Il principale dipinto circolare di Michelangelo Buonarroti legato alla Natività è il Tondo Doni, una Sacra Famiglia dipinta su tavola intorno al 1507 e oggi conservata agli Uffizi. Con i suoi 120 cm di diametro, l’opera raffigura la Vergine, san Giuseppe e Gesù Bambino in primo piano, mentre san Giovanni Battista e alcuni giovani ignudi animano lo sfondo.
Il dipinto non rappresenta direttamente la nascita di Cristo nella stalla, ma il momento della Sacra Famiglia, tema strettamente connesso alla Natività e particolarmente adatto al formato circolare destinato alla devozione domestica. A Firenze, infatti, il “tondo” cominciò ad essere richiesto soprattutto per eventi di carattere personale, come matrimoni o nascite, e ebbe normalmente come soggetto prediletto quello della “Madonna col Bambino”, variabile nella presenza di San Giuseppe o di San Giovannino.

Il Tondo Doni e il tema della Natività
Il Tondo Doni degli Uffizi, con i suoi 120 cm di diametro, si conquista il primo posto della nostra classifica per notorietà. Esso venne richiesto a Michelangelo Buonarroti dal potente mercante Agnolo Doni che, nel 1504, aveva sposato la nobildonna Maddalena Strozzi.
Nel 1506 la coppia fu allietata dalla nascita della primogenita, Maria e, in quell’occasione, dicono oggi quasi concordemente gli studiosi, arrivò la commissione al Nostro. La datazione del Tondo al 1507 sarebbe suffragata, come vedremo, non solo dall’allusione alla nascita e al battesimo “nell’orditura iconologica del dipinto”, ma soprattutto dalla citazione dell’Apollo del Belvedere e del Laocoonte, scavati entrambi nei primi mesi del 1506, che Michelangelo ebbe forse modo di vedere in uno dei suoi viaggi a Roma per discutere col papa Giulio II della sua sepoltura.
Se intorno al 1540 il dipinto era ancora conservato in casa Doni (Anonimo Magliabechiano, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze), nel 1677, entrato nelle collezioni granducali, risultava collocato nella Tribuna degli Uffizi.
La composizione della Sacra Famiglia
“Un tondo di pittura ch’è dentrovi una Nostra Donna”. Tema dell’opera è la Sacra Famiglia. In primo piano è la Vergine, seduta per terra, in maniera non perfettamente composta, raffigurata mentre sta per prendere dalle braccia di Giuseppe, inginocchiato alle sue spalle, il piccolo Gesù.
In realtà non sappiamo con certezza se la Vergine stia prendendo o porgendo il Bambino; a dar retta infatti alle parole di Giorgio Vasari, la Madonna “alza in su le braccia un putto e porgelo a Giuseppo che lo riceve. Dove Michele Agnolo fa conoscere, nello svoltare della testa della madre di Cristo e nel tenere gli occhi fissi nella somma bellezza del Figliuolo, la maravigliosa sua contentezza e lo affetto del farne parte a quel santissimo vecchio. Il quale con pari amore, tenerezza e reverenzia lo piglia, come benissimo si scorge nel volto suo, senza molto considerarlo”.
Alle spalle del gruppo, la figura estatica del piccolo Giovanni Battista, alla nostra destra, e, ancora più in lontananza, a far da cornice ai protagonisti, giovani ignudi intenti a interagire tra loro. A coronamento della scena sacra è la bellissima cornice, con la testa di Cristo in alto e quelle di quattro profeti tutt’intorno, realizzata da Francesco del Tasso, su disegno di Michelangelo stesso.
Tra grottesche e racemi, sono nascoste, inoltre, in alto a sinistra, delle mezze lune, insegne araldiche della famiglia Strozzi.
Il movimento circolare e la forza delle figure
Il Tondo, che vuole forse significare il passaggio, attraverso la figura del Battista, dal mondo antico e pagano (sullo sfondo) a quello cristiano (in primo piano), fece subito grande scalpore, sia per le novità iconografiche proposte che per il linguaggio con cui erano raccontate.
Di fatto l’opera rappresentava, per la prima volta, con colori stridenti e metallici e con una luce chiarissima, forte e direzionale, il senso del movimento in atto, un movimento che, partendo dalla torsione della Madonna e dal suo braccio, sale verso il Bambino e ruota verso San Giuseppe, tornando infine nella posizione iniziale.
Una spirale in verticale, insomma, contrastata, nello stesso dipinto, dal movimento orizzontale delle figure sullo sfondo. Contrasti, dunque, di cromie, di illuminazione, di moti e di soggetti.
Le figure, poi, mostrano una monumentalità e una potenza fino ad allora sconosciute. La Madonna ostenta un braccio muscoloso e forme possenti, come quelle delle Sibille nella volta della Sistina; il Bambino, anche, palesa un corpo nerboruto come un adulto, certo memore degli esempi ellenistici e masacceschi.
E che dire degli ignudi, in secondo piano? Precedenti importanti degli stessi dipinti nella citata Sistina, essi si rivelano una brillante palestra di resa anatomica. Il modellato dei loro corpi è ben definito e i contrasti luministici, essendo quelle figure più lontane, sono molto più attenuati, per annullarsi del tutto sulle montagne dello sfondo.
Un effetto, questo, che sembra derivare da una profonda riflessione sul tema della cosiddetta “prospettiva aerea” proposta da Leonardo da Vinci.
Il significato del formato circolare
A Firenze, si sa, il formato circolare per dipinti di devozione domestica ebbe grandissimo successo. A partire dal primo Rinascimento, il “tondo” cominciò ad essere richiestissimo e si legò, fin da subito, a eventi di carattere molto personale, come matrimoni o nascite.
Essendo destinati alla celebrazione di tali momenti, i Tondi ebbero normalmente come soggetto prediletto quello della “Madonna col Bambino”, variabile nella presenza di San Giuseppe o di San Giovannino.
Nel caso del Tondo Doni, la forma circolare non è soltanto un contenitore geometrico. Il movimento delle figure segue e rafforza il profilo della tavola: la torsione della Vergine, il passaggio del Bambino verso san Giuseppe, la presenza del Battista e la disposizione degli ignudi costruiscono un sistema dinamico che coinvolge l’intera superficie.
La commissione e la disputa tra Agnolo Doni e Michelangelo
Il matrimonio era caduto in un momento cruciale della storia fiorentina: difatti in quell’anno, per una fortunatissima congiuntura di eventi, erano presenti in città quei tre maestri che cambiarono le sorti del mondo artistico, Leonardo da Vinci, Raffaello Sanzio e il citato Michelangelo.
Due di loro vennero ingaggiati dal nostro Agnolo; se Michelangelo fu messo a lavorare sulla Sacra Famiglia in oggetto, unica sua pittura certa su tavola, a Raffaello vennero invece richiesti i Ritratti dei due novelli coniugi.
C’è un famoso aneddoto che racconta Giorgio Vasari a proposito del dipinto in oggetto e che, al di là della sua veridicità, serve a comprendere il carattere di Michelangelo e la sua popolarità benché ancora molto giovane.
“Finita che ella fu, la mandò a casa Agnolo, coperta, per un mandato insieme con una polizza, e chiedeva settanta ducati per suo pagamento. Parve strano ad Agnolo, che era assegnata persona, spendere tanto in una pittura, se bene e’ conoscesse che più valesse, e disse al mandato che bastavano quaranta, e gliene diede; onde Michelagnolo gli rimandò indietro, mandandogli a dire che cento ducati o la pittura gli rimandasse indietro. Per il che Agnolo, a cui l’opera piaceva, disse: ‘Io gli darò quei settanta’. Et egli non fu contento, anzi per la poca fede d’Agnolo ne volle il doppio di quel che la prima volta ne aveva chiesto; per che se Agnolo volse la pittura, fu forzato mandargli centoquaranta”.
Michelangelo e la pittura della Natività
Il Tondo Doni è l’unica pittura certa su tavola di Michelangelo e costituisce una delle più originali interpretazioni rinascimentali della Sacra Famiglia. La scena non insiste sulla stalla, sulla mangiatoia o sull’adorazione dei pastori, ma presenta il rapporto fisico e affettivo tra Maria, Giuseppe e il Bambino.
La presenza di san Giovanni Battista introduce un ulteriore legame con la storia della salvezza. Il Tondo, che vuole forse significare il passaggio, attraverso la figura del Battista, dal mondo antico e pagano (sullo sfondo) a quello cristiano (in primo piano), fece subito grande scalpore, sia per le novità iconografiche proposte che per il linguaggio con cui erano raccontate.
Il tema della nascita di Cristo viene così trasformato in una visione monumentale della famiglia sacra, caratterizzata da corpi potenti, gesti energici e una composizione capace di unire devozione privata, riferimenti all’antichità e sperimentazione formale.
Altri tondi rinascimentali con la Madonna e il Bambino
Il Tondo Doni si inserisce in una tradizione fiorentina particolarmente ricca. Oggi, insieme, conosceremo i cinque Tondi più noti della nostra città.
Tondo della Madonna del Magnificat di Sandro Botticelli
La Madonna del Magnificat degli Uffizi, di ben 135 cm di diametro, fu realizzata da Sandro Botticelli intorno al 1483, in un momento immediatamente successivo - si presume - al rientro dell’artista da Roma, dove era stato impegnato nell’esecuzione di alcuni affreschi per la Cappella Sistina.
Se è incerta la datazione dell’opera, altrettanto lo è la committenza. Difatti le fonti e i documenti tacciono su quest’opera; sappiamo solamente che essa venne acquistata dalla Galleria nel 1784 da una collezione privata.
La forma della tavola, riservata, come si è detto, alle dimore signorili, farebbe tuttavia pensare a una sua esecuzione per un qualche matrimonio o nascita. Rimane un mistero, ad oggi, di quale famiglia patrizia, anche se taluni hanno chiamato in causa la famiglia Medici.
Protagonista del dipinto è una giovanissima Madonna, con i suoi lunghi capelli biondi, seduta in trono, alla nostra destra, con in braccio il Bambino. Questi sembra guidare la mano della madre su un libro aperto di fronte a loro, sostenuto da un gruppo di splendidi angeli, dove Maria è in atto di scrivere il cantico “Magnificat anima mea Dominum” (La mia anima magnifica il Signore), da cui deriva il titolo dell’opera.
Il Bambino, seduto sulle ginocchia della Vergine, tiene la sua mano sinistra su una melagrana, noto simbolo della Passione (i chicchi rossi del frutto alludono al sangue versato da Gesù sulla croce per la salvezza dell’umanità) e rivolge lo sguardo al cielo, ribadendo in tal modo la sua obbedienza al volere del Padre e, di conseguenza, la consapevolezza sul suo destino.
Il dialogo circolare tra figure e cornice
Insieme alla Madonna col Bambino, sono presenti nella tavola cinque angeli, tutti riccamente abbigliati e di una bellezza efebica. Due di loro stanno per poggiare sulla testa della Vergine una scintillante corona d’oro, talmente fine nella sua lavorazione a piccole stelle (attributo specifico della Vergine), da richiamare la prima formazione del Botticelli come orafo.
Dall’altra parte, alla nostra sinistra, altri quattro angeli conversano silenziosamente tra di loro, assecondando con le loro posture, l’andamento circolare della tavola e creando un sottile e complesso sistema di moti e di incontri.
Il tondo della cornice, sottolineato anche dal curvare della schiena della Vergine, quasi a protezione del figlio, è ribadito dall’insolita finestra tondeggiante posta alle spalle delle figure, attraverso la quale si apre un chiaro e sereno paesaggio campestre di sapore fiammingo.
La Madonna del Magnificat tra sacro e mondano
Pur essendo una tavola devozionale, ricca di oro a simboleggiare il divino, la Madonna del Magnificat ha connotazioni decisamente mondane. Basterà notare l’assenza di ali nelle figure degli angeli, abbigliati, invece, e pettinati à la page, come giovani rampolli di agiate famiglie fiorentine del Rinascimento.
Basterà osservare l’eleganza dell’acconciatura di Maria, con i suoi lunghi capelli biondi rischiarati da fili d’oro e coperti, sulla testa, da fini veli trasparenti. Non solo, l’artista si compiace di raccontare, con precisione lenticolare, certo derivante dalla conoscenza della pittura nordica, la sofisticata eleganza delle vesti, bordate anch’esse d’oro e rispondenti alla moda dell’epoca.
La dolce grazia delle fattezze di Maria, la linea raffinata nella definizione delle figure e del paesaggio, il perfetto studio delle cromie, giocato sui toni caldi dei rossi e freddi dei blu, rendono quest’opera uno dei dipinti più equilibrati e pacati del maestro Botticelli.
Il confronto con le Natività di altri maestri
Il Tondo Doni può essere compreso più chiaramente se confrontato con alcune delle più note Natività e Adorazioni dei pastori della storia dell’arte. La prima che vi propongo è l’Adorazione dei pastori del Mantegna.
È un dipinto di piccole dimensioni che fu commissionato all’artista da Borso Este fra il 1450 e il 1451. La Madonna al centro in ginocchio è in adorazione del Bambino mentre San Giuseppe appare stanco e dormiente, quasi come se il Figliolo l’avesse partorito lui.
La Natività di Lorenzo Lotto è del 1523. Il pittore adoperò una piccola tavola per realizzarla e oggi si trova a Washington. Un dipinto molto intimo, realizzato per devozione privata.
Osservando l’opera si ha l’impressione di trovarsi direttamente all’interno della scena, quasi come se fossimo pastori in adorazione.
La Natività Mistica di Botticelli
La Natività Mistica è un dipinto a olio su tela, oggi conservato presso la National Gallery di Londra. Botticelli ha raffigurato Maria e Giuseppe in adorazione del Bambino, assieme ai pastori e ai Magi.
Un coro di Angeli osserva la scena dall’alto. In basso non è difficile notare la presenza di demoni che scappano dalla vista del salvatore appena nato.
Qui è la Natività Mistica di Alessandro di Filipepi che tutti conoscono come Botticelli. Realizzò questa tela durante l’ultimo periodo della sua attività produttiva.
Un concentrato di angeli danzanti e di angeli che si abbracciano mentre al centro della scena la Madre adora il Bambino che tende le braccia.
La luce del Bambino nella Notte di Correggio
Fra le Natività che preferisco c’è sicuramente quella del Correggio nota con il nome de La Notte. Antonio Allegri da Correggio può essere datata attorno agli anni Trenta del Cinquecento e potete ammirarla con i vostri occhi alla Gemäldegalerie di Dresda.
Un’opera che ha sempre affascinato, sin dal momento in cui venne consegnata al committente. La fonte di luce che illumina l’opera arriva dal Bambino appena nato.
Un dipinto straordinario che lascia stupiti per il suo realismo. Pure il Vasari ebbe per questa Natività una grande ammirazione tanto da scrivere “èvvi un coro di Angeli sopra la capanna che cantano, che son tanto ben fatti che par che siano più tosto piovuti dal cielo che fatti dalla mano d’un pittore”.
Dolcissima anche la Santa Notte di Antonio Allegri, meglio noto alle cronache come il Correggio. Quest’opera si trova nella pinacoteca di Dresda. Mi colpisce la sua delicatezza, la luce emanata dal Santo Bambino che irradia il volto della Madre.
Gherardo delle Notti e la luce caravaggesca
Un’altra superba Natività che ha molte affinità con quella che vi ho appena proposto, è quella di Gherardo delle Notti, al secolo Gerrit van Honthorst. È un dipinto a olio su tela particolarmente suggestivo e anche in questo caso la luce che c’è è quella che irradia il Bambino illuminando i volti di Maria in adorazione di San Giuseppe e degli Angeli.
L’opera appartiene alla Galleria degli Uffizi. La Madonna sembra voler avvolgere nel panno il Salvatore appena nato o forse si ripara solo in parte dalla luce così forte che irradia.
La Natività di Caravaggio con i santi Lorenzo e Francesco
Fra le natività più belle c’è anche questa splendida opera di Caravaggio: la Natività con i Santi Francesco e Lorenzo. È una sublime tela dipinta a olio che anni fa si trovava nella Chiesa di San Lorenzo a Palermo.
La tela racconta la nascita di Cristo, traducendo un realismo autentico che rende l’episodio “vero”. I santi, le madonne del Caravaggio hanno le fattezze degli emarginati, dei poveri che egli bene aveva conosciuto durante il suo peregrinare e fuggire in lungo e in largo per l’Italia.
Nella “natività” palermitana ogni personaggio è colto in un atteggiamento spontaneo: San Giuseppe ci volge le spalle ed è avvolto in uno strano manto verde. Sicuramente molto giovane rispetto all’iconografia tradizionale, dialoga con un personaggio che si trova dietro la figura di San Francesco, che alcuni critici pensano possa essere Fra Leone.
La presenza di San Francesco è sicuramente un tributo all’Oratorio, che all’epoca era passato alla Venerabile Compagnia a lui devota costituitasi già nel 1569. La figura a sinistra è San Lorenzo.
La Madonna, il Bambino e gli animali
La Madonna, qui con le sembianze di una donna comune, ha un aspetto estremamente malinconico, e forse già presagisce la fine del figlio, posto sopra un piccolo giaciglio di paglia. La testa del bue è chiaramente visibile, mentre l’asino si intravede appena.
Proprio sopra il bambino vi è infine un angelo planante, simbolo della gloria divina. Ciò che conferisce particolare drammaticità all’evento è il gioco di colori e luci che caratterizzano questa fase creativa del pittore.
Come era solito fare, sin dagli anni del soggiorno romano, Caravaggio immagina una scena umile, quotidiana, animata da personaggi emarginati e poveri, tanto simili a quelli reali da lui conosciuti tra i vicoli della città papale, così lontani da quelli autorevoli e nobili richiesti dai dettami della Controriforma cattolica.
Datazione e caratteristiche dell’opera
Non sappiamo ancora con esattezza quando questo dipinto venne realizzato. Secondo alcuni studiosi, in un passaggio in quella città dell’artista, avvenuto nel 1609, durante il suo soggiorno siciliano.
Secondo altri, invece, il dipinto è antecedente: venne realizzato infatti a Roma e spedito a Palermo via mare. In effetti, lo stile e le caratteristiche tecniche della tela sono più vicini ai quadri romani di Caravaggio che non ai suoi capolavori siciliani di Siracusa e Messina, sicché l’opera andrebbe, assai ragionevolmente, retrodatata al 1600 circa.
| Opera | Datazione | Tecnica e dimensioni | Collocazione o stato |
|---|---|---|---|
| Michelangelo, Tondo Doni | 1507 circa | Dipinto su tavola, diametro 120 cm | Gallerie degli Uffizi |
| Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi | 1600 o 1609 | Olio su tela, cm 268 x 197 | Sottratto nel 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo, Palermo; attualmente disperso |
| Botticelli, Natività mistica | 1500 | Olio su tela, cm 108 x 75 | National Gallery, Londra |
| Correggio, Adorazione del Bambino | 1518-1520 | Olio su tela, cm 81 x 77 | Galleria degli Uffizi, Firenze |
| Gherardo delle Notti, Adorazione del Bambino | 1620 | Olio su tela, cm 96 x 131 | Galleria degli Uffizi, Firenze |
Il furto della Natività palermitana
Questo dipinto oggi non è più al suo posto e forse non esiste più. È stato rubato, su commissione mafiosa, la notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall’altare dell’Oratorio di San Lorenzo in cui era collocato (nella totale assenza di misure di sicurezza) e non è mai più stato trovato.
Data la sua importanza, è uno dei dieci capolavori più ricercati dalle polizie di tutto il mondo. Non conosciamo ancora la sorte del dipinto.
A lungo ha prevalso la rassegnazione di una sua perdita definitiva, giacché pare che la tela sia andata sciaguratamente distrutta durante il suo occultamento in una stalla, rosicchiata da topi e maiali.
Di recente, ha iniziato a circolare l’ipotesi che l’opera sia invece conservata in Svizzera e questo ha nuovamente alimentato la speranza di un suo futuro ritrovamento.
Nel 2015, è stata realizzata una riproduzione fedelissima del capolavoro perduto; la copia è stata collocata al posto dell’originale, nell’Oratorio palermitano per il quale il dipinto era nato, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
È chiaro che una copia non potrà mai compensare la perdita di un originale, ma può comunque restituire al pubblico la bellezza della creazione di un grande artista.
La sparizione del quadro ha ispirato a Leonardo Sciascia il suo ultimo racconto, Una storia semplice. La storia del furto è stata inoltre raccontata nel film, del 2018, Una storia senza nome, di Roberto Andò.
CARAVAGGIO - La Natività Scomparsa
Il confronto tra il Tondo Doni e la Natività di Caravaggio
Il Tondo Doni e la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi appartengono a epoche e linguaggi differenti. Michelangelo costruisce una scena monumentale, energica e complessa, nella quale il tema della Sacra Famiglia viene messo in rapporto con il passaggio dal mondo pagano al mondo cristiano.
Caravaggio, invece, immagina una scena umile, quotidiana, animata da personaggi emarginati e poveri. La Madonna è una donna comune, il Bambino è deposto sulla paglia e l’intero episodio assume un tono malinconico e concreto.
Nel Tondo Doni la luce è chiarissima, forte e direzionale, mentre le figure mostrano una monumentalità e una potenza fino ad allora sconosciute. Nella tela palermitana di Caravaggio, ciò che conferisce particolare drammaticità all’evento è il gioco di colori e luci che caratterizzano questa fase creativa del pittore.
Michelangelo Buonarroti: formazione e attività
Michelangelo Buonarroti nacque a Caprese nel 1475, ma, ancora in fasce, venne portato a Firenze. Figlio di Ludovico Buonarroti e Francesca di Neri, venne avviato dal padre agli studi umanistici sotto la guida di Francesco da Urbino, ma, dimostrando ben presto grande inclinazione al disegno, contravvenendo ai disegni paterni che lo volevano avviato alla sua stessa carriera politica, venne mandato a bottega da Domenico Ghirlandaio.
Ben presto però, nel giovanissimo si fece strada l’interesse per la scultura e cominciò così a frequentare il giardino di San Marco, una sorta di prima “accademia” aperta da Lorenzo il Magnifico in una sua proprietà, dove erano state sistemate, all’aperto, le sculture antiche della collezione Medici.
Notato da quello stesso Lorenzo, Michelangelo venne invitato, intorno al 1490, a stabilirsi nel palazzo dei Medici a Firenze in via Larga, dove nacquero le prime opere, la Centauromachia e la Madonna della Scala di Casa Buonarroti.
Dopo la morte del Magnifico si spostò tra Bologna, Firenze e Roma, dove, allo scadere del secolo, realizzò la nota Pietà vaticana.
I primi trent’anni del Cinquecento lo videro muoversi, ormai artista affermato, tra la nostra città e la capitale pontificia: a Firenze dette vita al celeberrimo David, mentre a Roma ottenne, mentre già si occupava della Tomba di Giulio II (opera che riuscì a terminare solo nel 1545), la commissione per affrescare la volta della Cappella Sistina, che venne compiuta, in solitudine, in soli quattro anni (1508-1512).
Nel 1527, dopo il Sacco di Roma e la cacciata dei Medici da Firenze, Michelangelo, che in quegli anni si trovava in città per lavorare alla basilica di San Lorenzo, per cui eseguì la Sagrestia Nuova, la Biblioteca medicea laurenziana e il progetto della facciata, mai eseguita, ebbe parte attiva nel governo repubblicano in qualità di “governatore e procuratore generale sopra alla fabbrica e fortificazione delle mura”.
Dopo la caduta della Repubblica nel 1530 e varie peripezie per nascondersi dai Medici che erano rientrati a Firenze come duchi, il “divino maestro” raggiunse la città Eterna dove restò per il resto della sua lunga vita, realizzando opere capitali come il Giudizio Universale in Sistina, le due Pietà del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze e del Castello sforzesco di Milano.
Si dedicò anche con passione all’architettura, ottenendo incarichi prestigiosi, quali la sistemazione di Piazza del Campidoglio, la conclusione di Palazzo Farnese e la Cupola di San Pietro che verrà poi realizzata da Giacomo della Porta.
Il 18 febbraio 1564 Michelangelo si spense, all’età di ottantanove anni, nella sua modesta residenza di piazza Macel de’ Corvi a Roma. Venne tuttavia sepolto a Firenze nella basilica di Santa Croce.
Alcuni dipinti circolari della Natività nella storia dell’arte
Il formato circolare non appartiene soltanto alla tradizione fiorentina della Madonna col Bambino. Nella storia dell’arte sono presenti anche Natività di forma rotonda, nelle quali la geometria del supporto contribuisce a organizzare la scena sacra.
- Piero di Cosmi, Natività con il piccolo Giovanni Battista, 1495-1505, olio su tela, diametro 145 cm, National Gallery of Art, Washington D.C.
- El Greco, Natività, 1603-1605, olio su tela, diametro 128 cm, Santuario de Nuestra Señora de la Caridad, Illescas.
- Michelangelo Buonarroti, Tondo Doni, 1507 circa, dipinto su tavola, diametro 120 cm, Gallerie degli Uffizi.
Il Tondo Doni rimane tuttavia il caso più celebre per la forza con cui il formato circolare viene integrato nella composizione. La disposizione dei corpi, la torsione della Madonna, il passaggio del Bambino e l’andamento dei gruppi sullo sfondo trasformano la tavola in una superficie dinamica, dove ogni figura partecipa a un movimento complessivo.
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