San Michele Arcangelo di Montespino a Montefortino

La Pieve di Sant’Angelo in Montespino, originariamente dedicata a San Michele Arcangelo, è una chiesa romanica che sorge sulla vetta del Montespino, nel territorio del Comune di Montefortino, in provincia di Fermo. Edificata in epoca longobarda intorno al VI secolo d.C., è considerata il sito religioso più antico e significativo della Diocesi di Fermo.

La pieve si eleva su un colle attorniato da una pineta, da cui la vista spazia a 360 gradi sulla catena dei Monti Sibillini, sulle colline marchigiane, sulla costa adriatica e sui Monti della Laga. Della costruzione originaria rimane oggi soltanto la cripta, mentre il complesso attuale deriva dall’ampliamento effettuato nell’XI secolo.

Posizione e paesaggio

La Pieve di Sant’Angelo in Montespino si trova lungo la strada che collega Montefortino e Montemonaco. Un bivio conduce alla chiesa, situata in vetta al Montespino.

A soli 6 km dal comune di Montemonaco si erge la Pieve di Sant’Angelo in Montespino. La pieve è circondata da un boschetto e da una spianata adiacente, mentre il panorama che si gode dal colle è spettacolare: la vista spazia dai monti Sibillini e, attraverso le colline arriva via via fino al mare e ai Monti della Laga.

Panorama dei Monti Sibillini dal Montespino

La strada per arrivarvi è alquanto impervia e stretta, con buche e avvallamenti. Il luogo conserva tuttavia un forte interesse paesaggistico, perché permette di osservare contemporaneamente l’area montana dei Sibillini, le colline marchigiane, la costa adriatica e i Monti della Laga.

Origini longobarde e prima architettura

Fu edificata nel VI sec. durante il periodo longobardo ed in origine era dedicata a San Michele Arcangelo. Secondo la tradizione, la chiesa venne costruita sui resti di un tempio pagano.

La Pieve si presentava a tre navate con copertura a capanna, era dotata di un presbiterio sopraelevato, di una doppia abside e di una cripta che a tutt’oggi risulta essere l’unica parte antica esistente.

Della costruzione originaria rimane, però, solo la cripta. Il complesso attuale è dovuto ad un ampliamento effettuato nell’ XI sec.

Il documento del 977

Il primo documento che riporta sue notizie è la “chartula convenientiae” del Gennaio 977 attestante il contratto di enfiteusi (diritto reale di godimento su una proprietà altrui) che il Vescovo di Fermo Gaidulfo stipula con il Conte Mainardo su circa tremila ettari.

Rimase sotto il controllo diretto della chiesa invece, la Pieve con le sue terre, abitazioni e oratori. Il documento più antico che parla della suddetta chiesa è datato 977.

L’ampliamento dell’XI secolo

Nell’XI sec. fu ampliata assumendo l’attuale conformazione ed il 16 Marzo del 1064, come riportato su di una lapide ora trafugata che era collocata su di una parete, venne consacrato l’altare maggiore dal Vescovo Ubalrico.

Il complesso attuale è dovuto ad un ampliamento effettuato nell’ XI sec.: l ‘altare fu, infatti, consacrato dal vescovo Ubalrico il 16 Marzo 1064, come testimoniava una lapide, appesa ad una parete, che venne in seguito trafugata.

Il ruolo della pieve nella Diocesi di Fermo

Tra il X ed il XII sec. la Pieve era, in ambito giurisdizionale, la più importante della Diocesi di Fermo ed il pievano, seppur dipendente dal Vescovo, esercitava in suo nome l’autorità su oltre cinquanta chiese dipendenti.

La chiesa, in passato, era custodita dal Pievano, il quale, oltre che esercitare il potere di governare su tutte le piccole chiese che sottostavano alla Pieve di Sant’Angelo in Montespino, custodiva e vigilava il tempio monumentale e faceva lavorare il patrimonio terriero del beneficio parrocchiale.

La Pieve non era quindi soltanto un edificio destinato alla celebrazione religiosa, ma il centro di un territorio comprendente chiese dipendenti, terre, abitazioni e oratori. Il pievano esercitava funzioni religiose e amministrative in nome del Vescovo di Fermo.

Il trasferimento del pievano a Montefortino

Dal XIII sec. i poteri civili e religiosi tendono a concentrarsi nel centro urbano di Montefortino portando il pievano a risiedere con sempre maggior frequenza entro le mura cittadine e la Pieve ad un lento ed inesorabile declino.

Nel 1308, dopo un atto vandalico subìto dal Pievano, egli fu costretto ad abbandonare la chiesa e trovò rifugio a Montefortino dove, negli anni 1328-1330, organizzò la difesa contro gli assalti contro il paese.

Nel 1444 il pievano, per sua comodità, fece erigere nel centro cittadino la Chiesa di Santa Maria Nuova, ora Chiesa di San Michele Arcangelo, con annessa la casa parrocchiale per farne la sua residenza stabile.

A sue spese, mandava nei giorni di festa un sacerdote per la celebrazione della Santa Messa. Il trasferimento della residenza del pievano contribuì a rendere meno centrale il ruolo della pieve sul colle e accompagnò il suo progressivo declino.

La torre e il campanile a vela

La Torre con campanile a vela venne costruito con molta probabilità tra il XV ed il XVI sec. come torre di avvistamento per spiare le mosse del nemico e dare l’allarme in caso di pericolo con le stesse campane.

Tra il XV e il XVI secolo fu eretto il campanile, probabilmente per scopi difensivi. La torre svolgeva quindi una doppia funzione: ospitare le campane della chiesa e permettere il controllo del territorio circostante.

Nello stesso periodo infatti furono innalzate altre torri simili: San Ruffino ad Amandola, San Marco di Ponzano a Fermo, Santissimi Ippolito e Cassiano a Pedara di Roccafluvione, Santa Maria in Casilicchio, San Giorgio all’Isola e San Lorenzo in Vallegrascia a Montemonaco.

ElementoPeriodo o riferimentoFunzione o caratteristica
PieveVI secoloEdificata durante il periodo longobardo e originariamente dedicata a San Michele Arcangelo
Prima testimonianza documentariaGennaio 977“Chartula convenientiae” relativa a un contratto di enfiteusi
AmpliamentoXI secoloLa chiesa assume l’attuale conformazione
Consacrazione dell’altare maggiore16 Marzo 1064Consacrazione da parte del Vescovo Ubalrico
Torre con campanile a velaTra XV e XVI secoloProbabile torre di avvistamento e segnalazione
Chiesa di Santa Maria Nuova1444Edificata nel centro cittadino come residenza stabile del pievano

La struttura architettonica

L’edificio originario aveva tre navate, una copertura a capanna, un presbiterio sopraelevato, una doppia abside e una cripta. La cripta è considerata l’unica parte antica della costruzione ancora esistente.

L’ampliamento dell’XI secolo modificò l’assetto della chiesa, conferendole la conformazione che caratterizza il complesso attuale. La consacrazione dell’altare maggiore nel 1064 rappresenta una delle principali testimonianze della trasformazione medievale della pieve.

La torre con campanile a vela, realizzata probabilmente tra il XV e il XVI secolo, costituisce uno degli elementi più riconoscibili del complesso. La sua posizione elevata permetteva di controllare il territorio e di utilizzare le campane per dare l’allarme in caso di pericolo.

La pieve oggi

Oggi è considerata il sito più antico e significativo della Diocesi di Fermo. La Pieve di Sant’Angelo di Montespino è un gioiello dimenticato del nostro territorio.

È considerata il sito religioso più antico e significativo delle Marche, ma non sono molte le persone che oggi la conoscono. Oggi la Chiesa viene aperta qualche giorno d’estate per visite turistiche e per celebrare messa.

A causa del terremoto, però, attualmente la pieve è inagibile, in attesa dei lavori di ristrutturazione. Questa condizione limita l’accesso agli spazi interni, ma non diminuisce l’interesse storico, architettonico e paesaggistico del luogo.

Esterno della Pieve di Sant’Angelo

Come organizzare la visita

La Chiesa si raggiunge per forza con l’auto, quindi potranno andare anche i bambini più piccoli, ma per apprezzare la visita credo sia meglio per bambini dai 5/6 anni in su.

La strada per arrivarvi è alquanto impervia e stretta (attenzione alle buche e agli avvallamenti!) ma ne vale la pena. La pieve è circondata da un boschetto che i bambini possono divertirsi ad esplorare per poi riposare nella spianata adiacente, ideale per un picnic.

I più coraggiosi potranno tentare di far rintoccare la campana, appendendosi alla catena che penzola dal campanile fino a terra. Serviranno muscoli e determinazione!

Esplorarla con i bambini è un’esperienza certamente affascinante, che arricchirà grandi e piccoli in un percorso dal grande valore storico e paesaggistico.

Le leggende delle diciotto colonne

Riguardo la Pieve di Sant’Angelo in Montespino ci sono due leggende. La prima narra che al suo interno erano presenti 18 colonne, ognuna delle quali era dedicata ad una malattia.

Una leggenda narra che all’interno della Pieve vi erano 18 colonne ognuna delle quali era dedicata ad una malattia (mal di testa, male alle ossa, ecc ecc.).

Si dice che chi soffrisse dei dolori andava a strusciarsi sulla colonna al male dedicata, assisteva alla messa, durante tutta la quale doveva recitare la preghiera del Padre Nostro.

Si racconta che dentro la pieve si trovassero 18 colonne, ognuna dotata di potere curativo contro altrettante malattie come mal di testa, mal di denti, mal di ossa etc, etc…. Chi aveva uno di questi disturbi per liberarsene avrebbe dovuto strofinare un un fazzoletto sulla colonna adatta, porlo sulla parte del corpo dolorante, assistere alla messa nella Pieve e recitare il “Padre nostro” per tutta la sua durata.

La leggenda del rospo

La seconda leggenda ci racconta che, nel piano inferiore della chiesa, ci sia sempre un rospo. La cosa strana della presenza di questo animale riguarda il fatto che non potendo uscire dalla chiesa per nutrirsi, nessuno sa come sia possibile che possa vivere all’interno della Pieve di Sant’Angelo in Montespino.

La presenza del rospo appartiene al patrimonio di racconti legati agli ambienti inferiori della chiesa e contribuisce al carattere misterioso attribuito alla pieve.

Informazioni essenziali

  • Nome: Pieve di Sant’Angelo in Montespino.
  • Dedica originaria: San Michele Arcangelo.
  • Comune: Montefortino.
  • Provincia: Fermo.
  • Coordinate: 42.926289 13.350722.
  • Prima fonte documentaria: “chartula convenientiae” del Gennaio 977.
  • Origine: VI secolo, durante il periodo longobardo.
  • Ampliamento: XI secolo.
  • Consacrazione dell’altare maggiore: 16 Marzo 1064, da parte del Vescovo Ubalrico.
  • Parte antica conservata: la cripta.
  • Torre con campanile a vela: probabilmente tra XV e XVI secolo.
  • Condizioni di visita: la pieve è attualmente inagibile a causa del terremoto, in attesa dei lavori di ristrutturazione.

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