Il Corpus Domini, ufficialmente “Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo”, è una festa della Chiesa cattolica dedicata all’Eucaristia. Il nome latino significa letteralmente “Corpo del Signore” e richiama il momento in cui, durante la Messa, il pane e il vino consacrati diventano il Corpo e il Sangue di Cristo secondo la fede cattolica.
La solennità celebra la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia e rende pubblica questa fede attraverso la Messa, l’adorazione e la processione dell’ostia consacrata, racchiusa nell’ostensorio. È una delle principali feste dell’anno liturgico e una delle ricorrenze più sentite a livello popolare, perché porta il simbolo della presenza di Cristo fuori dalla chiesa, nelle strade e nei luoghi della vita quotidiana.
Che cosa significa Corpus Domini
Corpus Domini significa letteralmente “Corpo del Signore”. È una festa cattolica che celebra il sacramento dell’eucaristia, la consacrazione della presenza di Cristo in noi.
La Chiesa Cattolica riconosce in essa la presenza reale, in corpo, sangue, anima e divinità, di Gesù Cristo. Il Corpus Domini, ovvero il Corpo del Signore, più propriamente detta Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, ricorda proprio la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia.
Come ben sappiamo, l’Eucaristia è per i cattolici il momento rituale in cui il pane e il vino offerti dal sacerdote che celebra la messa diventano in tutto e per tutto il Corpo e il Sangue di Cristo, per opera dello Spirito Santo. In questo miracolo, che torna a essere reale a ogni celebrazione, si rinnova il sacrificio di Gesù, il suo offrirsi interamente agli apostoli nell’Ultima Cena e in generale a coloro che lo seguivano.
La solennità nasce per mettere al centro il significato dell’Eucaristia nella vita dei fedeli. Per questo motivo il Corpus Domini è legato direttamente all’Ultima Cena, cioè al momento in cui Gesù condivise pane e vino con gli apostoli prima della Passione.
La celebrazione riprende quel gesto e lo trasforma in una festa pubblica, vissuta anche fuori dalle chiese attraverso le processioni eucaristiche. Dunque possiamo dire che la festa del Corpus Domini celebra la vicinanza di Gesù agli uomini, il momento più alto e significativo della Sua esperienza umana.
Il significato della presenza eucaristica
La caratteristica fondamentale della festa del Corpus Domini è ovviamente l’adorazione eucaristica. L’Eucarestia viene esposta perché tutti possano dare prova della propria fede e venerazione verso il Corpo di Cristo.
Gesù ha offerto la Sua carne e il Suo sangue come nutrimento per tutti gli uomini, come strumento di salvezza e promessa di eternità. Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo: con il suo sacro nutrimento egli offre rimedio di immortalità e pegno di risurrezione.
Il senso della festa sembra in un primo momento una ripetizione del mistero celebrato il Giovedì Santo; tuttavia lì si considera l’aspetto sacrificale, mentre qui la presenza reale.
La bolla di Urbano IV spiegava il valore specifico della solennità con queste parole: “Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che, almeno una volta l’anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose infatti di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza.”
Corpus Domini e Pentecoste: due feste diverse
La festa viene spesso confusa con la Pentecoste, ma le due celebrazioni hanno un significato diverso. La Pentecoste ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, mentre il Corpus Domini è dedicato interamente all’Eucaristia e al mistero del Corpo e Sangue di Cristo.
Il Corpus Domini è una festa mobile legata alla Pentecoste. Infatti il Corpus Domini cade il giovedì della seconda settimana dopo la Pentecoste, ovvero il giovedì dopo la solennità della Santissima Trinità.
Quando si celebra il Corpus Domini
La Solennità del Corpus Domini ha il suo giorno proprio di celebrazione il giovedì successivo alla Solennità della Santissima Trinità, ed è una festa di precetto. La data propria della celebrazione è il giovedì dopo la Solennità della Santissima Trinità.
Tradizionalmente il Corpus Domini si celebra il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità, cioè sessanta giorni dopo la Pasqua. La scelta del giovedì richiama simbolicamente il Giovedì Santo e l’Ultima Cena, momento in cui Gesù istituì l’Eucaristia insieme agli apostoli.
Il Corpus Domini è una festa mobile, quindi la sua data cambia ogni anno in base al calendario liturgico. La celebrazione è collegata direttamente alla Pasqua e segue una sequenza precisa che coinvolge anche Pentecoste e Santissima Trinità.
Per capire quando cade il Corpus Domini bisogna quindi partire dalla data della Pasqua. Dopo cinquanta giorni si celebra la Pentecoste, la domenica seguente cade la Santissima Trinità e pochi giorni dopo arriva il Corpus Domini.
| Momento del calendario liturgico | Rapporto con il Corpus Domini |
|---|---|
| Pasqua | Il Corpus Domini è collegato alla data della Pasqua. |
| Pentecoste | Si celebra cinquanta giorni dopo la Pasqua. |
| Santissima Trinità | Si celebra la domenica successiva alla Pentecoste. |
| Corpus Domini | Si celebra il giovedì successivo alla Santissima Trinità, cioè sessanta giorni dopo Pasqua. |
Perché in Italia si celebra spesso di domenica
In Italia questa festa, come molte altre, è stata spostata alla domenica successiva. In Italia e in quelle altre nazioni dove la solennità non è festa civile essa si celebra la domenica successiva, in conformità con le Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario.
In molti Paesi, però, la celebrazione è stata spostata alla domenica successiva per favorire una partecipazione più ampia dei fedeli. In Italia questo cambiamento è entrato stabilmente nella pratica liturgica dopo la soppressione della festività civile nel 1977.
Il Corpus Domini non è considerato un giorno festivo civile in Italia. Fino al 1977, il giovedì del Corpus Domini era un giorno rosso sul calendario. Oggi le scuole e gli uffici rimangono aperti e le principali celebrazioni religiose vengono spostate alla domenica successiva per permettere a tutti di partecipare.
Alcune diocesi e tradizioni locali continuano comunque a mantenere celebrazioni particolarmente sentite anche nel giorno del giovedì. In molte Chiese locali però, tra cui obbligatoriamente a Milano, anche alla luce della recente riforma del calendario ambrosiano, la data è rimasta invariata così che la celebrazione e la processione eucaristica, rimane al giovedì.
Le origini medievali a Liegi
La storia delle origini ci portano nel XIII secolo, in Belgio, per la precisione a Liegi. La nascita del Corpus Domini risale al XIII secolo.
La causa remota dell’istituzione di questa festa va ricercata nel nuovo e intenso orientamento dei teologi e della pietà popolare verso l’Eucaristia nel corso del XII secolo, in relazione principalmente agli errori di Berengario di Tours circa la transustanziazione.
Roberto di Thourotte, vescovo di Liegi, e il cardinale Ugo di San Caro attestano che l’istituzione della festa è innanzi tutto diretta ad confutandam haereticorum insania, cioè “a confutare l’insania degli eretici”.
Le visioni della beata Giuliana di Liegi
La festa è connessa con le visioni della beata Giuliana di Mont-Cornillon, che ricevette dal Signore stesso la missione di introdurla nella Chiesa. La storia delle origini del Corpus Domini è quindi legata alla figura di Giuliana di Retìne, priora nel Monastero di Monte Cornelio presso Liegi.
Attorno agli inizi del XIII secolo la beata Giuliana di Liegi, a seguito di una serie di visioni, chiese che venisse introdotta una festa in onore del Santissimo Sacramento. Secondo la tradizione, Giuliana iniziò ad avere esperienze mistiche già dal 1208.
In una delle visioni più note vide una luna piena attraversata da una macchia scura. La luna rappresentava la Chiesa e quella macchia scura simboleggiava la mancanza di una grande festa liturgica in onore del Santissimo Sacramento.
Un’immagine che rappresentava la Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del Santissimo Sacramento. Per lei quell’immagine rappresentava una mancanza nel calendario liturgico: non esisteva ancora una ricorrenza dedicata esclusivamente al Santissimo Sacramento e bisognava celebrare il sacramento del Corpo e del Sangue di Gesù in un periodo diverso da quello della Settimana Santa.
Santa Giuliana confessò la visione al vescovo di Liegi Robert de Thorete e a Jacques Pantaléon, il futuro papa Urbano IV. Il vescovo de Thorete fu molto colpito da questa richiesta del Cielo e nel 1246 convocò un sinodo che autorizzò la celebrazione di una festa dedicata a Nostro Signore nel Santissimo Sacramento - Corpus Domini - che si terrà nella sua stessa diocesi sin dal 1247.
L’istituzione della festa nella diocesi di Liegi
Fu così che il direttore spirituale della beata, il canonico Giovanni di Lausanne, supportato dal giudizio positivo di numerosi teologi presentò al vescovo la richiesta di introdurre una festa diocesi in onore del Corpus Domini.
Una commissione incaricata di ciò dal Vescovo di Liegi approvò la visione. Tuttavia la festa fu aspramente combattuta all’inizio, e la prima approvazione fu quella del vescovo Roberto di Thourotte (o Torote) nel 1246; l’anno seguente la festa fu celebrata dai Canonici di San Martino a Liegi.
Nel 1247, in forza di una costituzione sinodale dell’anno precedente, la festa fu istituita nella diocesi di Liegi. Nel 1252 il cardinal Ugo di San Caro, allora legato pontificio in Germania, la introduceva in tutta la sua circoscrizione; due anni dopo il suo successore, Pietro Capocci, la confermò.
Il miracolo eucaristico di Bolsena
La sua istituzione ufficiale è legata al cosiddetto miracolo di Bolsena che avvenne nel 1263. Il miracolo di Bolsena è stato l’evento decisivo che ha convinto il pontefice della necessità di istituire questa festa.
Secondo la tradizione, l’evento avvenne nel 1263 nella chiesa di Santa Cristina, durante la celebrazione della Messa da parte di un sacerdote boemo chiamato Pietro da Praga. Il sacerdote stava attraversando un momento di forte dubbio sulla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.
Durante la consacrazione, però, dall’ostia iniziò a fuoriuscire sangue che macchiò il corporale di lino e alcune pietre dell’altare. Quel gesto venne interpretato come un segno destinato a confermare il significato dell’Eucaristia nella fede cattolica.
Qui un sacerdote boemo, in pellegrinaggio verso Roma, mentre celebrava Messa, allo spezzare l’Ostia consacrata, fu attraversato dal dubbio della presenza reale di Cristo. In risposta alle sue perplessità, dall’Ostia uscirono allora alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino e alcune pietre dell’altare ancora oggi custodite nella basilica di Santa Cristina.
Il panno di lino macchiato di sangue è ancora conservato presso la cattedrale di Orvieto. Ancora oggi il corporale macchiato di sangue è custodito nel Duomo di Orvieto, costruito anche per conservare e valorizzare questo evento.
Il legame tra Bolsena e Orvieto
La notizia raggiunse rapidamente Papa Urbano IV, che in quel periodo si trovava a Orvieto. Dopo aver fatto verificare l’accaduto dal vescovo della città, il pontefice ordinò che le reliquie del miracolo venissero portate nella città umbra.
Papa Urbano IV, che all’epoca risiedeva ad Orvieto, ordinò che i lini, impregnati dal prezioso sangue del Divin Redentore, fossero portati nel Duomo di Santa Maria Assunta ad Orvieto, dove sono custoditi ancora oggi.
In seguito il Papa mandò il vescovo di Orvieto a verificare l’accaduto e recuperare il corporale e le pietre, che vennero deposte nel sacrario della cattedrale di Santa Maria e Orvieto, e successivamente nel Duomo, costruito appositamente per ospitarle.
Il miracolo di Bolsena contribuì in modo decisivo alla diffusione della festa in tutta la Chiesa. Proprio dopo questo episodio Urbano IV promulgò la bolla “Transiturus de hoc mondo”, che trasformò il Corpus Domini in una celebrazione universale.
Papa Urbano IV e la bolla Transiturus
L’estensione della solennità a tutta la Chiesa va fatta risalire a papa Urbano IV, con la bolla Transiturus dell’11 agosto 1264. Papa Urbano IV, già arcidiacono di Liegi, sollecitato dal vescovo Enrico di Gheidria e commosso anche dal miracolo di Bolsena (1263), estese la festa a tutta la Chiesa.
L’11 agosto 1264, Papa Urbano IV pubblicò la bolla Transiturus de hoc mundo in cui, dopo aver esaltato l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo espresso nella Santa Eucaristia, ordinò la celebrazione annuale della solennità del Corpus Domini per la Chiesa Universale.
A seguito di questo miracolo papa Urbano IV, con la bolla Transiturus de hoc mundo, decretò che la festa del Corpo del Signore fosse celebrata ogni anno in tutto il mondo cristiano. La bolla prevedeva poi varie indulgenze per i fedeli che partecipano alla Santa Messa e all’Ufficio.
Urbano IV fissò la festa al giovedì dopo l’ottava di Pentecoste; ciò fece con la bolla Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264). Nell’estendere la solennità a tutta la Chiesa cattolica, Urbano IV scelse come collocazione il giovedì successivo alla prima domenica dopo Pentecoste (60 giorni dopo Pasqua).
Il Pontefice stesso iniziò a celebrare la solennità del Corpus Domini a Orvieto, città in cui allora dimorava. Dopo la morte di Urbano IV la celebrazione della festa venne limitata ad alcune regioni della Francia, della Germania, dell’Ungheria e dell’Italia settentrionale. Fu poi papa Giovanni XXII a ripristinarla per tutta la Chiesa nel 1317.
San Tommaso d’Aquino e gli inni eucaristici
Papa Urbano IV incaricò il teologo domenicano Tommaso d’Aquino di comporre l’officio della solennità e della Messa del Corpus et Sanguis Domini. In occasione dell’istituzione di questa bellissima solennità San Tommaso d’Aquino si occupò della stesura della solenne liturgia che ancora oggi la contraddistingue.
In quel tempo, era il 1264, san Tommaso risiedeva, come il Pontefice, sull’etrusca città rupestre di Orvieto nel convento di San Domenico. Il Doctor Angelicus insegnava teologia nello studium, l’università dell’epoca, orvietano.
Quello che nel settembre del 1264 papa Urbano IV mandò alla reclusa Eva, capolavoro di dottrina teologica, fu composto da San Tommaso d’Aquino, che si servì di antifone, lezioni e responsori già in uso presso alcune chiese particolari.
Nacquero così alcuni degli inni più celebri della tradizione cattolica, come il “Pange Lingua”, il “Sacris Solemniis” e la sequenza “Lauda Sion”. Ancora oggi questi testi accompagnano adorazioni e celebrazioni eucaristiche in tutto il mondo.
Il Pange lingua e la tradizione del Crocifisso
L’inno principale del Corpus Domini, cantato nella processione e nei Vespri, è il “Pange lingua” scritto e pensato da Tommaso d’Aquino. Lo stesso inno che viene cantato durante la processione del Corpus domini e nei Vespri, Pange Lingua, è stato pensato e scritto da Tommaso d’Aquino.
Presso San Domenico si conserva ancora la cattedra dell’Aquinate e il Crocifisso ligneo che gli parlò. Tradizione vuole infatti che proprio per la profondità e completezza teologica dell’officio composto per il Corpus Domini, Gesù, attraverso quel Crocifisso, abbia detto al suo prediletto teologo: “Bene scripsisti de me, Thoma”.
Secondo la tradizione il Crocifisso disse a Tommaso: “Bene scripsisti, Thoma, de me quam ergo mercedem accipies?” (Tu hai parlato bene di me, Tommaso. Quale sarà la tua ricompensa?) E Tommaso rispose: “Non aliam nisi te, Domine!” (Nient’altro che Te, Signore!).
Riportiamo solo la prima strofa: Canta, o lingua, il mistero del Corpo glorioso e del Sangue prezioso che il Re delle nazioni, frutto di un grembo generoso, sparse per il riscatto del mondo.
La processione eucaristica
Il rito centrale di questa ricorrenza consiste nella processione di un’ostia consacrata, racchiusa in un ostensorio sotto un baldacchino ed esposta alla pubblica adorazione. È una rappresentazione simbolica di Gesù che percorre le strade del mondo.
Durante la processione, infatti, l’ostia consacrata viene portata tra le strade della città dentro un ostensorio, quasi a indicare simbolicamente che Cristo cammina insieme ai fedeli nella vita quotidiana.
In occasione del Corpus Domini le ostie consacrate vengono poste dentro l’ostensorio, l’arredo sacro utilizzato proprio per contenere l’ostia durante l’adorazione eucaristica. Il sacerdote usa l’ostensorio stesso per benedire i fedeli.
L’ostensorio viene spesso accompagnato da un baldacchino sorretto da più persone e seguito da ministranti, confraternite, religiosi e fedeli. Le strade attraversate dalla processione vengono decorate con fiori, drappi e candele.
Portare l’Eucaristia fuori dalla chiesa rappresenta simbolicamente la presenza di Cristo nella vita quotidiana della comunità. Queste processioni simboleggiano Gesù che cammina tra gli uomini, attraverso le loro strade, a sottolineare come il Suo Sangue e la Sua carne ci rendano ancora più vicini a Lui, e Lui a noi.
Pressoché in tutte le diocesi infatti, si accompagna a processioni, rappresentazione visiva di Gesù che percorre le strade dell’uomo. Per questo motivo il Corpus Domini viene spesso definito una “festa di popolo”, capace di coinvolgere interi quartieri e parrocchie.
L’evoluzione storica della processione
Dopo l’istituzione della festa, qua e là si introdusse la processione con l’Eucaristia, che divenne d’uso comune soprattutto dopo che i papi Martino V (1417-1431) ed Eugenio IV (1431-1447) l’arricchirono di indulgenze.
L’origine di tale pratica deriva dall’usanza di recarsi in processione all’aperto prima della Messa cantata nelle feste maggiori. I benedettini inglesi celebravano una processione eucaristica già nell’XI secolo la Domenica delle Palme.
Nel XII secolo era d’uso portare in giro dentro la chiesa il Santissimo Sacramento in una pisside o in un calice e ordinariamente la processione eucaristica faceva parte dei riti della Settimana Santa. Così si introdusse l’usanza di portare in processione l’Eucaristia anche nel giorno del Corpus Domini.
A Colonia lo si faceva già prima del 1277. Seguendo un vivo desiderio espresso da Urbano IV, durante la processione si cantavano inni eucaristici, specialmente quelli di San Tommaso. La benedizione si impartiva solo al termine.
Spesso l’Eucaristia veniva portata su “casse” o “barelle” riccamente ornate e sostenute dai sacerdoti. La necessità di procurare il massimo decoro a queste processioni diede origine alla Confraternita del Santissimo Sacramento.
Nel XV secolo si introdusse in Germania l’uso di dare la benedizione con il Santissimo Sacramento quattro volte fuori dalla chiesa, precedendole dal canto dell’inizio dei quattro Vangeli.
Nello stesso secolo ebbero inizio anche gli spettacoli o rappresentazioni eucaristiche, specialmente della Passione o dell’Ultima Cena del Signore, che nella Spagna del XVII secolo assursero a grande fama e perfezione nelle Autos sacramentales di Pedro Calderón de la Barca. Andarono però lentamente in disuso nel XVIII secolo.
Il Corpus Domini a Roma
Solenne processioni si svolgono in tutte le città, ma a Roma la processione viene presieduta dal Papa che, seguendo un’usanza antichissima, reca l’eucaristia nell’ostensorio per le strade che vanno dalla basilica di San Giovanni in Laterano a quella di Santa Maria Maggiore.
Per anni il Papa ha guidato la tradizionale processione tra San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore, accompagnando il Santissimo Sacramento tra le strade della città. Ancora oggi questo momento rappresenta una delle celebrazioni eucaristiche più importanti dell’anno liturgico e richiama fedeli provenienti da tutto il mondo.
Negli ultimi anni anche la tradizionale processione papale di Roma ha seguito questa evoluzione. Dal 2017 Papa Francesco ha scelto di celebrare il Corpus Domini la domenica sera, permettendo così a più fedeli di partecipare alla processione eucaristica tra le strade della città.
Così anche a Roma fino all’anno scorso quando il Papa ha deciso di spostare alla domenica la processione del Corpus Domini. In particolare quest’anno Francesco celebrerà il Corpus Domini a Ostia.
Il 3 giugno infatti alle 18 il Pontefice presiederà l’Eucaristia nella piazza antistante la parrocchia di Santa Monica dalla quale partirà la processione che giungerà nel piazzale vicino alla chiesa di Nostra Signora di Bonaria dove il Pontefice impartirà la benedizione ai fedeli.
Le infiorate del Corpus Domini
Un’altra usanza diffusa in molti paesi italiani e spagnoli è l’infiorata: i fedeli creano coloratissimi tappeti di petali di fiori sui quali si svolgerà la processione del Santissimo Sacramento.
Tra le tradizioni più conosciute ci sono le infiorate, composizioni artistiche create con petali, foglie e semi colorati lungo il percorso della processione. Questi tappeti floreali accompagnano il passaggio del Santissimo Sacramento e rappresentano uno dei simboli più riconoscibili del Corpus Domini in Italia.
Secondo alcune tradizioni popolari, anche le infiorate sarebbero collegate al passaggio delle reliquie dirette verso Orvieto. Gli abitanti dei paesi attraversati dalla processione iniziarono infatti a gettare petali di fiori lungo le strade come segno di devozione.
Durante il trasporto delle reliquie di Pietro da Praga da Bolsena a Orvieto, si racconta che gli abitanti dei paesi in cui passava la processione gettassero petali di fiori sulle strade in segno di omaggio al Corpus Domini. Da qui nascerebbero le Infiorate del Corpus Domini.
L’infiorata di Spello
A Spello in Umbria per esempio la festività del Corpus Domini viene celebrata con le infiorate. Tutto il centro storico viene rivestito da tappeti e quadri floreali che fanno da scenario al passaggio dell’ostensorio portato dal Vescovo e contenente il Corpo di Cristo lungo un percorso di circa 1,5 km.
L’infiorata di Spello è testimoniata fin dal 1602, ma col passare dei secoli, anziché limitarsi a cospargere il tragitto della processione di fiori, sono nati veri e propri gruppi di infioratori che impiegano anche un anno intero per realizzare i loro tappeti floreali.
Questi tappeti sono costruiti secondo schemi geometrici e con la parte centrale che rappresenta figure e simboli legati al Corpus Domini o altri soggetti religiosi. Oggi i tappeti floreali sono veri e propri quadri colorati che raffigurano temi religioso-sociali realizzati con petali e corolle, e sono conosciuti in tutto il mondo.
Il Corpus Domini di Orvieto
Orvieto riveste un ruolo centrale nella storia di questa festa. È qui che Papa Urbano IV risiedeva quando promulgò la bolla papale che istituì il Corpus Domini.
Durante la solennità vengono portate in processione anche le reliquie del corporale macchiato di sangue custodito nel Duomo cittadino. La processione del Corporale di Orvieto è un evento solenne che attraversa le strade medievali della città, accompagnata da un corteo storico in costumi d’epoca.
La Festa del Corpus Domini di Orvieto è invece caratterizzata dal Corteo delle Dame, una rievocazione storica che ha luogo il giorno precedente la festività e che ripropone scene di vita medievale accompagnate da spettacoli di falconeria e sbandieratori.
Il giorno della festa vera e propria il corteo storico si fonde con la processione religiosa dando vita alla Processione Storica e Religiosa del Corpus Domini, una delle più belle d’Italia, con oltre 400 figuranti in armature e costumi preziosissimi realizzati da sarte e maestri d’armi orvietani.
Il giorno del Corpus Domini è il giorno della festa vera e propria, con il corteo storico che si fonde con la processione religiosa creando il connubio tra tradizione popolare, storica e religiosa più bello d’Italia.
I Misteri di Campobasso
A Campobasso la festa del Corpus Domini è associata ai Misteri, rappresentazioni sacre straordinarie che coinvolgono tutti gli abitanti della città, artigiani e artisti. Queste rappresentazioni sono note fin dal XVI secolo e da quel momento si crearono le confraternite laiche incaricate dell’allestimento della festa.
Si tratta di spettacolari Sacre Rappresentazioni in movimento, tra le più solenni e maestose d’Italia, alla quale tutti gli abitanti della città e moltissimi maestri artigiani e artisti partecipano. È una forma di devozione popolare fortemente intrisa di folclore che viene allestita da centinaia di anni e non manca di richiamare migliaia di fedeli e visitatori ogni anno.
Sin dal XVI secolo Campobasso era conosciuta per le Sacre Rappresentazioni, e dal secolo successivo le confraternite laiche implementarono il loro allestimento, soprattutto in concomitanza con la festa del Corpus Domini.
A metà del XVIII secolo lo scultore locale Paolo Saverio Di Zinno iniziò a progettare per conto delle confraternite delle vere e proprie macchine per le rappresentazioni, alla realizzazione delle quali presero parte molti esperti fabbri ferrai.
Queste macchine, portate a spalla da dei portatori, erano animate da vari figuranti in costume che mettevano in scena varie rappresentazioni religiose, dal Corpo di Cristo, raffigurato da un grande calice, il cosiddetto Calicione, alla Santissima Trinità, a Santa Maria della Croce, alla Madonna del Rosario.
Ci sono poi Misteri dedicati ai vari santi, Santo Stefano, San Lorenzo, Sant’Isidoro, San Crispino, San Gennaro e così via. Agli antichi Misteri, che erano dodici, se ne è aggiunto un tredicesimo in tempi più recenti (1959): il Santissimo Cuore di Gesù.
Il giorno del Corpus Domini l’arcivescovo celebra la messa nel cortile dell’Associazione dei Misteri, alla presenza delle autorità cittadine, dei volontari, dei figuranti e dei portatori. Poi le imponenti strutture vengono messe in moto, i figuranti prendono posto, i portatori se le caricano sulle spalle e la processione si avvia per la gioia della folla festante.
Altre celebrazioni italiane
Ad eccezione delle caratteristiche comuni in tutte le città che festeggiano questa ricorrenza, ogni luogo ha le proprie usanze che girano attorno alla venerazione dell’Ostia consacrata.
In molte città italiane la celebrazione assume forme particolari. Le comunità locali lavorano per preparare eventi che uniscono la liturgia, la partecipazione popolare, le rievocazioni storiche, le composizioni floreali e le rappresentazioni sacre.
In città come Spello le strade vengono decorate durante la notte precedente alla festa con grandi immagini religiose realizzate interamente con materiali naturali. Anche Genzano di Roma offre uno spettacolo imperdibile: la tradizionale Infiorata di Genzano copre un’intera via con complessi disegni geometrici e religiosi, realizzati interamente con fiori freschi.
Il Corpus Domini come festa di popolo
Ogni anno, tra maggio e giugno, migliaia di fedeli attraversano le strade delle città seguendo un ostensorio portato in processione. È uno dei momenti più riconoscibili della tradizione cattolica, ma anche uno dei più profondi dal punto di vista simbolico.
Non è un caso, quindi, che tra le feste popolari, il Corpus Domini sia tra le solennità più sentite. Lo stile della celebrazione e il significato, che richiama la presenza di Cristo nell’Eucarestia, contribuiscono a rendere questa ricorrenza così amata dai fedeli.
Per questo motivo le celebrazioni che accompagnano questa festa hanno spesso un carattere popolare, e si svolgono con processioni, cortei in costume, sacre rappresentazioni e altri eventi che coinvolgono molte persone riunite.
Nel corso dei secoli il Corpus Domini è diventato una delle ricorrenze più sentite della liturgia cattolica perché rappresenta l’idea di una presenza concreta di Cristo accanto alla comunità.
Come spiegare il Corpus Domini ai bambini
Per spiegare il Corpus Domini ai bambini bisogna partire da un concetto semplice: questa festa ricorda che Gesù continua a restare vicino alle persone attraverso l’Eucaristia. Durante la Messa, infatti, il pane consacrato rappresenta per i cattolici la presenza viva di Cristo.
Molti bambini associano il Corpus Domini soprattutto alla processione con i fiori, ai canti e all’ostensorio portato tra le strade. Proprio questi elementi aiutano a rendere la festa più comprensibile anche ai più piccoli, perché trasformano un significato spirituale in qualcosa di visibile e concreto.
Un modo efficace per raccontare questa solennità è collegarla all’Ultima Cena. Gesù condivise pane e vino con gli apostoli come gesto di comunione e vicinanza. Il Corpus Domini riprende proprio quel momento e lo celebra pubblicamente insieme alla comunità.
Anche simboli semplici possono aiutare i bambini ad avvicinarsi alla festa. In molte famiglie si usano immagini sacre, preghiere brevi e piccoli oggetti religiosi per accompagnare i momenti di catechismo e preparazione alle celebrazioni.
Le strade decorate, le processioni e la partecipazione delle parrocchie permettono anche ai più piccoli di sentirsi parte di una celebrazione condivisa che attraversa generazioni diverse.

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