«Fate quello che vi dirà» è la frase con cui Maria, alle nozze di Cana, invita i servi ad ascoltare e mettere in pratica la parola di Gesù. Nel contesto biblico, l’espressione indica un atteggiamento di fiducia, obbedienza e disponibilità: Maria non sostituisce Cristo, ma conduce a lui e chiede di accogliere la sua iniziativa.
A Lourdes, questa parola del Vangelo secondo Giovanni diventa la chiave per comprendere il significato delle apparizioni, dei gesti di Bernadette, della preghiera, della penitenza, della conversione, dell’acqua della sorgente e del pellegrinaggio. Maria ripropone Gesù: “Fate quello che lui vi dice”, ridarci il Vangelo di salvezza e ricordarci che siamo battezzati e quindi chiamati ad essere testimoni autentici e coraggiosi al nostro sì al Signore.
La frase nel Vangelo di Cana
“Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”.
Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili (circa cento litri). E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono.
E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono “. Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.”[Vangelo secondo san Giovanni 2, 1-11]
Il significato biblico dell’invito di Maria
Maria si accorge per prima della difficoltà: “Non hanno più vino”. Il vino è venuto a mancare nel momento della festa, e questa mancanza rischia di trasformarsi in umiliazione per gli sposi e in tristezza per i convitati. Maria manifesta una premura di Madre anche nei nostri confronti. Non ci rinfaccia nulla, come invece facciamo facilmente noi più portati alla critica nei confronti dei fratelli che sono in difficoltà, che nell’accoglierli benevolmente.
Maria si rivolge a Gesù con una semplice constatazione: “non hanno più vino“, esclama! È il vino della gioia e della festa, di cui ogni uomo non può fare a meno. Maria interpreta e offre a Gesù i nostri stati d’animo, si rivolge a lui il nostro favore piena di fiducia. Osserviamo poi con quale sguardo Maria si rivolge al suo figlio Gesù, nel quale profondamente confida. È uno sguardo umile e fiducioso.
“Fate quello che vi dirà” è quindi una consegna essenziale: Maria invita a non fermarsi alla constatazione del bisogno, ma a fidarsi di Gesù e ad agire secondo la sua parola. Davanti a Gesù, Maria si rivolge con uno sguardo supplice, a tal punto da chiedere subito ai servi di ascoltare la parola del Signore.
Il racconto mostra che l’obbedienza dei servi precede il segno. Essi riempiono le giare d’acqua, le riempirono fino all’orlo, poi portano al maestro di tavola ciò che Gesù ha comandato. I servi non conoscono ancora l’origine del vino, ma compiono ciò che è stato loro chiesto. La fede nasce dall’ascolto fiducioso e si traduce in un gesto concreto.
Vedendo poi il miracolo di Gesù che ha trasformato l’acqua in vino buono, lo sguardo di Maria verso Gesù manifesta la sua gratitudine. È la fede di Maria che ha ottenuto da Gesù questo intervento di salvezza, attraverso cui Gesù dice che in lui sono iniziati i tempi messianici. I discepoli di Gesù cominciarono a credere in lui proprio perché hanno visto compiere questo segno, cominceranno a fidarsi di lui e a confidare nella potenza del suo amore.
Maria conduce sempre a Cristo
La frase non presenta Maria come il termine della fede, ma come colei che orienta verso il Figlio. La Madonna non dice ai servi di seguire una propria parola indipendente da Gesù: li indirizza alla parola di Cristo. A Lourdes, il medesimo orientamento è espresso attraverso l’invito rivolto a Bernadette: “Fate quello che lui vi dice”.
Il messaggio di Cana e quello di Lourdes si incontrano in una dinamica precisa: Maria vede la necessità, si rivolge a Gesù, invita ad ascoltarlo e lascia che sia lui a compiere l’opera di salvezza. La sua presenza è materna, discreta e interamente rivolta al Signore.
Lasciamoci anche noi raggiungere dallo sguardo materno di Maria, chiediamo che ella parli di noi a suo figlio, ora che viene sulla mensa eucaristica.

Il contesto di Lourdes nel 1858
Si chiama “Messaggio di Lourdes” i gesti e le parole che si sono scambiati la Vergine e Bernadette, alla Grotta di Massabielle, nel corso delle 18 Apparizioni, dall’11 febbraio 1858 al 16 luglio 1858. Per comprendere bene gli eventi che si sono svolti e imparare meglio il “Messaggio di Lourdes”, bisogna conoscere il contesto delle Apparizioni di cui Bernadette ha beneficiato.
Il 20 gennaio 1858 il vescovo di Tarbes, da cui dipendeva Lourdes, Mons. Laurence emana un decreto e istruzione pastorale per la quaresima e il giubileo del 1858, quindi poco tempo prima delle apparizioni. Lo studio di questo decreto ci fornisce dei chiarimenti sul contesto e sugli avvenimenti che precedono il periodo delle apparizioni della Vergine Maria.
Naturalmente per meglio comprendere ed analizzare il contesto dell’anno 1858, bisognerebbe ben studiare le personalità e gli atti di Papa Pio IX che ha sollecitato un anno speciale di preghiera e di penitenza, un anno giubilare, di fronte ai pericoli che minacciano la Chiesa ed i fedeli; di Mons. Laurence che, in seguito alla richiesta del Papa Pio IX, ha pubblicato nel gennaio 1858 una pastorale che chiede preghiere per la Quaresima ed il Giubileo del 1858; di Bernardette che compie la scelta decisiva di ritornare da Bartres a Lourdes in quello stesso mese di gennaio 1858.
Desideriamo mettere in luce ogni tassello formato dai protagonisti principali che sono all’origine della fama internazionale della Grotta di Massabielle e discernere il ruolo della divina Provvidenza in questa formidabile avventura del pellegrinaggio ai piedi della Madonna di Lourdes, l’illustre Visitatrice di questa umile Grotta.
La Quaresima e i quindici giorni
Perchè è apparsa durante la quaresima? Qual è il significato delle parole della Madonna, la quale rivolgendosi a Bernadette dice: “Vuole farmi la grazia di venire qui per quindici giorni?”
Giovedì 18 febbraio, quaresima. Il giorno prima era il mercoledì delle ceneri, un momento importante nella vita del cristiano e della chiesa. La Madonna chiede alla piccola Bernardette:” Vuole farmi la grazia di venire qui per quindi giorni?”Perché 15 giorni? La Madonna avrebbe potuto dire diversamente.
Nel Decreto del, nell’articolo 5 il vescovo ritorna con forza sull’importanza di missioni, ritiri e prediche per prepararsi al giubileo e scrive: “Desideriamo che i parroci si accordino tra loro e con i nostri missionari per procurare, possibilmente, alle loro parrocchie, durante il santo tempo del giubileo, predicatori e confessori , per preparare i fedeli ad accogliere l’indulgenza del Giubileo con prediche quotidiane di almeno due settimane”.
Il Vescovo, quindi, invitava i parroci della diocesi a trovare un predicatore per istruire i fedeli per 15 giorni di seguito invitandoli alla preghiera, alla penitenza, al loro impegno di testimoniare il loro essere battezzati, quindi cristiani autentici e difensori della fede che professavano…
Padre Peyrmale, curato di Lourdes, non aveva ancora trovato nessuno per predicare nella sua parrocchia. Scrive al Vescovo di questa difficoltà, non conosciamo la risposta del vescovo, ma conosciamo la risposta di Dio per mezzo di Maria, che si mostra madre trepidante e preoccupata per la salvezza di noi suoi figli, Lei si propone come “predicatore speciale”, invitandoci alla preghiera e alla penitenza, proponendoci il dono del battesimo e Gesù e Bernardette diventa la messaggera della tenerezza del suo Cuore materno.
Credo che tutti vengono a Lourdes per accogliere il messaggio della mamma celeste, per impegnarci a cambiare vita, per metterci alla sequela del figlio suo Gesù, per annunciare con la vita i doni di grazia da Lei implorati. Due settimane, non sono forse questi i 15 giorni di visita alla Grotta chiesti dalla Madonna a Bernardette?
Il primo segno: la croce
La prima volta che Bernadette si trovò alla grotta era il giovedì 11 febbraio 1858. Andava a raccogliere la legna con due altre ragazzine. In questo luogo vide una signora in bianco. Aveva un vestito bianco, un velo bianco e una cintura azzurra e una rosa su ogni piede, del colore della catenella del suo rosario.
Bernadette mise la mano in tasca; vi trovò il suo rosario …. Voleva fare il segno della croce. … La signora prese il rosario che teneva tra le mani e fece il segno della croce…. La croce è il primo segno di Lourdes….
È così che comincia la prima apparizione l’11 febbraio 1858, con un bel segno della croce. Bernardette non può farlo, finché non lo fa la Madonna: “La mano mi è caduta” ci dice lei.
Il segno della croce è uno dei gesti fondamentali della preghiera cristiana. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, amen: questo gesto ricorda la morte sulla croce e la Risurrezione del Cristo, invocando il nome di Dio che è la Trinità d’Amore. Nella sua grandissima semplicità è dunque l’espressione del cuore della fede cristiana.
Poi il segno della croce è l’inizio di ogni liturgia: nulla comincia senza che il prete tracci il segno della croce. Questo apre un momento sacro. Alla Grotta è l’inizio della prima e di tutte le apparizioni. E poi non siamo stati battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e non sono le promesse del nostro battesimo, il nostro credo.
Bene già dal questo primo segno la Madonna delinea tutto il significato della sua venuta: riproporci Gesù: “Fate quello che lui vi dice”, ridarci il Vangelo di salvezza e ricordarci che siamo battezzati e quindi chiamati ad essere testimoni autentici e coraggiosi al nostro si al Signore.
Il 18 febbraio: parole straordinarie
Durante la terza apparizione, il 18 febbraio, la Vergine parla per la prima volta: “Ciò che le devo dire, non è necessario scriverlo”. Questo significa che Maria vuole entrare, con Bernadette, in una relazione che è propria dell’amore, che si trova al livello del cuore. Bernadette viene quindi subito invitata ad aprire le profondità del suo cuore a questo messaggio d’amore.
Alla seconda frase della Vergine: “Vuole avere la grazia di venire qui per quindici giorni?”. Bernadette è sconvolta. È la prima volta che qualcuno le si rivolge dandole del “lei”. Bernadette, sentendosi così rispettata ed amata, vive l’esperienza di essere lei stessa una persona. Siamo tutti degni agli occhi di Dio perché ciascuno di noi è amato da Lui.
Terza frase della Vergine: “Non le prometto di renderla felice in questo mondo ma nell’altro.” Quando Gesù, nel Vangelo, ci invita a scoprire il Regno dei cieli, ci invita a scoprire, qui nel nostro mondo, un “altro mondo”. Là dove c’è l’Amore, Dio è presente. Dio è Amore.
Malgrado la sua miseria, la sua malattia, la sua mancanza di cultura, Bernadette è sempre stata profondamente felice. È quello il Regno di Dio, il mondo del vero Amore. Durante le prime sette apparizioni di Maria, Bernadette mostra un volto radioso di gioia, di felicità, di luce.
I gesti di Bernadette e il loro senso biblico
Ma, tra l’ottava e la dodicesima apparizione, tutto cambia: il suo viso diviene triste, doloroso, ma soprattutto lei compie gesti incomprensibili…. Cammina in ginocchio fino al fondo della Grotta; ne bacia il suolo sporco e disgustoso; mangia l’erba amara; scava il suolo e prova a bere l’acqua fangosa; si imbratta il viso col fango.
Poi, Bernadette guarda la folla e tutti dicono: “È pazza”. Nel corso delle apparizioni Bernadette ripete gli stessi gesti. Che cosa significa? Nessuno comprende! Questo tuttavia è il cuore del “Messaggio di Lourdes”.
Abbassamento e incarnazione
I gesti di Bernadette sono gesti biblici. Bernadette esprimerà l’incarnazione, la Passione e la Morte del Cristo. Camminare in ginocchio fino al fondo della Grotta è il gesto dell’incarnazione, dell’abbassamento di Dio fatto uomo.
Il movimento verso il fondo della Grotta richiama così la logica dell’umiltà evangelica: Dio si avvicina all’uomo nella concretezza della carne, della povertà e della debolezza. La Grotta diventa il luogo nel quale ciò che appare oscuro e marginale può rivelare una presenza divina.
Le erbe amare e il volto del Servo sofferente
Mangiare le erbe amare ricorda la tradizione ebraica che si trova nei testi antichi. Imbrattarsi il viso ci riporta al profeta Isaia, quando parla del Cristo descrivendolo con i tratti del Servitore sofferente.
Le azioni di Bernadette non sono gesti folkloristici né comportamenti separati dal Vangelo. Esse richiamano la Passione del Cristo e rendono visibile un cammino di penitenza, abbassamento e solidarietà con l’umanità ferita.
La sorgente e il cuore di Cristo
Alla nona apparizione, “la Signora” chiederà a Bernadette di andare a scavare il suolo, dicendole: “Vada a bere ed a lavarsi”. Con questi gesti, ci è svelato il mistero stesso del cuore del Cristo: “Un soldato, con la sua lancia, gli trapassa il cuore e, subito, sgorgano sangue e acqua”.
Il cuore dell’uomo, ferito dal peccato, è rappresentato dalle erbe e dal fango. Ma in fondo a questo cuore, c’è la vita stessa di Dio, rappresentata dalla sorgente.
“A colui che ha sete io darò gratuitamente da bere alla fonte dell’acqua della vita”. Qui la Santa Vergine ordinò a Bernadette di scavare una fonte. Da allora sgorga quest’acqua dal significato biblico ben preciso: Cristo fonte di acqua viva, lo Spirito acqua zampillante per la vita eterna, il battesimo fonte di grazia, la carità come bicchiere di acqua fresca che avrà ricompensa eterna.
A Lourdes ci si «riappacifica con la propria storia personale attraverso l’acqua, che è simbolo battesimale e di purificazione».

Penitenza, conversione e preghiera
Quando verrà chiesto a Bernadette: “la “Signora” ti ha detto qualcosa?” lei risponderà: “Sì, ogni tanto dice: “Penitenza, penitenza, penitenza. Pregate per i peccatori”.
Con la parola “penitenza”, bisogna intendere anche la parola “conversione”. Per la Chiesa, la conversione consiste, come insegnato da Cristo, nel rivolgere il proprio cuore verso Dio, verso i propri fratelli.
La penitenza di Lourdes non si riduce a una pratica esteriore. Essa indica il ritorno del cuore a Dio e l’apertura verso gli altri. La preghiera per i peccatori conduce a riconoscere la propria fragilità, a chiedere misericordia e a cambiare orientamento nella vita.
Il messaggio delle apparizioni è quindi profondamente biblico: invita a pregare, a convertirsi, a lasciarsi purificare dalla grazia e a vivere la carità. L’acqua della sorgente, la confessione, la preghiera e il servizio ai sofferenti appartengono a un unico cammino spirituale.
La processione e la cappella
Nel corso della tredicesima apparizione, Maria si rivolge così a Bernadette: “Vada a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione e che vi si costruisca una cappella”.
“Che si venga in processione”, significa camminare, in questa vita, sempre vicino ai nostri fratelli. “Che si costruisca una cappella”. A Lourdes, le cappelle sono state costruite per accogliere la folla di pellegrini. La cappella è la “Chiesa” che dobbiamo costruire, là dove siamo.
La processione esprime una fede in cammino. Non è soltanto lo spostamento verso un luogo sacro, ma il simbolo di una vita orientata a Dio insieme agli altri. La cappella richiama invece la comunità, lo spazio dell’ascolto, della preghiera, dell’Eucaristia e della riconciliazione.
“Andate a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione e che vi si costruisca una cappella.” A l Santuario di Lourdes siamo al servizio della richiesta della Vergine Maria a Bernadette fatta martedì 2 marzo 1858, nel corso della tredicesima apparizione. Qual è dunque la nostra missione?
«Sono l’Immacolata Concezione»
Il 25 marzo 1858, giorno della sedicesima apparizione, Bernadette chiede alla “Signora” di dire il suo nome. “La Signora” le risponde in dialetto: “Que soy era Immaculada Councepciou”, che significa “Sono l’Immacolata Concezione”.
L’Immacolata Concezione, è “Maria concepita senza peccato, grazie ai meriti della Croce del Cristo” (definizione del dogma promulgato nel 1854). Bernadette va subito dal parroco per trasmettergli il nome della “Signora” ed egli comprende così che è la Madre di Dio che appare alla Grotta. Più tardi, il vescovo di Tarbes, Mons. Laurence, autenticherà questa rivelazione.
La firma del messaggio, quando la Signora dice il suo nome, arriva dopo tre settimane di apparizioni e tre settimane di silenzio (dal 4 al 25 marzo). Il 25 marzo è il giorno dell’Annunciazione, della “concezione” di Gesù nel seno di Maria.
La Signora della Grotta ci parla della sua vocazione: è la madre di Gesù, tutto il suo essere consiste nel concepire il Figlio di Dio, è tutta per Lui. Per questo è Immacolata, abitata da Dio.
La vocazione del cristiano
Così la Chiesa ed ogni cristiano devono lasciarsi abitare da Dio per divenire a loro volta immacolati, radicalmente perdonati e graziati in modo da essere, anch’essi, testimoni di Dio.
Ascoltare qui Lourdes, in questa terra benedetta, visitata dalla vergine Maria, la narrazione del vangelo appena proclamato, acquista una risonanza interiore del tutto particolare. Seguendo il tema che il santuario propone per quest’anno, “Maria, piena di grazia,” “comblee de grace, le Seigneur est avec toi“, emerge con particolare evidenza l’iniziativa sovrana di Dio, che ha colmato di grazia la persona di Maria, la giovane fanciulla di Nazareth, concepita senza peccato.
Viene così sottolineato il primato della grazia. È Dio, che per mezzo del suo messaggero, prende l’iniziativa ed entra nella vita di Maria perché ella possa corrispondere in totale fiducia al suo disegno di salvezza.
Così Maria diventa per noi guida e modello della nostra fede. Ci aiuta, come nostra madre e sorella, a corrispondere all’agire di Dio in noi con piena fiducia e in totale disponibilità al suo volere.
Il legame tra Cana e Lourdes
Il legame tra Cana e Lourdes può essere espresso attraverso alcuni elementi fondamentali:
- L’ascolto: Maria invita ad ascoltare la parola di Gesù.
- La fiducia: Maria si affida al Figlio anche quando non è ancora visibile l’esito dell’intervento.
- L’obbedienza: i servi compiono concretamente ciò che Gesù chiede.
- La trasformazione: l’acqua diventa vino a Cana; a Lourdes, l’acqua richiama la purificazione, il Battesimo e la vita nuova.
- La gioia: il vino salvaguarda la festa di Cana; il pellegrinaggio conduce alla speranza e alla consolazione.
- La manifestazione di Cristo: a Cana Gesù manifesta la sua gloria; a Lourdes Maria richiama il Vangelo e orienta i pellegrini verso il Figlio.
La frase “Fate quello che vi dirà” non è dunque un invito generico a essere buoni. È una chiamata a riconoscere Gesù come colui che salva, ascoltare la sua parola e lasciarsi coinvolgere nella sua opera.
Il servizio ai malati come attuazione della parola di Maria
Da quando, alla grotta di Massabielle, si è ascoltato l’appello della Vergine alla preghiera e alla penitenza, da quando si sono riconosciuti i segni della misericordia, i malati sono venuti a pregare, a offrire le loro sofferenze, a chiedere sollievo, a domandare i doni della speranza e della pace del cuore.
Questi uomini e queste donne, giovani e vecchi, sono presto apparsi come i privilegiati dell’amore salvifico di Cristo e i prediletti della Madre sua, infinitamente compassionevole. La presenza dei malati ha suscitato attorno al santuario e nei pellegrinaggi un intenso movimento di fraternità e di aiuto ad accompagnarli.
Considerando ciò che rappresenta l’Hospitalité di Lourdes, mi colpisce il significato evangelico di ciò che essa compie. Vi si potrebbe scoprire una lunga serie di risposte alle parole della Madre di Gesù: “Fate quello che egli vi dirà”. Servire i malati è fare quello che il Signore aspetta da voi.
E quando lo si è fatto nel corso di un pellegrinaggio, l’esperienza dell’imitazione del Signore nei tratti del buon Samaritano, come gli descrive se stesso nel Vangelo, certamente non può essere un’esperienza isolata, di un giorno. Gli animatori dell’Hospitalité tornano anno dopo anno. Inoltre, negli anni, essi prolungano la loro azione nelle comunità della loro vita quotidiana.
Alla sequela del Signore, a Lourdes come in qualsiasi altro luogo, essi sanno che il soccorso fraterno portato a coloro che vivono tante diverse sofferenze implica, nello stesso tempo, un aiuto d’ordine materiale, una testimonianza di ordine spirituale, un’esperienza di comunità ecclesiale.
Condurre il fratello sofferente alla sorgente della speranza
Carissimi, il compito che vi siete assunti, di dedicarvi ai malati e ai disabili che vogliono accedere a Lourdes per il pellegrinaggio, risponde a un appello evangelico. Possiamo dire che Maria santissima vi ha condotti, per una vocazione di grazia, a sentire quasi rivolto a voi il lamento del paralitico accanto alla piscina di Betzata: “Signore. non ho nessuno” (cfr. Jn 5,7).
Voi accompagnate il malato per tutto il tempo del pellegrinaggio, attenti ad ogni sua necessità, fino al momento del ritorno a casa. Sappiate apprezzare la grandezza di questo compito. Siete chiamati a divenire per ogni malato fratelli e amici, compiendo un servizio di assistenza e di apostolato con cuore aperto, profondamente attenti anche al momento spirituale dell’infermo, accettando volentieri di dialogare con lui sui problemi dello spirito che talvolta lo assillano e accompagnandolo nella preghiera.
Comprenderete quale dono del Signore sia il privilegio di poter condurre un fratello sofferente all’incontro con la misericordia di Dio e all’esperienza dell’amore di Cristo, sorgente di gioia e di speranza.
Non dimentichiamo che, spesso, sono proprio le persone malate o handicappate che evangelizzano le persone “in salute” grazie al loro attaccamento al Cristo, attraverso la preghiera, con la loro gioia e la loro fiducia nel Signore. Loro fortificano la nostra speranza.
La missione di Lourdes
Accogliere i pellegrinaggi favorendo l’accesso alla Grotta ed alla sorgente, accompagnando i pellegrini sui passi di Bernadette alla scuola di Nostra Signora. Edificare la Chiesa predicando il Vangelo e cele - brando i sacramenti dell’Eucaristia e della Riconcilia- zione.
In questa povera Grotta di Massabielle, un ango- lo di cielo ha toccato la terra affinché tutti i pellegrini possano vivere l’esperienza della prossimità, della te- nerezza e della gioia di Dio, del quale Maria è il volto e la serva.
La nostra missione è quella di far sì che tutti coloro che vengono al Santuario si lascino toccare, davan- ti alla Grotta, dall’amore incondizionato di Gesù. La nostra preghiera, i nostri progetti, le nostre iniziative, i nostri lavori devono essere finalizzati a questo.
Ecco la grandezza della nostra responsabilità: metterci, come a Cana, al servizio della gioia dei convitati seguendo l’esempio di Maria, affinché il Signore possa compiere la sua opera di misericordia nei cuori.
Il nostro Santuario deve essere il luogo dove tutti coloro che si avvicinano alla Grotta possano comprendere quanto sono amati da Dio.
Accoglienza, annuncio e riconciliazione
Partiamo da un postulato: tutti coloro che varcano i cancelli del Santuario hanno un’attesa. Un’attesa spirituale perché sanno che, in questo luogo di apparizioni, in qualche modo, il cielo ha toccato la terra. Ma è anche un’attesa concreta nei nostri confronti perché hanno bisogno di essere accompagnati nella loro esperienza.
Come poter andare loro incontro accogliendoli per ciò che sono, rispettando i loro ritmi senza temere di annunciare il Cristo? È un vera opera di evangelizzazione che richiede disponibilità, ascolto, pazienza ed un vero senso pastorale.
Il Santuario di Lourdes è un luogo propizio per incoraggiare e fortificare la nostra relazione col Cristo. È inoltre indispensabile che i cappellani continuino, nel dinamismo dell’Anno della fede, ad assicurare la presenza e le catechesi alla Grotta, alle piscine ed alle fontane col desiderio di far sapere ai pellegrini quanto essi sono amati da Dio.
Durante le apparizioni, la Vergine Maria ha mostrato a Bernadette il volto della tenerezza di Dio per l’umanità. Questa tenerezza, questa sollecitudine, sono particolarmente evidenti nel sacramento della confessione e della riconciliazione che è il culmine del pellegrinaggio a Lourdes.
Il primo annuncio e la parola di speranza
Nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, papa Francesco ci indica la chiave di tutta la nostra predicazione: “Abbiamo riscoperto che, anche nella catechesi, il primo annuncio o “kérygme” ha un ruolo fondamentale che deve essere al centro dell’attività evangelizzatrice e di ogni obiettivo di rinnovamento ecclesiale.
Il kérygme è trinitario. È il fuoco dello spirito che si mostra sotto forma di lingue e ci fa credere in Gesù Cristo che, grazie alla sua morte e risurrezione, ci rivela e ci comunica l’infinita misericordia del Padre.
Nella bocca del catechista deve risuonare sempre il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti e adesso è vivo al tuo fianco, ogni giorno, per illuminarti, per fortificarti, per liberarti”.” Evangelii Gaudium, 164.
Il nostro obiettivo è che ogni pellegrino riparta da Lourdes con questo messaggio di speranza nel cuore.
Bernadette, la piccolezza e la sapienza del cuore
Attraverso i santi, noi riscopriamo l’agire di Dio, tanto diverso dal modo di agire e di valutare di noi esseri umani. “I miei pensieri non sono i vostri pensieri”. Come nostro rappresentante, noi avremmo preferito una persona molto diversa da Bernadette, magari ricca, sapiente, e dotata.
Dio sceglie ciò che il mondo rifiuta e giudica stoltezza per confondere i sapienti e i superbi. Nelle apparizioni dei piccoli: non solo Bernadette, pensate anche ai tre pastorelli di Fatima o ai due ragazzi della Salette, per stare sul territorio francese!
Bernadette non ha frequentato una Pontificio università teologica, era una Piccola che non sapeva nemmeno leggere, ma che il Signore ha dotato della sapienza del cuore: una fede, un amore così profondo da essere una cosa sola con Dio.
I santi si sentono strumenti docili di Dio, non si esaltano per ciò che Dio compie il loro, si lasciano guidare dallo spirito Santo. Bernadette non cercavano notorietà, e cresciuta attraverso le umiliazioni, la povertà, la debolezza.
È il mistero della piccolezza, proprio di coloro che sperimentano la propria povertà e confidano in Dio credendo nel suo amore si sentono strumenti della grazia, accettano di lasciarsi fare, senza imporsi.
Bernadette ha avuto la grazia di incontrarsi personalmente con Maria, di parlare con lei, di annunciare ciò che ella le aveva rivelato: “io sono l’Immacolata concezione”. Termine di cui lei non conosceva il significato. Termina attraverso il quale il suo parroco si convinse della verità della rivelazione.
Da allora Bernadette cercava il nascondimento, rifuggiva dai tanti che la volevano incontrare per curiosità. Si è sentita fin da subito un umile strumento.
Che doveva scomparire per vivere di preghiera, di dolori fisici acuti, da trasformare in amore, da sofferenze delle sue suore di Neveres che continuamente la umiliavano, fino ad essere un’ostia vivente che soffre e offre per amore.
Le fatiche e le miserie si sono trasformate in una occasione di Grazia. È la dinamica evangelica del chicco di frumento che cade a terra e porta molto frutto.
Ecco perché il profumo di santità che emana dalla figura di Santa Bernadette continua ad attirare tante persone che la considerano immagine di una santità ancora oggi possibile.
Il pellegrinaggio come risposta a «Fate quello che vi dirà»
Il pellegrinaggio a Lourdes non consiste soltanto nel raggiungere la Grotta. È un cammino di ascolto, di preghiera e di conversione nel quale il pellegrino si lascia condurre da Maria verso Cristo.
Andare a Lourdes - riflette monsignor Chiavarini - è incontrare Maria attraverso la riscoperta essenziale della preghiera, dell’accettazione della croce e del sacrificio.
La Lourdes che vorrei raccontare non è quella dei miracoli, dei malati, delle celebrazioni o delle processioni; è quella di un viaggio interiore; sono profumi, sensazioni ed emozioni che non è facile cogliere, ma che sono, invece, l’essenza, il motivo ultimo dell’andare pellegrini in questo luogo.
La pienezza di cui parlo non è dettata da ciò che ruota intorno al Santuario, ma è data dalla sensazione, vivida, di sentirsi avvolti, abbracciati da qualcosa che non è tangibile, ma che si percepisce come tale; trovarsi tra gli uomini e sentirsi immersi nel silenzio, nella pace dell’anima e dello spirito.
Ciò che ha reso il mio viaggio così speciale è stata la sensazione di non essere sola, di aver trovato un po’ di quella serenità che tutti, costantemente, agogniamo, quella serenità che, ovviamente, non si conquista per il semplice fatto di essere giunti a Lourdes, ma che è frutto di un percorso personale, per ognuno diverso, che è dato dalla capacità di gurdarsi dentro e di porsi nudi davanti agli occhi di Dio, chiedendosi se è quella la strada, se è giusto ciò che stiamo facendo.
Sicuramente, andare in pellegrinaggio a Lourdes fa bene all’anima; visitare tutti i luoghi in cui la piccola Bernadette ha vissuto, la casa paterna, la casa natale e il Caschot (il luogo in cui la famiglia di Bernadette ha trascorso un periodo di estrema povertà), spinge alla riflessione.
L’acqua, la luce e la vita nuova
I flambeaux (fiaccole) sono diventati il simbolo di Lourdes: rappresentano il percorso di luce, ricordando che Bernadette solitamente teneva, durante le apparizioni, una candela in mano.
“Io sono la luce del mondo ; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.” (Gv 8,12)
La luce dei flambeaux richiama Cristo, mentre l’acqua della sorgente richiama la vita nuova, la purificazione e il Battesimo. Questi simboli non sono indipendenti: la luce orienta il cammino e l’acqua evoca il passaggio dalla ferita alla grazia, dalla chiusura alla vita.
La fede cristiana è fede di novità e di futuro, è fede giovane e per i cuori giovani. Qui la giovane Maria di Nazaret chiamò la giovane Bernadette Soubirous di Lourdes.
La novità di Cristo inizia da Maria di Nazaret, la “piena di grazia”, come la chiama l’angelo, la piena di Dio, piena di Cristo, ricolma dello Spirito.
O Vergine cara, noi siamo venuti a Lourdes, per ripetere insieme a te: “Eccoci, siamo servi del Signore, avvenga di noi secondo la sua parola”. Questa è la grazia che vogliamo, questo è il miracolo che noi desideriamo.
La parola di Gesù nella vita quotidiana
Riuscire ad aprire gli occhi rispetto a ciò che dovremmo fare tutti i giorni è un primo passo; il nostro “risveglio interiore”, però, non può essere legato solo al momento del pellegrinaggio: ogni giorno, nel nostro cuore, dovremmo cercare di riscoprire la bellezza della vita e di stare al mondo, nonostante i dolori, le sofferenze e le difficoltà che costellano il nostro cammino.
A Lourdes si comprende che “Fate quello che vi dirà” non è una frase riservata ai momenti eccezionali. È un criterio per la vita cristiana: ascoltare il Vangelo, riconoscere le necessità degli altri, accogliere la grazia, servire i più fragili, chiedere perdono e trasformare la fede in gesti concreti.
Questa parola riguarda la preghiera personale e la vita comunitaria, la famiglia e il servizio, la sofferenza e la speranza. Essa invita a non rimanere spettatori davanti al bisogno, ma a diventare disponibili all’azione di Cristo.
La nostra preghiera, i nostri progetti, le nostre iniziative, i nostri lavori devono essere finalizzati a questo. Ecco la grandezza della nostra responsabilità: metterci, come a Cana, al servizio della gioia dei convitati seguendo l’esempio di Maria, affinché il Signore possa compiere la sua opera di misericordia nei cuori.
Come te, o Immacolata di Lourdes, vogliamo ottenere da Dio l’umiltà di credere nell’adempimento della sua parola. Con tutta la grande famiglia dell’UNITALSI questo anno possiamo sperimentare e annunciare, come te e con te o Maria: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo Nome!”.