Distanza dal porto di Messina al Santuario di Gibilmanna

Dal porto di Messina al Santuario di Gibilmanna il percorso in automobile richiede di attraversare la Sicilia verso la zona di Cefalù e delle Madonie, utilizzando l’autostrada Messina-Cefalù e uscendo nei pressi di Cefalù. Dal centro di Cefalù si prosegue poi lungo la viabilità montana fino al santuario, situato sulle pendici di Pizzo Sant’Angelo, all’interno del Parco delle Madonie.

Il Santuario di Gibilmanna si trova a circa 795-850 metri sul livello del mare e a circa 15 chilometri dalla costa e dal mare di Cefalù. Per raggiungerlo dal porto di Messina è quindi necessario considerare non soltanto il tratto autostradale, ma anche la salita finale su una strada montana caratterizzata da curve.

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Come arrivare dal porto di Messina

Se si proviene dalla zona di Messina, bisogna imboccare l’autostrada Messina-Cefalù, raggiungendo da questo punto l’uscita della zona del Santuario di Gibilmanna. Dalla città di Cefalù, dovrai attenerti alle indicazioni stradali che ti permetteranno di raggiungere la destinazione.

Per arrivare al Santuario di Gibilmanna, dunque, devi imboccare l’autostrada da Palermo e proseguire verso Messina tramite l’A 20. Verso Cefalù esci dall’autostrada e segui le indicazioni dei cartelli stradali che indicano Isnello.

Il percorso corretto dal versante costiero passa da Cefalù: dalla periferia sudorientale del centro abitato si segue la SP 54bis, che sale sui monti con una serie di curve fino al bivio di Gibilmanna, dove si svolta a sinistra. Dalla costa il tratto fino al bivio misura circa 14 km.

Appena giunto ad Isinello, continua a seguire le indicazioni dei cartelli stradali, fino a raggiungere la strada per il Santuario. Dall’area interna delle Madonie bisogna procedere in direzione del centro abitato di Isnello e da qui poi andare a prendere la SP 54bis e seguirla in direzione di Piano delle Fate - Gibilmanna.

Distanza e caratteristiche del percorso

La distanza complessiva dal porto di Messina al Santuario di Gibilmanna può variare in base al punto esatto di partenza, all’uscita autostradale scelta e al percorso seguito dopo Cefalù. Il tratto finale è quello più impegnativo, perché conduce dalla costa verso un’area montana situata a quasi 800 metri di altitudine.

Il Santuario si trova alle pendici di Pizzo Sant’Angelo a 795 metri s.l.m., all’interno del Parco delle Madonie. Il Convento dei Cappuccini di Gibilmanna sorge sul fianco occidentale di Pizzo S. Angelo, nel territorio di Cefalù, a 850 metri sul livello del mare.

TrattoIndicazioni
Porto di Messina-CefalùAutostrada Messina-Cefalù
Cefalù-bivio di GibilmannaSP 54bis, circa 14 km dalla costa
Isnello-GibilmannaSP 54bis in direzione di Piano delle Fate - Gibilmanna
Gratteri-GibilmannaCirca 7 km, percorrendo prima la SP 28 e poi un breve tratto della SP 54bis

Il viaggio non si conclude con l’uscita dall’autostrada: da Cefalù occorre seguire la strada verso le Madonie e affrontare la salita fino al santuario. Sebbene il viaggio abbia una durata non proprio breve, ma di oltre un’ora, raggiungere questo Santuario deve essere un’emozione davvero unica.

Naturalmente, per arrivare in questo luogo devi munirti di un’automobile e di un navigatore satellitare, per evitare di perderti. Anche se decidi di raggiungere il Santuario con la tua auto, non devi preoccuparti di nulla, perché nel luogo sono presenti moltissimi parcheggi gratuiti in cui custodire la tua auto.

strada montana verso Gibilmanna

Indicazioni dopo Cefalù

Dalla periferia sudorientale di Cefalù si imbocca la SP 54bis, che si inerpica lungo le pendici montane. La strada conduce al bivio di Gibilmanna, da cui si prosegue verso il santuario.

La salita attraversa un ambiente naturale caratterizzato dai boschi delle Madonie. Il paesaggio che si incontra varia in base alle stagioni ed è ricco di sfumature e colori che colpiscono il Viandante/Pellegrino, sia nei tratti di aperta campagna sia nei tratti montani e quelli, infine, vicino al mare.

La Piana delle Fate si trova sulla strada che da Gratteri porta a Gibilmanna. Dopo circa 5 km, al bivio della “Piana delle fate”, si trova un’ampia radura tra boschi di roverella e peri selvatici.

Il Santuario di Gibilmanna

Posto lungo le pendici nord-occidentali di Pizzo Sant'Angelo, a quasi 800 metri slm ed a circa 15 chilometri dalla costa e dal mare di Cefalù, il Santuario di Gibilmanna da secoli attira migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte della Sicilia.

Se si ha modo di raggiungerlo in un giorno non festivo e il caso vuole che non vi si stia celebrando qualche matrimonio, si potrà godere di un’atmosfera di grande fascino dove il silenzio è rotto solo dal canto degli uccelli e dal suono delle campane. Un luogo, questo, che emana tanta spiritualità e che spinge alla raccolta e alla preghiera.

Il santuario e l’annesso convento sono il frutto di numerosi interventi che si sono succeduti nel corso di più secoli. Secondo la tradizione, non supportata da fonti storiche, il monastero, inizialmente benedettino, con l'annessa chiesa dedicata alla Madonna, fu uno dei sei fondati in Sicilia, nel VI secolo, da Papa Gregorio Magno.

Molto probabilmente fu abbandonato e andò in rovina durante la dominazione araba. In un documento del 1228, anno in cui veniva istituito il Priorato di Gibilmanna, si legge che del monastero benedettino non rimanevano che pochi ruderi.

Nel 1535 la chiesa, da sempre meta di numerosi devoti della Madonna, veniva assegnata ai cappuccini che, per ospitare un piccolo gruppo di frati, ricostruirono alcune stanze del vecchio convento. Il nuovo convento fu costruito tra il 1619 e il 1624.

Negli stessi anni fu costruita l'annessa chiesa, più grande rispetto a quella precedente per accogliere i sempre più numerosi pellegrini che raggiungevano il luogo per venerare la Madonna. La chiesa, a croce greca, nei secoli è stata sottoposta ad alcune modifiche, l'ultima delle quali, agli inizi del Novecento, ha interessato la facciata principale, rifatta in stile neogotico.

La chiesa e le opere d’arte

Una volta entrati in chiesa a catturare l'attenzione è la cappella della Madonna. Qui campeggia un’imponente altare barocco in marmi mischi realizzato, nella seconda metà del XVII secolo, dal palermitano Baldassare Pampillonia su progetto di Paolo Amato.

L'opera inizialmente era stata realizzata per la Cattedrale di Palermo ma, in seguito alle notevoli modifiche architettoniche apportate all'edificio, lì non fu mai montata e per tanto tempo rimase nei magazzini. Poi, nel 1785, fu messa in vendita ed acquistata dai frati cappuccini del convento di Gibilmanna.

L'intero apparato architettonico, complesso e assai movimentato, è ricco di putti, angeli, volute, mensole, statue, una ricchissima trabeazione e due colonne tortili. Al centro dell'altare troneggia la pregevole statua della Madonna con il Bambino, del 1534, attribuita, da diversi studiosi, ad Antonello Gagini.

Ai lati due statue di mamo raffiguranti San Giovanni Battista e Sant'Elena, del 1543 circa, da Gioacchino Di Marzo attribuite, rispettivamente, a Scipione Casella e Fazio Gagini. Notevole, alla base dell'altare, il paliotto di marmi mischi ricco di decorazioni architettoniche e floreali.

Nella stessa cappella si trova un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, di autore ignoto, proveniente dalla primitiva chiesa benedettina, opera che si fa risalire al XIII secolo. Nell'altare principale campeggia un dipinto dell'Assunta e, alla base, un'interessante custodia lignea del 1710 realizzata dallo scultore Pietro Bencivinni da Polizzi Generosa.

L'opera, a struttura piramidale, è ricca di medaglioni, testine angeliche e volute con mezzibusti, probabilmente santi cari ai committenti. I primi due livelli sono movimentati da una serie di nicchie, separate da colonne, con santi tra cui l'Immacolata Concezione, al centro, San Bartolomeo e Santa Chiara, ai lati, San Francesco e Sant'Antonio da Padova, in basso.

Molto più recente, invece, la porticina del tabernacolo, frutto di un intervento del 1915. All’interno della Cappella della Modonna, invece, si trovano diverse opere, tra cui l’affresco della Madonna con il Bambino, la statua di Maria SS. Regina del Paradiso e un Crocifisso realizzato in legno.

Museo, biblioteca e catacombe

Usciti dalla chiesa meritano una visita il museo e l'annessa biblioteca che si trovano nei locali del convento un tempo adibiti a stalle, magazzino e fucina, attentamente restaurati e riadattati negli ultimi anni del Novecento.

Il museo, articolato in dieci sale, raccoglie opere d'arte spesso senza grande pretese stilistiche ma rappresentative dell'arte francescana. Esse provengono dai conventi cappuccini del Val Demone e precisamente: Geraci Siculo, Petralia Sottana, Castelbuono, Pettineo, Tusa, Savoca e Giarre.

Sono esposti paramenti sacri finemente ricamati, veri capolavori dell'arte siciliana; dipinti, tra cui un polittico a sei comparti del XVII secolo di fra' Feliciano da Messina, detto il “Raffaello dei cappuccini”; lavori in legno, tra cui due interessanti statue in legno policromo del XVI secolo raffiguranti la Madonna e San Giuseppe, probabilmente gli unici pezzi superstiti di un presepio.

Il museo conserva inoltre statuette in cera, ex-voto, una interessante statuetta della Pietà, attribuita allo scultore cefaludese Jacopo del Duca, collaboratore di Michelangelo, e un organo a canne palustri del XVII secolo, unico esemplare in Europa secondo quando riportano gli studiosi.

Inoltre una ricca sezione antropologica dove sono raccolti gli attrezzi di lavoro utilizzati dai cappuccini come carretti, telai, aratri, una fucina e tanti altri oggetti che rappresentano anche una preziosa testimonianza dell'attività contadina, pastorale e casalinga della Sicilia rurale del passato.

Accanto al museo si trova una biblioteca, preziosa non tanto per il numero dei volumi ma per la qualità. Diversi gli incunaboli, le cinquecentine e i testi del '600 e del '700, molti dei quali rari.

Infine sono da visitare le secentesche catacombe che si trovano nel sotterraneo della chiesa. Qui, all'interno di 34 nicchie, prive ormai dei corpi imbalsamati dei religiosi, perché trovandosi in cattivo stato di conservazione sono stati ricomposti in un ossario, sono esposti interessanti reliquiari che, seppur realizzati con materiali “poveri”, testimoniano la grande devozione e la creatività dei cappuccini.

interno Santuario Gibilmanna altare Madonna

Orari delle celebrazioni e del museo

Il Santuario è aperto tutti i giorni dell'anno. Per quanto riguardano gli orari delle messe nei giorni feriali, questi partono dalle ore 9:30 alle ore 18:30.

Invece, nei giorni festivi, gli orari delle messe partono dalle ore 9:30, 11:00, 12:00, 16:30, 18:00 e 19:00. Generalmente, nei giorni feriali, le celebrazioni sono alle ore 9:30 e alle ore 16:30, mentre nei giorni festivi sono alle ore 9:30, alle ore 11:30 e alle ore 16:30.

Il museo apre da lunedì a sabato dalle ore 11:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:30 alle ore 17:30. La domenica dalle ore 10:30 alle ore 13:00 e dalle 15:30 alle 18:00.

Gli orari possono essere organizzati diversamente in base al periodo dell’anno: nei giorni feriali sono indicati gli orari 9:30 - 18:30 da aprile a settembre e 9:30 - 16:30 da ottobre a marzo; nei giorni festivi sono indicati gli orari 9:00 - 10:30 - 12:00 - 16:30 - 18:00 da aprile a settembre, con una celebrazione alle 19:30 nei mesi di luglio e agosto, e 9:30 - 11:30 - 16:30 da ottobre a marzo.

Prima della partenza è opportuno verificare gli orari aggiornati delle celebrazioni e delle visite al museo, perché possono cambiare in base alla stagione o alle attività del santuario.

Il valore religioso e culturale del luogo

Il Santuario di Gibilmanna è, da sempre, punto di riferimento per tutti i paesi circostanti e per la Sicilia. Da secoli la storia delle Madonie si intreccia indissolubilmente con quella della Gran Signura di Gibilmanna e gravita intorno alla sua piccola chiesa posta su quel monte della fede e al convento dei Frati Cappuccini.

Con la peregrinatio dell’anno mariano 1954 l’effigie della Vergine SS. di Gibilmanna fu portata in tutte le parrocchie della Diocesi di Cefalù. Il Papa Pio XII accolse tale desiderio e con decreto del 3 dicembre del 1954 dichiarò la Beata Vergine Maria, sotto il titolo di Maria Santissima di Gibilmanna, celeste Patrona presso Dio di tutta la Diocesi di Cefalù, e principale Protettrice della città di Cefalù.

La festa della Madonna di Gibilmanna, tradizionalmente, era legata al 15 agosto, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, Titolare della Chiesa. Successivamente venne trasferita all’8 settembre, e quindi legata alla celebrazione della Natività di Maria.

Il Santuario è luogo di celebrazioni cultuali, mediazioni culturali, proposte vocazionali, segni di carità, impegno ecumenico. La Fraternità dei Cappuccini mette a disposizione tutto quello che ha, secondo il suo stile francescano, semplice e austero, in una cornice di accoglienza fraterna e cordiale.

La leggenda della statua della Madonna

Secondo la leggenda popolare tramandata da secoli, la bella immagine custodita nel Santuario sarebbe arrivata lì per volontà divina. Si narra che la Vergine fosse apparsa in sogno a un frate cappuccino che invitava ad andare a Roccella a prendere dal mare una preziosa effige.

Era il giorno di Pasqua del 1534, quando durante una tempesta, una nave che trasportava una statua della Madonna col Bambino trovò rifugio nel borgo medievale del castello di Roccella. Il frate cappuccino l’avvolse con una coperta di legno e fece trasportare quella statua su un carro trainato da buoi lasciati liberi.

Immediatamente quei buoi, guidati dalla volontà divina, si incamminarono verso le Madonie, e dopo pochi giorni giunsero a Gratteri accolti da una gioiosa popolazione. Hanno continuato, però, facendo una sosta dove ancora oggi è presente una Tribuna chiamata “A Tribbuona Ranni” dai cittadini per distinguerla da una “Tribunedda” più piccola entrambe sulla strada da Gratteri a Gibilmanna.

Dopo essersi riposati, gli animali hanno proseguito il loro viaggio fino a fermarsi definitivamente sul promontorio dove oggi sorge il Santuario di Maria SS. di Gibilmanna. Tuttavia, questa leggenda è confermata dalla storia.

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