Abbazia di Santa Maria di Cerrate a Lecce: storia, arte e visita

L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate è un complesso storico e monumentale immerso nella campagna salentina, alle porte di Lecce, dove la spiritualità greco-bizantina, l’architettura romanica pugliese e la cultura contadina convivono in un paesaggio di ulivi e pietra leccese.

Affidata in concessione al FAI nel 2012 e aperta al pubblico nel 2020 dopo un radicale intervento di restauro, l’abbazia comprende la chiesa di Santa Maria, il portico, la Casa Monastica, il Museo delle Tradizioni popolari, due frantoi ipogei, un mulino a palmenti, il forno, il pozzo storico e gli spazi agricoli della masseria.

Abbazia di Santa Maria di Cerrate tra gli ulivi

Storia dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate

Alle porte della città, provenendo da nord, un luogo di rara suggestione anticipa la straordinaria ricchezza culturale di Lecce: l’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, immersa nella campagna salentina, emana echi di spiritualità greco-bizantina. Qui la storia, riportandoci 1000 anni indietro nel tempo, inevitabilmente si intreccia con la leggenda, che narra la visione del conte di Lecce Tancredi d’Altavilla, che avrebbe fondato il monastero dopo aver visto, in questo luogo, l’immagine della Vergine tra le corna di un cervo.

L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate lega la sua fondazione a una leggenda: il re Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce, avrebbe visto apparire qui la Madonna durante una battuta di caccia. In realtà, l’Abbazia era stata già eretta prima di Tancredi, tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo, dal principe normanno Boemondo I d’Altavilla, che l’affidò ad una comunità di monaci greci, seguaci della regola di San Basilio, già insediati nel Salento per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste di Bisanzio.

Storicamente, la fondazione è attestata tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo, quando Boemondo d’Altavilla insediò un cenobio di monaci greci, seguaci della regola di San Basilio Magno, che ripararono in Salento per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste di Bisanzio. I basiliani uscirono dai loro nascondigli nelle grotte dopo la fine della persecuzione religiosa dell’impero bizantino.

Ristabilito il culto delle immagini, fondarono monasteri e luoghi di culto, trasmettendo alle comunità locali le loro conoscenze e diffondendo l’uso della lingua greca. Sorta in prossimità della romana via Traiana-Calabra che collegava Brindisi con Lecce e Otranto, divenne uno dei più importanti centri monastici dell’Italia meridionale.

Un centro religioso, culturale e agricolo

Costruita lungo l’antica via romana che collegava Brindisi, Lecce e Otranto, nel tempo l’abbazia si sviluppò fino a divenire uno dei più importanti complessi monastici dell’Italia meridionale. Prezioso scrigno di religiosità, era anche un centro culturale e produttivo, dotato di “scriptorium” per la trascrizione di testi antichi e di frantoi ipogei per la produzione dell’olio.

Scolpita nell’XI secolo nella bianca pietra leccese, pregevole testimonianza del Romanico pugliese, impreziosita da raffinati affreschi, la chiesa di S. Maria di Cerrate sorge al centro di una tipica masseria del Salento, un tempo monastero di rito greco ortodosso, poi centro di produzione agricola specializzato nella lavorazione delle olive, che erano spremute nei tradizionali frantoi ipogei.

Several diverse buildings make up the Cerrate heritage site; these diverse edifices were built in different time periods and served different purposes according to the main activities carried out by the inhabitants in each era. The Church dates from the late 11th or early 12th century, while the adjacent cloister was added in the 13th century.

A few steps away from the Abbey, one can find the 19th Century Farmer’s house, which has hosted the Museum of Popular Arts and Traditions since 1975. Within these walls, there is a permanent exhibit installed which illustrates the traditional culture of Southern Puglia through the construction of domestic spaces and display of traditional equipment and tools.

Last but not least, the site is also comprised of two underground mills and a cattle shed, the presence of which is clear evidence of the fervent agricultural and livestock activities carried out at Cerrate until the 1960s.

Dal controllo dell’Ospedale degli Incurabili all’abbandono

Nel 1531 il complesso passò sotto il controllo dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, che lo dotò di un pozzo con ornamenti in pietra leccese, nuovi altari ed altri ambienti preposti alla produzione agricola, tra cui altri frantoi e un mulino.

Nel 1531 passò sotto il controllo dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, che ne curò la manutenzione e ne sfruttò le rendite agricole. Dopo il saccheggio da parte di pirati turchi nel 1711, il sito sprofondò in un periodo di abbandono, che si protrasse per oltre due secoli, fino al restauro intrapreso nel 1965 dalla Provincia di Lecce.

Dopo il saccheggio dei pirati turchi del 1711, il complesso fu abbandonato e si trasformò in una masseria dedita alla produzione dell’olio e alla lavorazione del tabacco. Nel 1965, la Provincia di Lecce affidò i primi lavori di restauro all’architetto Franco Minissi.

Il restauro e l’apertura al pubblico

Nel 2012 il complesso venne affidato in concessione al FAI (Fondo Ambiente Italiano), che, dopo un radicale intervento di restauro, nel 2020 lo ha aperto al pubblico. E’ oggi meta di numerosi visitatori.

Grazie a un bando pubblico, nel 2012 l’Abbazia venne affidata al FAI. Questo luogo è uno dei Beni che il FAI ha restaurato con cura e aperto al pubblico, perché tutti possano scoprirlo e amarlo.

FAI’s main objectives of the Cerrate restoration project in its entirety are: 1) To restore and revive the entire complex, including the surrounding rural areas; 2) To raise awareness among the general public about such an important historical/cultural asset; 3) To develop cultural and educational activities linked to the local traditions that will contribute to tourism in the area of Salento.

The whole restoration project aspires to restore and preserve this important testament of Southern Italian culture.

La chiesa di Santa Maria

La chiesa di Santa Maria, con la sua facciata romanica a capanna, il rosone e il portale scolpito nella pietra leccese, custodisce un patrimonio unico di affreschi bizantini. Nella penombra delle volte, la luce fa risplendere i colori originali, restituendo la potenza simbolica di un’arte che unisce il rigore normanno alla spiritualità orientale.

La facciata della chiesa è monocuspidale, con doppio tetto spiovente che prefigura l’impianto basilicale a tre navate del tempio. Tra il rosone centrale e due monofore sui lati, una serie di archetti pensili inquadra lo stupendo portale, alla cui cornice centinata con lunetta è sovrapposto un timpano aggettante, intarsiato da sei altorilievi con episodi del Nuovo Testamento.

Sul lato sinistro è addossato un leggiadro portico, le cui colonne reggono capitelli figurati. L’interno, a pianta longitudinale senza transetto né cupola, è ripartito in tre navate da colonne con capitelli finemente decorati, dalle quali si dipartono grandi archi ogivali.

Sul fondo si aprono tre absidi, di cui la centrale accoglie un ciborio in pietra. La più alta testimonianza della cultura figurativa bizantina si sprigiona negli affreschi che un tempo decoravano tutto l’interno.

Facciata romanica della chiesa di Santa Maria

Gli affreschi bizantini

Gli affreschi di età medievale nella luce soffusa della chiesa incantano con i loro colori. Tra questi: gli affreschi nei sottarchi con una serie di santi di tradizione bizantina; “L’Ascensione di Cristo” con al centro il Pantocratore, nell’abside centrale.

La valorizzazione degli affreschi costituisce uno degli aspetti più importanti del percorso di visita. Il restauro della chiesa ha portato a una nuova lettura del ciclo di affreschi, restituita al pubblico anche attraverso un touch-screen interattivo.

Nei locali del limitrofo Muso vi sono otto pannelli con gli affreschi “strappati” dalle pareti della chiesa, per far emergere quelli più antichi posti su fondo.

La specificità degli affreschi e il loro legame con la tradizione orientale rendono leggibile la doppia identità del complesso: normanna nella struttura architettonica e bizantina nella cultura figurativa e nella spiritualità.

Gli edifici della masseria

Intorno alla chiesa si dispongono il portico trecentesco, la Casa Monastica, un antico pozzo del 1585, due frantoi ipogei e un mulino a palmenti oggi restaurato dal FAI.

Oltre alla chiesa si possono visitare gli altri componenti della masseria. Il Museo delle Tradizioni popolari ricostruisce, con arredi e oggetti, i luoghi in cui si svolgeva la vita contadina.

Il forno e il mulino, riallestiti con arredi e oggetti della tradizione contadina, questi spazi ospitano anche la riproduzione dello stampo eucaristico rinvenuto durante gli scavi.

Una sosta con vista eccezionale è possibile nella loggia al primo piano, affacciata sul cortile dove sorge la chiesa, che consente di approfondire contenuti, rilassarsi o consumare uno spuntino con i prodotti.

Il paesaggio agricolo e la rinascita del Salento

Nell’area interna si coltivano aranci del tipo "Portogallo", mentre all’esterno cresce un oliveto sperimentale con varietà resistenti alla xylella, simbolo di rinascita per la terra salentina.

Un luogo che racconta, in silenzio e bellezza, la doppia anima del Salento: mistica e rurale, bizantina e mediterranea.

La visita all’Abbazia è l’occasione per vivere un’esperienza di benessere dove, tra i profumi e i colori della campagna salentina, si sente il soffio di un’antica e profonda spiritualità.

Curiosità e dettagli da osservare

Sui capitelli delle colonne del portale vi sono due strani animali, con il muso di maiale e le zampe di leone. Sulla navata a destra della chiesa vi è “l’affresco-puzzle” il cui dipinto originario, dopo il crollo del muro, fu rimontato nel secolo XV con frammenti posti in ordine casuale.

Gli affreschi dei monaci basiliani hanno incantato la popstar Madonna durante una sua vacanza in Puglia.

Attività culturali ed eventi

Cerrate è un luogo attrattivo e dinamico che ospita attività didattiche, concerti, laboratori, spazi multimediali e gite all’aperto.

E’ stata ripristinata la fiera tradizionale “Lu panieri” del 24-25 aprile che attira centinaia di visitatori, con esposizioni di prodotti artigianali salentini.

La programmazione comprende anche iniziative dedicate al rapporto tra patrimonio culturale, paesaggio e tradizioni locali. Sabato 8 e domenica 9 agosto 2026 l’Abbazia di Cerrate, nel cuore del Salento dove Oriente e Occidente si incontrano, ospita il primo evento Grika: balli, canti, racconti e ricette di un ponte tra culture.

Fino a metà settembre 2026 i Beni FAI si vestono a sera per i tramonti e le notti estive: un viaggio lungo tre mesi da nord a sud Italia.

Conosciamo insieme l'abbazia di Santa Maria di Cerrate

Interventi di conservazione e restauro

Per mantenerlo intatto e curarlo in modo adeguato, questo luogo - come tutti gli altri salvati dal FAI - necessita di un’attenta manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, e periodici interventi di restauro.

InterventoPrevisione di costoErogazioni ricevuteSpeseStato
Completamento del restauro del complesso abbaziale300.000,00 €267.050,00 €162.302,22 €Lavori in corso
Manutenzione della sala multimediale nella Casa Monastica100.000,00 €100.000,00 €100.000,00 €Fine lavori
Recupero della cisterna e dell’originario sistema di approvvigionamento idrico79.800,00 €79.500,00 €28.566,00 €Lavori in corso
Recupero dell’ex Casa monastica e realizzazione dei nuovi servizi per il pubblico40.000,00 €4.000,00 €4.000,00 €Fine lavori
Restauro dei muretti a secco e dei muri di cinta dell’Abbazia151.880,00 €151.880,00 €151.880,00 €Fine lavori
Restauro del Frantoio Ipogeo nel Corpo Sud88.840,00 €88.840,00 €9.503,24 €Lavori in corso
Restauro della Chiesa di Santa Maria e del Portico duecentesco1.200.000,00 €422.775,00 €422.775,00 €Fine lavori
Restauro e valorizzazione della Casa monastica e della Casa del massaro700.000,00 €57.100,00 €57.100,00 €Fine lavori

Il bilancio del bene, aggiornato al 02.09.2026, indica un totale di 2.660.520,00 € previsti, 1.171.145,00 € ricevuti e 936.126,46 € spesi.

Gli interventi riguardano la chiesa, il portico, la Casa monastica, la Casa del massaro, la cisterna, il sistema di approvvigionamento idrico, i muretti a secco, i muri di cinta, la sala multimediale e il Frantoio Ipogeo nel Corpo Sud.

Un patrimonio tra Oriente e Occidente

L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate riunisce in un unico luogo una chiesa romanica, una testimonianza della cultura figurativa bizantina, edifici agricoli, spazi museali e un paesaggio rurale ancora leggibile.

La sua storia comprende la fondazione normanna, la presenza dei monaci basiliani, la produzione agricola, la lavorazione delle olive, la trascrizione di testi antichi, il saccheggio del 1711, l’abbandono, i restauri e la nuova apertura al pubblico.

Un gioiello di pietra immerso tra gli ulivi del Salento, dove Oriente e Occidente si incontrano in un intreccio di fede, arte e vita contadina.

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