La “legge” di Padre Pio si può riconoscere in una vita fondata sulla preghiera, sulla fiducia in Dio, sull’obbedienza, sulla penitenza e sulla fedeltà alla Santa Messa e alla vocazione religiosa. Per Padre Pio, la vita spirituale non poteva ridursi a parole o ad adattamenti esteriori: richiedeva anima, cuore, intelligenza, amore e perseveranza.
Padre Pio era un modello di rispetto e di sottomissione verso i suoi superiori religiosi ed ecclesiastici, specialmente quando era perseguitato. Malgrado ciò, non poté restare silenzioso davanti alle deviazioni che erano funeste alla Chiesa.
La preghiera come fondamento della vita cristiana
La devozione al Signore gli ha permesso di apprezzare la vita che gli era stata data e di condividere molte parole di saggezza importanti oggi quanto lo erano quando le ha pronunciate, cinque decenni fa. «Prega, spera e non preoccuparti. La preoccupazione è inutile. Nostro Signore misericordioso ascolterà la tua preghiera».
«La società di oggi non prega, per questo si sta sgretolando». «La preghiera è l’arma migliore che possediamo, la chiave che apre il cuore di Dio».
Per Padre Pio, la preghiera non era una pratica marginale, ma il mezzo principale per mantenere l’anima orientata verso Dio. Anche nei momenti di stanchezza, di prova o di turbamento, il cristiano doveva tornare a Cristo con fiducia.
- «Devi parlare a Gesù anche con il cuore, oltre che con le labbra; in realtà, in certi casi devi parlare con Lui solo con il cuore».
- «Non preoccuparti delle cose che suscitano preoccupazione, disordine e ansia. Solo una cosa è necessaria: elevare il tuo spirito e amare Dio».
- «Dobbiamo sempre avere coraggio, e se sopravviene un’apatia spirituale corriamo ai piedi di Gesù nel Santissimo Sacramento e collochiamoci in mezzo ai profumi celesti, e recupereremo senza dubbio la nostra forza».

La Santa Messa e il Santissimo Sacramento
La centralità dell’Eucaristia emerge con particolare forza nelle parole attribuite a Padre Pio: «Per il mondo sarebbe più facile esistere senza il sole che senza la Santa Messa». La Santa Messa è presentata come il centro della vita della Chiesa e come un bene indispensabile per il mondo.
«Mille anni di gloria umana non valgono neanche un’ora nella dolce comunione con Gesù nel Santissimo Sacramento». Nei momenti di aridità spirituale, Padre Pio invitava quindi a cercare la presenza di Cristo, riconoscendo nel Santissimo Sacramento la sorgente della forza interiore.
Obbedienza, virtù e amore
La legge spirituale di Padre Pio comprendeva una stretta relazione tra obbedienza, virtù, bontà, amore e vita eterna. «Dove non c’è obbedienza non c’è virtù; non c’è bontà né amore. E dove non c’è amore non c’è Dio. Senza Dio non possiamo raggiungere il Cielo».
«Queste virtù formano una scala; se manca un gradino cadiamo». L’obbedienza, in questa prospettiva, non è separata dall’amore, ma ne costituisce una delle espressioni concrete.
Nella vita religiosa, Padre Pio visse personalmente il rispetto verso i superiori, anche quando attraversava persecuzioni e incomprensioni. La sua fermezza contro ciò che riteneva dannoso per la Chiesa non nasceva dunque da uno spirito di ribellione personale, ma dalla convinzione che l’obbedienza a Dio e la difesa della verità dovessero rimanere inseparabili.
La posizione attribuita a Padre Pio sul Concilio e sulla riforma liturgica
Il sito lafedecattolicacristiana.blogspot.it riporta alcune notizie in merito a cosa san Pio da Pietrelcina pensò a proposito del Concilio e di alcune riforme legato a questo evento. Il sito, a sua volta, ha ripreso da Lettre aux Amis de Saint François del Monastero di Morgon, di Fr. Jean, OFM Cap., febbraio 1999, fasc. n. 17.
Prima della fine del Concilio, nel febbraio 1965, qualcuno gli annunciò che presto si sarebbe celebrata la Messa secondo il nuovo rito, ad experimentum, in lingua volgare, rito che era stato composto da una commissione liturgica conciliare al fine di rispondere alle ispirazioni dell’uomo moderno.
Padre Pio scrisse immediatamente a Paolo VI, prima ancora di avere visto il testo, per chiedergli di essere dispensato da questa esperienza liturgica e di potere continuare a celebrare la Messa di San Pio V.
Quando il Cardinale Bacci venne a visitarlo per portargli l’autorizzazione richiesta, Padre Pio si lasciò sfuggire un lamento in presenza del messaggero del papa: «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio».
Quello stesso anno, in mezzo all’euforia conciliare che prometteva una nuova primavera della Chiesa, egli confidò ad uno dei suoi figli spirituali: «In questo tempo di tenebre, preghiamo. Facciamo penitenza per gli eletti».
Queste parole vengono presentate come espressione della preoccupazione di Padre Pio per alcune trasformazioni che, a suo giudizio, rischiavano di compromettere la continuità della vita ecclesiale e liturgica. Il suo atteggiamento univa la sottomissione personale alle autorità alla libertà di manifestare una grave inquietudine davanti a ciò che considerava nocivo per la Chiesa.
La fedeltà alla vocazione francescana
Altre scene della vita del Padre sono molto significative; ad esempio, la sua reazione all’aggiornamento degli ordini religiosi voluta dal Vaticano II.
Nel 1966, il Padre Generale dei Francescani venne a Roma un po’ prima del capitolo speciale che doveva trattare delle costituzioni, al fine di chiedere preghiere e benedizioni a Padre Pio. Incontrò Padre Pio nel chiostro.
«Padre, sono venuto per raccomandare alle vostre preghiere il capitolo speciale per le nuove costituzioni….». Aveva appena pronunciato le parole “capitolo speciale” e “nuovi costituzioni”, che Padre Pio fece un gesto violento ed esclamò: «Tutto ciò è solamente un non-senso distruttore».
«Ma, Padre, dopo tutto, bisogna tenere conto delle giovani generazioni… i giovani si evolvono secondo le loro mode… ci sono dei bisogni, delle nuove richieste….». «La sola cosa che manca, disse il Padre, sono l’anima e il cuore, sono tutto, intelligenza e amore».
E partì per la sua cella, si rigirò e disse, puntando il suo dito: «Non dobbiamo snaturarci, non dobbiamo snaturarci! Al giudizio del Signore, San Francesco non ci riceverà come suoi figli»!
La preoccupazione centrale di Padre Pio non era quindi soltanto la conservazione di forme esteriori, ma il rischio che un adattamento privo di anima e di cuore finisse per alterare l’identità della vocazione religiosa. L’intelligenza e l’amore, secondo le parole attribuitegli, dovevano rimanere al centro di ogni rinnovamento.
La regola di San Francesco e l’abito religioso
Un anno dopo, la stessa scena si ripeté all’epoca dell’aggiornamento dei cappuccini. Un giorno, alcuni colleghi discutevano col definitore generale, il consigliere vicino al provinciale o al generale di un ordine religioso, quando Padre Pio, assumendo un atteggiamento scandalizzato, esclamò, con un sguardo severo nei suoi occhi: «Che cosa volete a Roma? Che cosa intrallazzate? Volete cambiare anche la regola di San Francesco»?
Il definitore replicò: «Padre, si vorrebbero proporre dei cambiamenti perché i giovani non vogliono più saperne della tonsura, dell’abito, dei piedi scalzi…».
«Cacciateli! Cacciateli! Che cosa bisogna dire? Forse che fanno un favore a San Francesco prendendo l’abito e seguendo la sua regola di vita, o non è piuttosto San Francesco che offre loro questo grande dono?».
In questo episodio, la fedeltà alla regola viene considerata come accoglienza di un dono, non come imposizione di un peso inutile. L’abito, la tonsura e i piedi scalzi sono ricordati nel contesto della forma di vita francescana alla quale il religioso sceglie di conformarsi.
| Ambito | Orientamento attribuito a Padre Pio |
|---|---|
| Preghiera | Arma migliore e chiave che apre il cuore di Dio |
| Santa Messa | Indispensabile per il mondo come il sole |
| Obbedienza | Fondamento della virtù, della bontà e dell’amore |
| Riforme religiose | Da accogliere senza perdere anima, cuore, intelligenza e amore |
| Regola francescana | Grande dono offerto da San Francesco |
Avanzare nella vita spirituale
Padre Pio descriveva la vita spirituale come un cammino che non ammette immobilità. «Nella vita spirituale, chi non avanza retrocede. È come una barca, che deve sempre andare avanti. Se si ferma, il vento la farà capovolgere».
Questa immagine collega la preghiera, la penitenza, la fedeltà e la perseveranza. Il cristiano deve continuare a orientarsi verso Dio, perché la stasi spirituale espone l’anima al disordine e alla perdita della direzione.
La lotta contro la tentazione
Padre Pio indicava anche mezzi concreti per affrontare le tentazioni: «I mezzi migliori per difendersi dalla tentazione sono questi: curare i propri sensi per salvarli dalla tentazione pericolosa, evitare la vanità, non permettere che il cuore si esalti, convincersi del male della compiacenza, fuggire l’odio, pregare ogni volta che è possibile».
La tentazione, se affrontata con pazienza e vinta con l’aiuto della grazia, può diventare occasione di merito spirituale: «Se l’anima sapesse quale merito si acquisisce nelle tentazioni subite con pazienza e vinte, sarebbe tentata di dire: “Signore, mandami le tentazioni”».
- Curare i propri sensi.
- Evitare la vanità.
- Non permettere che il cuore si esalti.
- Riconoscere il male della compiacenza.
- Fuggire l’odio.
- Pregare ogni volta che è possibile.
Maria, madre del cristiano
La fiducia cristiana, secondo Padre Pio, comprende anche il ricorso a Maria: «Dovete ricordare che in Cielo avete non solo un padre, ma anche una madre. Ricorriamo a Maria. Ella è totale dolcezza, misericordia, bontà e amore nei nostri confronti perché è nostra madre».
La devozione mariana viene presentata come una via di fiducia e di affidamento. Maria è ricordata come madre, associata alla dolcezza, alla misericordia, alla bontà e all’amore.
Le prove, le stigmate e la sofferenza
L’amato Padre Pio è morto 52 anni fa. Per molti dei suoi 81 anni, l’umile frate cappuccino ha portato le stigmate e ha dovuto affrontare il dolore, l’incomprensione, la controversia, il rifiuto e altre profonde sofferenze.
Padre Pio ha affrontato le prove e ha abbracciato tutto ciò che Dio gli dava, comprese molte visioni. La sua devozione al Signore gli ha permesso di apprezzare la vita che gli era stata data e di condividere molte parole di saggezza importanti oggi quanto lo erano quando le ha pronunciate, cinque decenni fa.
La sofferenza, nella sua esperienza, non viene descritta come una realtà priva di senso, ma come una prova vissuta nella fede. Preghiera, penitenza e fiducia permettono di attraversare il dolore senza trasformarlo in disperazione.
La bilocazione nella testimonianza dei confratelli
Il Signore, per il bene delle anime, volle arricchire Padre Pio di molti doni, tra cui quello della bilocazione, dono che consente “la presenza simultanea di una persona in due luoghi diversi”.
Di questo dono ha parlato spesso Padre Carmelo Durante: «Come facevo di frequente, una sera, prima di scendere a cena, mi attardavo verso la porta della cella n. 1 del Padre, per darti la buonanotte. Quella sera notavo nel Padre una certa fretta, di cui non mi rendevo conto abbastanza».
«Ma, ad un dato momento del colloquio, Egli mi abbandonò dolcemente, dicendo: “Questa sera ho fretta, perché devo fare un lungo viaggio”. Ed io, pronto: “dove deve andare?”. Ed egli ripeté: “Devo fare un lungo viaggio”, che dopo qualche secondo, aggiunse, con un sorrisetto: “E per fare questo viaggio non ho bisogno del permesso del superiore”».
Da notare che ogni frate, per regola, non può intraprendere viaggi senza il dovuto permesso del superiore. Ma il Padre, naturalmente, per i suoi viaggi in bilocazione, era esente dalla regola comune, perché lui aveva il “permesso” del tutto straordinario, del superiore di tutti i superiori, Cristo Nostro Signore.
Perciò quella sera, dopo le suddette parole, non mi rimase che salutarlo, baciargli la mano come al solito ed augurargli un buon viaggio.
Padre Pio e la prima bilocazione
Il viaggio Roma-New York e l’“istante” della bilocazione
Un giorno a refettorio si parlava del più del meno. Ricordo che nella conversazione, io facevo la parte principale, non chiudendo bocca nel mettere in risalto un fatto allora inaudito: un aereo - non ricordo di quale compagnia - aveva fatto il viaggio Roma - New York senza scalo in sole 6 ore.
A me e agli altri pareva una cosa incredibile! Il padre, fino ad allora taciturno, intervenne nel mezzo della conversazione domandando: “Quanto tempo? Quante ore?”. Io ribattei, sempre più meravigliato: “Padre, 6 ore, e quel che conta di più senza scalo”.
Il padre, anche lui meravigliato, ma alla rovescia esclamò: ” 6 ore! Mamma mia quanto tempo!…Quando ci vado io ci metto un istante”, e ciò dicendo, fece schioccare il pollice e l’indice della mano destra.
Noi chiederemo spiegazione del fatto al padre ma egli si trincerò nelle parole: “Già ho detto! Già ho detto!”. Sei ore, di fronte un” istante” erano davvero troppe! Ma era l’istante misterioso di un uomo in bilocazione.
La visita alla Terra Santa
Una sera, mentre stavamo, come al solito tutti sull’uscio della cella numero 1, parlando di varie cose, all’improvviso il padre mi confidò: “Devo fare una visita alla Terra Santa”. Ed io subito pronto: “Perché, perché, non porta anche me?”.
Ed egli, ha risposto: “No! perché rimarresti male impressionato”. Allora non capii la ragione dell’affermazione del padre, pensando alla terra di Gesù: che motivo c’era di impressionarsi?.
Ma, molti anni dopo, vi andai in pellegrinaggio ed allora mi resi conto delle parole dell’amato padre, osservando il miscuglio di religione, che profano quei luoghi santi.
La chiesetta di Sant’Anna presso Foggia
Un anno, era il 25 luglio egli mi chiese, se ero disposto ad andare, l’indomani a celebrare la messa in una chiesetta di campagna dedicata a Sant’Anna ubicata nei pressi dell’aeroporto della Amendola, a Foggia. Naturalmente, io accettai volentieri.
L’indomani, con la corriera, fui sul posto e, per prima, mi presentai per le confessioni di quei coltivatori diretti della zona, e dopo celebrai nella chiesetta il santo sacrificio con soddisfazione di tutti.
Al ritorno, Il padre amato, tra le altre cose mi chiese come era fatta la chiesetta. Io descrissi: piccola rettangolare con due finestre ognuno ai due lati.
A questo punto interviene lui: “Due finestre - esclamò - e la terza in fondo non l’hai vista?”. Io subito mi ricordai imbarazzato dissi: “Ma, Padre, se ne sa più lei che non c’è stato, che io che ci sono stato! Lei mi prende in giro e mi domanda quello che già sa!”.
Lui mi schermì dicendo che non era quella la sua intenzione, cioè di prendermi in giro, ma solo di completare la descrizione della chiesetta.
Quanto umiltà e quanta semplicità in queste parole, tese a nascondere il dono di Dio, della bilocazione! Ma, quella terza finestra ne fu testimonianza.
In convento poi seppi infatti che quella mattina del 26 luglio Il padre aveva svolto il suo apostolato normalmente. Perciò quella fu un’altra prova del privilegio goduto da Padre Pio: essere simultaneamente in luoghi diversi.