Nella Bibbia, l’espressione “fine del mondo” indica la “conclusione del [presente] sistema di cose”, un periodo chiamato anche “ultimi giorni”, “tempo stabilito della fine” o “fine dei tempi” (Matteo 24:3; 2 Timoteo 3:1; Daniele 8:19). Secondo le profezie bibliche, questo periodo è riconoscibile dalla presenza simultanea di guerre, carestie, terremoti, epidemie, aumento della malvagità, crisi dei rapporti familiari, diminuzione dell’amore per Dio, ipocrisia religiosa, predicazione mondiale e maggiore comprensione delle profezie.
Il significato biblico della fine non riguarda soltanto catastrofi e distruzione. Le profezie parlano anche del ritorno di Gesù Cristo, del giudizio sul male, della redenzione dei credenti, della restaurazione del Vangelo, della predicazione a tutte le nazioni e dell’instaurazione del regno di Dio. Per questo la conoscenza dei segni non dovrebbe condurre soltanto alla paura, ma alla vigilanza, alla perseveranza e alla speranza.
Che cosa significa “la fine” nella Bibbia
La Bibbia parla degli avvenimenti, delle situazioni e degli atteggiamenti che avrebbero caratterizzato la “conclusione del [presente] sistema di cose”, o “fine del mondo” (Matteo 24:3; CEI). La Bibbia chiama questo periodo “ultimi giorni” e “tempo stabilito della fine”, o “fine dei tempi” (2 Timoteo 3:1; Daniele 8:19; Parola del Signore).
La fine, dunque, non viene presentata semplicemente come la cessazione dell’esistenza della terra, ma come il compimento di un periodo storico e spirituale nel quale il male raggiunge una particolare intensità, le profezie si adempiono, Cristo ritorna e Dio porta avanti il suo giudizio e la sua opera di redenzione.
I segni profetizzati per gli ultimi giorni
La Bibbia aveva predetto molte cose che si sarebbero verificate contemporaneamente, e queste cose avrebbero fatto parte del “segno” che avrebbe permesso di riconoscere gli ultimi giorni (Luca 21:7). Gesù disse che gli ultimi giorni sarebbero stati caratterizzati da un contemporaneo adempimento di tutte queste profezie, non soltanto della maggior parte o di alcune di loro (Matteo 24:33).
Guerre e turbamenti internazionali
Gesù predisse: “Nazione combatterà contro nazione e regno contro regno” (Matteo 24:7). Inoltre, una profezia riportata in Rivelazione (Apocalisse) 6:4 prediceva che un simbolico cavaliere che rappresentava la guerra avrebbe “[tolto] la pace dalla terra”.
Gesù disse ai Suoi discepoli che la guerra avrebbe riempito tutta la terra: «Or voi udirete parlar di guerre e di rumori di guerre… Poiché si leverà nazione contro nazione e regno contro regno» (Matteo 24:6-7). Il Signore ha detto: «L’amore degli uomini si raffredderà, e l’iniquità abbonderà» (DeA 45:27).
Carestie e crisi alimentari
Gesù predisse: “Ci saranno carestie” (Matteo 24:7). Il libro di Rivelazione prediceva che un altro simbolico cavaliere avrebbe causato carestie in grandi proporzioni (Rivelazione 6:5, 6).
La grandine distruggerà i raccolti della terra (vedere DeA 29:16). Molte persone ora soffrono le conseguenze di tempeste devastatrici, siccità, fame e malattie.
Terremoti e calamità naturali
Gesù disse che ci sarebbero stati “terremoti in un luogo dopo l’altro” (Matteo 24:7; Luca 21:11). Questi grandi terremoti si sarebbero verificati in tutto il mondo e avrebbero causato sofferenze e perdite di vite umane senza precedenti.
Possiamo aspettarci terremoti, malattie, carestie, grandi tempeste, fulmini e tuoni (vedere Matteo 24:7; DeA 88:90). «E tutte le cose saranno in tumulto; e… il timore si impadronirà di ogni persona» (DeA 88:91).
Malattie ed epidemie
In base a quello che disse Gesù, ci sarebbero state epidemie (Luca 21:11). La spada, le carestie e le pestilenze sono presentate nelle profezie come elementi associati ai tempi difficili e alla grande distruzione sulla faccia della terra.
Aumento della criminalità e della malvagità
Anche se da secoli vengono commessi crimini, Gesù predisse che negli ultimi giorni ci sarebbe stato un “aumento della malvagità” (Matteo 24:12).
Molti di questi segni sono terribili e spaventosi. I profeti ci hanno ammonito che la terra sarà colpita da gravi turbamenti, malvagità, guerre e sofferenze. Il profeta Daniele disse che il periodo prima della Seconda Venuta sarà un tempo di turbamento come mai conosciuto sulla terra (vedere Daniele 12:1).
La distruzione della terra
Rivelazione 11:18 prediceva che gli esseri umani avrebbero distrutto la terra. Lo avrebbero fatto in molti modi, non solo con azioni violente e corrotte, ma anche danneggiando l’ambiente.
Il peggioramento dell’atteggiamento umano
Come si legge in 2 Timoteo 3:1-4, la Bibbia prediceva che gli uomini sarebbero stati “ingrati, sleali, [. ] non disposti a nessun accordo, calunniatori, senza autocontrollo, spietati, senza amore per la bontà, traditori, testardi, pieni d’orgoglio”. Queste caratteristiche avrebbero raggiunto livelli estremi; ecco perché gli ultimi giorni vengono appropriatamente definiti “tempi difficili”.
La disgregazione della famiglia
Come si legge in 2 Timoteo 3:2, 3, la Bibbia prediceva che molti sarebbero stati “snaturati”, o senza affetto per i propri familiari, e che i figli sarebbero stati “disubbidienti ai genitori”.
La diminuzione dell’amore per Dio
Gesù predisse: “L’amore della maggioranza si raffredderà” (Matteo 24:12). Gesù intendeva dire che nella maggioranza delle persone l’amore per Dio si sarebbe affievolito.
Inoltre 2 Timoteo 3:4 dice che negli ultimi giorni queste persone sarebbero state “amanti dei piaceri piuttosto che di Dio”. La crisi degli ultimi giorni viene quindi descritta anche come una crisi spirituale, nella quale i piaceri e gli interessi personali prendono il posto della devozione a Dio.
L’ipocrisia religiosa
Come riporta 2 Timoteo 3:5, la Bibbia prediceva che le persone avrebbero servito Dio solo in apparenza, senza però seguire veramente le sue norme.
Le lettere dell’Apocalisse fanno riferimento alla situazione concreta e spirituale delle comunità cui si rivolgono, che tendono al declino spirituale. Si tratta di comunità che subiscono la pressione dell’immoralità imperversante e del benessere materiale. A causa di una subdola intrusione di eresie e di divisioni interne, molte di queste comunità hanno perso di vista il loro “primo amore”.
La predicazione mondiale
Gesù predisse: “Questa buona notizia del Regno sarà predicata in tutta la terra abitata” (Matteo 24:14). Un altro segno degli ultimi giorni è che «questo evangelo del Regno sarà predicato per tutto il mondo, onde ne sia resa testimonianza a tutte le genti» (Matteo 24:14; vedere anche Joseph Smith-Matteo 1:31).
Ognuno udrà la pienezza del Vangelo nella sua lingua (vedere DeA 90:11). Sin dalla restaurazione della Chiesa, i missionari hanno predicato il Vangelo. L’impegno missionario è cresciuto col passare degli anni sino a quando, oggi, migliaia di missionari stanno predicando il Vangelo in numerosi paesi del mondo e in molte lingue diverse.
Maggiore comprensione delle profezie
Il libro di Daniele prediceva che nel “tempo della fine” molti avrebbero avuto più conoscenza delle verità bibliche e quindi avrebbero avuto anche una comprensione più accurata delle profezie (Daniele 12:4).
La conoscenza delle profezie non viene presentata come una semplice curiosità sul futuro, ma come uno strumento per riconoscere i tempi, prepararsi spiritualmente e comprendere il significato dell’opera di Dio.
Apatia e scherni
Gesù predisse che molte persone avrebbero ignorato le chiare prove dell’avvicinarsi della fine (Matteo 24:37-39). Addirittura 2 Pietro 3:3, 4 prediceva che alcuni avrebbero respinto con sarcasmo la validità di queste prove.
Le profezie bibliche descrivono quindi due atteggiamenti opposti: da una parte la vigilanza di coloro che osservano i segni e attendono Dio, dall’altra l’indifferenza o il sarcasmo di chi rifiuta di considerare il significato degli eventi.
Il rapporto tra gli ultimi giorni e il 1914
Le condizioni mondiali, come anche la cronologia biblica, indicano che gli ultimi giorni sono cominciati nel 1914, anno in cui è iniziata la Prima guerra mondiale.
Nel 1914 il Regno di Dio ha cominciato a governare in cielo. Una delle prime azioni che ha compiuto è stata quella di espellere dal cielo Satana e i demòni e di limitare la loro attività alla terra (Rivelazione 12:7-12).
Che Satana abbia un’influenza sull’umanità è evidente in molte delle azioni e dei comportamenti malvagi delle persone, e tutto questo rende gli ultimi giorni “tempi difficili” (2 Timoteo 3:1).
Molti di questi segni si stanno adempiendo. La malvagità è dappertutto. Le nazioni sono costantemente in guerra. Ci sono terremoti e altre calamità. Molte persone ora soffrono le conseguenze di tempeste devastatrici, siccità, fame e malattie.
Il ritorno di Gesù Cristo
Il Salvatore disse a Joseph Smith: «Io mi rivelerò dal cielo con potere e grande gloria… e dimorerò con gli uomini in giustizia sulla terra per mille anni, e i malvagi non resisteranno» (DeA 29:11; vedere anche i capitoli 44 e 45 in questo libro).
Gesù ci ha detto che certi segni ed eventi ci preannunceranno che si sta avvicinando il tempo della Sua seconda venuta. Per migliaia di anni, i seguaci di Gesù Cristo hanno atteso la Seconda Venuta quale tempo di pace e di gioia. Ma prima della venuta del Salvatore, i popoli della terra dovranno sopportare grandi prove e calamità.
Il nostro Padre celeste ci vuole preparati per affrontare queste difficoltà. Egli, inoltre, si aspetta che saremo spiritualmente pronti quando il Signore verrà nella Sua gloria. Pertanto, Egli ha parlato dei segni o degli eventi che ci annunceranno l’avvicinarsi della seconda venuta del Salvatore.
Nel corso delle varie epoche della terra, Dio ha rivelato questi segni ai Suoi profeti: Egli ha detto che tutti i seguaci fedeli di Cristo li riconosceranno e li attenderanno (vedere DeA 45:39). Se saremo obbedienti e fedeli, studieremo le Scritture e conosceremo i segni.
Alcuni dei segni che predicono la seconda venuta di Gesù Cristo si sono già manifestati o si stanno manifestando ora. Altri si manifesteranno in futuro.
I segni positivi associati alla fine
Tuttavia, non tutti gli eventi che precedono la Seconda Venuta saranno terribili. Molti di essi porteranno gioia al mondo.
La restaurazione del Vangelo
Il Signore ha detto: «Una luce scoppierà fra quelli che siedono nelle tenebre, e sarà la pienezza del mio Vangelo» (DeA 45:28).
I profeti dell’antichità predissero la restaurazione del Vangelo. L’apostolo Giovanni vide che il Vangelo sarebbe stato restaurato per mezzo di un angelo (vedere Apocalisse 14:6-7). In adempimento di questa profezia, l’angelo Moroni e altri visitatori celesti portarono il vangelo di Gesù Cristo a Joseph Smith.
La venuta alla luce del Libro di Mormon
Il Signore disse ai Nefiti di un altro segno: il Libro di Mormon sarebbe giunto ai loro discendenti (vedere 3 Nefi 21).
Ai tempi dell’Antico Testamento i profeti Isaia ed Ezechiele videro il giorno in cui si sarebbe manifestato il Libro di Mormon (vedere Isaia 29:4-18; Ezechiele 37:16-20). Queste profezie si stanno adempiendo. Il Libro di Mormon è stato portato alla luce e viene ora portato a tutto il mondo.
La venuta di Elia
Il profeta Malachia profetizzò che prima della seconda venuta del Salvatore, il profeta Elia sarebbe stato mandato sulla terra. Elia avrebbe restaurato i poteri di suggellamento in modo che le famiglie avrebbero potuto essere suggellate.
Egli avrebbe anche ispirato le persone a interessarsi ai propri antenati e discendenti. (Vedere Malachia 4:5-6; DeA 2).
Il profeta Elia apparve a Joseph Smith nell’aprile del 1836. Da quel momento, l’interesse degli uomini per il lavoro genealogico è cresciuto. Possiamo anche celebrare le ordinanze di suggellamento nei templi per i vivi e per i morti.
La crescita dei discendenti di Lehi
Il Signore disse che quando la Sua venuta sarebbe stata vicina, i Lamaniti sarebbero diventati un popolo retto e rispettato. Egli disse: «Ma prima che venga il gran giorno del Signore… i Lamaniti fioriranno come una rosa» (DeA 49:24).
Un gran numero di discendenti di Lehi stanno ricevendo le benedizioni del Vangelo.
L’edificazione della Nuova Gerusalemme
In prossimità del tempo della venuta di Gesù Cristo, i Santi fedeli edificheranno una città retta, una città di Dio chiamata la Nuova Gerusalemme. Gesù Cristo in persona vi regnerà. (Vedere 3 Nefi 21:23-25; Mosè 7:62-64; Articoli di Fede 1:10).
Il Signore ha detto che la città sarà edificata nello Stato del Missouri, negli Stati Uniti (vedere DeA 84:2-3).
Il significato dell’Apocalisse
L’Apocalisse di Giovanni è senz’altro uno dei libri neotestamentari più citati della Bibbia, nonché il più citato a sproposito! Le prime parole di questo libro, indubbiamente alquanto insolito, sono: “Rivelazione di Gesù Cristo”.
Rivelazione: questo è infatti il significato del sostantivo “apocalisse” e questa è una delle chiavi del libro. Ci troviamo di fronte a un’opera enigmatica, scritta quasi in codice (molto probabilmente a causa delle persecuzioni che subivano i cristiani) che, però, mira principalmente a far conoscere la figura di Gesù, la sua opera passata e quella futura.
Non si tratta soltanto di un libro arcano che svela gli eventi e le catastrofi a venire. Certo, il libro e l’autore sono profetici, ma lo sono con l’obiettivo di rivelare la Parola, non di svelare il futuro!
L’autore e il contesto storico
Secondo l’intestazione del libro, sembrerebbe trattarsi dell’apostolo Giovanni. Si noti, però, che il Vangelo e le tre lettere di Giovanni non sono firmati.
In ogni caso, i teologi e la tradizione sembrano concordi nell’attribuire questo libro al “discepolo che Gesù amava”. Naturalmente, lo stile degli scritti è molto diverso, come diverso è anche ili messaggio che intendono trasmettere.
Si ritiene che Giovanni si trovasse agli arresti domiciliari nell’isola di Patmos quando fu sorpreso dalle straordinarie visioni descritte nel suo libro. Sopraffatto dagli avvenimenti e da queste visioni, l’autore usa dei superlativi per tentare di esprimere l’ineffabile.
Questo libro è stato scritto in un periodo di crisi: i cristiani sono minacciati e in quasi tutto l’impero romano incontrano difficoltà e persecuzioni - Nerone li ha già accusati dell’incendio di Roma!
La repressione è spaventosa, e, poiché delatori e spie sono ovunque, Giovanni deve codificare il suo messaggio. Questa è la sola ragione per cui l’Apocalisse può essere considerato un libro per “iniziati”, intendendo per iniziati i conoscitori dell’Antico Testamento, della cultura ebraica e dell’epoca di redazione di questa sua opera.
I richiami all’Antico Testamento
Per comprendere quest’opera, occorre avere una buona conoscenza dell’Antico Testamento (numerosi sono, infatti, i richiami dell’autore ai libri veterotestamentari) e dell’epoca di redazione del testo.
Nei 404 versetti di cui si compone il libro dell’Apocalisse, sono stati individuati 518 riferimenti a 24 libri dell’Antico Testamento. Più di tre versetti su quattro contengono uno o più richiami agli scritti ispirati dell’Antica Alleanza.
Risulta difficile, a distanza di venti secoli, decifrare questo messaggio, benché in ogni epoca sia stato possibile trarne diverse interpretazioni. Così, la figura della Bestia in grado di colpire mezzo mondo è stata identificata, secondo le epoche e le situazioni, con Cesare, Napoleone, Stalin o Hitler.
Il linguaggio simbolico
Quest’opera è direttamente ispirata alla cosiddetta “letteratura apocalittica”, fiorita, soprattutto tra gli Ebrei, dal primo esilio fino al I secolo d.C. Lo stesso Antico Testamento contiene altri testi di questo tipo (fra cui i libri di Daniele, Ezechiele e Zaccaria).
Inoltre, Giovanni richiama simboli, formule, espressioni che risuonano senz’altro nelle orecchie dei lettori. Numeri e colori sono, analogamente, di tipo simbolico: la matematica e il “pantone” dei colori non c’entrano per nulla…
- Sono scritte in tempo di persecuzione.
- Stilizzano un linguaggio simbolico e visionario.
- Raffigurano esseri soprannaturali (angeli, demoni, bestie fantastiche).
- Annunciano il secondo avvento di Gesù (il giorno del Signore),che giudicherà tutta la terra.
- Questo giorno è preceduto da un imperversare di potenze sataniche che colpiscono il mondo con il male, in tutte le sue forme.
- Ma Dio libera i credenti dalla prova e risuscita coloro che hanno pagato con la vita la propria fedeltà.
A Giovanni piace giocare con le immagini fantastiche, gli accostamenti enigmatici, i simboli, le figure allegoriche. Molti di questi espedienti narrativi spiazzano il lettore. Chi non ha mai provato una sottile inquietudine sentendo parlare dei quattro cavalieri dell’Apocalisse, della Bestia o del settimo sigillo?
Il conflitto tra Dio e Satana
Il tema principale del libro, la battaglia tra Dio e Satana, si presenta e si sviluppa sotto varie forme: la guerra tra il Bene e il Male, quella dell’agnello contro il drago, tra Gerusalemme e Babilonia.
Si scontrano il sigillo di Dio e il marchio della Bestia, ma anche la sposa e la prostituta, gli angeli di Dio e gli spiriti immondi. Da tutto questo derivano sia la vera che la falsa adorazione.
Le sette lettere alle Chiese
Il libro dell’Apocalisse si apre con sette lettere indirizzate ad altrettante comunità. Queste Chiese sono veramente esistite e hanno certamente ricevuto il messaggio di Giovanni.
Inoltre, al di là di poche righe indirizzate specificamente a questa o a quella Chiesa, l’intera Apocalisse si rivolge a tutte. Ma le sette Chiese sono anche altrettanti “tipi” di espressioni della fede; è in quest’ottica che, di conseguenza, occorrerà leggere ciascuna di queste brevi missive, nel contesto venutosi a creare in tutte le realtà ecclesiali nel corso della storia.
Se dunque Giovanni scrive alla Chiesa di Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea, in realtà è alle chiese di tutto il mondo che intende rivolgersi.
In ciò consiste la dimensione profetica di questo libro, benché alcuni commentatori ritengano che le sette Chiese rappresentino altrettante tappe della storia della cristianità; la storia della Chiesa cristiana comincerebbe, secondo loro, come quella di Efeso e terminerebbe (insieme al mondo) come quella di Laodicea.
Nella Bibbia il numero 7 rappresenta la pienezza, la perfezione. Nel libro dell’Apocalisse è assai frequente: 7 Chiese, 7 spiriti, 7 stelle, 7 fiaccole, 7 angeli, 7 trombe, 7 candelabri, 7 teste e 7 diademi, 7 flagelli, 7 coppe, 7 sigilli, 7 corna e 7 occhi, 7 tuoni, 7 monti e 7 re.
Per questo motivo in ciascuna delle lettere egli scandisce la stessa litania: “Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”.
Giudizio, redenzione e regno
L’intera Bibbia si potrebbe riassumere con una formula del tipo: “creazione - caduta - redenzione”. L’Apocalisse non si discosta molto da tale sintesi. Infatti, si può riassumere in: “giudizio - redenzione - inaugurazione del regno”.
Così l’Apocalisse trascende il tempo della terra e degli uomini per posare lo sguardo su ciò che esiste “oltre”. L’Apocalisse e, quindi, l’analisi di Giovanni, parte dallo stato della Chiesa della fine del I secolo (capitoli 2-3) e poi descrive gli eventi che prepareranno la seconda venuta del Signore (4-19).
Il libro si conclude con le visioni dei nuovi cieli e della nuova terra (19:11-22). Il tutto forma un insieme perfetto: un prologo (come nel Vangelo dello stesso Giovanni) seguito dal dramma (in sette atti) e da un epilogo.
Interpretare la struttura dell’Apocalisse
Le scene profetiche dei capitoli 4-19 non sembrano seguire un ordine cronologico consecutivo, ma riprendono e sottolineano i medesimi princìpi che agiscono nel corso della storia; quella stessa, identica storia che continua ciclicamente a ripetersi.
L’avvicendamento delle visioni non fa altro che sottolineare l’intensificazione del conflitto tra Dio e Satana, dipanandosi come una spirale infernale per sfociare nell’apoteosi finale: “Amen. Vieni, Signore Gesù”.
Come abbiamo già visto, i quattro evangelisti sono talvolta simboleggiati da figure di animali. Giovanni è rappresentato da un’aquila. L’aquila sorvola la sua zona di caccia in cerchi concentrici e, dall’alto del suo punto di osservazione, sempre più elevato e sempre più ampio, scruta il suolo.
Il profeta dell’Apocalisse si comporta proprio in modo analogo: con un semplice colpo d’ala si innalza ed estende gradualmente il proprio campo visivo, fino ad abbracciare i secoli. Non vede il futuro in modo lineare, ma circolare, concentrico.
Gli schemi proposti per la lettura di questo libro sono molto diversi a seconda del sistema di interpretazione adottato: una visione consecutiva oppure parallela dei fatti della storia, considerati, rispettivamente in senso cronologico o prospettico.
In generale, si distinguono sette visioni, suddivise in altrettanti passaggi. Queste visioni simboleggiano i princìpi che agiscono in tutta la storia della Chiesa.
I primi undici capitoli descrivono un conflitto che ha luogo sulla terra. I cristiani incontrano molti ostacoli e difficoltà. Nel corso di queste lotte Cristo si manifesta con potenza in mezzo al suo nuovo popolo: la Chiesa.
Questa rappresentazione di Gesù è sviluppata in seguito con la figura dell’Agnello che apre il libro di Dio, dove sono scritti i decreti divini.
Il simbolismo del numero 666
A partire dal capitolo 12, l’Apocalisse mostra una Chiesa perseguitata al centro di battaglie cosmiche, bestie spaventose dai poteri incredibili e un orribile drago. Una di queste bestie porta il famigerato numero 666.
666. Numero triangolare, risultante della somma dei numeri da 1 a 36. Il 6 è sovente inteso come il numero dell’imperfezione (7-1 = 6; abbiamo già visto, infatti, che la perfezione è rappresentata dal numero 7).
Il triplo 6 è dunque “la perfezione dell’imperfezione”. All’epoca di Giovanni il Male era rappresentato da Roma e dalla sua autorità, che si qualifica come divinità. La somma dei valori numerici delle lettere che compongono il nome “Dio Cesare” in ebraico è, per l’appunto, 666!
Il significato simbolico dei 144.000
In questi scontri, interviene Cristo con i 144.000 che portano il suo nome.
144.000. Il quadrato di 12 moltiplicato per 1000. Dodici sono le tribù di Israele e anche i discepoli. Il numero 1000 rappresenta la pienezza (per esempio un regno di mille anni).
(12 x 12) x 1000 è il perfetto compimento. La schiera dei 144.000 che, a fianco di Cristo, combattono l’assalto del male non rappresenta la totalità dei salvati, ma la comunità simbolica dei credenti che hanno scritto sulla fronte il nome del loro Salvatore.
Perché le profezie vengono interpretate in modi diversi
Ogni cristiano vuole accogliere il ritorno del Signore ed essere rapito nel Regno dei Cieli, e io non faccio eccezione. Ho prestato particolare attenzione alle profezie riguardanti il ritorno del Signore.
Ogni volta che sentivo di qualcuno che sapeva interpretarle, correvo ad ascoltarlo. Mano a mano che ascoltavo interpretazioni diverse, però, fui sempre più confuso al riguardo, perché venivano spiegate in base al loro significato letterale, e persone diverse fornivano spiegazioni diverse.
Prendiamo come esempio le interpretazioni delle profezie sul ritorno del Signore. Alcuni dicevano che il Signore sarebbe disceso sul Monte degli Olivi, alcuni dicevano nell’aria, alcuni su una nuvola; altri ancora dicevano che Egli sarebbe venuto di giorno, altri di notte, come un ladro, e via dicendo.
Sebbene queste interpretazioni fossero basate sulla Bibbia, e nonostante ciò che mi veniva detto, ancora non sapevo in che modo il Signore sarebbe tornato.
Il rischio di interpretare le profezie in senso puramente letterale
In particolare, i sacerdoti dei Giudei, gli scribi, e i farisei, leggevano l’Antico Testamento ogni giorno e studiavano le profezie. Ma erano pieni di preconcetti e fantasie riguardo al Messia, al punto da definirLo attraverso il significato letterale delle parole delle profezie bibliche.
Videro cosa era stato profetizzato nella Bibbia: ‘Poiché un fanciullo ci è nato, un fanciullo ci è stato dato, e l’imperio riposerà sulle sue spalle’ (Isaia 9:5). ‘Ma da te, o Bethlehem Efrata, piccola per essere tra i migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni’ (Michea 5:1).
Secondo il significato letterale delle profezie contenute nella Bibbia, i farisei erano pieni di preconcetti, fantasie, e supposizioni riguardo alla venuta del Messia. Avevano stabilito che il Signore sarebbe venuto con il nome di Messia e che di certo sarebbe nato in una famiglia benestante.
Inoltre, Egli sarebbe stato come Davide e sarebbe divenuto Re di Israele per condurli alla libertà dal dominio dei Romani. La maggior parte degli Israeliti probabilmente la pensava così.
Ma Dio non compì queste profezie secondo i loro preconcetti e le loro fantasie: il Signore Gesù nacque nella famiglia di un falegname. Non divenne il Re di Israele come i Giudei avevano immaginato e nemmeno si chiamava Messia.
Perciò, i farisei tentarono di trovare ogni sorta d’accusa contro di Lui, Lo condannarono e ingiuriarono. Sebbene al tempo il Signore Gesù espresse molte verità e compì molti miracoli, dimostrando pienamente l’autorità e il potere di Dio, ai farisei non importò quanto fossero profonde le Sue parole o quanto fosse grande la Sua autorità.
Fintantoché i loro preconcetti e le loro fantasie non fossero stati soddisfatti, essi avrebbero continuato a condannare e a opporre freneticamente resistenza al Signore Gesù.
A causa della loro natura, che odiò Dio e Gli resistette, alla fine crocifissero vivo il Signore Gesù, che aveva espresso verità e compiuto opere di redenzione. Commiserò così un atroce delitto.
Un criterio diverso: la parola e l’opera di Dio
E quei discepoli e credenti che seguirono il Signore Gesù, come Pietro, Giacobbe, Giovanni, la donna Samaritana, e così via? Essi non offrirono una valutazione del Signore sulla base del significato letterale delle profezie bibliche, bensì attraverso la Sua opera e la Sua parola; così riconobbero che il Signore Gesù era Cristo, il Messia la cui venuta era stata profetizzata.
Lo seguirono e ricevettero la Sua salvezza. Questo ci mostra che le profezie bibliche servono solo come corroborazione nell’attesa del ritorno del Signore.
Ci permettono di essere certi che Dio tornerà a compiere la Sua opera alla fine dei giorni. E ci ricordano quale approccio dovremmo avere nei confronti dell’aspetto e dell’opera di Dio per non essere abbandonati.
Come accogliere il ritorno del Signore
Il modo migliore per accogliere il Signore è quello di investigare direttamente la Sua parola e la Sua opera al Suo ritorno, per accertarsi che sia la voce di Dio e che contenga l’espressione della verità. Questa è la condotta più importante.
Il Signore Gesù ci indicò il modo esatto di accogliere il Suo ritorno molto tempo fa. Egli disse: ‘E sulla mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, uscitegli incontro!’ (Matteo 25:6).
‘Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese’ (Apocalisse 3:22). ‘Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono’ (Giovanni 10:27).
‘Ecco, io sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli meco’ (Apocalisse 3:20).
Da queste parole possiamo comprendere che, per accogliere il ritorno del Signore, dovremmo concentrarci e ascoltare la voce di Dio, come fecero le vergini sagge.
Appena sentiamo la testimonianza di qualcuno che annuncia il ritorno del Signore, dovremmo cercare e investigare attivamente. Quando riconosceremo la voce di Dio e accoglieremo lo sposo, vorrà dire che saremo rapiti al cospetto del trono di Dio e avremo partecipato al banchetto nuziale dell’Agnello.
Coloro che si affidano ai propri preconcetti e alle proprie fantasie invece di cercare l’opera dello Spirito Santo, e che si aggrappano ciecamente al significato letterale delle parole delle profezie bibliche senza concentrarsi sulla voce di Dio, sono solo le vergini stolte rivelate dalla Sua parola e dalla Sua opera.
Esattamente quegli elementi abbandonati ed eliminati da Dio. Per questo non dovremmo interpretare le profezie bibliche secondo i nostri preconcetti e le nostre fantasie; altrimenti, molto probabilmente, finiremo per interpretarle in modo errato, condannando il ritorno del Signore.
Solo grazie ad un cuore che cerca e ubbidisce alla verità possiamo ricevere l’illuminazione e la guida di Dio, capire il vero significato delle profezie e accogliere il ritorno del Signore, partecipando con Lui al banchetto.
Il valore delle profezie secondo la Bibbia
Le profezie della Bibbia sono cose che Dio ci disse avrebbe realizzato in futuro. Eventi importanti riguardanti l’opera di Dio di solito sono profetizzati nella Bibbia e, in particolare, quelli sul ritorno del Signore sono ancora più numerosi.
Ma noi dovremmo capire che le profezie ci anticipano solo eventi che devono accadere, ci chiedono di essere guardinghi, di cercare e investigare con attenzione la parola e l’opera di Dio, altrimenti non ci accorgeremo del ritorno del Signore e saremo abbandonati ed eliminati dall’opera di Dio.
Questo è il solo risultato che le profezie possano ottenere. Scoprii che esse hanno il solo compito di dirci che quando tornerà, il Signore dovrà ancora portare a compimento la Sua opera, e che noi dovremmo cercare e investigare l’opera di Dio con attenzione.
Il Discorso sul Monte degli Ulivi
Wilbur Smith, un importante studioso della precedente generazione, ha definito quello nell’Uliveto il discorso più trascurato di Gesù Cristo. Penso che avesse ragione e penso anche di conoscerne il motivo.
Alcuni di quelli che hanno scritto sull’argomento hanno sepolto questo messaggio di Gesù nella storia. In altre parole, vogliono farci credere che tutto ciò che Gesù ha detto ai Suoi discepoli si sia avverato nel 70, quando Tito distrusse Gerusalemme.
Molti di questi scrittori hanno perfino tentato di convincerci che anche la seconda venuta di Cristo si sia verificata in quell’anno.
Altri credono che le parole di Gesù non abbiano nulla a che vedere con il mondo odierno, sostenendo due posizioni: ciò che Gesù ha detto sulla distruzione del tempio si è già avverato e ciò che rimane della profezia del Signore non si avvererà finché la chiesa non sarà rapita.
Le parole di Cristo ai Suoi discepoli sul Monte degli Ulivi, pronunciate poco prima della Sua morte, hanno un’importanza drammatica che si riflette anche nel nostro tempo. In questo discorso, Cristo ha risposto alle loro domande sui segni della fine dell’era presente e della Sua seconda venuta.
La rivelazione diventa sempre più fondamentale per comprendere il significato degli eventi che stiamo vivendo oggi. Uno studio di queste profezie può aiutare a interpretare i titoli di giornale di oggi.
In altre parole, i segni che Gesù ha promesso sono come le doglie del parto. Si stanno verificando in questo momento, sempre più frequenti, e stanno puntando al rapimento della Chiesa.
Quando la chiesa sarà stata rapita, però, diventeranno sempre più gravi e getteranno il mondo nella tribolazione post rapimento in una condizione di convulsioni e spasmi, come quella descritta nel Libro dell’Apocalisse.
Infatti, i segni di Matteo 24 corrispondono perfettamente ai sigilli dell’Apocalisse 6. L’accuratezza della Parola di Dio è davvero sorprendente.
Questo non significa che oggi siamo esenti dall’accumularsi di queste doglie. La profezia di Gesù si applica anche a noi in questo momento critico della storia.
Sebbene non indichi la data del rapimento, descrive come sarà la vita durante il periodo del rapimento. Sì, questi segni si consolideranno dopo il rapimento e si realizzeranno appieno durante la prima metà della tribolazione.
Eppure, non appariranno dal nulla. Rappresenteranno piuttosto la continuazione e l’intensificazione di ciò che stava già avvenendo sulla scena mondiale.
La fine come giudizio e speranza
Molti sono angosciati a causa dei tempi difficili in cui viviamo. Sono preoccupati perché la società sta andando di male in peggio. Alcuni hanno anche paura per quello che potrebbe succedere agli esseri umani in futuro.
Allo stesso tempo ci sono altri che, pur essendo angosciati dalla situazione attuale, hanno una speranza per il futuro. Sono convinti che il Regno di Dio presto interverrà per eliminare i problemi di questo mondo (Daniele 2:44; Rivelazione 21:3, 4).
Il Signore ci dà questi segni per aiutarci. Possiamo mettere ordine nella nostra vita e preparare noi stessi e le nostre famiglie per le cose ancora a venire.
Siamo stati avvertiti delle calamità e ci è stato detto di prepararci, ma possiamo anche attendere con fiducia la venuta del Salvatore e gioirne.
Il Signore ha detto: «Non siate turbati, poiché quando tutte queste cose avverranno, potrete sapere che le promesse che vi sono state fatte si adempiranno» (DeA 45:35).
Il Signore ha detto: «L’ora e il giorno nessun uomo li conosce, né gli angeli in cielo, né li conosceranno fino a che egli venga» (DeA 49:7).
Egli insegnò questo principio con la parabola dell’albero di fico. Egli disse che, quando vediamo il fico mettere le prime foglie, sappiamo che l’estate arriverà presto. Nello stesso modo, quando vedremo i segni descritti nelle Scritture, potremo essere certi che la Sua venuta è vicina. (Vedere Matteo 24:32-33).
Allo stesso tempo, il messaggio biblico invita a non trasformare i segni in calcoli arbitrari o in date precise. La responsabilità dei credenti è affidare a Dio il futuro, riconoscere i segni, rimanere fedeli e perseverare.
Come vivere nell’attesa della fine
Se il futuro era un argomento importante per Gesù e per gli autori biblici, dovrebbe esserlo anche per noi. Dovremmo studiarlo costantemente e imparare continuamente qualcosa su di esso.
Il Discorso nell’Uliveto è stato uno dei mezzi con cui Gesù ha avvertito i Suoi discepoli, te e me compresi, della fine della storia. Ci ha mostrato i segni da osservare e ci ha mostrato come vivere.
Se lo faremo, il futuro non ci coglierà di sorpresa. Riconosceremo i segni dei tempi e affronteremo nel modo giusto le tensioni della vita quotidiana, mentre aspettiamo il ritorno del Signore e ci impegniamo a vivere per Lui anche nel Mondo della Fine.
Inoltre, il ministerio profetico di Cristo ci trasforma per renderci capaci di soddisfare le esigenze del futuro. Gesù ha detto: “Vi ho detto queste cose [sul futuro], affinché non siate scandalizzati” (Giovanni 16:1).
In altre parole, “se comprendete ciò che vi sto dicendo sul futuro, non inciamperete su voi stessi. Non cadrete nella trappola di agitarvi freneticamente, in balia del panico, quando potete confidare in Me. Non sarete sbalzati fuori rotta perché avrete un’idea di ciò che Dio sta facendo”.
Lo studio che ho intrapreso sulla profezia mi ha convinto che, nell’idea originaria di Dio, la conoscenza degli eventi futuri sia deputata ad aiutarci a occupare il nostro posto nel mondo con un senso di urgenza, fino al ritorno del Signore.
Paul Benware osserva: “Se un credente si alza ogni mattina pensando: ‘Il mio Signore Gesù potrebbe tornare oggi’, probabilmente non lascerà che il peccato metta radici nella sua vita.
I cristiani che riflettono raramente, se non mai, sulle realtà della vita futura, sul ritorno del Signore e sul trono del giudizio di Cristo sono assai più vulnerabili alla tentazione e al peccato.
E forse questo contribuisce a spiegare il peccato e l’apatia presenti nella maggior parte delle chiese di oggi”.
Affidare il futuro a Dio
Spesso, però, noi esseri umani sbagliamo quando cerchiamo di predire il futuro. Su quali presupposti possiamo essere sicuri che le Sue profezie si avvereranno? Perché possiamo essere certi che sta dicendo la verità sul futuro?
Nel prologo al Libro dell’Apocalisse, l’apostolo Giovanni ha risposto a questi interrogativi, offrendoci una delle ragioni più profonde per prestare ascolto alle parole profetiche di Cristo.
“Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto; ma egli mise la sua mano destra su di me, dicendo: ‘Non temere; io sono il primo e l’ultimo, e il Vivente; fui morto, ma ecco, sono vivente per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell’Ades. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito” (Apocalisse 1:17-19).
Nessuno ha mai previsto il futuro con la stessa certezza e completezza del Signore Gesù Cristo. Egli vede e sa tutto. Poiché è il Dio eterno, vede tutta la storia dell’umanità dall’inizio alla fine, da Adamo fino all’Anticristo.
Noi non ne vediamo che piccoli frammenti, ma soltanto Gesù è l’Alfa e l’Omega.
“Ricordate il passato, le cose antiche: io sono Dio e non ce n’è nessun altro; sono Dio, e nessuno è simile a me. Io annuncio la fine sin dal principio e, molto tempo prima, dico le cose non ancora avvenute; io dico: ‘Il mio piano sussisterà, e metterò a effetto tutta la mia volontà’; chiamo dall’oriente un uccello da preda, e da una terra lontana l’uomo che effettui il mio disegno. Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e lo eseguirò” (Isaia 46:9-11).
La lezione è chiara: puoi affidare il tuo futuro al nostro Signore e Salvatore; anzi, non soltanto il futuro in generale, ma il tuo futuro nello specifico.
La perseveranza fino alla fine
Mentre aspettano con pazienza che Dio adempia le sue promesse, trovano conforto in queste parole di Gesù: “Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Matteo 24:13; Michea 7:7).
Egli ha detto che alla Sua venuta i giusti non saranno distrutti «ma potranno sopportare quel giorno. E la terra sarà data a loro in eredità; ed essi si moltiplicheranno e si fortificheranno; e i loro figli cresceranno senza peccato fino alla salvezza.
Poiché il Signore sarà in mezzo a loro, e la sua gloria sarà su di essi, ed Egli sarà il loro re e il loro legislatore» (DeA 45:57-59).
Ci prepariamo con saggezza, riconoscendo le false affermazioni degli imbonitori religiosi. Ci prepariamo riposando nella consapevolezza che Dio è sovrano e che qualsiasi cosa ci accada fa parte del Suo piano.
Ci prepariamo credendo che Egli stia creando per noi delle opportunità per testimoniare e che ci darà le parole di cui abbiamo bisogno nel momento in cui ne avremo bisogno.
Ci prepariamo imparando a sopportare le avversità, affinché, quando ne dovesse arrivare una più grande, non ci abbandoniamo lungo la strada.
Ci prepariamo rifiutando di credere alla menzogna secondo cui le cose di questo mondo sarebbero le più importanti. Ci prepariamo pregando ogni giorno che Dio ci dia la forza di affrontare gli ultimi dieci chilometri che ci separano dalla fine.
Gesù ci ha dato questa profezia per prepararci agli eventi futuri, agli ultimi dieci chilometri del mondo, e io voglio condividere i Suoi consigli con te.
Non ci ha dato queste informazioni perché abbiamo paura di ciò che deve avvenire né perché ci lasciamo sopraffare dal mondo della fine. Lui sa cosa ci attende e vuole assicurarsi che possiamo affrontarlo mantenendo la fiducia e la speranza.
Vuole che siamo “irreprensibili e schietti, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale voi risplendete come luci nel mondo, tenendo alta la Parola della vita, in modo che nel giorno di Cristo io possa vantarmi di non aver corso invano, né invano faticato” (Filippesi 2:15, 16).
Gesù ci ha parlato degli ultimi dieci chilometri della corsa, quindi disponiamoci a correre con perseveranza, guardando sempre a Lui, l’autore e compitore della nostra fede (Ebrei 12:1, 2).
Passi biblici per approfondire le profezie della fine
- 1 Corinzi 15:22-28: viene la fine, la morte scompare.
- Matteo 16:1-4: come discernere i segni dei tempi.
- Matteo 24; DeA 29:14-23; 45:17-57; 88:87-94; Joseph Smith-Matteo 1: segni della Seconda Venuta.
- 1 Tessalonicesi 5:1-6: riconoscere i segni e prepararsi.
- DeA 38:30: prepararsi per non dover temere.
- DeA 68:11: possiamo riconoscere i segni.

La lettura dei segni profetici richiede attenzione al contesto, conoscenza dei simboli biblici e prudenza nel distinguere ciò che il testo afferma da ciò che viene aggiunto dalle interpretazioni personali.
Le profezie bibliche non sono soltanto un calendario degli eventi futuri. Esse richiamano alla vigilanza, mostrano il conflitto tra il bene e il male, indicano il ritorno di Cristo e orientano la vita dei credenti verso la fedeltà, la speranza e la perseveranza.