Il nome Santuario della Madonna dei Miracoli identifica più luoghi di culto in Italia. Tra quelli descritti, il santuario di Lonigo si trova in località Madonna, a circa due chilometri dal centro storico, lungo la strada provinciale che conduce a San Bonifacio, in provincia di Vicenza.
Altri importanti santuari con lo stesso nome si trovano a Castel Rigone, frazione di Passignano sul Trasimeno, in Umbria; a Cantù, in provincia di Como; a Motta di Livenza, in provincia di Treviso; e ad Andria, in provincia di Barletta-Andria-Trani.
Il Santuario della Madonna dei Miracoli di Lonigo
A circa due chilometri dal centro storico di Lonigo, in località Madonna, lungo la strada provinciale che conduce a San Bonifacio, è situato il santuario della Madonna dei Miracoli. Il paese di Madonna delimita il confine occidentale del comune di Lonigo e della provincia di Vicenza, verso San Bonifacio e Verona.
Il luogo di culto attuale fu eretto tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo su un’antica chiesa benedettina dedicata a San Pietro, per devozione a un’immagine della Vergine, che alla fine del Quattrocento fu al centro di un evento miracoloso. Nelle antiche mappe del territorio la località viene chiamata il Pavarano, idronimo oggi rimasto nel nome di una via del paese, che rimanda alle caratteristiche acquitrinose del territorio.

Come nasce il santuario
In tempi lontanissimi, nel luogo ove sorge l'odierno Santuario della Madonna dei Miracoli, c'era una piccola chiesa dedicata a San Pietro in Lamentese, le cui antiche origini si perdono nella storia. Si dice che fosse stata eretta per ricordare un eccidio compiuto dagli Unni, i feroci barbari guidati da Attila (457).
La presenza della chiesetta è comunque documentata intorno al X secolo. Infatti il Papa Giovanni X (915-928) e poi Giovanni XIX (1024-1033) concedevano la sua giurisdizione ai monaci benedettini di Santa Maria in Organo di Verona i quali costruirono un piccolo monastero.
Nei secoli successivi fu però ceduta in commenda e cadde in un rovinoso abbandono, durato fino alla fine del millequattrocento, quando un evento straordinario la fece risorgere. Vicino alla chiesa esisteva un’antica immagine della Madonna dipinta su muro: la Vergine assunta ai piedi dell’albero della vita; alle sue spalle, tra i rami, Cristo crocefisso e gli apostoli.
L’evento miracoloso del 1486
Il primo maggio 1486 la Madonna dipinta fu oltraggiata con bestemmie e sfregiata con un pugnale da due calzolai veronesi che poco prima avevano ucciso un compagno di viaggio per rapinarlo. L’Immagine portò la mano sinistra all’occhio ferito, mentre dall’altra ferita sul petto sgorgavano gocce di sangue.
Gianantonio e Guglielmo, gli autori della profanazione, fuggirono. Gianantonio riuscì a far perdere le sue tracce, mentre Guglielmo, che si era rifugiato nell’abbazia di San Zeno, fu catturato, torturato, processato e giustiziato a Verona il 5 maggio.
Il fatto ebbe una vastissima risonanza e già il 24 maggio il rettore del neonato santuario rinunciò al beneficio sulla chiesa di San Pietro in favore dell’abate di Santa Maria in Organo per il grande afflusso di fedeli che non poteva più gestire da solo.
Sette giorni dopo, il 7 maggio 1486, avvenne la prima guarigione: Stefano Cavaccione da Zimella fu risanato in seguito alle preghiere rivolte alla Vergine di Lonigo dopo un grave incidente a cavallo che lo rese invalido.
La crescita del luogo di pellegrinaggio
Fin da subito la devozione popolare si manifestò vivace e assidua, con l’arrivo di pellegrini, donazioni testamentarie per la ricostruzione della chiesa, grandi processioni devozionali organizzate dalle comunità del territorio e offerta di ex voto, offerti alla Madonna ormai popolarmente indicata come la Madonna dei Miracoli di Lonigo.
La fama taumaturgica della Madonna di Lonigo si consolidò da subito, grazie all’opera degli Olivetani. I monaci ebbero un ruolo chiave nel rinnovamento del santuario e nella diffusione della devozione all’immagine sacra che si sviluppò ben oltre i confini del territorio per assumere una dimensione nazionale, sfruttando la rete di monasteri dell’ordine che faceva capo all’abbazia di monte Oliveto Maggiore (SI).
Le festività dell’Annunciazione (25 marzo), dell’Assunzione (15 agosto) e della Natività di Maria (8 settembre) assunsero sempre maggiore rilievo, perché in corrispondenza di queste feste si svolgevano importanti fiere presso il santuario.
Già nei primi decenni del Cinquecento numerosi erano i pellegrini e le testimonianze di devozione da altre regioni italiane, confermate dalla documentazione e dagli storici coevi. Nel 1510 la nobildonna romana Angiola venne a Lonigo da Roma per chiedere la guarigione di un cancro al seno.
Gian Giacomo Trivulzio dedicò alla Vergine di Lonigo, conosciuta certamente in seguito alle campagne militari nel territorio, un altare del suo mausoleo nella basilica di San Nazaro Maggiore a Milano corredandolo di un dipinto su tela che ritrae l’immagine leonicena.
Impressa nella memoria degli storici vicentini del XVII secolo rimase la processione di Federico Gonzaga, che nel 1520 da Mantova raggiunse la Madonna di Lonigo con la sua corte lasciando in dono dei preziosi paramenti, oggi purtroppo dispersi.
Il santuario di Lonigo era diventato uno dei grandi poli mariani del Veneto. Anche papa Paolo V nel 1618 onorò l’Immagine con una triplice corona d’oro, perle e pietre preziose.
Architettura del santuario di Lonigo
Sotto il profilo architettonico l’edificio si qualifica come uno delle più interessanti architetture quattro-cinquecentesche del territorio vicentino per la grandiosità e l’equilibrio rinascimentale delle proporzioni. L’ampliamento dell’edificio sacro iniziò a ridosso del miracolo, tanto che la nuova chiesa fu inaugurata già nel settembre 1488.
La grande struttura di chiara impronta rinascimentale, tradizionalmente assegnata a Lorenzo da Bologna e Alvise lamberti da Montagnana, si sviluppò intorno all’immagine miracolosa innestandosi alla primitiva chiesa gotica. Il lato sud è caratterizzato da una elegante facciata lombardesca scolpita in pietra di Vicenza attribuita al Lamberti.
L’apparato decorativo interno è generalmente attribuibile all’ambiente degli scultori lombardeschi attivi nelle principali chiese di Vicenza tra Quattro e Cinquecento. Il fulcro della chiesa è la cappella-santuario che protegge l’affresco miracoloso, inglobato nella parete destra della piccola abside.
La cappella è impreziosita da un accumulo di decorazioni che hanno trasformato e abbellito lo spazio sovrapponendosi armoniosamente dalla fine del Quattrocento a tutto l’Ottocento. Degni di nota la bella pergula quattrocentesca in marmo rosso dorato attribuita al Lamberti e la decorazione a stucco barocca di ambito veronese della volta che copre la precedente decorazione ad affresco di metà ‘500 attribuita a Domenico Brusasorci, oggi solo in parte visibile nella lunetta superiore della parete di fondo.
Nel 1887 questi stucchi furono ampiamente restaurati sotto la direzione del pittore Rocco Pittaco, che ebbe l’incarico di dipingere anche i due monocromi con Storie del Santuario, alla parete nord della cappella e di preparare il cartone per il mosaico inserito sopra l’altare della cappella che riproduce la celebre immagine della Madonna.
La navata principale è decorata nell’abside dell’altar maggiore da architetture dipinte di ambito lombardo con scenografico effetto trompe l’oeil (1720-1730 ca.), che creano una sfarzosa cornice per la pala dell’Assunta di Francesco Montemezzano (1593).
Il complesso e le sue cappelle
Vi giunsero allora gli Olivetani, i benedettini bianchi riformatori dell’abbazia di S. Maria in Organo. In poco più di trent’anni la trasformarono nel magnifico complesso che oggi vediamo, costruendo di fatto tre chiese: una votiva, con l’immagine taumaturgica, una perpendicolare che funge quasi da vestibolo e una terza ampia e decorata per le grandi celebrazioni, rese necessarie dal grande afflusso di fedeli che seguirono il verificarsi dei primi eventi miracolosi.
La chiesa della Madonna del Miracoli di Lonigo presenta alcuni caratteri stilistici che la collegano all’ultima fase del Gotico in terra vicentina, ma sono pure evidenti le prime manifestazioni del Rinascimento tosco-emiliano, ormai già affermato a Vicenza e Padova e nelle loro province.
L’unica navata della chiesa si corona di cuspidi o pinnacoli un tempo ornati da croci bronzee che richiamano la chiesa di S.Francesco a Mantova e il Santuario di S.Maria delle Grazie a Curtatone.
Alla navata si innestano con pittoresco disordine le cappelle che formano una specie di transetto ai piedi della navata (cappella votiva, cappella di S. Scolastica e cappella di S. Francesca Romana), quindi l’ingresso meridionale impreziosito dal portale e l’abside in cui sono particolarmente evidenti le forme rinascimentali sopra accennate.
Il fulcro di tutta la chiesa è però la cappella-santuario, a cui si aggiunsero, dopo i primi pellegrinaggi di fedeli, gli altri edifici. Merita una particolare attenzione il "vestibolo", della fine del XV secolo: pensato per diventare lo spazio della celebrazione fu, dopo pochi anni, sostituito nella sua funzione da un’aula più capiente: la grande navata centrale.
Il Museo degli ex voto
Il santuario è oggi sede di una delle più rilevanti raccolte di tavolette votive dell’Italia settentrionale. La stupefacente collezione copre un arco temporale di cinque secoli, dalla fine del Quattrocento alla fine dell’Ottocento, e comprende 360 ex voto dipinti su tavola e su tela, oltre 250 ex voto anatomici su lamina, gioielli, lampade votive, cuori d’argento, ricami, stendardi, ex voto oggettuali, conservati nel museo annesso al santuario e in chiesa.
Sono solo un residuo di quello che era un patrimonio certamente molto più vasto, poiché le fonti seicentesche testimoniano la presenza di doni votivi oggi non più rintracciabili, molti dei quali di tipologie diverse da quelle rimaste al santuario: calici, paramenti, sculture in legno, argento o cera che riproducevano la Madonna o le parti del corpo guarite.
La devozione nei secoli
La devozione alla Madonna di Lonigo continuò nei secoli, finché le soppressioni del Senato veneziano del 1768 colpirono anche il monastero leoniceno, chiuso nel 1771, tanto che nel 1773 il nobile Marco Balbi Valier acquistò la chiesa e il monastero tolti ai monaci; l’intero complesso rimase sotto il controllo di questa famiglia fino al tardo XIX secolo.
Questi eventi, insieme alla costituzione della parrocchia nel 1955, hanno relegato la grande devozione dei secoli precedenti ad un ambito più strettamente locale, percepibile in modo netto e immediato a partire dalla fine del Settecento nel drastico calo del numero di ex voto donati e conservati nel santuario.
Il Santuario della Madonna dei Miracoli a Castel Rigone
Il Santuario, tra le più pregevoli architetture rinascimentali dell’Umbria, sorge poco fuori le mura di Castel Rigone, frazione di Passignano sul Trasimeno. La sua origine è legata ad un evento miracoloso del 1490.
Secondo la tradizione, una giovane, attingendo acqua al pozzo pubblico, vide apparire una Signora che chiese la costruzione di una cappella in quel luogo. Dopo diverse apparizioni, la Signora rivelò la sua identità celeste con un prodigio, gettando l’acqua della brocca sulla testa della fanciulla, che rimase inspiegabilmente asciutta.
A quel punto, la popolazione, gridando al miracolo, scoprì tra i rovi un'edicola con un'immagine della Vergine che allatta il Bambino. Il fervore popolare e i successivi prodigi attirarono l'attenzione di Perugia e dello stesso Papa Alessandro VI, che nel 1494 ne ordinò la costruzione con una bolla pontificia, destinando al progetto le offerte dei fedeli.
Architettura ed esterno del santuario umbro
L'edificio, eretto a partire dal 1494 anche come voto contro la peste, è interamente realizzato in pietra arenaria. Il progetto è attribuito ad un architetto anonimo, ma profondamente influenzato dal senese Francesco di Giorgio Martini e da modelli bramanteschi.
La facciata, opera di Domenico Bertini da Settignano (formatosi alla scuola di Michelangelo), è impreziosita da un portale scolpito e da un rosone (o "occhialone") con la ruota della fortuna, sebbene i secoli e gli agenti atmosferici abbiano logorato i ricchi decori originali.
Il campanile, autorizzato da Papa Clemente VII nel 1531, crollò nel 1810 e fu ricostruito nell'attuale forma nel 1851.
Il Santuario della Madonna dei Miracoli a Cantù
Il Santuario della Madonna dei Miracoli di Cantù si trova in Piazzale XXVI Aprile, 22063 Cantù (CO). Il santuario trae la sua origine da un episodio miracoloso accaduto verso la metà del Cinquecento, periodo in cui la Brianza e i territori circostanti furono colpiti da una grave carestia che mise a dura prova l’intera popolazione del luogo.
Nel 1543, secondo la tradizione popolare, fuori della porta di Campo Rotondo vi era un pilastro su cui era dipinta l’immagine di Santa Maria Bella, oggetto di devozione da parte dei viandanti e degli abitanti dell’antico territorio di Cantù.
Ed è proprio presso questa sacra effigie che la Vergine apparve, nel 1550 circa, ad una fanciulla canturina, Angiolina della Cassina Novello, intenta a pregare per la fine della carestia. La Madonna le disse di andare in paese e avvisare che era tempo di raccogliere le messi poiché la miseria era finita.
Tale miracolo si divulgò nelle zone circostanti ed iniziò così il culto di Santa Maria Bella: un manoscritto del tempo ricorda molteplici fatti miracolosi operati per intercessione dell’immagine della Vergine Maria, chiamata per questo Madonna dei Miracoli.
Costruzione e consacrazione
Il 13 luglio 1554 venne istituita una commissione per la costruzione di un edificio scaro e pochi giorni dopo, il 26 luglio, il vescovo di Milano Giovanni Angelo Arcimboldo si recò a Cantù per ammirare il simulacro della Madonna.
Il 6 settembre 1554 fu posta la prima pietra del Santuario dal vice prevosto di Galliano, Don Andrea Sola. L’11 maggio 1555 il Santuario venne consacrato.
Eretto direttamente sul luogo a testimonianza di un prodigio (l’apparizione della Vergine ad una contadinella nella vicina Cassina Novello), fu benedetta la prima pietra nel 1554 dal nobile reverendo Don Andrea Sola, Vice preposto di Galliano. Il Santuario fu ultimato e consacrato nel 1555.
Nel 1562 Papa Pio IV concesse l’indulgenza plenaria ai visitatori della chiesa nelle giornate di Pentecoste e dell’Assunta, rinnovata successivamente dai Papi Gregorio XVI e Pio IX.
Le opere d’arte di Cantù
L’immagine della Madonna Bella è oggi conservata sopra l’altare del Santuario. Il dipinto, di probabile origine trecentesca, raffigura la Vergine, seduta su un trono ligneo tricuspidato di stile gotico, che allatta il Bambino con accanto due angeli musicanti.
La struttura della chiesa è a tre navate. La navata centrale termina con il presbiterio mentre le navate laterali terminano con due cappelle: in fondo alla navata sinistra vi è la cappella di Sant’Antonio mentre in fondo alla navata destra vi è la cappella di Santa Teresa.
All’interno della chiesa si percepisce una netta differenza stilistica tra la parte anteriore, ricostruita dopo il crollo del 1837 e che si caratterizza attraverso uno stile essenziale, e la parte posteriore, che comprende il presbiterio riccamente decorato.
Nella navata sinistra troviamo una delle opere più interessanti del Santuario: l’Incoronazione della Vergine di Camillo Procaccini. Poste al di sotto di essa si trovano custodite due lapidi che testimoniano la costruzione della chiesa: una riguardante la dedicazione del 1554 e l’altra riguardante l’edificazione del 1555.
Nella navata destra è degna di nota la pala raffigurante l’Apparizione di Cristo a Santa Teresa dipinta nel 1714 dal pittore Charles Grandon e donata al Santuario nel 1777.
Affreschi e decorazioni
San Carlo Borromeo, in visita pastorale al Santuario nell'ottobre 1570, volle l’edificio affrescato nella cappella grande e, nel biennio 1637-1638, Giovanni Mauro della Rovere (1570-1640), detto il Fiammenghino, pose data e firma della cupola, del presbiterio e del coro: questi affreschi furono inoltre le sue ultime opere note.
Sulle pareti laterali del presbiterio campeggiano gli affreschi del Fiammenghino: L’Adorazione dei Magi a sinistra e Le nozze di Cana a destra. La volta del coro si presenta ricca di stucchi disposti a crociera e, al centro di essa, si affaccia la figura del Padre Creatore.
Sulle pareti di sinistra, di fondo e di destra sono rappresentati episodi che esaltano (eccezion fatta per il riquadro dedicato alla Strage degli innocenti) Maria protagonista: La visita a Santa Elisabetta, La presentazione al Tempio, I pastori alla Grotta, La fuga in Egitto, Il sogno di Giuseppe e La chiamata dei pastori.
La cupola, impostata sopra una pianta rettangolare di circa m. 7 x 8, è dedicata al tema dell’Assunta in un ambiente - osiamo dire - di scenografia teatrale: un porticato ad anello, visto dal basso, apre al cielo dove la Vergine troneggia in mezzo ad un coro di nubi e di angeli musicanti.
Negli otto scomparti del porticato e tra gli spazi giocati nella sottostante balaustra, si alternano figure solenni di biblici re,10 profeti e sibille mescolate insieme a putti festanti. Di grande interesse le due pareti del presbiterio dove l’autore volle, a sinistra, La visita dei Magi e, a destra, Le nozze di Cana.
La volta del coro si presenta ricca di stucchi, disposti a crociera e risolta al centro, nell’area dominante, con la figura del Padre Creatore che si affaccia ancora ad angeli musicanti.
Il crollo e la ricostruzione
Nel 1837, nel corso di alcuni lavori, la struttura interna chiesa venne danneggiata dal crollo un pilastro che distrusse parte delle volte ad esso adiacenti e parte della navata laterale destra. Il Santuario venne però rapidamente riedificato sotto la direzione dell’architetto Giacomo Moraglia, culminando in una solenne cerimonia inaugurale svolta il 15 agosto 1843, festività dell’Assunzione.
Il Santuario crollò nel 1837, ma venne subito riedificato sotto la direzione dell’arch. Giacomo Moraglia, così da esser nuovamente inaugurato nel 1863. La facciata attuale è del 1900 per disegno dell’arch. Italo Zanolini.
Nel biennio 1900-1901 la facciata del Santuario, fino a quel momento contraddistinta da uno stile rustico, venne affidata alla progettazione dell’architetto Italo Zanolini, che la caratterizzò attraverso un elaborato stile eclettico e con una predominanza di elementi barocchi.
Il Santuario della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza
Il Convento della Madonna dei Miracoli fu fondato nel 1510 dopo l'apparizione della Vergine Maria a Giovanni Cigana, un vecchietto che da vent'anni recitava ogni giorno il Santo Rosario davanti a un capitello dedicato alla Madonna situato all'incrocio delle strade per Motta, Oderzo e Redigole.
La Madonna dei Miracoli apparve a Motta di Livenza il 9 Marzo 1510. Protagonista dello straordinario evento fu il signor Giovanni Cigana, un anziano contadino che da 20 anni recitava ogni giorno il Santo Rosario.
Egli era solito sostare in preghiera davanti a un “capitello” della Beata Vergine (tuttora esistente al lato sinistro esterno della Basilica). Così fece anche quel mattino del 9 Marzo. Ripreso quindi il cammino, fatto appena qualche passo, vide la Madonna che lo salutò e gli affidò un messaggio.
Il messaggio dell’apparizione
La Vergine Santa chiese al signor Giovanni Cigana di digiunare tre sabati consecutivi, lui e tutto il popolo delle borgate vicine: così avrebbero ottenuto misericordia dal Signore.
Gli manifestò inoltre il desiderio che venisse costruita una chiesa in tavole perché la gente vi potesse pregare, in seguito sarebbe stata innalzata una insigne Basilica. Lo assicurò che l’amico che stava incontrando per chiedere aiuto sarebbe venuto volentieri.

Il complesso conventuale
Oggi chi arriva al Santuario viene accolto da una lunga fila di archi e colonne che contornano la Basilica. Sotto questi chiostri un tempo passavano la notte i pellegrini in attesa che si aprisse la chiesa.
Il Santuario della Madonna dei Miracoli ad Andria
A 2 chilometri da Andria sorge il Santuario della Madonna dei Miracoli luogo di culto e devozione mariana sin dal 1576 caratterizzato dalla sovrapposizione di tre chiese e articolato su tre livelli.
La cripta bizantina a tre navate interamente decorate con scene dalla Genesi è l'ambiente più antico risalente al IX secolo. Qui è ancora custodita la sacra icona della Vergine ritenuta miracolosa collocata sull'altare.
Da qui una scala principesca conduce alla seconda chiesa cinquecentesca dalle arcate in marmi policromi dove spiccano gli splendidi affreschi decorativi della Cappella della Crocifissione.
Risale al Settecento il livello superiore collegato da scale interne ai due edifici sottostanti. Illuminata da 13 finestroni che le regalano snellezza e luminosità la basilica custodisce sei altari di marmo pregiato lungo le navate laterali ritmate dalle colonne dei capitelli corinzi mentre il soffitto in legno a cassettoni termina con una grande cupola che sovrasta il coro.
Confronto rapido tra i principali santuari
| Località | Indicazione geografica | Elemento distintivo |
|---|---|---|
| Lonigo | Località Madonna, circa 2 chilometri dal centro storico | Immagine miracolosa e museo degli ex voto |
| Castel Rigone | Poco fuori le mura di Castel Rigone, frazione di Passignano sul Trasimeno | Architettura rinascimentale in pietra arenaria |
| Cantù | Piazzale XXVI Aprile, 22063 Cantù (CO) | Immagine di Santa Maria Bella e affreschi del Fiammenghino |
| Motta di Livenza | Motta di Livenza, provincia di Treviso | Apparizione della Vergine a Giovanni Cigana nel 1510 |
| Andria | A 2 chilometri da Andria | Tre chiese sovrapposte articolate su tre livelli |
Informazioni per la visita
L’accesso al Santuario della Madonna dei Miracoli di Cantù è libero. La chiesa è aperta tutti i giorni con i seguenti orari: 7.30-12.00 e 15.30-19.00 (orari SS. Messe).
Visite al Santuario e/o al Museo ex voto - su prenotazione: Cell. 327 6220378.
Il Santuario della Madonna dei Miracoli di Motta di Livenza osserva i seguenti orari: 6.30-12.00 e 15.00-19.00. Parcheggio auto: 6.00-19.00 Alle 19.00 viene chiuso e riaperto l’indomani.
Orario SS. Messe: Festivo: 7.00; 8.30; 10.00; 11.30; 17.00; 18.30. Feriale: 7.30; 8.30; 9.30; 18.00.