Il filmato dedicato a Franco Bono racconta la figura di un medico, padre di cinque figli e protagonista della vita ecclesiale, civile e professionale della Locride, formatosi nelle file dell’Azione Cattolica e successivamente dichiarato Servo di Dio insieme alla moglie Maria Rosaria De Angelis.
La sua vicenda è quella di una santità ordinaria, vissuta nella famiglia, nella medicina, nell’impegno associativo, nella politica e nella vicinanza alle persone malate e fragili.
Chi era Franco Bono
Francesco Bono, nato a Nicastro (CZ) (ora Lamezia Terme) il 25/10/1948, si è formato nelle fila dell’Azione Cattolica. Medico di professione, specializzato in anestesia e rianimazione ed in cardiologia, ha prestato servizio dal 1975 in poi presso l’Ospedale civile di Locri; nella cittadina jonica ha conosciuto Maria Rosaria De Angelis, nata il 7/10/1955, allora studentessa, poi laureatasi in medicina.
Franco Bono nasce nel 1948 a Lamezia Terme e dal 1975 in poi presta servizio presso l’ospedale di Locri in qualità di medico specialista in anestesia, rianimazione e cardiologia, diventando ben presto l’anima del reparto di rianimazione. Qui ne ricordano le doti di piena disponibilità e di alta professionalità, ma soprattutto la sua capacità ad accompagnare e sostenere i malati in fase terminale con la sua fede incrollabile.
La formazione nell’Azione Cattolica
Provengono entrambi dalle file dell’Azione Cattolica ed a questa sono debitori della loro formazione spirituale, che offre solide basi al loro matrimonio. Mentre il marito continua il suo impegno nell’Azione Cattolica, diventandone presidente diocesano per nove anni e fondando in diocesi il Movimento ecclesiale di impegno culturale (MEIC), lei è attiva nel Movimento dei Focolari, diventandone responsabile per l’intera Locride.
Entrambi - si legge in una nota della diocesi- si sono impegnati attivamente nella vita ecclesiale: Franco nell’Azione Cattolica, Maria Rosaria nel Movimento dei Focolari. Franco è stato fondatore in Diocesi del MEIC ed è stato promotore di una esperienza di rinnovamento politico, ricoprendo per un breve periodo la carica di sindaco di Locri.
La formazione associativa accompagnò Franco nel rapporto con la Chiesa, nel servizio alle persone e nella responsabilità verso il territorio. La sua esperienza nell’Azione Cattolica non rimase limitata alla partecipazione alle attività ecclesiali, ma divenne una base per l’impegno culturale, sociale e politico.
Il matrimonio con Maria Rosaria De Angelis
A Locri, insieme al lavoro trova anche l’amore, fidanzandosi con Maria Rosaria De Angelis, nata il 7 ottobre 1955 e ancora studentessa in medicina. Dopo un periodo di fidanzamento, si sono sposati ad Assisi, nella cripta del Santo di cui Franco portava il nome.
Il 7 ottobre 1978, durante il rito del loro matrimonio celebrato ad Assisi, nella cripta del Santo, chiedono con insistenza al Poverello di riuscire a farsi santi insieme. Adesso che si è ufficialmente aperta la causa per la loro beatificazione, sembra di poter dire che San Francesco ha esaudito in pieno la loro preghiera.
Dal loro matrimonio sono nati cinque figli: Pasquale, Teresa, Giuseppe, Carlo Maria e Francesco che è nato dopo la morte del padre e per questo porta il suo nome.

La famiglia e l’apertura agli altri
Erano l’espressione dell’amore maturo e l’amore maturo è sempre quello che si apre agli altri, dicono gli amici ed infatti la coppia si spende generosamente nella pastorale diocesana accompagnando il cammino dei fidanzati, incontrando altre coppie di sposi, mettendo a disposizione degli altri la loro professionalità e la loro esperienza medica.
Due persone esemplari che non potranno essere dimenticate. Due genitori ammirabili, dediti a lavoro e alla famiglia. Fedeli cattolici ed esempio per molti, coppia inseparabile e sempre disposta al dialogo con gli altri e alla solidarietà verso gli ultimi.
La loro vita familiare fu strettamente legata alla fede, al servizio e alla disponibilità verso gli altri. La casa, il lavoro, la parrocchia e l’impegno associativo formarono un’unica esperienza, orientata alla cura delle persone e alla costruzione della comunità.
La professione medica come missione
Perché Maria Rosaria, non appena laureata, si dedica alla professione di medico di base, accettandola e vivendola come una missione. “Nella mia professione cerco di vivere il Vangelo. Vedere Gesù nel più piccolo, nel malato, nel solo, nell’emarginato, mi porta a donarmi a ciascuno al di là del puro e semplice dovere professionale e questo mio donarmi mi ritorna moltiplicato in gratitudine, gioia, comprensione”, confida ai più intimi.
Franco, invece, svolse la sua attività soprattutto nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Locri. Qui ne ricordano le doti di piena disponibilità e di alta professionalità, ma soprattutto la sua capacità ad accompagnare e sostenere i malati in fase terminale con la sua fede incrollabile.
La medicina, per entrambi, fu vissuta come una forma concreta di servizio. La competenza professionale non veniva separata dalla solidarietà, dall’ascolto e dalla vicinanza a chi attraversava la malattia, la solitudine o la fase terminale della vita.
L’impegno ecclesiale e culturale
Franco è stato fondatore in Diocesi del MEIC ed è stato promotore di una esperienza di rinnovamento politico, ricoprendo per un breve periodo la carica di sindaco di Locri. Mentre il marito continua il suo impegno nell’Azione Cattolica, diventandone presidente diocesano per nove anni e fondando in diocesi il Movimento ecclesiale di impegno culturale (MEIC), lei è attiva nel Movimento dei Focolari, diventandone responsabile per l’intera Locride.
La coppia si spende generosamente nella pastorale diocesana accompagnando il cammino dei fidanzati, incontrando altre coppie di sposi, mettendo a disposizione degli altri la loro professionalità e la loro esperienza medica.
L’impegno di Franco si sviluppò quindi su più livelli: l’Azione Cattolica, il MEIC, la pastorale diocesana, l’accompagnamento delle coppie e la partecipazione alla vita pubblica. In ciascuno di questi ambiti cercò di unire la formazione cristiana alla responsabilità concreta.
L’esperienza politica a Locri
“Nel clima di illegalità diffusa nel quale viviamo siamo convinti che la classe politica deve dare un segno, deve saper dire che all’interno del Palazzo è cambiata la musica”: dopo averlo detto pubblicamente tante volte, nel 1993 per Franco arriva il momento di tradurlo in pratica, mettendosi personalmente in gioco.
Si candida a sindaco per mettere al centro “il cittadino con i suoi diritti e i suoi bisogni primari” in una città in cui, sono sue parole, “forse più che altrove la politica ha espresso personalismi, clientele, padronaggio e comparaggio”.
Viene eletto, ma le pressioni della vecchia nomenclatura, esclusa in modo clamoroso dalla sua lista, sono così forti che appena sei mesi dopo deve lasciare, ma prosegue imperterrito nel suo impegno per promuovere la “santificazione delle coscienze”, che ritiene essere l’unica via per incidere positivamente nella realtà calabrese e meridionale.
In una Locride troppo spesso a rischio legalità, la testimonianza di impegno ecclesiale, civico e professionale dei due Servi di Dio è un segnale di speranza ed una garanzia per il futuro di questa terra.
L’incidente e la morte di Franco Bono
Il 6 aprile del 1996, Sabato Santo, Franco è rimasto vittima di un incidente sulla pista artificiale di bob in Sila; dopo diciotto giorni di coma è morto a Catanzaro, mentre Maria Rosaria era in attesa del quinto figlio.
Franco, infatti, il 6 aprile 1996, sabato santo, rimane vittima di un incidente sulla pista artificiale di bob in Sila, durante il quale riesce a salvare la vita del figlio più piccolo. Muore dopo 18 giorni di coma, il 24 aprile, ed in quel momento la comunità ecclesiale si accorge del ruolo che Franco ha svolto in essa, tessendo rapporti, testimoniando la fede, servendo umilmente il prossimo.
| Avvenimento | Data |
|---|---|
| Nascita di Franco Bono | 25/10/1948 |
| Inizio del servizio presso l’Ospedale civile di Locri | Dal 1975 |
| Matrimonio con Maria Rosaria De Angelis | 7 ottobre 1978 |
| Incidente sulla pista artificiale di bob in Sila | 6 aprile 1996 |
| Morte di Franco Bono | 24 aprile 1996 |
La vedovanza e la morte di Maria Rosaria
Maria Rosaria affronta la terribile prova della vedovanza con la fede in Dio, l’amore ai figli e il suo impegno di medico per altri quattro anni, fino alla scoperta in lei di un tumore al pancreas che la fulmina in 39 giorni. Muore il 15 dicembre 2000, dopo aver cercato di “amare Gesù Abbandonato, non a parole, ma sempre più, sempre meglio e concretamente”.
Maria Rosaria, dopo la nascita di Francesco, ha ripreso la sua missione di medico di base e anche il suo impegno ecclesiale, fino all’improvvisa scoperta di un tumore al pancreas che l’ha portata alla morte in 39 giorni.
Chiara Lubich annuncia la sua morte ai focolarini di tutto il mondo, definendola “vero capolavoro umano e divino”. E il loro vescovo ha provato a sintetizzare così l’avventura spirituale di questa coppia: “l’una è corsa per l’altro verso il paradiso e insieme hanno raggiunto vette di mistero, eroismo nel presente, professionalità nel servizio, accoglienza nella vastità incomprensibile della volontà di Dio”.

L’apertura della causa di canonizzazione
Adesso la Congregazione per la Causa dei Santi ha accolto la richiesta del vescovo di Locri-Gerace, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, ed ha autorizzato l’apertura dell’inchiesta diocesana per la canonizzazione dei coniugi Franco Bono e Maria Rosaria De Angelis, che da questo momento sono dichiarati Servi di Dio.
Il processo inizierà con la nomina del Tribunale diocesano e il suo insediamento che avverrà con una solenne celebrazione presieduta dal vescovo.
Nel 2006, a Franco e a Maria Rosaria la Chiesa di Locri-Gerace ha intitolato il Consultorio familiare diocesano.
Una santità ordinaria che attrae, insomma, proprio perché accessibile a tutti.
Il significato del filmato
Il filmato su Franco Bono e sull’Azione Cattolica può essere letto come una testimonianza di vita cristiana concreta, nella quale la formazione associativa diventa servizio alla Chiesa, alla famiglia, ai malati e alla società.
La storia mostra il legame tra spiritualità e responsabilità: Franco fu medico e presidente diocesano dell’Azione Cattolica, fondatore del MEIC, padre e marito, amministratore pubblico e accompagnatore delle persone nella sofferenza.
La sua vicenda, insieme a quella di Maria Rosaria, presenta una forma di santità vissuta nel quotidiano, attraverso il lavoro, l’educazione dei figli, la partecipazione ecclesiale, l’impegno civile e la capacità di affrontare la malattia e il lutto con fede.
Franco Bono e l’identificazione cinematografica
Il nome Franco Bono compare anche in un contesto cinematografico legato ad Aki Kaurismäki, regista cinematografico finlandese, nato a Orimattila il 4 aprile 1957.
Si è avvicinato al cinema da autodidatta e con il fratello Mika (n. 1955), anch'egli regista, ha realizzato nel 1981 Valehtelja (Il bugiardo), un mediometraggio (Mika ne firma la regia, Aki la sceneggiatura e vi interpreta una parte).
Dopo Arvottomat (1982, I senza valore), dove si è rinnovata la collaborazione con il fratello, Aki ha debuttato nel 1983 come regista con Rikos ja rangaistus (Delitto e castigo), un adattamento del romanzo di F. Dostoevskij.
Questo riferimento cinematografico riguarda tuttavia un ambito diverso dalla figura di Franco Bono, medico e Servo di Dio formatosi nell’Azione Cattolica.