

Il Papa ha bisogno di sostegno. Io con i miei confratelli lo accogliamo e stiamo bene insieme.

Il Papa ha bisogno di questa serenità, di questa distensione, al di là di quelli che sono gli impegni quotidiani.

Un ora, due ore, non di più, il papa ci chiede di stare e di pregare insieme, di vivere la vita fraterna.

Il Papa ci chiede notizie sulla nostra vita e sul nostro lavoro. Noi non chiediamo a lui alcune cose che devono essere molto delicate, quindi non chiediamo mai nulla che riguarda la sua attività anche perché è molto discreto e ovviamente non risponderebbe, ma noi parliamo delle nostre cose fraterne.

Il significato della vita comunitaria

Viviamo nel mondo individualista, egoista, che in qualche modo “contamina” anche i sacerdoti che vivono il loro sacerdozio in modo, appunto, egoistico.

Invece il Papa fa vedere ai consacrati che la vita comunitaria, la vita fraterna è importantissima.

Il Papa è una persona serena, una persona contenta della propria vocazione e, credo, che incontrando le persone, offrendo il suo sguardo, la sua accoglienza faccia nascere in ognuno la domanda: Leone XIV dove trova la forza per fare tutto questo?

La sua forza, il suo sorriso, la sua serenità trovano la sua fonte nella spiritualità.

Io credo che il Papa vorrà far capire ai sacerdoti in cura d’animi in questo mondo frenetico che bisogna curare la propria serenità interiore e il rapporto spirituale di una vocazione amata dal Signore.

A qualsiasi età quando noi siamo stati chiamati, noi abbiamo iniziato un cammino di fede molto forte e non dovranno essere le attività a farci perdere l’entusiasmo perché l’occhio è lo specchio dell’anima.

Quando un sacerdote non è sereno non è neppure efficace nella vita pastorale.

Il riconoscimento di “Marchigiano dell’anno”

È il custode del Sacrario Apostolico, in servizio nella Sagrestia Pontificia, agostiniano il "Marchigiano dell’anno” 2024 dal Centro studi Marche "G. Giunchi" (CeSMa).

Padre Bruno Silvestrini ha ricevuto il riconoscimento dalla associazione che promuove e organizza attività culturali convegni e seminari e realizza progetti solidali - nell’ambito della XXXIX edizione del “Picus del Ver Sacrum”.

La cerimonia, patrocinata dal Senato della Repubblica, dalla Regione Marche e dal Consiglio Regionale delle Marche, si è svolta a Roma nella Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva, presso il Senato della Repubblica italiana.

La distinzione onorifica è stata conferita al religioso agostiniano originario di Porto Recanati per aver portato “il nome delle Marche nei luoghi più significativi della cristianità” e per “la sua opera, profondamente radicata nella terra d’origine e al tempo stesso proiettata verso l’universalità della Chiesa” che “esprime una peculiare sintesi tra competenza teologica, servizio ecclesiale e sensibilità umana”.

Il religioso, liturgista, agostiniano della comunità della Sagrestia Pontificia, insignito oggi, 10 giugno, a Roma, del riconoscimento conferito dal Centro Studi Marche per l’impegno profuso nel ministero pastorale e in diverse iniziative culturali e liturgiche e per “la sua opera, profondamente radicata nella terra d’origine” e proiettata “verso l’universalità della Chiesa”, in “una peculiare sintesi tra competenza teologica, servizio ecclesiale e sensibilità umana”.

Emozionato, padre Bruno ha ricordato la sua città natale e l'affetto che lo lega alla sua terra d'origine, rammentando le tradizioni marchigiane e il lavoro umile e semplice dei pescatori portorecanatesi, intenti a riassettare le reti e a ripulirle dalle alghe.

"Contento di avere portato sempre con sé" i valori che gli sono stati trasmessi dai genitori, il custode del Sacrario Apostolico, accompagnato all’evento da alcuni confratelli agostiniani, dal priore della Provincia agostiniana d’Italia padre Gabriele Pedicino e dal priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino padre Alejandro Moral, ha detto di conservare nel cuore la regione nella quale è nato e di avere custodito quanto ha appreso e osservato dagli anziani.

Padre Bruno Silvestrini alla cerimonia del riconoscimento

Il CeSMa è stato fondato giuridicamente nel 1986 dal professor Giuseppe Giunchi - illustre infettivologo, molto noto e apprezzato in campo professionale che è stato anche medico curante di illustri personalità, fra le quali i tre presidenti della Repubblica italiana Antonio Segni, Giuseppe Saragat e Giovanni Leone, nonché consulente medico di Giovanni Paolo II, in occasione dell'attentato del 1981, e per anni presidente del Collegio medico presso la Congregazione delle Cause dei Santi - insieme ad Armando Mazzoni e a Pina Gentili.

Assegna il “Picus del Ver Sacrum” agli insigniti della distinzione onorifica di “Marchigiano dell’anno”, personalità delle Marche che si sono particolarmente distinte per meriti professionali, scientifici, artistici, culturali e sociali.

L’associazione CeSMa si propone di promuovere e incoraggiare studi e ricerche di letteratura, storia, arte, musica, canto e scienze, organizzare dibattiti, conferenze, tavole rotonde, mostre, concerti, concorsi, sostenere personaggi, località, iniziative, attività meritevoli e bisognose di aiuto.

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