La diplomazia pontificia: aspetti ecclesiastico-canonistici

La diplomazia pontificia è il servizio attraverso il quale la Santa Sede mantiene i contatti con le Chiese locali, i governi, le organizzazioni internazionali e la società civile, permettendo al Successore di Pietro di svolgere il proprio ruolo di centro di unione e di guida per l’intera famiglia dei cristiani.

Non si tratta soltanto di una diplomazia politica o statale, ma di un’attività nella quale la rappresentanza internazionale è inseparabile dalla dimensione ecclesiale e pastorale. Il diplomatico della Santa Sede è sempre un ecclesiastico e quindi sempre un pastore, sia che visiti una diocesi e incontri comunità cristiane, sia che presenti il punto di vista del Papa ad un governo o intrattenga relazioni con i colleghi del Corpo Diplomatico.

Il libro di Matteo Cantori

“La Diplomazia Pontificia: aspetti ecclesiastico-canonistici” è un manuale di divulgazione sulla diplomazia pontificia, utile tanto agli esperti della materia quanto anche ai neofiti del diritto.

La tesi in Diritto Ecclesiastico sulla Diplomazia Pontificia viene ampliata, modificata e resa fruibile sotto forma di manuale scientifico e divulgativo.

Il libro si colloca nel campo degli studi storico-giuridici sulle rappresentanze pontificie e intende offrire uno strumento di ausilio allo studio delle rappresentanze vaticane. Non si tratta soltanto di un testo di mera esposizione, ma ha pure la pretesa di voler permettere al lettore una riflessione atta a far comprendere appieno il ruolo dei diplomatici vaticani, figure di grande rilievo, ma, alle volte, scarsamente considerate.

Matteo Cantori, giunto al termine dell’iter universitario, ha deciso di difendere una tesi sugli aspetti ecclesiastico-canonistici della Diplomazia Pontificia; il desiderio era quello di riannodare i fili di un discorso di analisi storico-giuridica dell’argomento stesso, a coronamento degli studi in Legge.

Successivamente, i tre capitoli della tesi di laurea, storico, giuridico, di rapporto con le organizzazioni internazionali, sono stati rivisti, modificati, in alcuni punti, ampliati, al fine di poter offrire uno strumento di ausilio allo studio delle rappresentanze pontificie.

La struttura dell’opera

Il libro si articola in 3 capitoli: il primo sviscera l’aspetto storico della diplomazia, il secondo l’aspetto giuridico, il terzo analizza i rapporti tra la Chiesa e la Mondialità, l’Onu e la Santa Sede, l’OMS, l’Unicef ecc., ed ogni capitolo poi si chiude con un’appendice.

Ha predisposto così tre capitoli, ciascuno dei quali termina con un’appendice per il riepilogo e l’approfondimento di qualche tematica specifica.

  • Il primo capitolo affronta l’aspetto storico della diplomazia pontificia.
  • Il secondo capitolo esamina l’aspetto giuridico ed ecclesiastico-canonistico.
  • Il terzo capitolo analizza il rapporto tra la Chiesa, la mondialità e le organizzazioni internazionali.
  • Le appendici offrono strumenti di riepilogo e approfondimento su tematiche specifiche.

La ricerca non si è limitata agli archivi, ma si è estesa anche utilizzando contatti con persone che vivono o hanno vissuto in prima persona l’esperienza del lavoro nelle Rappresentanze della Santa Sede nel mondo.

Nella prefazione, infatti, il Presule richiama le fonti utilizzate dall’autore: non solo fonti classiche, librarie, manualistiche, ma pure ricerche e trattazioni, dialoghi con chi ha lavorato nelle rappresentanze pontificie.

Alla chiarezza dell’esposizione e all’abbondanza dell’informazione fornita, si aggiunge quindi la freschezza di una narrazione che arricchisce l’opera e ne rende la lettura utile e attraente.

Il significato della diplomazia pontificia

Una cosa che andrebbe capita subito è invece il ruolo di strumento che la diplomazia svolge, facilitando i contatti tra i paesi e permettendo il dialogo, anche quando il mondo politico ha creato ragioni di tensione e di ostilità.

Il Corpo Diplomatico, in ogni paese, è un luogo di contatti umani e professionali aperti e sinceri: non si nasconde il problema, ma si cercano cammini per risolverlo.

La vera e propria differenza tra la diplomazia della Santa Sede e quella cosiddetta “laica” ovvero “civile” risiede nell’opera a tutto campo che la Chiesa Cattolica realizza attraverso i suoi rappresentanti in ogni parte del mondo.

Non è la diplomazia della Chiesa per i cattolici o per i cristiani in genere. Ma, più semplicemente, credo si tratti della rappresentanza in favore della pace, del progresso dei popoli, delle nazioni, della tutela della “casa comune”.

Il fatto di non rappresentare una superpotenza, né nell’ordine militare né in quello economico o politico, ma di parlare a nome del Vescovo di Roma, dà alla voce del rappresentante diplomatico della Santa Sede una autorevolezza unica.

La diplomazia della Santa Sede non fonda la propria efficacia sulla forza militare, economica o commerciale, ma sulla forza della convinzione e sulla validità di un messaggio che non diventa mai obsoleto, ma che rinnova la sua adeguatezza ad ogni tempo e in ogni situazione.

Le Nunziature Apostoliche

Le Nunziature Apostoliche sono le rappresentanze della Santa Sede presso gli Stati e costituiscono uno degli strumenti principali attraverso i quali il Papa mantiene relazioni con le autorità civili e con le Chiese locali.

La prova dell’utilità del servizio diplomatico della Santa Sede è data dal fatto che proprio in questi anni, e quindi in questo tempo “dopo il Concilio”, la presenza delle Rappresentanze del Papa è diventata più estesa che mai, triplicando il numero dei Paesi sovrani che mantengono rapporti diplomatici con la Santa Sede.

Non per nulla, gli ultimi stati che non volevano intrattenere rapporti diplomatici con la Santa Sede, per ragioni storiche o costituzionali, hanno ormai superato le loro riserve e difficoltà.

E tutte quelle nazioni che, in un passato ancora recente ma nello stesso tempo tanto lontano, facevano parte dell’Unione Sovietica, hanno voluto allacciare relazioni con questa realtà soprannazionale, che basa la sua missione e il suo prestigio su ragioni esclusivamente evangeliche.

Per illustrare la difficoltà di comprendere bene il senso del servizio diplomatico nella Chiesa, faccio riferimento ad un episodio, accadutomi in un paese di missione, proprio nei primissimi anni del mio servizio, quando ero semplice segretario.

Una domenica sera, terminato il lavoro pastorale, ero rimasto a cena in parrocchia, con i due missionari e con alcuni laici volontari, che erano venuti dalla brousse e restavano alcuni giorni nella capitale.

C’era anche un sacerdote francese, in una breve visita. Durante il pasto, qualcuno, per scherzare con me, menzionò la Nunziatura Apostolica.

L’ospite francese, che non mi conosceva e non aveva capito la ragione della battuta, si lanciò in una invettiva contro le Nunziature, che non servono a niente e sono solo uno strumento di potere, fuori posto “dopo il Concilio”.

La sparata fu accolta da un silenzio imbarazzato, che io ruppi, dicendo: “Ma lei si rende conto che parla male di quello che mi fa guadagnare il pane quotidiano?”

E, al suo stupore, aggiunsi: “Io lavoro in Nunziatura. Se abolissero le Nunziature, cosa potrei fare io che sono soltanto capace di fare il segretario?”

Si rise, e l’atmosfera si distese. Poco dopo, il prete, che sedeva al mio fianco, mi sussurrò: “Sono contento che lei sia nella Nunziatura, perché, vede, non ho mai capito cosa si fa in Nunziatura. Forse me lo potrebbe spiegare lei”.

Quindi polemizzava con forza, ma non sapeva nulla sul tema. Mi presi una piccola rivincita, fondamentalmente cattiva, perché gli dissi: “Stia tranquillo, Padre, in paradiso ci si va anche senza sapere a cosa servono le Nunziature”.

Il ruolo ecclesiale del Nunzio Apostolico

Il Nunzio apostolico ha un doppio ruolo in quanto esso è accreditato presso il Governo e presso la Conferenza Episcopale ed in ambedue i casi esso rappresenta, in quel territorio, il Papa che, in quanto Capo della Chiesa Cattolica, non è un capo di Governo.

Non c’è, né può esserci, una duplicità di funzioni, perché il diplomatico della Santa Sede è sempre un ecclesiastico e quindi sempre un pastore, sia che visiti una diocesi e incontri comunità cristiane, sia che presenti il punto di vista del Papa ad un governo o intrattenga relazioni con i colleghi del Corpo Diplomatico.

Mi preme anche sottolineare che un Nunzio Apostolico non vive in una continua schizofrenia, separando i suoi momenti da diplomatico da quelli vissuti come pastore.

Se poi volessimo valutare la proporzione tra l’uno e l’altro aspetto del lavoro, non credo sia lontano dalla verità dividere le parti tra un 5% di ruolo politico e un 95% di ruolo pastorale.

Dimensione del servizioProporzione indicata
Ruolo politico5%
Ruolo pastorale95%

I valori che si seguono svolgendo il ruolo di Nunzio Apostolico sono quelli propri del Vangelo e, sovente, è difficile svolgere al meglio questa missione in quei paesi ed in quelle circostanze dove il dialogo può diventare difficile a causa delle oggettive condizioni in cui si trova quella particolare realtà politica.

La pastoralità viene messa al servizio della diplomazia ed in certi periodi storici complessi essa è il valore aggiunto necessario per tessere relazioni anche negli stati “più difficili”.

I Nunzi apostolici non sono laici, vengono scelti fra gli arcivescovi in quanto la diplomazia non è un mero esercizio dell’arte del trattare, per conto dello Stato, di affari di politica internazionale, ma è anche un grande esercizio pastorale.

La funzione di collegamento tra Roma e le periferie

Il Rappresentante Pontificio funge da tramite con il mondo per tenere unito il cuore: Roma con le Periferie e, a questo proposito, è significativo il nome del Pontifice che in latino significa colui che fa i ponti, che crea collegamenti tra Roma e la zona in cui si trova a vivere e operare.

Il ponte che deve collegare e rendere più agevole possibile il collegamento tra Roma e le zone di missione è una delle immagini più efficaci per comprendere il servizio diplomatico della Santa Sede.

Quando mi domandano cosa sia la diplomazia del Papa ed il lavoro svolto dai suoi rappresentanti in tutto il mondo, sono solito rispondere la stessa cosa. E cioè che gli inviati del Papa si occupano di un continuo e raffinato lavoro di manutenzione di un ponte.

A sua volta il Nunzio apostolico ha il compito di rinforzare questo ponte compiendo “opere di manutenzione” al ponte, per cui è positivo che il Nunzio apostolico non sia un laico.

Il desiderio è far sì che nessuna periferia si senta così tanto lontana dal centro, dal cuore della cattolicità, dalla Sede di Pietro.

Papa Francesco, quindi, con lungimiranza e squisito spirito di servizio per i fratelli, desidera far sì che nessuna zona sia una periferia di Roma.

Basti pensare all’erezione di una terza Sezione della Segreteria di Stato, con lo scopo di seguire ancor più da vicino il personale diplomatico della Sede Apostolica, o al presentare la sede della missione come “casa del Papa”.

Schema collegamento Roma periferie

La rete di conoscenza delle realtà locali

Per il Nunzio Apostolico, ogni vescovo, ogni sacerdote, ogni cattolico può aiutare a conoscere le condizioni vere in cui vive la gente, i problemi veri che incontrano, i frequenti fenomeni di corruzione e, qualche volta, anche i progressi che si sono effettuati.

Questa capacità di “tastare il polso” delle diverse situazioni di una nazione, anche nel loro aspetto sociale e quindi politico, permette al Nunzio Apostolico di avere un ascolto attento, anche nei suoi contatti con le autorità di uno stato.

La rete della Diplomazia Pontificia, proprio negli incontri con i responsabili di Missione all’estero, ha una visione della situazione che non è solo politica ma anche socio-economica e, soprattutto, religiosa.

È questa rete ecclesiale, diffusa nelle diocesi, nelle parrocchie e nelle comunità, a consentire una conoscenza capillare delle condizioni concrete in cui vivono le persone.

La libertà della Chiesa e dei credenti

La preoccupazione del Nunzio nei contatti con i vari Governi deve essere quella di garantire la libertà della Chiesa, la libertà di culto e di coscienza, di contatto e di azione per i Vescovi e i Sacerdoti e per il popolo che si trova a vivere in una realtà politica dove svolge un ruolo minoritario.

Gli spazi di libertà per i quali nei paesi democratici non c’è bisogno di lottare, sono duri da conquistare in tutti quei paesi non democratici e sono minimi in quei paesi dove si cerca di sostituire la vicinanza politica alla fede cattolica come sta avvenendo in molti paesi asiatici.

Il problema più grande su cui i Nunzi apostolici hanno lavorato in passato e continuano a lavorare anche oggi è proprio quello di mantenere la Libertà e di permettere ai cattolici di professare liberamente il loro credo religioso.

Il servizio diplomatico della Santa Sede comprende quindi la tutela delle condizioni necessarie alla vita della Chiesa: la libertà di culto, la libertà di coscienza, la possibilità per i vescovi e i sacerdoti di svolgere la propria missione e la possibilità per i cattolici di vivere pubblicamente la propria fede.

Diplomazia, dialogo e risoluzione dei conflitti

I diplomatici svolgono un ruolo difficilissimo che consiste nel creare le condizioni affinché si pongano le dovute soluzioni agli errori compiuti da altri, cercando di risolvere al meglio i conflitti anche tra paesi che non hanno rapporti politici costruttivi.

Indubbiamente, la cosiddetta “moral suasion” diplomatica ha un’influenza non indifferente sui fronti più difficili.

Lì, in modo particolare, emerge la capacità da parte del rappresentante pontificio di giungere ad accordi. Di bloccare uno scontro ovvero facilitare un incontro. Di prendere in mano la situazione in maniera sì decisa, eppure altrettanto delicata.

Nell’opera di mediazione e manutenzione del ponte tra Roma e la missione, il rappresentante pontificio dev’essere fratello tra i fratelli.

Egli dev’essere fratello maggiore per i Vescovi del luogo, come pure referente della classe politica locale.

Una differenza fondamentale tra i diplomatici di stati sovrani ed i diplomatici della Santa Sede sta nel fatto che, mentre da una parte ci si basa su evidenti relazioni di forza, ormai non solo militari ma soprattutto economiche e commerciali; dalla parte della Santa Sede c’è la sola forza della convinzione e della validità di un messaggio che non diventa mai obsoleto, ma che rinnova la sua adeguatezza ad ogni tempo e in ogni situazione.

Questo non vuol dire che ogni volta che, direttamente o attraverso i suoi rappresentanti, il Papa parla di temi che toccano da vicino importanti questioni sociopolitiche, la sua voce è accolta e il suo messaggio seguito: ascoltare, e ascoltare con attenzione, è una cosa; mettere in pratica è qualcosa di totalmente diverso.

La diplomazia pontificia e la pace

Basterebbe scorrere la posizione assunta dai diversi Pontefici di fronte alle minacce di una guerra: concretamente, la loro parola non è mai stata accettata, ma, a cose purtroppo fatte, si è capito che proprio loro avevano ragione.

Benedetto XV è stato svillaneggiato dagli interventisti italiani, ma la prima Guerra Mondiale è stato davvero “un inutile massacro”; gli appelli estremi di Pio XII sono stati passati in silenzio, ma gli anni del secondo conflitto mondiale hanno dimostrato che, se “nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra”.

Fino ad arrivare all’affermazione di San Giovanni Paolo II, che, a chi stava preparando l’intervento militare in Iraq, ha detto: “È facile cominciare una guerra. Quello che è difficile è finirla”.

Ancora oggi misuriamo l’evidenza di questo principio.

Il rapporto con le organizzazioni internazionali

Il terzo capitolo analizza i rapporti tra la Chiesa e la Mondialità, l’Onu e la Santa Sede, l’OMS, l’Unicef ecc.

La diplomazia pontificia si confronta con le istituzioni internazionali e con le principali questioni che riguardano la comunità mondiale.

La vera e propria differenza tra la diplomazia della Santa Sede e quella cosiddetta “laica” ovvero “civile” risiede nell’opera a tutto campo che la Chiesa Cattolica realizza attraverso i suoi rappresentanti in ogni parte del mondo.

La rappresentanza in favore della pace, del progresso dei popoli, delle nazioni, della tutela della “casa comune” amplia il campo d’azione della diplomazia pontificia oltre la difesa di interessi territoriali o di potenza.

La geopolitica della misericordia

La geopolitica della misericordia di Francesco è, a mio avviso, un potenziamento dell’attività diplomatica della Santa Sede.

Si tratta della rappresentanza in favore della pace, del progresso dei popoli, delle nazioni, della tutela della “casa comune”.

Il ponte che deve collegare e rendere più agevole possibile il collegamento tra Roma e le zone di missione è una delle immagini attraverso le quali viene descritta la diplomazia del Papa.

La diplomazia al servizio dell’umanità comprende la capacità di avvicinare il centro e le periferie geografiche ed esistenziali, mantenendo aperti i canali di ascolto e di dialogo.

La diplomazia della Santa Sede e la Cina

Si tratta di un’ostpolitik originale. Ma come tutte le ostpolitik vaticane che la storia ci ha insegnato, mi sovviene quella del cardinal Agostini Casaroli, è condita di tanta pazienza e buona volontà.

Se mi è consentito, mi sentirei di definirla non tanto una vera e propria ostpolitik con le tinte del passato, quelle che alle volte i mezzi di informazione e prima ancora la manualistica ci presentano.

Quanto piuttosto vorrei definirla un cammino comune tra Santa Sede e Cina, all’insegna esclusivamente della pastoralità di intenti.

Forse potrebbe apparire una definizione superficiale quella che ho voluto fornire. Ma credo che sia quella che possa meglio fotografare la situazione attuale, se si valuta ed analizza esternamente.

La dimensione pastorale del servizio diplomatico

Mettiamo subito da parte l’idea che si tratti di un ambiente mondano: anche per i diplomatici laici, la vita di rappresentanza è tutt’altro che facile e richiede una grande capacità di distacco e tanta apertura all’accoglienza di culture e mentalità diverse.

Ci sono, si sa bene, i famosi ricevimenti, che sono però solo brevi parentesi e che, quando non sono noiosi, sono circostanze ottime per incontri e scambi informali di notizie e di opinioni.

Molti problemi sono stati risolti in conversazioni apparentemente occasionali, che erano però state ricercate fin dall’inizio, per concludere qualcosa di positivo con un interlocutore appositamente cercato.

Il Nunzio dedica il 95% del suo tempo al lavoro di Chiesa riservando un 5% ai ricevimenti diplomatici che non debbono essere valutati come una pura occasione mondana costituendo invece occasioni straordinarie per l’incontro tra le diverse sensibilità e per la definizione delle questioni aperte.

È proprio durante i ricevimenti che magari, per caso, si può introdurre un argomento o problematica che può portare facilmente a trovare la giusta soluzione.

La formazione e il percorso di Matteo Cantori

Matteo Cantori è un giovane giurista marchigiano, di formazione classica.

Classe 1989, Matteo Cantori è un giurista marchigiano di formazione classica, impegnato nell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo; è appassionato di studi internazionalistici e di giornalismo d’inchiesta.

Appassionato di studi internazionalistici e giornalismo, si laurea in Legge a Roma, difendendo una tesi in Diritto Ecclesiastico sulla Diplomazia Pontificia.

A partire da quando all’Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma, il segretario nel comitato di lavoro diocesano di Ancona-Osimo aveva discusso, con relatore il giurista Francesco Ricciardi Celsi, una tesi dal titolo “La Diplomazia Pontificia: aspetti ecclesiasticistico-canonistici”.

L’idea della realizzazione di questo libro sia stata conseguente ad una tesi di Laurea in diritto Ecclesiastico che gli ha permesso di incontrare Mons. Giovanni Tonucci, per molti anni Nunzio in diversi paesi, il quale si è reso disponibile a trovare una pista di ricerca utile a sviluppare il tema della Diplomazia Pontificia.

Durante questa esperienza ho potuto constatare che i testi conosciuti che hanno trattato questo tema sono solo tre: uno a cura di Mario Riberi, l’altro a cura di Gino Cardinale scritto in francese di cui esistono pochissime copie e il terzo dello Staffa anche questo presente in pochissime Biblioteche.

Partendo dalla consapevolezza della ridotta produzione scientifica sul tema della diplomazia pontificia, seguendo le indicazioni formulate da Mons. Giovanni Tonucci, Matteo Cantori ha deciso di rivedere la sua tesi e di ampliarla ed arricchirla arrivando ad una compiuta pubblicazione.

La prefazione di Giovanni Tonucci

La prefazione di mons. Giovanni Tonucci, Arcivescovo-Prelato di Loreto, infine, vuole stuzzicare ad una lettura ragionata ed appassionata, forte dell’esperienza diplomatica pluridecennale del prefatore stesso.

Il prefatore pone il testo in successione ai due volumi “storici” del medesimo tema: il volume di Igino Cardinale e quello di Mario Oliveri.

Le Nunziature Apostoliche sono state oggetto di studio attento in più occasioni.

La prima, di Monsignor Igino Cardinale, “Le Saint-Siège et la Diplomatie”, pubblicata nel 1962.

Di questa opera, lo stesso autore, ormai Nunzio Apostolico in Belgio e presso la Comunità Europea, pubblicò negli anni ’70 una nuova edizione in lingua inglese, completamente aggiornata, ma della quale sembra che si sia persa completamente la memoria.

La seconda ha come autore Monsignor Mario Oliveri, al presente Vescovo di Albenga - Imperia: “Natura e funzioni dei delegati pontifici nella storia e nel contesto ecclesiologico del Vaticano II”.

Il volume prende le mosse dal Motu Proprio di Paolo VI “Sollicitudo omnium Ecclesiarum”, ma non si limita ad esserne un commento, e allarga l’esposizione alla storia e al significato del servizio diplomatico del Papa.

Di quest’ultima opera si attende una nuova edizione aggiornata, che si spera possa vedere presto la luce.

Giovanni Tonucci, diplomatico e pastore

Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel 1971, mons. Giovanni Tonucci viene consacrato Vescovo il 6 Gennaio 1990.

È stato Nunzio in Bolivia, Kenia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca ed Islanda; per un periodo, è stato anche Osservatore Permanente presso l’UNEP e l’UN-HABITAT.

Dal 2007, è Arcivescovo-Prelato di Loreto e, dal 2014, Delegato Pontificio della Basilica di Sant’Antonio in Padova.

A concludere la presentazione è stato Mons. Giovanni Tonucci, Arcivescovo di Loreto, che è intervenuto mettendo in rilievo l’esperienza molto importante compiuta come Nunzio apostolico in sette paesi di tre continenti.

La fortuna più grande che può avere un Nunzio è quella di lavorare in paesi lontani dal centro, con la possibilità quindi di esercitare il proprio ministero in piena libertà, e facendo uso delle conoscenze e dell’esperienza maturata durante la diretta permanenza sul posto.

Le presentazioni dell’opera

Il libro viene presentato martedì 18 Luglio 2017, alle ore 21:15, presso il Salone del Museo Diocesano di Osimo, in Piazza Duomo.

All’evento, oltre all’autore, partecipano S.E. Mons. Tonucci e S.Em.Card. Edoardo Menichelli, Arcivescovo di Ancona-Osimo.

Modera l’incontro il dott. Giacomo Galeazzi, giornalista e vaticanista del quotidiano La Stampa.

Si è svolta stamane presso la sede della Provincia di Fermo, la presentazione del volume “La Diplomazia Pontificia” di Matteo Cantori, la cui prefazione è stata curata da Mons. Giovanni Tonucci, Arcivescovo di Loreto.

Ad aprire i lavori è stato il Consigliere Provinciale Stefano Pompozzi, che dopo aver portato i saluti della Presidente Moira Canigola assente per impegni istituzionali, ha ringraziato Matteo Cantori per aver scelto la nostra Provincia come una delle tante tappe in Italia per la presentazione del suo lavoro pubblicato dalla Casa editrice “Tau Editrice” di Todi.

Il Consigliere Stefano Pompozzi ha messo in evidenza come “l’arte della diplomazia è una delle attività più complicate e nobile di ogni mestiere e allo stesso tempo molto gratificante e impegnativa.”

È prevista anche la presentazione del libro a Fano: giovedì 17 agosto alle ore 21.15 nella chiesa di Santa Maria del Suffragio, Via Martino da Fano.

L’evento è organizzato dalla Venerabile Confraternita di Santa Maria del Suffragio con il patrocinio della Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola.

Oltre all’autore interverrà S.E. Monsignor Giovanni Tonucci, Amministratore Apostolico della Prelatura di Loreto ed autore della prefazione del libro.

La diplomazia pontificia come servizio della Chiesa

Lasciando da parte episodi del genere, ormai lontani in ogni senso, cerchiamo di guardare sobriamente a questo servizio, nella vita della Chiesa, che riveste un’importanza fondamentale, nel permettere al Successore di Pietro di svolgere il suo ruolo di centro di unione e di guida per l’intera famiglia dei cristiani.

La sua ricerca si è collocata nel solco degli studi precedenti, ma ha cercato di offrire alla materia una forma chiara, accessibile e aggiornata.

Su questa scia si colloca lo studio ora redatto dal giovane studioso Matteo Cantori.

Mi sembra doveroso ringraziare il Dottor Cantori per la sua fatica. Il libro che egli ha prodotto merita di essere letto e studiato, e si rivelerà un utile sussidio per chi voglia comprendere in maniera corretta il significato di questo servizio della Chiesa, del quale si parla spesso ma si conosce poco.

Il ruolo del Nunzio Apostolico in Regno Unito

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