La visita di Maria a Elisabetta insegna ai bambini che credere in Dio significa accogliere la sua parola, andare incontro agli altri con gioia e rendersi disponibili ad aiutare. Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, entrò nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta e rimase con lei circa tre mesi.
Elisabetta riconobbe in Maria la madre del Signore e la proclamò beata perché aveva creduto nell’adempimento delle parole del Signore. Per questo la Visitazione è un invito a riflettere sulla fede, sulla disponibilità, sull’umiltà, sulla gioia condivisa e sul servizio concreto verso chi ha bisogno.

Il racconto della visita di Maria a Elisabetta
“In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».”
Dopo l’annunciazione di Maria e aver ricevuto la visita dell’Angelo, che le aveva rivelato non solo la sua imminente maternità ma anche quella di Elisabetta - moglie di Zaccaria, sacerdote del Tempio di Gerusalemme e appartenente alla tribù di Levi - Maria si mise subito in cammino.
Elisabetta, anziana e ritenuta sterile, stava vivendo infatti una gravidanza miracolosa. Elisabetta abitava in Giudea, nella località di Ain-Karim, poco lontano da Gerusalemme. Al suo arrivo, Elisabetta fu immediatamente colmata dallo Spirito Santo e il bambino che portava nel grembo sussultò di gioia.
Riconoscendo il segno della grazia divina, la accolse con parole di lode, esclamando a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!“
La Visitazione della Beata Vergine Maria è uno dei momenti più toccanti nella Storia della Salvezza. Ricorda, infatti, l’incontro tra due donne eccezionali, Maria e sua cugina Elisabetta, che diventa un segno tangibile della promessa di salvezza che si sta compiendo.
Perché Maria va da Elisabetta?
Con il sì di Maria, «ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1, 38), il Verbo si è fatto carne nel suo grembo purissimo. Da quel momento, la tranquilla emozione di Maria, grata a Dio per tutto ciò che aveva fatto in lei, si concretizza in opere di servizio, dimenticandosi completamente di se stessa.
Ora pensa a Elisabetta, all’aiuto che potrebbe darle e si mette in cammino verso la casa di Zaccaria ed Elisabetta, nelle montagne di Giuda. Maria si mette in cammino, non per verificare, ma per incontrare, perché crede nella Parola.
Maria, con il suo “sì” umile e coraggioso, diventa modello per tutti i credenti: accogliere la chiamata di Dio significa anche aprirsi agli altri, portare consolazione e sostegno.
La visitazione rappresenta, a tutti gli effetti, un messaggio universale di speranza, fede e servizio. È il valore dell’incontro con l’altro, la condivisione della gioia e la conferma della volontà divina attraverso l’azione dello Spirito Santo.
La fretta di Maria: correre per aiutare
Andò in fretta! Ci piace molto questo incipit dell’evangelista Luca. È sì, perché noi, uomini e donne del post moderno siamo abituati alla fretta, è forse l’amica che accompagna ogni nostra attività.
Viviamo nella fretta! Tutto e sempre di corsa. Da quando suona la sveglia la mattina a quando la sera riusciamo ad appoggiare la testa al benedetto cuscino!
E allora ci piace pensare alla fretta di Maria che va dalla cugina Elisabetta. Ma la fretta di Maria sarà identica alla nostra? Il Vangelo di questa domenica sembra suggerirci di no.
C’è uno slancio tutto giovanile nelle parole di inizio del Vangelo di questa domenica: «Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda».
La Parola prende davvero carne in lei: immediatamente Maria passa all’opera, si mette in moto, si lascia smuovere. Il Vangelo sottolinea la ‘fretta’ di Maria come se non avesse tempo da perdere, come se non potesse aspettare nemmeno un attimo.
Per lei la Parola ascoltata non è un peso, ma è un dono che la spinge ad agire. Pensate come sarebbe bello se fosse così anche per ciascuno di noi; se l’ascolto della Parola diventasse subito un alzarci per andare in fretta, spinti dallo stupore, dalla gratitudine, affrontando anche l’incognita di un viaggio che potrebbe presentare sorprese, difficoltà, imprevisti!
Domande per il bambino
- Quando qualcuno ha bisogno di me, mi alzo e vado ad aiutarlo?
- Rimando spesso ciò che posso fare subito?
- La mia fretta serve ad aiutare oppure nasce solo dalla distrazione e dall’impazienza?
- So partire con gioia quando una persona ha bisogno della mia presenza?
È vero, Maria va in fretta, ma poi è capace di restare. Tre mesi dice il vangelo.
Forse la Parola di Dio ci suggerisce questo messaggio: corri a Betlemme, non aspettare troppo, vai di corsa perché lì c’è un regalo immenso che il Signore ti ha fatto.
E nello stesso tempo ci viene detto: sappi sostare, fermati davanti al mistero di Dio che si fa bambino per entrare in casa tua. Tre mesi non sono pochi.
È il tempo che serve per contemplare, per abitare con se stessi (habitare secum dicevano i padri). Solo così puoi trovare Dio. Nel silenzio, nella preghiera, nella contemplazione.
Entrare nella casa dell’altro
«Entrata nella casa di Zaccarìa …». Ecco, sembra di vedere la porta che si apre, Maria che - come un’onda di freschezza - spalanca questa porta e varca la soglia di quella casa.
«Salutò Elisabetta». Non ci vengono dette le parole o i gesti del saluto. Fu, forse, un abbraccio. Furono forse poche parole, ci fu forse anche un attimo intenso di silenzio, nell’incontro tra queste due madri, l’una anziana e sterile, l’altra vergine, che ‘attende’ un figlio che è nato in lei per opera della Spirito Santo e per la potenza dell’Altissimo.
Oggi è “la Visitazione”, chissà perché dobbiamo dare alle nostre feste sempre dei nomi altisonanti. In realtà si tratta di una visita, di un incontro: ci fossero stati i cellulari, ecco la chiamata di Maria ad Elisabetta: “come stai? Vengo a trovarti, ti abbraccio, scambiamo due parole”.
Chi direbbe vengo a farti una visitazione? Forse perché vogliamo nobilitare ogni gesto compiuto da Maria, forse per rispetto alla Madre del Signore!
Maria dice ad Elisabetta e a noi: “guarda che il Signore mi ha scelta perché sono la più piccola, perché sono serva, non perché sono regina o signora!
Guarda in me la mia piccolezza (che si manifesta in gesti semplici, come fare una visita ad un parente caro) e non la mia grandezza (che corrisponde a gesta grandi e solenni: la visitazione)”.
Domande per il bambino
- Saluto con gentilezza le persone che incontro?
- So entrare nella vita degli altri con rispetto?
- Visito o cerco una persona che si sente sola?
- Quando vado a trovare qualcuno, penso solo a divertirmi oppure desidero davvero fargli del bene?
- So ascoltare senza interrompere?
Elisabetta accoglie Maria con gioia
Il racconto del Vangelo di Luca sottolinea quello che accadde in Elisabetta, nel suo corpo, subito dopo. «Il bambino sussultò nel suo grembo».
Elisabetta era già al sesto mese e sente il bambino muoversi dentro di lei. Anzi, ancor più di un semplice ‘muoversi’, Elisabetta sente che il bambino ‘sussulta’ in lei: come lei stessa dice subito dopo, il bambino sussulta di gioia nel suo grembo.
In questo sussulto Elisabetta riconosce un sentimento e un atto di gioia profonda, non vede un movimento casuale. Luca dice che questo accade perché Elisabetta viene, anch’essa, colmata di Spirito Santo.
Lo Spirito Santo è il dono del Dio Santo, che si comunica a noi, come dono d’amore e di grazia, di comunione e di pace.
Subito Elisabetta parla. Ma non è solo lei che parla. Nelle sue parole, c’è la parola dello Spirito, di Dio. Elisabetta qui, come una profetessa, è una che parla in nome di Dio.
La prima, tanto famosa perché è diventata per noi parte della preghiera a Maria, è una benedizione rivolta a Maria, a motivo della benedizione di Dio che l’ha colmata di sé, rendendola madre del suo Figlio.
È bella la capacità di questa anziana donna, che dice ‘bene’ di Maria, perché sa riconoscere la grazia e la benedizione di Dio che ha operato in Maria.
Anche noi dovremmo diventare sempre più capaci di ‘dire bene’ degli altri, riconoscendo in loro, con gratitudine, che il bene che compiono è grazia di Dio!
Domande per il bambino
- So gioire quando a un’altra persona accade qualcosa di bello?
- Riesco a dire parole buone agli altri?
- Oppure provo invidia quando qualcuno riceve un dono o una lode?
- Ho incoraggiato qualcuno che era triste o scoraggiato?
- Le mie parole fanno nascere gioia oppure fanno male?
La gioia del bambino nel grembo di Elisabetta
Il salto di gioia di Giovanni nel seno di sua madre ricorda i salti del re Davide quando danzava mentre accompagnava l’Arca dell’Alleanza a Gerusalemme.
L’Arca che conteneva le tavole della Legge, la manna e la verga fiorita di Aronne, era il segno della presenza di Dio in mezzo al suo Popolo.
Adesso, Giovanni salta di gioia davanti a Maria, l’Arca della Nuova Alleanza, che porta nel suo seno Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo.
«Giovanni riconosce la presenza divina ed esulta di gioia, agendo già da precursore: annunciare Cristo è avere e donare la vera gioia».
Giovanni Battista ha già riconosciuto, in quella visita, colui che egli annuncerà come il Messia…. Questo lo possiamo dire alla luce di ciò che accadrà.
E’ come l’inizio di una relazione, tra Giovanni e Gesù.
Domande per il bambino
- Che cosa mi rende davvero felice?
- Riconosco la presenza di Dio nei momenti semplici?
- So condividere la mia gioia senza vantarmi?
- Porto gioia nelle mie amicizie, nella mia famiglia e nel gruppo di catechismo?
Maria, serva umile e madre del Signore
Per questo, giustamente, Elisabetta esclama “la madre del mio Signore!” … sì, anche questo è vero: Maria è piccola ed insieme è la madre del Signore.
E allora? Come stanno insieme queste due cose? Dio l’ha chiamata a qualcosa di grande, grandissimo: semplicemente impossibile per l’uomo, ma questo avviene in una storia semplice e concreta, fatta di visite e di vita quotidiana … uno strano rapporto, ma questo è il modo di Dio e della sua storia con noi!
Almeno per quel che noi, piccoli, possiamo capire. Ecco allora Maria: le viene dato un dono incredibile, più grande di ogni possibile dono umano (diventare la madre di Dio!) e questo dono si realizza nella normalità di scelte quotidiane, di quelle che anche tu, anche io potremmo fare.
Lo splendido legame tra queste due cose rende ragione della festa di oggi, festa d’incontri, festa di madri e di bambini: una visita, insomma!
Nell’Antico Testamento il saluto «Benedetta tu fra le donne», è rivolto a Giaele e a Giuditta, due donne coraggiose che intervengono per salvare Israele in momenti difficili.
Maria, molto più di loro, è la donna coraggiosa che, con la sua piena corrispondenza ai disegni divini, porta già nel suo seno il Salvatore del mondo.
«Il Battista sussulta nel seno di sua madre… L’umiltà di Maria trabocca nel Magnificat… E tu e io, che siamo - anzi, eravamo - dei superbi promettiamo di essere umili».
Domande per il bambino
- So riconoscere ciò che di bello Dio ha messo in me?
- Mi considero migliore degli altri?
- Accetto di essere aiutato?
- So fare il bene senza pretendere applausi?
- Quando ricevo un dono, ricordo di ringraziare?
La fede di Maria: credere nella parola di Dio
Elisabetta riconosce in Maria, senza che nessuno le abbia detto nulla, «la madre del mio Signore»». E’ una parola di gratitudine, di riconoscenza. E’ una parola che trabocca stupore!
Poi Elisabetta riconosce che il movimento del figlio, nel suo grembo, era un sussulto di gioia.
E infine Elisabetta dice a Maria una bellissima beatitudine. La proclama ‘beata’, felice, perché ha creduto che fosse possibile l’impossibile.
Per questo Maria è donna di speranza: ha creduto che Dio è capace di sorprenderci, di ‘adempiere’ quello che ci promette.
Maria, donna di fede e di speranza, modello di attesa per questa umanità inquieta e senza pace. Invochiamo Maria, donna beata, perché ci doni di essere anche noi beati, nella fede e nella speranza!
Come sostantivo, τελείωσις (telèiosis) è l’unica occorrenza nei Vangeli. La sua chiave di lettura sta nell’aggettivo τέλειος (tèleios), che letteralmente descrive ciò che è “adatto a conseguire lo scopo per cui è stato fatto”.
Per questo τελείωσις (telèiosis) si può tradurre con “realizzazione, compimento, pienezza”, e in questo senso anche con “perfezione”.
Qui è possibile ammettere due traduzioni e altrettante sfumature: Maria “ha creduto nell’adempimento” della promessa di Dio come già avvenuto nella duplice gravidanza, oppure Maria mostra una fede assoluta: “ha creduto, perché vi sarà un compimento”.
Il verbo μακαρίζω (makarìzo), unica occorrenza nei Vangeli, significa “considerare qualcuno particolarmente benedetto, felice, fortunato (μακάριος, makàrios)”.
Maria è definita così da Elisabetta in Lc 1,45 e da Gesù stesso in Lc 11,28. In questo versetto è lei stessa a prefigurarsi, con consapevole audacia, in questa condizione davanti alle generazioni future.
Ma occorre prestare attenzione alla ragione per cui Maria è detta beata: non tanto per il suo essere la madre di Dio, quanto per aver creduto in Lui e aver messo in pratica la parola ascoltata. Quindi, per il suo essere discepola.
Domande per il bambino
- Mi fido della parola di Dio anche quando non capisco tutto?
- Metto in pratica ciò che ascolto durante il catechismo?
- La mia fede si vede nelle mie scelte?
- Credo che Dio possa compiere cose grandi anche attraverso di me?
- Che cosa mi chiede oggi la parola del Signore?
Il Magnificat: ringraziare e lodare Dio
Il canto di Maria, il Magnificat, esprime questa gioia profonda e la fiducia nel disegno di Dio, che rovescia i potenti e innalza gli umili.
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.»
Qui Maria non solo accoglie il mistero divino, ma celebra l’azione di Dio che rovescia i potenti e innalza gli umili.
La sua voce diventa così simbolo di fiducia, gratitudine e speranza per tutti i credenti, che trovano in questa festa un invito a lodare il Signore con lo stesso spirito di umiltà e fede.
Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Domande per il bambino
- Per quali doni posso ringraziare Dio?
- Riconosco il bene che ricevo ogni giorno?
- Dico “grazie” alle persone che mi aiutano?
- Mi ricordo dei poveri, degli affamati e di chi soffre?
- Uso i miei doni per servire oppure solo per me stesso?
Maria rimane con Elisabetta
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Maria va a trovare Elisabetta, chi poteva capirla meglio di lei? Parlano dei figli che attendono, Gesù e Giovanni. Lo Spirito Santo inonda la scena della Visitazione.
È sì, Maria va in fretta, ma poi è capace di restare. Tre mesi dice il vangelo.
Maria non compie soltanto una visita veloce: rimane accanto a Elisabetta per un tempo lungo. La sua carità diventa presenza fedele, attenzione quotidiana e aiuto concreto.
Domande per il bambino
- Resto vicino a chi è triste anche quando non è facile?
- So dedicare tempo agli altri?
- Mi fermo ad ascoltare oppure mi allontano subito?
- Aiuto in casa senza aspettare che qualcuno me lo ordini?
- La mia disponibilità dura solo per poco oppure sono fedele?
Servire con gesti semplici
In questo gesto si rivela l’essenza dell’amore cristiano, fatto di cura e disponibilità.
Maria è piccola ed insieme è la madre del Signore. Dio l’ha chiamata a qualcosa di grande, grandissimo: semplicemente impossibile per l’uomo, ma questo avviene in una storia semplice e concreta, fatta di visite e di vita quotidiana.
Il gesto di Maria mostra che non servono azioni straordinarie per amare: una visita, un saluto, un abbraccio, una parola buona e un aiuto offerto al momento giusto possono diventare segni della presenza di Dio.
La visitazione rappresenta, a tutti gli effetti, un messaggio universale di speranza, fede e servizio.
Esame di coscienza personale
- Mi sono alzato per aiutare? Quando qualcuno ha avuto bisogno di me, ho risposto con disponibilità?
- Ho ascoltato? Ho prestato attenzione alle parole degli altri senza pensare soltanto a me?
- Ho salutato con affetto? Ho mostrato gentilezza alle persone che ho incontrato?
- Ho portato gioia? Le mie parole e i miei gesti hanno reso più serena la giornata di qualcuno?
- Ho detto bene degli altri? Ho saputo riconoscere le loro qualità e il bene che hanno compiuto?
- Sono stato umile? Ho cercato di apparire migliore degli altri?
- Ho avuto fede? Mi sono fidato di Dio anche quando non comprendevo tutto?
- Ho ringraziato? Ho riconosciuto i doni ricevuti da Dio e dalle persone?
- Ho condiviso? Ho pensato a chi ha meno di me?
- Sono rimasto vicino? Ho sostenuto qualcuno anche dopo il primo momento?
Una preghiera guidata sulla Visitazione
Mi preparo
Chiudo gli occhi, mi concentro sul momento presente, libero la mente da preoccupazioni e pensieri, esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore.
Entro nel testo
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti.
E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Rifletto sulle domande
- A che scelta mi chiama, oggi, il Signore?
- Quando ho sentito agire Dio attraverso la mia piccolezza?
- In che luogo della mia vita desidero che Maria passi a visitarmi?
- Chi posso andare a trovare o aiutare?
- Quale parola buona posso dire oggi?
- Come posso portare gioia alla mia famiglia?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi. Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.
Un impegno concreto
La Visitazione diventa un esame di coscienza quando il bambino passa dalle parole ai gesti: può salutare una persona con affetto, aiutare in casa, ascoltare chi è triste, condividere qualcosa, dire una parola buona o visitare qualcuno che si sente solo.
Maria insegna che la fede non rimane chiusa nel cuore, ma diventa movimento, incontro, servizio, gratitudine e gioia.
Il bambino può scegliere un impegno semplice: fare oggi un gesto di aiuto senza essere obbligato, ringraziare Dio per un dono ricevuto e pregare per una persona che ha bisogno di consolazione.