Il parroco di Monte San Vito e Borghetto è don Andrea Baldoni, alla guida della Parrocchia Koinè, l’unità pastorale che riunisce la Parrocchia San Pietro Apostolo di Monte San Vito e la Parrocchia Cuore Immacolato di Maria di Borghetto.
Don Andrea Baldoni è entrato nelle parrocchie di Monte San Vito e Borghetto ad inizio settembre 2022 dopo essere stato viceparroco a Marina, Morro e Belvedere, Responsabile della Pastorale Giovanile e ancora viceparroco a Corinaldo e Castelleone.
Parrocchia Koinè
Parroco: Don Andrea Baldoni
Cellulare: 3398724662
La Parrocchia Koinè comprende due comunità: San Pietro Apostolo a Monte San Vito e Cuore Immacolato di Maria a Borghetto di Monte San Vito.
Negli ultimi anni la parrocchia sta lavorando per riunire la comunità, anche se le parrocchie sono rimaste due: San Pietro Apostolo in Monte e Cuore Immacolato di Maria in Borgo; ma proviamo a metterci alla scuola del Vangelo tutti insieme, anche perché le nuove generazioni non sentono più questa divisione.
Nasce così la parrocchia Koinè. che significa insieme.
Penso che in un mondo in cui, per affermare la propria identità, si critica quella dell’altro, la parrocchia stia testimoniando una bella e profetica immagine di comunione.

Contatti e segreteria parrocchiale
Parrocchia San Pietro Apostolo Monte San Vito: Piazza San Pietro, 5 - Monte San Vito (AN).
Parrocchia Cuore Immacolato di Maria Borghetto: Via Selva, 79 - Borghetto di Monte San Vito (AN).
Segreteria parrocchiale: Monte San Vito: martedì dalle ore 15.00 alle ore 16.00.
Segreteria parrocchiale: Borghetto: giovedì dalle ore 16.00 alle ore 18.00.
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Il percorso pastorale di don Andrea Baldoni
Sono entrato nelle parrocchie di Monte San Vito e Borghetto ad inizio settembre 2022 dopo essere stato viceparroco a Marina, Morro e Belvedere, Responsabile della Pastorale Giovanile e ancora viceparroco a Corinaldo e Castelleone.
Questi 15 anni di sacerdozio sono stati molto importanti per me perché ho potuto fare esperienza diretta di cosa significa coordinare una realtà comunitaria come la parrocchia, e questo soprattutto grazie alla collaborazione con i parroci che mi hanno accolto e con cui ho collaborato come viceparroco e grazie anche a laici disponibili, preparati e corresponsabili con cui ho instaurato relazioni significative che ancora permangono nella mia vita.
Settembre scorso è stato un mese combattuto dentro di me: da una parte vivevo l’entusiasmo di un nuovo inizio, con lo stimolo della chiamata del Vescovo ad accogliere questo nuovo servizio come parroco, l’accoglienza calda ed affettuosa delle nuove parrocchie e dei rappresentanti della della cittadinanza, dall’altra provavo tristezza e dolore per ciò che era avvenuto con il disastro dell’alluvione, tanto più che il giorno finale del trasloco passavo con il pulmino in mezzo alla allagata e distrutta vallata del Nevola con la “mia gente” colpita dal disastro nelle proprie case e famiglie, ed io, incredulo e inquieto, non potevo essere di aiuto come avrei voluto.
Ora, superata ormai anche la prima fase di ambientamento, tra spazi e ambienti inediti, gente nuova da vedere ed incontrare, orari da ricalibrare visto anche che quest’anno dopo quattro anni non insegno religione, mi trovo in un momento di stabilizzazione di quanto sto vivendo.
Ricordo che in seminario i formatori ci dicevano: “quando sarete parroci in una nuova parrocchia, entratevi con umiltà e mettetevi in ascolto e visione di ciò che già il Signore ha operato e sta operando, poi, solo in un secondo momento potrete proporre e portare quelle idee che, sempre il Signore vi sta ispirando, a patto che siano “ecclesiali”, cio’è espressione di scelte di comunità”; questo mi ripropongo di vivere anche se a volte, non lo nascondo, ho la tentazione di togliere o aggiungere quasi in automatico delle realtà.
Un aiuto prezioso per me rappresenta la comunità presbiterale di cui faccio parte all’Abbazia di Chiaravalle; poter vivere insieme tra sacerdoti è una risorsa che oggi non dovrebbe mancare mai.
Almeno come possibilità per tutti i preti.
La vita della comunità Koinè
Bello per me conoscere le persone di questa unità pastorale chiamata Koine’, il termine greco che i primi cristiani usavano per definirsi, appunto, come persone comunionali.
C’è un forte senso di comunità che si esplicita in vari ambiti del vivere, come ad esempio le Celebrazioni Eucaristiche, preparate con cura dal coro, dal gruppo liturgia e da quanti partecipano con assiduità.
Le adorazioni e i rosari comunitari animati con fede e devozione, le feste “a tema”, ad esempio dei nuovi battezzati, dei papà, delle mamme, ecc. sono momenti caldi e vissuti da tutti con bell’entusiasmo e desiderio di esserci.
L’oratorio e i vari percorsi dei giovani e giovanissimi, conoscono alti e bassi come tutti, ma con la guida di validi punti di riferimento ed educatori, optano per percorsi costanti e forti dal punto di vista della formazione e del servizio.
Lo sparuto gruppetto dell’ Unitalsi è desideroso di ricominciare con una presenza più qualitativa presso le realtà di fragilità e sofferenza cosi come i ministri straordinari dell’Eucarestia svolgono il loro ruolo con fede e passione.
Le famiglie trovano o creano assidui momenti di relazione, incontro e distensione con la possibilità di passare del tempo insieme che è sempre rigenerante, e spesso anche i figli adolescenti e giovani partecipano con i genitori.
Una realtà che con piacere sto conoscendo è quella dei gruppi sinodali, che su invito di Papa Francesco e dei vescovi, anche qui noi stanno intraprendendo un cammino di fiduciosa, estroversa ma a volte anche silenziosa riforma del vivere cristiano.
Auspico, per quel che mi compete, di potermi inserire sempre meglio e di poter apportare ciò che la grazia di Dio sta preparando nei nostri cuori e nelle relazioni della nostra Koinè, nell’apertura ecclesiale sempre più diocesana e in una spiritualità che tocchi i cuori che si scoprono amati da Cristo, quando si fa esperienza che “è bello e dolce che i fratelli vivano insieme” (SL 133).
La Parrocchia San Pietro Apostolo di Monte San Vito
La Parrocchia San Pietro Apostolo si trova in Piazza San Pietro, nel centro di Monte San Vito.
Indirizzo di accesso: Piazza S. Pietro, 6, 60037 Monte San Vito AN.
La chiesa è sempre aperta in orario diurno.
Per conoscere gli orari delle funzioni religiose rivolgersi alla parrocchia.
Non sono previsti costi per l’accesso alla struttura.
La storia della Collegiata
Partiamo dalla storia recente per i tempi della Chiesa.
1700: costruzione della Collegiata San Pietro Apostolo.
Prima di questa data, come testimoniano vari testi e quadri, la presenza cristiana era molto significativa, ma lasceremo agli storici approfondirla.
Dal ‘700 in poi si struttura la parrocchia come la conosciamo nella nostra comunità; iniziano così tradizioni che durano fino ad oggi.
Liturgie, processioni e celebrazioni in trecento anni, con due Concili, generano uno stile di fede schietto e sincero.
La storia della Parrocchia di Monte San Vito ebbe inizio nel 1533 e la ressero sino al 1673 dieci Priori-Pievani e, da questo anno ad oggi, elevata alla dignità di Collegiata, da venti arcipreti-parroci.
Nel mese di luglio dell'anno 1753 il sig. Antonio Rosselli, cui è intitolata una via di questo paese, bramoso di onorare sempre più il culto di Dio e per riparare alle molte irriverenze che giornalmente si commettevano nella Sua Casa, resa troppo angusta alle necessità della popolazione, nonostante l'opposizione di alcuni cittadini che non ne volevano l'amplificazione, ottenne dal Governo del Paese la relativa licenza onde abbattere alcuni grossi alberi della vicina selva per la fornitura dei legnami necessari, depositando al contempo scudi duemila presso il Monte di Pietà ed impegnandosi al versamento di scudi centocinquanta annui (fino al termine della costruzione della Chiesa) da prelevarsi dalla comunità.
Ottenutane l'autorizzazione dall'allora regnante Pontefice Benedetto XIV con rescritto dell'8 agosto 1753, il Canonico Andreoli ci descrive come il 2 settembre 1754 si fece una solenne processione con l'intervento di tutto il Clero e Compagnie e la stessa sera fu iniziata la demolizione della vecchia chiesa.
Il giorno 11 novembre dello stesso anno il Vescovo e Conte di Senigallia Mons. Ippolito De Rossi, al quale si fecero incontrare a cavallo i primi cittadini del Paese sino all'Abbazia dei Monaci Cistercensi di Chiaravalle, giunse nella terra di Monte San Vito accolto al suono di tutte le campane e sparo dei mortaletti.
Preceduto dall'arciprete Ottavio Simonelli, dall'intero Capitolo e dal clero secolare in abiti corali e cotta, con a capo la Croce Capitolare, Mons. Vescovo si è portato al luogo destinato e precisamente dove doveva sorgere l'altare maggiore ed al canto di salmi e preci collocò nella pietra angolare la reliquia di San Vito protettore, e mezza piastra d'argento del regnante Pontefice Benedetto XIV collocandola nel punto dove doveva poggiare il pilastro principale annesso al campanile (a cornu evangeli) alla profondità di circa 20 piedi; poscia il suddetto Vescovo celebrò la Santa Messa in altare portatile.
Nei seguenti anni furono completati gli altri tre pilastri, il 5 luglio del 1760 ebbe inizio la costruzione del campanile e nell'estate del 1762 quella della cupola che terminò verso la fine dello stesso anno con la piombatura di un artefice di Ancona impiegandovi 60.000 libbre di piombo.
Il 18 ottobre del 1764 giunse il rescritto di S.S. Clemente XIII col quale si fa grazia alla supplica avanzata dai deputati Ubaldo e Sebastiano Maggioli, Carlo De Grandis unitamente a tutti i canonici Arciprete Moretti, Girolamo Simonelli, Nicolò Fabbretti, Franco Andreoli, G. Battista Boni e Giacomo Bracchi perché venisse demolita la vecchia casa Moriconi onde avere altra area a disposizione per un maggiore sviluppo della nuova chiesa.
Così dopo tredici anni di lavoro, durante i quali le buone popolazioni, facendo il cosiddetto passamano dalla vicina fornace in contrada Metrano, portarono sul luogo i tanti mattoni necessari, la Chiesa venne ultimata ad opera del capomastro Maiolatesi di Monsano e solennemente benedetta il 28 giugno 1766 con speciali funzioni religiose dopo le quali tutto il Capitolo si recò al Palazzo Priorale a ringraziare il Magistrato.
Architettura e restauri
La chiesa Collegiata è dedicata al principe degli Apostoli:San Pietro; è costruita in stile tardo-barocco con tratti Vanvitteliani e neoclassici.
Il progetto della collegiata fu realizzato dall’architetto A. Vici, supervisionato e completato da Vanvitelli, Valvassori e Salvi.
Il campanile, come pure la facciata principale della chiesa non poterono essere completati per mancanza di mezzi; il primo infatti che avrebbe dovuto sorpassare per altezza la cupola, terminava con un semplice tetto che nel 1930 in occasione del forte terremoto di Senigallia, venne restaurato insieme alla chiesa da parte del Vaticano e terminato con una semplice soletta in cemento tutt'altro che estetica.
Venne anche ritinteggiato in quell'epoca l'interno della Chiesa e successivamente altri lavori di riparazione furono eseguiti, tra cui i principali quelli del pavimento e del presbiterio nonché del lanternino della cupola, da parte del Genio Civile di Ancona in conseguenza di danni di guerra.
Entrando in chiesa da destra, collocata nella parete di fondo, alla vista continua dei visitatori, sta l'epigrafe che sintetizza l'intera storia della costruzione del nuovo Tempio di Monsanvito.
A Dio Ottimo Massimo.
Il Senato e il Popolo di Monte San Vito eressero fin dalle fondamenta questo Tempio, abbellendolo di ogni ornamento, e dedicandolo a San Pietro, Principe degli Apostoli.
Ne curarono la costruzione Vincenzo Maria De Alteri, Prefetto di Ancona, Antonio Roselli, che lo arricchì di doni, Ubaldo Felice e Sebastiano Maggioli e Carlo De Grandis.
Ne fu Architetto Cristoforo Moriconi.
Il giorno 11 novembre dell'anno 1753, Ippolito De Rossi, Vescovo di Senigallia, effettuò la posa augurale della prima pietra.
Il Tempio fu completato il giorno 28 giugno dell'anno 1766, essendo Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica CLEMENTE XIII ed essendo Pretore Giovanni Battista di Aragona

Le opere d’arte della Collegiata
Iniziamo la nostra visita guidata dal primo altare di destra ove di recente è stata collocata una tela di fine '700, di autore ignoto e della quale non si conosce la provenienza, che raffigura l' ASSUNZIONE DI MARIA SS.
La tela è in buono stato di conservazione e di fresca vivacità.
Proseguiamo verso il secondo altare di destra denominato Altare Gregoriano, sul quale predomina una tela del tardo '800, di buona fattura, raffigurante il SACRO CUORE DI GESU' , espressione più alta dell'amore del Figlio di Dio per l'umanità.
La terza cappella di destra è dedicata al MISTERO DEL DOLORE con statue lignee di Cristo morto e della Madre Addolorata, che denotano una forte espressività.
Da alcuni anni vi fanno da cornice sedici formelle in terracotta raffiguranti la VIA CRUCIS, espressione di fede e di arte di un caro monsanvitese autodidatta, Italo Marchini (1907-1992), commissionata dall'arciprete parroco Don Pietro Landi.
In alto una piccola cornice raffigura l'Eterno Padre, nella parte sottostante all'altare sono conservate le ossa di San Giustino Martire.
Arriviamo quindi nella parte centrale della Collegiata, chiamata transetto, ove nella parte destra ammiriamo in alto stucchi pregiati raffiguranti Putti sostenenti, quelli di sinistra, un turibolo che simboleggia l'incenso della preghiera di adorazione e una palma del martirio; quelli di destra sostenenti invece una Tiara Papale a simbolo dell'autorità della Chiesa.
Al centro in una solenne struttura marmorea sovrastata da due statue raffiguranti la Fede e la Speranza, ha ritrovato il suo posto la tela di Filippo Bellini da Urbino (1550-1603) titolata LA MADONNA DEL SOCCORSO, con Maria SS. che con una mano sorregge il Figlio Gesù e con l'altra difende la Chiesa dalle insidie di Satana, mentre sotto, al centro, San Vito sorregge il paese, con a fianco San Pietro Apostolo titolare della Parrocchia, San Sebastiano e San Girolamo.
È questa una importante testimonianza raffigurante l'aspetto urbano, almeno nei contorni, del castello Monsanvitese nel Medioevo.
La tela (mt. 2,85 x 1,85) è stata restaurata nel 1992 dai maestri di Urbino per essere poi esposta alla mostra di Sisto V, ad Ascoli Piceno.
Una logica deduzione ci convince che l'opera, anteriore alla chiesa attuale, dipinta alla fine '500, sia stata la pala dell'altare maggiore della vecchia chiesa ivi esistente, ciò perché la imponente struttura marmorea neoclassica che accoglie oggi la tela non sarebbe così precisa se non vi fosse già stato il quadro da collocarvi.
Al centro dell'altare è posto un prezioso reliquiario contenente reliquie del patrono San Vito.
Sempre nella parte destra del transetto, a sinistra in alto, è stata collocata la tela VERGINE SS. COL BAMBINO GESU', con S. Francesco ed il Patrono San Vito che regge un'altra importante immagine del castello in una configurazione attribuibile agli inizi '700.
La tela viene attribuita al pittore Marco Benefial di Roma (1684-1764) e la probabile provenienza del dipinto, per la presenza di San Francesco che indossa il saio dei frati conventuali, è la Chiesa Francescana di Santa Maria delle Grazie.
Il bozzetto dell'autore delle dimensioni 33 cm X 47 cm è esposto al Museo del Louvre di Parigi - Collezione Fabrizio e Fiammetta Lemme.
La sagrestia e il coro
Dalla porta posta al di sotto dell'opera del Benefial si accede alla sagrestia, ove sono state poste quattro formelle dedicate ai ritratti dei nobili Clericali che contribuirono alla costruzione della Collegiata.
La formella dedicata a Clemente X il cui notevole dipinto a olio è racchiuso in un bel medaglione incorniciato con classici festoncini a stucco recita sotto la seguente epigrafe: In onore di Clemente X Pontefice Massimo, perché elevò la Pieve di Monte San Vito alla dignità di Chiesa Collegiata, con emissione della Bolla istitutiva in data 22 agosto 1673, l'onorevolissimo Ordine dei Canonici curò di porre a perenne ricordo del Beneficio.
Sotto quella dedicata a Benedetto XIV si può invece leggere: In onore di Benedetto XIV Pontefice Massimo, poiché con Lettera, datata 8 agosto 1753, approvò che la vecchia chiesa, quasi cadente per la vetustà, fosse ricostruita dalle fondamenta ed ampliata, i Quadrumviri con decreto curarono che fosse posta a imperituro ricordo della benevolenza papale.
Sotto la formella dedicata al Mons. Ippolito De Rossi si legge: Le Autorità Civili si premurarono di apporre questa epigrafe in onore di Ippolito De Rossi, Vescovo di Senigallia, che l'11 novembre 1753 pose la prima pietra di questo Tempio, affinché non si perda il ricordo di così illustre Presule.
La quarta formella ricorda l'interessamento dimostrato dal Cardinale Delegato Pontificio: Il Senato e il Popolo di Monte San Vito, a testimonianza della propria gratitudine spirituale, stabilirono che fosse posta questa lapide-ricordo in onore del Diacono Cardinale Vincenzo - Maria De Alteri del Titolo di San Giorgio in Velabro, il quale, emulando le virtù dei suoi avi, curò, con ammirevole premura e diligenza, mentre era Delegato alla Presidenza di Ancona, che fosse portata a termine la costruzione di questo Tempio.
Sempre nella sagrestia è custodita una tela raffigurante MADONNA CON SAN CARLO, SAN NICOLA E ANGELI proveniente dalla vecchia chiesa di S. Nicola da Tolentino ubicata in via S. Nicola.
Sempre custodite nella sagrestia possiamo ammirare: una tela molto interessante, seppur in pessimo stato, raffigurante SANTA MARTIRE CRISTIANA AGNESE con sullo sfondo tre nuclei marchigiani ed in basso la firma dell'autore Giovanni Arcangelo Urbinate del fine '600 proveniente dalla Chiesa di San Pasquale Baylon del Monastero delle Clarisse chiamata ora Chiesa dei Caduti; una tela incastonata nella cornice arcata raffigurante una copia dell'opera del pittore Barocci di Urbino denominata DEPOSIZIONE DI NS. GESU' CRISTO; un'altra piccola tela raffigurante LA CROCIFISSIONE proveniente dal palazzo Simonelli; un bel Crocefisso ligneo del '600 proveniente dalla Chiesa Francescana di Santa Maria delle Grazie.
Rientrando in Chiesa dalla porta laterale ci troviamo ai lati del prezioso coro costruito in legno nella seconda metà del '700, capace di ospitare ben trenta Canonici.
Al centro dell'abside, sopra all'altare maggiore, si può ammirare la grande tela del pittore Pietro Labruzzi; MARTIRIO E TRIONFO DI SAN VITO PATRONO con San Pietro Apostolo titolare della Chiesa e la Vergine SS. in gloria.
La tela è datata 1777, da allora è sempre stata al suo posto e gode di un buon stato di conservazione, è considerata una ottima opera di gusto neoclassico (misura mt. 5.50 x 2.80).
Gli imponenti gessi che la sovrastano raffigurano il TRIONFO DELLA CROCE.
Il maestoso altare maggiore di marmi policromi, con al centro un artistico tabernacolo ove è custodito il SS. Sacramento, è di epoca vanvitelliana.
A lato è stato collocato il Crocefisso del '600 che ha come base un maestoso leggio ligneo che in antico era posto al centro del coro, sul quale veniva collocato il grande libro, detto SANTORIALE, con stampato a grandi caratteri sia i testi che le musiche in gregoriano, su cui leggevano dai loro scanni tutti i partecipanti alla preghiera liturgica comunitaria (ovvero il Collegio dei Canonici per cui la Chiesa è detta Collegiata).
Sempre rivolti verso l'altare maggiore, sulla sinistra dell'abside è stata di recente collocata una tela raffigurante LA MADONNA DELLA MERCEDE con San Pietro Nolasco, fondatore dei Mercedari (confraternita che organizzava il riscatto degli schiavi).
Della tela non si conoscono autore e provenienza.
Sulla destra invece è stata posta una tela proveniente dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie dei Frati Minori Conventuali che risiedevano a Monte San Vito fino alla fine '700.
Demolita la loro Chiesa situata nei pressi dell'attuale cimitero, le opere d'arte hanno trovato posto nella Collegiata.
La tela rappresenta l' ESTASI DI SAN GIUSEPPE DA COPERTINO, e pur non conoscendone l'autore, è molto apprezzata.
Rientrando nella trasversale della croce latina di cui ha forma la Collegiata, detta appunto transetto, si può ammirare la maestosa CUPOLA con gli imponenti gessi attribuiti, gli stucchi, al romano Gioacchino Verlè ed i festoni al Notari di Milano.
La Parrocchia Cuore Immacolato di Maria a Borghetto
La Parrocchia Cuore Immacolato di Maria si trova in Via Selva, a Borghetto di Monte San Vito.
Parroco: Don Andrea Baldoni.
Vicario Parrocchiale: Don Filippo Vici.
Collaboratore Parrocchiale: Don Giancarlo Giuliani.
Indirizzo: Via Selva, 77, 60037 Monte San Vito AN.
La Chiesa Parrocchiale è intitolata al Cuore Immacolato di Maria (terza domenica di Settembre), che è anche Patrona della comunità parrocchiale, e sostegno per i fedeli.
Orari delle Messe a Borghetto
| celebrazione | orario invernale | orario estivo |
|---|---|---|
| Prefestivo | 18.30 | 18.30 |
| Festivo | 8.00 - 11.00 | 8.00 - 11.00 |
| Feriale | 18.30, lunedì, martedì, mercoledì | 18.30, lunedì, martedì, mercoledì |
Storia della chiesa di Borghetto
La storia della Parrocchiale di Borghetto è intimamente legata allo sviluppo di questa illustre borgata e alla grande devozione ed impegno che i fedeli hanno nutrito verso la Madre celeste.
Edificata infatti a partire dal 1952 la prima Chiesa, in stile vagamente gotico, quale ricostruzione in luogo pastoralmente più idoneo della precedente Chiesa di Malviano, l’edificio divenne poi insufficiente per contenere l’accresciuta popolazione, iniziando negli anni ’90 del ’900 la realizzazione di una nuova Parrocchiale, dedicata dal Vescovo Orlandoni il 25 luglio 2002.
In seguito due eventi modificano lo stile di fede della comunità.
Il primo è il Vaticano II che ha cambiato il volto della chiesa intera.
Il Concilio Vaticano II rinnova una fede che col tempo si era ridotta a moralismi e cerimonie per rimettere al centro la partecipazione del laicato.
La liturgia e la Parola di Dio sono i due cardini con cui la Chiesa si apre al mondo e alle sue dinamiche.
In tempi più recenti, un secondo fattore di cambiamento è rappresentato dalla crescita demografica del paese.
Cresce la popolazione del Borgo e delle Cozze e le cappellanie (come Santa Lucia, Borghetto, Cozze, San Rocco e San Vito da piccoli centri che gravitavano attorno alla Collegiata) diventano veri e propri quartieri autonomi.
In questo periodo nasce la parrocchia del Borghetto e parte il progetto per la chiesa delle Cozze.
Descrizione artistico-religiosa
La Chiesa è moderna: sulla facciata, semplice e rettangolare, spicca sopra il portale di ingresso il simbolo mariano.
L’edificio è in mattoni a vista, simbolo della comunità cristiana che si riunisce per ascoltare la Parola di Dio, pregare insieme, ricevere i sacramenti e celebrare l’Eucaristia.
Entrando in Chiesa si notano immediatamente le vetrate lavorate nelle quali vengono rappresentati simboli eucaristici.
Due sono gli altari all’interno dell’edificio: uno centrale (l’altare maggiore), dietro il quale è posto un Crocefisso, e uno minore, nella cappella di destra, utilizzata quale custodia del Santissimo Sacramento.
A lato dell’altare è posta una statua della Madonna del Rosario donata negli anni Cinquanta, in segno di fratellanza e legame, dalla Parrocchia di S. Pietro Apostolo di Monte San Vito alla nuova comunità appena formatasi.
Una riproduzione scultorea della Pietà si staglia sulla parete di fondo a destra, mentre a sinistra è posto il Battistero, dalla caratteristica forma esagonale.
L’elemento principale di questa Chiesa semplice è la luminosità che simboleggia la presenza di Dio.
L’ambiente inoltre è reso più accogliente dal soffitto spiovente, modellato dai grandi travi di legno, simili alla carena di una nave, che si sviluppano verso l’alto man mano che ci si avvicina al Presbiterio: una forma particolare che spinge lo sguardo inevitabilmente verso il luogo più sacro, e verso il contatto con il divino.
Altri luoghi della comunità: Cuore Immacolato di Maria, Parrocchiale, edificata nel 1954 e dedicata l’8 dicembre 1979, in Via Selva; locale pastorale “Le Cozze”, località Le Cozze.
Il ruolo del parroco nella comunità
Il giovane parroco di Monte San Vito e Borghetto è sereno e non sembra turbato dal clamore scatenato su di lui dagli attivisti di Forza Nuova che lo hanno accusato di aver distribuito a famiglie e fedeli un'immagine blasfema e scandalosa di due donne che si baciano.
“Come ho già detto - afferma don Andrea mentre sta raggiungendo un gruppo di giovani della parrocchia - avevo più volte spiegato con precisione il messaggio insito nel dipinto: giustizia e pace si baceranno c'è scritto nel Salmo 84 ed io volevo proprio trasmettere un annuncio di amore e di fratellanza, in occasione della visita pre-pasquale alle famiglie.
L'abbraccio ed il bacio tra Maria, madre di Gesù ed Elisabetta, madre di Giovanni Battista, è stato splendidamente raffigurato dal pittore francese Arcabas, da tutti riconosciuto come il maestro dell'arte sacra contemporanea e mi sembrava bello condividere questo messaggio di pace ed amore con la gente della mia parrocchia.
Io ho ricevuto apprezzamenti ed attestati di stima”.
La diocesi di Senigallia fa quadrato intorno a don Andrea Rocchetti ma anche i cittadini ed i parrocchiani di Monte San Vito, salvo rarissime eccezioni, sono con lui e gli dimostrano affetto e vicinanza.
Il circolo parrocchiale e l’attenzione ai giovani
Don Andrea Baldoni e il sindaco di Monte San Vito, Thomas Cillo, condannano l’episodio di violenza avvenuto a Borghetto, un gesto isolato ma la sicurezza e il disagio giovanile preoccupano la comunità.
Monte San Vito - Don Andrea Baldoni, parroco del Borghetto e responsabile del circolo Anspi, tiene a chiarirlo.
Andrea Baldoni «E’ stato il gesto sconsiderato e violento di una persona, non una rissa ma un fatto isolato».
Il parroco cerca di gettare acqua sul fuoco ma l’episodio avvenuto nella notte tra sabato e domenica nel circolo parrocchiale ha destato grande impressione nella comunità.
Il sindaco ha parole di solidarietà verso il ferito e manifesta solidarietà al parroco, «proprietario del luogo frequentato da tanti giovani che non devono essere penalizzati o additati per colpa della condotta di una persona; ho apprezzato anche l’operato dei Carabinieri, intervenuti tempestivamente»
Sull’accaduto esprime anche il Gruppo consiliare Mirco Ansemi Sindaco.
«Il problema della sicurezza e del disagio giovanile sta prendendo campo e siamo preoccupati. È indispensabile mettere in atto prima di tutto ogni possibile azione di prevenzione ma anche di controllo. Anche in estate, a seguito di eventi che avevano visto coinvolti alcuni ragazzi, abbiamo chiesto alle Forze dell’ordine di potenziare i controlli. Tutti devono collaborare per il bene dei nostri ragazzi».