Don Cristiano Marcucci è stato parroco della parrocchia della Visitazione della Beata Vergine Maria nel quartiere Zanni di Pescara, una comunità popolare di circa ottomila abitanti. Il suo percorso pastorale si è distinto per l’attenzione alle persone in difficoltà, l’apertura verso chi si sentiva escluso e una comunicazione capace di unire omelie, strumenti digitali, incontri e presenza concreta sul territorio.
La sua esperienza comprende il ministero sacerdotale, la consulenza coniugale e familiare, la scrittura, i pellegrinaggi e la ricerca spirituale. Don Cristiano Marcucci ha raccontato il proprio cammino come un passaggio progressivo dai ruoli e dalle attività pastorali a una maggiore coerenza interiore, attraverso l’ascolto delle persone, il lavoro su di sé e l’incontro con realtà umane spesso percepite come “fuori schema”.
La parrocchia della Visitazione nel quartiere Zanni
Ottomila abitanti, tutte case popolari, «quartiere complicato ma molto dignitoso, di gente che combatte ogni giorno». Don Cristiano Marcucci è stato per sette anni parroco della chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria, uno dei luoghi di culto più frequentati della città.
Le omelie filosofiche e profonde, il suo “Andate in pace e sempre forza Pescara” mancheranno ai tanti fedeli che seguivano la messa nella chiesa della Visitazione. Dopo sette anni, Don Cristiano Marcucci lascia il posto di parroco di uno dei luoghi di culto più frequentati della città, dove le presenze raddoppiavano in estate con le celebrazioni in giardino.
Don Cristiano è un prete per i lontani e un counselor per i peccatori. Le sue omelie e catechesi sono seguitissime sul web per anime perse di ogni luogo. Attualmente è parroco presso la B.V. Maria della Visitazione, in un quartiere popolare della periferia di Pescara, sua città natale.
Don Cristiano da anni lavora per ricucire le ferite e gli strappi della società, che questo funzioni lo racconta il fatto che alle sue messe ci si debba portare la sedia da casa tanto sono affollate. La parrocchia è stata per lui un luogo di celebrazione, ascolto, accompagnamento e costruzione di legami.
La Domenica delle Palme nel quartiere Zanni
La Domenica delle palme delle chiese vuote, dei ramoscelli d’ulivo mai scambiati, delle benedizioni mancate. La Domenica delle palme di un mondo chiuso in casa tra paure, disagio e sofferenza.
In mezzo alla strada, tra i caseggiati popolari, c’è solo un uomo in scarpe da tennis che si è messo sulle spalle una croce di legno, ha un ramo d’ulivo in mano e una brocca d’acqua. Sa che nel suo quartiere «la fatica di vivere è triplicata» e vuole mandare un solo messaggio chiaro: «Non siete soli, potete chiedere aiuto».

Quell’uomo si chiama don Cristiano Marcucci, ha 48 anni, è da due anni e mezzo il parroco della parrocchia della Visitazione di Maria, nel quartiere Zanni di Pescara. Don Cristiano Marcucci celebra la Domenica delle palme in strada, nel quartiere Zanni di Pescara.
«In questo tempo di Covid-19, in queste settimane che sembrano già un’era per quanto hanno cambiato le cose, ho visto la povertà crescere, la fatica di vivere diventare fatica di sopravvivere.»
«È un quartiere abitato da persone che hanno i banchi nei mercati, da ambulanti, badanti, donne che lavorano nelle pulizie, piccoli artigiani, un mondo di lavori saltuari e sommersi. Ho visto moltiplicarsi le richieste di assistenza.»
La Caritas parrocchiale aiutava un gran numero di famiglie ma le domande sono raddoppiate solo negli ultimi 15 giorni. Don Cristiano ha immaginato che le persone facessero fatica a venire in parrocchia a chiedere aiuto, perché non è facile farlo per dignità e non è facile se non si è già abituali frequentatori della messa.
«Come faccio ad andare dal parroco proprio adesso, non mi sono mai fatto vedere ed entro in chiesa adesso per chiedere il pacco con il cibo?»
Allora mi sono collegato a una associazione laica che fa volontariato sul territorio, che solitamente si occupa di attività educative, di giochi per i bambini e di socialità per gli anziani e insieme abbiamo portato un messaggio di aiuto per i bisognosi, tutti i bisognosi.
Una processione lenta tra le case
«Poi è arrivata la Domenica delle palme, con le chiese vuote, con l’impossibilità di scambiarsi un gesto di pace, di fare la processione e di benedire i ramoscelli d’ulivo. Ma cogliendo la fatica ho pensato che fosse importante mandare un segnale forte di amore e di attenzione e tendere la mano alla comunità.»
Così sono uscito con il crocefisso di legno, il ramoscello d’ulivo e la brocca d’acqua e ho cominciato a camminare nel quartiere. La risposta è stata potentissima, quando mi hanno visto e sentito le persone hanno cominciato a venire alle finestre, a uscire sui balconi.
Mi sono fermato per un momento di preghiera collettiva e di benedizione di fronte a ogni portone, una processione lentissima che è durata molte ore. Ho visto uomini adulti e anziani che piangevano e facevano il gesto dell’abbraccio, ho sentito la fatica della solitudine, della paura, della sofferenza, della precarietà di vite travolte.

Don Cristiano aveva avvisato il suo vescovo e aveva chiesto il permesso al comandante dei vigili urbani, voleva evitare polemiche, ma era cosciente che tutti avrebbero capito la necessità di questa testimonianza.
Il suo gesto ha subito fatto il giro della città e Stefano Schirato, fotografo con sensibilità particolare per le storie degli ultimi, è corso a documentare questa processione solitaria.
«Un uomo fuori dal comune, che usa ogni strumento per parlare alla sua comunità, dalle tecnologie - con l’uso di YouTube e i file audio su WhatsApp - al megafono in mezzo alla strada.»
«Ha un credo fondamentale ed è quello di non escludere ed emarginare mai nessuno, ma andare a raccogliere chi finisce fuori, per questo fu il primo a creare gruppi per divorziati e risposati nella sua parrocchia e lo fece con Ratzinger come papa».
La solidarietà e la dignità delle persone
La sensibilità di don Cristiano verso la fatica del vivere è scritta nella sua biografia, nella dignità dell’esistenza. «Mia madre, che non c’è più da cinque anni, faceva la pasta all’uovo, papà, che oggi ha 82 anni, era sarto.»
«La mia famiglia faceva fatica, so cosa stanno provando in molti oggi e cosa vuole dire non aver da mangiare per i figli. Ricordo quando ero bambino e mia madre cucinava una fettina che poi divideva tra me e mio fratello. Per loro non c’era mai la carne».
Ma non è solo una questione di cibo e di bollette che non si riescono a pagare. «È un tempo doloroso, in cui si muore soli, in cui non si celebrano i funerali, in cui non esiste il conforto dei malati, l’estrema unzione, è una situazione di tristezza infinita.»
Erano riti considerati scontati e perfino superati, ma quando non ci sono più ci si rende conto del loro valore. In queste settimane ho benedetto 15 salme in mezzo alla strada di fronte al cimitero, perché nemmeno i parenti più stretti ci possono entrare, e ho sentito la mancanza infinita dell’ultimo saluto.
Un vuoto e una ferita che la nostra società si porterà dietro a lungo. «Ho sentito anche che il messaggio di aiuto è stato recepito e apprezzato, non mi aspettavo una risposta così potente e partecipata. È stata la Domenica delle palme più bella e intensa della mia vita».
I cambiamenti nelle parrocchie
L’arcivescovo Valentinetti ufficializza i cambi nelle parrocchie di Pescara, Montesilvano e area vestina. Cambiano i parroci nelle chiese pescaresi.
E cambia parrocchia anche don Cristiano Marcucci, prete di San Silvestro e tifosissimo del Pescara tanto da chiudere la messa domenicale con la frase «Forza Pescara» diventata un tormentone.
Ma don Cristiano non è solo un appassionato biancazzurro: è un ciclone che sostiene le coppie nei momenti difficili attraverso un percorso che l’anno scorso ha gremito le chiese. Don Cristiano diventerà parroco della Visitazione a Pescara nord.
Don Cristiano passerà anche il testimone della pastorale della famiglia: il nuovo direttore sarà don Pierluigi Pistone. A ufficializzare gli spostamenti è stato l’arcivescovo Tommaso Valentinetti al termine della messa celebrata a Montesilvano in occasione della peregrinatio delle reliquie di Sant’Antonio di Padova.
L’ultimo periodo nella parrocchia
Venerdì sera l’ultima affollata messa, celebrata in un clima di commozione e affetto. Una decisione presa con calma quella dell’ormai ex parroco, dopo una prima intenzione manifestata all’arcivescovo Tommaso Valentinetti due anni fa, poi la notizia data ufficiosamente nel 2023 al gruppo parrocchiale infine, alla messa dello scorso Natale, la comunicazione ai fedeli.
«Si è aperto un varco dentro di me, a un certo punto accade - ha detto il parroco accompagnato dalla colonna sonora di "Nuovo cinema Paradiso"-. Posso affermare di essere stato visto e riamato come il cieco nato del Vangelo. Sono ancora lontano, ma sento di iniziare ad essere nella giusta postura».
Nel toccante intervento, il sacerdote ha ringraziato monsignor Valentinetti e il suo predecessore Francesco Cuccarese per il sostegno offertogli, ma anche coloro che lo hanno “criticato e picconato” perché "mi hanno permesso di conoscere i miei limiti e le mie mille maschere».
Don Cristiano si concede un anno sabbatico durante il quale non avrà un ruolo attivo all’interno di una comunità religiosa ma proseguirà il suo percorso spirituale attraverso lo studio, l’organizzazione di seminari, incontri, pellegrinaggi e continuerà a scrivere libri.
Fino alla nomina di un nuovo parroco, nella chiesa di Zanni le messe saranno officiate dall’arcivescovo Valentinetti.
Il modo di comunicare il Vangelo
Don Cristiano ha sempre avuto la capacità di trasformare i contenuti a volte complessi e arcaici del Vangelo in un messaggio attuale. Le sue omelie erano stimolanti e ti invogliavano ad andare a messa.
Era anche un anticonformista nel vestire e nel fare, ha perfino cambiato il tradizionale “Padre Nostro” con un brano scritto dal cantautore Tony Nevoso. Ci confortano la sua serenità e la forza di cambiare, un coraggio che tante persone non trovano.
Il sacerdote ha usato ogni strumento per parlare alla propria comunità, dalle tecnologie al megafono in mezzo alla strada. Le sue omelie e catechesi sono state seguite anche sul web, rivolgendosi a persone che cercavano un linguaggio spirituale vicino alla vita quotidiana.
La biografia e la famiglia d’origine
Sono figlio di un sarto e di una pastaia: vestiti e pasta all’uovo, fatti a mano. Due veri artisti, senza che essi lo sapessero. Famiglia semplice, senza pretese, pochi fronzoli.
Concretezza e pragmatismo. Grande correttezza e responsabilità. Prima il dovere, dopo il dovere. I desideri, le ricerche spirituali e le attività culturali… non pervenuti.
Sono il terzo figlio. Mia sorella nata in cielo, prima della mia nascita. Abbiamo vissuto in due qui sulla terra. Per me siamo sempre stati in tre.
Solitudine e vergogna sono, da sempre, le mie ancestrali compagne di viaggio. Trattengo pochissimi ricordi da bambino, ma sento nelle viscere questi due registri emotivi.
I miei mi dovettero affidare, a pochi mesi dalla nascita, ai miei nonni paterni. Non sono stato visto, così non mi sono mai incontrato. Per una vita.
Da sempre, cerco di splendere e dare il massimo, pur di farmi amare. Il mondo è sempre stato un palcoscenico in cui ricevere applausi. Cerco di convincere tutti del mio valore, provo a brillare in qualsiasi modo.
Mi viene facile, è la mia forma d’amore. Mi sono sempre sentito fuori schema e, in fondo, sbagliato. Però porto nel cuore, da sempre, una sete di ricerca, di domande, di viaggi interiori.
Non ho mai amato le risposte preconfezionate, le soluzioni, le ricette.
La scelta del seminario e il ministero sacerdotale
Non sapevo amare. Ero troppo lontano da me. Terrorizzato dalle relazioni vere. A soli ventitré anni, mi rifugiai in Seminario.
Sette lunghissimi anni di formazione. Provai a dare tutto ciò che avevo. Cercavo Dio e fuggivo da me stesso, ma all’epoca non potevo capirlo.
Per oltre dieci anni di ministero tenni tutti a distanza. L’immagine della Messa, con me sull’altare e gli altri in assemblea, rappresenta bene il mio modo di vivere. Tutti a debita distanza.
Attività, colloqui, percorsi, celebrazioni, incontri, ritiri, cammini. Chi più ne ha più ne metta. Amico di tutti, pertanto amico di nessuno.
Avevo Dio solo nella bocca. C’ero solo “Io”, egocentrico e immaturo. Ma anelavo a qualcos’altro.
Tanto Amore ha attraversato la mia vita: mille avventure con tantissimi compagni di viaggio. Così, nel tempo sono cresciuto e ho iniziato a vedermi.
Negli ultimi anni, sentivo sempre più strette le pratiche religiose e le attività pastorali ordinarie. Ero una sorta di distributore automatico di sacramenti, utilizzato all’occorrenza.
Lentamente, iniziavo a percepire non fosse più il mio posto. Ma non avevo la forza di muovermi.
Umanamente ero valorizzato e amato, vivevo in un a zona di confort fantastica, con tante sicurezze. Inoltre, non volevo tradire la Chiesa, a cui devo tutto.
In quest’ultimo periodo finalmente sento di rispondere alla chiamata della mia anima. Meno strutture esterne e più coerenza interiore. Un passo per volta, cerco di essere fedele a me stesso.
La consulenza coniugale e familiare
Nel 2008, dopo diversi anni di ministero, fui costretto dal vescovo a diventare presidente del Consultorio Familiare della mia diocesi. Non sapevo sarebbe stato quell’incarico a segnare una svolta nella mia vita.
Grazie ad alcuni compagni di visto, scelsi di formarmi come consulente coniugale familiare. Per la prima volta dovetti guardami allo specchio.
Fu un’esperienza terribile e nello stesso tempo salvifica. Passai dai ruoli, dal funzionale e dal funzionare, al primo incontro con me stesso. Iniziai ad incarnarmi.
Oggi questa modalità mi scorre nelle vene, è un modo di vivere. Essere consulente mi impone di tornare costantemente a me.
I colloqui sono sempre più il mio spazio magico. Vivo da vent’anni incontri di ogni genere. Essi mi nutrono e mi salvano, perché mi chiedono di contattare la mia parte buia.
Dei piccoli passi di crescita li ho effettuati grazie alle persone che ascolto e scelgono di svelare pezzi di verità. Anche quelle mie.
Prima o poi scriverò un romanzo per raccontare ciò che accade in stanza. Tanti piccoli e grandi miracoli d’amore.
Camminare come esperienza spirituale
Camminare mi salva la vita, da sempre, da quando ero piccolo. Mia madre diceva che a sette mesi già camminavo.
Quando cammino riesco a sentirmi e, nello stesso tempo, dimentico completamente me stesso. Quando cammino tutto prende la giusta forma, ritrovo l’armonia con il mondo.
Le attività, le riunioni, gli impegni e i programmi passano sullo sfondo, in secondo piano. Il mio ritmo accelerato non mi consente di vivere le dimensioni del tempo e dello spazio, che accelerano parallelamente con la mia velocità e si restringono, fino a sparire.
Tutto diventa funzionale e io divento nevrotico, ansioso. Quando uso la moto o la macchina, correndo di qua e di là, la vita mi si accorcia, si fa corta.
Non sento il vento, gli odori, non vedo la luce nè il buio. Non incontro nessuno.
Se invece cammino a piedi, impiego più tempo, ma inizio a respirare con calma, rallento, le sensazioni mi arrivano dentro dai piedi, i volti che incontro si fanno luminosi, la giornata acquista colore.
Gli occhi, le orecchie, il naso, le spalle, la pancia, le gambe, le dita parlano al mondo. E il mondo risponde, sempre.
Camminare mi ha salvato e continua a salvarmi la vita. Mi permette di costruire legami, con me e con gli altri, con la natura e con il Tutto.
La vita dura di più e diventa intensa. Camminare mi fa restare vivo. Mi rende eterno.
La scrittura come conoscenza e guarigione
La scrittura per me è curativa e rivelativa. Quando scrivo mi meraviglio di me stesso. Scopro pezzi di me impensati.
Sono costretto a collegarmi con la mia anima, e ascoltarla. Le mie parole, le mie espressioni nascono dall’esperienza.
Ogni tema che tiro fuori è frullato dentro di me, da tempo. Le parole autentiche nascono dal silenzio e dalla contemplazione.
Non vogliono spiegare o convincere, ma semplicemente raccontare la vita, svelare l’amore. Quando scrivo mi conosco e allo stesso tempo guarisco le mie ferite.
Scappo meno da me. Attivo le mie risorse. Sono costretto a rallentare e respirare. Insomma, mi incontro.
La scrittura mi permette di rimanere me stesso. I miei libri, come tutte le esperienze che propongo, nascono dai miei vuoti, dai miei deserti.
Dalla mia sete di ricerca e dal mio sentirmi sempre mancante. È il mio spazio sacro, dove abita Dio.
Scrivere mi salva, da sempre. E mi conduce “oltre”. Infinito, per sempre.
La dimensione spirituale
Il mondo dello Spirito è la mia casa. Eppure, ho negato il mio sentire per oltre quarant’anni. Alla fine, per grazia, mi sono arreso.
Sì, anche al nome che porto e hanno scelto per me. Cristiano, cioè di Cristo.
I miei occhi, da sempre, sono attratti da ciò che non si vede, che è nascosto nell’ombra. Per me spirituale significa la capacità dell’uomo di cogliere se stesso, di stare in contatto profondo con sé, di ampliare la sua coscienza.
Negli ultimi anni, la mia anima ha bussato con forza, mi ha tolto pezzi che sembravano importanti e privato di tante false sicurezze. Buttandomi in altre dimensioni.
Enneagramma della Quarta Via e il viaggio spirituale della Divina Commedia sono i due strumenti, le autostrade scelte dalla mia anima.
Da qualche anno, mi definisco consulente dell’Anima. Semplicemente perché non insegno niente a nessuno e non porto da nessuna parte.
La mia vita, da oltre vent’anni, consiste nell’ascoltare le persone e dare loro il permesso di navigare in altre dimensioni, scoprire la propria anima. Ma tutto è già dentro.
Il libro “L’amore è uno sconosciuto”
Don Cristiano Marcucci racconta in un’intervista il suo nuovo libro, “L’amore è uno sconosciuto. Storie LGBT che hanno cambiato la mia vita da prete”.
Questo volume scaturisce dalla volontà del presbitero di condividere la sua evoluzione personale, innescata dagli incontri con persone appartenenti al mondo LGBT, che lo hanno accolto nella sua diversità.
Le storie sono sette, numero prediletto e simbolico, e a ogni storia riportata si accompagna una riflessione autobiografica dell’autore, con l’intento di stimolare anche in chi legge un momento di meditazione.
Assumono un grande rilievo, in queste pagine, la natura - ogni protagonista incarna un elemento diverso - e la musica, utilizzata come forma di espressione quando le parole non bastano, ma al centro di tutto resta l’amore, il solo sentimento che può aprirci a noi stessi e, quindi, all’altro.
Come è nato il libro
«Questo libro parla di persone, racconto come mi è venuto incontro l’amore attraverso queste storie. Nella mia vita ministeriale ho avuto la possibilità di incontrare tante persone LGBT e ho sentito una chiamata, che veniva dall’alto, di testimoniare la mia esperienza, di restituire quello che io avevo ricevuto attraverso queste persone.»
«I miei due libri precedenti avevano un approccio saggistico, c’era un sistema spirituale in cui cercavo di decodificare la realtà. Qui avviene precisamente il contrario, per via della potenza del racconto, dove non posso agire in uno schema strutturato, ma accolgo la dimensione spirituale, l’amore, che viene da me».
L’amore come trasformazione
«L’amore vero è sempre inaspettato, ti fa fare i conti in modo autentico con te stesso e soprattutto abilita a una dimensione spirituale, cioè ti porta all’amore più grande, quello di Dio, che rimane sempre un mistero e in questo senso è sconosciuto.»
«Nell’incontro catartico con alcune di queste persone, esse hanno profondamente cambiato la mia vita. Parlo di una trasformazione ministeriale - non pastorale -, del mio modo di essere, la differenza la fa quello che sei e non quello che fai; il fare è una semplice conseguenza naturale.»
«Nel mondo di oggi il livello di coscienza si è alzato e ci viene chiesto di aprirci all’amore ed essere strumento di un amore più grande, il resto semplicemente accade, perché le persone lo sanno cogliere molto bene».
Il simbolo della copertina
«La copertina è particolare. Intanto, c’è un fondo nero opaco e un disegno colorato e lucido, che rappresenta il funzionamento del nostro mondo interiore: per far uscire la luce, occorre entrare nel buio.»
«Il simbolo disegnato è quello potentissimo del Sacro Cuore, cioè un cuore infiammato d’amore e trafitto da sette spade, che riprendono la simbologia classica del mondo spirituale e specificano come il cuore impari ad amare e cresca nell’amore grazie a traumi, fatiche e sofferenza, quella che in fondo è la grande metafora della salvezza per noi cristiani, ovvero la Pasqua.»
«Non esiste Resurrezione se non passi per l’abbandono del Giovedì Santo, la croce del Venerdì, il vuoto e il buio del Sabato.»
L’immagine del Sacro Cuore trafitto ritorna anche in una chiesetta antichissima a cui mi sento molto legato, che è Nostra Signora delle Sabbie a Finisterre, in Spagna, tappa che faccio puntualmente con il mio gruppo, ogni volta che percorro il cammino di Santiago.
Il percorso interiore raccontato nel libro
«Il libro si struttura su due registri, ovvero un piano orizzontale, umano, la parte visibile dei fatti, e poi c’è un piano verticale, spirituale e profondo, che è il mio processo di trasformazione interiore avvenuto grazie a questi incontri.»
«Ogni incontro d’amore ti fa imbattere in te stesso prima che nell’altro. Allo stesso modo, c’è un mondo maschile, orizzontale, e uno femminile, verticale, che connotano ognuno di noi e sono da tenere insieme dentro ognuno di noi.»
«Penso che la vera ricchezza del libro stia nel provare a raccontare una mia evoluzione personale, i pezzi di me che questi sette incontri hanno svelato, direi quasi smontandomi pezzo per pezzo».
Le persone fuori schema
«Ho dedicato questo libro a tutti coloro che sono percepiti fuori schema e ai folli. Io sono sempre stato considerato sia fuori schema che folle, a volte anche pecora nera; quindi, ho un feeling particolare con tutti quelli che non sono allineati e coperti.»
«Non c’è un meglio o un peggio, è semplicemente questione di modalità, ma le persone fuori schema sono quelle che veicolano maggiore libertà, sono profeti di cambiamento.»
«Io mi sento così e ci sto facendo pace, grazie a Papa Francesco e al mio Vescovo, che sono la Chiesa di oggi incarnata, per me».
Il libro come viaggio del lettore
«Mi auguro che possa semplicemente compiere il suo percorso. Chi scrive sa che il viaggio è prima di tutto dell’autore, ma poi quando affidi il tuo libro e il suo messaggio al mondo, il viaggio non è più il tuo, è il suo.»
«Metaforicamente, un libro è come un figlio, indefinito - non siamo noi a deciderne - e in grado di superare infinitamente l’intento dell’autore.»
«I libri spirituali chiedono di essere letti, riletti, approcciati a piccole dosi, metabolizzati, perché non sono testi facili.»
«In questo caso specifico, tutte le storie sono particolari e hanno un richiamo sul piano visibile, ma portano il lettore in un viaggio dentro sé stesso».
Il lavoro di gruppo e l’Enneagramma
Il gruppo è uno strumento potente di evoluzione. Don Cristiano Marcucci nel suo video esplora il potere del gruppo come strumento di evoluzione spirituale.
Egli sostiene che il lavoro di gruppo accelera la crescita interiore rispetto al percorso individuale. Don Cristiano sottolinea l’importanza dell’interconnessione animica e del sostegno reciproco nel gruppo per superare l’illusione della separazione.
Il video mette in evidenza come il gruppo possa fungere da specchio, aiutando i membri a riconoscere i propri difetti e a liberarsi dalle prigioni personali.
Infine, descrive le condizioni necessarie per un gruppo di lavoro efficace, tra cui la presenza, l’umiltà e la volontà di mettersi in discussione.
Le attività e gli ambiti di esperienza
| Ambito | Elementi principali |
|---|---|
| Ministero sacerdotale | Parroco della B.V. Maria della Visitazione e attenzione alle persone lontane |
| Consulenza | Counselor, consulente coniugale e familiare |
| Pastorale familiare | Direttore pastorale familiare della diocesi per oltre dieci anni |
| Consultorio | Presidente del consultorio familiare diocesano dal 2008 |
| Scrittura | Libri, autobiografia e riflessioni spirituali |
| Cammini | Pellegrinaggi e cammini spirituali, compreso il cammino di Santiago |
| Ricerca interiore | Enneagramma, viaggio dell’eroe, Cantico dei Cantici, vizi capitali e Divina Commedia |
Cristiano Marcucci, 49 anni, è un prete per i lontani e un counselor per i peccatori. Il suo canale YouTube “OLTRE” spiega la sua capacità di far cogliere la presenza di Dio nella vita ordinaria.
Counselor, consulente coniugale e familiare, è stato direttore pastorale familiare della diocesi per oltre dieci anni. Dal 2008 è presidente del consultorio familiare diocesano; è membro del consiglio direttivo nazionale dell’UCIPEM; presidente e co-fondatore dell’associazione culturale KOILOS.
È appassionato da sempre di enneagramma, viaggio dell’eroe, cantico dei cantici, vizi capitali e divina commedia su cui ha costruito serate, approfondimenti, weekend e percorsi spirituali.
Esperto camminatore, sono rinomati i suoi viaggi, dentro e fuori l’Italia, a carattere spirituale. Ha percorso svariate volte il cammino di Santiago con gruppi di viandanti alla ricerca di sé e del Dio che li abita.
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